Agricoltura cellulare: l’alternativa all’attuale modello produttivo?
15 Maggio 2020

Se è innegabile che la zootecnia, così come ogni altra attività produttiva, ha un impatto sull’ambiente, è altrettanto innegabile la necessità di produrre cibo per nutrire una popolazione in continua crescita, con una domanda sempre più esigente in termini di principi nutritivi, soprattutto proteine.

Come aumentare le rese con minori risorse e sprechi?

Nonostante l’agricoltura abbia saputo rispondere alla sfida alimentare aumentando quantità e qualità del cibo, sempre più di frequente essa sembra essere messa alla gogna anche sui più diffusi mezzi di comunicazione come se fosse la causa del proprio male. Eppure, qual è l’alternativa, se alternativa esiste, all’attuale modello produttivo, per aumentare le rese con minori risorse e sprechi?

Potrebbe essere la cosiddetta agricoltura cellulare, producendo latte e carne direttamente dalle cellule piuttosto che dall’intero organismo animale? Indubbiamente, la diminuzione delle superfici coltivabili a causa degli usi civili od industriali, e la competizione fra le coltivazioni destinate al consumo umano rispetto a quelle per l’alimentazione animale, senza poi parlare delle criticità ambientali per le sempre maggiori dimensioni degli allevamenti intensivi, inducono a riflettere se il presente modello produttivo sia in linea con gli obiettivi ONU della sostenibilità, in particolare l’obiettivo due, eliminare la fame nel mondo, e l’obiettivo 12, produrre e consumare in modo responsabile.

Nel mondo si allevano circa 270 milioni di vacche e la produzione di latte è raddoppiata negli ultimi 40 anni, con un crescente impatto sulle risorse naturali, per gli aspetti sanitari e di benessere animale.
Per vari motivi oltre a quello semplicemente ecologico, nei consumi delle economie avanzate stanno diventando popolari i succedanei del latte ottenuti da fonti vegetali quali soia, avena, riso, che però non ne contengono gli stessi elementi nobili e che in ogni modo si basano sempre sulle coltivazioni convenzionali. Questi prodotti, comunque additivati essi siano, non potranno avere qualità, composizione, gusto, caratteristiche fisiche, di latte, yogurt e formaggio.

TESEO.it - Confronto tra numero di capi da latte e produzione complessiva di latte in UE
TESEO.it – Confronto tra numero di capi da latte e produzione complessiva di latte in UE

Ecco allora il ricorso alle biotecnologie, con la possibilità di produrre latte non più da un animale ma solo dalle sue cellule mammarie coltivate in vitro, il che lascia intravedere uno scenario in cui si potrebbe ridurre il carico di bestiame pur rispondendo alle crescenti esigenze alimentari della popolazione, nel rispetto dell’ambiente.

Questa non è fantascienza, dato che l’azienda biotecnologica TurtleTree Labs, una start-up basata a Singapore ed operante a san Francisco, ne ha annunciato la produzione. Dopo la possibilità di produrre carne direttamente dalla moltiplicazione delle cellule animali, si intravede ora quella di ottenere vero latte da cui produrre veri formaggi, od almeno teoricamente tali.

Tutto ciò sarebbe l’uovo di Colombo: risolti tutti i problemi di impatto ambientale, benessere animale, sicurezza alimentare. Dunque, sarà la biotecnologia a salvare il mondo? Basterà prendere una cellula e moltiplicarla per sostituire tutto il patrimonio delle interrelazioni vitali che comprendono anche i fattori emotivi e sociali, il pathos, l’aspetto morale e spirituale che pure sono parte integrante quanto impalpabile dell’essere, cioè della vita?

Questi fenomeni del nostro tempo in cui tutto cambia in un batter d’ali e la presa di coscienza che il nostro mondo, più che dover essere in guerra contro qualcuno o qualcosa, vedi virus, sia malato ed abbia bisogno di attenzione e cura, dovrebbero spingerci non a sperare in soluzioni semplicistiche od a puntare il dito contro qualcuno, ma ad affrontare la complessità dei processi vitali con estrema umiltà ed attenzione, cercando di comprenderli attraverso le conoscenze che anche scienza e tecnica ci mettono a disposizione.

