Il Commento: il futuro della suinicoltura passerà, inevitabilmente, dai Salumi [Sergio Visini, Suinicoltore]
27 Dicembre 2023

“La discesa delle quotazioni dei maiali? È il mercato che fa il prezzo e in questa fase leggo una ricerca di equilibrio da parte degli Operatori ed è naturale che ci sia un po’ di assestamento”.
Il commento dell’Allevatore bresciano Sergio Visini alla settimana di mercato si spinge a intravedere alcune possibili linee per il 2024 del settore suinicolo.

Sergio Visini – Suinicoltore

“Sarà un’annata in cui puntare alla ricomposizione delle filiere e, tutto sommato, il prossimo anno lo vedo positivamente – dichiara -. L’offerta di maiali per il circuito DOP rimarrà contenuta, anche per le necessità di adeguamento degli allevamenti su livelli di benessere animale e sostenibilità ambientale più elevati.”
Quello che potrebbe (e dovrebbe) cambiare nel 2024, secondo Visini, sarà l’approccio della Filiera. “Il Consumatore cerca prodotti sicuri e Allevamenti certificati, per cui i Macelli non dovranno più pensare esclusivamente al bollettino settimanale, ma dovranno dialogare con l’Allevatore per costruire insieme il futuro e individuare nuove opportunità per la catena di approvvigionamento – specifica l’Allevatore, titolare di un allevamento all’avanguardia a Pegognaga (Mantova) -. Si svilupperanno maggiormente filiere di alta qualità, con disciplinari aggiuntivi a quelli del Prosciutto di Parma e San Daniele, due grandi DOP che dovranno trovare nuovi spazi di mercato anche all’estero, puntando sui circuiti di alta gamma”.

Il futuro della suinicoltura passerà, inevitabilmente, dai Salumi. Inutile competere con i Produttori esteri sulla carne fresca, terreno che vede l’Italia fuori mercato.

“Complessivamente resto fiducioso, mi attendo un riposizionamento del settore – commenta Visini -. Il mercato finale, rispetto a quanto ci si aspettava nei mesi scorsi, seppure con qualche difficoltà, è ricettivo e l’export potrebbe dare una mano, grazie a un nuovo ruolo dei Consorzi di Tutela, se verranno individuati per la vendita i canali del lusso, se così si può dire, che sono la corretta destinazione del Made in Italy dei salumi. Non possiamo far competere le DOP sui prezzi”.

Quanto ai prezzi, difficile leggere il futuro, anche se Visini ipotizza che “per la riorganizzazione del settore e un’offerta ridimensionata, il prezzo del suino sia destinato a rimanere sostenuto e, comunque, non credo che torneremo al prezzo di 1,45 €/kg di media del decennio 2010-2019”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi €/kg

Italia: manca Frumento di qualità
21 Dicembre 2023

Di: Elisa Donegatti ed Ester Venturelli

Le importazioni Italiane di Frumento (Tenero e Duro) sono aumentate di circa un terzo nei primi nove mesi dell’anno, rispetto allo stesso periodo del 2022. 

A crescere maggiormente è la domanda di Frumento Duro (+87%), la cui produzione nella stagione 2022-23 ha visto le rese diminuire del 7,7% nelle principali aree produttive (Puglia, Sicilia ed Emilia Romagna) rispetto alla media degli ultimi cinque anni. Effetti negativi si sono verificati anche in termini di qualità. I danni sono stati causati principalmente dalle piogge tardive che hanno provocato ritardi nel raccolto e allettamenti.  

Il principale Paese d’origine del Frumento Duro importato è rimasto il Canada, la cui fornitura è aumentata del 382% raggiungendo le 730.000 tonnellate, nonostante le produzioni non siano state particolarmente elevate a causa del caldo e della siccità. Importanti aumenti si sono registrati anche nel flusso di prodotto proveniente dalla Russia (+300.000 Ton), che ha prezzi competitivi, e dalla Turchia (+539.000 Ton), che ha ottenuto una produzione eccezionale.

Anche le importazioni di Frumento Tenero sono aumentate, ma in misura minore, con un incremento dell’11% (+375.000 Ton) tra Gennaio e Settembre 2023, rispetto ai primi 9 mesi del 2022. Tra i Paesi fornitori, l’aumento maggiore ha caratterizzato l’Ucraina da cui sono arrivate 274.000 Tonnellate in più. Anche il mercato del Frumento Tenero Italiano sta facendo i conti con una bassa qualità delle produzioni.

