Una dieta salutare e sostenibile comprende anche carne e latte
21 Dicembre 2020

Le proteine sono essenziali per la nostra alimentazione e la loro origine, siano esse prodotte dagli  animali o dalle coltivazioni,  ha un impatto sull’ambiente per gli elementi che vengono dispersi nel terreno e nell’atmosfera durante i processi produttivi.  In tutti i Paesi ad economia avanzata e non solo, si sta diffondendo il consumo di proteine derivanti da fonti vegetali con la convinzione che siano più salutari per le persone e meno impattanti per l’ambiente. 

Secondo uno studio dell’Università di Oxford, il cambiamento su scala mondiale verso una dieta che includesse più verdura e frutta rispetto alla carne,  potrebbe ridurre del 60% le emissioni di gas effetto serra e portare ad una diminuzione dei costi sanitari e dei danni climatici stimabili in 1,5 trilioni di dollari entro il 2050. Un esempio della rilevanza di tale problematica è anche il recente annuncio da parte della Commissione Europea di adottare una strategia per ridurre le emissioni in atmosfera di metano, secondo gas ad effetto serra dopo l’anidride carbonica, che origina anche dall’agricoltura.

Le proteine di origine animale contengono tutti i 9 aminoacidi essenziali

Resta però da vedere se una alimentazione più ricca di proteine da fonti vegetali è altrettanto valida per la salute umana. È appurato che le proteine di origine animale, oltre ad avere un maggior contenuto di aminoacidi essenziali rispetto a quelle vegetali, contengono tutti i 9 aminoacidi essenziali, mentre quelle di origine vegetale ne sono carenti di uno o più, generalmente lisina e metionina. In ambito vegetale il panorama è comunque molto variegato, con leguminose quali le lenticchie o pseudocereali come la quinoa particolarmente nobili in quanto a fonti proteiche, od il mais che ha contenuti elevati dell’aminoacido essenziale leucina. 

Riguardo a latte e derivati, particolarmente il siero, la bibliografia è ricca di studi che ne dimostrano il valore delle fonti proteiche per la funzionalità muscolare e la risposta anabolica rispetto alle proteine da fonti vegetali. Questo in particolare per il mantenimetno della massa muscolare nella popolazione anziana.  A parità di peso, le proteine da fonte animale, latte e carne, sono superiori a quelle vegetali per stimolare la sintesi proteica muscolare e dunque il passaggio verso una dieta vegetale dovrebbe essere attentamente bilanciato. In altri termini, una dieta salutare e sostenibile dovrà comprendere anche carne e latte.

L’essere umano è complesso, sia per la sua fisiologia che per gli aspetti psicologici ed i contesti sociali ed ambientali in cui vive. Pertanto, gli approcci all’alimentazione come quelli che si stanno diffondendo in ragione di supposti benefici per salute ed ambiente, se non vengono effettuati con una attenta valutazione scientifica rischiano di essere semplicistici e dunque controproducenti.

Resta il fatto che il valore dell’alimento non è tanto in sé stesso, quanto nel modo e nella quantità in cui viene assunto.

CLAL.it - Proteine nel latte UE-28
CLAL.it – Proteine nel latte UE-28

Fonti: Oxford Martin School; European Commission; Food Navigator.

Assistenza alle stalle USA per migliorare in sostenibilità
14 Dicembre 2020

Sono sempre più frequenti gli annunci di azioni concrete per la sostenibilità. Negli USA l’Innovation Center for U.S. Dairy, organizzazione che lavora per la diffusione delle azioni precompetitive lungo la filiera produttiva, ha sottoscritto un protocollo d’intesa con l’Agenzia della protezione ambientale per raggiungere la neutralità carbonica nel 2050.

L’obiettivo delle emissioni zero entro la metà del ventunesimo secolo per riuscire a contenere il riscaldamento globale entro la soglia di 1,5° é previsto anche dall’Accordo ONU sul clima di Parigi (COP 21 del 2015) firmato da 195 paesi, inclusa l’UE. Non a caso la Commissione Europea ha presentato il piano Green Deal per rendere l’Europa climaticamente neutrale entro il 2050.

