Sfruttare le proteine del siero
13 Gennaio 2016

Gli ingredienti del siero sono stati una delle principali innovazione del comparto lattiero-caseario negli ultimi anni. Il mercato è in continua crescita e questa tendenza si prevede che continui a lungo. Fra tali ingredienti, le proteine sono particolarmente importanti per la nutrizione e possono essere impiegate in una vasta gamma di alimenti e bevande mirati per bisogni nutrizionali molto diversificati: dall’alimentazione sportiva, a quella per la vita moderna, per l’uso nello sport, nell’alimentazione infantile, così come per quella della popolazione anziana.

Grazie alle acquisizioni della ricerca ed  alle applicazioni tecnologiche, le imprese possono sviluppare nuovi prodotti, mirati ai diversi segmenti di consumatori sul mercato.  Fra questi, il pubblico femminile ha un ruolo rilevante:  rappresenta la maggior parte dei responsabili d’acquisto ed è molto attento ad esaminare le etichette dei prodotti, la loro composizione e contenuti. Molte donne ritengono poi di avere  bisogni nutrizionali specifici che le motivano nella scelta alimentare associando il prodotto da acquistare con il beneficio atteso.

Diventa dunque essenziale per i produttori capire e seguire le  tendenze di consumo del pubblico femminile. Pur nelle differenze derivanti dall’età o dagli stili di vita, le donne hanno un  comune desiderio per alimenti sani e di alta qualità.  Un importante segmento di mercato è pertanto costituito dagli ingredienti derivati dal latte per produrre alimenti tailor-made (su misura) destinati alla alimentazione materna, a quella per le diete che mirano a controllare il peso corporeo, agli snacks da consumare durante l’attività lavorativa, ai prodotti per mantenersi in forma nella terza età.

Le proteine del siero rappresentano un ingrediente prezioso per realizzare prodotti adatti a tali esigenze.  Offrono una grande versatilità come naturalità, benefici alimentari e facilità d’uso nei processi produttivi, hanno un sapore neutro e dunque non influenzano il gusto di cibi e bevande  in cui rientrano.

Tali ingredienti permettono di valorizzare il siero e dunque la produzione casearia, di cui l’Italia è particolarmente ricca: perché non sfruttarli a fondo?

CLAL.it - Italia: Siero ricavabile per tipologia di Formaggi (calcolo teorico)
CLAL.it – Italia: Siero ricavabile per tipologia di Formaggi (calcolo teorico)

Fonte: Ingredients Insight

Effetto “el Niño”: siccità e temperature elevate
23 Dicembre 2015

Gli effetti atmosferici identificati col termine el Niño si stanno manifestando in modo evidente. Tecnicamente el Niño si manifesta quando la temperatura delle acque dell’oceano Pacifico equatoriale aumenta di oltre 0,5°C durante almeno cinque periodi successivi. Si tratta dunque di una fase atmosferica calda. Attualmente siamo in una fase di piena manifestazione di el Niño, definita come ‘forte’.

I fenomeni sono particolarmente evidenti in sud America, con siccità in Bolivia (compresa la zona del lago Titicaca), nel sud del Perù, in Venezuela, sulla costa caraibica e la parte della Colombia sulla costa pacifica.

Ne verranno influenzate numerose coltivazioni, come canna da zucchero, banana, mais, riso, ma anche la pesca e l’allevamento. In Colombia le precipitazioni sono la metà del normale ed i fiumi che forniscono acqua al 79% della popolazione presentano un livello idrico pari ad un terzo di quello normale. In Venezuela, gli effetti sugli allevamenti zootecnici sono pesanti e si stima che il 20% delle produzioni siano a rischio.

Fenomeni altrettanto pesanti si stanno manifestando anche in sud Africa, in particolare per le coltivazioni di mais, ed in India.

Dunque, purtroppo, non deve sorprendere questo clima mite e senza precipitazioni di casa nostra. Stessa situazione in nord Europa, dove però piove e di conseguenza ci sono buone condizioni per la produzione di latte.

Prelievo d’acqua per settore e per area geografica
Prelievo d’acqua per settore e per area geografica

Fonte: IICA

 

Danone: prodotti innovativi per gusti locali
24 Novembre 2015

La multinazionale Danone si è posta la strategia di competere sul mercato mondiale attraverso prodotti innovativi atti a “migliorare la salute attraverso l’alimentazione”. Questi prodotti sono costruiti appositamente per sopperire a bisogni nutrizionali dall’infanzia all’alimentazione nello sport o nell’età avanzata, atti ad entrare nelle diete e per fornire prodotti funzionali.

