CLAL.Teseo.it – Andamento dei prezzi dei Fertilizzanti
I prezzi dei Fertilizzanti si sono ridimensionati molto dai picchi raggiunti tra Aprile e Ottobre del 2022. In base alla CCIAA di Torino, l’Urea è il prodotto che ha visto la variazione maggiore arrivando a 440€/Ton da un picco che aveva un valore tre volte superiore (1107€/Ton), ma anche gli altri prodotti hanno registrato riduzioni significative tra il 30% e il 50%. Questo ha permesso alla domanda Europea di riprendersi, anche se rimane più debole rispetto agli anni precedenti al 2021, quando i prezzi erano più bassi.
Il calo dei prezzi è strettamente legato, oltre alla domanda debole, anche ad una diminuzione dei costi energetici ed, in particolare del Gas Naturale le cui quotazioni ora sono le più basse da Gennaio 2021. Per questo motivo, le aziende produttrici Europee hanno potuto incrementare nuovamente le produzioni, anche se non hanno ancora raggiunto un’operatività del 100% degli impianti.
Bisogna comunque considerare che sia i prezzi del Gas Naturale sia quelli dei Fertilizzanti sono ancora a livelli decisamente superiori rispetto allo storico. Inoltre, le ultime quotazioni del Gas Naturale stanno registrando una diminuzione molto più graduale rispetto ai mesi scorsi. Ciò fa supporre il raggiungimento di un certo equilibrio tra domanda e offerta. Questa dinamica si riflette sui Fertilizzanti, le cui ultime quotazioni hanno mostrato maggiore stabilità.
CLAL.Teseo.it – Andamento del prezzo del Gas Naturale
CLAL.Teseo.it – Prezzi medi all’Export delle Carni Suine in UE, USA, Canada e Brasile
L’Unione Europea, primo esportatore mondiale di carni suine, sta registrando un trend in diminuzione da più di un anno. Nel primo bimestre del 2023, le quantità totali sono state inferiori di circa il 15% rispetto allo stesso periodo del 2022. Il rallentamento si è verificato per tutti i principali prodotti esportati e il primo (carni Fresche, Refrigerate o Congelate) è calato del 20% (per circa 100.000 Ton). Questa frenata dell’export Europeo è data dalle minori produzioni, dovute ai costi elevati e alla diffusione di PSA, e, quindi, dai prezzi elevati. I prezzi Europei, infatti, da qualche mese hanno adottato un trend opposto rispetto a quello negli altri Paesi esportatori, diventando sempre meno competitivi.
L’export di Carne Suina Statunitense risulta, invece, in crescita del 2,23% (+16.000 tonnellate) nel primo trimestre del 2023, avendo sostituito sulle tratte asiatiche parte dell’export del Canada che registra un calo di 33.000 tonnellate circa. Infatti, oltre alle quantità verso il Messico, risultano in crescita le quantità esportate dagli USA verso Giappone e Corea del Sud che stanno acquistando meno quantità di Carne Canadese. Aumentano anche le vendite USA verso la Cina (+30.000 tonnellate), la cui domanda sembra in ripresa.
Infine, risulta sempre più importante la presenza Brasiliana nel mercato mondiale delle Carni Suine. Il Paese, tra Gennaio e Aprile 2023, ha aumentato le vendite del 10,4%, incrementando i flussi verso quasi tutte le principali destinazioni, inclusa la Cina, primo acquirente. In aumento anche l’export verso le Filippine, trovando spazio a seguito dell’epidemia di PSA, nonostante la domanda di carne nel Paese si stia spostando verso il Pollame. In termini di tipologia di prodotto, l’aumento principale è associato alle Carni Fresche, Refrigerate o Congelate (+14,8% tra Gennaio e Aprile 2023), mentre le quantità esportate di Salsicce, Salami e simili sono diminuite di 14.000 tonnellate (-24%).
CLAL.Teseo.it – Esportazioni di Carne Suina dal Brasile
CLAL.Teseo.it – Andamento delle precipitazioni in Sud America
Il Sud America è una regione determinante per la disponibilità di alimenti zootecnici a livello globale. In particolare, Brasile e Argentina sono tra i principali esportatori di Mais e Soia. Negli ultimi anni, però, il cambiamento climatico ha portato ad un aumento delle temperature che, insieme alla persistenza della Niña, ha creato condizioni di pesante siccità in buona parte della regione provocando modifiche agli scambi agroalimentari.
