Allevamento e sostenibilità – il nocciolo della questione
11 Dicembre 2020

La tematica della sostenibilità è sempre più attuale. Oltre all’aspetto ambientale, emissioni in atmosfera e residui nei suoli, occorre considerare anche l’etica produttiva nelle relazioni sociali e per il benessere animale, nonché la redditività economica per gli operatori e le comunità dei territori rurali.

Uno studio della Commissione Europea realizzato da ricercatori dell’INRAE (Institut National de Recherche pour l’Agriculture, l’Alimentation et l’Environnement) e dello Scotland’s Rural College analizza, attualizzandoli, gli aspetti della sostenibilità che ormai rappresenta il nocciolo della questione per ogni filiera produttiva.

PAC e COP 21

Dopo la seconda guerra mondiale, la necessità di garantire la stabilità degli approvvigionamenti alimentari accessibili a prezzi ragionevoli, ha profondamente cambiato il sistema tradizionale di allevamento. Dal 1992, alle spinte produttiviste basate su meccanizzazione, evoluzioni tecniche e di gestione aziendale, sono subentrati nuovi obiettivi della PAC diretti anche ad ambiente e clima.

Collegare ad esempio il pagamento degli aiuti UE al rispetto di misure quali la direttiva nitrati (direttiva 91/676/CEE), ha permesso di ridurre l’eutrofizzazione con vantaggi anche per le emissioni di gas effetto serra (GHG) . Però, l’Unione Europea difficilmente riuscirà a rispettare gli impegni assunti alla conferenza ONU COP 21 di Parigi per arrivare ad una neutralità nel bilancio del carbonio al 2050.

L’erosione dei suoli colpisce il 13% delle terre UE arabili

Sono sempre preoccupanti gli effetti negativi dovuti ai residui di azoto e fosforo, all’uso dei pesticidi o degli antibiotici. Ancora, l’aratura dei prati stabili comporta una rapida perdita di sostanza organica del terreno, con un aumento nell’erosione dei suoli, fenomeno che ormai colpisce il 13% delle terre arabili UE.

Il riscaldamento climatico inciderà sulle produzioni ed i fabbisogni idrici per l’irrigazione saranno sempre più importanti. La protezione della biodiversità è sempre più presente nella PAC, con sollecitazioni per la diffusione del greening o per l’espansione delle superfici a prato stabile, anche se i valori sul bilancio europeo sono modesti.

Le nuove sfide

Le sfide della sostenibilità vanno però ben oltre il settore dell’allevamento, che troppo spesso è messo all’indice rispetto alle coltivazioni agricole. Per superare queste criticità assicurando il mantenimento di condizioni sociali ed economiche appropriate, occorre una transizione per l’adozione di innovazioni, tecnologie e nuovi modelli commerciali, attraverso il sostegno della politiche e l’aggiornamento delle legislazioni.

Allevamento: da problema a soluzione

L’allevamento, oltre che parte del problema, potrà però diventare anche elemento di soluzione se verrà riconnesso alle produzioni vegetali per ristabilire la qualità degli ecosistemi e la resilienza al cambiamento climatico, riducendo scarti ed emissioni e riciclando la biomassa in altri settori. L’allevamento potrà risultare prezioso anche per mantenere o far rivivere l’attività economica e sociale nelle zone rurali marginali e svantaggiate, insieme alla gestione del paesaggio. Il tutto nella prospettiva di ottenere sistemi agroalimentari più efficaci.

Per migliorare la sostenibilità delle produzioni animali occorre agire su tre fattori:

  • aumentarne l’efficacia;
  • adottare fattori produttivi di minore impatto;
  • passare da una logica lineare della produzione ad una logica circolare, con un cambiamento radicale nella logica dello sfruttamento produttivo.

Per questo gli animali dovranno essere selezionati per aver un maggior equilibrio fra produttività ed altre caratteristiche quali tasso di fecondità, numero di lattazioni, resistenza alle malattie. Maggiore efficacia significa però ricercare resilienza produttiva verso le criticità climatiche o sanitarie, ristabilire la qualità degli ecosistemi, garantire i mezzi produttivi.

L’innovazione, attraverso la ricerca e la formazione, diventerà la chiave del successo.

