Non solo Mais: un’alternativa nella razione bovina
14 Febbraio 2024

Di: Elisa Donegatti ed Ester Venturelli

La South Dakota State University ha sperimentato nella razione dei Bovini da Carne la sostituzione di un 30% di Mais con la Segale ibrida lavorata. 

Il risultato dello studio ha mostrato che tale sostituzione porta a risultati molto simili nonostante la Segale abbia un apporto energetico inferiore rispetto al Mais. 

L’inclusione di una quota importante di Segale nella dieta dei bovini ridurrebbe la dipendenza dal Mais nelle razioni e questo si tradurrebbe in un vantaggio economico, dato che il suo prezzo è in genere inferiore a quello del Mais. 

Inoltre, questa modifica faciliterebbe la rotazione delle colture come anche la lotta ai parassiti. Lo stesso studio ha anche dimostrato che la coltivazione della Segale, oltre ad essere resistente a diverse condizioni meteo, può avere effetti positivi sulle rese delle successive produzioni di Mais e Soia.

Altri studi hanno indagato l’efficacia della Segale nell’alimentazione bovina, non necessariamente come sostituto del Mais.

Uno studio condotto dall’Università del Saskatchewan (Canada) ha testato la combinazione di insilato di Segale e insilato di Orzo come foraggio nella dieta dei bovini da carne. Questa combinazione, secondo i ricercatori, potrebbe essere quella ottimale. Per quanto riguarda la Segale è importante, tuttavia, ridurre al minimo i rischi della presenza di Segale cornuta anticipando il taglio della pianta. 

Un altro studio effettuato dall’ Università del Wisconsin ha esaminato l’impatto dell’inclusione della segale e del triticale nella razione per le vacche da latte. In questo caso, però, non si tratta di un’alternativa al mais, ma al fieno fino ad un terzo della sostanza secca. Lo studio ha evidenziato che entrambi possono essere un’ottima fonte di fibre digeribili se raccolte nella fase di avvio soprattutto per le vacche in lattazione, mentre per le manze gravide possono essere utilizzate anche se raccolte ad una maturità più avanzata.

Il Commento: La priorità è fermare la PSA [Antenore Cervi, Suinicoltore]
12 Febbraio 2024

Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA

“Qualsiasi analisi non può prescindere dall’evoluzione della Peste Suina Africana e dalla battaglia per un contenimento rapido ed efficace. Non possiamo permetterci che la Psa raggiunga le aree di stagionatura dei prosciutti Dop, altrimenti ci ritroveremo a subire un impatto estremamente negativo in termini di export, con un rimbalzo drammatico sui mercati”. 

Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di Cia-Agricoltori Italiani, lo dice con estrema chiarezza: “La priorità della Suinicoltura è fermare la PSA”.

Le prossime settimane, osservando le dinamiche complessive, non dovrebbero secondo Antenore Cervi provocare “forti scossoni, almeno per quanto riguarda il lato allevatoriale. I costi dell’alimentazione dovrebbero stabilizzarsi rispetto a montagne russe dell’anno precedente”. 

Le incognite, però, non mancano. “Bisogna dare una corretta remunerazione dei suini, anche perché nel corso dell’anno gli Allevatori dovranno fronteggiare significativi investimenti strutturali per biosicurezza e benessere animale – puntualizza Cervi -. Allo stesso tempo, bisognerà fare in modo che ciascun anello della filiera trovi un giusto equilibrio”. 

Nel 2023, secondo i numeri citati da Cervi, “le cosce omologate per la DOP sono state 10,56 milioni, delle quali 7,3 milioni destinate al circuito del Prosciutto di Parma; fra le principali destinazioni DOP delle cosce suine abbiamo registrato una diminuzione complessiva di pezzi superiore alle 519.000 unità. Nel 2023, inoltre, il calo dei suini tatuati è stato di 240.000 capi, che significa un calo ulteriore delle produzioni Dop nei prossimi mesi”.