Il cambiamento più eclatante caratterizza l’Argentina, dove la siccità ha colpito il 75% delle aree coltivate. Il Paese, per il primo trimestre 2023, ha registrato esportazioni dimezzate per i Cereali e ridotte di più di un terzo per i Semi Oleosi. Il calo dei volumi riguarda tutti i principali prodotti esportati, ma le maggiori riduzioni sono associate al Frumento Tenero (-86,8%), a fronte di produzioni diminuite del 40% rispetto alla stagione scorsa.
Una situazione opposta ha caratterizzato il Brasile che, pur essendo stato colpito da siccità in alcune zone a sud ed ovest del Paese, ha avuto condizioni favorevoli nelle aree di maggiore produzione di Mais e Soia ottenendo raccolti record. Le ottime produzioni brasiliane sono state fondamentali per rispondere ad una domanda mondiale che ha visto mancare parte delle produzioni di USA e UE a causa della siccità. Le esportazioni Brasiliane di Cereali sono, di conseguenza, quasi raddoppiate grazie anche ad un intenso lavoro diplomatico.
Ci sono anche altri Paesi, nella regione, che sono stati colpiti da siccità estrema, tra questi l’Uruguay e il Cile. Il primo ha registrato produzioni ridotte di Mais e Soia, rispettivamente del -43% e -63%. Di questo calo si percepiscono gli effetti anche sul trade, che vede un import in aumento sia per i Cereali che per i Semi Oleosi da Argentina, Brasile e Paraguay. Il Cile è colpito da siccità da diversi anni, favorita dal cambiamento climatico e dallo sfruttamento delle risorse idriche e aggravata dalla Niña. La situazione è tanto grave che a Gennaio il governo Cileno ha decretato lo stato di emergenza per l’agricoltura.
Questi Paesi, pur non avendo un peso pari ad Argentina e Brasile sui mercati internazionali, rappresentano comunque importanti fattori di domanda e offerta per determinare la disponibilità dei prodotti agricoli nel Mondo.
CLAL.Teseo.it – Andamento delle Produzioni di Soia nei principali produttori in Sud America
Lo stretto rapporto fra salute umana e qualità ambientale è un fatto riconosciuto, così come è provata la stretta correlazione fra degrado ambientale, malattie e tenore di vita. La perdita di biodiversità è uno degli effetti più evidenti di questo degrado che colpisce piante, animali, persone. Nella recente Conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità (COP 15) di Montréal, in Canada, 196 Paesi hanno ritenuto ritenuto indispensabile un approccio mondiale per dare priorità ai determinanti ambientali ed adottare politiche comuni integrate, decidendo di proteggere entro il 2030 almeno il 30% delle terre e delle acque dalla perdita di specie animali e vegetali, impegnandosi ad investire per tale scopo 200 miliardi di dollari all’anno. L’obiettivo è ambizioso e difficile, ma ne va della salute di tutti gli esseri viventi. Quando si parla di ‘salute’ bisogna considerarne i vari aspetti planetari, ecosistemici, umani, vegetali, animali, strettamente interconnessi ed interdipendenti. La natura e la sua distruzione meritano una maggiore attenzione nella governance globale in quanto determinano l’epidemiologia delle malattie trasmissibili e non trasmissibili.
Siamo dipendenti dalla Biodiversità
Siamo dipendenti dalla biodiversità per le piante, i funghi, gli animali indispensabili per la nutrizione e la sicurezza alimentare, per i farmaci, ma anche per la necessità di affrontare i potenziali rischi di diffusione delle malattie associati al commercio di specie selvatiche, che coinvolgono i settori dei trasporti e della finanza per mitigare i rischi lungo le catene di approvvigionamento. Un esempio sono i virus zoonotici che vivono negli animali ma che possono infettare gli esseri umani, come il COVID-19. Fra gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile dell’ONU, il n.15 riguarda la vita sulla terra per cui occorre invertire il degrado dei suoli per mantenerne la fertilità, immagazzinare acqua ed assorbire CO2. Per questo bisogna proteggere, ripristinare e promuovere l’uso sostenibile degli ecosistemi, anche adottando pratiche colturali e gestionali agricole appropriate. Occorre anche prevenire l’introduzione di specie diverse ed invasive, proteggere le specie a rischio di estinzione, promuovere una distribuzione equa e giusta dei benefici derivanti dall’utilizzo delle risorse genetiche ed il loro accesso.
