Orzo: evoluzione e attese per la stagione in corso
24 Febbraio 2025

Di: Ester Venturelli

La produzione di Orzo a livello mondiale è in diminuzione, passando da 219 milioni di tonnellate nella stagione 2020-21 a 190 milioni di tonnellate nella stagione 2024-25, ed anche i volumi scambiati a livello internazionale dovrebbero diminuire.

L’Unione Europea è il primo produttore ed esportatore a livello mondiale di Orzo. Tra il 2019 e il 2023 la produzione UE è diminuita di più di 7 milioni di tonnellate, mentre nel 2024 è aumentata di circa 2,5 milioni di tonnellate (Fonte: Eurostat) raggiungendo circa 50 milioni di tonnellate. Le esportazioni UE di Orzo sono diminuite negli ultimi anni e tra Gennaio e Novembre 2024 si sono attestate a 6 milioni di tonnellate, con un prezzo medio di 190€/Ton in aumento negli ultimi mesi dell’anno.

L’Australia è il secondo esportatore di Orzo al mondo. Con un’autosufficienza del 198% ha anch’essa esportato circa 6 milioni di tonnellate di Orzo nel 2024. Le stime della produzione della stagione corrente indicano un incremento dell’8% circa, dovuto principalmente ad una espansione dei terreni, mentre l’export è diminuito del 22,9%. Le esportazioni Australiane di Orzo potrebbero diminuire ulteriormente dato che la Cina, principale acquirente, intende ridurre le importazioni favorendo il prodotto domestico.

Il prezzo dell’Orzo è particolarmente influenzato dall’andamento di Grano e Mais, di cui è un prodotto sostitutivo soprattutto in ambito di alimentazione zootecnica. Per i prossimi mesi il prezzo dell’Orzo potrebbe aumentare spinto verso l’alto sia dagli aumenti che stanno caratterizzando Grano e Mais ma anche dalle minori produzioni complessive mondiali. Tuttavia, l’aumento atteso per le produzioni in Australia ed UE nel 2025 e il rallentamento della domanda Cinese potrebbero limitare la tendenza rialzista.

TESEO.Clal.it: Produzioni, consumi e stock di Orzo a livello mondiale

Sorgo: alternativa interessante per Agricoltori ed Allevamenti
19 Febbraio 2025

Di: Ester Venturelli

Date le condizioni climatiche che rendono sempre più difficoltosa la coltivazione del Mais, molti agricoltori in Italia preferiscono produrre Sorgo. Infatti, nonostante una resa inferiore rispetto al Mais, 5,75 Ton/ettaro rispetto a 10.04 Ton/ettaro stimate nel 2024, il Sorgo presenta diversi vantaggi che lo rendono una coltura conveniente, dati i bassi costi di produzione.

Rispetto al Mais, il Sorgo ha un ridotto fabbisogno idrico e una buona resistenza alla siccità che lo rende particolarmente adatto a zone con scarsità di piogge e terreni difficili da irrigare. Il fabbisogno idrico rispetto al Mais è inferiore del 50% nelle varietà da granella e del 30% nelle varietà da insilato. Inoltre, non richiede molta concimazione e non rischia di sviluppare micotossine. Dal punto di vista nutrizionale, ha un contenuto minore di amido ma maggiore di proteine rispetto al Mais, a cui è comunque molto simile, e con opportuni aggiustamenti può sostituire quest’ultimo nella dieta dei bovini, ma anche dei suini e degli avicoli. 

TESEO.Clal.it – Produzioni e rese di Sorgo in Italia

A livello mondiale, i principali Paesi produttori di Sorgo sono USA, Nigeria e Brasile. Gli Stati Uniti sono anche i maggiori esportatori, seguiti da Australia e Argentina, mentre la Cina è l’acquirente per eccellenza con un import di più di 6 milioni di tonnellate stimate per la stagione corrente. L’Unione Europea è autosufficiente, mentre l’Italia ha visto ridurre la propria autosufficienza al 78,5% e si rifornisce principalmente da Ungheria e Ucraina.