Al contrario, grazie alle maggiori produzioni, l’import di Mais presenta una tendenza in diminuzione accentuata tra Agosto e Settembre, gli ultimi due mesi disponibili. Sono, infatti, in calo le importazioni da altri Paesi dell’UE (-58.000 Ton) in parte compensate da maggiori quantità fornite dall’Ucraina (+23.000 Ton). Il minore import è probabilmente motivato anche da prezzi locali che si sono mantenuti inferiori ai prezzi medi unitari di importazione per la maggior parte dell’anno.

Aumenta il trade di Frumento verso la Cina, soprattutto dagli USA
20 Dicembre 2023

Di: Elisa Donegatti ed Ester Venturelli

TESEO.clal.it – Importazioni Cinesi di Cereali

La domanda Cinese di Frumento Tenero è ancora forte e quest’anno sta registrando il record di quantità importate: tra Gennaio e Ottobre la Cina ha importato il 23% in più in tonnellate di Frumento Tenero rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il Paese, quindi, rimane il principale importatore di Frumento a livello mondiale per il secondo anno di fila. 

La maggiore domanda Cinese è causata dalle preoccupazioni relative alla qualità del prodotto locale. Infatti, la fase di raccolta nel Paese è stata caratterizzata da ingenti piogge, che hanno ridotto la qualità del Frumento nelle principali regioni produttive. Manca, quindi, Frumento soprattutto per l’alimentazione umana.

Le ultime settimane hanno registrato un aumento degli acquisti Cinesi di Frumento dagli USA. La quota importata dal Paese nel 2023 ha già superato la TRQ (Tariff Rate Quota), il limite quantitativo entro cui il prodotto può essere acquistato ad una tariffa ridotta. Questa dinamica è favorita dalla maggiore competitività dei prezzi statunitensi ottenuta grazie alla buona produzione di quest’anno, mentre il principale competitor, l’Australia, ha avuto una produzione scarsa. 

TESEO.clal.it – Cina: importazioni di Grano Tenero

L’Export italiano di Salsicce e salami segna un avanzamento del 9,4%
18 Dicembre 2023

Di: Marika De Vincenzi

Mentre il mercato dei suini grassi da macello segna nella seduta del 14 Dicembre un altro calo, i dati dell’export italiano di “Salsicce, salami e prodotti simili” segna a Settembre un avanzamento del 9,43% rispetto allo stesso periodo del 2022, con Germania e Francia a rappresentare le due destinazioni principali, in crescita rispettivamente del +16,85% e +28,89%, e con l’UE a rappresentare il 71% del market share. Risultati positivi anche per l’export di “Altre carni suine salate, secche o affumicate, incluso il prosciutto crudo disossato” verso gli Stati Uniti (+2,26%), che ha una quota complessiva di mercato del 22% e, insieme alla Francia (+1,90% le vendite tendenziali), costituisce il principale Paese di destinazione. Tale codice doganale, tuttavia, registra a Settembre un rallentamento delle esportazioni complessive, probabilmente a causa di un incremento medio dei prezzi unitari (+5,78%), che potrebbero aver spinto i principali paesi importatori a preferire altri fornitori.

I dati cumulati dell’export di carni suine (inclusi i salumi) nei primi nove mesi del 2023 restano sostanzialmente stabili in quantità (-1,32%), mentre in valore le performance sono positive e, grazie a un’accelerazione del +6,67% rispetto ai primi nove mesi dell’anno precedente, portano a superare quota 1,75 miliardi di euro.

Il rapporto fra export totale e macellazioni è aumentato negli ultimi mesi e ha raggiunto il 34,8%, vicino al 35,7% toccato nel luglio 2022.

In una fase in cui a livello mondiale vi sono movimenti e ristrutturazioni delle filiere suinicole, l’Italia dovrà continuare ad assicurare elevata qualità e tipicità delle produzioni, lavorando allo stesso tempo per migliorare la sostenibilità, l’export e i margini di guadagno per tutti gli anelli della catena di approvvigionamento.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi €/kg

Carni: buone prospettive per l’export USA in Cina
13 Dicembre 2023

Di: Marika De Vincenzi ed Ester Venturelli

Le relazioni economiche tra Cina e USA sono in miglioramento grazie ai recenti incontri tra i due capi di stato e il settore agroalimentare ne trae benefici, in particolare le Carni Suine e Bovine

Nel 2020, Cina e USA avevano stipulato lo U.S.-China Phase One Economic and Trade Agreement per dare l’approvazione ad impianti produttivi ad esportare verso la Cina. Tuttavia, nel 2023 la Cina non aveva pubblicato nessun aggiornamento della lista di impianti approvati. Questo fino a Novembre, quando la Cina ha approvato per l’importazione dagli USA 12 nuovi stabilimenti che lavorano la carne suina e 18 che lavorano la carne bovina. 