TESEO.clal.it – Produzione di latte per vacca in UE-28

Fonte: Publications Office of the European Union

Soia: Prezzi e Aggiornamenti di Mercato | Novembre 2020 [VIDEO]
3 Dicembre 2020

Produzioni di Soia previste in crescita per la nuova stagione, guidate da Brasile e Stati Uniti, mentre la Cina si conferma come principale destinazione per l’export di Soia. 
Aumentano i prezzi di Novembre della Soia nelle principali piazze mondiali.

Michele del Team di CLAL.it e TESEO illustra l’andamento di mercato della Soia nel seguente video.

La produzione mondiale di Soia per la stagione Settembre 2020 – Agosto 2021 è stimata in leggera diminuzione rispetto alla previsione precedente, ma comunque in aumento del +7,7% rispetto alla stagione 2019-20 (Forecast USDA). 

Produzione prevista in crescita per i due principali player mondiali, Brasile (+5,6%) e Stati Uniti (+17,4%). Positive anche le previsioni per Argentina e Unione Europea. 

L’Export mondiale di Soia per la stagione 2020-21 è stimato in leggero aumento, +1,9% rispetto alla stagione precedente, guidato dal trend positivo delle esportazioni statunitensi (+31,2%).

È previsto invece in diminuzione l’export di Soia di Brasile e Argentina. I dati di Ottobre mostrano infatti una riduzione delle esportazioni, rispettivamente -50,9% e -91% rispetto a Ottobre 2019.

La principale destinazione per l’export di Soia rimane la Cina, che rappresenta circa i ⅔ dell’Import mondiale. Per l’annata 2020-21 si prevede che la Cina accresca il suo import dell’1,5%, raggiungendo le 100 Milioni di Tonnellate. Nel solo mese di Ottobre la Cina ha importato circa 8,7 Mio Tons di Soia, +2,5 Mio Tons rispetto ad Ottobre 2019.

L’Unione Europea per il periodo Gennaio – Settembre 2020 ha importato più di 12 Mio Tons di Soia, registrando un aumento del +7,7% rispetto allo stesso periodo del 2019. Per la stagione 2020-21 si prevede, invece, una diminuzione dell’import di Soia europeo del -1,3%.  

Continua ad aumentare il prezzo della Soia in diverse piazze mondiali. Il prezzo medio di Novembre in Argentina è di 341$ per Ton, +7% rispetto al mese precedente e +36,4% rispetto a Novembre 2019. Anche per gli Stati Uniti il trend è positivo, con l’USDA che prevede un prezzo medio stagionale in crescita di oltre il 20% per la stagione 2020/21.

In Italia, il prezzo dei Semi di Soia Nazionale è aumentato sensibilmente. Il prezzo medio di Novembre, quotato a Bologna, è di 416€ per Ton, +7,3% rispetto al mese precedente e +22% rispetto a Novembre 2019.

Per maggiori dettagli sui mercati del latte, agricolo e suinicolo seguiteci sui nostri siti web CLAL.it e TESEO.clal.it.

Raddoppia l’import cinese di carni suine europee [VIDEO]
21 Ottobre 2020

L’import della Cina di Carni Suine nel periodo Gennaio – Agosto 2020 è quasi raddoppiato rispetto allo stesso periodo del 2019. Nel 2020, la Cina è diventata un’importante destinazione anche per le Carni suine italiane

Marika del Team di TESEO illustra l’andamento delle importazioni cinesi nel seguente video.

Nel periodo Gennaio – Agosto 2020 la Cina ha importato circa 3,8 milioni di tonnellate di carni suine: +97,01% rispetto allo stesso periodo del 2019.
Trend confermato nel mese di Agosto, con un aumento del +73,5%.

Dopo il picco storico raggiunto nel periodo Gennaio-Febbraio, i prezzi all’import si sono riallineati alla media del 2019.

Tra le tipologie di carni suine, la Cina importa principalmente Carni congelate e Frattaglie congelate.

L’UE è il principale fornitore di carni suine della Cina: 2.227.000 ton nei primi 8 mesi del 2020. 

Import Cina da UE
Carni fresche, refrigerate o congelate+122% Gen – Ago 2020

L’import di Carni fresche, refrigerate o congelate provenienti dall’UE è aumentato del +122%, raggiungendo 1.584.022 tons.