Leggi anche ‘Allevamento e Sostenibilità: il nocciolo della questione’

Per raggiungere tale risultato bisogna attivare dei programmi concreti per valutare il livello di sostenibilità delle aziende da latte, indicare gli interventi da adottare, verificare il grado di raggiungimento degli obiettivi prefissati.
Il progetto USA prevede ad esempio una premialità per le aziende che attuano gli interventi necessari per migliorare il loro livello, fornendo programmi di assistenza tecnica frutto delle azioni di ricerca tecnica e scientifica.

L’importanza di avere una produzione da latte sostenibile

Avere una produzione da latte sostenibile significa tutelare animali, acqua, terreno. Occorre lavorare il terreno seguendo il principio dell’agricoltura conservativa (no-tillage), spargere letame e liquami in modo più efficiente con le nuove attrezzature, razionalizzare i consumi energetici; occorre prendere coscienza che migliorare la salute ed il benessere degli animali è importante quanto il miglioramento genetico.

Il programma statunitense ha lo scopo di rendere attuabili azioni di sostenibilità per ogni tipo di azienda da latte, indipendentemente dalle loro dimensioni, collocazione geografica e livello tecnologico. Prevede anche dei fondi per la ricerca, la formazione e l’analisi dei dati.

Agire per la sostenibilità significa rendere consapevoli i produttori del valore del loro lavoro migliorando, grazie alle nuove tecnologie, le pratiche produttive. Operare meglio per dimostrare ai consumatori ed alla società quanto sia fondamentale l’attività agricola per una alimentazione sana, pulita e benefica.

TESEO.clal.it - Costi e Ricavi delle Aziende da Latte USA
TESEO.clal.it – Costi e Ricavi delle Aziende da Latte USA

Fonti: The Fence Post; Undeniably Dairy; Parlamento Europeo

Allevamento e sostenibilità – il nocciolo della questione
11 Dicembre 2020

La tematica della sostenibilità è sempre più attuale. Oltre all’aspetto ambientale, emissioni in atmosfera e residui nei suoli, occorre considerare anche l’etica produttiva nelle relazioni sociali e per il benessere animale, nonché la redditività economica per gli operatori e le comunità dei territori rurali.

Uno studio della Commissione Europea realizzato da ricercatori dell’INRAE (Institut National de Recherche pour l’Agriculture, l’Alimentation et l’Environnement) e dello Scotland’s Rural College analizza, attualizzandoli, gli aspetti della sostenibilità che ormai rappresenta il nocciolo della questione per ogni filiera produttiva.

PAC e COP 21

Dopo la seconda guerra mondiale, la necessità di garantire la stabilità degli approvvigionamenti alimentari accessibili a prezzi ragionevoli, ha profondamente cambiato il sistema tradizionale di allevamento. Dal 1992, alle spinte produttiviste basate su meccanizzazione, evoluzioni tecniche e di gestione aziendale, sono subentrati nuovi obiettivi della PAC diretti anche ad ambiente e clima.

Collegare ad esempio il pagamento degli aiuti UE al rispetto di misure quali la direttiva nitrati (direttiva 91/676/CEE), ha permesso di ridurre l’eutrofizzazione con vantaggi anche per le emissioni di gas effetto serra (GHG) . Però, l’Unione Europea difficilmente riuscirà a rispettare gli impegni assunti alla conferenza ONU COP 21 di Parigi per arrivare ad una neutralità nel bilancio del carbonio al 2050.

L’erosione dei suoli colpisce il 13% delle terre UE arabili

Sono sempre preoccupanti gli effetti negativi dovuti ai residui di azoto e fosforo, all’uso dei pesticidi o degli antibiotici. Ancora, l’aratura dei prati stabili comporta una rapida perdita di sostanza organica del terreno, con un aumento nell’erosione dei suoli, fenomeno che ormai colpisce il 13% delle terre arabili UE.

Il riscaldamento climatico inciderà sulle produzioni ed i fabbisogni idrici per l’irrigazione saranno sempre più importanti. La protezione della biodiversità è sempre più presente nella PAC, con sollecitazioni per la diffusione del greening o per l’espansione delle superfici a prato stabile, anche se i valori sul bilancio europeo sono modesti.

