Siamo di fronte a uno scenario nuovo per il mercato [Intervista a Giovanni Lanza, Allevatore]
10 Ottobre 2025

Giovanni Lanza
Bovolone (VR)

Giovanni Lanza, Presidente della Cooperativa Bartolomeo Pezzo di Bovolone (Verona), dieci soci che producono foraggio, mais e insilati per il fabbisogno interno. La produzione annua si aggira intorno ai 2.000 capi all’anno tra Charolaise e Limousine, conferiti ad Azove. La cooperativa Pezzo produce anche energie rinnovabili, grazie a un impianto di biogas da 100 kw, alimentato con le deiezioni animali, e un impianto fotovoltaico da 450 kw.

Presidente Lanza, come definirebbe il mercato attuale?

“Siamo di fronte a uno scenario nuovo, al quale non eravamo abituati. Dobbiamo fare i conti con diversi fattori che finiscono per influire sull’andamento del mercato stesso: la carenza di bestiame per l’approvvigionamento, un tasso di autosufficienza in Italia che rimane basso, aspetti sanitari non sempre omogenei, nuovi mercati che finiscono per esercitare pressioni sui prezzi. È un insieme di aspetti che ci hanno portato ad avere quotazioni su valori decisamente insoliti”.

Ci sono margini di guadagno oppure il costo dei ristalli erode completamente i benefici?

“I vantaggi che come cooperativa e come allevatori abbiamo in questa fase dipendono dai costi delle materie prime, posizionati su prezzi ancora bassi. In particolare mais e soia hanno prezzi di acquisto particolarmente convenienti, anche per effetto del dollaro basso. Se guardassimo al costo dei ristalli, invece, ci sarebbe da sospendere gli acquisti di animali e chiudere la stalla”.

La vostra cooperativa ha fatto investimenti nell’ultimo anno o avete pianificato investimenti nei prossimi 12 mesi? 

“Sì. Abbiamo realizzato nuove vasche per la raccolta del digestato, così da avere maggiore capacità di stoccaggio. Con i cambiamenti climatici i tempi di spandimento dei reflui o del digestato vengono ristretti e una vasca di raccolta in più garantisce più tranquillità. Fra gli investimenti futuri, invece, abbiamo intenzione di potenziare l’impianto fotovoltaico sui tetti, passando da 400 a 650 kw”.

Il progetto Beef on Dairy potrebbe dare benefici agli allevatori e alla catena di approvvigionamento?

“L’Italia è da molto tempo che sta puntando ad avere maggiore autonomia sui ristalli, vista la dipendenza dalla Francia e le difficoltà e i costi attuali di approvvigionamento. Ma non è una questione facile, perché anche le zone marginali che sembravano fossero interessate a sviluppare la linea vacca-vitello hanno mostrato qualche limite. Ritengo però che l’uso di seme sessato su vacche sulle quali l’allevatore da latte non vuole fare la rimonta possa essere un’opportunità, magari se accompagnato da un incentivo economico ad integrazione di prezzi di mercato dei baliotti che, in questa fase, stanno dando comunque soddisfazione. In provincia di Trento e Bolzano gli incroci carne/latte stanno funzionando. In ogni caso, bisognerà fare in modo che l’approvvigionamento di vitelli da carne ottenuti da vacche da latte possa avere caratteristiche di qualità costanti, perché gli allevatori che ingrassano sono abituati a caratteristiche standardizzate con gli animali importati dalla Francia”. 

I consumatori italiani premiano carne fresca e salumi di alta qualità
6 Ottobre 2025

Di: Marika De Vincenzi

Ad agosto 2025 i consumi retail mostrano alcune dinamiche interessanti tra carni fresche e salumi.

La carne fresca continua a guidare il mercato: i volumi totali aumentano, con la carne suina in crescita del 10,3% e la carne bovina in aumento più contenuto. Spicca la carne avicunicola, che registra un +4,8% nei volumi totali: il suo prezzo relativamente più accessibile e la versatilità in cucina la rendono una scelta sempre più diffusa tra i consumatori italiani. 