Nel periodo Gennaio – Agosto 2020, l’import della Cina di Carni suine congelate dalla Spagna, principale Paese fornitore, è cresciuto del +145% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Oltre alla Spagna, i principali fornitori sono gli Stati Uniti e la Germania.
Tuttavia, i recenti casi di African Swine Fever potrebbero mettere in dubbio le importazioni dalla Cina di carni tedesche, lasciando spazio ad altri fornitori. 

La Cina è diventato nel 2020 un’importante destinazione anche per le carni suine italiane. Nel periodo Gennaio-Giugno, infatti, sono state esportate 8.199 tonnellate di Carni fresche, refrigera

Mais, Soia e Riso: aggiornamenti Import/Export | Settembre 2020
17 Settembre 2020

Mais

Nonostante L’Export di Mais dell’UE-28 nel cumulato Gennaio – Luglio 2020 rimanga superiore allo stesso periodo del 2019, da Maggio si registra un trend negativo. Continua a diminuire l’Import di Mais: -51,93% in Luglio 2020 rispetto a Luglio 2019.

L’Italia ha importato nella prima metà del 2020 3,03 milioni di tonnellate: una riduzione del -2,76% rispetto ai primi 6 mesi del 2019.

Soia

Si rafforza l’Import europeo di Soia nel mese di Luglio: +9.54% Luglio rispetto a Luglio 2019, per un totale di 9.89 milioni di tonnellate nei primi 7 mesi dell’anno in corso.

Picco in Giugno per l’Import Italiano di Soia: 246.154 tonnellate acquistate, che corrispondono ad un aumento del +40,17% rispetto a Giugno 2019.
Nel 2020 le importazioni dagli Stati Uniti sono diminuite notevolmente, a favore di altri Paesi fornitori (Brasile e Canada).

Riso

L’Import UE-28 di Riso sta vivendo un periodo di forte crescita, dopo un inizio 2020 moderato. Nel periodo Gennaio – Luglio sono state acquistati, infatti, 1,69 milioni di tonnellate, +17,48% rispetto ai primi 7 mesi del 2019. Trend che si rafforza in Luglio +42,67%.

L’Italia vede crescere il proprio Export di Riso nei primi 6 mesi del 2020, raggiungendo le 421.836 Tonnellate. Il trend è confermato anche per il mese di Giugno, con esportazioni in aumento del +14,22%.

TESEO.clal.it - Trade di Mais, Soia e Riso
TESEO.clal.it – Trade di Mais, Soia e Riso

Mais e Soia: prezzi e aggiornamenti di mercato [VIDEO]
4 Agosto 2020

Il costo indicativo dell’alimentazione bovina in Italia evidenzia un leggero aumento nel mese di Luglio.
In UE aumentano produzione ed export di Mais nella stagione in corso, mentre diminuisce l’import.  In crescita invece l’import di Soia Europeo per il periodo Gennaio-Maggio.

Michele Badolato del Team di CLAL.it e TESEO illustra l’andamento di mercato di Mais e Soia nel seguente video.

Prezzi e alimento simulato

Le quotazioni di Luglio evidenziano che il costo indicativo dell’alimentazione bovina è in leggero rialzo: +0,38% rispetto a Giugno, invertendo il trend dei 2 mesi precedenti.

Il Prezzo del Mais Nazionale, che è driver per la componente energetica della razione, segue un trend in graduale aumento e la media delle quotazioni di Milano in Luglio è 183 €/Ton.
Il prezzo della Farina di Soia, driver per la componente proteica della razione, mostra una tendenza negativa, e la media delle quotazioni di Milano in Luglio è 332 €/Ton.

Import – Export UE

La produzione di Mais in UE Settembre 2019 – Agosto 2020 si dovrebbe chiudere con un aumento del 3,6% secondo le stime USDA. Il trend in crescita dovrebbe confermarsi anche nella prossima stagione (+2,5%).

Mais:
Export UE+62% Gennaio – Maggio 2020

Nell’Unione Europea l’aumento produttivo di Mais nella stagione in corso, unito ad un minor utilizzo in campo zootecnico, si è riflesso in una riduzione dell’import (Gennaio-Maggio -32,5%) e un aumento delle esportazioni.

Le esportazioni UE infatti nel periodo Gennaio-Maggio sono aumentate del +62,2% per un totale di 2,68 Mio Ton. Le principali destinazioni sono state:  Egitto, Turchia ed Iran.

