ISTANTANEA: semine e raccolti chiave
17 Marzo 2026

Di: Elisa Donegatti

Istantanea disponibile nel menù Mercato Agricolo di Teseo

Nelle ultime settimane i prezzi delle principali materie prime per mangimi, tra cui Mais, Frumento e Farine Proteiche, hanno registrato un rialzo dopo mesi di relativa stabilità. Il mercato globale resta equilibrato, ma sensibile a fattori geopolitici e all’andamento dei raccolti in Brasile e Argentina, sarà cruciale per la disponibilità globale. 

La guerra tra Russia e Ucraina e le tensioni in Medio Oriente continuano a influenzare i mercati, ponendo attenzione sui flussi nel Mar Nero, strategici per l’export di Mais e Frumento, dove anche piccoli cambiamenti nei prezzi o nelle spedizioni del Frumento russo possono riflettersi rapidamente sui mercati internazionali. Allo stesso tempo, le tensioni nello Stretto di Hormuz incidono sui costi energetici e, indirettamente, sui mercati agricoli. In Brasile, l’aumento dei prezzi del carburante incide sui costi di raccolta e semina, aggiungendo un ulteriore elemento di attenzione.

Le principali commodity restano reattive ai segnali internazionali. Il Frumento beneficia del meteo secco nella regione meridionale degli USA e delle vendite verso il Messico, ma i rialzi sono limitati dalle abbondanti esportazioni russe e dalle scorte europee. Globalmente il Mais trova sostegno in un export stabile e nell’aumento dei prezzi di petrolio ed etanolo. La Soia e la Farina di Soia mostrano maggiore variabilità: il rallentamento dei negoziati tra Stati Uniti e Cina crea incertezza sulle esportazioni di soia USA e sugli acquisti cinesi, che potrebbero rallentare, influenzando direttamente i prezzi. In questo contesto, anche le intenzioni di semina negli Stati Uniti, che sembrano orientarsi maggiormente verso la Soia rispetto al Mais, contribuiscono a ridefinire gli equilibri del mercato.

In Europa, le temperature miti di fine inverno hanno favorito uno sviluppo precoce delle colture, elemento attentamente monitorato in vista della primavera. 

Nel complesso, il mercato continua a essere influenzato dalle tensioni geopolitiche, dall’andamento delle colture e dalle possibili criticità nei flussi commerciali internazionali, fattori che stanno contribuendo a sostenere i prezzi delle principali materie prime per mangimi.

Previsioni di offerta abbondante per Cereali e Semi Oleosi
15 Gennaio 2026

Di: Elisa Donegatti

Nel complesso, il WASDE di Gennaio conferma le previsioni di un mercato 2025/2026 di Cereali e Semi Oleosi caratterizzato da un’offerta abbondante, vantaggiosa per l’approvvigionamento di mangimi ma sfidante per i redditi agricoli, con prezzi sotto pressione.

Mais: per l’annata 2025/26, la resa dovrebbe guidare la produzione statunitense verso un record di 432 Mio Ton. Aumenta l’utilizzo per il settore mangimistico, mentre cala la destinazione alimentare, sementiera e industriale. Nonostante le esportazioni rimangano elevate, l’offerta record potrebbe portare a un aumento delle scorte finali negli USA. Anche la produzione di Mais in Cina è stimata in crescita (301 Mio Ton): ciò contribuirebbe ad accrescere le scorte mondiali fino ai 291 Mio Ton e a mantenere pressione sui prezzi.

Soia: l’offerta è prevista abbondante, mentre le esportazioni USA risultano frenate dal calo delle vendite verso la Cina e dalla concorrenza di un raccolto record in Brasile (178 Mio Ton). La resa media è attesa stabile e l’aumento delle superfici, insieme a scorte iniziali più elevate, sosterrebbe la crescita delle forniture complessive. La frantumazione aumenta, pur restando vincolata dalla capacità industriale, mentre la maggiore disponibilità di Farina di Soia (60,8 Mio Ton) sosterrà l’offerta per il settore zootecnico. L’uso per biocarburanti è leggermente più contenuto, riflettendo minori volumi destinati alla produzione di olio di soia. A livello globale, la produzione e le scorte mondiali di Soia dovrebbero continuare a crescere, confermando un contesto di abbondanza dell’offerta e di prezzi contenuti.