L’azienda francese opera nei diversi continenti sia con grandi marche mondiali, quali Activia, sia con prodotti che rispondono a specifiche esigenze, come i latti in polvere arricchiti in ferro per sopperire a situazioni di anemia nella popolazione di paesi africani. Dunque prodotti di alto valore nutrizionale, ma con presentazione, sapore ed aroma adeguati ai gusti ed alle culture locali.

Il modello di crescita aziendale viene indicato come solido, sostenibile ed economicamente efficace attraverso la flessibilità operativa. Questo mix di elementi viene modulato in modo adeguato per le diverse aree di mercato: il difficile mercato del latte nella UE, la volatilità economica in Russia, il mercato degli yogurt salutistici negli USA, i latti per l’infanzia in Cina. In quest’ultimo paese, Danone ha attivato una compartecipazione col colosso cinese Mengniu, in modo da avere una forte piattaforma operativa locale.

Questo è un esempio di come la materia prima latte possa essere scomposta nei suoi preziosi componenti per ottenere prodotti innovativi adeguati ai mercati mondiali. Resta da vedere quale sia la sua valorizzazione.

CLAL.it - Cina: principali Paesi fornitori di latte per l'infanzia
CLAL.it – Cina: principali Paesi fornitori di latte per l’infanzia

Ridurre le emissioni di carbonio: l’impegno di Danone
13 Novembre 2015

La conferenza ONU di Parigi sui cambiamenti climatici, definita COP21 (21st Conference of the Parties) o CMP 11 (11th session of the Meeting of the Parties to the 1997 Kyoto Protocol), si pone l’obiettivo di stabilire delle norme legali che impegnino i Paesi per la salvaguardia del clima.

Non per nulla, anche l’enciclica “Laudato si” chiede a tutti di agire per salvaguardare “nostra madre terra” e di conseguenza la nostra vita.

L’obiettivo è ambizioso e si può riassumere in “zero carbon, zero poverty“.

Di conseguenza ognuno è chiamato ad agire con urgenza e responsabilità.

In tale contesto, Danone ha annunciato l’impegno per raggiungere, nelle proprie attività, un bilancio di emissioni di carbonio uguale a zero. Questo include le emissioni di carbonio dalla trasformazione al confezionamento ed alla logistica, ma comprende anche quelle nella produzione agricola primaria che vede coinvolti altri soggetti fornitori di materie prime. L’impronta di carbonio per il complesso di attività dell’azienda è consistente, stimato in 18,8 milioni di tonnellate. Obiettivo è di tagliarne il 50% fra il 2015 ed il 2030 e raggiungere il risultato finale verosimilmente entro il 2050. Si tratta di considerare tutto il ciclo del carbonio e non di limitarsi solamente ad una riduzione delle emissioni. Dunque, bisogna agire considerando ad esempio la sequestrazione del carbonio nel terreno, nelle foreste e nelle coltivazioni, con pratiche colturali adeguate ed introducendo ecosistemi che riducano le emissioni di gas effetto serra (GHG).

Una azione significativa riguarda poi la correlazione esistente fra produzione ed alimentazione: non tutti i modelli di produzione e di consumo hanno lo stesso impatto ambientale. Pratiche agronomiche, tecniche colturali e di allevamento, uso di acqua e concimi, tutto deve essere rivisto nell’ottica della corresponsabilità per una ecologia universale.

Dopo qualità e sicurezza, la nuova parola d’ordine è sostenibilità!

Fonte: Danone

TESEO: verso un'agricoltura sostenibile
TESEO: verso un’agricoltura sostenibile

Risorse idriche e produzione alimentare
9 Novembre 2015

Questa torrida estate, segno probabile del cambiamento climatico, dimostra quanto sia preziosa l’acqua, risorsa indispensabile da gestire con oculatezza. Il problema sta divenendo urgente in California dove dopo quattro anni di siccità ricorrenti, per la prima volta sono state poste restrizioni al suo uso. Lo stesso in Brasile, dove il livello dei bacini idrici si trova al livello più basso rispetto all’anno critico 2001 e nello stato di san Paolo sono stati imposti severi razionamenti.

