Investire nella qualità per rilanciare i salumi DOP [Il Commento di Pizzagalli, Gruppo Fumagalli]
26 Maggio 2025

Pietro Pizzagalli – Direttore Generale di Fumagalli Industria Alimentari S.p.A.

“Il mondo della salumeria DOP sta attraversando una fase molto preoccupante. La produzione di maiali destinati al circuito tutelato è diminuita, mentre i consumi sono in calo e una parte della filiera non riesce a farsi riconoscere il corretto valore del prodotto rispetto ai costi. Una situazione che deve farci riflettere sulla corretta politica di valorizzazione del prodotto”.
Parte dalla flessione dei consumi della carne suina e dei salumi Pietro Pizzagalli veterinario, direttore generale del Gruppo Fumagalli, per interrogarsi su un tema più ampio: la qualità.

“L’obiettivo per la filiera e, in particolare, per chi trasforma, deve essere l’elevata qualità, perché il Consumatore non fa sconti – dichiara Pizzagalli -. Dobbiamo fornire al Consumatore finale un’esperienza del gusto fortemente legata alla qualità, perché ci troviamo in uno scenario di mercato difficile: il suino è passato nel giro di tre anni circa a costare intorno ai 2 euro al chilogrammo, mentre prima veniva pagato intorno a 1,70 euro al chilo. L’industria e gli stagionatori hanno costi maggiori da sostenere, che tuttavia raramente sono riconosciuti dalla grande distribuzione se arretriamo sulla qualità, non veniamo scelti dallo scaffale”.

Il tema della qualità resta centrale e vale per tutti i prodotti. “Come Fumagalli stiamo puntando per differenziarci sul maiale nero della Lomellina, che ha maggiori costi, ma che è particolarmente apprezzato dai Consumatori”.

Quanto alla carne fresca, Pizzagalli precisa: “Rispetto alla carne bovina, quella di maiale si colloca ancora su una fascia di prezzo accessibile, benché sia aumentata di costo rispetto al passato. La partita si gioca sui salumi e si deve puntare sulla qualità”.

Con riferimento all’innalzamento del peso massimo della carcassa dei suini impiegati nella produzione del Prosciutto di Parma DOP da 168 a 180 kg, Pizzagalli legge la modifica positivamente: “Se si alleva nel rispetto del benessere animale, le performance produttive portano ad avere un accrescimento più rapido del maiale e una maturità delle carni che rende le cosce più idonee alle lunghe stagionature. L’eventuale maggiore grasso andrà gestito in particolare nel segmento del pre-affettato, ma dal nostro punto di vista, avendo noi una filiera integrata con l’allevamento e ponendo molta attenzione al benessere e alla qualità, si tratta di una modifica al disciplinare utile”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Granaio Italia: Il grano vale meno del sudore di chi lo coltiva [Il Commento di Bartolini, CIA]
20 Maggio 2025

Matteo Bartolini – Vicepresidente nazionale di CIA

“Il grano vale meno del sudore di chi lo coltiva: serve subito un Tavolo di Filiera”. È l’invito di Matteo Bartolini, vicepresidente nazionale di CIA-Agricoltori Italiani e Presidente regionale umbro.

“Il prezzo di mercato del Grano Duro sta scivolando ben al di sotto dei costi reali di produzione, mettendo a rischio la sostenibilità economica delle aziende cerealicole italiane – afferma Bartolini -. È una contraddizione inaccettabile: in un Paese dove la pasta è simbolo identitario e pilastro dell’agroalimentare, chi produce la materia prima viene sistematicamente penalizzato”. 

La situazione, prosegue Bartolini, “è grave e non può essere affrontata con la logica del mercato lasciato a se stesso. Per questo avevamo, già un anno fa, richiesto l’istituzione di un sistema di controllo delle produzioni ‘Granaio Italia’ e nei giorni scorsi abbiamo chiesto con urgenza la convocazione di un Tavolo di Filiera al Masaf.

Serve trasparenza, responsabilità condivisa e una nuova visione del valore agricolo, che non può continuare a essere schiacciato tra dinamiche speculative e logiche di importazione al ribasso”. 

