Il Commento: Si è creato un oligopolio di genetiche per le DOP [Rudy Milani, Suinicoltore]
25 Marzo 2024

Rudy Milani – Suinicoltore

“È vero che il prezzo del suino da macello oggi è sostenuto (2,108 €/kg all’ultima seduta Cun, ndr), ma l’attuale fase positiva per gli Allevatori compensa un lunghissimo periodo in cui abbiamo lavorato in frangenti di erosione economica anche molto pesante. Inoltre, il prezzo attuale dei maiali non rispecchia correttamente la legge della domanda e dell’offerta, e tutti gli Operatori ne hanno contezza, altrimenti le quotazioni dovrebbero essere di gran lunga più elevate”. 

Rudy Milani, Suinicoltore e responsabile nazionale della Federazione di prodotto dei Suini di Confagricoltura, dosa le parole, ma parte proprio da domanda e offerta per sottolineare l’anomalia in CUN. “La capacità di macellazione italiana oggi è del 20% superiore al numero di suini disponibile e a questa situazione hanno concorso diversi fattori: investimenti dei macelli nel rafforzamento delle catene di macellazione, PRRS negli allevamenti che ha ridotto pesantemente i suini disponibili, un calo della mandria su scala europea. Ciò nonostante il prezzo del suino vivo viene calmierato dalla parte industriale giustificandolo con consumi e livello di prezzi di vendita della carne critici”, ribadisce Milani.

A complicare lo scenario concorre anche una forte contrazione dei Suini destinati alle produzioni DOP e IGP, “derivata, oltre che da fattori sanitari, anche dal nodo della genetica delle DOP, a causa di disciplinari approvati a colpi di maggioranza i cui aspetti critici erano stati evidenziati puntualmente da Confagricoltura, ma che non sono stati presi in considerazione”.

Di fatto, rimarca Rudy Milani, “si è creato un oligopolio di genetiche per le DOP, con il rischio che, se quei soli tre fornitori dovessero disgraziatamente presentare dei problemi, non avremmo alcun approvvigionamento di suini per le Dop. Inoltre, oggi stiamo macellando animali esclusi dal circuito DOP/IGP che fino a ieri erano ammessi, ma quelle cosce fra 13-14 mesi andranno a fare concorrenza ai prosciutti DOP. Una situazione paradossale, di cui gli Allevatori non hanno responsabilità”.

Non ultimo, fra gli elementi di allarme, “la situazione della PSA che sta mostrando giorno dopo giorno la sua drammaticità, unita alle follie animaliste e ambientaliste europee come il taglio della coda e la riduzione delle soglie per l’autorizzazione integrata ambientale, che piovono da Bruxelles sostenute da correnti politiche che non sanno cosa significhi essere Agricoltore. E questi ulteriori aspetti contribuiranno a ridurre ulteriormente il numero dei capi allevati”.
Tutti aspetti che, rimarca Rudy Milani, meritano l’attenzione di tutta la Filiera.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Il Commento: Squilibrio nella filiera [Aldo Levoni]
18 Marzo 2024

Aldo Levoni – Amministratore Delegato Levoni SpA

Dopo tre rialzi consecutivi, la CUN settimanale del Giovedì dei suini grassi da macello per il circuito tutelato ha registrato un “non quotato”. Le ragioni assai probabili le spiega Aldo Levoni, Amministratore delegato di Levoni Spa, e sono di natura economica.

“La situazione di mercato descrive una situazione di squilibrio all’interno della filiera, che ogni tanto sfocia inevitabilmente in tensione e in tentativi di rallentare le consuete dinamiche di scambio – commenta Levoni -. Stiamo andando verso la Pasqua, i Consumi sono lievemente in ripresa, le macellazioni sono in leggero aumento: dinamiche che spingerebbero logicamente a un lieve rialzo delle quotazioni dei maiali. Allo stesso tempo, l’industria non riesce in questa fase a trasferire sulla Gdo ulteriori aumenti di prezzo e, di conseguenza, fa resistenza per non pagare di più la carne, esattamente così come i macelli cercano di frenare la corsa al rialzo del prezzo dei suini”.