Alla salute degli esseri viventi e del pianeta è poi collegata la giustizia. La conservazione delle risorse naturali, l’uso sostenibile, l’accesso equo e la condivisione dei benefici della biodiversità, sono valori universali, che vanno tutelati e garantiti.
Da alcuni mesi l’Unione Europea ha incrementato gli acquisti di Cereali,favoriti dalle produzioni limitate della scorsa campagna e dalla rimozione temporanea dei dazi sui prodotti in entrata dall’Ucraina.
Il principale aumento dell’import è associato al Frumento Tenero, le cui quantità erano già cresciute nel 2022 e hanno mantenuto lo stesso trend anche per i primi due mesi del 2023 con un incremento di 1,2 Mio Ton (+284% rispetto a Gen-Feb 2022). La quota maggiore, 70%, è stata fornita dall’Ucraina ad un prezzo medio unitario di 296€/Ton, e acquistata principalmente dalla Spagna, seguita da Romania, Grecia e al quarto posto l’Italia. Il secondo Paese di origine del Frumento Tenero è il Regno Unito (314€/Ton) che ne fornisce il 19%, destinato principalmente a Paesi Bassi e Spagna.
Le importazioni comunitarie di Mais risultano, invece, in rallentamento; mentre il dato complessivo del 2022 ha registrato un incremento delle quantità del +69,7%, i primi due mesi del 2023 vedono un aumento solo del +2,6% rispetto a Gennaio-Febbraio 2022. Anche in questo caso l’Ucraina è il primo fornitore con una quota del 70%, ma con quantità in calo dell’8%. Il Mais Ucraino (288€/Ton) è destinato principalmente a Spagna e Paesi dell’Est-Europa. Il secondo fornitore di Mais è il Brasile, con un prezzo unitario di 304€/ Ton.Anche l’export dell’UE-27 registra un aumento delle quantità, ma decisamente inferiore rispetto alle importazioni.
Le esportazioni di Frumento Tenero tra Gennaio e Febbraio 2023 sono aumentate di quasi 500.000 tonnellate rispetto ai primi due mesi del 2022. Le principali destinazioni sono state Algeria, Marocco e Nigeria, che hanno visto importanti aumenti dei flussi dall’Europa. Il Mais ha registrato una riduzione delle quantità esportate del -15%, mentre l’Orzo è aumentato del 62%, soprattutto verso la Cina.
Di: Ester Venturelli, Elisa Donegatti e Mirco de Vincenzi
CLAL.Teseo.it – Importazioni Cinesi di Cereali
Le importazioni di Cereali della Cina rallentano a Marzo, dopo il recupero di Febbraio, registrando una diminuzione complessiva del 6% tra Gennaio e Marzo 2023, rispetto allo stesso periodo del 2022.
Il rallentamento della domanda è trainato soprattutto dal Sorgo ed il Riso, mentre il Mais è in leggera crescita (+6%) grazie anche ai flussi dal Brasile. In controtendenza il Frumento, sia Tenero che Duro, che complessivamente registra una crescita del 42% (+1,3 Mio Tons) fornito principalmente da Australia (380 US$/Ton) e Canada (420 US$/Ton). L’Import di Semi Oleosi conferma i trend dei mesi precedenti, con un aumento complessivo del 17% vedendo in crescita Soia, Girasole e Lino, ma soprattutto Colza.
Clal.it – Import lattiero-caseario Cinese
Per quanto riguarda i prodotti lattiero-caseari, la domanda Cinese a Marzo rimane piuttosto debole e conferma i trend dei due mesi precedenti. Crescono le quantità importate di Latte per l’infanzia, fornito principalmente da Francia e Paesi Bassi, e di SMP, principalmente dalla Nuova Zelanda ma anche da alcuni Paesi UE, in primis la Francia.