Agosto, con vacanze e grigliate all’aperto, favorisce prodotti freschi, pratici e facilmente cucinabili, spingendo la domanda di carne fresca rispetto ai salumi.

I salumi evidenziano un andamento misto: il salame cresce (+1,2% a volume, con prezzi medi in aumento dell’1,8%), mentre prosciutto cotto, prosciutto crudo e mortadella registrano un leggero calo nei volumi, pur con prezzi medi in crescita. Questo trend è tipico del periodo estivo, quando i consumatori prediligono piatti freschi, veloci e ideali per grigliate e pasti all’aperto.

Guardando il trend da inizio anno, sia il prosciutto cotto (+1,1% a volume) sia il prosciutto crudo DOP (+2,8%) continuano a registrare una crescita costante. 

Se estendiamo l’osservazione ai consumi retail a volume da dicembre 2019 (assunto come Punto 0) ad agosto 2025, i consumi premiano il prosciutto crudo DOP (+12%), mentre il prosciutto crudo non DOP perde quasi diametralmente terreno (-10,2%).

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Coltivare resilienza con l’agricoltura rigenerativa
1 Ottobre 2025

L’agricoltura convenzionale basata sul trinomio “lavorazione profonda del terreno, concimazione, diserbo”, dimostra ormai i suoi limiti per la degradazione dei suoli ma anche per la crescente sensibilità dei consumatori verso produzioni sostenibili e rispettose dei cicli naturali di coltivazione.

Si sta dunque riscoprendo il valore delle tecniche agronomiche tradizionali per mantenere la fertilità e la biodiversità nei suoli attraverso la riduzione delle lavorazioni, la copertura vegetale, il principio delle rotazioni. Questa è la finalità dell’agricoltura cosiddetta conservativa o rigenerativa, una tecnica associata ad un impatto ambientale ridotto o potenzialmente positivo.

Il passaggio alle pratiche rigenerative richiede tempo ed investimenti

Tuttavia, il passaggio alle pratiche rigenerative richiede tempo ed investimenti; dunque comporta anche dei rischi da parte degli agricoltori, che sarebbero ridotti se ci fosse un chiaro riconoscimento del mercato per i prodotti così ottenuti, alla stregua di quanto avvenuto per il biologico.

L’Istituto Europeo per l’Innovazione e la Tecnologia (EIT – European Institute of Innovation and Technology) organismo indipendente dell’Unione europea per identificare, co-finanziare e coordinare attività di specifiche per la conoscenza e l’innovazione, ha analizzato come i consumatori europei percepiscono l’agricoltura rigenerativa e come possano essere stimolati a preferirla. Innanzitutto è stato rilevato che, pur esistendo una grande attenzione alle produzioni nazionali, la conoscenza delle varie pratiche agricole è molto sommaria ed esiste una generale preoccupazione per l’uso di prodotti chimici e per la qualità dei prodotti.

L’agricoltura rigenerativa è poco conosciuta dai Consumatori

I consumatori in principio manifestano favore per le pratiche meno impattanti e ritengono fondamentali gli attributi relativi a gusto e genuinità/salubrità; inoltre questi aspetti qualitativi vengono associati ai benefici per l’ambiente ed al benessere animale. Però tutto questo non è un elemento motivante per preferire i prodotti ottenuti da agricoltura rigenerativa che è poco conosciuta. Quanti già preferiscono i prodotti biologici sono più sensibili e disponibili a riconoscere un giusto prezzo ritenendo che anche quelli ottenuti da agricoltura rigenerativa abbiano dei profili sensoriali migliori perché senza prodotti chimici, pesticidi, fertilizzanti artificiali ed anche più nutrienti perché ottenuti da suoli più sani e da animali allevati in migliori condizioni.