Questo nello spirito della ecologia integrale, dato che tutti gli esseri vitali sono interdipendenti. Come non mai, oggi non bisogna cadere nella banalizzazione della complessità.

Fonte: Research Gate

Tyson Foods investe nelle proteine alternative
14 Aprile 2020

Tyson Foods, il secondo operatore mondiale della carne dopo la brasiliana JBS, colosso basato in Arkansas con un fatturato di 40 miliardi di dollari, ha lanciato la Coalition for Global Protein, una iniziativa per ricercare fonti alimentari alternative a quelle animali.

La finalità è quella di produrre proteine di elevato valore biologico grazie a tecniche e tecnologie innovative per aumentare l’efficienza produttiva, ridurre gli sprechi e contribuire a salvaguardare gli ecosistemi.

L’iniziativa è stata presentata a Davos a margine del cinquantesimo forum economico mondiale e si propone di coinvolgere i leader mondiali della filiera produttiva, dall’agricoltura alla trasformazione, i ricercatori, le ONG e le istituzioni finanziarie.  

La sfida è alimentare 10 miliardi di persone nel 2050

La sfida è quella di alimentare 10 miliardi di persone nel 2050 senza impatti negativi sull’ambiente e questo impone di identificare nuove soluzioni creative attivando nel breve tempo progetti pilota per scegliere ed impostare le modalità produttive più appropriate.

Se questo colosso della carne sente il bisogno di investire nelle proteine alternative o comunque dimostra di guardare oltre le classiche produzioni di proteine da animali, significa che occorre considerare rapidamente questa tematica.

Si tratta di andare oltre le singole azioni di risparmio energetico, contenimento delle emissioni  o del benessere animale, per interrogarsi concretamente sulla sostenibilità delle filiere produttive e la loro efficienza. È un impegno e una responsabilità che compete in primo luogo alle imprese, per un’azione collettiva ed immediata, come afferma la Tyson.

Dunque agire rapidamente e insieme, soggetti della filiera, ricerca, finanza e pubblica amministrazione. Questa sarà la vera sfida del Made per il futuro.

CLAL.it - Crescita della Popolazione Mondiale
CLAL.it – Crescita della Popolazione Mondiale

Fonte: Coalition for global protein

Come ridurre la dipendenza dalla Soia?
2 Marzo 2020

E’ possibile ridurre la dipendenza dalla soia? Con quali alternative e con quali effetti sulle proprietà casearie del latte?

Il problema si pone, dato che una buona parte della resa della vacca da latte dipende dalla soia. Con alti contenuti in energia e proteine digeribili, la soia è ormai indispensabile nell’alimentazione di bovini e suini.

Però, nell’era delle sostenibilità, emerge evidente un problema: la sua origine, che comporta la messa a coltura di aree sempre più vaste nella regione amazzonica e non solo, con un importante impatto ambientale. Di fatto, le nostre produzioni animali sono divenute in gran parte dipendenti dalla importazione di soia.

CLAL.it - Import Mondiale Soia
CLAL.it – Import Mondiale Soia

Diventa dunque urgente ricercare le modalità per affrancarsi da tale dipendenza, in un’epoca in cui contrastare le cause del cambiamento climatico è divenuto un impegno imprescindibile. La domanda dei consumatori ed i requisiti della distribuzione alimentare vanno sempre più in tal senso come ha dimostrato, pur con le dovute riserve, la questione olio di palma.

Un articolo su Farmers Weekly riporta tale problematica descrivendo l’esperienza di un allevatore inglese di 380 vacche da latte che ha sostituito una parte di soia con un expeller di colza bypass.

L’introduzione di derivati della colza possono aumentare l’efficienza alimentare

La razione alimentare è stata riformulata tenendo conto del diverso tenore proteico e bilanciando l’apporto dei foraggi, in modo da evitare un calo produttivo. Anche l’apporto aminoacidico è stato attentamente valutato (la soia, ricca in lisina è però povera in metionina). L’apporto proteico può essere ridotto con l’introduzione di aminoacidi protetti dalla degradazione ruminale, aumentando così l’efficienza alimentare.

