Presidenti & Casari: insieme per produrre DOP in modo efficiente
1 Giugno 2016

TESEO.clal.it, con il Patrocinio del Comune di Sermide (MN), e la collaborazione del Consorzio Grana Padano DOP e del Consorzio Parmigiano Reggiano DOP, organizza l’incontro “Insieme per produrre DOP in modo efficiente“, con Presidenti e Casari di alcune latterie produttrici di Grana Padano e Parmigiano Reggiano, che si terrà Venerdì 10 Giugno 2016 alle 9.30 a Sermide (Centro di Educazione Ambientale sulla riva del Po “Teleferica”, via Argine Po).

PROGRAMMA

  • Prof. Zena Roncada, Conoscere (a) Sermide
  • Dr. Riccardo Deserti, Direttore Consorzio Parmigiano Reggiano – Come accrescere la distintività dei formaggi duri D.O.P.
  • Dr. Dario Casali, Specialista dairy DuPont Danisco – La ricchezza in Grana Padano e Parmigiano Reggiano di minerali buoni per la salute
  • Prof. Germano Mucchetti, Università degli Studi di Parma – L’innovazione nella tecnologia casearia per i formaggi D.O.P. duri italiani
  • Dr. Stefano Berni, Direttore Consorzio Grana Padano – Caseificio, compatibilità fra la trasformazione del latte in D.O.P. ed altre destinazioni
  • Gianni Fava, Assessore Regionale all’Agricoltura Regione Lombardia – Conclusioni

Guarda i video highlights dell’incontro cliccando qui.

A seguire, alcune foto del precedente incontro “Formaggi: Qualità e Mercato”, tenutosi il 7 Giugno 2013:

Produrre latte (e derivati) in Australia
30 Maggio 2016

Si prevede che nel 2016 la produzione di latte in Australia raggiunga le 9,8 milioni di tonnellate, con una dinamica in leggera crescita. Dall’indagine di Dairy Australia, risulta come tre quarti dei produttori di latte continuino ad avere una visione ottimistica del settore nonostante le basse quotazioni, in ragione del potenziale di export verso i paesi asiatici. Due terzi degli intervistati ritengono che gli accordi di libero scambio (Free Trade Agreements – FTAs) sottoscritti con Corea, Giappone e Cina avranno un impatto positivo nel lungo termine. Circa il 40% della produzione viene esportata soprattutto verso questi mercati, per lo più formaggi e polveri. L’export lattiero australiano rappresenta il 7% sul totale del commercio mondiale. Sei aziende, Murray Goulburn, Fonterra, Lion, Warrnambool, Parmalat, Bega, trasformano il 90% del latte e quattro di queste rappresentano investimenti esteri: Fonterra, Parmalat (Lactalis), Lion (Kirin, Giappone), Warrnambool (Saputo, Canada).

L’allevamento è basato sul pascolo ed è molto influenzato dalla piovosità. Lo stato di Victoria produce due terzi del latte australiano, che viene ottenuto in allevamenti a carattere familiare, mentre circa il 10% di aziende ha oltre 600 capi in mungitura. Il picco produttivo si raggiunge in ottobre.

Il consumo pro capite di latte liquido nel 2015 sarà di 110 litri, in crescita rispetto ai 104 litri del 2010 e tende a spostarsi dal latte intero a quello magro, aromatizzato o modificato; ad esempio, nel 2015 il consumo di latte senza la beta caseina A1 è in crescita del 8%.

Il formaggio è una produzione di punta e si stima raggiunga le 340 mila tonnellate nel 2016. Il mercato interno è maturo, a 13,5Kg per abitante, col cheddar che rappresenta il 55% dei consumi, seguito da mozzarella, formaggi freschi, paste dure da grattugia ed erborinati. La metà della produzione è esportata (155 mila tonnellate nel 2015), col Giappone come maggior mercato. Le importazioni di formaggio (75 mila ton), polveri di latte e burro (20 mila ton cadauno), provengono in particolare dalla Nuova Zelanda, mentre dalla UE vengono importati formaggi di specialità; dagli USA, cheddar e mozzarella.