Nell’ultimo periodo, il mercato Cinese delle Carni non è in crescita e sta risentendo del rallentamento dell’economia del Paese. L’indebolimento della domanda e l’offerta locale in crescita ha fatto sì che i prezzi locali diminuissero. Anche l’import riflette questa situazione: le quantità importate di Carni Suine hanno registrato variazioni negative da Agosto ad Ottobre (ultimi 3 mesi disponibili) rispetto allo stesso periodo del 2022; le quantità importate di Carni Bovine, invece, risultano dimezzate sul cumulato (-54% Gen-Ott 2023 vs Gen-Ott 2022).

Tuttavia, l’ampliamento della lista delle aziende USA abilitate ad esportare nel Paese lascia buone prospettive per l’export Statunitense nel 2024.

Il Commento: coniugare sostenibilità e convenienza [Alessandro Masetti, Coop Italia]
11 Dicembre 2023

Il consumatore è molto attento a ciò che acquista, soprattutto in una fase come quella attuale in cui ha minore potere di acquisto e, quindi, presta molta attenzione a una combinazione di prezzo e di etichetta, dove la sostenibilità gioca un ruolo non marginale. Nel medio periodo non credo si riuscirà a recuperare il potere reale di spesa delle famiglie italiane, per cui bisognerà lavorare per avere prodotti più sostenibili anche sul piano economico e più competitivi da subito, coniugando aspetti etici e valoriali e convenienza”.

Alessandro Masetti – responsabile Grocery di Coop Italia

La visione sul futuro dei consumi la tratteggia Alessandro Masetti, responsabile Grocery di Coop Italia, cogliendo l’occasione per stimolare le Imprese a puntare sulla formazione, l’innovazione, la cooperazione o, comunque, la collaborazione per condividere pratiche comuni, i mezzi, così come la manodopera specializzata, in una fase in cui non è sempre facile reperirla.

Quanto ai consumi, Masetti vede una correlazione in questa fase tra “filiera lattiero-casearia e filiera carni suini e salumi, con volumi che flettono in entrambi i comparti a causa, prevalentemente, dei costi dei prodotti aumentati di circa dieci punti percentuali. Si va dal +15% per il latte al +8% dello yogurt, fino al +5% di media nella filiera dei suini”.

Le conseguenze, inevitabilmente, pesano sulle vendite. “Gli incrementi hanno pesato sull’andamento dei volumi che è significativamente in perdita – precisa Masetti -. Il prodotto che si comporta meglio è lo yogurt, mentre il latte perde oltre il 6% a volume e i salumi a libero servizio perdono il 5% in quantità”.
Frenate che rischiano di deprimere gli investimenti della filiera anche nel medio e lungo periodo, con il rischio che l’aumento dei costi fissi e una minore redditività minacci le prospettive delle Aziende più piccole, tanto nella filiera lattiero-casearia che in quella suinicola.
Da qui la necessità di ripensare in maniera costruttiva al futuro delle filiere, attraverso un dialogo condiviso fra tutte le parti protagoniste.

Ogni mia vacca produce energia per una famiglia [Intervista a Carlo Franciosi]
28 Novembre 2023

Carlo Franciosi – Produttore Latte

Carlo Franciosi
Ossago Lodigiano, Lodi, Lombardia – Italia

Capi allevati: 2.000
Destinazione del Latte: latte alimentare

Carlo Franciosi, titolare della società agricola Franciosi Massimo e Carlo s.s. di Ossago Lodigiano, è un allevatore con circa 2.000 capi in stalla, 460 ettari coltivati, 17 fra dipendenti e collaboratori. Conferisce il latte a Granlatte e ha fatto della sostenibilità la propria missione. CLAL lo ha intervistato, partendo da un dibattito aperto in Europa sulla sostenibilità ambientale, sul ruolo della zootecnia e sulla dimensione ideale della stalla (se esiste). Il ruolo della zootecnia legato al rapporto con l’ambiente ha spinto alcuni Stati, dalla Germania alla Danimarca, dai Paesi Bassi all’Irlanda, a invitare gli allevatori a ripensare il proprio approccio, magari riducendo il numero di capi o implementando soluzioni di economia circolare.