Posizioni legittime che hanno portato al “non quotato”, nonostante la legge di mercato della domanda e offerta orientasse i listini verso un’altra direzione. Nelle prossime settimane, anche per l’avvicinarsi della Pasqua e per una situazione di rialzo da qualche settimana dei listini anche all’estero, “sicuramente si troverà un accordo”.

Levoni definisce “drammatiche” le prospettive per i Prosciutti DOP, in quanto “non si vedono segnali di ripresa delle quotazioni nel passaggio dall’industria alla GDO; inoltre si sta verificando un calo dei consumi, in parte anche aggravato dall’inflazione, di conseguenza la parte industriale che sta collocando il prodotto in perdita”.

Positiva, invece, la nomina dei tre sub-commissari per la Peste Suina. “Benché tardiva, auspichiamo che questa soluzione rappresenti un cambio di passo nell’affrontare quella che per tutta la filiera è l’emergenza numero uno – dichiara Levoni -. Corriamo il rischio di avere ripercussioni negative sull’export e più la Peste Suina Africana avanza tanto maggiori sono i pericoli che potrebbero azzoppare un settore strategico del Made in Italy”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Il Commento: Dobbiamo collaborare e pensare in grande [Giulio Gherri, Parmafood Group]
11 Marzo 2024

Giulio Gherri
Lesignano de’ Bagni (PR)

“L’agroalimentare italiano è simbolo di life-style e di qualità e le occasioni per raggiungere tutto il Mondo, i Giovani e le fasce di Consumatori che possono regalarsi l’alta qualità del Made in Italy non mancano, a due condizioni: che si faccia Squadra a livello di filiera, operatori industriali e istituzioni e che si faccia Innovazione”.

Parola di Giulio GHERRI, CEO di Parmafood Group, azienda che raggruppa lo storico business del mondo dei salumi con TERRE DUCALI (dal 1964), l’azienda Parma IS per la produzione di sandwhich, trasformazione di frutta e vegetali e preparazione di piatti pronti con cottura a bassa temperatura e confezionamento in skin-pack.

Azienda “con un’età media dei circa 300 collaboratori che non supera i 30 anni, perché servono Giovani per parlare al loro mondo”, afferma Gherri, valigia sempre in mano per partecipare a numerose fiere e rassegne internazionali (sono 13 quelle programmate nel 2024, da Dubai a Parigi, da Parma all’Arabia Saudita).

Altro elemento strategico per i fratelli Gherri è legato all’Innovazione. Fra i primi a stilare un bilancio di sostenibilità, con l’azienda del gruppo HPP hanno introdotto il sistema di “High Pressure Processing”, “tecnologia conosciuta come pastorizzazione a freddo, che abbatte i patogeni, principalmente Salmonella, Listeria ed Escherichia coli e permette di aumentare la shelf-life dei prodotti, senza minimamente alterare le caratteristiche organolettiche, nutrizionali e di colore e sapore”.

Migliorando la shelf-life, è possibile raggiungere mercati più lontani con l’appeal del Made in Italy: salumi, naturalmente, ma non solo. “Dobbiamo collaborare, fare squadra, pensare in grande perché le opportunità per il Made in Italy agroalimentare ci sono”.

Il Commento: i Suini Tatuati per la DOP sono in calo [Stefano Borchini, Slega]
19 Febbraio 2024

Stefano Borchini, Prosciuttificio SLEGA

Le rilevazioni indicano che, rispetto ai picchi di metà Ottobre, con il prezzo dei suini grassi destinati alle Dop siamo leggermente più in basso, così come con le quotazioni delle cosce, da un paio di settimane di due centesimi al di sotto dei 6 euro al chilogrammo. Una fase di riassestamento ribassista che non è comunque sufficiente a contenere i costi per gli anelli più avanzati nella catena di approvvigionamento. 

La domanda che si pongono gli Stagionatori è se vi saranno nelle prossime settimane ulteriori contrazioni dei listini. Per garantire un ritorno economico agli Stagionatori, poi, il calo delle materie prime dovrebbe essere accompagnato anche da aumenti dei prezzi nella fase di cessione al trade.

