Carne bovina: perché i prezzi stanno diminuendo?
19 Marzo 2026

Di Marika De Vincenzi

Da alcune settimane il mercato della carne bovina in Italia sta mostrando segnali di indebolimento dei prezzi all’ingrosso. Non si tratta di un semplice aggiustamento congiunturale, ma del risultato di una tensione prolungata e crescente lungo tutta la filiera. 

I consumi di carne bovina sono in rallentamento. Dopo anni di aumenti dei prezzi al consumo, il prodotto, sovente vittima di campagne mediatiche di stampo salutistico (e spesso eccessive, quando non infondate), è diventato meno competitivo rispetto ad altre proteine animali.

Per stimolare nuovamente le vendite, la grande distribuzione sta chiedendo ai macelli lo sforzo di ribassare i listini. 

Gli impianti di macellazione hanno costi industriali elevati (energia, personale, struttura) e necessitano di lavorare non al di sotto del proprio break even point per restare efficienti.

Ridurre troppo i volumi aumenterebbe il costo unitario di lavorazione. Per questo motivo molti operatori continuano a macellare e a collocare prodotto sul mercato, anche accettando prezzi più bassi.

Dall’altra parte della filiera, gli allevatori hanno poca flessibilità sui prezzi.
I costi di ingrasso restano sostenuti e i ristalli, in particolare i broutard francesi, continuano a mantenere quotazioni elevate. Questo limita la possibilità di ridurre il prezzo dei capi alla stalla.

Il risultato è all’insegna del disequilibrio.
Le prime correzioni dei listini all’ingrosso riflettono l’instabilità tra offerta e domanda.

In questo contesto, gli operatori segnalano la necessità di riallineare i prezzi lungo la filiera per rendere la carne bovina più competitiva e stimolare la domanda. Una missione complessa dove meritano attenzione la sostenibilità degli allevamenti, la marginalità di tutti gli anelli della catena di approvvigionamento e il rilancio dei consumi.

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

L’immagine mostra le quotazioni correnti delle carni bovine secondo la Camera di Commercio di Modena. I valori indicati rappresentano i prezzi franco partenza (f.p.) rilevati dal macellatore al grossista, quindi all’uscita dal macello e non al consumo finale.

Australia e Brasile: possibili effetti delle tensioni mediorientali sull’export di carne bovina
10 Marzo 2026

Di Marika De Vincenzi

Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente stanno creando pesanti criticità logistiche con possibili effetti anche sull’export di carne bovina. La chiusura dello spazio aereo di alcuni Paesi del Golfo e la sospensione dei transiti nello Stretto di Hormuz hanno allungato i tempi di trasporto e aumentato i costi, con rotte marittime deviate attraverso il Capo di Buona Speranza, allungando i tempi di viaggio di circa due settimane verso l’Europa. Anche il trasporto aereo cargo risente di limitazioni operative e costi più elevati, incidendo soprattutto sui prodotti refrigerati e ad alto valore aggiunto.

In questo contesto, l’attenzione degli operatori si concentra sui principali esportatori mondiali di carne bovina, tra cui Australia e Brasile

L’Australia rappresenta uno dei fornitori rilevanti nei mercati internazionali, con flussi export orientati principalmente verso Asia, Nord America e Medio Oriente. Quest’ultima area rappresenta tradizionalmente uno sbocco importante per la carne bovina australiana, anche grazie alla domanda del settore della ristorazione e del turismo. I ritardi logistici potrebbero aumentare i costi e ridurre la competitività della carne refrigerata destinata ai mercati lontani.

Il Brasile è il principale esportatore mondiale, con flussi concentrati sull’Asia, in particolare Cina, ma anche Medio Oriente. Ostacoli logistici o cali di domanda potrebbero spingere parte delle esportazioni verso mercati alternativi, aumentando la concorrenza e influenzando i prezzi internazionali, alla luce di prezzi particolarmente competitivi della carne brasiliana (5,27 $/kg il prezzo medio delle carni congelate contro i 6,44 $/kg dell’Australia). 