Avvicinare i Consumatori agli Agricoltori con comunicazione trasparente e credibile

Le imprese che immettono sul mercato i prodotti da agricoltura rigenerativa più richiesti, innanzitutto cereali, ma anche frutta, uova, carne, latticini, dovrebbero sviluppare una comunicazione appropriata ed una etichettatura che aiuti i consumatori nelle scelte d’acquisto. Occorre sempre più avvicinare i consumatori agli agricoltori adottando pratiche comunicative trasparenti e credibili. A differenza del biologico e delle produzioni certificate in genere, l’agricoltura rigenerativa o conservativa che dir si voglia, rappresenta la necessità di produrre in modo sostenibile e resiliente. Indirizzare le produzioni in questo senso è una scelta strategica. Molto deve essere fatto soprattutto a livello pubblico, sia per indirizzare i produttori sia per sensibilizzare i consumatori. Dallo studio risulta infatti che questi non comprendono la necessità di trasformare le attuali pratiche agricole, semplicemente perché non le conoscono.

Pertanto, produttori e consumatori debbono essere informati ed educati sui benefici dell’agricoltura rigenerativa e su come questa possa offrire soluzioni alle sfide dei nostri sistemi alimentari.

Fonte: EIT Food

TESEO.clal.it – L’autosufficienza dei prodotti agricoli in Italia

Aggiornamento climatico: nuove sfide per l’agroalimentare
29 Settembre 2025

Di: Alberto Lancellotti

L’estate appena trascorsa ha nuovamente confermato quanto la variabilità climatica sia un fattore determinante per la produttività agricola mondiale.

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In Europa si sono osservati andamenti contrastanti: Ungheria, Romania, Bulgaria e Turchia hanno registrato problematiche significative per le coltivazioni di Mais, Girasole e Soia, penalizzate da siccità e ondate di calore, con rese al di sotto della media storica. Al contrario, condizioni più favorevoli hanno sostenuto le colture nell’Europa centro-settentrionale, con prospettive positive in Germania, Polonia occidentale, Austria, Repubblica Ceca e nei Paesi nordici.

In Francia la situazione è eterogenea: cali produttivi nelle zone occidentali colpite dal caldo e rese migliori nelle aree orientali. Nel Mediterraneo, in particolare in Spagna e Portogallo, irrigazione e precipitazioni favorevoli hanno consentito rendimenti vicini o superiori alla media quinquennale, mentre la Grecia continua a soffrire una carenza idrica strutturale che penalizza le rese agricole.

L’Italia ha registrato condizioni relativamente favorevoli: con un’estate priva di criticità estreme, le piogge di fine stagione hanno sostenuto Mais e Soia al Nord, migliorando le prospettive sui raccolti, mentre il Girasole al Centro mostra rese stabili. Positivo anche l’andamento del Riso, con superfici coltivate in aumento e miglioramenti delle rese.

In Nord America si sono registrate diverse criticità: le aree occidentali degli USA hanno sofferto siccità persistente, che non ha però interessato in pieno le principali zone di produzione agricola. Tuttavia, nelle ultime settimane, lo stress idrico si è spostato verso il Midwest, coinvolgendo parzialmente alcuni stati del CornBelt come Illinois, Indiana e Missouri.
In Canada invece, oltre il 70% del territorio è stato classificato come “eccezionalmente secco”, con condizioni critiche soprattutto nelle regioni atlantiche del paese.

In Sud America il clima si è rivelato complessivamente più favorevole rispetto agli ultimi anni, sostenendo la produzione agro-alimentare. Non sono però mancate anomalie: nel nord dell’Argentina le piogge eccessive hanno causato allagamenti, mentre nel sud-est del Brasile la scarsità di precipitazioni sta aumentando il rischio di siccità, con possibili effetti negativi su Mais e Soia, colture chiave per l’area.

In Oceania, le piogge su diverse regioni dell’Australia hanno favorito le colture invernali, dopo stagioni segnate da stress idrico e rese limitate. Anche la Nuova Zelanda beneficia di condizioni favorevoli, con buona disponibilità di foraggi all’inizio della primavera.

L’andamento del 2025 mette in luce ancora una volta il ruolo centrale del clima nel determinare le rese agricole globali. Diventa quindi sempre più urgente puntare su strumenti e strategie che rafforzino la resilienza del settore e ne riducano la vulnerabilità a tali fattori.