Il mercato del Sorgo è, in volume e in valore, inferiore rispetto a quello del Mais, ed essendo le due commodities sostituibili, il prezzo del Sorgo segue l’andamento del prezzo del Mais. Infatti, nonostante le stime indichino maggiori produzioni di Sorgo nel 2024 rispetto al 2023 in Italia, in UE e a livello mondiale, i prezzi del Sorgo in Italia sono in aumento da alcuni mesi.

TESEO.Clal.it – Confronto dei prezzi del Sorgo, quotazioni di Bologna

Foraggi: la Cina acquista dall’UE
13 Febbraio 2025

Di: Ester Venturelli

Dopo lo scoppio del Covid, grazie alla convinzione che il consumo di latte rafforzasse il sistema immunitario, il settore lattiero-caseario cinese ha vissuto un periodo positivo, portando le aziende locali a investire ed espandere la produzione. Ciò ha aumentato la domanda di fieno e le importazioni, nonostante i prezzi più alti. Gli USA sono il principale fornitore di fieno per la Cina dal 2008, coprendo oltre l’80% delle importazioni, grazie alla produzione abbondante e ad una maggiore qualità rispetto al fieno prodotto localmente.

Tuttavia, il successivo rallentamento della domanda di latte ha ridotto i prezzi alla stalla, abbassando la redditività e diminuendo la richiesta di fieno. Nel 2023, le importazioni di fieno in Cina, soprattutto di Erba Medica, sono calate del 45% complessivamente, rispetto al 2022, con una riduzione del 35,9% nello specifico degli Stati Uniti. Nel 2024, la domanda è parzialmente risalita, con un aumento delle importazioni di foraggi del 23,7% rispetto al 2023, soprattutto dall’Australia e dall’UE, mentre le quantità acquistate dagli USA sono rimaste piuttosto stabili (+3,6%). L’Australia è il principale fornitore di erba d’avena, favorita dalla vicinanza e dall’assenza di tariffe all’export, mentre l’UE è il primo fornitore di erba medica (99%), con 19.523 tonnellate, in aumento del 36,21% nel 2024.

TESEO.Clal.It – Import di Foraggi da parte della Cina

In Italia le produzioni di Erba Medica sono cresciute nel 2024 rispetto al 2023, tuttavia i prezzi dei foraggi sono in aumento: il Fieno Maggengo è passato da 128€/ton ad ottobre 2024 a 177€/ton a Febbraio 2025, mentre l’Erba Medica Disidratata in Balloni da 245€/ton è arrivata a 302€/ton. Nonostante il miglioramento, le rese sono infatti rimaste a livelli inferiori rispetto alla media storica. 

Il limite alle rese è dovuto principalmente alle condizioni climatiche. Le regioni del Centro Sud sono state colpite da siccità in primavera ed estate con vasti danni alle produzioni di foraggio. Al Nord, dove si trovano le principali aree di produzione, si sono verificate condizioni opposte con ingenti piogge sia per tutta la primavera che nel periodo di raccolta, ritardando le operazioni in campo, se non addirittura impedendole, e intaccando la qualità del raccolto.

TESEO.Clal.it – Prezzi dei Foraggi in Italia

Suinicoltura in Evoluzione: come convertire le attuali tendenze in opportunità?
9 Febbraio 2025

Di: Marika De Vincenzi

È una fase complessa per il settore suinicolo. A contribuire all’incertezza è la
concomitanza di più fattori.

Innanzitutto, la diffusione della PSA: in quanto tempo si riuscirà a debellare? Si riapriranno i canali dell’export ad oggi bloccati? In caso contrario, quale sarà l’impatto sui listini, sugli allevamenti coinvolti e sulle zone di restrizione?