Una flessione che dovrebbe mantenere, in proiezione, i prezzi abbastanza elevati. “Resta il punto di domanda sui prezzi al consumo: riusciranno ad essere soddisfacenti per la filiera? Perché difficilmente sarà possibile aumentarli, senza rischiare una retrocessione delle vendite”, afferma Cervi.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Carni Bovine: istantanea di un export in crescita
9 Febbraio 2024

Di: Marika De Vincenzi ed Ester Venturelli

A livello mondiale, il trade delle Carni Bovine sta aumentando negli anni. In particolare, negli ultimi due anni sono cresciute, rispetto allo storico, le esportazioni da Brasile e Argentina. Anche l’India presenta un export con trend positivo, favorita dai prezzi competitivi ma si tratta principalmente di carne di bufalo prodotta da animali da latte a fine carriera e non rispetta gli standard di qualità sanitari degli altri principali esportatori.

A questi si aggiunge l’Australia, secondo Paese per quantità esportate di Carni Bovine al Mondo, che nel 2023 ha aumentato le esportazioni approfittando della sua maggiore competitività rispetto ad altri player, in particolare gli USA. 

Negli USA, che pur essendo deficitari sono al quarto posto tra gli esportatori mondiali, a causa della siccità è stata ridotta la mandria bovina e questo ha provocato una spinta rialzista sui prezzi della carne. Di conseguenza il Paese ha perso competitività sui mercati e le quantità esportate si sono ridotte del 21% nel 2023 rispetto al 2022.

L’Unione Europea è l’ottavo esportatore di Carni Bovine a livello mondiale, ma negli ultimi anni ha registrato un export in rallentamento, dovuto anche ad una minore produzione domestica. Tuttavia, nel 2023, l’UE ha visto quantità esportate e prezzi medi unitari sugli stessi livelli del 2022.

Dal lato della domanda, i principali acquirenti sono Cina e USA. La Cina, dopo alcuni anni di aumento della domanda, ha rallentato la crescita arrivando quasi a stabilizzarsi nel 2023. Gli USA mantengono, invece, un trend di crescita significativa, registrando un aumento delle quantità importate del 19,3% nel 2023 rispetto al 2022. In particolare, cresce l’import di Sego e quello delle Carni fresche o refrigerate e Carni congelate, a prezzi più competitivi rispetto a quelli di esportazione.

Il mercato del suino in Italia si mantiene remunerativo per gli Allevatori
5 Febbraio 2024

Di: Marika De Vincenzi

Il mercato del suino in Italia si mantiene remunerativo per gli Allevatori, grazie anche soprattutto a un costo medio mensile del mangime per chilo di carne in flessione. La diminuzione delle sigillature del Prosciutto di Parma e San Daniele convive con una importazione marcata di cosce o suini dall’estero: 53,5 milioni nel 2022, contro i 18,1 milioni di cosce di suini italiani (delle quali 10,4 milioni nel circuito DOP).

Fra Gennaio e Ottobre 2023, in un contesto di crescita in Italia delle importazioni di carne suine fresche o congelate (+4% in volume, per complessive 824.000 tonnellate), cambiano le rotte commerciali. Mentre calano, infatti, le quantità acquistate da Germania e Danimarca, crescono le rotte da Spagna e Paesi Bassi.

Parallelamente, si intensificano le vendite all’estero di salumi Made in Italy, con un incremento nei primi dieci mesi del 2023 del 6,8%, che portano i volumi esportati vicini a 170.000 tonnellate.

A livello mondiale, le previsioni per il 2024 sono di una ripresa delle importazioni (+5,4%), con Cina e Giappone che dovrebbero tornare a crescere in termini di volumi acquistati.

A preoccupare fortemente la filiera è la presenza della peste suina africana (PSA), che potrebbe provocare blocchi all’export particolarmente pesanti e alterare anche a fondo il mercato dei suini. Sono alcune delle tendenze emerse a Fieragricola di Verona, alla quale TESEO ha partecipato.

TESEO.clal.it – Suini: Prezzi dei tagli freschi

Il ruolo del Mais nel panorama energetico
1 Febbraio 2024

Di: Elisa Donegatti ed Ester Venturelli

L’etanolo viene utilizzato come carburante in combinazione alla benzina in diverse percentuali. In genere, la presenza di etanolo varia tra il 5 e il 10%, ma alcuni carburanti sono composti all’85% da etanolo e il restante 15% da benzina.