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TESEO.clal.it – Bollettino Climatico

Rilancio della filiera suinicola: la chiave è il dialogo costruttivo
29 Settembre 2025

Alcuni numeri per inquadrare il settore: l’80% dei suini è destinato al circuito DOP, il 48% degli allevamenti si trova in Lombardia, il 48% delle carni suine è Made in Italy. Il pilastro del settore resta la coscia per prosciutti DOP (pari al 13% delle carni italiane e al 6% del totale delle carni suine presenti in Italia).

In tre anni il numero di suini macellati in Italia è diminuito di 1,1 milioni, con un calo dei suini destinati alle DOP pari a 1,3 milioni.

In 10 anni, fra il 2014 e il 2024, l’Italia ha visto diminuire il numero di maiali allevati (-785.000) e il numero di allevamenti (-7.000).

Sono calati anche i macelli sul territorio nazionale (-10% sul 2022) e le imprese di trasformazione di suina (-3%).

A fronte di una contrazione nel periodo 2020-2024 dei consumi di carne rossa e rosa in volume (-6,4%) e di una sempre maggiore attenzione del consumatore verso benessere animale, qualità, salubrità del prodotto e attenzione alla spesa, diventa fondamentale innovare le strutture in allevamento, costruire lungo la catena di approvvigionamento progetti di prodotto sia per il settore delle carni che per i salumi e puntare su uno storytelling efficace. È altresì necessario rafforzare l’export della grande salumeria italiana.

In questa logica, i dati, che Teseo è in grado di fornire, diventano fondamentali per informare in tempo reale e dare supporto a tutti i player della filiera suinicola. 

Un rilancio del comparto suinicolo nel suo complesso e una maggiore armonizzazione della catena del valore è possibile, purché vi sia alla base un dialogo costruttivo fra i diversi attori.

Sono queste alcune delle indicazioni emerse nel corso dell’incontro organizzato da Clal nella sede di Coop Italia con i protagonisti del settore suinicolo per la presentazione della Carta di Teseo.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Dialogo con la filiera Suinicola per il futuro della Catena di Approvvigionamento
22 Settembre 2025

La “Carta di TESEO per il Settore Suinicolo” sarà il documento che il Team di CLAL presenterà il prossimo 24 settembre nella sede di Coop Italia a Casalecchio di Reno (Bologna).

L’incontro avrà inizio alle 9:30 in Sala Fiammenghi e prevede l’intervento del Team di Clal su alcuni punti chiave per la Catena di Approvvigionamento dei Suini.

Fra i temi che saranno affrontati dagli analisti di Clal-Teseo: i prodotti della suinicoltura, l’evoluzione dell’allevamento, il patrimonio suinicolo, l’autosufficienza delle carni, gli ultimi dati relativi a import ed export di carni suine e salumi, l’andamento del numero di macelli e di imprese di trasformazione, la simulazione del valore del suino italiano e delle sue carni.

Il culmine sarà la presentazione della “Carta di Teseo”, che individua tendenze, spunti, indicazioni e dati oggettivi per rafforzare la catena di approvvigionamento nella suinicoltura italiana, partendo dalla catena degli alimenti zootecnici fino ad arrivare alla distribuzione e al consumatore finale.

I consumi di carni fresche suine, dei principali salumi e dei principali sostituti proteici saranno invece affrontati da Marco Limonta di Circana.

Concluderà un dibattito fra i partecipanti per confrontarsi in modo concreto sulle azioni e le politiche per il futuro della filiera suinicola, in un contesto globale dove più fattori possono influire sulle dinamiche relative alla produzione e ai mercati: i cambiamenti climatici, il tasso di innovazione, epizoozie e malattie, volatilità delle materie prime, inflazione, trend dei consumi.

L’evento “Dialogo per il futuro della catena di approvvigionamento della filiera suinicola” organizzato da Clal e Teseo è su invito.