L’università di Nottingham ha dimostrato che le vacche alimentate con una razione contenente derivati della colza invece della soia, possono produrre più latte.

Nella nostra realtà, dato il nesso tra alimentazione e qualità del latte per la trasformazione casearia e la difficoltà a disporre di fonti alternative, il problema di un affrancamento dalla soia è ancora più difficile da risolvere. Da qui la necessità di un impegno degli allevatori insieme ai centri di ricerca.

CLAL.it - Confronto Soia e Colza
CLAL.it – Confronto Soia e Colza

Fonte: Farmers Weekly

Gli agricoltori e la nuova “fede” ambientalista
21 Gennaio 2020

La società è sempre più sensibile ai temi ambientali. Lotta all’inquinamento, rispetto degli animali, alimentazione naturale sono argomenti che preoccupano e che guidano le scelte dei consumatori.

La risposta dei governi si traduce in norme sempre più stringenti atte a limitare emissioni, uso di concimi e pesticidi, od a garantire il benessere animale. Gli agricoltori/allevatori che ruolo hanno in questo scenario di sensibilità e norme? Sono sempre i soggetti alla base della produzione alimentare, oppure diventano gli oggetti delle sensibilità ambientali?

Agricoltori tedeschi in protesta per norme troppo limitanti

Gli agricoltori tedeschi, arrivati a Berlino con novemila trattori, hanno manifestato contro le sempre più numerose norme che limitano le scelte imprenditoriali e guidano l’attività produttiva. Gli esempi principali sono la riduzione del 20% nell’uso di concimi per rispettare le norme UE sui nitrati, le regole per gli allevamenti, gli adempimenti burocratici e le certificazioni. Tutte tematiche che pongono a rischio l’attività economica, soprattutto delle piccole aziende.

La protesta intende anche però mettere un freno all’immagine distorta dell’agricoltore/allevatore come responsabile dell’inquinamento ambientale che appare sempre più di frequente sui mezzi d’informazione. Se in Francia la mobilitazione degli agricoltori sfocia spesso in manifestazioni energiche come i blocchi stradali, in Germania le proteste delle popolazioni rurali sono sempre state molto contenute.

Le manifestazioni sono prove del crescente malessere degli agricoltori

La manifestazione di Berlino è dunque la prova di un malessere crescente, di sentirsi minoranza nella società e sempre meno ascoltati rispetto a quanti, ambientalisti, animalisti o consumatori in genere, puntano il dito contro qualcuno, avendo perso quel legame naturale con la produzione agricola che da sempre ha caratterizzato la società.

Il rischio è che tutte queste nuove normative, così come le scelte montanti di vegetarianismo/veganismo od altro, siano guidate non da evidenze reali, ma da scelte ideologiche, cioè preconcette, nell’ottica di un nuovo fideismo. Eppure, grazie all’agricoltura, la Germania ha un export alimentare di 70 miliardi di euro ed i consumatori hanno accesso ad alimenti sicuri ed abbordabili.

Ovviamente, una conversione produttiva é sempre possibile, ma a quale prezzo e con quali conseguenze? Inoltre, in un mondo sempre più interconnesso, come dimostra proprio il cambiamento climatico, le scelte ambientali e le politiche verso produzione e consumo non possono che essere prese in modo condiviso e coordinato. A meno che non ci si trovi in una realtà limitata od in un piccolo Paese, dove le logiche produttive dipendono più da scelte di vita o da fattori politici e finanziari, che da logiche di mercato. Temi complessi, che anche la nuova PAC non potrà non affrontare.

Produzione di N2O nel mondo agricolo
Produzione di N2O nel mondo agricolo,
Fonte: Environment Protection Agency

Fonte: Telegraph.co.uk

Riscoprire l’Agricoltura come vettore di Biodiversità
9 Dicembre 2019

Si calcola che un terzo della produzione alimentare e due terzi della frutta e della verdura dipendono dall’impollinazione di api ed altri insetti pronubi. L’equilibrio fra condizioni naturali e produttività si sta però deteriorando rapidamente, a causa della perdita di biodiversità per gli scompensi ambientali determinati dalle attività produttive e dalle condizioni di vita generali.

