Cambiamento climatico: il doppio impegno degli Allevatori
15 Aprile 2025

Al di là della narrativa rappresentata dai ghiacci che si sciolgono o dai violenti fenomeni meteorologici, il cambiamento climatico è un fatto sempre più evidente anche nella vita quotidiana dell’Allevatore. Metano, ossido di azoto ed anidride carbonica, sono prodotti nelle varie fasi del ciclo lattiero e contribuiscono tutti al riscaldamento globale. A preoccupare è soprattutto l’anidride carbonica, gas che ha un effetto relativamente debole sul riscaldamento ma che permane per centinaia di migliaia di anni. È però difficile accettare che l’attività produttiva di un’azienda da latte, così connessa con le risorse naturali che la circondano, sia anche problematica per l’ambiente.

Innovazione e politiche agricole: serve un’azione collettiva

La scienza afferma che, sebbene una attività meno intensiva sia in genere migliore per il benessere animale ed anche per gli ecosistemi locali, la sua impronta di carbonio per litro di latte è quasi sempre maggiore rispetto all’allevamento intensivo. Questo perché le emissioni di metano ed ossido d’azoto per vacca sono indipendenti da quanto latte produce. Pertanto, se una vacca produce più latte, le emissioni per litro diminuiscono. Anche riducendo la mortalità dei vitelli e l’incidenza delle malattie si riducono le emissioni di metano ed altri gas per litro di latte prodotto. In generale poi un allevamento intensivo sarà tanto più sostenibile quanto sarà associato a pratiche agricole conservative.

Le scelte aziendali verso l’innovazione, così come l’introduzione di nuove tecnologie per contenere le emissioni nell’allevamento, debbono essere parte di una azione collettiva di tutta la società e dunque non possono prescindere dalla pianificazione strategica delle politiche agricole a livello ampio, nazionale e sovranazionale.

Il ruolo centrale dell’Allevatore

Dunque, al di là degli stereotipi trasmessi dai mass media, il problema è reale ed ognuno deve sentirsi responsabile per un’evoluzione sostenibile delle pratiche produttive. La variazione nella quantità di gas effetto serra (GHG) in parte è un fatto naturale, ma viene senz’altro accelerata dalle attività umane. In questo, gli agricoltori hanno una doppia responsabilità: contenere le emissioni e salvaguardare l’ambiente.

Le vacche sono il bene più prezioso dell’allevatore. Se stanno bene, starà bene anche lui.

Fonte: BBC

Export record per i Salumi italiani e nuove opportunità oltre a Usa
14 Aprile 2025

Di: Marika De Vincenzi

Export record di Salumi per l’Italia nel 2024 con 226.000 tonnellate, il 13,2% in più sul 2023. È l’incoronazione del Made in Italy, in grado di affermarsi anche nei mercati più competitivi.
Francia, Germania, Stati Uniti e Regno Unito sono i principali acquirenti, ma il panorama globale offre altri mercati da esplorare, soprattutto in un contesto internazionale in continua evoluzione.

Gli Stati Uniti si confermano il terzo mercato per i salumi italiani, con 20.300 tonnellate importate nel 2024 (+19,7% tendenziale). Tra i prodotti più apprezzati dai consumatori americani i Prosciutti Stagionati e Speck (12.600 tonnellate, +5,6% tendenziale), Salsicce e Salami (4.600 tonnellate, +89%), Prosciutto Cotto (1.100 tonnellate, +17,3%). Resta l’incognita dazi: annunciati, confermati e ora sospesi per 90 giorni dalla Casa Bianca. Diplomazie al lavoro, poi si vedrà.

Il mercato dei salumi italiani cresce praticamente ovunque. Nella categoria dei Prosciutti stagionati, speck e culatelli l’export in Europa tocca quota 48.864 tonnellate (+9,1% sul 2023), il Canada vola a 1.438 tonnellate (+34,8%). Disco verde anche per le performance di Salsicce e salami, con l’Europa a 34.500 tonnellate (+11,5%), il Regno Unito a 7.314 tonnellate (+11%). Destinazioni quali Regno Unito, Messico, Canada, Giappone, Hong Kong, Serbia e Corea del Sud – pur non essendo tra i principali acquirenti
dall’Italia – costituiscono opportunità strategiche da considerare.