Franciosi, esiste una dimensione ideale per la stalla?

Non esiste una dimensione ideale per la stalla

“No, non esiste una dimensione ideale per la stalla. Ogni realtà deve essere parametrata al terreno che ciascun allevatore coltiva. Noi, ad esempio, abbiamo una stalla con 2.000 bovine e circa 460 ettari di terreni. E tutta la superficie coltivata serve per l’alimentazione degli animali e per la valorizzazione delle deiezioni. Oltre all’azienda principale, distribuiamo digestato su un’altra azienda di circa 50 ettari, che è coltivata da un cugino, nel rispetto dei vincoli di spandimento fra aree vulnerabili ai nitrati e aree non vulnerabili. I vincoli ambientali rappresentano un parametro da rispettare”.

Le norme ambientali invitano ad essere molto attenti in tema di digestato. Come lo gestite?
“Procediamo con l’interramento del digestato. Tutti i reflui passano dal digestore anaerobico, che serve per la produzione di biogas da 300 kw. È alimentato esclusivamente con liquame e letame. Il digestato che rimane dal processo di produzione di biogas viene interrato, grazie a un sistema di distribuzione interrato, che raggiunge quasi tutta la superficie aziendale. E dove non riusciamo ad arrivare, utilizziamo una botte con ramponi per interramento”.

Una delle grandi emergenze territoriali riguarda i cambiamenti climatici. Come è possibile, secondo lei, contrastarli?
“Dei cambiamenti climatici si incolpa sempre e volentieri l’allevamento intensivo. Mi lasci aggiungere: anche ingiustamente si incolpa la zootecnia. Come azienda sono stato oggetto di ricerca relativamente ai valori delle emissioni in atmosfera e la raccolta e l’elaborazione dei dati è stata fatta dal professor Giacomo Pirlo del Crea di Lodi.

Cosa è emerso?
“In base ai calcoli, e con il contributo del biogas, si immettono molti meno inquinanti in atmosfera e quindi con il fatto che le bovine da latte sono delle divoratrici di alimenti che catturano CO₂, ne risulta un bilancio positivo in quanto si cattura più CO₂ di quella che si immette in atmosfera.
Mi sembra, quindi, ragionevole affermare che non è l’allevamento intensivo che provoca il surriscaldamento dell’atmosfera, ma sono altri fattori: industria, abitazioni, automobili, autotrasporti pesanti, aerei, trattori. Ogni volta che si muovono, emettono calore e inquinanti in atmosfera. Dobbiamo fare in modo di creare energia, senza produrre calore. Bisognerebbe puntare sull’elettrico, anche se resta il nodo del fabbisogno energetico elevato”.

Il nucleare potrebbe essere d’aiuto?
“Sì. Penso che il nucleare sia un male necessario. Perché dobbiamo creare energia. Abbiamo appena installato un impianto fotovoltaico da 350 kw, mentre il biogas è già in funzione da 5 anni. Opera grazie ai reflui zootecnici e ci permette di fornire energia potenzialmente per mille famiglie. Significa che ogni vacca produce energia per una famiglia, abbattendo l’uso di energie fossili. Ma c’è ancora chi è convinto che le vacche inquinino”.

La prossima frontiera per l’agricoltura sarà il sequestro di carbonio.
“Sì, sono in attesa di maggiori notizie per capire come certificarmi e proseguire il percorso virtuoso di economia circolare. Dobbiamo come allevatori respingere le accuse infondate di essere degli inquinatori, ma contemporaneamente dobbiamo fare in modo di proseguire nell’essere virtuosi e cercare di migliorare. Le dirò di più: sono in attesa che venga commercializzato un trattore elettrico efficiente; in quel caso amplierei le superfici di fotovoltaico sui tetti per adottare trattrici elettriche”.

Cambio argomento. Qual è, in base alla sua esperienza, il vantaggio della cooperazione?

Sono molto soddisfatto del mondo cooperativo


“È grande e ha più risvolti interessanti. Innanzitutto, grazie al sistema cooperativo sei protetto. Questo significa che il tuo latte è sempre venduto, non rischi, come è capitato a qualche allevatore in alcune fasi critiche, ad esempio dopo la fine del regime delle quote latte, di non vederti ritirato il latte. Certo, devi produrre rispettando benessere animale, qualità, rispettare determinati parametri, ma tutto questo significa produrre nel modo corretto. Personalmente sono molto soddisfatto del mondo cooperativo”.