Nello specifico, però, un ruolo importante è determinato anche dai pesticidi, il cui uso è ormai diffuso in tutte le attività agricole.

Le situazioni di scompenso ambientale influiscono negativamente sul sistema sociale agricolo

Si sono così determinate situazioni di scompenso ambientale che comportano una sofferenza anche del sistema sociale in agricoltura, come evidenzia il fatto che fra il 2005 ed il 2016 nella UE sono scomparse quattro milioni di aziende agricole, trasformando la vita ed anche l’esistenza di tanti borghi e paesi. 

Dopo gli innegabili progressi della chimica per migliorare produttività e salubrità della produzione agricola, occorre dunque riconsiderare la crescente dipendenza da principi attivi sintetici che comportano anche risvolti negativi, riscoprendo il ruolo fondamentale dell’agricoltura come vettore di biodiversità. Si tratta comunque di un argomento complesso che deve riguardare tutti, produttori e consumatori.

In 17 Paesi UE è stata lanciata da 90 organizzazioni una iniziativa pubblica per coinvolgere i cittadini su queste tematiche. L’intento è quello di chiedere alla Commissione Europea misure per ridurre dell’80% i pesticidi sintetici entro il 2030 fino ad eliminarli nel 2035, oltre ad interventi per sostenere la transizione ecologica in agricoltura ed i programmi di ricerca per identificare nuove tecniche di lotta a parassiti ed insetti.

Su questo è chiamata ad intervenire anche la nuova PAC nel contesto della cosiddetta architettura verde, per riconoscere il concetto dell’agricoltore custode delle risorse naturali ed erogatore di funzioni di interesse pubblico.

CLAL.it - Aziende agricole con capi da latte bovino in UE
CLAL.it – Aziende agricole con capi da latte bovino in UE

Fonte: Pan Europe

Aziende da latte: il mercato richiede professionalità
11 Novembre 2019

Il bisogno di lavoratori qualificati nelle imprese è sempre maggiore, a causa dell’evoluzione tecnica della produzione. Questo riguarda anche le aziende da latte, che fanno dell’alta specializzazione, del controllo e del monitoraggio delle varie fasi produttive, la loro peculiarità, compreso il rispetto delle rigorose norme igienico-sanitari. 

Australia20% aziende da latte con più di 6 dipendentinel 2025

La necessità di continuare ad implementare l’uso di tecnologie sempre più sofisticate nell’allevamento da latte richiede dunque anche la possibilità di attrarre operatori con le adeguate professionalità, il che rappresenta una sfida per il futuro, tanto più quanto le aziende si ingrandiscono. In Australia, ad esempio, si ritiene che nel 2025 le aziende da latte con più di sei dipendenti saranno il 20% del totale, rispetto al 4% attuale.

Oltre ai classici aspetti produttivi, come la gestione della mandria o la qualità del latte, l’attività aziendale dovrà poi sempre più considerare anche i parametri di tutela ambientale, dunque residui, emissioni, risorse idriche e ricadute sociali dell’attività produttiva. Per questo il settore dovrà sempre più relazionarsi con scuole ed università in modo da specificare i bisogni formativi ed interessare gli studenti sulle diverse opportunità di lavoro esistenti nelle aziende da latte.

Gestione della mandria: 2.500 giovani australiani connessi sulla Young Dairy Network

Gli imprenditori dovranno però anche prestare attenzione al ventaglio di nuove professionalità richieste dal mercato ed in generale dalla società, anche quelle apparentemente distanti dai ruoli tradizionali della produzione del latte e della gestione della mandria.  In questa prospettiva, Dairy Australia ha creato un Young Dairy Network che connette oltre 2500 giovani per diffondere informazioni sulle possibilità di formazione relative agli aspetti sia tecnici che sociali riguardanti la produzione del latte, salute animale, gestione aziendale comunicazione ed informazione. 

La scelta del personale da impiegare nell’azienda da latte non può essere lasciata al caso o all’improvvisazione. Questo ora più che mai, vista la rapida evoluzione non solo delle tecnologie produttive ma anche e soprattutto della percezione e delle esigenze dei consumatori.