Boom di Export anche per il Prosciutto Cotto con l’Europa che incrementa l’import dall’Italia del 19% a 25.900 tonnellate, il Regno Unito che sale a 2.000 tonnellate (+8,2%). Opportunità per i salumi Made in Italy potrebbero derivare dai mercati asiatici (Hong Kong, Giappone Corea del Sud), e del Nord America, con Messico e Canada che potrebbero unirsi ai risultati lusinghieri degli USA.

Il 2025 potrebbe quindi prolungare la striscia positiva dell’export italiani di salumi, grazie a un biglietto da visita che contempla qualità, flessibilità e reputazione fra i propri punti di forza. E con lo spettro dei dazi americani, investire in nuove rotte commerciali potrebbe garantire stabilità sul lungo periodo.

TESEO.clal.it – Esportazioni Italiane di Salumi
TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

L’importanza del monitoraggio dei flussi agroalimentari
14 Aprile 2025

Di: Mirco De Vincenzi

Il rapporto è di 1 a 2. Anzi, ad essere precisi 1 a 2,05: nei primi mesi del 2025 con 1 chilogrammo di latte è oggi possibile acquistare 2,05 chilogrammi di alimentazione.

I prezzi contenuti di Mais e Soia, uniti alla tendenza positiva del prezzo del latte alla stalla, hanno reso l’alimentazione animale meno costosa rispetto al passato. In questo inizio d’anno le esportazioni dei principali Paesi produttori mondiali di cereali e semi oleosi evidenziano dati in crescita: gli Stati Uniti nei primi 2 mesi del 2025 hanno esportato oltre 12 milioni di tonnellate di Mais (+26% rispetto allo stesso periodo del 2024), con l’Unione Europea — in particolare la Spagna — in forte crescita tra i Paesi acquirenti.

A Marzo sono aumentate anche le esportazioni di Soia del Brasile (14,6 milioni di tonnellate, +16,5%), con un nuovo picco nelle quantità destinate alla Cina, che ha assorbito il 76% delle spedizioni mensili.

In questa fase di stallo sui dazi imposti dall’amministrazione americana, sarà fondamentale monitorare i flussi di import/export dei prodotti agroalimentari, che potrebbero approfittare del contesto per raggiungere più rapidamente i mercati di destinazione.

TESEO.clal.it – Il grafico rappresenta quanti kg di Alimento Simulato possono essere acquistati con il ricavo ottenuto dalla vendita di 1kg di latte. L’Alimento Simulato è un modello teorico di alimento che prevede esclusivamente l’impiego di mais e farina di estrazione di soia 44 (‘nazionale’); è stato assunto a modello in quanto i due ingredienti che lo compongono sono driver del prezzo di tutte le materie prime disponibili sul mercato.

Meno Grano Tenero da USA e Russia, c’è spazio per l’UE
11 Aprile 2025

Di: Ester Venturelli ed Elisa Donegatti

La produzione di grano mondiale nella stagione corrente ha raggiunto il livello record di 796.85 milioni di tonnellate. Per la prossima stagione, (2025-26) che inizia a giugno, le prospettive non sono altrettanto rosee.

Le stime sulle semine di grano negli USA per il 2025 indicano un calo del 2% rispetto al 2024: il grano tenero invernale registra una diminuzione dell’1% mentre gli ettari destinati al grano primaverile dovrebbero diminuire del 4% per un totale di 18,35 milioni di ettari. La situazione è complicata dal persistente clima secco che ha colpito alcune zone chiave per la produzione, in particolare Kansas e Oklahoma. Da un sondaggio dell’USDA di inizio aprile è emerso che al momento solo il 48% delle coltivazioni di grano tenero negli Stati Uniti è in buone condizioni, mentre il 21% è in cattive condizioni

Anche in Russia il clima non è clemente e ha portato tempeste di neve e gelate nel paese. Inoltre, questa settimana la terza regione per la produzione di grano tenero è stata colpita da grandinate che hanno danneggiato le colture. Si prospettano, quindi, diminuzioni per la prossima produzione di grano russo. Questo si verifica dopo un’annata (2024-25) già in calo rispetto a quella precedente (-10,8%).