Le macellazioni in Italia stanno aumentando: +0,4% fra Gennaio e Novembre 2024, ma con una riduzione significativa dei suini destinati per le produzioni Dop e Igp: (da 7.398.020 a 7.024.167 capi), pari al -5%. Questo perché i costi di produzione sono aumentati e le prospettive potrebbero essere di una ulteriore crescita, trascinata dai costi della razione alimentare e dall’energia.

Parallelamente, la crisi delle famiglie e l’aumento dei prezzi al banco stanno scoraggiando i consumi di carne suina fresca (-1,3% rispetto al 2023), prosciutto crudo (–2,8%), salame (–3,4%) e mortadella (–2%).

Se il prezzo della carne suina al Consumatore sta aumentando, non è così lungo la filiera. Il prezzo della carne fresca in CUN sta registrando dei decrementi, conseguenza di un aumento delle importazioni italiane (+8,14% tendenziale in volume fra Gennaio e Ottobre 2024, contro solo un +1,31% in valore) da Paesi autosufficienti, come Germania, Spagna e Olanda. I prezzi competitivi della carne importata contribuiscono a deprimere i prezzi interni. Ad appesantire il quadro, un incremento delle produzioni europee: 415.000 tonnellate nelle macellazioni di suini tra Gennaio e Ottobre 2024, rispetto all’anno precedente.

Quanto al sistema delle DOP, le sigillature (le cosce destinate alla stagionatura per la produzione dei prosciutti crudi DOP come il Prosciutto di Parma e San Daniele) hanno raggiunto livelli minimi, con cali rispettivamente del 7,9% e 6,8% rispetto al 2023.

L’aumento dei costi di produzione dei suini, unitamente alla presenza di PSA, alla difficoltà di manodopera, all’invecchiamento degli Allevatori rischiano di essere fattori in grado di generare ulteriore disaffezione e indebolire una filiera che, invece, dovrebbe trarre la propria forza dal marchio DOP.

Come trasformare queste sfide in opportunità per rilanciare il settore?

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Tasse sui Fertilizzanti: timori per il settore agricolo
5 Febbraio 2025

Di: Ester Venturelli

La Commissione Europea ha approvato una proposta per un aumento graduale della tassazione sulle importazioni di Fertilizzanti provenienti da Russia e Bielorussia, attualmente fissata al 6,5%, con l’obiettivo di raggiungere il 13% inizialmente, per poi arrivare al 50% nel corso dei prossimi tre anni. Questa misura mira a ridurre la dipendenza dalle forniture russe e bielorusse, nonché a indebolire ulteriormente l’economia della Russia.

Tuttavia, la proposta ha suscitato forti critiche da parte del settore agricolo, già penalizzato nel 2022 quando la sospensione delle forniture di gas naturale dalla Russia ha colpito la produzione europea di Fertilizzanti, risultando in un rincaro degli stessi.

Con l’introduzione di nuove imposte, gli agricoltori temono un ulteriore aumento dei costi, date le importanti quantità importate dai due Paesi. Nel periodo tra gennaio e novembre 2024, infatti, l’Unione Europea ha importato 4,746 milioni di tonnellate di Fertilizzanti da Russia e Bielorussia, pari a circa il 30% del totale delle importazioni, prevalentemente Fertilizzanti azotati e misti. Inoltre, le aziende europee produttrici di Fertilizzanti potrebbero non riuscire a ripristinare rapidamente i livelli ottimali di produzione.

Tuttavia, la Commissione Europea ha previsto misure di mitigazione per fronteggiare eventuali aumenti eccessivi dei costi. Tra le soluzioni proposte, vi è la possibilità di ridurre la tassazione sui prodotti provenienti da altri paesi fornitori.