Tra i prodotti in aumento emerge la Polvere di Siero che registra quantità in crescita del +56% nel cumulato tra Gennaio e Marzo 2023, rispetto allo stesso periodo del 2022. Il principale fornitore di Polvere di Siero sono gli USA, seguiti dall’UE. È determinante, in questo caso, la convenienza: infatti, gli USA hanno il prezzo più basso (949 US$/Ton prezzo medio tra Gennaio e Marzo 2023), mentre tra i Paesi UE il primo fornitore e il più conveniente è la Polonia (1.089US$/Ton).
CLAL.Teseo.it – Import Cinese di Carni Suine
Per le Carni Suine la Cina mantiene una domanda positiva, con maggiori acquisti di Carne Fresche, Refrigerate o Congelate da tutti i principali fornitori, anche se le quantità rimangono significativamente inferiori ai record del 2021.
Sta prendendo sempre più piede la convinzione che l’allevamento animale sia dannoso per l’ambiente mentre l’abbandono del consumo di carne e latte salverebbe il pianeta, combatterebbe il cambiamento climatico, arresterebbe la deforestazione e la distruzione della fauna selvatica, preserverebbe le risorse idriche.
Questa narrazione può diventare fuorviante perché se il riscaldamento globale è una realtà, le azioni da intraprendere sulle cause non debbono però trasformarsi in dibattiti che ci mettono l’uno contro l’altro e ci allontanano ulteriormente da soluzioni concrete, ma da informazioni oggettive.
Il tasso di riscaldamento del pianeta è molto più rapido
Se è vero che le emissioni di anidride carbonica di origine antropica stanno aumentando, non tutti i gas serra sono negativi, anzi sono necessari per trattenere parte del calore che raggiunge la terra. Ci sono sempre stati cicli di riscaldamento seguiti da cicli di raffreddamento, ma il problema ora è che il tasso di riscaldamento del pianeta è molto più rapido. Il 75% delle emissioni proviene dalla produzione di energia, dai trasporti e dall’industria, mentre tutta la produzione animale rappresenta il 5,8% delle emissioni dirette. Questo dovrebbe essere sufficiente per iniziare a capire una volta per tutte che il problema non è solo negli allevamenti. Anche se aggiungessimo la deforestazione, che può essere parzialmente correlata agli allevamenti, saremmo nell’ordine del 7%.
L’origine di tale percezione inizia nel 2006 quando, col rapporto FAO “Livestock’s Long Shadow” (La lunga ombra del bestiame), le produzioni animali sono state messe in vetta alla lista dei responsabili delle emissioni mondiali di gas serra. Nel 2013 la FAO correggeva parzialmente tali posizioni, riducendo del 20% i dati sulle emissioni attribuibili agli allevamenti animali, ma la narrazione è continuata, ampliandosi. Una molecola di metano riscalda la terra 28 volte di più di una molecola di anidride carbonica, ed è su questo che si sono basati tutti i calcoli. Ma non è corretto paragonare le emissioni animali a quelle derivanti dai combustibili fossili. Il metano che le vacche eruttano durante la ruminazione fa parte di un ciclo biogenico e viene riciclato attraverso la fotosintesi. Le piante lo trasformano in cellulosa, amido e altri composti dei foraggi ed alimenti di cui l’animale si nutre. Nel giro di una dozzina d’anni, il metano viene trasformato in CO2 e reinserito nel ciclo.
Poi c’è il ciclo del carbonio antropogenico, che da un secolo viene estratto dal sottosuolo: i suoi gas non vengono riciclati, si accumulano nell’atmosfera, dove impiegano mille anni per degradarsi ed è questo che il pianeta non riesce a sopportare.
Ciò non significa che il bestiame non possa migliorare le proprie emissioni, dato che ognuno deve contribuire alla cura del pianeta; per questo motivo lo studio e l’evoluzione dei sistemi di produzione lattiero-casearia sono indispensabili.
Non è abbassare la qualità della dieta umana che salverà il pianeta
Fatto paradossale è che sempre più celebrità “Influencer” esortano ad eliminare la carne ed il latte promuovendo come alternativa le proteine sintetiche, quasi che queste possano essere prodotte senza risorse. Abbandonare il consumo di carne e latte non solo può mettere a rischio la salute, ma non fornisce nemmeno una soluzione alla sostenibilità ambientale. Non è abbassando la qualità dell’alimentazione umana che si salverà il pianeta.