Le preoccupazioni metereologiche e le stime di un calo degli ettari stanno già esercitando spinte rialziste sui prezzi del grano a livello mondiale.

Da questa situazione potrebbe trarre vantaggio l’Unione Europea che, al contrario, prevede un aumento della produzione per il 2025, arrivando a 124,3 milioni di tonnellate (+9%, fonte: cocereal). Saranno, poi, da valutare l’effetto dei dazi, al momento sospesi, e del cambio €/$ che sta registrando un rafforzamento dell’Euro, riducendo la competitività delle esportazioni europee.

Primavera in arrivo, e il mercato della Carne Bovina risponde
2 Aprile 2025

Di: Marika De Vincenzi

Forse non ci saranno più le mezze stagioni, ma non vale per tutto. Anche nel 2025 le quotazioni del quarto anteriore per scottona e vitellone non sfuggono alla stagionalità e al calendario, che solitamente vedono una diminuzione dei listini nel periodo compreso da Aprile a Settembre.

Dalla fine di Marzo, con l’arrivo della primavera, fino alla fine di Settembre, il prezzo del quarto anteriore – dal quale proviene la carne bovina destinata a piatti tipicamente invernali come bolliti, brasati, spezzatini – tira il freno e diminuisce. Tutto nella norma, secondo gli operatori del settore.

Allo stesso tempo, i prezzi del quarto posteriore, i cui tagli sono impiegati per grigliate, arrosti e una cucina più “estiva”, segnano un aumento. Questa, solitamente, la tendenza e una carenza di animali dovrebbe in Italia mantenere le quotazioni su un livello elevato.

Una variabile che potrebbe influire sulle dinamiche di Borsa merci riguarda l’andamento dei consumi.
Nel mese di Febbraio i dati evidenziano una lieve flessione dei consumi di carne bovina fresca (-0,5%), che tuttavia potrebbe non rappresentare un allarme, tenuto conto che il confronto tendenziale avviene su Febbraio 2024, che è stato bisestile, con un giorno in più a Febbraio, appunto.
I primi due mesi del 2025, infatti, segnano vendite in crescita dell’1,9% della carne bovina rispetto a Gennaio-Febbraio 2024, con un rimbalzo interessante per la vendita di prodotto a peso imposto (+7,7%). Avanzano anche i prezzi medi alla vendita finale: +4,9% nel primo bimestre dell’anno, percentuale che sale al 5,7 se si considera il solo mese di Febbraio 2025.

TESEO.clal.it – Prezzi delle Carni Bovine


Contrastare lo spreco alimentare lungo la Filiera
1 Aprile 2025

Unione Europea131kg spreco di cibo per abitante nel 2021

Il cosiddetto spreco alimentare è un problema che riguarda tutta la filiera: produzione primaria, trasformazione, distribuzione, ristorazione, consumi domestici. Solo nell’Unione Europea (dati 2021) si calcola che siano andate sprecate circa 60 milioni di tonnellate di cibo, pari a 131 kg per abitante. Oltre la metà di tale spreco, 70 kg, è avvenuto a livello domestico, 28 kg durante le fasi di trasformazione, 12 kg nella ristorazione, 9 kg nella distribuzione ed 11 kg nella produzione agricola. Oltre al valore, stimato in 132 miliardi di euro, lo spreco alimentare contribuisce significativamente alle emissioni di CO2, calcolate in 254 milioni di tonnellate ed all’uso di 342 milioni di metri cubi d’acqua, gli sprechi energetici e delle altre risorse naturali. Bisogna poi considerare i costi per la raccolta e lo smaltimento del cibo scartato, che comporta, sempre in un anno, un costo di oltre 9 milioni di euro. Nel contempo, sempre nella UE, 37 milioni di persone non hanno cibo a sufficienza.