L’evoluzione delle tensioni nella regione e il progressivo ripristino delle rotte logistiche saranno determinanti per l’andamento degli scambi internazionali di carne bovina nei prossimi mesi.

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

L’immagine mostra le quotazioni correnti delle carni bovine secondo la Camera di Commercio di Modena. I valori indicati rappresentano i prezzi franco partenza (F.P.) rilevati dal macellatore al grossista, quindi all’uscita dal macello e non al consumo finale.

Bovini da carne: prezzi in calo nonostante offerta limitata [Il Commento di Maran, Coop. Scaligera]
19 Febbraio 2026

Davide Maran
Mozzecane (VR) – Italia

Di Marika De Vincenzi

Davide Maran – Direttore Commerciale della Cooperativa Zootecnica Scaligera

Non è il classico “testacoda”: quello che sta accadendo sul mercato dei bovini da carne appare quasi irrazionale. I listini scendono, nonostante la disponibilità di bovini per la macellazione sia inferiore alla domanda. Una dinamica che, secondo Davide Maran, Direttore Commerciale della Cooperativa Zootecnica Scaligera, è “difficile da comprendere”.

TRE FATTORI CHIAVE ALLA BASE DEL RIBASSO:

1️⃣ DOMANDA INTERNA IN CONTRAZIONE

“I prezzi stanno scendendo per una concomitanza di fattori – dice Maran -. Il primo elemento ribassista è legato ai CONSUMI, che sono molto bassi. Siamo giusto entrati nel periodo di Quaresima, i prezzi delle carni bovine sono stati piuttosto alti rispetto a carni molto più concorrenziali come la suina e la Gdo in questi frangenti si trova in difficoltà nel definire politiche promozionali o leve in grado di dare una spinta efficace alla vendita”.

2️⃣ PRESSIONE DELLE ROTTE COMMERCIALI EUROPEE 

“Rispetto al passato registriamo un mercato di animali vivi per la macellazione che entrano in Italia dall’Europa Orientale e che fanno concorrenza diretta su tagli, cosce, lombi, impedendo una corretta valorizzazione del prodotto nazionale – prosegue Maran -. Negli ultimi anni il flusso dalle stalle dell’Est era in prevalenza diretto verso i mercati emergenti; riversandosi in Italia ha creato un calo dei listini”.

3️⃣ DIFFICOLTÀ DI RISTALLO DALLA FRANCIA 

“Nei mesi scorsi ci siamo trovati in forte difficoltà per i ristalli, in quanto la LSD ha bloccato per un periodo le esportazioni di broutard dalla Francia verso l’Italia, creando da un lato un’impennata dei prezzi di approvvigionamento e dall’altro provocando uno squilibrio nel calendario degli ingrassi – spiega Maran -. Oggi alcuni big player nazionali si ritrovano con le stalle con un numero di capi significativo da collocare, la distribuzione che non riesce a canalizzarli adeguatamente per un forte rallentamento della domanda e, di conseguenza, il prezzo dei bovini da carne si ritrova a dover fare i conti con dinamiche di contrazione”. 

Un cambio di rotta che si è avvertito negli ultimi due mesi, con un passaggio da un mercato vivace a uno stallo preoccupante. “Anche perché l’acquisto dei vitelli da ingrasso lo paghiamo sempre a prezzi alti e l’esposizione finanziaria per gli allevatori rimane alta, con l’incertezza di un mercato poco propositivo”.

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

L’immagine mostra le quotazioni correnti delle carni bovine secondo la Camera di Commercio di Modena. I valori indicati rappresentano i prezzi franco partenza (F.P.) rilevati dal macellatore al grossista, quindi all’uscita dal macello e non al consumo finale.

Produzione di latte in aumento: abbattimento selettivo e mercato delle carni come strumenti di riequilibrio
7 Gennaio 2026

Di: Mirco De Vincenzi e Marika De Vincenzi

Con una produzione di latte che a livello mondiale sta registrando degli incrementi tutt’altro che trascurabili (fra gennaio e novembre 2025 le consegne di latte Ue hanno segnato un aumento del +0,9% tendenziale, con una massiccia crescita a partire dallo scorso agosto; gli USA hanno messo a segno una crescita del 2,3% con una scalata delle produzioni dallo scorso luglio; la Nuova Zelanda dell’1,8%), è necessario valutare azioni in grado di contenere i volumi, così da rallentare la caduta dei prezzi del latte.