Chi non appare particolarmente convinto del trend negativo delle quotazioni dei suini è Stefano Borchini, titolare insieme al fratello Massimo del Prosciuttificio SLEGA di Langhirano. “Temo che i prezzi delle materie prime non caleranno, in quanto, se vediamo i numeri dei suini di allevamento certificati per la Dop sono inferiori rispetto all’anno scorso – commenta Borchini -. Siamo di fronte a una scarsa disponibilità di animali in Italia, alla quale si accompagna una produzione suinicola europea che, secondo le stime, non dovrebbe aumentare più di tanto. Per noi stagionatori, dunque, non si prospettano grandi vantaggi sul piano dei costi”.

Il futuro si gioca sull’esito di alcune variabili, a partire da quelle sanitarie. “Le incognite riguardano la Peste suina africana (PSA), che deve essere eradicata – sostiene Stefano Borchini – e la PRRS, che speriamo non superi le percentuali di decessi dell’anno scorso”.

Altro elemento chiave per il futuro del mercato e la redditività degli operatori dipenderà dall’andamento dei Consumi. “Non abbiamo ad oggi certezze e le risposte le avremo in base alle scelte dei Consumatori, a cosa rinunceranno e dove si orienteranno in una fase in cui il diminuito potere di acquisto impone in alcuni casi delle rinunce – sintetizza Borchini -.

È difficile interpretare il futuro, l’unica indicazione incontrovertibile che abbiamo è il numero dei suini tatuati per la Dop, che è in calo”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Il Commento: La priorità è fermare la PSA [Antenore Cervi, Suinicoltore]
12 Febbraio 2024

Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA

“Qualsiasi analisi non può prescindere dall’evoluzione della Peste Suina Africana e dalla battaglia per un contenimento rapido ed efficace. Non possiamo permetterci che la Psa raggiunga le aree di stagionatura dei prosciutti Dop, altrimenti ci ritroveremo a subire un impatto estremamente negativo in termini di export, con un rimbalzo drammatico sui mercati”. 

Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di Cia-Agricoltori Italiani, lo dice con estrema chiarezza: “La priorità della Suinicoltura è fermare la PSA”.

Le prossime settimane, osservando le dinamiche complessive, non dovrebbero secondo Antenore Cervi provocare “forti scossoni, almeno per quanto riguarda il lato allevatoriale. I costi dell’alimentazione dovrebbero stabilizzarsi rispetto a montagne russe dell’anno precedente”. 

Le incognite, però, non mancano. “Bisogna dare una corretta remunerazione dei suini, anche perché nel corso dell’anno gli Allevatori dovranno fronteggiare significativi investimenti strutturali per biosicurezza e benessere animale – puntualizza Cervi -. Allo stesso tempo, bisognerà fare in modo che ciascun anello della filiera trovi un giusto equilibrio”. 

Nel 2023, secondo i numeri citati da Cervi, “le cosce omologate per la DOP sono state 10,56 milioni, delle quali 7,3 milioni destinate al circuito del Prosciutto di Parma; fra le principali destinazioni DOP delle cosce suine abbiamo registrato una diminuzione complessiva di pezzi superiore alle 519.000 unità. Nel 2023, inoltre, il calo dei suini tatuati è stato di 240.000 capi, che significa un calo ulteriore delle produzioni Dop nei prossimi mesi”.

Una flessione che dovrebbe mantenere, in proiezione, i prezzi abbastanza elevati. “Resta il punto di domanda sui prezzi al consumo: riusciranno ad essere soddisfacenti per la filiera? Perché difficilmente sarà possibile aumentarli, senza rischiare una retrocessione delle vendite”, afferma Cervi.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Il Commento: il mercato del Suino dovrebbe entrare in una fase di sostanziale stabilità [Massimo Montanari, AIA]
29 Gennaio 2024

Massimo Montanari – Direttore Mercato Carni Suine di AIA Spa

Forse ancora qualche scossa di assestamento verso il basso, poi il mercato del suino dovrebbe entrare in una fase di sostanziale stabilità, prima di riprendere quota. “Questa è la sensazione a livello europeo, secondo alcuni analisti, e potrebbe essere così, con una risalita dei listini dalla seconda metà di febbraio. E anche sul mercato italiano, fra suini vivi e carni, potremmo registrare più o meno questo trend: stabilità nel mese di febbraio e ripartenza dei listini della Cun a marzo”. 