L’impatto delle temperature estreme sul sistema alimentare mondiale
19 Settembre 2025

Le temperature spingono al rialzo il costo del cibo

Tra gli effetti dell’aumento delle temperature che colpisce tutto il mondo, la crescita dei prezzi dei generi alimentari è la seconda conseguenza del cambiamento climatico più frequentemente citata, dopo il caldo estremo stesso.

Recenti analisi econometriche confermano che le temperature anormalmente elevate impattano sulla produzione agricola determinando carenze di approvvigionamento ed inflazione nei prezzi dei generi alimentari. Questo determina una concatenazione di ricadute sociali che vanno dall’aumento delle disuguaglianze economiche e dell’onere sui sistemi sanitari, alla destabilizzazione dei sistemi monetari e politici.

La prima origine di questi eventi è la riduzione dei raccolti dovuta a calo delle rese, stress da calore sul lavoro agricolo o danni alle infrastrutture causati dalle inondazioni. Però sulla dinamica dei prezzi intervengono anche contesti socioeconomici più complessi associati a variazioni della domanda, interruzioni dei trasporti, speculazioni.

Effetti concreti a livello globale

In Asia, le temperature mensili senza precedenti che nel 2024 hanno colpito quasi tutta la Corea del sud ed il Giappone, nonché in gran parte della Cina e dell’India, hanno portato ad un aumento sostanziale del prezzo del cavolo coreano (70% in più nel settembre 2024 rispetto al settembre 2023), del riso giapponese (48% in più nel settembre 2024 rispetto al settembre 2023) e dei prezzi complessivi degli ortaggi in Cina (aumento del 30% tra giugno ed agosto).

Impatti significativi sono stati osservati anche nelle economie occidentali avanzate.
Con la California che rappresenta oltre il 40% della produzione ortofrutticola degli Stati Uniti, la siccità senza precedenti del  2022 ha contribuito ad un aumento dell’80% dei prezzi su base annua. Altro esempio è l’olio d’oliva: la Spagna che copre oltre il 40% della produzione mondiale, la siccità che ha colpito l’Europa meridionale nel 2022/23 ha determinato un aumento dei prezzi del 50% in tutta l’UE.

I recenti eventi climatici estremi hanno poi fatto aumentare anche i prezzi di importanti commodity come cacao e caffè. Ghana e Costa d’Avorio producono quasi il 60% del cacao mondiale; le temperature mensili senza precedenti registrate in entrambi i paesi nel febbraio 2024, che si sono aggiunte alla prolungata siccità dell’anno precedente, hanno portato in aprile 2024 ad un aumento dei prezzi di mercato globali del cacao di circa il 300% rispetto all’anno precedente. Effetti simili sono stati osservati per il caffè a seguito delle ondate di calore e della siccità in Vietnam e Brasile lo scorso anno. Tali effetti sui mercati internazionali comportano sfide per i fornitori così come per i consumatori che vivono nei Paesi lontani da quelli direttamente colpiti dagli eventi meteorologici estremi.

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Sicurezza alimentare e salute pubblica

Bisogna poi considerare che l’aumento dei prezzi ha implicazioni che vanno oltre la dimensione inflazionistica perché possono colpire direttamente la sicurezza alimentare, in particolare per le famiglie a basso reddito che si vedono costrette a spendere una percentuale ancora più elevata in cibo, aumentando le disparità.
Ad esempio, negli Stati Uniti il quintile di reddito più basso spende circa il 33% in alimenti rispetto all’8% del quintile di reddito più alto. Il fatto che gli aumenti di prezzo maggiori si verifichino nei paesi più caldi e tipicamente più poveri amplificherà ulteriormente queste ricadute.

Veniamo agli effetti sulla salute pubblica: quando l’aumento dei prezzi spinge i consumatori ad optare per prodotti più economici, spesso meno nutrienti, ciò può avere conseguenze a catena sulla qualità dell’alimentazione. Poiché le malattie legate all’alimentazione sono responsabili di più decessi rispetto a qualsiasi altro rischio, gli aumenti dei prezzi indotti dal clima potrebbero acuire una serie di conseguenze sulla salute, dalla malnutrizione e dalle comorbidità associate (in particolare tra i bambini, che hanno esigenze nutrizionali più elevate) ad una serie di patologie croniche.