Le nuove sfide

Le sfide della sostenibilità vanno però ben oltre il settore dell’allevamento, che troppo spesso è messo all’indice rispetto alle coltivazioni agricole. Per superare queste criticità assicurando il mantenimento di condizioni sociali ed economiche appropriate, occorre una transizione per l’adozione di innovazioni, tecnologie e nuovi modelli commerciali, attraverso il sostegno della politiche e l’aggiornamento delle legislazioni.

Allevamento: da problema a soluzione

L’allevamento, oltre che parte del problema, potrà però diventare anche elemento di soluzione se verrà riconnesso alle produzioni vegetali per ristabilire la qualità degli ecosistemi e la resilienza al cambiamento climatico, riducendo scarti ed emissioni e riciclando la biomassa in altri settori. L’allevamento potrà risultare prezioso anche per mantenere o far rivivere l’attività economica e sociale nelle zone rurali marginali e svantaggiate, insieme alla gestione del paesaggio. Il tutto nella prospettiva di ottenere sistemi agroalimentari più efficaci.

Per migliorare la sostenibilità delle produzioni animali occorre agire su tre fattori:

  • aumentarne l’efficacia;
  • adottare fattori produttivi di minore impatto;
  • passare da una logica lineare della produzione ad una logica circolare, con un cambiamento radicale nella logica dello sfruttamento produttivo.

Per questo gli animali dovranno essere selezionati per aver un maggior equilibrio fra produttività ed altre caratteristiche quali tasso di fecondità, numero di lattazioni, resistenza alle malattie. Maggiore efficacia significa però ricercare resilienza produttiva verso le criticità climatiche o sanitarie, ristabilire la qualità degli ecosistemi, garantire i mezzi produttivi.

L’innovazione, attraverso la ricerca e la formazione, diventerà la chiave del successo.

TESEO.clal.it – Produzione di latte per vacca in UE-28

Fonte: Publications Office of the European Union

Soia: Prezzi e Aggiornamenti di Mercato | Novembre 2020 [VIDEO]
3 Dicembre 2020

Produzioni di Soia previste in crescita per la nuova stagione, guidate da Brasile e Stati Uniti, mentre la Cina si conferma come principale destinazione per l’export di Soia. 
Aumentano i prezzi di Novembre della Soia nelle principali piazze mondiali.

Michele del Team di CLAL.it e TESEO illustra l’andamento di mercato della Soia nel seguente video.

La produzione mondiale di Soia per la stagione Settembre 2020 – Agosto 2021 è stimata in leggera diminuzione rispetto alla previsione precedente, ma comunque in aumento del +7,7% rispetto alla stagione 2019-20 (Forecast USDA). 

Produzione prevista in crescita per i due principali player mondiali, Brasile (+5,6%) e Stati Uniti (+17,4%). Positive anche le previsioni per Argentina e Unione Europea. 

L’Export mondiale di Soia per la stagione 2020-21 è stimato in leggero aumento, +1,9% rispetto alla stagione precedente, guidato dal trend positivo delle esportazioni statunitensi (+31,2%).

È previsto invece in diminuzione l’export di Soia di Brasile e Argentina. I dati di Ottobre mostrano infatti una riduzione delle esportazioni, rispettivamente -50,9% e -91% rispetto a Ottobre 2019.

La principale destinazione per l’export di Soia rimane la Cina, che rappresenta circa i ⅔ dell’Import mondiale. Per l’annata 2020-21 si prevede che la Cina accresca il suo import dell’1,5%, raggiungendo le 100 Milioni di Tonnellate. Nel solo mese di Ottobre la Cina ha importato circa 8,7 Mio Tons di Soia, +2,5 Mio Tons rispetto ad Ottobre 2019.

L’Unione Europea per il periodo Gennaio – Settembre 2020 ha importato più di 12 Mio Tons di Soia, registrando un aumento del +7,7% rispetto allo stesso periodo del 2019. Per la stagione 2020-21 si prevede, invece, una diminuzione dell’import di Soia europeo del -1,3%.  