Frumento: le previsioni sulle scorte finali statunitensi sono state riviste al rialzo (25,2 Mio Ton), sostenute da scorte iniziali elevate e da una domanda interna leggermente più debole, soprattutto per l’uso zootecnico. Produzione ed esportazioni dovrebbero rimanere stabili, mentre a livello globale l’aumento dell’offerta, trainato dagli incrementi produttivi in Russia e Argentina, potrebbe portare le scorte mondiali oltre i 278 Mio Ton, confermando un contesto di ampia disponibilità.

TESEO.Clal.it – Mais: Produzioni Mondiali annuali

Soia brasiliana e filiere italiane: cosa sapere
9 Gennaio 2026

Di: Elisa Donegatti

Il possibile abbandono del Soy Moratorium da parte delle principali multinazionali del commercio di Soia brasiliana sta attirando l’attenzione del settore agricolo mondiale, e potrebbe avere effetti concreti anche in Italia. Il Soy Moratorium, attivo dal 2006, vietava l’acquisto di Soia proveniente da terreni amazzonici deforestati dopo il 2008, rappresentando per quasi vent’anni una “linea rossa” contro la deforestazione e garantendo tracciabilità e sicurezza ambientale soprattutto per i mercati europei. Oggi le grandi aziende del settore – tra cui ADM, Bunge, Cargill e Louis Dreyfus – stanno valutando o hanno annunciato l’uscita dall’accordo, principalmente a seguito di una nuova legge fiscale nello Stato brasiliano di Mato Grosso, che dal 2026 elimina benefici e agevolazioni per le aziende che restano nel Moratorium.

Il Brasile resta il principale produttore mondiale di Soia, con un raccolto stimato di oltre 170 milioni di tonnellate nell’annata 2025/26 ed esportazioni previste a livelli record di circa 110 milioni di tonnellate, di cui circa l’80% è destinato alla Cina. A livello globale, la Cina rappresenta oltre il 60% del commercio mondiale di Soia, confermandosi il principale acquirente. Anche lEuropa dipende fortemente dal Brasile, oltre il 50% della Soia importata proviene dal paese sudamericano.

La decadenza del Moratorium rischia di frammentare il mercato globale, generando due filiere separate: una standard, destinata ai mercati meno regolati come la Cina, e una deforestation-free, destinata all’Europa, con tracciabilità e certificazioni ambientali obbligatorie.

Per l’Italia, paese con allevamenti di latte, carne bovina e suina fortemente dipendenti dalla Soia importata – pari a circa 1,7 Mio Ton nei primi nove mesi del 2025, per il 63% provenienti dal Brasile – diventa fondamentale gestire fornitori e contratti con attenzione, privilegiando Soia certificata e tracciabile, per proteggere filiere DOP, IGP e produzioni di qualità, garantendo continuità produttiva e tutela della reputazione dei prodotti.

A livello geopolitico, il Brasile continuerà a privilegiare la Cina per le grandi forniture di Soia senza vincoli ambientali specifici, mentre l’Europa, attraverso il regolamento EUDR, richiederà sempre più prodotti tracciati e sostenibili, favorendo una separazione crescente delle filiere.

Gli Stati Uniti potrebbero rafforzare la loro posizione come fornitori alternativi per l’Europa grazie a una produzione abbondante e tracciabile; va però ricordato che gran parte della Soia statunitense è OGM, ammessa dall’UE per l’alimentazione animale ma non compatibile con filiere biologiche o con produzioni certificate “OGM free”.