TESEO.Clal.it – Import di Fertilizzanti dell’Unione Europea

Consumi Retail di Carne e Salumi
3 Febbraio 2025

Di: Marika De Vincenzi

Nel 2024 sono cambiati i consumi di carne, con la carne avicunicola fresca che si conferma la più consumata e occupa il 42% del carrello della spesa, seguita dalla carne suina fresca (18%) e dalla carne bovina fresca (14%). Tra i salumi, il prosciutto cotto domina con il 10% con una preferenza crescente per il peso imposto (trascinato prevalentemente dal fattore comodità), seguito da salame e mortadella (entrambi al 4%) e dal prosciutto crudo (Dop e non Dop, entrambi al 3%).

Nel dettaglio, nell’ultimo trimestre la Carne Bovina ha visto una diminuzione nei consumi, sia a peso variabile (-3.3%) che complessivamente (-1.7%), ma la crescita nei consumi a peso imposto (+4.6%) suggerisce una preferenza per acquisti di porzioni predefinite. L’aumento dei prezzi (+2,4%) potrebbe aver portato a una contrazione della domanda.

Freccia verso l’alto per i consumi Avicunicoli, con l’incremento annuale degli acquisti nell’ordine del 3,7%, grazie anche a una frenata dei prezzi al consumo (-3,2%).

La Carne Suina Fresca ha subito una contrazione dell’1,3% su base annuale, con l’ultimo trimestre che ha invece segnato una certa stabilità. Effetto elastico dovuto al lieve incremento dei prezzi (+1,2%), in parte effetto di una riduzione dell’offerta di carne suina.

Quanto al Prosciutto Crudo DOP, il lieve scostamento verso l’alto dei consumi a peso variabile dell’ultimo trimestre (+0,6%) e l’espansione dei consumi a peso imposto (+2,3%) suggeriscono una crescente preferenza per il prosciutto crudo Dop di alta qualità. Nonostante ciò, c’è una leggera riduzione nei consumi complessivi nel lungo periodo, probabilmente a causa dell’aumento dei prezzi (+2,2% annuale, ma con un -0,1% sul prezzo dell’ultimo trimestre).

L’aumento del prezzo del Prosciutto Crudo non DOP (+1,2% solo nel periodo Ottobre-Dicembre 2024) potrebbe aver orientato il consumatore a preferire prodotti Dop, tanto che le quantità consumate, soprattutto a peso variabile, sono diminuite.

Perché cambiano i consumi alimentari? Ad influenzare il trend dei consumi sono inevitabilmente più fattori, di natura economica, sociale, per salubrità e/o benessere, ma anche per disponibilità di mercato o di cultura e abitudini alimentari, suscettibili delle più diverse influenze.

La strada per le catene di approvvigionamento Made in Italy sembrano però chiare nella loro missione: produrre qualità certificata e riconosciuta, garantire processi produttivi sostenibili dal punto di vista ambientale, sociale e con ritorni economici in equilibrio per tutti gli attori della filiera, offrire convenienza e salubrità.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini
TESEO.clal.it – Dashboard Bovini

Grano Tenero: prospettive per l’offerta dagli emisferi Nord e Sud
17 Gennaio 2025

Di: Elisa Donegatti ed Ester Venturelli

È ormai al termine la raccolta di Grano Tenero nell’emisfero sud. In Argentina, che ha registrato una resa di circa 3 ton/ha, le stime indicano un raccolto fortemente migliorato (+39,7%) rispetto allo scorso anno e il terzo in ordine di volume. Tuttavia, l’immissione nel mercato del prodotto dipenderà dal valore del Peso Argentino, che è molto variabile rispetto al dollaro. Anche in Australia, le stime indicano un raccolto abbondante che dovrebbe essere intorno ai 32 milioni di tonnellate, nonostante un clima più secco della media durante la crescita della coltura.