Se non si interviene ora, conclude il vicepresidente di Cia, “il rischio è che a coltivare grano duro in Italia restino solo le memorie storiche. E senza grano, non c’è filiera”.

TESEO.clal.it – Bologna: prezzo del Frumento Duro

Il Commento: Suinicoltura DOP, ora più che mai serve un nuovo patto di filiera [Antenore Cervi, Suinicoltore]
19 Maggio 2025

“Con i prezzi attuali dei suini grassi da macello per il circuito DOP non vi sono problemi di marginalità, ma questo non significa che non vi sia apprensione per il futuro: i costi di produzione dovrebbero aumentare, ma soprattutto vi sono altri fattori che impensieriscono: la PSA e il rischio di altre patologie, l’applicazione dei dazi, gli scenari incerti sul fronte internazionale”.
Per Antenore Cervi, Responsabile della Suinicoltura per Cia-Agricoltori Italiani, è il mix di fattori che rende incerto il futuro.

Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA
Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA

“Ci auguriamo sul fronte del mercato che si possano replicare gli andamenti che vedono un rimbalzo dei listini nella fase di passaggio dall’estate all’autunno, solitamente un traino per le produzioni destinate alle DOP – afferma Cervi -. Tuttavia, è venuta a mancare la serenità nel programmare
investimenti che per i produttori sono ineluttabili: la biosicurezza, il benessere animale, l’adeguamento delle strutture”.
Altro elemento che non depone a favore delle certezze di mercato, come anticipato, è il tema dei dazi. Momentaneamente congelati fino ai primi di luglio, almeno così parrebbe, non si sa se USA e UE raggiungeranno un accordo e con quali risvolti concreti.

“Abbiamo bisogno di instaurare un dialogo di filiera reale, con obiettivi di crescita, perché non possiamo rischiare di perdere ulteriore produzione sul fronte delle DOP, siamo già al limite con i numeri – incalza Cervi -. E la catena di approvvigionamento non so se possa assorbire i colpi di un andamento di mercato dove storicamente qualche anello guadagna e gli altri soffrono.

Bisogna individuare soluzioni in grado di dare equilibrio e rilanciare il comparto nel suo insieme, altrimenti il sistema rischia di saltare”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Campagna 2025/26: il delicato equilibrio di Mais e Soia
15 Maggio 2025

Di: Elisa Donegatti

In base alle prime previsioni USDA per la prossima stagione 2025/26, Mais e Soia si confermano protagonisti delle colture globali, con performance produttive e commerciali in crescita. Tuttavia, in un contesto segnato da instabilità climatica e geopolitica, l’apparente abbondanza maschera tensioni strutturali che rendono l’equilibrio tra domanda e offerta particolarmente vulnerabile, con il rischio di innescare una volatilità di mercato che potrebbe avere ripercussioni sulle imprese agricole e gli allevamenti.

Il Mais, con un record produttivo storico di 1.265 milioni di tonnellate a livello globale (+3,6% rispetto al 2024/25), vede l’opportunità di mettere a segno una performance eccezionale negli Stati Uniti, dove per la prima volta si superano i 400 milioni di tonnellate grazie a condizioni climatiche favorevoli e all’espansione delle superfici coltivate. Anche altri paesi chiave come Argentina, Brasile e Ucraina dovrebbero registrare aumenti di produzione, sostenuti da rese migliori e dalla crescita delle superfici seminate.

Per la Soia, il ritmo di crescita è più modesto, pur restando positivo, con una produzione globale stimata in aumento dell’1,4% sulla stagione precedente. Il Brasile, leader mondiale in termini di quantità, dovrebbe raggiungere i 175 milioni di tonnellate prodotti su oltre 48,8 milioni di ettari coltivati, segnando un nuovo massimo storico.

La domanda di Mais e Soia è sostenuta in particolare dai settori zootecnici, soprattutto in Asia, con il Mais che può beneficiare di maggiori opportunità nei settori alimentari, sementieri e industriali (etanolo incluso).