Nelle ultime settimane la produzione Statunitense di etanolo è diminuita in modo significativo. I fattori determinanti sono la minore redditività della produzione e il freddo che ha ostacolato la fornitura di gas naturale agli impianti di produzione. 

Anche dal lato della domanda si sono verificati dei rallentamenti: il freddo ha portato a ridurre i consumi di carburante. Allo stesso tempo, anche le esportazioni si sono ridotte. Questo ha permesso agli stock di etanolo di crescere. La maggiore disponibilità sta esercitando una pressione ribassista sui prezzi influenzando negativamente la redditività della produzione.

Tuttavia, la redditività della produzione di etanolo è strettamente legata anche all’andamento delle materie prime, di queste la più utilizzata negli USA è il Mais. Le stime USDA indicano che la disponibilità di Mais dovrebbe aumentare nel 2024, rispetto al 2023, e questo avrebbe un effetto ribassista sui prezzi del Mais e, di conseguenza, dell’etanolo.

Per quanto sia un carburante economico, non può essere paragonato alla benzina perché non tutti i motori a benzina possono utilizzarlo ed ha un’efficienza molto inferiore. Negli USA, però, si sta investendo nell’utilizzo di etanolo sostenibile come carburante per l’aviazione, e recentemente è stato aperto il primo impianto per la produzione di etanolo sostenibile da utilizzare in aviazione. Lo sviluppo di tale settore garantirebbe ai produttori di Mais un ruolo di rilevanza nel panorama energetico.

Il Commento: il mercato del Suino dovrebbe entrare in una fase di sostanziale stabilità [Massimo Montanari, AIA]
29 Gennaio 2024

Massimo Montanari – Direttore Mercato Carni Suine di AIA Spa

Forse ancora qualche scossa di assestamento verso il basso, poi il mercato del suino dovrebbe entrare in una fase di sostanziale stabilità, prima di riprendere quota. “Questa è la sensazione a livello europeo, secondo alcuni analisti, e potrebbe essere così, con una risalita dei listini dalla seconda metà di febbraio. E anche sul mercato italiano, fra suini vivi e carni, potremmo registrare più o meno questo trend: stabilità nel mese di febbraio e ripartenza dei listini della Cun a marzo”. 

Per Massimo MONTANARI, Direttore Mercato Carni Suine di AIA Spa, “l’offerta potrebbe tornare inferiore rispetto la domanda e generare una ripresa delle quotazioni nel mercato interno”.

La grande preoccupazione, invece, è sul fronte PSA. “Ora anche alcuni Comuni di Piacenza sono rientrati in Zona ZR2, annuncia Montanari – con il conseguente blocco dell’export di quelle carni verso il Canada e la destinazione dei tagli al trattamento termico.

I suinicoltori colpiti dalle restrizioni, avranno difficoltà estreme a collocare i suini, con conseguenze nella valorizzazione del vivo. Allo stesso tempo, diminuiranno i volumi di suini liberi e non sottoposti a restrizioni, dopo i casi di positività della peste suina africana a Pavia e ora a Piacenza, ad un passo da Parma, luogo simbolo dei prosciutti Dop”. 

La preoccupazione sta tutta racchiusa fra la geografia dei ritrovamenti e i numeri dei cinghiali, stimati indicativamente in circa 3 milioni di capi in Italia. 

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Cina: la zootecnia guida le importazioni
25 Gennaio 2024

Di: Elisa Donegatti, Ester Venturelli e Mirco De Vincenzi

Si completa l’anno 2023 per i dati sul trade della Cina, dandoci l’occasione per riassumerne l’andamento.

Il Mais ha registrato un’impennata a partire da Ottobre raggiungendo un aumento complessivo del 30% sul 2022. Tale crescita è dovuta soprattutto agli accordi stipulati tra Cina e Brasile, che hanno portato quest’ultimo al primo posto tra i fornitori del Paese con 12,8 Mio Ton. In aumento anche le quote dall’UE: seppure si parli di quantità notevolmente inferiori, il flusso è aumentato di cinque volte rispetto al 2022, superando le 700.000 Tonnellate.

