Oltre la redditività, costruire il futuro aziendale
23 Luglio 2026

La redditività è un requisito essenziale per ogni impresa zootecnica. Tuttavia il contesto di volatilità dei mercati, la crescente pressione normativa, le transizioni ambientali e tecnologiche, così come le maggiori aspettative sociali, dimostrano quanto la capacità di “restare sul mercato” dipenda da un insieme di fattori che vanno oltre il risultato economico annuale. Lo dimostra il fatto che anche con prezzi favorevoli per il latte, il numero di aziende agricole continua a diminuire. Uno studio dell’università di Siviglia (Spagna) relativo all’allevamento caprino ha analizzato le varie componenti di questo requisito, proprie anche per gli altri allevamenti da latte.

La continuità richiede una visione di lungo periodo

La continuità aziendale è un equilibrio tra solidità finanziaria; sostenibilità strategica; valore sociale; gestione del rischio; capacità organizzativa. Innanzitutto la redditività deve essere analizzata sotto l’aspetto della gestione aziendale riguardo la solidità finanziaria, che ne è un pilastro fondamentale. Un allevamento può essere profittevole oggi ma non sostenibile domani a causa di criticità strategiche come la dipendenza da un solo acquirente, il ritardo nell’innovazione (gestione dati, automazione, benessere animale), la mancata adattabilità alle transizioni ambientali ed alle nuove normative. La continuità richiede una visione di lungo periodo, con investimenti mirati e capacità di anticipare i cambiamenti.

Gli allevamenti operano sotto una crescente pressione pubblica, quindi occorre anche la capacità di attuare relazioni positive col territorio, trasparenza verso consumatori ed istituzioni, conformità alle normative ambientali e sanitarie. In altri termini occorre agire sulla reputazione come asset strategico. Questo significa anche rafforzare la comunicazione positiva sul settore, cioè valorizzare la reputazione, rivolta alla società ed ai giovani per garantire il ricambio generazionale. La redditività non protegge poi dagli shock (rischi di mercato, sanitari, climatici,  normativi) cui sono esposti gli allevamenti, per cui diventa oggi indispensabile affrontare la gestione del rischio.

Investire nel capitale umano è indispensabile

Infine, l’importanza del capitale umano, ovvero capacità di attrarre e trattenere personale qualificato; leadership in grado di guidare il cambiamento; cultura aziendale orientata all’apprendimento. Un allevamento che non investe nel proprio capitale umano rischia di perdere competitività anche se oggi è profittevole.

Per garantire la redditività futura, più che un modello di produzione in sé occorre valutare l’efficienza nell’uso delle risorse all’interno di ciascun modello. La redditività è la base, ma non l’intero edificio. Senza queste dimensioni complementari, l’azienda può essere forte oggi ma fragile e non sostenibile domani.

Fonte: Interempresas

TESEO.clal.it – Allevamenti Bovini
TESEO.clal.it – Allevamenti Ovicaprini
TESEO.clal.it – Allevamenti di Suini

Mercato suinicolo cinese: quali prospettive per la seconda metà del 2026? 
20 Luglio 2026

Di Marika De Vincenzi

TESEO.clal.it – Cina: Andamento mensile del prezzo dei Suini

Il mercato cinese del suino affronta un persistente eccesso di offerta, che mantiene sotto pressione i prezzi dei maiali vivi e riduce il ricorso al commercio estero. 
Secondo le stime USDA, la produzione di Carne Suina della Cina nel 2026 si attesterà a 59,5 milioni di tonnellate, mostrandosi stabile rispetto al 2025. Tuttavia, l’Ufficio Nazionale di Statistica della Cina rileva nel primo trimestre un incremento produttivo del 4,2% su base annua, trainato dalla maggiore efficienza negli allevamenti e dall’accelerazione delle macellazioni.

Per contrastare l’eccesso di offerta, il Governo cinese ha avviato un piano di riduzione del patrimonio di scrofe, limitando gli incentivi all’espansione produttiva e favorendo pesi di macellazione intorno ai 120 kg. Questa politica ha inizialmente accelerato le macellazioni, contribuendo ad aumentare la disponibilità di carne sul mercato. 
Con prezzi scesi al di sotto dei costi di produzione, i governi centrali e locali sono intervenuti acquistando carne suina da destinare alle riserve strategiche. Stock che dovranno essere gestiti con molta attenzione, per evitare ulteriori squilibri di mercato.
A giugno il prezzo medio dei Suini Vivi si è attestato a 10,88 yuan/kg (1,39 €/kg), il 29% in meno rispetto allo stesso mese del 2025.

La forte disponibilità interna ha tagliato l’import: tra gennaio e maggio 2026 le importazioni cinesi di carni suine fresche, refrigerate e congelate sono diminuite del 29,2%, attestandosi a 314mila tonnellate. 
L’UNIONE EUROPEA si conferma il principale partner commerciale con la SPAGNA leader tra i singoli esportatori, mentre gli USA arretrano per i dazi di ritorsione. Nel comparto delle frattaglie, l’UE mantiene la propria posizione dominante coprendo il 52% dell’import cinese.

Nel breve termine il mercato dovrebbe rimanere condizionato da un’offerta abbondante di carne suina e da consumi ancora deboli. La riduzione del patrimonio di scrofe (dopo anni in cui la Cina ha spinto per tornare ai livelli precedenti all’esplosione della Peste suina) potrebbe favorire un graduale riequilibrio del mercato nella seconda parte dell’anno, ma la domanda interna continuerà a rappresentare il principale fattore di incertezza per il settore suinicolo mondiale, strettamente connesso alle dinamiche asiatiche.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Mais: pericolo caldo per il prossimo raccolto UE + Commento di Fausto Nodari, AMI – Confagricoltura
15 Luglio 2026

Fausto Nodari
Brescia

Di: Elisa Donegatti

La produzione mondiale di Mais della campagna 2026/27 è oggi stimata da USDA in 1,297 miliardi di tonnellate: inferiore all’annata precedente, ma comunque elevata. Un livello che si conferma tra i più elevati mai registrati, grazie soprattutto agli ancora ottimi raccolti previsti negli Stati Uniti (406 milioni di tonnellate) e in Brasile (139 milioni di tonnellate). 

Lo scenario cambia, però, osservando il mercato europeo. L’USDA ha rivisto al ribasso il raccolto comunitario da 57,5 a 53,8 milioni di tonnellate, mentre Coceral ed Expana stimano una produzione ancora inferiore, attorno ai 52,7 milioni, a causa delle ondate di calore e della siccità che hanno colpito le principali aree maidicole durante la delicata fase di impollinazione.  

Le criticità maggiori si registrano in Francia e Ungheria. Secondo FranceAgriMer, solo il 47% del Mais francese è classificato in condizioni buone o eccellenti, il livello più basso registrato negli ultimi tredici anni. In controtendenza la Romania, dove le piogge delle ultime settimane potrebbero migliorare le rese, pur senza compensare completamente le perdite attese negli altri Paesi produttori. Essendo l’UE non autosufficiente per il Mais, una minor produzione favorirebbe l’aumento delle importazioni dal resto del Mondo.

Anche in Pianura Padana il Mais sta attraversando la fase di impollinazione, e le elevate temperature hanno reso necessario intensificare gli interventi irrigui. Solo nelle prossime settimane sarà possibile valutare l’effettivo impatto del caldo sulle rese. 

Per il momento l’ampia disponibilità mondiale continua a contenere il rischio di forti rialzi delle quotazioni. Tuttavia, un ulteriore peggioramento del raccolto europeo, renderebbe il mercato comunitario ancora più dipendente dalle importazioni, sostenendo i prezzi nella seconda parte della campagna e con possibili ripercussioni anche sul mercato italiano. 

Il commento dell’Agricoltore

Fausto Nodari – Vicepresidente AMI e membro del Comitato Nazionale di Confagricoltura

«Una disamina che descrive perfettamente quello che risulta essere lo stato dell’arte del momento per quanto riguarda la coltura più eclettica del mercato. Vorrei però aggiungere che, al momento, è piuttosto azzardato fare delle stime: quello che il caldo anomalo ha causato nella fase fenologica più delicata della coltura lo scopriremo tra qualche settimana, quando avremo maggiore consapevolezza, sia nel Midwest sia in Europa, di ciò che è realmente successo.

Nel frattempo i futures del mais al CBOT rimangono molto attenti all’evoluzione della situazione, mantenendosi rialzisti e con quotazioni ai massimi dell’ultimo mese. 

Tornando velocemente a noi, la situazione idrogeologica dell’area padana risulta fortemente compromessa e, se non dovesse interrompersi il trend di questa anomala estate, potremmo trovarci tra un paio di settimane in una situazione ben più drammatica. Tutto ciò potrebbe incidere sul prezzo e, se a una produzione già scarsa dovesse aggiungersi anche una qualità deludente, si aprirebbe una voragine speculativa che potrebbe compromettere definitivamente l’annata. 

Abbiamo una sola possibilità, se vogliamo rimanere competitivi in un mercato sempre più esigente e affrontare le sfide che il clima ci riserva: affidarci alla scienza, attraverso le nuove tecnologie TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita), o NGT (New Genomic Techniques), qualunque nome si voglia utilizzare. Purtroppo siamo già fuori tempo massimo e stiamo giocando con il fuoco… a proposito di temperature.»

TESEO.clal.it – UE-27: Previsioni Produzioni Annuali di Mais

Germania: export di carne suina in crescita, ma prezzi in calo. Quali effetti per l’Italia?
13 Luglio 2026

di: Marika De Vincenzi

TESEO.clal.it – Germania: Suini macellati in peso carcassa

La Germania rappresenta uno dei principali punti di riferimento per il mercato suinicolo europeo, compreso quello italiano. Come nell’automotive (e nel calcio), anche il settore suinicolo è, in questa fase, sotto pressione. Nel primo trimestre 2026 le esportazioni di carne suina hanno raggiunto 561.477 tonnellate, in aumento del 2,7% rispetto allo stesso periodo del 2025. Tuttavia, nonostante la crescita dei volumi, il valore complessivo dell’export è diminuito del 4,3%, scendendo a 1,3 miliardi di euro. 

In termini di quantità, la crescita dell’export è guidata soprattutto da frattaglie, carni fresche (Italia primo Paese per ritiri fra gennaio e marzo 2026) e strutto, che insieme mettono a segno l’aumento in tonnellate più consistente. Registrano ottimi aumenti percentuali, ma con volumi più contenuti, anche i prodotti congelati come carcasse (+109%) e prosciutti (+96%, con l’Italia destinazione del tutto marginale). I prezzi medi raccontano una storia diametralmente opposta e registrano un calo per quasi tutte le principali categorie merceologiche.

Sul fronte della produzione, i dati di macellazione non evidenziano un incremento dell’offerta tale da giustificare, da solo, la debolezza delle quotazioni.  Nei primi quattro mesi del 2026 la Germania ha macellato 1,461 milioni di tonnellate di suini, in lieve calo rispetto allo stesso periodo del 2025 (-0,4%). Il dato conferma una fase di stabilizzazione dei volumi dopo il recupero registrato nel biennio precedente.

Il dato assume particolare rilevanza se inserito nel contesto strutturale del comparto. Dal 2016 al 2025 la produzione tedesca di carne suina è infatti diminuita da 5,6 a 4,3 milioni di tonnellate, riflettendo il progressivo ridimensionamento del patrimonio suinicolo e l’uscita di numerosi allevamenti dal settore.

La debolezza delle quotazioni non sembra, quindi, derivare da un aumento dell’offerta di carne suina, bensì dalla difficoltà di valorizzare economicamente la carne sui mercati internazionali. La disponibilità di suini da macello rimane sostanzialmente stabile, mentre la crescente pressione competitiva costringe gli esportatori tedeschi a praticare prezzi medi inferiori, comprimendo i margini della macellazione. 

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Consumi retail maggio:  il suino accelera, il bovino paga il caro-prezzi
8 Luglio 2026

Di Marika De Vincenzi

I dati aggiornati a maggio 2026 confermano un mercato delle carni sempre più polarizzato: le famiglie italiane continuano a selezionare gli acquisti, premiando le categorie capaci di combinare accessibilità economica e valore percepito. Una tendenza destinata a continuare, senza un’inversione di rotta su redditività e inflazione.

CARNI FRESCHE: il suino rafforza la leadership

La CARNE SUINA si conferma protagonista del retail, con una crescita tendenziale dei volumi del +9,6% nei primi cinque mesi dell’anno e un’accelerazione nel solo mese di maggio (+12,8%). A sostenere la domanda contribuiscono prezzi medi in lieve calo (-1,1%), che rendono il prodotto una delle alternative più convenienti nel panorama delle proteine animali.

Di segno opposto il trend della CARNE BOVINA, che continua a risentire dell’aumento dei listini: nei primi cinque mesi i volumi cedono il 6,9%, mentre i prezzi medi crescono del +13,9%. Il divario tra andamento dei prezzi e capacità di spesa delle famiglie rende il bovino il prodotto oggi più sotto pressione.

La CARNE AVICUNICOLA mantiene invece una crescita più equilibrata (+2,2% nei volumi gennaio-maggio), confermandosi una scelta stabile per il consumatore attento al prezzo.

SALUMI: resistenza del crudo, difficoltà per i segmenti più esposti

Nel comparto dei salumi prosegue la selettività della domanda. Nel periodo gennaio-maggio, soffrono prosciutto cotto (-4,9%) e mortadella (-4,4%), mentre il prosciutto crudo conferma una maggiore resilienza (+2,1%), sostenuto dal valore percepito del prodotto, anche a fronte di una qualità oggettivamente rafforzata rispetto al passato. Il salame mostra segnali di recupero nel mese di maggio (+2,5%).

Lo scenario dei primi mesi del 2026 evidenzia quindi un consumatore che non rinuncia alle proteine, ma sceglie in modo sempre più mirato: cresce ciò che offre convenienza, mentre resistono i prodotti capaci di differenziarsi per qualità e riconoscibilità.

TESEO.clal.it – Dashboard Bovini

Colza in equilibrio tra Clima, Canada e Biocarburanti
7 Luglio 2026

Di: Elisa Donegatti

Il mercato mondiale della Colza si mantiene in equilibrio tra una produzione globale attesa a 97 milioni di ton per la stagione in corso, sostenuta soprattutto dal Canada, e una domanda crescente legata all’alimentazione zootecnica ed ai biocarburanti. Negli Stati Uniti la filiera continua a rafforzarsi grazie alla domanda di biodiesel e diesel rinnovabile, con una produzione prevista a livelli record

In UE-27 il mercato è invece più esposto al clima: la produzione è stimata stabile rispetto alla stagione precedente ma con rischi legati alle ondate di calore che stanno riducendo le rese in Paesi chiave come la Francia. Il clima si conferma dunque un fattore di sostegno dei prezzi. A sostenere le quotazioni contribuiscono anche la riduzione delle scorte europee e la crescente domanda dell’industria dei biocarburanti, mentre l’aumento dell’offerta canadese tende a limitarne i rialzi. 

In Italia la Colza è una coltura di nicchia, con superfici tra 20 e 30 mila ettari e una produzione annuale compresa tra 50 e 80 mila ton, a seconda delle condizioni climatiche e delle rese (2,5 – 2,8 t/ha). La coltivazione è concentrata nel Nord e inserita nelle rotazioni per i benefici agronomici. 

La trasformazione dei Semi di Colza genera una farina con un contenuto proteico del 34-38%, utilizzata soprattutto per l’alimentazione di Bovini da Latte e da Carne.

Pur presentando un tenore proteico inferiore alla Farina di Soia, la Farina di Colza rappresenta infatti una fonte complementare grazie all’equilibrio tra proteina, fibra ed energia, utile nella diversificazione delle razioni (ove possibile). Nel comparto suinicolo il suo impiego resta più contenuto. 

In Italia l’approvvigionamento di Farina di Colza dipende dagli altri Paesi UE, soprattutto Francia e Germania. Le importazioni sono variabili (26,3 mila tonnellate nel 2025), con una dinamica che riflette la disponibilità e la competitività economica tra farine proteiche.  

Nel complesso, la Colza si conferma una materia prima strategica in una filiera integrata tra agricoltura, energia e zootecnia. Per l’Italia il tema centrale non è la produzione interna, ma la dipendenza dall’offerta europea e la volatilità delle farine proteiche, con impatto diretto sui costi di alimentazione degli allevamenti.

TESEO.Clal.it – Produzione italiana di Colza

Suinicoltura sotto stress da caldo
6 Luglio 2026

di: Marika De Vincenzi

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Un’indagine condotta da TESEO attraverso interviste ad alcuni allevatori di suini evidenzia come le ondate di calore stiano incidendo in modo significativo sulla suinicoltura, con effetti su alimentazione, fertilità e accrescimento ponderale degli animali. In estate, le alte temperature modificano i comportamenti fisiologici dei suini e la gestione degli allevamenti, con impatti, di conseguenza, anche sulla redditività. 

Sul PIANO ALIMENTARE, i suini riducono sensibilmente l’ingestione di mangime, con cali che possono superare anche il 50–60% nei periodi più critici. Gli animali compensano bevendo di più e riducendo l’attività motoria, ma questo comporta un rallentamento della crescita, i cui effetti si traducono in una minore efficienza economica.

Anche la FERTILITÀ risente dello stress termico: si osservano minori tassi di attecchimento delle fecondazioni e maggiori criticità in fase di gestazione, in particolare tra i 90 e i 100 giorni, quando le scrofe risultano più affaticate. Questo può tradursi in un aumento di aborti e mortalità fetale.

Per quanto riguarda la MORTALITÀ, l’impatto del caldo dipende molto dalle condizioni di allevamento e dalla gestione. I suini di maggiore peso risultano più sensibili allo stress termico, mentre i suinetti mostrano una maggiore resistenza. In situazioni ben controllate, l’incidenza può comunque aumentare rispetto ai valori fisiologici del 3–4%, arrivando fino al 7–8% nei periodi più critici. 

Il principale impatto economico, tuttavia, resta il mancato accrescimento degli animali, più che l’aumento della mortalità. In questo contesto, una corretta idratazione e una gestione attenta degli ambienti di allevamento risultano determinanti per contenere gli effetti delle alte temperature.

Filiera bovina: standard sanitari e sostenibilità guidano la competitività
1 Luglio 2026

Di Marika De Vincenzi

Il mercato globale della carne bovina è in una fase di profonda trasformazione strutturale. 
La contrazione della produzione interna dell’Unione Europea sostiene le quotazioni delle carcasse e aumenta la dipendenza dalle importazioni. 
Per l’Italia, che nel 2025 ha registrato un tasso di autosufficienza inferiore al 40%, l’approvvigionamento estero rappresenta una soluzione inevitabile.

In questo contesto si inserisce l’accordo UE-Mercosur, applicato in via provvisoria dal 1° maggio 2026. L’intesa prevede una quota di 99.000 tonnellate di carne bovina con dazio agevolato al 7,5% e l’azzeramento dei dazi per la quota Hilton (contingente di circa 67.000 tonnellate equivalenti carcassa riservato alla carne bovina di alta qualità). 
L’obiettivo è aumentare la disponibilità di prodotto sul mercato europeo, contribuendo alla gestione delle dinamiche di offerta, con clausole di salvaguardia attivabili in caso di squilibri. 

Sul fronte sanitario, l’UE adotta un approccio restrittivo: dal 3 settembre 2026 sarà bloccata l’importazione di carne dal Brasile in caso di mancato rispetto degli standard sull’uso di antimicrobici negli allevamenti. 
La misura potrebbe ridisegnare i flussi commerciali tra Europa e Sud America.

Parallelamente, l’accordo UE-Australia prevede un incremento graduale delle quote di importazione di carne bovina, subordinato al rispetto di requisiti su sicurezza alimentare, tracciabilità e allevamento estensivo.

Per gli operatori della filiera, la competitività non dipenderà più solo dal prezzo: standard sanitari, sostenibilità e conformità normativa diventano fattori decisivi per l’accesso al mercato europeo.

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

Cereali Vernini: raccolti positivi, ma i mercati restano prudenti
23 Giugno 2026

Di: Elisa Donegatti

La campagna 2025-2026 dei Cereali Vernini entra nel vivo della raccolta nelle principali aree produttrici, con un quadro generalmente favorevole. Secondo le ultime stime USDA, il mercato mondiale dei Cereali Vernini si presenta sostanzialmente equilibrato. Per il Frumento sono attesi produzione e stock finali in lieve calo rispetto alla stagione precedente, mentre per l’Orzo il quadro resta stabile. Sul mercato internazionale continua tuttavia a pesare la forte competitività dell’area del Mar Nero, con Russia e Ucraina ancora protagoniste dell’offerta mondiale di cereali. 

Anche in Europa le prospettive produttive risultano positive per il Frumento Tenero. Le più recenti stime indicano una produzione in recupero rispetto alla scorsa campagna. Le condizioni colturali si sono mantenute generalmente favorevoli nei principali Paesi produttori, mentre solo alcune aree dell’Europa centro-orientale hanno risentito maggiormente della siccità primaverile. 

In Italia la raccolta dell’Orzo è ormai in fase avanzata, mentre quella del Frumento Tenero sta progressivamente entrando nel vivo. Le prime indicazioni provenienti dal territorio evidenziano produzioni generalmente soddisfacenti, in alcuni casi superiori a quelle della scorsa campagna, accompagnate da livelli qualitativi molto buoni e spesso migliori delle aspettative formulate nei mesi scorsi. Un risultato significativo se si considera che la campagna era iniziata con semine autunnali rese difficili dalle abbondanti precipitazioni e che durante la primavera non sono mancati eventi meteorologici avversi. Grandinate e allettamenti hanno provocato danni localizzati in alcune aree, senza tuttavia compromettere il quadro produttivo nazionale nel suo complesso. 

Sul fronte dei prezzi, il mercato continua a mostrarsi prudente. Nelle principali piazze italiane il Frumento Tenero Fino si colloca attorno ai 230 €/t, mentre il Frumento di Forza si mantiene nell’area tra 240 e 250 €/t. Per l’Orzo zootecnico i valori si attestano generalmente intorno ai 200 €/t, confermando un quadro di mercato ancora influenzato dalla competitività del prodotto estero e dalle buone prospettive produttive nelle principali aree cerealicole mondiali.  

Le prime trebbiature confermano dunque una campagna dei Cereali Vernini migliore rispetto alle attese, sotto il profilo produttivo e qualitativo. Le buone prospettive della raccolta italiana si inseriscono in un contesto internazionale complessivamente equilibrato, ma caratterizzato da quotazioni che faticano a trovare nuovi elementi di sostegno. L’attenzione degli operatori resta quindi concentrata sull’evoluzione della raccolta nelle prossime settimane e sulle dinamiche dei mercati internazionali, fattori che continueranno a influenzare i prezzi nei prossimi mesi.

TESEO.Clal.it – Prezzi dell’Orzo
TESEO.Clal.it – Prezzi del Frumento Tenero

Riso: nuovi equilibri di mercato e sfide globali
17 Giugno 2026

Di: Elisa Donegatti

Il mercato del Riso sta attraversando una fase di profonda trasformazione, nella quale dinamiche commerciali, cambiamenti climatici e scelte produttive stanno ridisegnando gli equilibri del settore a livello mondiale. 

In questo contesto si inserisce anche la situazione italiana, caratterizzata da una crescita delle importazioni, da un rallentamento delle esportazioni e da un progressivo assestamento delle quotazioni dopo le forti tensioni registrate negli ultimi anni.

Nel primo trimestre del 2026 l’Italia ha importato 82.485 tonnellate di Riso, con un incremento del 29,1% rispetto allo stesso periodo del 2025 sostenuto soprattutto dai volumi provenienti da India, Thailandia, Cambogia, Myanmar e Vietnam, oltre che da alcuni partner comunitari come Francia e Grecia. Sul fronte opposto, le esportazioni italiane registrano una contrazione in diversi mercati storici, in particolare Germania, Belgio, Paesi Bassi e Regno Unito, fermandosi a 173.139 tonnellate (-8,8% rispetto al primo trimestre 2025). Pur mantenendo un saldo commerciale ampiamente positivo, il settore evidenzia una riduzione della distanza tra i flussi in entrata e quelli in uscita

Sul mercato interno si osservano andamenti differenti tra le principali varietà. Le quotazioni mostrano una fase di assestamento dopo i forti rialzi degli ultimi anni, pur mantenendosi su livelli generalmente superiori alle medie storiche. A Bologna, Arborio e Originario si attestano oltre i 1.200 euro per tonnellata, mentre il Ribe Parboiled evidenzia una sostanziale stabilità attorno ai 930 euro per tonnellata. Più contenute le quotazioni delle varietà Baldo, Indica, Ribe e similari, comprese tra 780 e 900 euro per tonnellata.

L’evoluzione del mercato italiano si inserisce in uno scenario internazionale in continua evoluzione. Le più recenti stime per la campagna 2026/27 indicano una lieve riduzione della produzione mondiale di Riso e degli stock finali, mentre i consumi continuano a crescere e gli scambi internazionali sono previsti in aumento. Un quadro che evidenzia una domanda mondiale ancora sostenuta e un progressivo assottigliamento delle scorte, pur in presenza di disponibilità che rimangono storicamente elevate. 

Accanto alle dinamiche commerciali cresce però l’attenzione verso un’altra sfida destinata a influenzare il futuro della risicoltura: il cambiamento climatico. La disponibilità di acqua sta diventando un fattore sempre più strategico per una coltura che richiede ingenti volumi irrigui. In molte aree produttive si osservano già fenomeni di maggiore variabilità delle precipitazioni, aumento dei costi irrigui e crescenti preoccupazioni per gli effetti di eventi climatici estremi. Per questo motivo la ricerca internazionale e i principali operatori del settore stanno investendo sempre più in sistemi di produzione climate-smart, basati su una gestione più efficiente dell’acqua, nuove tecniche agronomiche e varietà maggiormente tolleranti agli stress climatici. Parallelamente, anche le scelte di semina risultano sempre più influenzate dagli equilibri di mercato e dalle prospettive di redditività, con effetti che possono riflettersi sulla disponibilità di prodotto nelle campagne successive.

In questo scenario l’Italia resta il punto di riferimento della risicoltura europea. La capacità di coniugare qualità, competitività e innovazione sarà determinante per affrontare un mercato sempre più globale e una sfida climatica destinata a incidere profondamente sulle future strategie produttive. 

TESEO.Clal.it – Italia: Import di Riso per Principali Fornitori