Sul fronte del consumo, per il Mais è prevista una crescita del 2% raggiungendo 1.266 milioni di tonnellate, con Messico, Europa, Cina e Sud-Est Asiatico a guidare la domanda. La Soia cresce più velocemente, con un aumento del consumo pari al 3,4%, trainato dalla crescente richiesta di Farina di Soia e dall’aumento delle trasformazioni locali in paesi come Pakistan, Egitto e Bangladesh.

Il commercio mondiale di Mais sfiora i 200 milioni di tonnellate, con gli USA leader in termini di vendite (68 milioni di tonnellate), seguiti da Brasile, Argentina e Ucraina. Anche la Soia registra volumi compravenduti elevati grazie all’abbondanza brasiliana e all’accordo tra USA e Cina, che hanno sospeso temporaneamente i dazi per 90 giorni assicurando uno spiraglio commerciale rilevante per i farmer americani, preoccupati che le tensioni internazionali frenassero un business per loro vitale.

Per quanto riguarda le scorte, quelle di Mais sono attese in calo a 277,8 milioni di tonnellate (-3.3% rispetto al 2024/25) a causa del maggior consumo interno della Cina e all’utilizzo del Mais per la produzione di etanolo in Brasile. Al contrario, le scorte di Soia dovrebbero aumentare a 124,3 milioni di tonnellate, ma restano inferiori alle precedenti aspettative, generando pressioni rialziste sui prezzi.

È importante sottolineare che il Mais potrebbe subire improvvisi sconvolgimenti a causa di eventi climatici estremi, mentre la Soia si trova in un delicato equilibrio tra consumi in aumento e una produzione che potrebbe non essere sufficiente a soddisfare le aspettative, con il rischio di aumento dei prezzi su scala globale.

TESEO.Clal.it – Stock di Mais e Soia

Filiera suinicola: serve una riflessione condivisa
12 Maggio 2025

Di: Marika De Vincenzi

Aumentano nel primo trimestre del 2025 i consumi retail di carne suina fresca, tanto nel peso imposto (+5,4%) quanto nel peso variabile (+2,6%), con un prezzo medio in aumento dello 0,7% rispetto allo stesso periodo del 2024.

Crescono in volume anche i consumi di salumi a peso imposto per prosciutto cotto (+3,9% tendenziale), prosciutto crudo (+5,7%), prosciutto crudo DOP (+10,2%), prosciutto crudo non DOP (+4,6%), salame (+0,2%).
Retrocedono, invece, i consumi retail dei salumi a peso variabile, con la sola eccezione del prosciutto cotto, che segna un avanzamento del +1,4%. In questa tendenza sarebbe interessante capire quanto pesa la velocità nel fare la spesa (il peso imposto è più rapido) e quanto, invece, la convenienza in termini economici (ma è davvero sempre così?).

Una riflessione sul mercato. Il “non quotato” nell’ultima seduta della CUN di Mantova per i suini grassi da macello destinati al circuito tutelato mette in luce alcune tensioni all’interno della filiera, a fronte di un trend in costante aumento dalla seconda metà di Marzo. La tendenza rialzista si spiega facilmente per la minore disponibilità di suini, ma tale fattore – e la costante crescita dei listini – rischia forse di diventare in proiezione difficilmente sostenibile per gli ultimi anelli della filiera e, in particolare, per gli stagionatori di prosciutti DOP.

Gli ultimi dati relativi al 2024, infatti, indicano una flessione delle cosce per Parma e San Daniele nell’ordine del 7,46% rispetto al 2023. Negli ultimi due anni, in particolare, le cosce destinate al circuito DOP sono scese al di sotto della soglia (psicologica) dei 10 milioni di pezzi.
Al contrario, lo scorso anno le cosce di suini italiani per il circuito non DOP hanno segnato una crescita superiore al 25% rispetto al 2023, superando quota 8.350.000. A queste devono aggiungersi oltre 48 milioni di cosce fresche e congelate non disossate importate, in crescita del 9% sul 2023.