Anche per i Semi Oleosi, nel complesso, si è verificato un aumento della domanda che, nonostante un rallentamento nell’ultima parte dell’anno, ha portato ad una crescita delle quantità acquistate del 15,3% nel 2023 rispetto al 2022. A crescere è soprattutto la Soia con +10 Milioni di Tonnellate, seguita dalla Colza con +3,5 Milioni di Tonnellate.

Nonostante sia attivo un piano di riduzione della dipendenza del Paese dalle importazioni per gli alimenti zootecnici, l’aumento della domanda di prodotti agricoli è determinato, in particolare, da un spinta produttiva sulla zootecnia locale. Gli effetti di questo si percepiscono anche sull’import di prodotti lattiero-caseari, che nel 2023 ha registrato un calo complessivo del -9,9% (-300.000 tonnellate).

Nel dettaglio, è diminuita la domanda di WMP (polvere di latte intero, -38,5%) e Latte confezionato, mentre le importazioni di SMP (polvere di latte scremato) sono piuttosto stabili. Al contrario, la domanda di Siero, probabilmente in parte destinato al consumo animale, è cresciuta del +9,5% e quella di Formaggi del +22,5%, con aumenti in quasi tutte le tipologie e soprattutto per i grattugiati.

Il Commento: La stragrande maggioranza di Allevatori, Macelli e Trasformatori ha fatto il proprio dovere [Giancarlo Belluzzi, Veterinario]
22 Gennaio 2024

Di: Dr. Giancarlo Belluzzi, Medico Veterinario

Dr. Giancarlo Belluzzi – Medico Veterinario

Purtroppo ho l’impressione che l’interesse sulla Peste Suina Africana (PSA) sia diventato molto affievolito. Non è invece assolutamente il tempo di sonni tranquilli, pensando che il virus si sia addormentato, anzi. Lo dimostra il nuovo focolaio in Sardegna, ben lontana dalle zone infette dell’entroterra continentale, e pure la scoperta di barrette cinesi con tracce genomiche di virus. La dimensione geografica dei territori infettati dai selvatici si è quadruplicata. Per questo concordo pienamente con Aldo LEVONI, che ha posto l’accento sul pericolo incombente della PSA, e con Davide CALDERONE, che quantifica già le perdite in mezzo miliardo di euro di mancato export. Sostengo quindi che non ci sono prezzi di filiera che tengano se rimaniamo sotto la minaccia PSA, che non è retrocessa di un millimetro. Purtroppo invece ho letto qualche espressione compiaciuta e di sollievo perché ultimamente non si registrano focolai in allevamenti suini nell’area più vocata di questa zootecnia: bene, ma non dormiamo sugli allori. Il virus non è in ritirata, le analisi lo confermano e l’area infetta s’è drammaticamente quadruplicata. Anche un giro sull’Appennino dimostra la presenza di tracce profonde, quasi un continuo, dei micidiali biungulati e domenica scorsa, 14 gennaio, Isoradio del pomeriggio ha lanciato l’allarme sull’A1 di Firenze, per “un branco di cinghiali nelle corsie di marcia”.  Sono allora spontanee alcune riflessioni.

La stragrande maggioranza degli Allevatori ha fatto il suo dovere: procedure, recinzioni, barriere e passaggi obbligati. I Macelli pure: sorveglianza e procedure severe in entrata ed uscita, tracciabilità e piani di stoccaggio carni. I Trasformatori lo stesso: spazi, celle e tracciabilità per quarantene. Ma a monte di questa preziosa filiera suina come fermiamo il contagio, contenendo la popolazione dei cinghiali? Si sa che il Centro di referenza per la PSA è molto preoccupato, stante l’espansione della zona infetta, che ormai, dal 2022, si snoda quasi senza interruzione su tutta la dorsale appenninica. Qual è la strategia di contenimento? E quella di eradicazione? Basteranno cinque anni per uscire dal problema? Dobbiamo proprio adattarci a questa convivenza? Come la mettiamo con la perdita del mercato? I giornali non ne parlano quasi più ma l’Asia è praticamente già persa, vogliamo perdere anche Paesi come il Brasile?