TESEO.clal.it - Consulta le nuove pagine dedicate alla Struttura delle Aziende Agricole da Latte in UE-28

TESEO.clal.it – Consulta le nuove pagine dedicate alla Struttura delle Aziende Agricole da Latte in UE-28

Fonte: edairynews

Aumentare la sostenibilità ambientale ed economica dell’azienda da latte
24 Settembre 2019

Accrescere l’efficienza aziendale combinando genetica, razioni e gestione dei reflui

Una ricerca dell’università del Wisconsin condotta con una serie di altri istituti di ricerca ed il finanziamento del US Department of Agriculture (USDA), ha dimostrato come la combinazione ideale fra genetica animale, razione alimentare, gestione dei reflui, permetterebbe di accrescere l’efficienza aziendale attraverso: la riduzione da un terzo alla metà delle emissioni di gas effetto serra, l’aumento della produzione di latte e la diminuzione della quantità di alimenti somministrati alle vacche.

La produzione di latte comporta la perdita di metano in atmosfera per tre fattori:

  • le fermentazioni ruminali,
  • la conservazione e lo spargimento di letame e liquami,
  • le concimazioni delle colture.

Il metano ha una capacità di trattenere il calore dell’atmosfera 25 volte più forte dell’anidride carbonica e gli ossidi di azoto derivanti da letame e concimazioni sono in tal senso dieci volte più potenti del metano. La ricerca ha studiato i vari aspetti della conduzione aziendale per allevamenti da 150 a 1500 vacche da latte ed ha dimostrato che, aumentando l’efficienza delle diverse pratiche di gestione aziendale, si ottiene una riduzione dal 36% al 46% nelle emissioni gassose e del 41% dell’azoto nelle acque di falda. Inoltre, i tenori di fosforo nelle acque superficiali si riducono del 52%. I digestori per la produzione di metano da convertire in elettricità o da usare come carburante si sono dimostrati molto utili. 

La chiave per ridurre costi ed emissioni è il miglioramento dell’efficienza in tutte le fasi produttive

Comunque, la chiave di tutti gli interventi è rappresentata dal miglioramento dell’efficienza in tutte le fasi produttive. Una migliore conversione in latte degli alimenti, una genetica appropriata, degli interventi puntuali per assicurare il comfort degli animali soprattutto nei periodi più caldi, permettono di ridurre sia i costi che le emissioni, mantenendo la produttività. Per applicare i risultati delle ricerche alla pratica operativa, è stato realizzato un sito web attraverso il quale gli allevatori possono misurare e valutare il grado di efficienza delle loro pratiche aziendali, onde capire quali interventi adottare per contenere l’impatto ambientale della loro attività.

Ovviamente tutto questo richiede degli investimenti, che dipendono dalla redditività economica, aspetto imprescindibile che rappresenta uno degli elementi della sostenibilità.

Intervista all’Allevatore Massimo Dalla Bona sul benessere animale, anche in relazione alla redditività dell’allevamento, dopo l’incontro CLAL.it e TESEO “Sostenibilità – Prospettive a confronto” del 25 Gennaio 2019 presso Agriform

Fonte: University of Wisconsin

Swissmilk green: il progetto del latte sostenibile in tutta la Svizzera
3 Settembre 2019

swissmilk green: quasi+3centper kg di latte

Nonostante le norme svizzere lungo tutta la filiera di produzione del latte siano già ad un livello elevato rispetto agli standard internazionali, l’esigenza di rispondere alle crescenti attese dei consumatori in termini di rispetto ambientale, benessere animale, tutela sociale, ha fatto adottare la nuova norma definita “swissmilk green”. Il latte ed i prodotti derivati che ne soddisferanno i criteri, saranno contraddistinti da un apposito logo ed i produttori riceveranno quasi 3 centesimi in più per kg di latte.

La nuova norma è il frutto del patto per un latte sostenibile sottoscritto da una quarantina di organizzazioni di settore. Prevede che nella alimentazione animale rientri una elevata percentuale di foraggio fresco, il divieto di usare ingredienti non rispettosi per l’ambiente, come i prodotti della palma da olio, il contenimento nell’uso di antibiotici, l’impegno a seguire corsi di formazione sulle tematiche ambientali e del cambiamento climatico ed anche l’obbligo per gli allevatori di destinare almeno il 7% dei terreni coltivati ad attività volte ad accrescere la biodiversità.