È probabilmente necessaria una riflessione lungo tutta la catena di approvvigionamento per garantire allo stesso tempo una ripresa dei consumi, una rinnovata accessibilità ai prodotti DOP per i consumatori e un equilibrio concreto all’interno della filiera che permetta a tutti gli anelli di collocarsi su un quadrante di soddisfacente remuneratività, così da poter pianificare il futuro con maggiore serenità.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Il Commento: Ottimismo cauto per l’estate [Giada Roi, Terremerse]
5 Maggio 2025

Il calendario con i tre ponti di fila lo commenta Giada Roi, Responsabile Acquisti della Business Unit Carni di Terremerse e key account manager Gdo Italia.

“Pasqua è andata discretamente bene, così come è andato abbastanza bene anche il ponte del 25 Aprile, mentre quello del 1° Maggio, nonostante il bel tempo diffuso c’è stata una leggera flessione, considerando anche che si è macellato un giorno in meno e che, quindi, c’era meno merce disponibile, almeno sulla carta”. Come spiegare i motivi del calo delle vendite dei tagli di carne suina? Semplice, a mio parere, questione di calendario. “Il 1° maggio arriva dopo una fine del mese e da almeno un anno nel periodo fine mese/inizio mese le vendite ne risentono molto”, spiega Giada Roi.
Chiamiamola inflazione, scarsa liquidità, diminuito potere d’acquisto delle famiglie, fatto sta che i consumi si contraggono.

Cosa accadrà dopo questo ultimo ponte?
“Difficile dare un responso certo, ma prevedo che dalla prossima settimana i prezzi tenderanno a scendere, anche se non in maniera vertiginosa – afferma -. Ritengo che i tagli delle carni si assesteranno sui valori precedenti la Pasqua. Sarà, dunque, una flessione lieve, non accentuata”. Naturalmente, “qualora dovessero contrarsi i listini per i triti e i tagli da macelleria, potrebbero calare leggermente anche i prezzi dei suini da macello, benché i numeri indichino una disponibilità di animali dal mese di Giugno in avanti per nulla in eccesso”.

Il settore potrebbe vivere “un’estate in altalena, con il trend dei consumi a fare da ago della bilancia. Se i consumi saranno sostenuti, l’offerta ridotta di maiali potrebbe far schizzare i prezzi verso l’alto, mentre se i consumi saranno più tiepidi, avremo una tendenza ad afflosciarsi delle quotazioni”.

Da un anno a questa parte, a seguito dell’impennata delle quotazioni passata, avverte Giada Roi, “sugli scaffali italiani della Gdo si nota la presenza di tagli di suini europei e non solo italiani. E questa è una dinamica da tenere ben presente anche in fase di formazione dei prezzi settimanali, in particolare alla CUN della carne suina fresca”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Il Commento: Consumi tiepidi ma prospettive stabili all’orizzonte [Roberto Pini, Gruppo Pini]
28 Aprile 2025

Roberto Pini, Amministratore unico del Gruppo Pini

Parla di “situazione incerta per il mercato dei suini”, Roberto Pini, Amministratore Unico del Gruppo Pini, e divide il calendario in una prima fase, fino al ponte lungo del Primo Maggio e una seconda dove si tornerà ad una sorta di normalità dopo il periodo delle festività in fila di Pasqua, 25 aprile e, appunto, Primo Maggio.

“Oggi i Consumi non sono entusiasmanti – osserva Pini -, la situazione è incerta e i Prezzi delle carni suine sono aumentati, principalmente per i tagli da macelleria legati alle festività. Questo significa che non siamo di fronte ad aumenti strutturali, ma connessi ai ponti festivi”.

La prova del nove sarà una volta terminato il weekend lungo che si chiuderà il prossimo 4 Maggio. “Vedremo allora quale sarà la richiesta dei tagli legati all’industria, ai salumifici e ai prosciuttifici e quale sarà l’offerta”, preconizza.

Troppo complesso sbilanciarsi, anche se Pini ad oggi prevede per i Macelli “una situazione tutto sommato stabile, con l’andamento dei consumi che andrà effettivamente a influenzare le dinamiche di mercato”. Vale per la Carne Fresca, naturalmente, ma anche per le cosce. “I prezzi di queste ultime hanno segnato un ribasso, ma dovremo capire come andranno le prossime settimane, quale sarà il numero reale dei maiali macellati, perché se in estate la macellazione si posizionerà su ritmi scarsi, allora anche le cosce torneranno ad aumentare di prezzo”, dice Roberto Pini.