A livello mondiale il problema diventa enorme:  secondo il rapporto Waste Watcher 2024, ogni anno vengono sprecate oltre un miliardo di tonnellate di cibo, mentre circa 773 milioni di persone soffrono la fame.

Dimezzare lo spreco alimentare entro il 2030: l’obiettivo ONU

Per contrastare questa situazione abnorme ed insostenibile le Nazioni Unite, nel contesto degli obiettivi di sviluppo sostenibile, hanno stabilito di raggiungere entro il 2030 il dimezzamento dello spreco alimentare. Con tale impegno, il Parlamento Europeo ha proposto di innalzare al 20% l’obbligo di ridurre gli scarti nella trasformazione alimentare rispetto alla media del biennio 2020-22, prendendo a riferimento una metodologia comune per determinare lo spreco di cibo. Altre misure riguardano la revisione degli standard di mercato per frutta e verdura in modo da permettere agli agricoltori di vendere direttamente prodotti ortofrutticoli con caratteristiche non conformi alle norme di commercializzazione ma ritenuti idonei al consumo dalle comunità locali. Tali prodotti potranno anche essere destinati alla trasformazione industriale.

Inoltre, sempre se le condizioni sanitarie sono garantite,  sarà possibile vendere anche quei prodotti che sono stati colpiti da disastri naturali od ottenuti in circostanze eccezionali.  Verranno poi semplificate le norme relative agli alimenti oggetto di donazioni alimentari.

La lotta contro lo spreco alimentare richiede un impegno collettivo e l’adozione di pratiche sostenibili a tutti i livelli della filiera alimentare. Solo attraverso una collaborazione efficace tra aziende, enti non-profit e cittadini possiamo ridurre significativamente questo problema e contribuire ad un futuro più sostenibile.

Fonte: EUR-Lex

Custodire la Biodiversità
19 Marzo 2025

Ci sono dei temi che sovrastano la sete di potere e di dominio. Uno di questi è il mantenimento della sicurezza alimentare, che comporta un prerequisito: la salvaguardia della biodiversità.

La Biodiversità è essenziale per la Sicurezza alimentare del futuro

Esiste un problema sulla terra che tocca tutti e verso il quale nessuno può dirsi al riparo: la diversità delle specie vegetali, e di conseguenza delle sementi impiegate nelle coltivazioni, sta scomparendo ad un ritmo accelerato, il che sta minando la resilienza dei sistemi alimentari. La ragione di questa allarmante dinamica risiede nei cambiamenti ambientali, tecnologici e sociali sempre più rapidi, tra cui gli eventi climatici estremi, i cambiamenti nelle pratiche agricole, la comparsa e la diffusione di nuovi parassiti e malattie. A tutto questo vanno aggiunti i conflitti che stanno avvenendo in molti luoghi del mondo.

Secondo il rapporto della FAO “State of the World’s Biodiversity for Food and Agriculture”, delle 20.000 piante commestibili e delle 6.000 che storicamente sono state utilizzate come fonte di cibo, meno di 200 vengono oggi coltivate e solo nove rappresentano i due terzi della produzione alimentare mondiale.

Per custodire il patrimonio della biodiversità, all’inizio del ‘900 con Vavilov sono sorte le banche del germoplasma. Lo scienziato russo aveva ipotizzato che la coltivazione delle piante avesse avuto origine nelle aree geografiche di maggiore concentrazione delle diversità genetiche. Di conseguenza viaggiò in tutte le parti del mondo per collezionare piante e semi onde aumentare la produzione agricola attraverso le leve della diversità e del miglioramento genetico.  Il suo lavoro permise di studiare l’interferenza dell’ambiente con l’adattamento delle specie botaniche, cioè il rapporto fra genoma e fenotipo, nel meccanismo di trasmissione ereditaria dei caratteri.