Affrontare la crisi con azioni globali

Poi, gli effetti dell’aumento delle temperature sui prezzi dei generi alimentari fanno aumentare anche l’inflazione complessiva, con ricadute più pesanti per le economie deboli, determinando instabilità. La storia, dalle rivoluzioni francese e russa alla recente Primavera araba del 2011, ci insegna come l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari possa anche essere precursore di sconvolgimenti politici e sociali.

Tali esempi evidenziano gli impatti dei cambiamenti climatici non mitigati sul sistema alimentare e di conseguenza evidenziano l’urgenza di attuare provvedimenti che riducano le emissioni di gas serra e limitino il riscaldamento globale in linea con gli obiettivi concordati a livello mondiale.

Questa rimane la leva fondamentale per ridurre il rischio. Tuttavia, dato che le attuali traiettorie indicano che un ulteriore riscaldamento è inevitabile, occorre investire in azioni di ricerca e concordare scelte politiche a livello mondiale per facilitare l’adattamento e costruire una resilienza verso una problematica che riguarda tutto e tutti.

Fonte: IOP Publishing – Climate extremes, food price spikes, and their wider societal risks

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Dazi cinesi sulla carne suina: quali conseguenze per l’Europa (e per l’Italia)?
15 Settembre 2025

Di: Marika De Vincenzi e Matteo Bernardelli

Nella guerra mondiale dei dazi, la Cina impone dazi variabili fra il 15,6% e il 62,4% sulle esportazioni europee di carne suina. 

Una risposta alle barriere tariffare fissate nei mesi scorsi da Bruxelles sui veicoli elettrici cinesi e, di fatto, un rischio concreto che minaccia non solo un calo di vendite di carne suina dall’Ue verso la Cina, ma che rischia di innescare pressioni sul mercato interno della stessa Europa.

Il Ministero del Commercio cinese ha dichiarato, dopo due anni di indagini, che “prove preliminari indicano che la carne suina e i prodotti derivati importati dall’Ue vengono scaricati a prezzi stracciati, causando gravi danni all’industria domestica”. 

Dopo il record di 865mila tonnellate importate dall’UE fra gennaio e luglio 2023, nel 2025 i volumi importati dalla Cina dall’Ue hanno toccato quota 692mila tonnellate (+10,1% sullo stesso periodo del 2024).

Spagna, Paesi Bassi e Danimarca, fra i principali produttori di suini dell’Ue, sono anche i primi fornitori della Cina di frattaglie e carni fresche, refrigerate e congelate.

In caso di rallentamento delle esportazioni verso la Cina, quali altre destinazioni potrebbero essere compatibili? 
E con quali riflessi di prezzi, tenuto conto degli accordi internazionali siglati fra Unione Europea e Stati Uniti, ancora sostanzialmente oscuri, ma con un contingente di ingresso di prodotti suini a tariffa agevolato dagli USA?

Sullo sfondo, anche l’accordo con il Mercosur, che la Commissione Ue vorrebbe chiudere entro la fine dell’anno e che prevedrebbe agevolazioni all’import di carne e prodotti suini dal Sudamerica all’Europa.

In uno scenario di incertezza, con il commissario Ue alla Difesa, Andrius Kubilius, che non esclude un eventuale ricorso al Wto, c’è da chiedersi se un rallentamento dell’export verso la Cina avrà ripercussioni sulla filiera suinicola del nostro Paese.

L’Italia sconta un tasso di autosufficienza debole (57%) e un mercato che potrebbe facilmente essere terreno di conquista da parte di player più competitivi nel segmento della carne suina.

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Mercato suinicolo USA in evoluzione, spazio per l’export Europeo
8 Settembre 2025

Di: Marika De Vincenzi

Il settore suinicolo americano sta affrontando un momento di svolta.

