Il ruolo del Mais nel panorama energetico
1 Febbraio 2024

Di: Elisa Donegatti ed Ester Venturelli

L’etanolo viene utilizzato come carburante in combinazione alla benzina in diverse percentuali. In genere, la presenza di etanolo varia tra il 5 e il 10%, ma alcuni carburanti sono composti all’85% da etanolo e il restante 15% da benzina.

Nelle ultime settimane la produzione Statunitense di etanolo è diminuita in modo significativo. I fattori determinanti sono la minore redditività della produzione e il freddo che ha ostacolato la fornitura di gas naturale agli impianti di produzione. 

Anche dal lato della domanda si sono verificati dei rallentamenti: il freddo ha portato a ridurre i consumi di carburante. Allo stesso tempo, anche le esportazioni si sono ridotte. Questo ha permesso agli stock di etanolo di crescere. La maggiore disponibilità sta esercitando una pressione ribassista sui prezzi influenzando negativamente la redditività della produzione.

Tuttavia, la redditività della produzione di etanolo è strettamente legata anche all’andamento delle materie prime, di queste la più utilizzata negli USA è il Mais. Le stime USDA indicano che la disponibilità di Mais dovrebbe aumentare nel 2024, rispetto al 2023, e questo avrebbe un effetto ribassista sui prezzi del Mais e, di conseguenza, dell’etanolo.

Per quanto sia un carburante economico, non può essere paragonato alla benzina perché non tutti i motori a benzina possono utilizzarlo ed ha un’efficienza molto inferiore. Negli USA, però, si sta investendo nell’utilizzo di etanolo sostenibile come carburante per l’aviazione, e recentemente è stato aperto il primo impianto per la produzione di etanolo sostenibile da utilizzare in aviazione. Lo sviluppo di tale settore garantirebbe ai produttori di Mais un ruolo di rilevanza nel panorama energetico.

Get big or get out: questo il dilemma
1 Febbraio 2024

Negli ultimi vent’anni il numero totale di stalle USA è più che dimezzato, mentre il numero medio di vacche per stalla è cresciuto del 139%. Oltre il 70% del latte statunitense viene prodotto in aziende con almeno 500 vacche, con punte di oltre 25.000 capi. Si tratta di una trasformazione significativa, in gran parte guidata da politiche volte ad incrementare i volumi e ad espandere i mercati di esportazione, ma che ha determinato effetti negativi sulle aziende agricole a conduzione familiare e sull’ambiente, a vantaggio delle imprese di agribusiness di grandi dimensioni. Negli ultimi 20 anni, le esportazioni di prodotti lattiero-caseari USA sono aumentate di otto volte e ciò ha coinciso con un rapido accorpamento delle aziende.

Quindi in sintesi la scelta per lo sviluppo lattiero-caseario è drastica: cresci o chiudi.

Questo consolidamento è avvenuto con una dinamica più rapida rispetto a qualsiasi altro settore agricolo ad eccezione di quello avicolo e suinicolo. È una evoluzione che si sta verificando sia a livello di aziende agricole – meno aziende, più mega stalle – sia a livello di trasformazione – meno imprese ma gruppi più grandi. Per gli allevatori questa evoluzione ha comportato spesso una spirale di debiti e fallimenti, collegata anche a suicidi ed al declino della popolazione rurale. Durante questo periodo gli allevatori hanno faticato per raggiungere il pareggio di bilancio a causa dell’aumento dei costi di produzione, più rapido del prezzo del latte. Ciò è in parte dovuto ad un importante cambiamento nella politica lattiero-casearia degli Stati Uniti, che è passata da una stabilizzazione delle quotazioni ottenuta attraverso garanzie di prezzo minimo e l’ammasso dei prodotti in eccesso per gestire l’offerta ad una politica che incoraggia la produzione e l’espansione verso i mercati di esportazione.