L’obiettivo è un latte svizzero 100% “swissmilk green

L’obiettivo è fare in modo che tutto il latte svizzero sia prodotto seguendo i criteri della norma “swissmilk green, impegnando tutto il settore della trasformazione a riconoscere agli allevatori una remunerazione equa e trasparente, per premiare gli sforzi necessari ad ottenere un latte sostenibile.

La qualità viene ulteriormente declinata attraverso il concetto di sostenibilità, che riguarda tutti, anche e soprattutto i produttori di DOP.

CLAL.it – Prezzi del latte BIO in Austria: differenziale con latte fieno e senza

Fonte: Swissmilk

Contrastare i cambiamenti climatici con l’agricoltura rigenerativa
12 Agosto 2019

L’impatto ecologico delle attività produttive è aumentato rapidamente, ma non la biocapacità

Secondo l’Agenzia europea per l’ambiente, l’impatto ecologico delle attività produttive sull’ambiente dei Paesi UE è aumentato rapidamente negli anni ’60 e ’70, rimanendo poi relativamente costante a partire dal 1980. Invece, la capacità degli ecosistemi di assorbire le emissioni ed i materiali di scarto generati da tali attività, cioè la biocapacità, è rimasta inalterata. Quindi si è determinata una crescente impronta ecologica (ecological footprint) che, abbinata alla insufficiente biocapacità, determina un deficit con effetti negativi sull’ambiente, terreno, acqua, aria e conseguentemente sulla società.  

L’Europa non è la sola regione con questo problema, che si manifesta anche in America settentrionale e nell’Asia centrale e del Pacifico. Il settore agroalimentare è particolarmente sensibile a tale tematica, dato che è quello più colpito dai cambiamenti climatici, ma nel contempo contribuisce in modo significativo alle emissioni di gas effetto serra (anidride carbonica, ossido di azoto, metano) che, secondo la FAO, rappresentano il 14,5% del totale.

Le prime azioni da compiere consistono in:

  • ridurre le emissioni gassose in atmosfera,
  • agire per un migliore utilizzo dei concimi,
  • usare pratiche agronomiche adeguate alla natura del terreno, del clima e delle coltivazioni,
  • gestire in modo oculato le acque di irrigazione.

Invece di migliorare le pratiche agronomiche tradizionali, innovandole per farle evolvere in funzione della meccanizzazione e delle nuove coltivazioni intensive, si è assistito negli ultimi 40 anni ad un loro abbandono con la conseguenza di un maggior impatto ambientale delle attività agricole ed una generale erosione dei terreni.

Agire per migliorare sia l’agricoltura convenzionale che quella biologica

L’introduzione di pratiche innovative di agricoltura rigenerativa può permettere di recuperare il potenziale ecologico dei suoli, raddoppiando la capacità del terreno di sequestrare anidride carbonica e questo può essere misurato e certificato come grado di salute del terreno, benessere animale, impatto sociale. Non si tratta però certo di introdurre un’altra certificazione, ma di agire per migliorare sia l’agricoltura convenzionale che quella biologica per dare modo al terreno di svolgere la sua naturale funzione di substrato vivente, ricco di sostanza organica, permeabile all’aria ed all’acqua, di allevare gli animali in modo appropriato e di usare le tecniche produttive in modo sostenibile.

Oltre alla ricerca, diventa importante l’indirizzo e l’impulso delle politiche agricole ed in primo luogo dalla nuova PAC per introdurre modelli che sostengano gli agricoltori che, operando in modo ecosostenibile, producono un generale beneficio per tutta la società.

Fonte: EEA, Rodale Institute

TESEO.clal.it – Italia: Impronta idrica della produzione, ovvero il volume di acqua attinto dalle risorse idriche nazionali per la produzione di beni o servizi.
Scopri di più sull’impronta idrica nelle mappe di TESEO!