Il Global Seed Vault nelle isole Svalbard protegge 1,3 milioni di semi da tutto il mondo

Per garantire la conservazione del patrimonio mondiale di germoplasma, fondamentale per la vita futura, nelle remote isole Svalbard norvegesi, prossime al Polo nord, è stato realizzato il Global seed vault, un deposito che raccoglie i duplicati di semi conservati nelle diverse banche del germoplasma. Vi sono depositati 1,3 milioni di semi provenienti da 123 banche dei semi di 85 Paesi. Gli obiettivi di questa banca mondiale sono diversi: tutelarsi da perdite accidentali di semi, assicurarsi che il proprio patrimonio agricolo sia preservato dalle minacce del cambiamento climatico e dei conflitti, garantire la persistenza delle 21 colture più importanti della terra, quali riso, mais, frumento, patate, mele, manioca, noce di cocco, avere la disponibilità di materiale indispensabile  per il miglioramento genetico.

É un’opera che vede la collaborazione del governo norvegese con istituzioni internazionali, centri di ricerca fondazioni private e che rappresenta la “polizza assicurativa” per l’approvvigionamento alimentare mondiale.

Ci sono beni di rilevanza planetaria che vanno ben oltre gli interessi di potere di dominio perché rappresentano il patrimonio comune dell’umanità da preservare e trasmettere alle generazioni future.

Fonte: Crop Trust

TESEO.clal.it – Mondo: Aree destinate alla coltivazione di Cereali

I dazi USA verso la Cina: un’opportunità per l’Europa?
10 Marzo 2025

Di: Marika De Vincenzi

Con l’intensificarsi dei dazi imposti dagli Stati Uniti sulla Cina, potrebbe aprirsi un varco per incrementare le esportazioni europee di Carne Suina e Bovina? In un clima di incertezza globale, l’ipotesi non è da escludere a priori.

Sebbene i principali fornitori, come il Brasile, continuino a giocare un ruolo significativo nel soddisfare la domanda cinese, anche grazie a una competitività sul piano dei prezzi, l’Unione Europea potrebbe beneficiare di un vantaggio competitivo legato alla qualità superiore e agli elevati standard di sicurezza alimentare dei suoi prodotti. Un aspetto per nulla trascurabile, anzi.

In un mercato sempre più attento agli aspetti legati alla salute e alla sicurezza alimentare, la carne europea potrebbe risultare preferita per le sue certificazioni e il rigoroso controllo delle normative sanitarie. Inoltre, gli accordi commerciali tra l’UE e la Cina potrebbero ulteriormente facilitare l’accesso al mercato cinese, incentivando una crescita delle esportazioni.

In questo contesto geopolitico in evoluzione, l’Europa ha l’opportunità di capitalizzare i vantaggi legati alla reputazione e alla qualità dei suoi prodotti, guadagnando quota nel mercato della carne suina e bovina in Cina. A patto, però, che i piani di rilancio dell’economia che Xi Jinping si appresta a varare possano esprimere la loro efficacia, facendo ripartire il gigante cinese.

Dazi USA: quali equilibri a rischio per Mais e Soia?
7 Marzo 2025

Di: Elisa Donegatti

Il presidente Trump ha introdotto nuove tariffe sulle importazioni dalla Cina del 20%, mentre sono per ora sospesi fino al 2 Aprile i dazi inizialmente annunciati per Canada e Messico. L’obiettivo dichiarato dalla Casa Bianca è proteggere il mercato interno e ridurre il deficit commerciale. 

In risposta, la Cina ha imposto tariffe aggiuntive fino al 15% su diverse importazioni USA, tra cui Soia e Mais, e restrizioni sulle transazioni con alcune aziende americane. Una risposta che, secondo gli analisti politici, appare piuttosto “morbida” e aperta al dialogo, per scongiurare una escalation di guerra commerciale. Il Canada ha annunciato l’intenzione di imporre tariffe del 25%, mentre il Messico aveva dichiarato che avrebbe comunicato nei prossimi giorni le proprie misure di compensazione. Molto probabilmente si andrà avanti col dialogo, senza per ora alcuna guerra tariffaria. 