TESEO.Clal.it – Brasile: Export mensile di Soia

Si risvegliano le quotazioni della Soia in USA
7 Novembre 2025

Di: Elisa Donegatti

Nelle ultime settimane il mercato della soia ha mostrato segnali di ripresa. Nell’ultima settimana di ottobre negli Stati Uniti il prezzo ha raggiunto i 332,5 €/ton, dopo un periodo caratterizzato da quotazioni deboli. La Cina ha segnalato la ripresa degli acquisti di prodotto statunitense e, allo stesso tempo, negli Stati Uniti cresce l’impiego di olio di Soia per la produzione di biodiesel avanzato. Le previsioni per la campagna 2025/26 indicano una crescita dei consumi mondiali di olio di Soia del +4,2%, mentre negli Stati Uniti l’aumento atteso è ancora più marcato, pari a +10,4%.

Se questa tendenza dovesse proseguire, il mercato potrebbe rendere la Soia più interessante nelle scelte di semina. Tuttavia, le prime indicazioni USDA disponibili segnalano una possibile riduzione delle superfici a Soia del -6,7% nella prossima campagna negli Stati Uniti, a favore del mais e di altre colture. 

Le decisioni degli agricoltori dipendono infatti non solo dalle quotazioni, ma anche dal rapporto tra i prezzi delle due colture, dai costi dei fattori produttivi e dalle rotazioni agronomiche: l’equilibrio tra Mais e Soia resta quindi ancora in fase di definizione.

Applicare lo stesso ragionamento in Europa e in Italia risulta più complesso. Le rese della Soia sono più variabili rispetto al Midwest statunitense, soprattutto a causa dello stress idrico estivo, e le aziende agricole dispongono spesso di superfici più ridotte e frammentate, che rendono meno flessibili le scelte colturali. Inoltre, pur essendo il principale Paese produttore in UE, l’Italia è autosufficiente solo per il 31% del proprio fabbisogno di Soia e dipende in modo significativo dalle forniture estere. Nel periodo gennaio-luglio 2025, le importazioni di semi di Soia sono diminuite del -3,6%, mentre le importazioni di farina di Soia sono aumentate del +31%, segnalando un ricorso crescente al prodotto trasformato estero per coprire la domanda della zootecnia.

In questo contesto, un accordo commerciale tra UE e Mercosur potrebbe aumentare la disponibilità di Soia e farina sudamericana sul mercato europeo, attenuando eventuali tensioni sui prezzi legate alla minore offerta statunitense. Per l’Italia, la priorità resta garantire continuità e competitività negli approvvigionamenti. 

Il rafforzamento delle filiere legate alla Soia nazionale, insieme all’uso di contratti diretti tra agricoltori e allevatori e alla valorizzazione della tracciabilità – cioè rendere chiara e garantita l’origine della Soia – possono contribuire a ridurre la dipendenza dall’estero e rendere più stabile il costo delle materie prime per l’alimentazione animale.

TESEO.Clal.it – Italia: Importazioni di Semi e Farina di Soia

Aggiornamento climatico: nuove sfide per l’agroalimentare
29 Settembre 2025

Di: Alberto Lancellotti

L’estate appena trascorsa ha nuovamente confermato quanto la variabilità climatica sia un fattore determinante per la produttività agricola mondiale.

Esplora la nuova dashboard “Bollettino Climatico”
sulla Home Page di TESEO >

In Europa si sono osservati andamenti contrastanti: Ungheria, Romania, Bulgaria e Turchia hanno registrato problematiche significative per le coltivazioni di Mais, Girasole e Soia, penalizzate da siccità e ondate di calore, con rese al di sotto della media storica. Al contrario, condizioni più favorevoli hanno sostenuto le colture nell’Europa centro-settentrionale, con prospettive positive in Germania, Polonia occidentale, Austria, Repubblica Ceca e nei Paesi nordici.