Per Massimo MONTANARI, Direttore Mercato Carni Suine di AIA Spa, “l’offerta potrebbe tornare inferiore rispetto la domanda e generare una ripresa delle quotazioni nel mercato interno”.

La grande preoccupazione, invece, è sul fronte PSA. “Ora anche alcuni Comuni di Piacenza sono rientrati in Zona ZR2, annuncia Montanari – con il conseguente blocco dell’export di quelle carni verso il Canada e la destinazione dei tagli al trattamento termico.

I suinicoltori colpiti dalle restrizioni, avranno difficoltà estreme a collocare i suini, con conseguenze nella valorizzazione del vivo. Allo stesso tempo, diminuiranno i volumi di suini liberi e non sottoposti a restrizioni, dopo i casi di positività della peste suina africana a Pavia e ora a Piacenza, ad un passo da Parma, luogo simbolo dei prosciutti Dop”. 

La preoccupazione sta tutta racchiusa fra la geografia dei ritrovamenti e i numeri dei cinghiali, stimati indicativamente in circa 3 milioni di capi in Italia. 

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Il Commento: La stragrande maggioranza di Allevatori, Macelli e Trasformatori ha fatto il proprio dovere [Giancarlo Belluzzi, Veterinario]
22 Gennaio 2024

Di: Dr. Giancarlo Belluzzi, Medico Veterinario

Dr. Giancarlo Belluzzi – Medico Veterinario

Purtroppo ho l’impressione che l’interesse sulla Peste Suina Africana (PSA) sia diventato molto affievolito. Non è invece assolutamente il tempo di sonni tranquilli, pensando che il virus si sia addormentato, anzi. Lo dimostra il nuovo focolaio in Sardegna, ben lontana dalle zone infette dell’entroterra continentale, e pure la scoperta di barrette cinesi con tracce genomiche di virus. La dimensione geografica dei territori infettati dai selvatici si è quadruplicata. Per questo concordo pienamente con Aldo LEVONI, che ha posto l’accento sul pericolo incombente della PSA, e con Davide CALDERONE, che quantifica già le perdite in mezzo miliardo di euro di mancato export. Sostengo quindi che non ci sono prezzi di filiera che tengano se rimaniamo sotto la minaccia PSA, che non è retrocessa di un millimetro. Purtroppo invece ho letto qualche espressione compiaciuta e di sollievo perché ultimamente non si registrano focolai in allevamenti suini nell’area più vocata di questa zootecnia: bene, ma non dormiamo sugli allori. Il virus non è in ritirata, le analisi lo confermano e l’area infetta s’è drammaticamente quadruplicata. Anche un giro sull’Appennino dimostra la presenza di tracce profonde, quasi un continuo, dei micidiali biungulati e domenica scorsa, 14 gennaio, Isoradio del pomeriggio ha lanciato l’allarme sull’A1 di Firenze, per “un branco di cinghiali nelle corsie di marcia”.  Sono allora spontanee alcune riflessioni.

La stragrande maggioranza degli Allevatori ha fatto il suo dovere: procedure, recinzioni, barriere e passaggi obbligati. I Macelli pure: sorveglianza e procedure severe in entrata ed uscita, tracciabilità e piani di stoccaggio carni. I Trasformatori lo stesso: spazi, celle e tracciabilità per quarantene. Ma a monte di questa preziosa filiera suina come fermiamo il contagio, contenendo la popolazione dei cinghiali? Si sa che il Centro di referenza per la PSA è molto preoccupato, stante l’espansione della zona infetta, che ormai, dal 2022, si snoda quasi senza interruzione su tutta la dorsale appenninica. Qual è la strategia di contenimento? E quella di eradicazione? Basteranno cinque anni per uscire dal problema? Dobbiamo proprio adattarci a questa convivenza? Come la mettiamo con la perdita del mercato? I giornali non ne parlano quasi più ma l’Asia è praticamente già persa, vogliamo perdere anche Paesi come il Brasile?

