Ridurre le emissioni di carbonio: l’impegno di Danone
13 Novembre 2015

La conferenza ONU di Parigi sui cambiamenti climatici, definita COP21 (21st Conference of the Parties) o CMP 11 (11th session of the Meeting of the Parties to the 1997 Kyoto Protocol), si pone l’obiettivo di stabilire delle norme legali che impegnino i Paesi per la salvaguardia del clima.

Non per nulla, anche l’enciclica “Laudato si” chiede a tutti di agire per salvaguardare “nostra madre terra” e di conseguenza la nostra vita.

L’obiettivo è ambizioso e si può riassumere in “zero carbon, zero poverty“.

Di conseguenza ognuno è chiamato ad agire con urgenza e responsabilità.

In tale contesto, Danone ha annunciato l’impegno per raggiungere, nelle proprie attività, un bilancio di emissioni di carbonio uguale a zero. Questo include le emissioni di carbonio dalla trasformazione al confezionamento ed alla logistica, ma comprende anche quelle nella produzione agricola primaria che vede coinvolti altri soggetti fornitori di materie prime. L’impronta di carbonio per il complesso di attività dell’azienda è consistente, stimato in 18,8 milioni di tonnellate. Obiettivo è di tagliarne il 50% fra il 2015 ed il 2030 e raggiungere il risultato finale verosimilmente entro il 2050. Si tratta di considerare tutto il ciclo del carbonio e non di limitarsi solamente ad una riduzione delle emissioni. Dunque, bisogna agire considerando ad esempio la sequestrazione del carbonio nel terreno, nelle foreste e nelle coltivazioni, con pratiche colturali adeguate ed introducendo ecosistemi che riducano le emissioni di gas effetto serra (GHG).

Una azione significativa riguarda poi la correlazione esistente fra produzione ed alimentazione: non tutti i modelli di produzione e di consumo hanno lo stesso impatto ambientale. Pratiche agronomiche, tecniche colturali e di allevamento, uso di acqua e concimi, tutto deve essere rivisto nell’ottica della corresponsabilità per una ecologia universale.

Dopo qualità e sicurezza, la nuova parola d’ordine è sostenibilità!

Fonte: Danone

TESEO: verso un'agricoltura sostenibile
TESEO: verso un’agricoltura sostenibile

Risorse idriche e produzione alimentare
9 Novembre 2015

Questa torrida estate, segno probabile del cambiamento climatico, dimostra quanto sia preziosa l’acqua, risorsa indispensabile da gestire con oculatezza. Il problema sta divenendo urgente in California dove dopo quattro anni di siccità ricorrenti, per la prima volta sono state poste restrizioni al suo uso. Lo stesso in Brasile, dove il livello dei bacini idrici si trova al livello più basso rispetto all’anno critico 2001 e nello stato di san Paolo sono stati imposti severi razionamenti.

Considerando che, secondo il rapporto World Water Development, la domanda mondiale di acqua nel 2050 crescerà del 55% e che la popolazione mondiale raggiungerà i 9 miliardi nel 2013, nel vicino futuro ci potrebbe essere una severa penuria di risorse idriche rispetto alla situazione attuale.

Pertanto bisogna agire con urgenza ed efficacia per razionalizzare l’uso dell’acqua lungo tutta al filiera della produzione agroalimentare. Dato che secondo le Nazioni Unite, l’agricoltura assorbe il 69% delle attuali risorse idriche ed al 2050 occorrerà accrescere la produzione del 60% per soddisfare la domanda mondiale di alimenti, ci si rende conto quanto critico e difficile sia il problema da risolvere.

Prelievo d'acqua per settore

 

L’introduzione dellimpronta idrica (water footprint) ha permesso di adottare dei parametri per calcolare l’ammontare e l’origine dell’acqua utilizzata: blu quella proveniente da fiumi, laghi, pozzi; verde, quella piovana, grigia quella necessaria per diluire l’acqua contenente inquinanti.