L’estate sarà anche il banco di prova della Peste Suina Africana. “Il Commissario ha impartito una svolta e portato buoni risultati di contrasto – commenta l’amministratore unico del Gruppo Pini – ma si è visto che l’estate rappresenta un momento particolarmente delicato per la diffusione della malattia”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Il Commento: Il mondo della carne bovina guarda avanti [Fulvio Fortunati]
24 Aprile 2025

Fulvio Fortunati – Amministratore di International Consulting Trading

È un quadro con diverse sfumature quello che descrive Fulvio Fortunati, Amministratore di International Consulting Trading, società di consulenza internazionale nelle Carni e nel Bestiame, descrivendo i diversi scenari internazionali.

“Se guardiamo i numeri – osserva Fortunati – comprendiamo che il bestiame da ristallo è in calo. Siamo entrati nel periodo in cui sia in Francia che in Irlanda gli animali vanno al pascolo. Minore disponibilità di bovini anche sulla rotta dell’Europa Centro Orientale, in quanto l’Afta Epizootica limita gli scambi. E proprio per questioni sanitarie e il rischio afta, la Polonia ha incrementato l’offerta di animali, cercando così di incrementare le vendite e ridurre l’alea del contagio”.

A livello di quotazioni di mercato, prosegue Fortunati, “i prezzi in Germania si mantengono su una soglia elevata, così come in Irlanda, dal momento che non c’è una grande disponibilità di carne bovina e per una richiesta pressante del Regno Unito: fenomeni che hanno innescato la corsa dei listini”.

Prezzi vivaci anche in Francia, “con un’offerta scarsa e macelli che cercano di mantenere in equilibrio domanda e offerta per evitare fiammate dei prezzi; una posizione di sostanziale stabilità che mostra analogie con l’Italia”.

Tutt’altro che semplice decifrare i trend dei prossimi mesi. “Le dinamiche attuali suggeriscono come lettura una potenziale crescita dei prezzi – precisa Fortunati -. La catena di approvvigionamento, fin dalle stalle per l’ingrasso, si trova a fronteggiare un ristallo e un ciclo di crescita più costoso, aspetti che non escludono in proiezione un ulteriore aumento dei prezzi, forse già a partire da giugno”. Sullo sfondo, un elemento di preoccupazione è rappresentato “dal potere d’acquisto dei consumatori, che non ha subìto incrementi e potrebbe portare o a un calo dei consumi di carne oppure a una riduzione degli acquisti di beni non primari a favore del cibo”.

Sarà cruciale per il mercato anche la situazione francese, dove si è stimata negli ultimi anni, “una perdita di 970.000 capi bovini tra il patrimonio da carne e da latte, con probabili tensioni future per carenza di offerta”. Listini sostenuti anche in America Latina, analizza Fortunati, “in particolare per la forte domanda cinese”. Costi di mercato elevati anche negli Stati Uniti, dove si sta per inaugurare la stagione dei barbecue, “appuntamento irrinunciabile per gli americani, fattore che dovrebbe mantenere i prezzi alti”. Una panoramica che ad oggi ci porta a dire che “non si prevedono flessioni delle mercuriali delle carni bovine a livello mondiale, salvo eventi straordinari”.

TESEO.clal.it – Prezzi delle Carni Bovine

PAC e EUDR: si punta a meno burocrazia 
23 Aprile 2025

Di: Ester Venturelli

La Commissione Europea sta attuando modifiche di semplificazione riguardanti alcuni regolamenti. 

PAC

Tra questi, sono in corso lavori per semplificare la PAC volti a ridurre la burocrazia e facilitare l’accesso ai fondi per gli agricoltori. Tra le misure previste: maggiore flessibilità nelle condizionalità ambientali (Bcaa), aumento degli aiuti forfettari, possibilità per gli Stati membri di istituire riserve di crisi nazionali e riduzione dei controlli in azienda (massimo uno all’anno). Si punta anche sull’uso di tecnologie digitali per snellire i processi e sull’alleggerimento delle regole per l’agricoltura biologica. L’adozione ufficiale del pacchetto è prevista per il 14 maggio.