La produzione di burro si prevede stabile a 122 mila tonnellate, con una domanda in crescita e scorte in aumento per la necessità di ricollocare il prodotto risultante dal blocco russo. Riguardo alle polveri di latte, si prevede una minor produzione di polvere di latte intero (WMP) rispetto alle 95 mila tonnellate preventivate per il 2015; in crescita invece la polvere di latte scremato (SMP) , attesa nel 2016 a 240 mila tonnellate. Il 75% viene esportato verso Cina, Indonesia, Singapore, Malesia.

Gli accordi di libero scambio, compreso il recente TPP, sembrano costituire un ambito favorevole per facilitare l’export e dunque sostenere la produzione.

CLAL.it - AUSTRALIA: Export mensile dei prodotti lattiero-caseari negli ultimi 2 anni
CLAL.it – AUSTRALIA: Export mensile dei prodotti lattiero-caseari negli ultimi 2 anni

Fonte: FAS-USDA

Il nuovo Presidente del Parmigiano Reggiano DOP dovrà fare squadra con il Consiglio
10 Maggio 2016

Matteo Salati
Olmo di Gattatico, Reggio Emilia – ITALIA

L'allevatore Matteo Salati
L’allevatore Matteo Salati

Azienda Agricola Fondo Albarossa Soc. Agr.
Capi allevati: 1.000 | 400 in lattazione.
Ettari coltivati 280.
Destinazione del latte: Parmigiano Reggiano DOP (Caseificio del Milanello Terre di Canossa).

Con 280 ettari coltivati interamente a mais e foraggere (medica, frumento da foraggio, prato stabile, loietto e panico) e una stalla con 1.000 capi (di cui 400 in mungitura), l’azienda in cui Matteo Salati di Olmo di Gattatico (Reggio Emilia) lavora è occupata da 8 lavoratori fissi e 2 part time. Un piccolo esercito.

“Io e mia moglie Ilaria ci occupiamo della gestione dell’allevamento, mio fratello Lorenzo campagna, mio papà Vincenzo dell’amministrazione e del caseificio Milanello di Campegine di cui è presidente e dove destiniamo il latte per la produzione di Parmigiano Reggiano”, spiega Matteo Salati.

Le dimensioni innescano inevitabilmente economie di scala e, allo stesso tempo, l’attenzione alla sostenibilità è elevata.

“Per ridurre il consumo energetico abbiamo cambiato l’impianto di ventilazione. Questo ha portato un beneficio di 5 kwh consumati in meno nei mesi estivi. Inoltre, abbiamo montato le piastre per raffreddare il latte, grazie alle quali risparmiamo i due terzi dell’energia, che prima era necessaria. Il tutto con una spesa sopportabilissima. Il calore recuperato serve per scaldare l’acqua destinata agli animali”.

E sul consumo idrico?

“Abbiamo livellato una quota importante dei nostri terreni, tanto che oggi sia i prati stabili che le superfici che irrighiamo a scorrimento richiedono meno acqua”.

Il Consorzio di tutela del Parmigiano-Reggiano nei giorni scorsi ha annunciato l’operazione di valorizzazione del prodotto di montagna. Pensa sia positiva?

“Per me è giusto che si valorizzi la montagna, perché l’agricoltura tutela il territorio e l’occupazione, con un indotto importante. In zona collinare e montana viene fatto circa un quarto del totale del Parmigiano-Reggiano. La mia è un’opinione disinteressata sul piano aziendale, essendo collocato nella Bassa reggiana. Tuttavia, ritengo che sia giusto, a patto che il prodotto sia davvero di montagna e non frutto di una lavorazione in montagna, ma con latte di pianura”.

E come si può garantire la tracciabilità del latte di montagna?

“Guardare innanzitutto dove è ubicata la stalla. E affidare la vigilanza sulla qualità agli organi preposti, potenziando con la condivisione del Consorzio dove è più necessaria”.

L’assemblea del Parmigiano-Reggiano ha votato la prosecuzione del piano produttivo per altri tre anni. È soddisfatto?

