Il nuovo Presidente del Parmigiano Reggiano DOP dovrà fare squadra con il Consiglio
10 Maggio 2016

Matteo Salati
Olmo di Gattatico, Reggio Emilia – ITALIA

L'allevatore Matteo Salati
L’allevatore Matteo Salati

Azienda Agricola Fondo Albarossa Soc. Agr.
Capi allevati: 1.000 | 400 in lattazione.
Ettari coltivati 280.
Destinazione del latte: Parmigiano Reggiano DOP (Caseificio del Milanello Terre di Canossa).

Con 280 ettari coltivati interamente a mais e foraggere (medica, frumento da foraggio, prato stabile, loietto e panico) e una stalla con 1.000 capi (di cui 400 in mungitura), l’azienda in cui Matteo Salati di Olmo di Gattatico (Reggio Emilia) lavora è occupata da 8 lavoratori fissi e 2 part time. Un piccolo esercito.

“Io e mia moglie Ilaria ci occupiamo della gestione dell’allevamento, mio fratello Lorenzo campagna, mio papà Vincenzo dell’amministrazione e del caseificio Milanello di Campegine di cui è presidente e dove destiniamo il latte per la produzione di Parmigiano Reggiano”, spiega Matteo Salati.

Le dimensioni innescano inevitabilmente economie di scala e, allo stesso tempo, l’attenzione alla sostenibilità è elevata.

“Per ridurre il consumo energetico abbiamo cambiato l’impianto di ventilazione. Questo ha portato un beneficio di 5 kwh consumati in meno nei mesi estivi. Inoltre, abbiamo montato le piastre per raffreddare il latte, grazie alle quali risparmiamo i due terzi dell’energia, che prima era necessaria. Il tutto con una spesa sopportabilissima. Il calore recuperato serve per scaldare l’acqua destinata agli animali”.

E sul consumo idrico?

“Abbiamo livellato una quota importante dei nostri terreni, tanto che oggi sia i prati stabili che le superfici che irrighiamo a scorrimento richiedono meno acqua”.

Il Consorzio di tutela del Parmigiano-Reggiano nei giorni scorsi ha annunciato l’operazione di valorizzazione del prodotto di montagna. Pensa sia positiva?

“Per me è giusto che si valorizzi la montagna, perché l’agricoltura tutela il territorio e l’occupazione, con un indotto importante. In zona collinare e montana viene fatto circa un quarto del totale del Parmigiano-Reggiano. La mia è un’opinione disinteressata sul piano aziendale, essendo collocato nella Bassa reggiana. Tuttavia, ritengo che sia giusto, a patto che il prodotto sia davvero di montagna e non frutto di una lavorazione in montagna, ma con latte di pianura”.

E come si può garantire la tracciabilità del latte di montagna?

“Guardare innanzitutto dove è ubicata la stalla. E affidare la vigilanza sulla qualità agli organi preposti, potenziando con la condivisione del Consorzio dove è più necessaria”.

L’assemblea del Parmigiano-Reggiano ha votato la prosecuzione del piano produttivo per altri tre anni. È soddisfatto?

“Credo che l’impianto del piano produttivo sia migliorativo rispetto a quello del triennio precedente. La finalità è giusta: mantenere in equilibrio la produzione di forme, in modo da evitare impennate e depressioni di prezzo che hanno punito i nostri bilanci. Serve ora la ratifica da parte di tutti i produttori. Hanno votato almeno i due terzi dei caseifici, adesso almeno i due terzi dei produttori devono approvare”.

Dopo le dimissioni di Alai, chi vorrebbe come presidente?

“Non mi sbilancerò sul nome. Sicuramente al Consorzio serve una persona che abbia le idee ben chiare non su moltissime iniziative, ma sulle più importanti, che devono essere portate a termine. Il presidente dovrà fare squadra col consiglio e puntare su temi cardine: controlli sulla qualità, anche sugli impianti del grattugiato e sugli impianti di trasformazione, la pubblicità deve essere mirata e non generalista e i piani produttivi tenuti monitorati”.

L'Azienda Agricola Fondo Albarossa Soc. Agr.
L’Azienda Agricola Fondo Albarossa Soc. Agr.

Azienda Agricola Fondo Albarossa Soc. Agr.

L'allevatore Matteo Salati

Latte: perla di filiera – Riflessione di Angelo Rossi
9 Febbraio 2016

Proponiamo i punti principali di una riflessione scritta da Angelo Rossi nel 2003, che appare quanto mai attuale.

Penso sia importante interrogarsi su cosa dà valore al latte, cosa ne determina un apprezzamento, in termini di pregio e di valore remunerativo.

A dare valore al latte è la sua destinazione a prodotti prestigiosi.

[…]

Più guadagna mercato il Made in Italy, più circolano i buoni prodotti italiani nel mondo, in un mondo sempre più largo e “spalancato”, più si rafforza la filiera e vengono premiati tutti i suoi attori: Produttori e Trasformatori.

Io credo che il valore del latte si formi attraverso un processo simile a quello della formazione della perla.

Una perla nasce attorno ad un nucleo vivo, nel mantello di un’ostrica: non è la grandezza del nucleo a dare valore, ma gli strati che l’avvolgono, si sovrappongono e le danno l’ultima, finale brillantezza.

Il latte è il nucleo vivo di ogni prodotto derivato: è il punto di partenza necessariamente ottimo per garantire la riuscita delle successive trasformazioni.

A loro volta le successive trasformazioni, se avverranno all’insegna di saperi ben collaudati, di norme di sicurezza, di buone fatture aggiungeranno valore alla materia prima di partenza.

Ma se questo patrimonio non verrà galvanizzato da un mercato vivace, ampio, fruttuoso come si potrà difendere il valore economico del latte?

A dar valore al latte, come alla perla, è il ciclo dei passaggi.

E l’ultimo indispensabile passaggio, per il latte, è il mercato dei prodotti lattiero caseari, che va necessariamente incrementato e orientato nella direzione della qualità e dell’innovazione.

E’ il valore aggiunto assegnato dal mercato l’elemento essenziale!

[…]

La filiera deve produrre partecipazione comune all’impresa economica, in forme che vedano Produttori e Trasformatori impegnati sullo stesso fronte di potenziamento del mercato.

Vanno inventate  forme di reciproca apertura, organismi misti, rappresentativi di interessi che non siano vissuti come contrapposti.

Occorrono sempre più Produttori in Cooperative di trasformazione proiettate al mercato, Cooperative che percorrano, a loro volta, la strada della aggregazione per la conquista di spazi economici e di altre avanzate collaborazioni industriali.

Occorrono sempre più Produttori in Partecipazioni Industriali.

Occorrono sempre più Industriali “illuminati”, disposti a incrociare i destini dell’industria con le strade della produzione.

Del valore aggiunto creato dal mercato è l’intera filiera a beneficiare.

 

Rafforzamento della filiera
Schema per il rafforzamento della filiera

Leggi la riflessione completa scritta da Angelo Rossi nel mese di Maggio 2003 >

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