Negli Stati Uniti stanno rilanciando l’idea di operare un abbattimento strategico per riequilibrare l’offerta e migliorare i margini, dal momento che nel 2025 l’espansione della mandria ha toccato le 200.000 vacche, arrivando così a raggiungere il più ampio numero di bovine da latte dal 1993.

L’abbattimento selettivo delle vacche spinge solitamente gli allevatori a selezionare verso l’alto gli animali per sacrificare le bovine meno performanti sul piano produttivo e valorizzare al meglio il patrimonio genetico.

Nel contesto europeo, fra i big producer, i Paesi Bassi lo scorso settembre per primi hanno aumentato le macellazioni di vacche, pur mantenendo elevati i volumi produttivi di latte. È un inizio verso il ridimensionamento delle consegne, i cui effetti sul prezzo del latte non sono immediati, ma potrebbero richiedere dai sei ai diciotto mesi.

Una spinta alla selezione e a indirizzare gli allevatori ad alleggerire il numero dei capi potrebbe venire dal mercato delle carni: le quotazioni delle vacche destinate alla filiera della carne sono elevate, complice la carenza di carne bovina sul mercato.

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

La Francia riduce il patrimonio bovino. L’Italia importa meno. Siamo pronti al cambiamento?
18 Novembre 2025

Di: Marika De Vincenzi

Nel 2025 il settore bovino europeo continua a mostrare segnali di trasformazione profonda. La Francia, da sempre uno dei principali fornitori di animali vivi verso l’Italia, sta attraversando un significativo ridimensionamento del proprio patrimonio zootecnico, con effetti diretti sulla filiera italiana.

FRANCIA: PATRIMONIO BOVINO IN FORTE RIDUZIONE

La flessione riguarda l’intero comparto, dalla consistenza del patrimonio ai volumi di macellazione.

Nel 2005 la Francia allevava 19 milioni di capi; nel 2024 il patrimonio zootecnico è sceso a 17 milioni con un calo di 2,4 milioni di capi (-13%). In termini di carni prodotte la contrazione è stata del 18%, con una flessione in quantità di 280.000 tonnellate.

ITALIA: IMPORTAZIONI IN CALO

Il legame tra Italia e Francia è storicamente molto stretto: il 63,6% dei bovini 12-24 mesi allevati e macellati in Italia ha origine francese. Tuttavia, nei primi otto mesi del 2025 questa dinamica ha registrato un cambiamento importante.

Le importazioni di bovini vivi dalla Francia sono diminuite del 5,3% tra gennaio e agosto 2025. Una frenata che non tiene ancora conto del blocco alle esportazioni tra la fine di ottobre e i primi di novembre a causa della dermatite nodulare bovina che ha colpito alcune regioni francesi e che, in proiezione, avrà effetti sulla disponibilità di bovini italiani fra circa sei-sette mesi.

Il combinarsi di due fattori – la contrazione del patrimonio bovino francese e il rallentamento delle importazioni italiane – invita una riflessione da parte di tutti gli attori della catena di approvvigionamento nazionale (Horeca compresa) per impostare politiche di rilancio della zootecnia in Italia.

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Carne bovina e accordo Mercosur: quanto importa l’Italia?
29 Ottobre 2025

Di: Marika De Vincenzi

In vista dell’accordo col Mercosur (deve essere ratificato dai 27 Stati Membri dell’Ue), quanta carne bovina importa l’Italia? 

Partiamo da una panoramica più ampia e vediamo quanto esportano i Paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Bolivia, Paraguay, Uruguay). Ebbene, nel 2024, complessivamente, i Paesi del Mercosur hanno esportato oltre 5,3 milioni di tonnellate di carne bovina e solo il 3,1%, poco meno di 167.000 tonnellate, sono state inviate in UE-27.