Multifunzione e benessere, per rispondere alle esigenze dei consumatori [intervista]
26 Luglio 2019

Leonardo Venturin
Spresiano, Treviso – ITALIA

Leonardo Venturin
Leonardo Venturin

Azienda Agricola Venturin
Capi allevati: 550 | 260 in lattazione
Ettari coltivati: 250
Destinazione del latte: formaggi e latte alimentare

Chi l’ha detto che i consumatori di città e di campagna sono uguali?

Guai a pensarlo e la famiglia Venturin, allevatori con un’azienda agricola a Spresiano (Treviso), a pochi chilometri dalle colline del prosecco, lo sa bene.

Innanzitutto, uno sguardo ai numeri. Ce li fornisce Leonardo Venturin, che si occupa di vendita dei prodotti e della parte burocratica, che in un’azienda agricola è un bel peso. In tutto sono quattro fratelli. Oltre a Leonardo, ci sono Lucio, che si occupa del caseificio aziendale; Luca, impegnato nelle operazioni in campagna di coltivazione dei terreni, e Mauro, che gestisce una mandria di 260 capi in lattazione di frisona italiana e jersey. Poi ci sono nove dipendenti, in servizio tutto l’anno.

Ogni giorno vengono lavorati 40 quintali di latte al giorno per la produzione di latte alimentare e formaggi: molli, formaggi a pasta filata, formaggi stagionati a pasta dura e semi-stagionati a pasta semidura.

I restanti 45 quintali di latte prodotti ogni giorno vengono venduti a un caseificio privato con contratto di fornitura annuale.

Gli ettari coltivati sono circa 250 ettari tra proprietà e affitto, seminati a mais, medica, loietto, frumento e sorgo.

Cifre a parte, che sono necessarie comunque per inquadrare le dimensioni e l’attività aziendale, gli aspetti interessanti riguardano la vendita diretta e il ruolo dei consumatori. La sostenibilità, concetto di cui si sente parlare molto di questi tempi, interessa in maniera diversa i consumatori di città e di campagna. Lo conferma Leonardo Venturin, mentre racconta la scelta di avere due punti vendita fissi: uno a Spresiano, dove ci sono azienda e caseificio e uno a Treviso, a ridosso del centro storico.

Perché la scelta della città?

“Perché la città non si muove. Chi vive in città non si mette in macchina per raggiungere il punto vendita che abbiamo a Spresiano. Sono clientele diverse quelle di città e di campagna e hanno consumi diversi”.

Tipo?

I clienti della città si informano sull’allevamento e la filiera

“Sono proprio due tipologie differenti. Un cliente a Treviso tende a venire 3-4 volte alla settimana, predilige il prodotto più fresco e porzioni più piccole, mentre a Spresiano vengono una o massimo due volte alla settimana. Inoltre, a Treviso l’età media del consumatore è più alta, sono pochi i ragazzi in negozio. In città, ancora, chiedono che il prodotto sia rispettoso dell’ambiente, si informano sull’allevamento e la filiera, sulla modalità di trasformazione, cercano più il km0. In campagna danno per scontato il km0, la trasformazione e non chiedono di sostenibilità”.

Come stanno andando le vendite di latte fresco?

“Dai primi anni in cui abbiamo aperto la vendita diretta abbiamo assistito a un calo del 50% e oltre. Noi vendiamo latte fresco intero e parzialmente scremato in formati da litro in pet. Adesso ne vendiamo circa 1.300 quintali l’anno. Prima erano quasi 2.700. Anche in questo caso abbiamo registrato una differenza tra consumatori di città e di campagna. A Treviso cercano un formato più piccolo, da mezzo litro. Erano addirittura disposti a pagarlo di più, sebbene oggi si siano abituati al formato da litro, l’unico che proponiamo”.

Come mai avete deciso di avere un caseificio aziendale?

Stiamo studiando nuove tecnologie per aumentare la shelf life dei formaggi ed esportarli

“Eravamo stanchi di trattare ogni due o tre mesi il prezzo del latte e volevamo dare un valore aggiunto nostro prodotto. Da qui la decisione di un caseificio aziendale, col bollo Ce per vendere alla GDO e ai negozi. Il bollo Ce ci permetterebbe anche di esportare e, proprio con questa finalità, stiamo studiando nuove tecnologie per aumentare la shelf life dei formaggi freschi”.