In Francia la situazione è eterogenea: cali produttivi nelle zone occidentali colpite dal caldo e rese migliori nelle aree orientali. Nel Mediterraneo, in particolare in Spagna e Portogallo, irrigazione e precipitazioni favorevoli hanno consentito rendimenti vicini o superiori alla media quinquennale, mentre la Grecia continua a soffrire una carenza idrica strutturale che penalizza le rese agricole.

L’Italia ha registrato condizioni relativamente favorevoli: con un’estate priva di criticità estreme, le piogge di fine stagione hanno sostenuto Mais e Soia al Nord, migliorando le prospettive sui raccolti, mentre il Girasole al Centro mostra rese stabili. Positivo anche l’andamento del Riso, con superfici coltivate in aumento e miglioramenti delle rese.

In Nord America si sono registrate diverse criticità: le aree occidentali degli USA hanno sofferto siccità persistente, che non ha però interessato in pieno le principali zone di produzione agricola. Tuttavia, nelle ultime settimane, lo stress idrico si è spostato verso il Midwest, coinvolgendo parzialmente alcuni stati del CornBelt come Illinois, Indiana e Missouri.
In Canada invece, oltre il 70% del territorio è stato classificato come “eccezionalmente secco”, con condizioni critiche soprattutto nelle regioni atlantiche del paese.

In Sud America il clima si è rivelato complessivamente più favorevole rispetto agli ultimi anni, sostenendo la produzione agro-alimentare. Non sono però mancate anomalie: nel nord dell’Argentina le piogge eccessive hanno causato allagamenti, mentre nel sud-est del Brasile la scarsità di precipitazioni sta aumentando il rischio di siccità, con possibili effetti negativi su Mais e Soia, colture chiave per l’area.

In Oceania, le piogge su diverse regioni dell’Australia hanno favorito le colture invernali, dopo stagioni segnate da stress idrico e rese limitate. Anche la Nuova Zelanda beneficia di condizioni favorevoli, con buona disponibilità di foraggi all’inizio della primavera.

L’andamento del 2025 mette in luce ancora una volta il ruolo centrale del clima nel determinare le rese agricole globali. Diventa quindi sempre più urgente puntare su strumenti e strategie che rafforzino la resilienza del settore e ne riducano la vulnerabilità a tali fattori.

Minitora lo stato globale delle coltivazioni
e gli eventi climatici sulla Home Page di TESEO >

TESEO.clal.it – Bollettino Climatico

Il Canada rafforza l’export verso i Paesi UE di cereali e semi oleosi
8 Agosto 2025

Di: Elisa Donegatti

Nel primo semestre 2025, il Canada ha aumentato in modo significativo le esportazioni di Frumento, Mais, Colza e Soia verso l’Europa. Questi scambi trovano spazio nel contesto dell’’accordo CETA, che ha rimosso i dazi e semplificato le pratiche doganali, riducendo tempi e costi di consegna.

Export Canada
Frumento Duro Verso Italia+68% Gen – Giu 2025

Le esportazioni di Frumento canadese sono cresciute del 20,4%, mentre raddoppia la quota destinata all’UE (+100,7%). In Italia, gli acquisti di Frumento Tenero sono aumentati del 40,9%, quelli del Frumento Duro hanno registrato un +68,8%, oltre 309.000 tonnellate importate, confermando il Paese come primo acquirente europeo. Questi dati evidenziano come il Canada sia diventato un fornitore strategico per il mercato europeo, influenzando significativamente la dinamica dei prezzi. A Giugno, il prezzo FOB (Free On Board) all’export canadese di Frumento Duro verso l’Italia è stato di 189 €/ton, ai quali vanno aggiunti i costi di trasporto e assicurazione che ammontano mediamente al 37% circa, mentre le quotazioni italiane oscillavano tra i 266 e i 310 €/ton (dati delle Camere di Commercio di Bologna e Foggia). 