“Credo che l’impianto del piano produttivo sia migliorativo rispetto a quello del triennio precedente. La finalità è giusta: mantenere in equilibrio la produzione di forme, in modo da evitare impennate e depressioni di prezzo che hanno punito i nostri bilanci. Serve ora la ratifica da parte di tutti i produttori. Hanno votato almeno i due terzi dei caseifici, adesso almeno i due terzi dei produttori devono approvare”.

Dopo le dimissioni di Alai, chi vorrebbe come presidente?

“Non mi sbilancerò sul nome. Sicuramente al Consorzio serve una persona che abbia le idee ben chiare non su moltissime iniziative, ma sulle più importanti, che devono essere portate a termine. Il presidente dovrà fare squadra col consiglio e puntare su temi cardine: controlli sulla qualità, anche sugli impianti del grattugiato e sugli impianti di trasformazione, la pubblicità deve essere mirata e non generalista e i piani produttivi tenuti monitorati”.

L'Azienda Agricola Fondo Albarossa Soc. Agr.
L’Azienda Agricola Fondo Albarossa Soc. Agr.

Azienda Agricola Fondo Albarossa Soc. Agr.

L'allevatore Matteo Salati

Latte: perla di filiera – Riflessione di Angelo Rossi
9 Febbraio 2016

Proponiamo i punti principali di una riflessione scritta da Angelo Rossi nel 2003, che appare quanto mai attuale.

Penso sia importante interrogarsi su cosa dà valore al latte, cosa ne determina un apprezzamento, in termini di pregio e di valore remunerativo.

A dare valore al latte è la sua destinazione a prodotti prestigiosi.

[…]

Più guadagna mercato il Made in Italy, più circolano i buoni prodotti italiani nel mondo, in un mondo sempre più largo e “spalancato”, più si rafforza la filiera e vengono premiati tutti i suoi attori: Produttori e Trasformatori.

Io credo che il valore del latte si formi attraverso un processo simile a quello della formazione della perla.

Una perla nasce attorno ad un nucleo vivo, nel mantello di un’ostrica: non è la grandezza del nucleo a dare valore, ma gli strati che l’avvolgono, si sovrappongono e le danno l’ultima, finale brillantezza.

Il latte è il nucleo vivo di ogni prodotto derivato: è il punto di partenza necessariamente ottimo per garantire la riuscita delle successive trasformazioni.

A loro volta le successive trasformazioni, se avverranno all’insegna di saperi ben collaudati, di norme di sicurezza, di buone fatture aggiungeranno valore alla materia prima di partenza.

Ma se questo patrimonio non verrà galvanizzato da un mercato vivace, ampio, fruttuoso come si potrà difendere il valore economico del latte?

A dar valore al latte, come alla perla, è il ciclo dei passaggi.

E l’ultimo indispensabile passaggio, per il latte, è il mercato dei prodotti lattiero caseari, che va necessariamente incrementato e orientato nella direzione della qualità e dell’innovazione.

E’ il valore aggiunto assegnato dal mercato l’elemento essenziale!

[…]

La filiera deve produrre partecipazione comune all’impresa economica, in forme che vedano Produttori e Trasformatori impegnati sullo stesso fronte di potenziamento del mercato.

Vanno inventate  forme di reciproca apertura, organismi misti, rappresentativi di interessi che non siano vissuti come contrapposti.

Occorrono sempre più Produttori in Cooperative di trasformazione proiettate al mercato, Cooperative che percorrano, a loro volta, la strada della aggregazione per la conquista di spazi economici e di altre avanzate collaborazioni industriali.

Occorrono sempre più Produttori in Partecipazioni Industriali.

Occorrono sempre più Industriali “illuminati”, disposti a incrociare i destini dell’industria con le strade della produzione.

Del valore aggiunto creato dal mercato è l’intera filiera a beneficiare.

 

Rafforzamento della filiera
Schema per il rafforzamento della filiera

Leggi la riflessione completa scritta da Angelo Rossi nel mese di Maggio 2003 >

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