E’ chiaro che produrre latte e carne richiede terra, spazio, acqua; occorre dunque utilizzare queste risorse in modo più efficiente. Scienza e tecnologia al servizio dell’agricoltura e dell’allevamento possono permettere di raggiungere questo obiettivo, al fine di produrre più cibo e meglio per nutrire una popolazione crescente.
Dopo un anno e mezzo si interrompe La Niña. Stati Uniti ed Europa registrano un complessivo miglioramento delle condizioni climatiche, ma Italia e Spagna destano ancora preoccupazione, mentre in Nord Africa e Sud America le rese dei raccolti potrebbero subire importanti riduzioni.
Condividiamo il nostro report “Andamento Climatico a livello mondiale | Aprile 2023”, con un focus sull’Italia.
CLAL.Teseo.it – Prezzi del Frumento Duro nelle principali piazze Italiane
Da diverse settimane i prezzi del Grano Duro registrano diminuzioni nelle principali piazze italiane. Dopo un rallentamento graduale tra Luglio e Gennaio, i primi mesi del 2023 stanno registrando crolli repentini dei prezzi che preoccupano i produttori. Anche all’estero il trend è ribassista. Probabilmente questo è il risultato di diversi fattori.
1- Il raccolto mondiale del 2022 è stato positivo ed ha portato sollievo alle tensioni del mercato originate dal limitato raccolto Canadese del 2021. Infatti, le produzioni del 2021 in Canada, primo produttore mondiale, erano state fortemente danneggiate dalla siccità risultando in un’offerta molto ridotta.
2- Le aspettative per le produzioni del 2023 sono positive a livello mondiale, clima favorevole permettendo. In Canada le produzioni sono attese in aumento nonostante i minori ettari destinati, grazie ad un miglioramento delle rese. Negli USA le aree coltivate a Grano duro sono stimate in crescita e, di conseguenza, anche la produzione totale. In Italia ci si aspetta un leggero incremento delle aree seminate e, quindi, delle produzioni.
3- L’Euro sta recuperando valore rispetto al Dollaro, amplificando il trend ribassista dei prezzi all’import.
4- Tutte le principali materie prime agricole hanno adottato un andamento ribassista da diversi mesi. La domanda, infatti, è rallentata in risposta agli aumenti dei prezzi e questo sta riportando i valori complessivi a livelli più vicini alla media storica, seppure ancora elevati. Inoltre, l’Ucraina immette prodotti nei mercati a prezzi molto competitivi. Queste dinamiche caratterizzano anche i cereali, tra cui Mais, Grano Tenero e Grano Duro.
CLAL.Teseo.it – Andamento delle produzioni in Canada
Le esportazioni Statunitensi di Semi Oleosi registrano un aumento del +30,6% tra Gennaio e Febbraio 2023 rispetto allo stesso periodo del 2022 nonostante i prezzi medi di tutti i principali prodotti siano in aumento.
La maggiore crescita in quantità è legata alla Soia, che costituisce l’88% delle esportazioni USA di Semi Oleosi, ed è aumentata del +36,46%, che equivale a +3,7 Mio Tons (Gen-Feb 2023 vs Gen-Feb 22). La destinazione principale è stata la Cina, che ha assorbito il 63% del prodotto con quantità in aumento del 66,6%. Anche l’Unione Europea ha, però, una certa rilevanza acquistando il 10% della Soia USA esportata e registrando un aumento di quasi il 50%. Tra i principali Paesi UE che importano Soia dagli USA, troviamo Germania (+174%) e Italia (+35%).
Altro prodotto caratterizzato da una crescita importante delle esportazioni è la Colza. Sebbene si parli di quantità decisamente inferiori, l’export di Colza è aumentato del 64% (Gen-Feb 2023 vs Gen-Feb 22) raggiungendo le 38.800 Ton distribuite tra Canada e Messico.
Grazie alla domanda Cinese, anche il Canada aumenta le proprie esportazioni di Semi Oleosi (+74,1% Gen-Feb 2023 vs Gen-Feb 22). Il principale prodotto è la Colza, che registra una crescita dei volumi dell’83% (+659.887 tonnellate), seguita dalla Soia che aumenta del 68% (+301.482 tonnellate).