Per smaltire l’eccesso di offerta gli allevatori debbono sobbarcarsi dei costi obbligatori per finanziare campagne di promozione di latte, burro e crema presso i consumatori e le aziende di fast-food. Ad esempio, tra il 2005 e il 2018 gli allevatori hanno versato circa 4 miliardi di dollari al programma obbligatorio Dairy Checkoff di cui però non si vedono ricadute positive sul settore primario.

Altrettanto preoccupanti sono le ricadute ambientali di tale evoluzione. Un esempio sono le emissioni più che raddoppiate di metano proveniente dal letame dato che le aziende, aumentando notevolmente di dimensione, hanno meno possibilità di far pascolare il bestiame e debbono raccogliere il letame nelle vasche di stoccaggio. Anche la modalità della leva finanziaria attraverso l’acquisto dei certificati di carbonio per compensare le emissioni non è la migliore risposta ad una evoluzione che destabilizza la filiera produttiva.

In conclusione, occorrerà valutare se continuare nella dinamica seguita da due decenni per l’aumento delle produzioni e delle esportazioni che ha determinato notevoli ricadute economiche, sociali ed ambientali. Oppure se sia necessario ricercare un modello che sostenga le aziende agricole a conduzione familiare, protegga l’ambiente e garantisca un margine equo agli allevatori.

Fonte: eDairyNews

TESEO.clal.it – USA: aziende agricole ed indicatori

Nuovi equilibri per l’export USA
15 Gennaio 2024

Di: Mirco De Vincenzi ed Ester Venturelli

L’export USA di Mais ha risentito della posizione più competitiva del Brasile e i nuovi accordi commerciali di quest’ultimo. Infatti, la domanda della Cina (primo importatore nel 2022) per il Mais Statunitense è diminuita del 64,7% (9,5 Mio Ton) tra Gennaio e Novembre 2023 rispetto allo stesso periodo del 2022. Oltre alla Cina, tra i principali acquirenti, sono diminuite le vendite verso Giappone, Canada e Corea del Sud.

Tuttavia, a queste riduzioni è corrisposto un aumento della domanda dal Messico, che è ora il primo acquirente e la cui domanda è cresciuta di 2,5 Mio Ton, supportata dalla diminuzione del 40% delle produzioni locali. La forte domanda Messicana ha permesso agli USA di vendere ad un prezzo medio unitario di 0,30$/Kg, superiore rispetto agli altri principali acquirenti.

Il Messico guadagna posizioni anche nel trade USA dei prodotti lattiero-caseari. In contrasto ad un calo generalizzato dell’export dairy USA, aumentano le vendite al Messico di quasi tutti i prodotti principali. Infatti, tra Gennaio e Novembre 2023, verso il Messico sono state spedite circa 58.000 tonnellate in più di SMP e 23.000 Tonnellate in più di Formaggi, rispetto allo stesso periodo del 2022. 

L’aumento dell’import del Messico compensa in parte il rallentamento della domanda dal Sud-est Asiatico (inclusa la Cina) che registra un calo complessivo del -27%, nonostante, rispetto al 2022, i prezzi si siano sensibilmente ridimensionati. In particolare cresce la domanda da parte del Messico di SMP (+17,7%) e Formaggi (+20,3%), ma anche Polvere di Siero (+7,4%). 

L’aumento degli acquisti da parte del Messico trova ragione nel buon andamento dell’economia messicana e nel rafforzamento del Peso rispetto al dollaro. Nei prossimi mesi, la domanda stimolerà la produzione locale, ma è plausibile che l’import messicano di prodotti lattiero-caseari cresca anche nel 2024.