Situazione differente per la Soia, dove a fronte di un calo dell’export europeo per il periodo Gennaio – Maggio, l’import torna ad essere positivo, registrando nel mese di Maggio una variazione del +35%. 

L’Italia, importatrice netta di Mais e Soia, nei primi quattro mesi del 2020 ha registrato una diminuzione delle importazioni di questi due prodotti agricoli, rispettivamente -5,4% per il Mais, e -0,7% per la Soia.

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Carni suine italiane: nuove opportunità in Oriente [VIDEO]
29 Maggio 2020

Aumenta l’Export di Carni suine italiane nel periodo Gen-Feb 2020, con un incremento dei ricavi e nuove importanti opportunità in Oriente. L’Italia importa meno rispetto all’anno precedente, ma a prezzi superiori.

Francesco del Team di TESEO illustra l’andamento del trade di Carni Suine da e verso l’Italia nel seguente video.

L’Italia ha importato circa 190 mila tonnellate di Carni suine nel periodo gennaio-febbraio 2020: meno rispetto all’anno precedente, ma a prezzi superiori.

Export Italia
Carni Suine+6% Gen – Feb 2020

L’Export italiano è invece aumentato nel periodo gennaio-febbraio del +6,0%  accompagnato da un incremento dei prezzi all’export, in particolare per Carcasse e mezzene fresche (prezzo medio: 2,05€/kg) e per il Lardo (1,36€/kg).  Sebbene siano inferiori al picco di fine 2019, i prezzi all’export si mantengono a livelli sostenuti.

Come riportato nella news precedente, la Cina abbia raddoppiato le importazioni di Carni fresche, refrigerate o congelate dall’UE nel primo trimestre 2020, acquistando peraltro a prezzi superiori.

Export Italia verso Cina
Carni fresche, refrigerate o congelate1.577 tonnellate
Gen – Feb 2020

In merito all’Italia, nel 2019 la Cina ha fatto la sua comparsa come importante destinatario di Carni fresche, refrigerate o congelate. Nei primi due mesi del 2020 la Cina ha importato 1.577 tonnellate, divenendo il terzo importatore per questa voce dopo i Paesi UE ed il Giappone.

Auspichiamo che le imprese italiane possano aumentare la loro presenza in questa area in rapida crescita. 

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Carni suine: aumenta in volume e ancor più in valore l’export UE [VIDEO]
27 Maggio 2020

Le Imprese europee hanno aumentato l’export di Carni suine in volume, ma ancor più in valore, nel primo trimestre 2020. Qual è il principale driver di questa crescita?

Francesco del Team di TESEO illustra l’andamento delle esportazioni UE nel seguente video.

L’export UE di Carni suine e loro derivati è aumentato in volume, ma ancor più in valore, nel primo trimestre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019.

Export UE
Carni fresche, refrigerate e congelate 776 mila tonnellate
Gen – Mar 2020

L’UE è il principale esportatore mondiale di Carni fresche, refrigerate o congelate: sotto questa voce sono state esportate circa 776 mila tonnellate nei primi tre mesi del 2020, per quasi 2,5 miliardi di dollari. I ricavi all’export sono di conseguenza aumentati del +27%, passando da 2,92 USD/kg nel primo trimestre 2019 a 3,18 USD/kg nel 2020. 

Ma com’è possibile che, sebbene quasi tutti i Player importatori abbiano ridotto gli acquisti dall’UE, l’export di questa voce sia aumentato del +26,2% in quantità e del +60,4% in valore?

Questo aumento è dovuto alla Cina, che ha raddoppiato le importazioni di Carni fresche, refrigerate o congelate dall’UE (+114,2%), acquistando peraltro a prezzi superiori (+56,7%).

Il principale driver di questo aumento è stata l’epidemia di African Swine Fever, che ha coinvolto il Paese nel terzo trimestre 2018 e fino ad oggi ha causato la morte o l’abbattimento di oltre 1.200.000 capi.

Il trend è confermato in marzo, ultimo mese disponibile nei dati, periodo in cui la Cina è arrivata ad assorbire il 69% dell’export UE di Carni fresche, refrigerate o congelate.

E le Carni suine italiane, sono presenti in Cina? Quali sono le performance del nostro export e del nostro import? 

Queste domande troveranno risposta nel prossimo video: registrati a TESEO.clal.it per rimanere aggiornato.

Autunno: adeguare la razione per mantenere una buona produzione
7 Ottobre 2019

Col cambio di stagione occorre sfruttare al massimo i foraggi disponibili ed integrare opportunamente la razione, ma anche impostare bene le colture per l’annata successiva. Fondamentale è la verifica ed il controllo delle performance aziendali in termine di quantità di latte prodotte e contenuti soprattutto di proteine, indici riproduttivi, costi alimentari.

In Irlanda, l’esempio tipico è una azienda con 80 frisone e 30 ettari a foraggere ed insilato. Con un carico di 2,7 capi adulti ad ettaro, l’obiettivo è di produrre 1500 kg di sostanza secca/ha e di usare l’erba il più a lungo possibile lungo la stagione autunnale.

Diventa poi importante assicurare una buona integrazione della razione alimentare, tenendo sempre conto di quel grande fermentatore degli zuccheri (e degradatore delle proteine) che è il rumine e che porta alla produzione di acido propionico, ma soprattutto di acido acetico. Durante la produzione di quest’ultimo, si ottengono anche acido formico ed anidride carbonica, composti che danno origine al metano, elemento che rappresenta una perdita consistente di energia da parte dell’animale, oltre che la prima fonte di emissione in atmosfera di gas effetto serra.

Adeguamento dei fattori di gestione aziendale alla stagione

Di conseguenza diventa fondamentale contenerla il più possibile con integratori specifici ed una razione che assicuri un elevato apporto di fibra digeribile ed una equilibrata quantità di amido. Lo scopo è di mantenere il più a lungo possibile la produzione di latte, con tenori proteici adeguati, in funzione dei parti primaverili.

Anche il monitoraggio delle fecondazioni è un fattore importante ed una verifica dell’ingravidamento dopo otto settimane dall’inseminazione diventa un indice indispensabile.

Stretto rapporto con l’impresa di lavorazione del latte

La gestione aziendale deve poi poter contare su di un adeguato supporto tecnico, in stretto rapporto con l’impresa di destinazione del latte, in questo caso la coop Glanbia.

Dunque definizione delle performance, adeguamento dei fattori di gestione aziendale alla stagione, monitoraggio preciso dei parametri produttivi e riproduttivi (oltre che sanitari), stretto rapporto con l’impresa di lavorazione del latte per un sistema integrato, efficiente e sostenibile.

TESEO.clal.it - Costo di 1000 g. (1 kg) di proteine fornite da diverse materie prime
TESEO.clal.it – Costo di 1000 g. (1 kg) di proteine fornite da diverse materie prime

Fonte: Agriland

Contrastare i cambiamenti climatici con l’agricoltura rigenerativa
12 Agosto 2019

L’impatto ecologico delle attività produttive è aumentato rapidamente, ma non la biocapacità

Secondo l’Agenzia europea per l’ambiente, l’impatto ecologico delle attività produttive sull’ambiente dei Paesi UE è aumentato rapidamente negli anni ’60 e ’70, rimanendo poi relativamente costante a partire dal 1980. Invece, la capacità degli ecosistemi di assorbire le emissioni ed i materiali di scarto generati da tali attività, cioè la biocapacità, è rimasta inalterata. Quindi si è determinata una crescente impronta ecologica (ecological footprint) che, abbinata alla insufficiente biocapacità, determina un deficit con effetti negativi sull’ambiente, terreno, acqua, aria e conseguentemente sulla società.  

L’Europa non è la sola regione con questo problema, che si manifesta anche in America settentrionale e nell’Asia centrale e del Pacifico. Il settore agroalimentare è particolarmente sensibile a tale tematica, dato che è quello più colpito dai cambiamenti climatici, ma nel contempo contribuisce in modo significativo alle emissioni di gas effetto serra (anidride carbonica, ossido di azoto, metano) che, secondo la FAO, rappresentano il 14,5% del totale.

Le prime azioni da compiere consistono in:

  • ridurre le emissioni gassose in atmosfera,
  • agire per un migliore utilizzo dei concimi,
  • usare pratiche agronomiche adeguate alla natura del terreno, del clima e delle coltivazioni,
  • gestire in modo oculato le acque di irrigazione.