E l’Italia? Fra gennaio e agosto 2025, l’Italia ha importato 33.971 tonnellate dai Paesi del Mercosur (+29,8% tendenziale) ed è il secondo Paese dell’Ue per volumi ritirati, alle spalle dei Paesi Bassi con 44.447 tonnellate e davanti alla Spagna con 23.643. 
Nel 2024, l’import di carni bovine dai Paesi del Mercosur ha rappresentato il 9,7% del totale importato, con il Brasile che rappresenta il primo fornitore fra i Paesi del gruppo del Mercosur.

Se esaminiamo la voce doganale delle “carni bovine fresche o refrigerate”, il 95% delle importazioni italiane fra gennaio e luglio proviene dall’Unione Europea, con la Polonia primo fornitore.
Numeri diversi, invece, se analizziamo le “carni bovine congelate”, che però sono complessivamente poco meno di 37.000 tonnellate contro quasi 184.000 tonnellate circa delle “carni bovine fresche o refrigerate”. Il primo fornitore dell’Italia per le carni congelate è il Brasile (44% delle quote di mercato), seguito dall’UE (37%).

Quanto ai prezzi medi di importazione della carne bovina congelata, a luglio 2025 il prezzo medio dalla Polonia (6,65 €/kg) è leggermente superiore a quello del Brasile (6,50 €/kg), ma sul medio-lungo periodo la Polonia rimane generalmente più competitiva, mentre l’Uruguay si posiziona oggi su livelli più elevati (7,19 €/kg).

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

Bovini da carne: perché oggi è il momento di pianificare il futuro
10 Ottobre 2025

Di: Marika De Vincenzi

Un mercato inedito, con costi rilevanti per il ristallo e altrettanto significative quotazioni delle carni bovine da macello. Cifre che non si potevano prevedere anni fa, ma che stanno garantendo utili agli allevatori, complici anche i costi contenuti delle materie prime per la razione alimentare.

Un equilibrio che consente in questa fase agli allevatori di pianificare gli investimenti, in chiave di sostenibilità ambientale ed economica e anche per migliorare il benessere animale e una gestione più razionale delle stalle.

Le criticità di approvvigionamento dalla Francia invitano a pianificare un progetto di filiera in chiave Beef on Dairy, così da costruire linee interne basate su vacche da latte e seme di tori da carne e ridurre la dipendenza dall’estero. Necessaria, però, l’efficienza e l’uniformità dei vitelli sia in chiave di qualità che di costanza nelle forniture.

Su TESEO le interviste di Francesca Sabbadin, allevatrice di Cittadella (Padova), e Giovanni Lanza, Presidente della Cooperativa Bartolomeo Pezzo di Bovolone (Verona).

TESEO.clal.it – Dashboard Bovini

Vedi l’intervista a Francesca Sabbadin, Allevatrice di Cittadella (Padova) >

Vedi l’intervista a Giovanni Lanza, Presidente della Cooperativa Bartolomeo Pezzo di Bovolone (Verona) >

Mercato difficile, ma restiamo fiduciosi [Intervista a Francesca Sabbadin, Allevatrice]
10 Ottobre 2025

Francesca Sabbadin
Cittadella (PD)

Francesca Sabbadin – Allevatrice

Francesca Sabbadin, allevatrice di Cittadella (Padova), conduce un’azienda con 900 bovini da carne di razza Limousine e Blonde d’Aquitaine? La maggior parte di animali viene conferita ad Azove, le femmine di Blonde d’Aquitaine vengono invece cedute ad un grossista e ai macellai.

Francesca Sabbadin, come definirebbe il mercato di oggi?

“È un mercato che ci ha dato non poche preoccupazioni, perché ha raggiunto livelli che non immaginavamo nemmeno lontanamente e questo sia per le quotazioni dei ristalli che per i bovini da macello. Noi siamo fiduciosi come allevatori, abbiamo continuato a ristallare. Però non possiamo nascondere che per alcuni in qualche fase si è verificato un problema di liquidità e procedere con il ristallo è stato davvero difficoltoso”.

Ci sono margini di guadagno oppure il costo dei ristalli erode completamente i benefici?