L’UE rallenta la domanda di Semi Oleosi
19 Gennaio 2024

Di: Elisa Donegatti ed Ester Venturelli

La produzione Europea di Semi Oleosi nel 2023 è aumentata per il terzo anno consecutivo. Questo ha permesso di ridurre la domanda di Semi Oleosi extra-UE che nel complesso, tra Gennaio e Novembre 2023, è calata del 10%, rispetto allo stesso periodo del 2022.

Il prodotto che ha registrato le variazioni maggiori nel trade è il Girasole, per il quale l’UE ha un’autosufficienza del 91,5%. L’import è diminuito del -63%, che equivale a -1,3 Milioni di Tonnellate, limitato anche dal prezzo medio unitario di acquisto che ha avuto un andamento instabile nel corso del 2023, con un valore medio di 874 €/Ton, superiore alla media del 2022. Al contrario, le esportazioni UE del prodotto sono aumentate del 74% (+251.000 Tonnellate) con un prezzo medio unitario di 1.120 €/Ton

Risulta in calo anche la domanda UE di la Farina di Soia che ha registrato una diminuzione di 1,3 Milioni di Tonnellate (-8,8%), probabilmente a causa della minore disponibilità dall’Argentina. 

Infine, le esportazioni di Colza rimangono stabili nel complesso, ma si modificano le tratte: meno acquisti da parte di Regno Unito e Pakistan, e una crescita verso il Canada (che potrebbe essere dovuta a dinamiche di triangolazioni commerciali).

Le produzioni in UE di Cereali, invece, si sono mantenute stabili e l’effetto sul trade è stato quello di un leggero aumento complessivo sia per l’import (+1,8 Mio Ton) che per l’export (+2,8 Mio Tons). In particolare, è aumentato l’export di Mais verso la Corea del Sud e l’export di Orzo verso la Cina che è tornata ai livelli del 2021, mentre riguardo all’import si sono intensificati soprattutto gli acquisti di Grano Tenero da Ucraina e Regno Unito.

Nuovi equilibri per l’export USA
15 Gennaio 2024

Di: Mirco De Vincenzi ed Ester Venturelli

L’export USA di Mais ha risentito della posizione più competitiva del Brasile e i nuovi accordi commerciali di quest’ultimo. Infatti, la domanda della Cina (primo importatore nel 2022) per il Mais Statunitense è diminuita del 64,7% (9,5 Mio Ton) tra Gennaio e Novembre 2023 rispetto allo stesso periodo del 2022. Oltre alla Cina, tra i principali acquirenti, sono diminuite le vendite verso Giappone, Canada e Corea del Sud.

Tuttavia, a queste riduzioni è corrisposto un aumento della domanda dal Messico, che è ora il primo acquirente e la cui domanda è cresciuta di 2,5 Mio Ton, supportata dalla diminuzione del 40% delle produzioni locali. La forte domanda Messicana ha permesso agli USA di vendere ad un prezzo medio unitario di 0,30$/Kg, superiore rispetto agli altri principali acquirenti.

Il Messico guadagna posizioni anche nel trade USA dei prodotti lattiero-caseari. In contrasto ad un calo generalizzato dell’export dairy USA, aumentano le vendite al Messico di quasi tutti i prodotti principali. Infatti, tra Gennaio e Novembre 2023, verso il Messico sono state spedite circa 58.000 tonnellate in più di SMP e 23.000 Tonnellate in più di Formaggi, rispetto allo stesso periodo del 2022. 

L’aumento dell’import del Messico compensa in parte il rallentamento della domanda dal Sud-est Asiatico (inclusa la Cina) che registra un calo complessivo del -27%, nonostante, rispetto al 2022, i prezzi si siano sensibilmente ridimensionati. In particolare cresce la domanda da parte del Messico di SMP (+17,7%) e Formaggi (+20,3%), ma anche Polvere di Siero (+7,4%). 

L’aumento degli acquisti da parte del Messico trova ragione nel buon andamento dell’economia messicana e nel rafforzamento del Peso rispetto al dollaro. Nei prossimi mesi, la domanda stimolerà la produzione locale, ma è plausibile che l’import messicano di prodotti lattiero-caseari cresca anche nel 2024.