La riforma della Pac vieta, di fatto, la monocoltura mais su mais. Questo la preoccupa?
“No, non mi preoccupa, è giusto coltivare rispettando la rotazione. Personalmente cerco di impostare la rotazione alternando erba medica, erbai autunno-vernini e mais. È il prodotto che mi serve per alimentare le bovine”.

Come immagina il settore fra dieci anni?

Professionalità, organizzazione, sostenibilità: le caratteristiche delle stalle del futuro

“Prevedo che ci saranno meno aziende di quelle che ci sono oggi. Rimarranno quelle che si saranno attrezzate per il futuro. L’automazione credo che sarà una scelta obbligata, per carenza di manodopera, se poi nelle stalle verranno installati robot di mungitura o impianti a giostra dipenderà dalle dimensioni e dalle libere scelte imprenditoriali di ciascun allevatore, ma penso che prima o poi si dovrà decidere come fronteggiare la mancanza di collaboratori.
Un altro tratto che ritengo distinguerà le stalle nei prossimi dieci anni sarà la professionalità, perché quello dell’allevatore è un mestiere che richiede attenzione e precisioni, tanto nelle operazioni in campagna quanto in stalla e nella conservazione dei prodotti agricoli, un aspetto quest’ultimo che in futuro farà la differenza.
Sul fronte prezzo non riesco a indicare un futuro con sicurezza, ma non penso che fra dieci anni avremo prezzi del latte alla stalla molti diversi da quelli attuali. Forse qualche centesimo in più, forse in meno, ma senza grandi variazioni. Le stalle che sopravviveranno saranno quelle in grado di esprimere organizzazione, professionalità e sostenibilità”.

Lei quali investimenti suggerirebbe a un collega allevatore?
“Suggerirei di investire nell’ammodernamento delle strutture, nella computerizzazione e digitalizzazione delle attrezzature, nel cercare di essere sempre più evoluti in tema di benessere animale, spazi adeguati, strumenti di monitoraggio e analisi, perché il futuro sarà quello”.

Soia: nuovi equilibri, dal Sud America agli USA
17 Novembre 2023

Di: Elisa Donegatti ed Ester Venturelli

Il raccolto di Soia degli Stati Uniti, che costituisce il 28% dell’offerta mondiale, è ormai completo. La produzione, pur rimanendo ai minimi dal 2019, è stata superiore alle aspettative e il report WASDE degli USDA di Novembre ha aumentato le stime di produzione degli USA di 690.000 tonnellate. I prezzi della Soia sono però rimasti piuttosto stabili sostenuti in parte da una ripresa degli acquisti da parte della Cina e dalle preoccupazioni che stanno sorgendo per la produzione in Sud America.

Brasile e Argentina insieme producono più del 50% della Soia mondiale e, in termini di rese, sono rispettivamente al primo e al terzo posto a livello mondiale, avendo visto un importante miglioramento negli ultimi anni. 

Le condizioni climatiche in Brasile, però, non sembrano essere particolarmente favorevoli per la produzione di questa stagione (2023-24). Infatti, la carenza di piogge ha rallentato la semina di Soia e in alcuni casi potrebbe essere necessario ripiantare, soprattutto nel nord di Mato Grosso.

In Argentina l’arrivo tardivo delle piogge ha fatto sì che alcuni campi che dovevano essere destinati alla coltivazione di Mais o Girasole siano stati destinati alla produzione di Soia. Tuttavia, a causa del clima secco, la semina è indietro rispetto al ritmo medio delle ultime annate. Inoltre, l’Argentina sta producendo ridotte quantità di Farina di Soia, non riuscendo ad utilizzare gli impianti di frantumazione a piena capacità a causa dello scarso raccolto locale nella stagione 2022-23. 

Queste dinamiche stanno spingendo la domanda di Soia e Farina di Soia a spostarsi verso gli USA, generando elementi di supporto per i prezzi.

TESEO.Clal.it – Prezzi dei semi di Soia negli USA

Nuove prospettive per la durata di vita delle vacche da latte
14 Novembre 2023

La vita produttiva delle vacche da latte è ormai scesa a tre lattazioni o meno. Dato che il primo parto avviene all’incirca a due anni d’età, esse vivono in media cinque anni prima di essere macellate. È la condizione ottimale?