Il Commento: Il 2024 – o almeno il primo semestre – presenta alcuni rischi [Aldo Levoni]
15 Gennaio 2024

Aldo Levoni – Amministratore Delegato Levoni SpA

“Fare previsioni su tutto l’anno è difficile, ma limitandoci ai primi sei mesi possiamo ipotizzare, alla luce delle tendenze delle ultime settimane, un trend dei listini in diminuzione tanto per gli animali grassi che per i tagli di carne”. Per Aldo Levoni, Amministratore Delegato di Levoni Spa, il probabile (“e auspicabile”, aggiunge) ridimensionamento dei prezzi deriva da due fattori, essenzialmente: “Dal rapporto fra domanda e offerta e dal fatto che determinati valori di prezzo, come abbiamo conosciuto nei mesi scorsi, non sono sostenibili nel lungo periodo”.

Ecco allora che, “grazie anche al fatto che i cereali sono in calo, si può progressivamente sgonfiare lungo la filiera questo effetto inflazionistico dei prezzi che ha portato a dei rischi per una parte della filiera”.

Difficile, per Levoni, prevedere con esattezza con quale velocità scenderanno le quotazioni, ma “l’augurio è che si arrivi a un nuovo equilibrio di filiera in cui tutti gli anelli riescono a non andare in sofferenza, togliendo al contempo questa pressione inflattiva che mette a rischio i consumi”.

Il 2024 – o almeno il primo semestre – presenta alcuni rischi. Su tutti, secondo Levoni, la variabile della “peste suina africana (PSA), aspetto che ci preoccupa molto e sul quale non abbiamo riscontro dalle Istituzioni di cosa stia accadendo”. Uno scenario per alcuni aspetti poco rassicurante, dal momento che “dall’allevamento alla vendita dei salumi, la PSA riguarda l’intera filiera e senza un intervento tempestivo il rischio è che si diffonda ulteriormente il contagio”.

Gli effetti della Peste suina africana (PSA), ad oggi, sono stati deleteri sul piano economico per un comparto strategico del Made in Italy. “Abbiamo perso il mercato asiatico e all’orizzonte non ci sono margini per una riapertura, in quanto, per essere riaperto il canale dell’export è necessario che sia debellata la PSA e che siano trascorsi ulteriori 3-5 anni – spiega Levoni -. Nel frattempo, lo spazio dell’Italia è stato conquistato dalla Spagna, per cui scalzarli non sarà semplice. Ma il rischio della diffusione della PSA è che venga bloccato l’export verso altri Paesi, dal Nord America all’Australia al Regno Unito. Dopo aver sviluppato con soddisfazione i mercati esteri, rischiamo gravi perdite”.

Un’altra variabile alle porte, anche se con un minore impatto sul mercato, potrebbe essere per Levoni l’immissione sul mercato alla volta di Marzo e Aprile di maiali con caratteristiche genetiche nei mesi scorsi escluse dal circuito DOP e che saranno dunque macellati al di fuori dei canali della salumeria italiana certificata con la Denominazione di Origine Protetta.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Il Commento: Come sarà il 2024 per la suinicoltura italiana? [Giuseppe Villani, Prosciutto San Daniele]
9 Gennaio 2024

Come sarà il 2024 per la suinicoltura italiana? Lo abbiamo chiesto a Giuseppe Villani, Presidente del Consorzio del Prosciutto di San Daniele DOP.

Giuseppe Villani – Presidente del Consorzio del Prosciutto di San Daniele

“In questa fase la filiera è troppo squilibrata, con gli Allevatori che hanno avuto una buona marginalità nel 2023 e gli anelli a valle che hanno dovuto fare i conti con riduzione delle macellazioni, costi molto elevati, sforzi notevoli sul piano economico e finanziario – analizza Villani -. Ritengo che si vada verso un nuovo equilibrio del sistema e che il prezzo del suino torni sotto i 2 €/kg, anche abbastanza rapidamente”.