Al contrario, nell’emisfero nord i primi mesi della campagna non si stanno rivelando particolarmente favorevoli. In Russia, la campagna 2024 era stata segnata da perdite rilevanti, con una produzione di 81,5 Mio Ton. Le avverse condizioni climatiche, i margini di profitto sempre più risicati e le restrizioni alle esportazioni stanno spingendo i produttori a orientarsi verso colture alternative nel 2025, come Piselli, Lenticchie e Girasole. Secondo alcune stime, le aree destinate al frumento invernale sono diminuite del 10% rispetto all’anno precedente. Anche l’Ucraina aveva mantenuto nel 2024 una produzione in linea con l’anno precedente, ma le sue vendite sono fortemente limitate dai problemi logistici derivanti dal conflitto in corso.

Per quanto riguarda gli USA, il recente rapporto USDA sul Grano Tenero ha indicato un’espansione dei terreni destinati alla produzione stimata del 2% rispetto alla stagione scorsa, ma il clima non è particolarmente favorevole per il momento, lasciando preoccupazioni sulla qualità

Infine, in UE la produzione di Grano Tenero nel 2024 è risultata ai minimi degli ultimi sette anni, mentre per il 2025 è previsto un miglioramento che dovrebbe portare il raccolto ad essere in linea con le quantità del 2023 (126.5 Mio Ton). L’aumento produttivo sarebbe associato sia a migliori condizioni climatiche sia a maggiori aree coltivate in Francia e Germania.

Nel complesso, l’equilibrio tra domanda e offerta mondiale sembra destinato a mantenere i prezzi stabili nel lungo periodo, ma restano da monitorare con attenzione le variabili climatiche e le problematiche geopolitiche.

Teseo.clal.it – Prezzi del Grano Tenero di Italia e Francia a confronto

Mercato della carne bovina: rialzi dei listini e nuove dinamiche commerciali
16 Gennaio 2025

Il mercato della carne bovina alla CCIAA di Modena mette a segno un altro avanzamento dei listini, trascinato da una disponibilità di animali in leggera contrazione, sufficiente per innescare un rialzo dei prezzi.

A livello nazionale il tasso di autoapprovvigionamento è ormai sostanzialmente stabile al di sotto del 50%, con difficoltà crescenti di ristallo per gli allevatori. La Francia, d’altronde, ha adottato politiche differenti rispetto al passato, incrementando nuove rotte commerciali e puntando sull’export sia di carni bovine allevate al proprio interno (nei primi nove mesi del 2024 le esportazioni francesi sono cresciute del 7,2% tendenziale, con un +15,8% nel solo mese di Settembre) che sulle vendite di broutard verso il Nord Africa, dove allevatori e, soprattutto, commercianti transalpini spuntano prezzi più favorevoli rispetto alla rotta verso l’Italia, dove pure le quotazioni per acquistare bovini da ingrasso sono passate dai 1.483 euro a capo di Dicembre 2023 (per animali superiori ai 300 chilogrammi) ai 2.355 euro per capo a Settembre 2024. E i prezzi sono aumentati ancora.

Anche l’Italia ha comunque scommesso sull’export di carni bovine, registrando performance particolarmente significative: +22,2% le vendite fra Gennaio e Settembre 2024 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con Olanda, Spagna, Francia e Germania primi Paesi di destinazione.

A rendere più complicata la situazione in Europa c’è anche la presenza di epizoozie che portano a una riduzione di animali allevati e a difficoltà di movimentazione dei capi e delle carni, con la conseguenza di amplificare le tensioni dei listini. I prezzi di mercato, per i prossimi mesi, dovrebbero mantenersi elevati.

TESEO.clal.it – Prezzi delle carni bovine

Girasole: offerta debole sui mercati
14 Gennaio 2025

Di: Elisa Donegatti ed Ester Venturelli

La frantumazione di 100 Kg di Semi di Girasole, composti al 50% da grassi, produce circa 45 litri di Olio, utilizzato principalmente nell’alimentazione umana, per friggere e per la produzione di margarina (insieme ad altri oli vegetali).