Conseguentemente, le imprese stanno iniziando ad agire per conservare l’uso dell’acqua e si stanno diffondendo i claims eco-friendly sugli alimenti e le loro confezioni. Alcuni esempi: Nestlé ha avviato un progetto per convertire a “zero water” il proprio stabilimento caseario a Modesto, in California, attraverso il riciclo completo dell’acqua derivante dalle trasformazioni casearie; Heineken ha lanciato il progetto Brewing a Better World per risparmiare il 30% di acqua entro il 2020.

La sensibilità dei consumatori verso queste tematiche è crescente e negli USA si stima che il 61% veda con favore l’adozione di tecnologie per conservare e risparmiare l’acqua lungo i processi produttivi da parte delle imprese.

A maggior ragione occorrerà investire in ricerca per adeguare processi e prodotti a questa impellente esigenza ambientale.

Fonte: Mintel

La prospettiva mondiale sui fertilizzanti
21 Luglio 2015

I fertilizzanti rappresentano uno dei fattori basilari per la produzione agricola.

Secondo i dati FAO, la domanda di fertilizzanti, a livello mondiale, è aumentata nel 2014 del 2% arrivando a 187 milioni di tonnellate e si prevede che cresca del 1,8% all’anno fino al 2018. Di contro, la produzione mondiale di cereali si stima che sia stata di 2.498 milioni di tonnellate. Anche se si tratta di un valore del 2,2% inferiore alla produzione record del 2013, è pur sempre un dato ragguardevole, che non sarebbe stato possibile senza l’apporto dei fertilizzanti.

Per il periodo indicato, si prevede che la domanda per concimi azotati, fosfatici e potassici aumenti, rispettivamente, nelle percentuali del 1.4, 2.2 e 2.6 all’anno.

  • L’Africa resterà il maggior esportatore di fosfati ed in secondo luogo di azoto, continuando ad essere invece deficitaria in potassio. Nel 2013 ha rappresentato il 3% del consumo mondiale di fertilizzanti.
  • Il maggior consumo di concimi avviene in Asia, che rappresenta oltre la metà del fabbisogno mondiale; nello specifico, in Asia viene utilizzato il 62% dell’azoto, il 58% del fosforo ed il 46% di potassio.
  • Segue l’America, col 24 % del consumo mondiale, di cui il 13% in nord America ed il restante 11% in America latina e Caraibi.
  • L’Europa rappresenta il 12,5% della domanda mondiale di fertilizzanti e si caratterizza per un surplus di azoto, che però tende a diminuire.
  • L’Oceania ha un deficit netto per i tre elementi, ma rappresenta solo l’1,7% del consumo mondiale di fertilizzanti.
    Italia: Prezzi di alcuni fertilizzanti
    Italia: Prezzi di alcuni fertilizzanti

    Fonte: FAO

Sosteniblità ambientale e mercato del latte
8 Luglio 2015

Anche per il mercato di latte e derivati si accenna sempre più frequentemente agli effetti derivanti dal cambiamento climatico, a causa delle conseguenze che questi eventi potrebbero avere sulle produzioni e dunque sui prezzi.

Tali fenomeni vanno però distinti fra il riscaldamento mondiale, che significa l’aumento nella temperatura della superficie terrestre, ed il cambiamento del clima, che comprende anche gli effetti secondari del riscaldamento, come scioglimento dei ghiacciai, precipitazioni intense o siccità prolungate. Quindi, l’aumento delle temperature è uno dei sintomi del cambiamento climatico, che può derivare da fattori naturali, come le glaciazioni, oppure dalle conseguenze dell’attività umana con l’aumento del tasso di anidride carbonica ed altri gas effetto serra (Greenhouse gases-GHG). Oltre che dalla combustione delle sostanze fossili e delle sostanze inquinanti, i GHG sono anche la diretta conseguenza anche dell’attività agricola.