In un mercato sempre più aperto e competitivo, i produttori italiani di Frumento Duro sono chiamati a rafforzare la qualità e la stabilità dell’offerta, per mantenere un ruolo centrale nella filiera e valorizzare al meglio il prodotto nazionale di fronte alla concorrenza estera.

L’export di Mais canadese ha registrato un +85%: dopo due anni, l’Italia è tornata ad importare oltre 106.000 tonnellate, utili soprattutto per la zootecnia. Le esportazioni di Colza sono aumentate del 22,7%, con l’Europa che ha aumentato fortemente le quantità importate, sostenute dalla domanda di biocarburanti. Le esportazioni di Soia sono cresciute del 21,4%, nonostante il calo della domanda cinese; l’UE ha aumentato gli acquisti del 20%.

Canada, partner strategico per l’Europa

Negli ultimi anni, il Canada ha rafforzato il proprio posizionamento sul mercato europeo nel comparto cerealicolo e oleaginoso, approfittando di condizioni favorevoli per diversificare le esportazioni, ridurre la dipendenza dalla Cina e contribuire a ridefinire gli equilibri commerciali a livello globale. Questo aumento delle esportazioni ha contribuito a stabilizzare i prezzi in Europa, mitigando le incertezze produttive interne e la crescente pressione della domanda. La capacità del Canada di garantire forniture affidabili e tempestive è stata ulteriormente rafforzata attraverso la semplificazione delle procedure doganali e la riduzione dei costi burocratici.

Per il mercato italiano, monitorare l’evoluzione degli scambi con il Canada sarà essenziale per adattare le strategie di approvvigionamento, valorizzare la produzione nazionale e prevenire squilibri nella filiera.

TESEO.Clal.it – Canada: Export di Frumento Duro

Mais Bio: il prezzo aumenta in un settore sotto pressione + Commento di Davide Pinton
1 Agosto 2025

Davide Pinton
Schio (VI)

Di: Elisa Donegatti

Negli ultimi anni, il mercato del Mais Biologico da granella per uso zootecnico ha registrato forti oscillazioni, ben evidenziate dal grafico che visualizza i prezzi della Camera di Commercio di Bologna.  Dopo una fase di avvicinamento tra i prezzi del convenzionale e del biologico nel 2023, il differenziale è tornato ad aumentare: nel mese di Luglio 2025 il Mais biologico è a 368 €/ton, mentre il convenzionale si attesta intorno ai 265 €/ton, con un divario di oltre 100 €/ton, pari ad un rincaro di circa il 40%.

Una delle cause principali è la contrazione delle superfici coltivate a Mais biologico, diminuita del 34% nel 2023. 

Le rese inferiori – fino al -40% rispetto al convenzionale – non sono compensate da minori costi. Lavorazione, irrigazione e manodopera pesano in ugual misura su entrambe le tecniche colturali. Nel convenzionale è possibile migliorare la produttività con input chimici e varietà selezionate, strumenti non disponibili nel biologico. Inoltre, il controllo delle infestanti nel bio risulta più oneroso e meno efficace, incidendo ulteriormente sulla redditività.

L’Italia è il terzo produttore europeo di Mais biologico, dopo Francia e Romania, ma la nostra produzione è in calo, a differenza degli altri due Paesi dove si registra maggiore stabilità o crescita. Parte del fabbisogno nazionale viene coperto da importazioni, in particolare dall’Ucraina, sottoposte comunque a sistemi di certificazione e tracciabilità più rigorosi rispetto al convenzionale.

Il sistema del Mais biologico appare oggi sotto pressione: da un lato le difficoltà produttive, dall’altro la concorrenza estera e la volatilità delle quotazioni. Per chi opera nella filiera, resta fondamentale valutare ogni scelta colturale in funzione della sostenibilità economica e delle evoluzioni del contesto internazionale.

TESEO.clal.it – Granoturco: prezzi convenzionale e biologico

Il commento dell’Allevatore

Davide Pinton
Allevatore Latte e Carne Biologici

L’aumento del divario di prezzo tra mais biologico e convenzionale, la vedo una conseguenza comprensibile, per via delle maggiori difficoltà e delle rese inferiori che affrontiamo nella produzione.