La Farina di girasole, derivata dalla produzione dell’olio, viene utilizzata principalmente nella formulazione di mangimi. È particolarmente adatta per i ruminanti perché contiene una percentuale proteica che va da 24% a 42%, una bassa percentuale di grassi (1%) e, soprattutto, buone quantità di fibre (21%), superiori rispetto alle altre principali farine di semi oleosi. Per via dell’elevata componente di fibre, nel caso dell’alimentazione di suini e avicoli la Farina di Girasole può sostituire solo parzialmente la Farina di Soia.

Valutando la convenienza tra l’utilizzo di Farina di Soia o Farina di Girasole emerge che, storicamente, la Farina di Girasole risulta competitiva e viene considerata come valida opzione. Tuttavia, nelle ultime settimane, essendo diminuito significativamente il prezzo dei Semi di Soia e della Farina di Soia, la Farina di Girasole risulta avere un rapporto costo/proteine meno vantaggioso. I principali produttori di Farina di Girasole sono, in ordine, Russia, Ucraina e UE; Russia e Ucraina sono anche i primi esportatori mondiali. Secondo le stime USDA, tutti i principali produttori, nella stagione corrente, hanno avuto raccolti inferiori rispetto alla stagione passata e questo si riflette nella disponibilità di Farina e Olio di Girasole, anch’essa in diminuzione. Tuttavia la domanda mondiale (i principali importatori e consumatori sono Cina ed UE) non sembra diminuire quanto l’offerta. Questo dovrebbe portare ad un’erosione degli stock, con possibili aumenti di prezzo.

Teseo.clal.it – Confronto costo della proteina tra le farine di estrazione
I valori espressi dal grafico rappresentano il costo di 1000gr (1kg) di proteine fornite dalla materia prima considerata.

Mais e Soia: l’Argentina preoccupa, ma il mercato rimane stabile
10 Gennaio 2025

Di: Elisa Donegatti ed Ester Venturelli

MAIS: Il clima secco che ha colpito l’area di produzione del Mais in Argentina a partire da Dicembre sta compromettendo significativamente le previsioni di raccolto, con stime di produzione ormai riviste al ribasso. Al contrario, in Brasile la situazione appare favorevole, con una previsione di produzione abbondante, seconda solo al record della stagione 2022-2023, grazie a condizioni climatiche ottimali e a un incremento delle superfici coltivate. La domanda di Mais, complessivamente, sembra essere sostanzialmente equilibrata con l’offerta. Negli Stati Uniti si osserva un aumento della produzione di Etanolo e delle esportazioni. Inoltre, un panel di esperti sulle controversie commerciali ha sottolineato che il blocco imposto dal Messico sul Mais OGM proveniente dagli Stati Uniti viola l’accordo trilaterale USA-Messico-Canada, suggerendo che tale restrizione debba essere rimossa.

SOIA: Anche la produzione di Soia in Argentina sta risentendo degli effetti del clima caldo e secco, ma, rispetto al Mais, ci sono maggiori speranze di recupero, poiché la raccolta avviene più tardi e le condizioni potrebbero migliorare nelle prossime settimane. In Brasile, invece, le prospettive sono molto positive: le condizioni climatiche sono favorevoli e l’aumento delle superfici coltivate porta a previsioni di raccolti record. La significativa riduzione dei prezzi della Soia ha stimolato una forte domanda, in particolare per la Farina di Soia. Negli Stati Uniti la frantumazione procede a ritmi record e le esportazioni di Farina di Soia sono aumentate dell’11% a Novembre 2024 rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. In Argentina, secondo Paese per export di Farina di Soia, l’export di Soia è aumentato del 141,5%, tra Gennaio e Novembre 2024, mentre quello di Farina di Soia del 66% nello stesso periodo. L’apprezzamento del dollaro potrebbe favorire le esportazioni di Soia e derivati sudamericani, rendendo il prodotto brasiliano più competitivo sul mercato globale grazie a un tasso di cambio più favorevole.