Il principale destinatario di Mais degli USA è il Messico, che nel 2024 ha visto un aumento delle importazioni del +24% (oltre 23 milioni di tonnellate). Il Canada, pur rimanendo dipendente dagli USA, ha ridotto l’acquisto di Mais (-20%), ma aumentato gli acquisti di un suo prodotto energetico derivato: l’Etanolo (+9%).

Nel 2024, la Cina ha ridotto del 50% le importazioni di Mais, puntando sull’autosufficienza agricola. In particolare, l’import verso la Cina di Mais dagli USA è calato di oltre il 70% (circa 1,4 milioni di tonnellate). 

Il principale destinatario di Soia statunitense è la Cina, che ha rappresentato nel 2024 il 52% dell’export (+2,5%); il Brasile resta comunque il principale fornitore della Cina con oltre 74 milioni di tonnellate. Il Messico, è il terzo importatore di Soia dagli USA (10%) e della Farina di Soia (18%), con crescite di volumi importati rispettivamente del 6,8% e del 23,9%. 

Le tariffe USA potrebbero rallentare l’export americano di Mais e Soia, costringendo a cercare nuovi mercati, come Sud-Est Asiatico, Africa e India, con il rischio per i farmer americani di dover ribassare i prezzi.

Quale impatto avrà questa situazione sui prezzi di Mais e Soia esportati in Europa? Che ripercussioni vi saranno in termini di flussi da e per l’Unione Europea? 

Inevitabilmente regna l’incertezza. I nuovi dazi potrebbero non influire in maniera drastica sulle quotazioni, ma è probabile che provochi un rimescolamento dei mercati internazionali.

TESEO.Clal.it – Export di Mais degli USA

Loietto e Mais Ceroso: foraggi essenziali per la zootecnia
4 Marzo 2025

Di: Ester Venturelli

Il Loietto (o Loiessa) è una delle graminacee più diffuse in Italia per la produzione di foraggio. È particolarmente apprezzato nell’allevamento delle vacche e degli ovini da latte perché  è un foraggio di alta qualità e molto appetibile per gli animali.

Il Loietto prevede la semina in autunno in terreni a medio impasto e 1 o 2 sfalci primaverili. Ci sono principalmente due tipologie di Loietto: diploide, con meno umidità nello stelo e quindi più adatto a fienagione o insilamento, e tetraploide, maggiori steli e superficie fogliare che, aumentando l’umidità, lo rendono più adatto alla foraggiata verde o insilamento con pre-essiccamento in campo.

Le produzioni di Loietto in Italia sono aumentate del 6% nel 2024 rispetto al 2020, grazie ad un aumento delle aree destinate alla coltivazione. Essendo una coltura che dà un foraggio di qualità ma con bassi livelli proteici ed energetici, spesso viene coltivato in miscugli con leguminose. 

Un foraggio ampiamente utilizzato per l’apporto di energia nella razione bovina è il Mais Ceroso. Per ottenere Mais Ceroso si seminano varietà da trinciato e pastone e si raccoglie la pianta intera in modo da ottenere un equilibrio tra amido e fibre tale per cui la sostanza secca risulti del 35%. Le problematiche legate alla produzione di Mais Ceroso sono, quindi, le classiche del Mais associate ai costi ed ai problemi di irrigazione. Negli ultimi anni, in Italia, le produzioni sono leggermente diminuite passando da 20.65 nel 2020 a 18.99 milioni di tonnellate nel 2024, a fronte di un calo dei terreni destinati.

Entrambi i prodotti sono per lo più prodotti dalle aziende zootecniche per l’autoconsumo, le poche quantità scambiate sul mercato tendono a seguire il prezzo del fieno di prato e dell’erba medica che negli ultimi mesi hanno avuto una tendenza in crescita causata dalla poca produzione di qualità ottenuta nella scorsa campagna.

TESEO.Clal.it – Produzioni e Rese di Loietto in Italia