“Fino ad oggi ci sono state delle categorie di animali che hanno guadagnato più delle altre, come ad esempio il maschio Charolaise. Tuttavia, il nostro mondo arrivava da anni in cui il vitellone di razza Charolaise era fortemente penalizzato. Complessivamente, anche sulle femmine Limousine e Blonde d’Aquitaine, il bilancio si sta chiudendo bene”.

Ha fatto investimenti nell’ultimo anno o ha intenzione di fare investimenti nei prossimi 12 mesi? 

“Partecipiamo a una filiera e abbiamo investito per migliorare concretamente sul fronte del benessere animale. Abbiamo installato ventilatori per combattere il caldo, posizionato pavimentazioni in gomma, ma anche attrezzature e macchinari per ridurre le emissioni. Interventi che hanno garantito un miglioramento del lavoro anche per l’allevatore. Abbiamo in previsione di coprire la vasca di stoccaggio dei reflui destinati al biogas ed è stato installato un separatore solido/liquido del digestato”.

Il progetto Beef on Dairy potrebbe dare benefici agli allevatori e alla catena di approvvigionamento?

“Come azienda noi principalmente ci approvvigioniamo sul mercato francese, abbiamo in passato acquistato anche delle femmine dall’Irlanda. Indubbiamente un’integrazione è da trovare, anche se non credo che il Beef on Dairy possa diventare l’alternativa alle importazioni di capi, perché è di difficile attuazione. Serve un’integrazione di filiera completa, con una costruzione di meccanismi validi ed efficienti, perché è necessaria la figura dello svezzatore, il quale deve avere una giusta remunerazione per l’attività svolta. Noi che facciamo ingrasso non abbiamo né le strutture né le competenze. 

Inoltre, bisogna creare la filiera anche sul piano commerciale, perché altrimenti il progetto rischia di non avere successo. In quest’ottica anche la distribuzione deve riconoscere qualcosa di più per la filiera Italia-Italia. Dobbiamo anche essere consapevoli che gli sforzi devono puntare ad avere un approvvigionamento omogeneo, come ci garantisce la Francia, mentre oggi dal Sud Italia facciamo fatica ad organizzare gli ordini anche per questioni di natura sanitaria”.

Siamo di fronte a uno scenario nuovo per il mercato [Intervista a Giovanni Lanza, Allevatore]
10 Ottobre 2025

Giovanni Lanza
Bovolone (VR)

Giovanni Lanza, Presidente della Cooperativa Bartolomeo Pezzo di Bovolone (Verona), dieci soci che producono foraggio, mais e insilati per il fabbisogno interno. La produzione annua si aggira intorno ai 2.000 capi all’anno tra Charolaise e Limousine, conferiti ad Azove. La cooperativa Pezzo produce anche energie rinnovabili, grazie a un impianto di biogas da 100 kw, alimentato con le deiezioni animali, e un impianto fotovoltaico da 450 kw.

Presidente Lanza, come definirebbe il mercato attuale?

“Siamo di fronte a uno scenario nuovo, al quale non eravamo abituati. Dobbiamo fare i conti con diversi fattori che finiscono per influire sull’andamento del mercato stesso: la carenza di bestiame per l’approvvigionamento, un tasso di autosufficienza in Italia che rimane basso, aspetti sanitari non sempre omogenei, nuovi mercati che finiscono per esercitare pressioni sui prezzi. È un insieme di aspetti che ci hanno portato ad avere quotazioni su valori decisamente insoliti”.

Ci sono margini di guadagno oppure il costo dei ristalli erode completamente i benefici?

“I vantaggi che come cooperativa e come allevatori abbiamo in questa fase dipendono dai costi delle materie prime, posizionati su prezzi ancora bassi. In particolare mais e soia hanno prezzi di acquisto particolarmente convenienti, anche per effetto del dollaro basso. Se guardassimo al costo dei ristalli, invece, ci sarebbe da sospendere gli acquisti di animali e chiudere la stalla”.

La vostra cooperativa ha fatto investimenti nell’ultimo anno o avete pianificato investimenti nei prossimi 12 mesi? 

