TESEO

Antibiotici all’asciutta? Criteri corretti per una scelta
12 Aprile 2016

È oggi diffuso il trattamento con antibiotici alla messa in asciutta delle bovine e tale pratica avviene con differenti modalità e principi attivi in relazione alle singole situazioni aziendali.

Non sempre il criterio di impiego degli antibiotici è il risultato di una scelta ponderata; risulta fondamentale, al fine di ottenere i migliori risultati e per contenere i costi, il lavoro del Veterinario aziendale che, in relazione al quadro sanitario della mandria e con il supporto di analisi di laboratorio specifiche, sarà in grado di individuare le migliori procedure in relazione alla situazione della stalla.

In modo schematico, i sistemi utilizzati prevedono l’impiego di antibiotico intramammario e/o di antibiotico somministrato tramite iniezione, con o senza l’impiego di un sigillante del canale del capezzolo. E’ ormai finalmente scomparsa la tecnica del doppio trattamento intramammario alla messa in asciutta, costosa e inutile.

In alcuni allevamenti invece l’antibiotico alla messa in asciutta di norma non viene utilizzato e il trattamento è riservato alle sole bovine che durante la lattazione hanno avuto uno o più episodi di mastite.

Tale pratica apparentemente non “raccomandabile”, rientra invece tra le possibili procedure per la messa in asciutta previste nelle linee guida dall’Institut de l’Elevage, ente francese di ricerca e formazione dedicato agli allevatori di bovini.

L’Institut de l’Elevage propone di gestire il programma sanitario alla messa in asciutta secondo due criteri:

1° Criterio

  • Trattare con antibiotici quando le cellule somatiche all’ultimo controllo funzionale sono > 150.000
  • Riservare il trattamento alle bovine che hanno avuto una mastite clinica nell’ultimo trimestre di lattazione

2° Criterio

  • Utilizzo di un sigillante del capezzolo in presenza di situazioni di rischio di nuova infezione durante l’asciutta.

In molti casi il rischio di nuove infezioni è concreto; ad esempio quando ci troviamo di fronte a:

  • Bovine oltre la terza lattazione
  • Piano della mammella basso (sotto il garretto)
  • Capezzoli corti
  • Lesioni alla cute o alla estremità del capezzolo
  • Bovine con predisposizione alla perdita di latte nei primi giorni di asciutta o prima del parto
  • Gestione non corretta dei box di stabulazione delle bovine in asciutta e dei box parto

In tutti questi casi, cioè in presenza di rischio di nuove infezioni, il sigillante sarà applicato a tutte le bovine, sia a quelle che hanno ricevuto l’antibiotico che a quelle non trattate con farmaci; il costo del trattamento è controbilanciato dalla riduzione delle nuove infezioni. Chiaramente tutti i trattamenti che prevedono introduzione di prodotti nel canale del capezzolo devono essere eseguiti nel rispetto di precise norme igieniche al fine di evitare l’insorgenza di patologie iatrogene.

Infine sarà possibile evitare il trattamento con antibiotico alla messa in asciutta nei casi in cui:

  • La situazione sanitaria al primo controllo post parto è eccellente cioè quando la percentuale di bovine con conta cellulare inferiore a 300.000 maggiore dell’85%, valutata sugli ultimi sei mesi.
  • Il rischio di nuove infezioni durante il periodo di asciutta è minimo in virtù di una gestione ottimale delle lettiere
  • Le cellule somatiche all’ultimo controllo sono < 150.000

In ogni caso, al fine di una valutazione corretta e attualizzata dello stato sanitario dei singoli quarti è sempre opportuno eseguire il California Mastitis Test ( C.M.T.) al momento della messa in asciutta prima di decidere se, come e con quale schema terapeutico intervenire, caso per caso.

CMT. California Mastitis test
CMT. California Mastitis test

A proposito dell’impiego di antibiotici in allevamento, è importante ricordare che la plenaria del Parlamento Europeo ha approvato nella seduta del 10 marzo 2015, le modifiche alla proposta di Regolamento sui medicinali veterinari della Commissione Europea. Con questa votazione i deputati europei hanno sottolineato che per contrastare la crescente resistenza degli antibiotici ai cosiddetti superbatteri, quali salmonella e campylobacter, è necessario limitare l’uso dei farmaci antimicrobici esistenti e sviluppare nuovi medicinali. La proposta prevede di aggiornare la normativa europea in materia di medicinali a uso veterinario e il Parlamento chiede di vietare il trattamento antibiotico collettivo e preventivo degli animali e di prendere misure atte a stimolare la ricerca di farmaci di nuova generazione.

“Quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità avverte che il Mondo può sprofondare in un’era post-antibiotica, dove la resistenza agli antibiotici potrebbe causare ogni anno più morti del cancro, è giunto il momento di intraprendere un’azione forte e risolvere il problema alla radice”, ha affermato la relatrice Françoise Grossetête. “La lotta contro la resistenza agli antibiotici deve iniziare nelle aziende agricole. Desideriamo in particolare vietare l’uso puramente preventivo di antibiotici, limitare il trattamento di massa a casi veramente particolari, vietare l’uso di antibiotici veterinari di fondamentale importanza per la medicina umana o porre fine alla vendita online di antibiotici, vaccini e prodotti psicotropi. Con queste misure, speriamo di ridurre la quantità di antibiotici che finiscono nel piatto dei consumatori “, ha dichiarato.

Fonte: Institut de l’Elevage

Semi di palma da olio per le vacche in Nuova Zelanda
15 Febbraio 2016

La palma da olio produce dei frutti composti da una polpa che racchiude all’interno un gheriglio. Il palmisto che residua dall’estrazione dell’olio, viene largamente impiegato nell’alimentazione del bestiame da latte in Nuova Zelanda.

La sua importazione è in continuo, rapido aumento ed a novembre ha raggiunto le 223.413 tonnellate, in crescita rispetto alle 138.763 tonnellate in ottobre ed alle 178.381 tonnellate a novembre 2014.

L’uso del palmisto come ingrediente nella razione del bestiame si è diffuso a seguito della siccità che colpì l’isola del nord nel 2007, costringendo gli allevatori a ricercare sottoprodotti e da allora il suo impiego  si è continuamente diffuso, anche a causa della notevole disponibilità di prodotto nei paesi del sud est asiatico, Malesia in primo luogo.

L’uso di questo ingrediente solleva però le preoccupazioni sia da parte della trasformazione che da parte dei gruppi ambientalisti, seppur per ragioni diverse. Infatti, Fonterra a settembre ha lanciato una azione per convincere gli allevatori a ridurne la quantità nella razione delle vacche, in quanto può portare ad una modifica nella composizione del grasso del latte. La cooperativa neozelandese, che si vuole paladina di un latte ottenuto da vacche pascolanti,  ne raccomanda un impiego massimo di 3 kg per capo/giorno. Greenpeace invece si fa portabandiera dell’opposizione ai prodotti derivati dalla palma da olio per gli effetti sulla deforestazione provocati da queste coltivazioni nei paesi tropicali.

Di certo, stante l’immagine di isola verde con cui  la Nuova Zelanda si presenta come primo esportatore mondiale di prodotti lattiero-caseari, anche l’attenzione verso i prodotti per l’alimentazione animale deve essere massima. Soprattutto in questo tempo di attenzione per l’ambiente.

Costo delle razioni bovine da latte in tempo reale
Costo delle razioni bovine da latte in tempo reale

Fonte: NZHerald

Diminuzioni significative nel trade di bovini (Gen-Ott 2015)
9 Dicembre 2015

Ultimi aggiornamenti riguardo al Trade di Bovini. I dati confrontano il periodo

Gennaio-Ottobre 2015

con lo stesso periodo dell’anno precedente.

La Cina, pur rimanendo il principale acquirente di bovini da latte per l’Australia, ha ridotto il suo import del 29%.
Le importazioni statunitensi di bovini da latte sono diminuite del 40%; l’unico fornitore è il Canada. In Ottobre l’import di bovini da latte è stato di 979 capi, mentre l’import totale di bovini (da latte e non) ha superato i 167.000 capi.
La Turchia ha importato il 63% in più di bovini da latte dagli Stati Uniti, per un volume di 3.458 capi nel periodo Gennaio-Ottobre 2015. La Turchia è il secondo mercato per gli Stati Uniti. Il primo acquirente è il Messico, che tuttavia ha ridotto le sue importazioni dagli Stati Uniti del 58%.