Nella lunga storia del pianeta, la terra ha avuto cambiamenti climatici, alternando periodi glaciali con altri periodi caldi “interglaciali”, in cicli di circa 100 mila anni. Si ritiene che l’ultimo di questi cicli di basse temperature si sia concluso con l’inizio del ventesimo secolo. Mentre nelle ultime cinque decadi i fattori naturali avrebbero comportato una scarsa diminuzione delle temperature della superficie terrestre, si capisce come il fenomeno dell’attuale riscaldamento terrestre sia probabilmente il più rapido fra quelli di ogni era interglaciale. Inoltre, le osservazioni di indicatori naturali come gli anelli di crescita degli alberi, i coralli ed i coni dei ghiacciai, dimostrano che negli ultimi due mila anni ci sono state sì oscillazioni climatiche, ma mai in modo così intenso e repentino degli ultimi 30 anni. Questo non tanto come conseguenza di cause naturali, ma determinato dall’attività umana.

Di conseguenza, la filiera produttiva deve risolvere rapidamente e con responsabilità un problema mai affrontato prima: la sostenibilità ambientale.

Siccità e prezzi delle commodity lattiero-casearie in Oceania
Siccità e prezzi delle commodity lattiero-casearie in Oceania

Fonte: Climate.gov

Acqua e produzioni agroalimentari
29 Maggio 2015

La disponibilità di acqua rappresenta un fattore cruciale nelle produzioni agricole.

Solo il 2.5% delle acque sulla terra è costituito da acqua dolce, ma una crescente parte di questa è inquinata e dunque non utilizzabile. Il 70% dell’acqua dolce disponibile sul pianeta è impiegato lungo la filiera agroalimentare e rappresenta pertanto un fattore produttivo essenziale, da utilizzare con grande attenzione. Le produzioni animali sono quelle che richiedono più acqua per unità di prodotto e la misurazione dell’impronta dell’acqua (water footprint) rappresenta un parametro da prendere seriamente in considerazione.

La tecnica irrigua ha già permesso di compiere enormi passi avanti nella gestione delle risorse idriche, favorendo l’estensione delle coltivazioni anche in zone semi-aride od in condizioni ambientali rese maggiormente difficili dai cambiamenti climatici in atto.

Tuttavia, il tema della gestione dell’acqua è cruciale anche durante i processi di trasformazione dei prodotti agricoli, ma sono poche le imprese che intervengono per ottimizzare in tale ottica le diverse fasi produttive. Nello studio Feeding Ourselves Thirsty, sono state esaminate le metodologie e le strategie adottate da 37 fra le maggiori imprese alimentari mondiali per minimizzare l’uso dell’acqua lungo il ciclo produttivo ed è apparso come solo un terzo di queste adotti dei provvedimenti adeguati.

L’adozione anche nella filiera lattiero-casearia, di tecnologie di trasformazione eco-friendly, diventa sempre più necessaria ed urgente.

Le tematiche di acqua ed energia verranno presentate in modo dettagliato nel sito TESEO che Clal.it lancerà in ottobre in occasione della Fiera di Cremona.

Segui il Dairy Forum di CLAL.it! Oggi in diretta streaming
Segui il Dairy Forum di CLAL.it! Oggi in diretta streaming

Fonte: Ceres

El Niño e mercati agricoli: siccità?!!
15 Maggio 2015

Più volte annunciato come una possibilità, ora le agenzie meteorologiche giapponese ed australiana affermano che si sono manifestati i segni per il succedersi di fenomeni climatici estremi noti come El Niño, tali da interessare vaste regioni, dall’America meridionale al sud-est asiatico, con pesanti riflessi sulle produzioni agricole.

Con el Niño e la Niña si descrivono fasi opposte di oscillazioni delle temperature fra oceano ed atmosfera nella zona equatoriale del Pacifico. La Niña è la fase fresca di tali oscillazioni (indicate con la sigla ENSO – El Niño-Southern Oscillation), el Niño quella calda. Queste deviazioni dalle normali temperature di superficie degli oceani possono avere un grande impatto sulle condizioni climatiche a livello mondiale. Nel 1600, dei pescatori al largo delle coste dell’America Latina, rilevarono come le acque dell’oceano Pacifico fossero stranamente calde per la stagione ed essendo a dicembre, chiamarono il fenomeno el Niño (il bimbo), dato il Natale ormai vicino.