Opportunità per l’agroalimentare in Sud Corea
29 Dicembre 2023

Il Sottosegretario al Commercio e agli Affari Agricoli Esteri del Dipartimento dell’Agricoltura USA, Alexis Taylor, guiderà una missione commerciale agroalimentare a Seoul dal 25 al 28 marzo 2024. L’interesse per la Sud Corea, sesta destinazione all’export degli Stati Uniti, è dovuto al fatto che, con una popolazione di circa 52 milioni di abitanti e pochi terreni coltivabili, dipende dalle importazioni per soddisfare la domanda agroalimentare e gli USA sono il principale fornitore del moderno Paese asiatico. Infatti, nel 2022 la Corea ha importato circa 41,1 miliardi di dollari di beni agricoli e gli USA ne hanno forniti per 10,4 miliardi fra carne bovina e suina, lattiero-caseari, mais, cui seguono uova, preparazioni alimentari, caffè, distillati, mandorle, ciliegie, arance ed altri prodotti. Gli esportatori USA ritengono che esistano grandi opportunità di espandere le loro vendite nella regione a causa dell’aumento nella domanda di prodotti per la salute ed il fitness, di quelli pronti per il consumo ed in generale dei prodotti convenience.

Una cultura alimentare sviluppata e raffinata

Il reddito pro-capite sudcoreano è in crescita e ci sono rapidi cambiamenti demografici, tra cui l’invecchiamento della popolazione, il calo della forza lavoro, l’urbanizzazione. La cultura alimentare è molto sviluppata e raffinata. La regione di Gyeonggi-do, dove si trova la capitale Seoul, rappresenta il più grande mercato di consumo del Paese e si prevede che arriverà a coprire il 25,0% del totale entro il 2040.

Le diete a base vegetale non sono così diffuse e solo il 4% dei consumatori dichiara di essere vegano o vegetariano, ma il 22% desidera ridurre il consumo di carne per motivi di salute, ambientali o di benessere animale. Inoltre, il 71% dichiara di assumere regolarmente integratori e vitamine. I consumatori danno poi la preferenza ai prodotti con etichette nutrizionali chiare.

Il mercato degli alimenti confezionati (packaged food) nel 2022 è stato valutato in 30,3 miliardi di dollari, con un aumento del tasso di crescita annuale del 3,4%. Si registra una notevole crescita dell’e-commerce e di prodotti come i cibi pronti, i kit per i pasti a domicilio e le confezioni con porzioni più piccole.

Durante la visita in sud Corea, i rappresentanti delle imprese agroalimentari USA saranno impegnati a Seoul in due giorni di incontri business-to-business con potenziali importatori, trasformatori e distributori. Inoltre, i partecipanti riceveranno informazioni approfondite da esperti del settore per comprendere meglio le dinamiche del mercato e le tendenze dei consumatori, oltre a partecipare a visite in loco e ad altre opportunità di networking.

Dal 2012 fra Stati Uniti e Repubblica di Corea è in vigore l’accordo di libero scambio KORUS FTA .

La UE dal 2011 ha un accordo commerciale di libero scambio con la Repubblica di Corea del sud, ratificato formalmente nel 2015. Il Paese rappresenta un mercato interessante anche per i nostri prodotti agroalimentari di qualità.

Fonte: USDA

Autosufficienza Latte della Corea del Sud
CLAL.it – Milk Atlas: Autosufficienza Latte della Corea del Sud

Carni: buone prospettive per l’export USA in Cina
13 Dicembre 2023

Di: Marika De Vincenzi ed Ester Venturelli

Le relazioni economiche tra Cina e USA sono in miglioramento grazie ai recenti incontri tra i due capi di stato e il settore agroalimentare ne trae benefici, in particolare le Carni Suine e Bovine

Nel 2020, Cina e USA avevano stipulato lo U.S.-China Phase One Economic and Trade Agreement per dare l’approvazione ad impianti produttivi ad esportare verso la Cina. Tuttavia, nel 2023 la Cina non aveva pubblicato nessun aggiornamento della lista di impianti approvati. Questo fino a Novembre, quando la Cina ha approvato per l’importazione dagli USA 12 nuovi stabilimenti che lavorano la carne suina e 18 che lavorano la carne bovina. 

Nell’ultimo periodo, il mercato Cinese delle Carni non è in crescita e sta risentendo del rallentamento dell’economia del Paese. L’indebolimento della domanda e l’offerta locale in crescita ha fatto sì che i prezzi locali diminuissero. Anche l’import riflette questa situazione: le quantità importate di Carni Suine hanno registrato variazioni negative da Agosto ad Ottobre (ultimi 3 mesi disponibili) rispetto allo stesso periodo del 2022; le quantità importate di Carni Bovine, invece, risultano dimezzate sul cumulato (-54% Gen-Ott 2023 vs Gen-Ott 2022).