Secondo il recente rapporto USDA di agosto 2025, la produzione di carne suina negli USA nel 2025 è leggermente diminuita, soprattutto a causa del virus PRRS, che riduce la produttività degli allevamenti.
La situazione è aggravata dalle nuove politiche migratorie, che hanno ridotto i programmi che permettevano a molti immigrati di lavorare legalmente negli Stati Uniti, come il programma CHNV (Cuba, Haiti, Nicaragua, Venezuela). I lavoratori stranieri erano fondamentali per i macelli e gli impianti di trasformazione: la loro assenza ha ridotto la disponibilità del personale, costringendo le aziende a turni più brevi o a licenziamenti, con conseguente minore quantità di carne pronta per il mercato.

Per completare il quadro americano in chiaroscuro si aggiungono i costi più elevati per gli allevatori, dovuti alla legge californiana Prop 12, che richiede spazi maggiori per le scrofe. Molti piccoli allevatori faticano a rispettare la normativa, rischiando di uscire dal mercato. E anche negli Usa il tema del benessere animale divide. Da un lato i consumatori spingono per regole ancora più restrittive, dall’altro gli allevatori e la filiera lamentano i maggiori oneri e la perdita di competitività.

Nonostante le difficoltà, a luglio 2025 il prezzo al dettaglio della carne suina ha raggiunto livelli record e si prevede che rimarrà alto fino alla fine dell’anno, in conseguenza di un’offerta non sempre brillante.

Anche l’export mostra segnali di cambiamento. Nel primo semestre del 2025 le esportazioni verso Giappone, Cina, Corea del Sud e Canada sono diminuite, mentre sono aumentate verso il Messico.
Gli Stati Uniti stanno quindi riposizionando le esportazioni verso mercati più accessibili, lasciando spazio all’export europeo in Asia e nei mercati premium.

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EUDR tra deforestazione, diritti e competitività
4 Settembre 2025

Con EUDR (European Union Deforestation Regulation) si intende il regolamento UE adottato nel giugno 2023 per contrastare la deforestazione ed il degrado ambientale e sociale come conseguenza del consumo di prodotti commodity quali soia, olio di palma, carne bovina, caffè, cacao, legname, pellame, gomma e loro derivati.

Due diligence obbligatoria per prodotti a rischio deforestazione

Le aziende che li utilizzano sono tenute ad effettuare una due diligence per tracciare i prodotti fino al terreno in cui sono stati ottenuti, verificare che siano conformi alle leggi locali, compreso il rispetto dei diritti umani per le popolazioni locali. I Paesi produttori vengono classificati con un benchmarking in base al rischio di deforestazione per orientare il livello di due diligence richiesto.

Il regolamento avrebbe dovuto essere applicato ai grandi operatori a partire dalla fine del 2024, ma l’indebolimento dell’agenda climatica sul Green Deal europeo ha interessato anche l’impianto della normativa EUDR posticipandone gli obblighi, che si applicheranno dal 30 dicembre 2025 per gli operatori di grandi dimensioni e dal 30 giugno 2026 per le piccole imprese. La non conformità con le norme EUDR comporta una sanzione pari almeno al 4% del fatturato intra UE, la difficoltà ad accedere a finanziamenti pubblici, un danno d’immagine.

Il regolamento EUDR è una norma ambiziosa, approvata dagli organi UE: Parlamento, Consiglio, Commissione. Deforestazione, degrado ambientale e sociale sono dei problemi globali che riguardano Stati, imprese, consumatori. Esistono già strumenti tecnici per monitorare l’uso del suolo, come le rilevazioni satellitari, e i danni sono evidenti, non solo nelle foreste tropicali: basti pensare all’impatto dei conflitti. 
Di conseguenza, occorre agire a livello multilaterale. Questo anche per non creare distorsioni di competitività fra imprese / aree economiche, impegnandosi affinché commercio, produzione, consumo avvengano in modo consapevole e responsabile.

Fonte: Food Navigator

TESEO.clal.it – Semi di Soia: trend delle aree coltivate nel mondo