La durata redditizia per la vita produttiva delle vacche da latte è una questione complicata ed in evoluzione, che può cambiare in modo significativo in base a condizioni di mercato variabili quali il prezzo del latte, dei mangimi o della carne ed alle priorità dei singoli allevamenti.

Di conseguenza, le decisioni per i tassi e le modalità di rimonta delle vacche sono dinamici e cambiano nel tempo, ma è improbabile che la vita produttiva della vacca da latte possa scendere ancora se si guardano ai fattori che influenzano le decisioni per la fecondazione, la produzione, l’abbattimento delle bovine.

Storicamente uno dei criteri principali per l’abbattimento delle vacche era il mancato ingravidamento. Negli ultimi due decenni si è assistito ad un miglioramento significativo del successo riproduttivo grazie ai cambiamenti nella gestione e nella selezione genetica per aumentare la fertilità. Anche nei prossimi tempi continuerà ad aumentare il progresso genetico, inteso come somma di tutti i tratti desiderabili, permettendo di accrescere ulteriormente le rese produttive delle vacche, che avranno anche una salute migliore e quindi una maggiore capacità di allungare la vita produttiva, dato che non avrà senso mettere in asciutta vacche che producono ancora 30 o 40 litri di latte al giorno.

Un ulteriore elemento, forse il più sensibile, è poi la questione sociale ed ambientale. Sempre più spesso l’opinione pubblica cita l’abbattimento precoce delle vacche da latte come sintomo di scarso benessere animale ed in generale denuncia l’impronta ambientale della produzione lattiera. Dato che la ricerca ha dimostrato che gli allevamenti con animali più giovani emettono più gas serra, un aumento della vita produttiva contribuirebbe anche a ridurre l’impatto ambientale.

È un tema rilevante per tutta la zootecnia da latte. L’American Dairy Science Association (ASDA) lo ha affrontato in un convegno internazionale di 4 giorni in Illinois a fine ottobre.

Fonte: Dairy Herd Management

Il parere dell’Allevatore

L’allevatore Alberto Cortesi

Questo è certamente uno dei temi più dibattuti e controversi tra gli allevatori. Da un lato è vero che la vacca pluripara è la più redditizia, essendo al massimo della produttività ed avendo ha già ammortizzato i due anni di allevamento (improduttivi). Tuttavia il parto, specialmente nelle vacche più mature, rappresenta il momento critico che abbisogna di particolari attenzioni, e talvolta di cure. C’è poi un problema in generale di sanità della mammella e di cellule somatiche. Insomma: nel mondo non tutti gli allevatori sono concordi nel porre come priorità gestionale l’aumento del numero di lattazioni. Si aggiunge l’altro tema di una razionale e quindi economica gestione dell’allevamento della rimonta. In Olanda, ad esempio, mediamente le vacche producono per una lattazione in più (circa) rispetto all’Italia. Sono tra quelli che concordano nel porsi questo obiettivo, anche se nel mio allevamento sono ancora distante.

Alberto Cortesi, allevatore in Roncoferraro loc. Garolda, Mantova – ITALIA

Suini: l’importanza di una dieta corretta dopo lo svezzamento
10 Novembre 2023

Una recente riesamina della letteratura, in cui hanno collaborato ricercatori di diverse università e centri di ricerca in Canada, USA e Olanda, ha evidenziato che durante la prima settimana dopo lo svezzamento i suinetti guadagnano un peso uguale alla quantità di alimento ingerito. Tuttavia, questo guadagno è solo apparente in quanto l’aumento del peso è associato non ad uno sviluppo dell’animale ma alla formazione di edema.

La causa sarebbe nella razione, spesso composta da 40% di amidi, a cui vengono aggiunti altri zuccheri per aumentarne la palatabilità. Questo eccesso di zuccheri nella dieta porta ad un’elevata produzione di insulina combinata ad una carenza di acido fosforico (funzionale all’efficacia dell’insulina). Di conseguenza, si crea uno squilibrio all’interno dell’organismo che causa l’edema. 

Un miglioramento della composizione della dieta può ridurre rischi durante la crescita dell’animale. In particolare, subito dopo lo svezzamento i suinetti non hanno necessità di assumere molte proteine perché l’aumento di massa muscolare è ridotto, ma l’assunzione di aminoacidi quali cisteina, istidina e triptofano è comunque importante per rispondere allo stress metabolico dello svezzamento. Tuttavia, ulteriori approfondimenti sono necessari sulle modalità ideali di somministrazione di aminoacidi e minerali.

Fonte: animal