Tuttavia, l’ampliamento della lista delle aziende USA abilitate ad esportare nel Paese lascia buone prospettive per l’export Statunitense nel 2024.

Soia: nuovi equilibri, dal Sud America agli USA
17 Novembre 2023

Di: Elisa Donegatti ed Ester Venturelli

Il raccolto di Soia degli Stati Uniti, che costituisce il 28% dell’offerta mondiale, è ormai completo. La produzione, pur rimanendo ai minimi dal 2019, è stata superiore alle aspettative e il report WASDE degli USDA di Novembre ha aumentato le stime di produzione degli USA di 690.000 tonnellate. I prezzi della Soia sono però rimasti piuttosto stabili sostenuti in parte da una ripresa degli acquisti da parte della Cina e dalle preoccupazioni che stanno sorgendo per la produzione in Sud America.

Brasile e Argentina insieme producono più del 50% della Soia mondiale e, in termini di rese, sono rispettivamente al primo e al terzo posto a livello mondiale, avendo visto un importante miglioramento negli ultimi anni. 

Le condizioni climatiche in Brasile, però, non sembrano essere particolarmente favorevoli per la produzione di questa stagione (2023-24). Infatti, la carenza di piogge ha rallentato la semina di Soia e in alcuni casi potrebbe essere necessario ripiantare, soprattutto nel nord di Mato Grosso.

In Argentina l’arrivo tardivo delle piogge ha fatto sì che alcuni campi che dovevano essere destinati alla coltivazione di Mais o Girasole siano stati destinati alla produzione di Soia. Tuttavia, a causa del clima secco, la semina è indietro rispetto al ritmo medio delle ultime annate. Inoltre, l’Argentina sta producendo ridotte quantità di Farina di Soia, non riuscendo ad utilizzare gli impianti di frantumazione a piena capacità a causa dello scarso raccolto locale nella stagione 2022-23. 

Queste dinamiche stanno spingendo la domanda di Soia e Farina di Soia a spostarsi verso gli USA, generando elementi di supporto per i prezzi.

TESEO.Clal.it – Prezzi dei semi di Soia negli USA

Suini: difficoltà nel mercato USA
20 Ottobre 2023

Di: Marika De Vincenzi ed Ester Venturelli

Il settore suinicolo statunitense sta attraversando un periodo complesso. Nel 2022, le stime USDA dei costi e dei ricavi hanno indicato un margine alla stalla negativo. La situazione non risulta migliorata di molto nel corso del 2023. Infatti, nonostante siano diminuiti i costi dell’alimentazione, si registra una riduzione dei parti e un’accelerazione delle macellazioni con suini più leggeri, con un totale in tonnellate leggermente inferiore a quello registrato ad Agosto 2022. Per i prossimi mesi, gli analisti USDA si aspettano che il numero di parti si mantenga in calo, ma un incremento del peso dei suini alla macellazione, favorito dal calo dei costi dell’alimentazione.

Anche il trade sembra aver iniziato un processo di rallentamento. Le esportazioni Statunitensi di Carni Suine sono aumentate del 6,79% tra Gennaio e Agosto 2023, rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. Tuttavia, hanno registrato un leggero rallentamento nell’ultimo mese (-3,79%, Agosto 2023 rispetto ad Agosto 2022). Il rallentamento dell’export ha tra le cause i prezzi all’esportazione, che in Agosto hanno registrato ancora valori elevati, e l’aumento del tasso di cambio del Dollaro USA rispetto alle monete dei principali mercati importatori. 