“Sì. Abbiamo realizzato nuove vasche per la raccolta del digestato, così da avere maggiore capacità di stoccaggio. Con i cambiamenti climatici i tempi di spandimento dei reflui o del digestato vengono ristretti e una vasca di raccolta in più garantisce più tranquillità. Fra gli investimenti futuri, invece, abbiamo intenzione di potenziare l’impianto fotovoltaico sui tetti, passando da 400 a 650 kw”.

Il progetto Beef on Dairy potrebbe dare benefici agli allevatori e alla catena di approvvigionamento?

“L’Italia è da molto tempo che sta puntando ad avere maggiore autonomia sui ristalli, vista la dipendenza dalla Francia e le difficoltà e i costi attuali di approvvigionamento. Ma non è una questione facile, perché anche le zone marginali che sembravano fossero interessate a sviluppare la linea vacca-vitello hanno mostrato qualche limite. Ritengo però che l’uso di seme sessato su vacche sulle quali l’allevatore da latte non vuole fare la rimonta possa essere un’opportunità, magari se accompagnato da un incentivo economico ad integrazione di prezzi di mercato dei baliotti che, in questa fase, stanno dando comunque soddisfazione. In provincia di Trento e Bolzano gli incroci carne/latte stanno funzionando. In ogni caso, bisognerà fare in modo che l’approvvigionamento di vitelli da carne ottenuti da vacche da latte possa avere caratteristiche di qualità costanti, perché gli allevatori che ingrassano sono abituati a caratteristiche standardizzate con gli animali importati dalla Francia”. 

Beef on Dairy: come la genetica cambia il mercato delle bovine da latte e da carne [Il Commento di Matteo Boso]
9 Settembre 2025

Negli Stati Uniti un recente rapporto CoBank segnala che il numero di manze disponibili è ai minimi degli ultimi 20 anni e continuerà a calare fino al 2027, con prezzi superiori ai 3.000 dollari a capo. La causa principale è l’aumento dell’uso del seme da carne (Beef on Dairy), che riduce la produzione di manze destinate alla rimonta.

In Italia si osserva un fenomeno simile, seppur con dinamiche proprie. Secondo i dati Anafibj, nel 2023 sono state registrate oltre 2 milioni di inseminazioni su bovine di razza Frisona Italiana, di cui circa 430.000 (pari al 20%) effettuate con seme di tori da carne. Questa quota è aumentata dal 6% (2012) al 23% (2023), con un incremento medio annuo dell’1,6%. Le stime indicano che entro il 2030 la percentuale di inseminazioni con tori da carne potrebbe arrivare al 30–34%, cioè circa una bovina su tre.

L’aumento del BEEF ON DAIRY in Italia è guidato principalmente da tre fattori:

  • Valore dei vitelli maschi: gli incroci generano vitelli di maggiore valore commerciale, fino a tre volte quello dei vitelli puri di Frisona.
  • Ottimizzazione della rimonta interna: le vacche giovani ricevono seme sessato da latte per garantire il ricambio, mentre le pluripare o meno performanti vengono inseminate con tori da carne.
  • Riduzione della dipendenza dalle importazioni: i vitelli nati in Italia sostituiscono parte dei ristalli da carne importati, aumentando l’autosufficienza della filiera.
Matteo Boso – Allevatore di Eraclea (VE) e membro di CIA Venezia

“Rispetto a tre anni fa oggi acquistare capi da ristallo costa il doppio e c’è maggiore difficoltà a reperirli, per il calo di animali in Francia – spiega Matteo Boso, allevatore di Eraclea (Venezia) e membro di CIA Venezia, che alleva circa 1.900 capi all’anno, prevalentemente di razza Charolais -. Un progetto come il Beef on Dairy, che andrebbe sostenuto anche a livello politico, permetterebbe di remunerare meglio gli allevatori da latte e darebbe maggiore ossigeno ai produttori di carne”.

Sul piano concreto, i vitelli ottenuti dall’impiego di seme di tori da carne verrebbero svezzati dai produttori di latte fino al peso di 70-80, massimo 100 chilogrammi, per poi completare la fase di ingrasso sotto la gestione di allevatori da carne.

TESEO.clal.it – Dashboard delle Carni Bovine