Se parliamo di anomalie, “mai avevamo vissuto una riduzione così forte del patrimonio suinicolo e dei prosciutti DOP, una condizione che temo metterà fortemente sotto pressione il comparto dei prosciutti a denominazione d’origine, che dovrà fare i conti con prezzi ancora molto sostenuti”.

Il 2024 resterà, quindi, un anno particolarmente critico per chi stagiona e vende prosciutti DOP, con una minore propensione ad acquistare cosce fresche, aspetto che contribuirà a mantenere i listini su valori elevati, secondo Villani.

Chi, invece, non sarà vincolato ad acquistare carne suina italiana, “potrebbe rivolgersi all’estero per tagli come spalla, trito, pancetta, innescando molto probabilmente una discesa dei prezzi”.

Altro elemento di rottura rispetto al passato riguarda la tipologia dei suini. “Il suino estero non è più così diverso da quello italiano: una volta il divario era fra i 100-120 kg del maiale estero contro i 180 di quello italiano; oggi con i nuovi disciplinari della DOP, che giudico positivamente perché avremo una produzione di capi più uniforme, si riduce il gap di peso con l’estero; fuori Italia sono arrivati ad allevare maiali fra i 120 e i 140 kg di media. Questo dovrebbe orientare il mercato su un calo dei tagli del suino italiano”.

Altra variabile inedita riguarda i nuovi Consumatori e l’offerta sugli scaffali. “Oggi il Consumatore si trova una gamma di offerta maggiore rispetto al passato e fra Millenial e nuove generazioni è venuta meno l’esperienza storica di acquistare i famosi due etti di prosciutto DOP – osserva Villani -. A questo si aggiunge la campagna di comunicazione che invita a ridurre i consumi di carne e salumi, che temo registreranno un trend discendente fisiologico, ma senza cali vertiginosi. Siamo un mercato maturo, con andamenti più o meno stabili, non dovremo allarmarci”.

Essenziale sarà “continuare a migliorare sul fronte della qualità, del benessere animale, perché un suino che sta meglio è anche più buono”. E in questo contesto Villani tributa un riconoscimento agli Allevatori, “oggi più consapevoli del loro ruolo nell’ambito della sostenibilità, in ragione del quale mi sento ottimista”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi €/kg
TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi €/kg

Il Commento: La parola chiave per il 2024 è “fiducia” [Marco Bompieri, Suinicoltore]
7 Gennaio 2024

Come sarà il 2024?

Marco Bompieri, Mantova: “Salvo sorprese, direi che la parola chiave per il mercato nel 2024 è ‘fiducia’: continueremo ad avere pochi suini e il prezzo si dovrebbe mantenere su livelli positivi. I fattori che hanno portato alla diminuzione dei capi parte da lontano, con qualche problema sanitario a livello europeo e allo scoramento che nel 2022 ha colpito gli Allevatori, per le difficoltà legate alle siccità e al boom dei prezzi dei cereali, che hanno esercitato forti pressioni sui produttori”.

Una minore disponibilità di suini alleggerirà anche i numeri delle grandi DOP dei salumi, a partire dal Prosciutto di Parma. “Ciò significa che l’offerta non eccederà la domanda di cosce – ipotizza Bompieri – mantenendo il prezzo elevato e aprendo ulteriormente all’incognita consumi. Quali saranno le conseguenze sulle vendite al dettaglio?”.

L’export di prosciutti resta una strada privilegiata, in particolare nei mercati a maggiore capacità di spesa e più maturi per apprezzare la qualità del made in Italy. “Ci sono potenzialità interessanti, bisognerà spingere con pubblicità e campagne di comunicazione”, avverte Bompieri.

Fra i costi di produzione, pesano le quotazioni elevate della Soia, più che i cereali, che sembrano essere stazionari. L’auspicio è che “nel 2024 l’agricoltura trovi adeguato sostegno, perché una Nazione forte si regge anche su un’agricoltura solida”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi €/kg
TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi €/kg