La diminuzione è principalmente associata a “Altre Frattaglie”, voce che ha visto un calo del 20,5% (circa 8.500 tonnellate). Questa riduzione è dovuta principalmente alla Cina, principale acquirente, che ha acquistato quasi il 30% in meno (Agosto 2023 vs Agosto 2022). La domanda Cinese è diminuita nello stesso mese anche per le “Carni Fresche Refrigerate e Congelate”, in calo del 43%. In Cina, infatti, il mercato è saturo della produzione locale, tanto che il governo è intervenuto ritirandone una parte dal mercato in un tentativo di rialzare i prezzi. Inoltre, il rallentamento dell’economia Cinese sta portando il Paese a rivolgersi a fornitori più convenienti, come il Brasile.

Un elemento positivo sembra essere la domanda dal Messico, che si mantiene in crescita. Le esportazioni verso il Messico sono aumentate sia per “Carni Fresche” che “Altre Frattaglie”. Anche se queste quantità in parte compensano le riduzioni verso la Cina, nel complesso il totale mensile di Agosto 2023 è risultato inferiore alle quantità esportate ad Agosto 2022 e Agosto 2021.

Mais e Soia: gli interrogativi sull’offerta dagli USA
14 Luglio 2023

Di: Elisa Donegatti ed Ester Venturelli

Tra Gennaio e Maggio 2023 l’export statunitense di Mais è calato del 33% (10 Mio Tons) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre quello di Soia, pur avendo registrato un complessivo aumento del 6%, è crollato ad Aprile e Maggio. Tra circa un mese, inizieranno ad entrare sul mercato le produzioni della nuova stagione, che saranno fondamentali per determinare l’andamento dei prezzi mondiali.

Mais

Le aspettative USDA, rispetto all’anno scorso, sono di un incremento della produzione di Mais Statunitense dell’11,6%. Le principali ragioni sono legate alla ridotta produzione dell’anno scorso a causa della siccità e all’importante espansione degli ettari destinati alla produzione di Mais nel Paese, che sarebbero aumentati del 6%. 

Il Clima non sembra, però, molto favorevole: giugno ha registrato precipitazioni inferiori alla media in diverse aree, tra cui la Corn Belt. Nonostante questo, le stime del WASDE (USDA) per la produzione di Mais non sono state ridotte nel report di luglio. La pioggia di inizio luglio ha suscitato, infatti, ottimismo, seppure permangano condizioni diffuse di siccità che lasciano un interrogativo sui potenziali raccolti.

Anche la domanda avrà un ruolo fondamentale per l’export e, di conseguenza, per il prezzo USA e mondiale. Negli ultimi mesi, gli USA hanno visto un calo delle vendite di Mais, dovuto in particolare ad uno spostamento della domanda Cinese verso il Mais Brasiliano. 

Soia

La situazione della Soia è diversa. Gli ettari destinati alla coltivazione sono stimati dall’USDA in riduzione del 5% rispetto alla stagione scorsa, contro le aspettative che indicavano, invece, un incremento. La minore offerta dovrebbe, poi, confrontarsi con una maggiore domanda domestica per la produzione di biocarburante, per la quale dovrebbe aumentare il consumo di semi di Soia, riducendo la disponibilità all’esportazione.

La Cina cerca Semi Oleosi in Nord America
7 Aprile 2023

Di: Elisa Donegatti e Ester Venturelli

CLAL.Teseo.it – Esportazioni USA di Semi Oleosi

Le esportazioni Statunitensi di Semi Oleosi registrano un aumento del +30,6% tra Gennaio e Febbraio 2023 rispetto allo stesso periodo del 2022 nonostante i prezzi medi di tutti i principali prodotti siano in aumento. 

La maggiore crescita in quantità è legata alla Soia, che costituisce l’88% delle esportazioni USA di Semi Oleosi, ed è aumentata del +36,46%, che equivale a +3,7 Mio Tons (Gen-Feb 2023 vs Gen-Feb 22). La destinazione principale è stata la Cina, che ha assorbito il 63% del prodotto con quantità in aumento del 66,6%. 
Anche l’Unione Europea ha, però, una certa rilevanza acquistando il 10% della Soia USA esportata e registrando un aumento di quasi il 50%. Tra i principali Paesi UE che importano Soia dagli USA, troviamo Germania (+174%) e Italia (+35%).