EUDR

Un altro regolamento sottoposto a modifiche è l’EUDR (European Deforestation Regulation), che coinvolge le filiere di sette commodity (cacao, caffè, soia, legno, olio di palma, gomma e bestiame), stabilito per disincentivare la deforestazione anche in Paesi terzi, dove viene prodotta buona parte delle materie prime utilizzate dalle filiere europee. Il regolamento prevede che le aziende che importano uno o più prodotti inclusi nella lista presentino una certificazione del luogo d’origine, con il dettaglio dell’area di coltivazione, e una prova che la produzione non ha causato deforestazione dopo il 31 dicembre 2020. Anche in questo caso le modifiche puntano ad alleggerire la burocrazia per le aziende. Ad esempio, invece di dover presentare una richiesta ad ogni spedizione, con l’adozione delle modifiche le aziende dovranno presentarla due volte all’anno. Il regolamento entrerà in vigore per le grandi e medie aziende a partire dal 30 dicembre 2025, mentre le piccole imprese avranno una proroga al 30 giugno 2026.

Il Commento: Un 2025 diverso, ma ancora premiante per chi produce [Montanari, AIA]
22 Aprile 2025

Massimo Montanari – Direttore Mercato Carni Suine di AIA Spa
Massimo Montanari – Direttore Mercato Carni Suine di AIA Spa

Le dinamiche di mercato sul vivo sono indubbiamente diverse rispetto al 2024, ma potrebbero dare risultati simili nel corso dell’anno, portando cioè a risultati soddisfacenti per la parte allevatoriale e prezzi medi relativamente elevati, anche se inferiori se confrontati con l’anno scorso, che fu una fila di record per i suini grassi da macello.

Legge così i primi mesi del 2025 Massimo Montanari, Direttore Mercato Carni Suine di AIA Spa.

“Il 2024 – ricorda Montanari – partì con valori di poco sopra i 2 euro al chilogrammo calando e risalendo a circa 2,10 euro a Pasqua. Successivamente, dopo un fisiologico ribasso, i prezzi ripartirono, mettendo a segno nel secondo semestre dei valori molto alti, tanto che il prezzo massimo si è attestato a 2,38 nella settimana 42, generando una media annuale di € 2,108, leggermente inferiore al 2023, quando raggiunse la media di 2,19 euro”.

Il 2025 ha evidenziato dinamiche differenti. “Partiti a inizio anno sopra i 2 euro al chilo, dopo che da Ottobre il prezzo era in fase discendente – dice Montanaru – vi è stata sul mercato una progressione del calo per arrivare a 1,765 euro al chilogrammo alla settimana 11, che significa un differenziale di 33 centesimi al chilo sullo stesso periodo del 2024. Anche oggi, dopo alcune settimane di risalita, i prezzi dei grassi da macello sono più bassi di circa una ventina di centesimi rispetto all’anno scorso”.
Le differenze non si esauriscono. “Dopo la Pasqua 2024 i prezzi ebbero un assestamento ribassista, che probabilmente quest’anno non vedremo e, anzi, nell’arco di un mese, potremmo superare quotazioni di 2 euro al chilogrammo – aggiunge -,  non c’è una grande disponibilità di animali e non mancano incognite di tipo sanitario, dalla Prrs alla Psa, con quest’ultima che d’estate ha mostrato una maggiore facilità di propagazione, anche se si tratta di un’analisi di tipo empirico e non statistico, che potrebbe pertanto non verificarsi quest’anno”.

Resta di fondo un sostanziale ottimismo e la prospettiva di prezzi dei maiali destinati a collocarsi nella media dell’anno su uno scalino inferiore rispetto al 2024, ma sempre su quotazioni elevate e soddisfacenti per i produttori. Qualche incognita potrebbero darla i consumi dopo il Primo Maggio, periodo dove la richiesta si concentra su tagli da grigliata. “Le cosce, invece, nonostante i timori di una scarsa disponibilità, secondo il trend attuale della domanda si stanno rivelando in linea con la richiesta – commenta Montanari -. La domanda di stagionato non è brillante e questa situazione comincia a pesare sui bilanci dei prosciuttifici”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi