Suini: la Cina riduce le importazioni, ma l’eccesso di offerta pesa sul mercato interno
16 Marzo 2026

Di Marika De Vincenzi

La Cina rafforza la propria autosufficienza nel settore suinicolo, riducendo al contempo la dipendenza dalle importazioni. Il tasso di autosufficienza è salito dal 97,9% nel 2024 al 98% nel 2025, con prospettive di ulteriore aumento nel 2026.

Secondo i dati USDA, l’incremento è sostenuto dalla crescita della produzione interna: nel 2025 sono stati macellati 703 milioni di suini, rispetto ai 702,56 milioni del 2024, con un conseguente aumento della produzione di carne da 57,06 a 57,15 milioni di tonnellate. Parallelamente, le importazioni di carne suina sono diminuite del 6% rispetto all’anno precedente, confermando il rafforzamento della catena di approvvigionamento domestica.

Nonostante questi risultati, il mercato interno mostra segnali di squilibrio. Secondo recenti notizie, il governo cinese ha invitato gli allevatori a contenere la produzione per contrastare l’eccesso di offerta e la debolezza della domanda. Durante un incontro con i principali operatori del settore, il Ministero dell’Agricoltura ha esortato a rispettare i limiti produttivi fissati nel 2025 e a introdurre un sistema di registrazione per migliorare il monitoraggio del settore.

Anche i prezzi riflettono questa pressione: a dicembre i prezzi della carne suina hanno continuato a scendere, allungando la striscia dei ribassi, da attribuirsi con ogni probabilità alla domanda debole, alla stagnazione economica, ma anche – aspetto forse sul quale diventa imperativo riflettere – ai cambiamenti nei gusti dei consumatori. A gennaio  2026 si è registrata una timida inversione di rotta, con un primo aumento delle quotazioni, segnale di un possibile riequilibrio del mercato dopo la fase di forte pressione dovuta all’eccesso di offerta.

 

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Riso italiano sotto pressione + Commento di Massimo Piva, CIA Ferrara
12 Marzo 2026

Massimo Piva
Ferrara

Di: Elisa Donegatti

Il mercato del Riso italiano attraversa una fase complessa, caratterizzata da pressione competitiva internazionale, cambiamento nei flussi commerciali e segnali di rallentamento dei prezzi. Nei primi undici mesi del 2025 l’Italia ha importato oltre 337 mila tonnellate (+14,3%), mentre i volumi esportati sono calati del 7,7%, da 665 mila a 614 mila tonnellate, con una riduzione del valore complessivo di quasi il 6%.

Dal punto di vista varietale, l’Italia esporta soprattutto risi di maggior qualità come Carnaroli, Arborio e Baldo, mentre le importazioni riguardano risi di tipo Indica o varietà asiatiche a minor costo, destinate sia al consumo diretto sia alla trasformazione industriale. Questa distinzione si riflette anche nelle dinamiche dei prezzi sul mercato interno. Nelle principali piazze come Bologna, le quotazioni mostrano una lieve flessione: Carnaroli e Arborio intorno ai 1.200 €/ton, con dinamiche analoghe per Baldo e Roma, mentre l’Originario si mantiene sostanzialmente stabile.

A questo scenario del mercato interno, segnato da importazioni in aumento e prezzi in frenata, si aggiunge l’offerta internazionale: negli ultimi anni l’Europa ha aumentato le importazioni di Riso da paesi asiatici come Cambogia, Myanmar, India, Pakistan e Thailandia, spesso favorite dai regimi di agevolazioni tariffarie previsti dall’UE per i Paesi meno sviluppati. Una quota significativa delle importazioni di Riso in Italia proviene da queste aree, accentuando la concorrenza per le varietà italiane di qualità.L’Italia conferma il ruolo di principale produttore UE, con oltre la metà della produzione comunitaria, ma resta esposta alla pressione delle importazioni e al calo delle esportazioni, elementi che possono influire sulla sostenibilità economica delle aziende e sulla competitività della filiera. Il dibattito europeo è tornato al centro dell’attenzione: diverse organizzazioni agricole chiedono un monitoraggio più attento dei flussi commerciali, possibili aggiornamenti del regolamento UE sulle preferenze commerciali e strumenti di salvaguardia più efficaci per il settore.

Il commento dell’Agricoltore

Massimo Piva – Nuovo Presidente CIA-Agricoltori Italiani Ferrara

“Dallo scorso Dicembre le quotazioni hanno registrato una vera e propria caduta libera.

Questa anomalia di mercato deriva dallo spostamento di migliaia di ettari, precedentemente coltivati a varietà Indica e Basmati – oggi caratterizzate da quotazioni molto basse a causa delle massicce importazioni a dazio zero – verso varietà classiche destinate al mercato interno. Questo fenomeno ha determinato un surplus di offerta e un conseguente blocco degli acquisti da parte dell’industria.

Le aziende agricole sono in forte sofferenza, con Produzioni Lorde Vendibili (PLV) che spesso non coprono i costi di produzione. Allo stesso tempo anche le industrie risicole si trovano in difficoltà: quelle che un tempo vendevano riso Indica sui mercati del Nord Europa oggi devono competere con il prodotto asiatico già confezionato che arriva direttamente sugli scaffali dei supermercati.

L’Ente Nazionale Risi, insieme agli altri Paesi produttori, ha dichiarato lo stato di emergenza del settore, chiedendo con forza all’Unione Europea l’attivazione automatica della clausola di salvaguardia per reintrodurre i dazi doganali. Ulteriore motivo di preoccupazione è rappresentato dall’avvio del trattato commerciale con i Paesi Mercosur.

Guardando alle prossime semine, si conferma la consueta tendenza a orientarsi verso le varietà che nel presente appaiono più quotate, con il rischio di creare nuovamente squilibri nella successiva campagna di commercializzazione.Il settore non è ancora maturo per dotarsi di una vera programmazione produttiva, attraverso contratti di filiera costruiti sulle potenziali esigenze di mercato, in grado di garantire maggiore stabilità e una distribuzione più equilibrata del valore lungo la filiera.”

TESEO.clal.it – Italia (Bologna) – Prezzo Riso Arborio

Australia e Brasile: possibili effetti delle tensioni mediorientali sull’export di carne bovina
10 Marzo 2026

Di Marika De Vincenzi

Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente stanno creando pesanti criticità logistiche con possibili effetti anche sull’export di carne bovina. La chiusura dello spazio aereo di alcuni Paesi del Golfo e la sospensione dei transiti nello Stretto di Hormuz hanno allungato i tempi di trasporto e aumentato i costi, con rotte marittime deviate attraverso il Capo di Buona Speranza, allungando i tempi di viaggio di circa due settimane verso l’Europa. Anche il trasporto aereo cargo risente di limitazioni operative e costi più elevati, incidendo soprattutto sui prodotti refrigerati e ad alto valore aggiunto.

In questo contesto, l’attenzione degli operatori si concentra sui principali esportatori mondiali di carne bovina, tra cui Australia e Brasile

L’Australia rappresenta uno dei fornitori rilevanti nei mercati internazionali, con flussi export orientati principalmente verso Asia, Nord America e Medio Oriente. Quest’ultima area rappresenta tradizionalmente uno sbocco importante per la carne bovina australiana, anche grazie alla domanda del settore della ristorazione e del turismo. I ritardi logistici potrebbero aumentare i costi e ridurre la competitività della carne refrigerata destinata ai mercati lontani.

Il Brasile è il principale esportatore mondiale, con flussi concentrati sull’Asia, in particolare Cina, ma anche Medio Oriente. Ostacoli logistici o cali di domanda potrebbero spingere parte delle esportazioni verso mercati alternativi, aumentando la concorrenza e influenzando i prezzi internazionali, alla luce di prezzi particolarmente competitivi della carne brasiliana (5,27 $/kg il prezzo medio delle carni congelate contro i 6,44 $/kg dell’Australia). 

L’evoluzione delle tensioni nella regione e il progressivo ripristino delle rotte logistiche saranno determinanti per l’andamento degli scambi internazionali di carne bovina nei prossimi mesi.

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

L’immagine mostra le quotazioni correnti delle carni bovine secondo la Camera di Commercio di Modena. I valori indicati rappresentano i prezzi franco partenza (F.P.) rilevati dal macellatore al grossista, quindi all’uscita dal macello e non al consumo finale.

Guerra in Medio Oriente: shock su energia e trasporti
6 Marzo 2026

Di Alberto Lancellotti

L’escalation del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran ha portato alla chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, snodo strategico del Golfo Persico attraverso cui passa oltre il 20% del petrolio e del GNL mondiale.

L’impatto sui mercati è stato immediato: il Brent supera gli 80 $/barile (+20%) e il gas naturale europeo, scambiato sul mercato di riferimento Dutch TTF, quota oltre 50 €/MWh (+70%), con ulteriori possibili rialzi.

Anche la logistica globale è sotto pressione: non solo lo Stretto di Hormuz, ma anche le rotte relative al Canale di Suez potrebbero registrare ritardi e criticità operative, tra deviazioni forzate, congestione dei porti e aumento dei premi assicurativi. Molte compagnie stanno valutando rotte alternative via Capo di Buona Speranza, con costi di carburante più elevati e noli significativamente maggiori.

Questi aumenti nei costi energetici e logistici potrebbero ripercuotersi sulle economie occidentali, alimentando nuovi timori di pressioni inflazionistiche nei prossimi mesi.

Rimani aggiornato sugli sviluppi
dei costi energetici e dei trasporti >

TESEO.clal.it – Prezzo giornaliero del Gas Naturale

Fertilizzanti sotto pressione tra energia e turbolenze in Medio Oriente
5 Marzo 2026

Di: Elisa Donegatti

Il mercato dei fertilizzanti continua a mantenersi su livelli elevati nel 2026. L’Urea, principale concime azotato e prodotto di riferimento per il commercio internazionale, continua a orientare le dinamiche di prezzo del comparto. Il Gas Naturale rimane un input fondamentale per la produzione, ma le quotazioni dell’Urea sono determinate soprattutto dall’equilibrio tra domanda globale, disponibilità e flussi commerciali, più che dai soli movimenti del mercato energetico.

Negli ultimi giorni il gas naturale europeo ha però registrato nuovi aumenti, principalmente legati a tensioni geopolitiche nell’area dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per gran parte del commercio mondiale di fertilizzanti e materie prime energetiche. Un aggravarsi del conflitto in Medio Oriente potrebbe sostenere anche le quotazioni del petrolio, con effetti indiretti sui costi energetici e logistici e, di riflesso, sui prezzi dei fertilizzanti. Attraverso lo Stretto transitano inoltre quantità significative di zolfo, essenziale per la produzione dei fertilizzanti fosfatici: eventuali interruzioni prolungate potrebbero incidere non solo sull’urea, ma anche su prodotti come MAP e DAP, mettendo sotto pressione l’intero comparto dei fertilizzanti a livello globale.

In Europa, l’entrata in vigore del CBAM dal 1° gennaio 2026 ha introdotto un costo aggiuntivo sulle importazioni di fertilizzanti ad alta intensità carbonica. Parallelamente, la Commissione Europea ha proposto la sospensione per un anno dei dazi su fertilizzanti e materie prime come urea e ammoniaca, misura che potrebbe alleggerire i costi per gli Operatori comunitari senza compromettere le forniture. Le sanzioni sui prodotti russi hanno modificato il quadro regolatorio, ma non hanno determinato una riduzione strutturale delle importazioni.

Anche per l’Italia i dati non denotano una scarsità di disponibilità di fertilizzanti: da gennaio a novembre 2025 le importazioni hanno superato 2,2 milioni di tonnellate, con l’urea a circa 970 mila tonnellate (prezzo medio all’importazione 404 €/ton). I fertilizzanti azotati nel loro insieme hanno registrato volumi in crescita rispetto al 2024, accompagnati da prezzi medi più elevati, in linea con l’andamento internazionale. Tra i principali fornitori figurano Egitto, Russia, Cina, Canada, Algeria e altri Paesi europei, a conferma di una forte diversificazione delle origini, con l’Egitto ormai partner di riferimento per l’urea.

Sul mercato interno, le quotazioni dell’Urea agricola a Torino seguono l’andamento internazionale e si attestano intorno a 580–590 €/ton. Il mercato italiano non presenta carenze di prodotto, ma i prezzi restano elevati e fortemente sensibili agli equilibri globali, ai costi energetici e alle tensioni sulle rotte commerciali, fattori che continueranno a influenzare il settore nei prossimi mesi.

TESEO.Clal.it – Italia: Import di Fertilizzanti

Carni fresche e salumi: cosa sta premiando davvero il mercato a inizio 2026?
2 Marzo 2026

Di Marika De Vincenzi

Gennaio 2026 conferma un avvio d’anno caratterizzato da forte selettività nei consumi domestici di carni fresche e salumi (Fonte: Circana). Nel comparto delle carni fresche emerge una chiara divergenza tra specie: la carne suina registra un deciso incremento dei volumi (+8,1%) con prezzi medi sostanzialmente stabili (+0,5%). E sono proprio i prezzi allineati che consolidano un percorso di crescita già osservato nel 2025 e che spiegano la competitività della categoria in termini di convenienza e versatilità. Al contrario, la carne bovina evidenzia una marcata contrazione dei volumi (-7,4%) a fronte di un rilevante aumento dei prezzi medi (+16,5%), dinamica che suggerisce una significativa sensibilità al prezzo e una probabile riallocazione degli acquisti verso altre tipologie di proteine nobili. La carne avicunicola mostra un andamento positivo (+1,9% a volume, nonostante una crescita del 5% nei prezzi medi), rafforzando così il proprio posizionamento come scelta equilibrata tra prezzo e percezione di leggerezza.

Nel comparto dei salumi si osserva una domanda sempre più orientata verso prodotti di qualità più elevata: il prosciutto crudo cresce in modo significativo (+5% a volume), trainato in particolare dal segmento DOP (+10,2%). Siamo di fronte a un segnale preciso, che evidenzia una maggiore attenzione dei consumatori verso prodotti certificati e di fascia più alta. Il prosciutto cotto registra una lieve flessione (-0,7% di media, nonostante un +0,4% a peso imposto), con prezzi stabili, indicando un atteggiamento più prudente nei prodotti di largo consumo. La mortadella registra a gennaio una contrazione più marcata in termini di vendita (-4,5%) accompagnata da un aumento dei prezzi medi (+1,8%), mentre il salame rimane sostanzialmente stabile nei volumi (+0,1%) con una crescita guidata principalmente dall’aumento dei prezzi (+2,8%).

Nel complesso, il mese evidenzia un consumatore attento alla spesa dal punto di vista della sostenibilità economica, ma comunque disposto a riconoscere valore a quei prodotti che vengono percepiti come migliori per qualità e origine, con un evidente riequilibrio del carrello tra le diverse fonti proteiche. Laddove i prezzi si sono mostrati più sostenuti, il consumatore ha mostrato una maggiore cautela all’acquisto. Ma la forza dell’alimentare italiano si confermano la qualità, la tracciabilità, il gusto.

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TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Energia e materie prime: trend, pressioni e rischi nei mercati globali
24 Febbraio 2026

Di Alberto Lancellotti

I costi degli input sono rientrati su livelli più moderati rispetto ai picchi del 2021-22, ma restano superiori al periodo pre-crisi e ancora caratterizzati da volatilità e incertezze, legate sia alle dinamiche di mercato sia al contesto geopolitico in evoluzione.

Nel settore dell’energia elettrica, nel 2025 il mercato europeo ha registrato un progressivo rafforzamento dei prezzi, con valori medi oltre i 100 €/MWh e forti differenze tra i Paesi comunitari. L’Italia continua a mostrare prezzi più elevati rispetto ai principali competitor, a causa di un settore ancora esposto ai costi del  gas e a vincoli strutturali del sistema.

Per il gas naturale, la situazione è diversa: il benchmark europeo Dutch TTF ha mostrato nel 2025 oscillazioni contenute, con un rialzo più marcato a gennaio 2026. Le temperature rigide in varie aree dell’UE hanno sostenuto la domanda stagionale mentre gli stoccaggi, in progressiva diminuzione, si sono attestati su livelli inferiori agli anni precedenti. Le scorte sono attese in ulteriore calo fino a marzo-aprile, seguendo il consueto andamento stagionale.

Anche gli Stati Uniti, oggi tra i principali fornitori globali di LNG, stanno registrando un aumento della domanda interna dovuto a condizioni climatiche particolarmente rigide, soprattutto nella fascia centro-orientale. Ciò ha contribuito a un temporaneo rialzo dei prezzi del gas sul mercato Henry Hub, con forti movimenti tra fine gennaio e inizio febbraio.

Per i carburanti, il petrolio mostra una recente maggiore vivacità dei prezzi dopo due anni più deboli, sostenuta dalle tensioni geopolitiche nel Golfo Persico e dai rischi sulle rotte energetiche. Tuttavia, i fondamentali indicano ancora un surplus produttivo: secondo le principali agenzie statistiche del settore, nel 2026 l’offerta globale dovrebbe superare la domanda grazie all’espansione dei Paesi non-OPEC e degli Stati Uniti. In assenza di shock o tagli significativi alla produzione, i prezzi potrebbero mantenersi relativamente contenuti.

Queste dinamiche influenzano anche il settore agricolo, in particolare il costo del gasolio agricolo, oggi su livelli inferiori rispetto al primo trimestre degli ultimi due anni, pur con alcuni rialzi nella prima metà di febbraio.

Infine, il comparto dei metalli sta vivendo movimenti rilevanti: alluminio, ferro, rame e altri metalli industriali hanno registrato aumenti sia sui mercati internazionali sia in Italia. I timori su un’offerta moderata e l’incertezza sulle politiche commerciali statunitensi, soprattutto riguardo ai dazi, continuano a sostenere i prezzi. Una recente attenuazione è arrivata dopo dichiarazioni dell’amministrazione Trump che lasciano intravedere un possibile approccio più flessibile sulle misure restrittive.

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Carne suina nelle Filippine: autosufficienza in discesa, cosa cambia per il settore?
23 Febbraio 2026

Di Marika De Vincenzi

Il mercato suinicolo nelle Filippine sta vivendo una fase di profonda trasformazione. Dopo anni difficili a causa della Peste Suina Africana (PSA), la produzione interna è ancora ridotta. A gennaio 2025 il patrimonio suino era di circa 8,7 milioni di capi, in calo dell’8,6% rispetto all’anno precedente.

Per il 2026 è previsto un leggero aumento della produzione, grazie a vaccini contro la PSA, maggiore biosicurezza e tecnologie migliori: si stimano circa 980.000 tonnellate di carne suina prodotta, ma non basta a soddisfare la domanda interna. L’AUTOSUFFICIENZA è infatti scesa dal 87,9% del 2020 al 56,5% previsto per il 2026.

La domanda di carne suina resta alta, grazie alla crescita della popolazione e all’aumento del reddito. 

Per coprire il fabbisogno, le Filippine importano ingenti quantità di carne suina. Tra gennaio e novembre 2025 le importazioni hanno raggiunto 851.666 tonnellate (+19,5% rispetto al 2024). Il Brasile è il principale fornitore, con circa il 40% delle importazioni totali, grazie a prezzi competitivi e a un accesso privilegiato al mercato filippino. Altri fornitori importanti sono l’UE e il Canada, ma con volumi inferiori. Emblematico il caso dell’Ue-27: nel 2022 era il primo fornitore con 420.000 tonnellate consegnate fra gennaio e novembre. Successivamente i volumi esportati dall’Ue si sono ridimensionati e nel 2025 (gennaio-novembre) si sono assestati a 343.000 tonnellate.

Per il 2026, le importazioni potrebbero arrivare a circa 750.000 tonnellate, mentre la produzione locale cresce solo leggermente. In sostanza, la domanda filippina continua a superare l’offerta interna, e il mercato resta aperto a forniture estere. In tale ottica, il Dipartimento dell’Agricoltura delle Filippine ha emanato nuove normative per le importazioni di carne suina, così da rafforzare ulteriormente le misure di protezione contro la PSA, senza chiudere le frontiere alle importazioni. 

Segnali positivi anche per l’UE.

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TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Carni bovine: mercato in fase di riequilibrio
11 Febbraio 2026

Di: Marika De Vincenzi

La filiera delle carni bovine sta attraversando una fase di riequilibrio, determinata dal rallentamento dei consumi di carne bovina fresca a fronte di prezzi al consumo ancora elevati e dalla difficoltà della grande distribuzione a trasferire integralmente a valle l’aumento dei costi di produzione sostenuti in fase di acquisto. 

Questa situazione si traduce in una pressione al ribasso sui prezzi all’ingrosso, con effetti differenziati tra categorie.

Nel quadro delle attuali dinamiche di mercato, si inserisce una rotta commerciale finora scarsamente battuta per l’approvvigionamento dei bovini da ristallo. Negli ultimi mesi, infatti, aumentano gli acquisti dai Paesi dell’Europa Centro Orientale, come la Repubblica Ceca, dove i prezzi risultano più competitivi, e dall’Irlanda, dove gli animali offrono una qualità più costante e un minor rischio operativo; parallelamente, sono diminuiti gli arrivi dalla Francia, divenuti meno sostenibili dal punto di vista economico. I francesi, inoltre, dopo alcuni blocchi regionali all’export per la LSD, mantengono i prezzi elevati per recuperare sul fronte dei costi. Da qui l’attenzione degli allevatori italiani verso altre aree di approvvigionamento.

Pur richiedendo tempi di ingrasso più lunghi rispetto ai bovini francesi, alcuni allevatori scelgono i ristalli della Repubblica Ceca, accettando di effettuare un solo ciclo produttivo all’anno anziché due, dal momento che il minor costo di acquisto iniziale dell’animale consente comunque di recuperare margine. 

Il contesto attuale evidenzia quindi una crescente attenzione all’efficienza produttiva e una maggiore selettività sia nelle categorie macellate sia nelle origini dei ristalli. 

Vedremo nelle prossime settimane quale direzione prenderanno il mercato e i consumi.

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

Mercato suinicolo in transizione: prezzi, export e Cina sotto la lente
9 Febbraio 2026

Di: Marika De Vincenzi

Il 2026 si profila come un anno di transizione per la suinicoltura globale. Secondo Rabobank, dopo un primo semestre caratterizzato da offerta abbondante e prezzi sotto pressione, nella seconda metà dell’anno è attesa una riduzione della produzione mondiale di carne suina, con potenziali segnali di ripresa delle quotazioni.

Il riequilibrio sarà favorito soprattutto dalla Cina, che punta a ridurre il numero di scrofe di circa 1 milione di capi per contrastare la sovrapproduzione. A livello globale, inoltre, le persistenti criticità sanitarie legate a peste suina africana e PRRS continuano a frenare la ricostruzione delle mandrie in Cina, Unione europea e Stati Uniti.

Sul fronte commerciale, il contesto resta volatile: il Messico introduce quote e indagini antidumping sul suino statunitense, mentre in Asia persistono i blocchi all’import dalla Spagna per la PSA. L’export europeo è penalizzato anche dai dazi antidumping cinesi, a vantaggio di Paesi come il Brasile, che rafforzano la loro presenza sui mercati internazionali. Potrebbero anche rafforzarsi i rapporti commerciali fra Pechino e Montevideo, dopo la visita ufficiale del presidente uruguaiano Yamandù Orsi, con agricoltura e agroalimentare parte integrante dell’accordo di collaborazione.
La domanda globale di carne suina è attesa complessivamente stabile nel 2026 e potrebbe beneficiare della minore disponibilità di carne bovina.

Costi dei mangimi relativamente favorevoli e nuove tecnologie contribuiscono a migliorare l’efficienza produttiva, ma la crescita resterà contenuta, anche per la crescita di eventuali altri costi (dall’energia ai mezzi tecnici). Nel complesso, il settore affronta un anno di aggiustamento, con sanità animale e politiche commerciali al centro delle strategie di filiera.

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TESEO.clal.it – Dashboard Suini