È stato facile o complicato realizzare il caseificio interno?

“Il primo progetto risale al 2004, mentre il caseificio è entrato in attività il 2 gennaio del 2009. I tempi si sono allungati per colpa della burocrazia. Gli uffici fornivano informazioni centellinate e questo ha rallentato la realizzazione”.

Che margine di guadagno assicura il caseificio e la vendita diretta rispetto alla consegna del latte?

“Un 30% in più sul latte lavorato”.

A quanto vendete il formaggio stagionato?

Un caseificio aziendale per dare un valore aggiunto al nostro prodotto

“Lo proponiamo a 14,50 euro al chilogrammo”.

Possiamo definirlo un formaggio tipo grana?

“Sì, perché è così”.

A livello di innovazioni avete realizzato anche un impianto di biogas con l’azienda Rota Guido. Siete soddisfatti?

“Assolutamente sì. Lo abbiamo costruito nel 2016;ha una potenza di 100 kw ed è totalmente alimentato a deiezioni. Il digestato viene poi utilizzato in campo, dal momento che siamo in zona vulnerabile ai nitrati, essendo vicini al Piave”.

Quando i consumatori vi chiedono di sostenibilità e ambiente, voi cosa rispondete?

Ci stiamo certificando come lotta integrata

“Raccontiamo la nostra posizione. Fino a marzo di quest’anno avevamo la certificazione QV, Qualità Verificata. Adesso ci stiamo certificando come lotta integrata, così prendiamo un raggio più ampio, dal seme al formaggio”.

Fate bio?

“No. Abbiamo alimenti biologici, ma non facciamo biologico. Abbiamo pochi appezzamenti grandi ed essendo superfici medio-piccole sono vicine ad aree convenzionali. Per questo dovremmo avere aree di rispetto enormi”.

Quante lattazioni fa di media una vostra vacca?

“Arriviamo a 5-6 parti. Se le vacche non hanno problemi, non le andiamo a riformare. Abbiamo anche bovine di 12 anni che producono quantità e qualità. D’altronde, chi fa l’allevatore sa bene che rispetto dell’ambiente e benessere animale passano anche da lì”.

Quanto produce una vostra vacca?

“Abbiamo una media di 32 chili di latte al giorno. Siamo sui 90-95 quintali all’anno”.

Quali azioni avete messo in piedi per il benessere animale?

“Gli spazi più ampi permettono all’animale di muoversi. D’estate abbiamo ventilazione forzata con raffrescamenti, alimentazioni equilibrate e salubrità degli alimenti. Tutti accorgimenti che si riflettono sul benessere degli animali”.

Quali sono gli aspetti più entusiasmanti del suo lavoro?

Vedere che ciò che facciamo viene apprezzato dai clienti dà modo di andare avanti

“Lavorare con gli animali e vedere che quello che facciamo viene apprezzato dai clienti dà modo di andare avanti, nonostante le mille difficoltà che ci sono”.

Che investimenti ha fatto di recente e quali investimenti ha programmato?

Offriamo educazione alimentare attraverso una sala degustazione ed incontri su misura

“Oltre al biogas abbiamo rinnovato il parco macchine per la fienagione e abbiamo dato il via all’iter per ampliare di nuovo il caseificio e lo spazio commerciale, in modo da avere una sala degustazione e fare incontri su misura per fare conoscere il prodotto e l’attività dell’azienda. L’educaizone alimentare è per noi un valore aggiunto da offrire. Grazie all’opportunità introdotta con la nuova legge di Bilancio stiamo cercando aziende agricole per vendere anche i loro prodotti e ampliare la gamma di prodotti in vendita. Inoltre, vorremmo anche ampliare l’area per il bestiame e fare un percorso didattico per visite guidate. Ho fatto il corso di agriturismo per le fattorie didattiche e credo sia utile un servizio così”.

Azienda Agricola Venturin
Azienda Agricola Venturin
Il Caseificio dell’Azienda Agricola Venturin
Spaccio di Treviso
Spaccio di Trevis
Spaccio di Spresiano
Spaccio di Spresiano
Furgone Venturin
Furgone Venturin
Azienda Agricola Venturin
Azienda Agricola Venturin