Quest’anno, una siccità primaverile in Asia meridionale ha già influito negativamente sui raccolti di olio di palma e potrebbe comportare problemi nelle piantagioni di caffè in Colombia e di cacao in Africa occidentale. All’opposto, delle piogge eccessive potrebbero danneggiare i raccolti di canna da zucchero in Brasile.

Negli USA il fenomeno potrebbe avere invece effetti positivi comportando una stagione fresca ed umida in favore dei raccolti di mais ma con una generale diminuzione nella qualità dei prodotti; già ora si notano ricorrenti ed intense piogge nelle pianure centrali del paese.

In India la conseguenza di questo cambiamento meteorologico è la ridotta intensità dei monsoni, che potrebbe avere riflessi sul raccolto di cotone di cui il paese asiatico è il maggior produttore, mentre la ridotta produzione di olio di palma in Indonesia e Malesia sarebbe favorevole per il mercato delll’olio di soia.

Le previsioni climatiche sono influenzate da una molteplicità di fattori che le rendono complesse, ma bisognerà sempre più considerare l’insorgere dei fenomeni climatici estremi ed i conseguenti effetti su mercato e quotazioni mondiali dei prodotti agroalimentari.

Nuova Zelanda: probabilità di precipitazioni oltre la norma in primavera in caso di El Niño
Nuova Zelanda: probabilità di precipitazioni oltre la norma in primavera in caso di El Niño

Fonte: Agrimoney

Interesse mondiale per l’agricoltura africana
13 Maggio 2015

L’Africa è un continente strategico per gli approvvigionamenti utili a soddisfare i bisogni alimentari del mondo. Le maggiori potenze economiche e le aziende multinazionali si interessano sempre più al continente africano per utilizzare il suo potenziale agricolo.

Fra queste Cargill, azienda presente in Africa da oltre 30 anni, dove però opera solo l’1% dei propri 143 mila dipendenti. Il continente nero rimane un netto importatore di alimenti, nonostante possegga oltre la metà delle terre arabili mondiali. Si tratta di un enorme potenziale produttivo, il cui utilizzo richiede notevoli investimenti finanziari ed energie organizzative.

L’interesse di Cargill è concreto soprattutto in Africa australe, dove ha investito 12,5 milioni di Dollari per un nuovo mangimificio in sud Africa, mentre in Zambia sta completando l’acquisizione dell’impresa di lavorazione di semi oleosi Zamanita per una spesa di 25,7 milioni di Dollari.

Altra dimostrazione di questo interesse per il continente nero è dato dal gruppo Agco, proprietario della Massey Ferguson. L’azienda ha annunciato un piano strategico con CNFA (Cultivating New Frontiers in Agriculture), organizzazione per lo sviluppo economico fondata a Washington nel 1984, per migliorare l’attività agricola nell’Africa sub-sahariana.

Resta da vedere come sarà garantita la sostenibilità sociale ed ambientale di tutti questi investimenti, per contrastare il fenomeno del “land grabbing” (accaparramento della terra) che si va radicando proprio in Africa.

Africa: importazioni di alcuni prodotti lattiero-caseari
Africa: importazioni di alcuni prodotti lattiero-caseari

Fonte : Agrimoney

Le stalle olandesi sono pronte per il post quote latte
18 Marzo 2015

In Olanda la produzione lattiero-casearia è strategica: 17.800 stalle con 1,55 milioni di vacche producono oltre 12 milioni di tonnellate di latte, trasformate da 22 imprese in 55 stabilimenti. I 2/3 del latte è destinato alla trasformazione casearia e le esportazioni rappresentano il 65% del totale.