Altro prodotto caratterizzato da una crescita importante delle esportazioni è la Colza. Sebbene si parli di quantità decisamente inferiori, l’export di Colza è aumentato del 64% (Gen-Feb 2023 vs Gen-Feb 22) raggiungendo le 38.800 Ton distribuite tra Canada e Messico.

Grazie alla domanda Cinese, anche il Canada aumenta le proprie esportazioni di Semi Oleosi (+74,1% Gen-Feb 2023 vs Gen-Feb 22). Il principale prodotto è la Colza, che registra una crescita dei volumi dell’83% (+659.887 tonnellate), seguita dalla Soia che aumenta del 68% (+301.482 tonnellate).

CLAL.Teseo.it – Esportazioni USA di Soia

Efficienza nelle vacche da latte USA
9 Marzo 2023

Secondo uno studio della National Milk Producers Federation ed altre associazioni USA, rispetto al 2007, le vacche da latte nordamericane producono il 6% in più di latte, consumano il 4% in meno di mangime e utilizzano il 13% in meno di terra. Inoltre, rispetto a 14 anni fa,  producono l’8% in meno di emissioni e consumano il 6% in meno di acqua. Questa riduzione nelle emissioni di gas serra equivarrebbe all’eliminazione di quattro milioni di auto dalla circolazione ed il risparmio idrico sarebbe sufficiente a soddisfare per due anni i bisogni di una città come New York.

Il Nord America, con appena il 4% delle vacche allevate nel mondo, produce il 15% del latte globale e la produzione di latte è aumentata di 3,5 volte tra il 1960 e il 2020, a differenza di 1,5 volte nelle altre aree mondiali di produzione lattiera. Oggi gli allevatori statunitensi producono più latte che nel 1944, seppur con 16 milioni di vacche in meno.

L’efficienza è data da genetica, tecnologia e gestione

Questi miglioramenti sono il risultato della genetica, della tecnologia, delle pratiche di gestione aziendale e di altre innovazioni che vanno a beneficio degli animali e degli allevatori, ma anche dell’ambiente e della società. Un allevamento di 750 vacche produce sostanza organica sufficiente per concimare  oltre 900 ettari di terreno, la tecnologia permette di convertire il metano in energia elettrica, il consumo di latte è buono per la salute.  Occorre però sfatare dei miti  che stanno prendendo piede, come ad esempio la supposizione che le vacche starebbero meglio al pascolo che nelle stalle. Eppure dalle valutazioni di stress ormonale risulta che le vacche si trovano meglio nelle stalle, dove è possibile intervenire per mitigare gli stress climatici, piuttosto che essere esposte all’esterno. Un altro mito riguarda il fatto che i succedanei di origine vegetale sarebbero più environmentally friendly del latte. Per sfatarlo basta solo notare che la quantità  di CO2 per grammo di proteine prodotte è minore nel latte che in tali bevande alternative.  

i dati sono sempre più alla base delle decisioni aziendali

Oggi gli allevatori hanno una visione più approfondita ed ampia delle loro attività, che consente di prendere decisioni migliori. Come mai prima, che si tratti della salute dell’animale, dell’alimentazione, della quantità di latte o della produttività complessiva della mandria, i dati sono sempre più alla base delle decisioni aziendali.

I miglioramenti apportati da una selezione genetica più appropriata, hanno contribuito in modo determinante all’aumento della produttività complessiva. La longevità della vacca, la trasformazione dell’alimento, la produzione di latte e la resistenza alle malattie, sono tutti parametri che sono migliorati grazie a questa selezione.

Internet e social media hanno poi aumentato considerevolmente la condivisione delle informazioni anche tra gli allevatori, fornendo un incrocio di idee ed esperienze che permette la condivisione delle esperienze e la diffusione delle migliori pratiche.

CLAL.it – Produzioni di latte per vacca negli USA

Fonte: AEM, NMPF, DFA