Fortunatamente, questo aumento del costo del mais non mi spaventa personalmente in modo preoccupante in questo momento storico. Essendo soci della Cooperativa Latterie Vicentine, si riesce a valorizzare bene il latte biologico sia attraverso il latte alimentare, sia con prodotti a denominazione protetta come Grana Padano e Asiago. Questo ci permette di avere ancora una certa marginalità. 

Sono convinto che il vero problema sia per chi non ha le stesse opportunità di valorizzazione tramite le DOP.

In conclusione, la mia speranza è che i prezzi del mais biologico e delle altre materie prime Bio, rimangano a livelli stabili, senza troppi scossoni verso l’alto, (per ora mi sembrano ancora livelli accettabili) a patto che anche il prezzo del latte biologico alla stalla segua lo stesso andamento. 

Questo significherebbe che il prodotto finale ha trovato il suo posizionamento stabile sul mercato dato dall’apprezzamento dei consumatori. 

Mais: produzioni previste in aumento, ma La Niña porta incertezza
15 Luglio 2025

Di: Elisa Donegatti

Nell’aggiornamento di Luglio il Ministero dell’Agricoltura USA ha stimato la produzione statunitense di Mais 2025/26 a circa 400 milioni di tonnellate, con rese record (11,2 ton/ha) ma superfici leggermente in calo. Scorte finali USA ridotte a circa 42 milioni di tonnellate ed export in lieve flessione, mentre la domanda resta forte.

A livello globale, la produzione 2025/26 è attesa in aumento di circa il +3,1%, sostenuta da USA, Argentina (seppur con rischio di siccità) ed UE. Le scorte mondiali restano in calo (circa 272 mln ton, minimi in 12 anni), segnalando un mercato più teso.

Il fattore climatico sarà decisivo ad Agosto, mese critico per le rese nelle principali aree produttrici del Midwest USA: caldo o siccità potrebbero ridurre la produzione di 0,25 – 0,5 ton/ha. Anche se Giugno è stato favorevole, con condizioni del Mais generalmente buone, la possibilità del fenomeno La Niña aumenta l’incertezza: si potrebbero infatti verificare condizioni anomale di siccità negli USA e piovosità in Sud America

In Europa, la produzione di Mais 2025 è stimata in crescita (+8%) grazie a rese migliori, ma con superfici in calo (-1.3%). L’UE rimane strutturalmente deficitaria: nei primi mesi dell’anno le importazioni sono salite (+13%), anche se ad Aprile si è visto un rallentamento. In Italia, nel mese di Luglio i prezzi rilevati dalla CCIAA di Bologna sono tra 245 e 256 €/ton: valori sostenuti, ma sotto pressione. 

Per i prezzi del Mais ci si potrebbe attendere una fase ribassista in autunno per effetto della maggiore offerta da USA e UE. La volatilità rimane alta, contribuendo a comprimere i margini in zootecnia a causa dell’aumento dei costi di alimentazione dei capi.

TESEO.Clal.it – Mais: Stock Finali

Cina: strategie divergenti per Mais e Soia e gli effetti sui mercati globali
1 Luglio 2025

Di: Elisa Donegatti

Le importazioni verso la Cina di Mais e quelle di Soia stanno seguendo traiettorie opposte, con implicazioni rilevanti per i flussi e i prezzi globali. 