Nel 70% dei casi le vacche sono al pascolo da aprile a novembre, pratica tradizionale e percepita positivamente dall’opinione pubblica, mentre gli allevamenti più grandi praticano la stabulazione per questioni gestionali ed organizzative; circa 2000 stalle hanno robot di mungitura.

Questa struttura ed organizzazione permette alle stalle olandesi di essere pronte per il post quote, con potenzialità di aumento produttivo, come ha dimostrato l’incremento delle consegne registrato nella prima metà dello scorso anno, poi rallentato nella prospettiva del super prelievo combinata ad un prezzo del latte inferiore all’anno precedente. Però il fattore limitante la potenzialità produttiva, è la normativa ambientale riguardanti le emissioni di fosfati e nitrati. Una nuova norma stabilisce che l’incremento produttivo sarà possibile solo se sarà garantita la possibilità di trattamento degli effluenti.

Fonte: Dairy Herd

Olanda: Export lattiero caseario in Valore (€)
Olanda: Export lattiero caseario in Valore (€)

Buone prospettive per la domanda mondiale di fieno di medica
6 Marzo 2015

A livello mondiale resterà sostenuta nel medio periodo la domanda per il fieno di medica di alta qualità, anche se la recente diminuzione nel prezzo del latte comporterà una riduzione dei prezzi per il calo delle richieste nelle maggiori aree di acquisto, Cina ed Emirati Arabi in testa. Basti considerare che la Cina copre il 20% delle esportazioni totali di fieno USA.

In California i prezzi si sono già ridotti a 250-290 Dollari per tonnellata rispetto al picco di 339 Dollari raggiunto lo scorso anno per il fieno di medica di ottima qualità. La ridotta domanda mondiale ed un Dollaro più forte rallentano dunque le prospettive di esportazione, per cui gli agricoltori quest’anno punteranno più sulla produzione di un fieno di qualità che sulle rese.

A questo contribuisce anche la necessità di far fronte ad una permanente scarsità di acqua irrigua e la conseguente competizione fra diverse colture.

Nel corso degli ultimi 10 anni il prezzo del fieno di medica è più che raddoppiato e le previsioni di Rabobank restano comunque buone, nonostante la volatilità che si fa sentire anche in questo settore.

Fonte: AGweb

Alimento Simulato
Alimento Simulato

Il Cile effettua la prima esportazione di manze gravide in Cina
25 Febbraio 2015

Si tratta del primo carico di 7 mila animali su di un totale di 20.000 capi di bestiame che si prevede vengano inviati nel paese asiatico entro il prossimo anno, dal momento che le autorita’ di Pechino stanno cercando di incrementare la capacita’ produttiva interna per quanto riguarda carne e latte.

La decisione della Cina di certificare il Cile come uno dei pochi paesi autorizzati per importare bestiame vivo, riflette gli sforzi profusi negli ultimi anni dal paese sud americano per migliorare la qualita’ genetica del bestiame nazionale ed incrementare gli standard sanitari negli allevamenti. Le autorità cilene prevedono che le esportazioni potranno continuare nell’arco del prossimo decennio.

Le 7 mila giovenche da inviare in Cina sono state selezionate dopo attenti esami veterinari da un gruppo di 8.000 animali in circa 300 allevamenti. Prima della spedizione, avvenuta dal porto meridionale di Puerto Montt il 26 dicembre scorso, gli animali sono stati sottoposti ad un periodo di 30 giorni di quarantena.

Nel corso degli ultimi 20 anni, il Cile ha condotto delle campagne per eradicare tubercolosi bovina, brucellosi ed afta epizootica ed attualmente il paese sta sviluppando programmi quali l’impiego di seme sessato per avere un numero sufficiente di animali da esportare. Altro investimento per l’export degli animali vivi, riguarda la predisposizione di adeguate infrastrutture portuali.

Fonte: GlobalMeat

 

CLA.it – Cina: Produzioni di latte ed Export in equivalente latte
 Cina: Produzioni di latte ed Export in equivalente latte