Invece di migliorare le pratiche agronomiche tradizionali, innovandole per farle evolvere in funzione della meccanizzazione e delle nuove coltivazioni intensive, si è assistito negli ultimi 40 anni ad un loro abbandono con la conseguenza di un maggior impatto ambientale delle attività agricole ed una generale erosione dei terreni.

Agire per migliorare sia l’agricoltura convenzionale che quella biologica

L’introduzione di pratiche innovative di agricoltura rigenerativa può permettere di recuperare il potenziale ecologico dei suoli, raddoppiando la capacità del terreno di sequestrare anidride carbonica e questo può essere misurato e certificato come grado di salute del terreno, benessere animale, impatto sociale. Non si tratta però certo di introdurre un’altra certificazione, ma di agire per migliorare sia l’agricoltura convenzionale che quella biologica per dare modo al terreno di svolgere la sua naturale funzione di substrato vivente, ricco di sostanza organica, permeabile all’aria ed all’acqua, di allevare gli animali in modo appropriato e di usare le tecniche produttive in modo sostenibile.

Oltre alla ricerca, diventa importante l’indirizzo e l’impulso delle politiche agricole ed in primo luogo dalla nuova PAC per introdurre modelli che sostengano gli agricoltori che, operando in modo ecosostenibile, producono un generale beneficio per tutta la società.

Fonte: EEA, Rodale Institute

TESEO.clal.it – Italia: Impronta idrica della produzione, ovvero il volume di acqua attinto dalle risorse idriche nazionali per la produzione di beni o servizi.
Scopri di più sull’impronta idrica nelle mappe di TESEO!

Più sostegno per allevare meglio: in Irlanda serve un’inversione di tendenza
17 Giugno 2019

È ormai generalmente acquisito il fatto che l’ambiente sia una risorsa fondamentale. Gli agricoltori, che hanno nel suolo e nelle acque la loro base produttiva, debbono certo operare in modo più efficiente, ma debbono poter contare anche su prezzi del latte adeguati.

In tale prospettiva, il ruolo dell’agricoltore si inserisce sempre più nel contesto di bene pubblico per le ricadute che la sua attività ha verso la società, e dunque diventa importante il ruolo di orientamento ed indirizzo della PAC.

Diventa però altrettanto importante che il mercato, e con esso il consumatore, sia disponibile a riconoscere un prezzo adeguato per gli impegni degli agricoltori a produrre nell’ottica della tutela ambientale.

In un recente convegno in Irlanda sulla qualità delle acque, è risultato evidente come lo spostamento dalla produzione di carne a quella da latte, perché più profittevole, ha portato solo negli ultimi tre anni ad un incremento del 30% nei fertilizzanti azotati. Però, una gran parte di questo azoto è disperso, con differenze che vanno da uno a tre fra chi opera con meno efficienza. La stessa differenza esiste anche nell’uso dei concimi fosforici. Le aziende da latte irlandesi usano il 20% del suolo agricolo, ma il 50% dei fertilizzanti totali.

È evidente che la pressione sui prezzi spinge gli agricoltori a massimizzare la produzione, mettendo però a rischio l’efficienza e dunque anche l’impatto ambientale. In Irlanda, nel 1980 la spesa alimentare rappresentava il 28% del reddito rispetto al 14% odierno.

Dobbiamo lavorare in modo più intelligente e fare meglio – ma tutti abbiamo bisogno di più denaro e più sostegno per farlo.

Jack Nolan – Irish Department of Agriculture, Food and the Marine

Come sottolineato all’Environmental Protection Agency (EPA) National Water Event 2019 da Jack Nolan del Department of Agriculture, Food and the Marine irlandese, occorre una inversione di tendenza. I consumatori, che sono sempre più sensibili alle tematiche ambientali, debbono essere disponibili a cambiare la loro attitudine ed a riconoscere il valore dei prodotti di qualità elevata. Questo vale anche per la PAC: se a clima, biodiversità ed acqua verrà destinato il 30% delle risorse, il consistente resto rimarrà concentrato nei pagamenti diretti, che non hanno certo stimolato il cambiamento.

Dunque, nell’ottica della sostenibilità occorre produrre meglio aumentando l’efficienza produttiva e riducendo le disparità fra gli agricoltori. Occorre però che anche i consumi siano orientati verso la domanda di prodotti di qualità.

CLAL.it – Prezzo del latte alla stalla in UE-28 ed in Irlanda

Fonti: AgriLand, Commissione Europea