Nei primi cinque mesi del 2025, le importazioni cinesi di Mais sono crollate del 94% rispetto allo stesso periodo del 2024, scendendo sotto le 630.000 tonnellate. La Cina sta puntando all’autosufficienza, attingendo alle ingenti scorte interne (stimati 181 milioni di ton per la campagna 2025-26) e sostenendo la produzione domestica.  Questo ha portato ad una diminuzione dei prezzi medi all’importazione: dai picchi di oltre 420 $/ton tra fine 2022 e inizio 2023, si è scesi attorno a 258 $/ton, mentre la domanda cinese di Mais estero rimane debole. Le importazioni dagli Stati Uniti si sono ridotte drasticamente, mentre gli acquisti sono stati spostati (in piccola parte) verso fornitori alternativi come Brasile e Ucraina

Per i maiscoltori italiani, questo scenario può tradursi in pressioni ribassiste sui mercati internazionali, in un contesto già critico per i margini, dato che i costi produttivi sono alti.

Situazione opposta per la Soia: solo a Maggio 2025 le importazioni verso la Cina sono aumentate del 36% su base annua. Pechino sta rafforzando i legami con il Brasile, che grazie a logistica dedicata e continuità di fornitura ha quasi monopolizzato le esportazioni verso il mercato cinese, sostituendosi agli Stati Uniti anche nei periodi dell’anno dove generalmente l’offerta Brasiliana era inferiore per stagionalità. L’aumento delle importazioni è avvenuto a fronte di un calo del prezzo medio:  dai 700 $/ton di metà 2022 si è infatti passati a circa 439 $/ton nel 2025, rendendo l’approvvigionamento economicamente più sostenibile. 

Per le filiere allevatoriali italiane, questo si può tradurre in costi di approvvigionamento più bassi per le Imprese mangimistiche, ma anche nella necessità di confrontarsi con fornitori esteri sempre più competitivi e organizzati, in particolare dal Sud America.

La Cina sta quindi perseguendo due obiettivi distinti: autosufficienza nel Mais da un lato, approvvigionamento di Soia dal Sud America a prezzi moderati dall’altro. Una strategia che condiziona le rotte globali e che i produttori italiani dovrebbero considerare con attenzione nelle prossime scelte agronomiche e commerciali.

TESEO.Clal.it – Cina: Importazioni mensili di Soia

Mais e Soia USA: una dinamica favorevole per gli Operatori Europei
13 Giugno 2025

Di: Elisa Donegatti

I prezzi all’origine del Mais e della Soia negli Stati Uniti, pubblicati da USDA, ed aggiornati al 11 Giugno 2025, evidenziano una dinamica favorevole per gli Operatori europei. I prezzi, espressi in dollari per tonnellata, risultano oggi inferiori rispetto ai livelli di un anno fa. Inoltre, grazie al rafforzamento dell’euro rispetto al dollaro, il costo finale in valuta europea è oggi più contenuto.

Il prezzo medio del Mais si attesta a 168,9 $/ton, che, al tasso di cambio corrente di 1 EUR = 1,143 USD, corrisponde a 147,8 €/ton. Il prezzo medio della Soia è pari a 376,6 $/ton, equivalenti a 329,5 €/ton

L’euro si è rafforzato nei confronti del dollaro, con il cambio passato da 1,076 a 1,143 USD per 1 euro nell’arco di un anno. Questo ha reso gli acquisti in euro meno onerosi. Inoltre la riduzione dei prezzi all’origine in dollari ha contribuito a contenere i costi, determinando un calo complessivo del prezzo in euro.

Dopo i picchi registrati nel 2022, in seguito alla crisi energetica e ai conflitti geopolitici, i prezzi di Mais e Soia hanno mostrato un trend discendente, con lievi rimbalzi stagionali, ma con una tendenza generale alla stabilizzazione. Il tasso di cambio EUR/USD, che aveva toccato minimi intorno a 1,02 nella seconda metà del 2022, ha mostrato un progressivo rafforzamento della valuta europea nel biennio successivo.

In un mercato instabile, l’equilibrio tra quotazioni internazionali e tasso di cambio resta centrale per gli operatori europei. Il costo delle materie prime dipende da entrambi i fattori: monitorarli insieme è essenziale per ottimizzare le strategie di approvvigionamento.

TESEO.clal.it – Cambio Euro-Dollaro per Mais e Soia