Considerando che, secondo il rapporto World Water Development, la domanda mondiale di acqua nel 2050 crescerà del 55% e che la popolazione mondiale raggiungerà i 9 miliardi nel 2013, nel vicino futuro ci potrebbe essere una severa penuria di risorse idriche rispetto alla situazione attuale.

Pertanto bisogna agire con urgenza ed efficacia per razionalizzare l’uso dell’acqua lungo tutta al filiera della produzione agroalimentare. Dato che secondo le Nazioni Unite, l’agricoltura assorbe il 69% delle attuali risorse idriche ed al 2050 occorrerà accrescere la produzione del 60% per soddisfare la domanda mondiale di alimenti, ci si rende conto quanto critico e difficile sia il problema da risolvere.

Prelievo d'acqua per settore

 

L’introduzione dellimpronta idrica (water footprint) ha permesso di adottare dei parametri per calcolare l’ammontare e l’origine dell’acqua utilizzata: blu quella proveniente da fiumi, laghi, pozzi; verde, quella piovana, grigia quella necessaria per diluire l’acqua contenente inquinanti.

Conseguentemente, le imprese stanno iniziando ad agire per conservare l’uso dell’acqua e si stanno diffondendo i claims eco-friendly sugli alimenti e le loro confezioni. Alcuni esempi: Nestlé ha avviato un progetto per convertire a “zero water” il proprio stabilimento caseario a Modesto, in California, attraverso il riciclo completo dell’acqua derivante dalle trasformazioni casearie; Heineken ha lanciato il progetto Brewing a Better World per risparmiare il 30% di acqua entro il 2020.

La sensibilità dei consumatori verso queste tematiche è crescente e negli USA si stima che il 61% veda con favore l’adozione di tecnologie per conservare e risparmiare l’acqua lungo i processi produttivi da parte delle imprese.

A maggior ragione occorrerà investire in ricerca per adeguare processi e prodotti a questa impellente esigenza ambientale.

Fonte: Mintel

Quale limite alla resa di latte per vacca?
24 Febbraio 2014

Negli USA, dal 1990 ad oggi, il numero di vacche da latte è sceso da circa 10 milioni di capi a 9,2. La resa media di latte per capo è invece passata da circa 6.800 kg a 9.680 kg con un incremento decennale, fra il 2002 ed il 2011, del 14,7%.  Le proiezione USDA al 2020 indicano un numero di vacche da latte di poco inferiore a quello attuale ma, di contro, un notevole aumento delle rese per capo, che si stima arrivino a superare  gli 11 mila kg.  Appare dunque legittimo chiedersi quale sia il limite alla potenzialità nella produzione di latte.  Bisogna considerare che se negli USA la media produttiva per capo è pari a 9.680 kg all’anno, alcune stalle hanno già una media di 13 mila kg di latte per capo e degli  animali raggiungono rese eccezionali, superando anche i 22 mila kg  di latte all’anno. Questo indica l’esistenza di margini potenziali per fare salire notevolmente la produzione di latte per vacca, anche perché  le conoscenze scientifiche in campo bovino non hanno raggiunto una loro maturità, come ad esempio per il settore avicolo. D’altronde, già oggi in Israele la resa media di latte per capo si aggira sui 12.400 kg all’anno. Le potenzialità da sfruttare sono pertanto notevoli e riguardano aspetti quali il miglioramento dell’efficienza aziendale, il ruolo dell’alimentazione e quello  del benessere animale. Questo per avere soggetti non solo più produttivi, ma anche più longevi. L’ambiente in cui vengono allevate le bovine acquista dunque sempre più rilevanza, così come le tecniche di allevamento e le tecnologie utilizzate: da spazi confortevoli, a temperature adeguate, ad operazioni di mungitura appropriate. I soggetti con elevate produzioni hanno  un metabolismo basale paragonabile a quello di un atleta olimpico e come tali debbono essere trattati. E’ positivo che meno vacche producano più latte perché questo significa anche meno emissioni carboniose o di metano. Grazie al miglioramento nella efficienza dell’allevamento, le emissioni di gas ad effetto serra prodotti per kg di latte si sono già considerevolmente ridotte e questo è ancora più significativo negli animali con le rese più alte.

Informazioni sulla resa di latte per vacca in Italia ed in alcuni Paesi UE-28 sono disponibili all’interno del progetto S/STEMA STALLA di CLAL.it

CLAL.it – Kg di Latte per Capo (media annuale) di alcuni Paesi UE-28
CLAL.it – Kg di Latte per Capo (media annuale) di alcuni Paesi UE-28