Continua ad aumentare il prezzo della Soia in diverse piazze mondiali. Il prezzo medio di Novembre in Argentina è di 341$ per Ton, +7% rispetto al mese precedente e +36,4% rispetto a Novembre 2019. Anche per gli Stati Uniti il trend è positivo, con l’USDA che prevede un prezzo medio stagionale in crescita di oltre il 20% per la stagione 2020/21.

In Italia, il prezzo dei Semi di Soia Nazionale è aumentato sensibilmente. Il prezzo medio di Novembre, quotato a Bologna, è di 416€ per Ton, +7,3% rispetto al mese precedente e +22% rispetto a Novembre 2019.

Per maggiori dettagli sui mercati del latte, agricolo e suinicolo seguiteci sui nostri siti web CLAL.it e TESEO.clal.it.

Come sarà l’agricoltore del futuro?
27 Novembre 2020

Sapere come dovranno essere gli agricoltori del futuro permetterebbe agli imprenditori agricoli odierni di adottare nella propria attività gli strumenti necessari al cambiamento.

Uno studio USA basato sull’indagine psicografica, cioè intervistando gli agricoltori per definirne attività, attitudini, interessi, valori, ha cercato di definire quali dovranno essere le caratteristiche degli imprenditori agricoli nei prossimi 20 anni. Ne risulta che, sostanzialmente, l’agricoltore del 2040 sarà rappresentato da due tipologie principali:

  • le persone con una grande preparazione tecnica, non necessariamente in materie agricole/zootecniche ed estremamente aperte alle innovazioni;
  • le persone più aperte alle dinamiche di mercato, disponibili agli investimenti per orientare le produzioni in funzione della domanda.

Gli agricoltori avranno capacità per essere resilienti al cambiamento

Entrambe queste tipologie di agricoltori avranno capacità manageriali, di innovazione ed adattabilità, per poter essere resilienti al cambiamento. Dovranno agire su quattro direttrici: ricercare nuovi modi di valorizzazione, aumentare l’efficienza produttiva, integrare i nuovi standard, cogliere le innovazioni.

Fattore critico per questa evoluzione sarà il passaggio generazionale e diventerà fondamentale pianificare la successione per assicurare il futuro aziendale.

Soprattutto, però, gli agricoltori del prossimo futuro dovranno essere aperti alle collaborazioni ed alle compartecipazioni.

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Fonte: eDairyNews

Mais: prezzi e aggiornamenti di mercato | Novembre 2020 [VIDEO]
17 Novembre 2020

Produzioni ed esportazioni mondiali di Mais previste in crescita per la nuova stagione, trainate da Stati Uniti e Brasile.
Aumentati i prezzi del Mais in USA, Argentina ed alcuni Paesi UE, inclusa l’Italia.

Michele del Team di CLAL.it e TESEO illustra l’andamento di mercato del Mais nel seguente video

USDA ha recentemente rivisto la Produzione mondiale di Mais per la stagione Settembre 2020 – Agosto 2021 in leggera diminuzione rispetto alla previsione di Ottobre. Se confrontata con l’annata precedente la produzione è comunque stimata in aumento del +2,5%, attestandosi a 1.144,6 Mio Tons

A guidare l’aumento produttivo sono gli Stati Uniti (+6,5%) e il Brasile (+7,8%).
La produzione in Unione Europea, Argentina e Ucraina è invece prevista in diminuzione, a causa di condizioni di siccità.

Mais - Forecast USDA di Novembre

Positive le previsioni sull’Export mondiale di Mais, per il quale si attende un aumento dell’8,0% per la stagione 2020-21. Aumento guidato, ancora una volta, da Stati Uniti (+49,0%) e Brasile (+14,7%).

L’Unione Europea nel periodo Gennaio – Settembre 2020 ha esportato 3.142.400 Ton di Mais, +15,4% rispetto ai primi 9 mesi del 2019. Tuttavia, per la stagione 2020-2021 è prevista una riduzione significativa. Stimato in diminuzione anche l’export di Argentina e Russia. 

UE-28: Export di Mais

Continua ad aumentare il prezzo del Mais negli USA. Il prezzo medio di Novembre in West Iowa è di 156,8$ per Ton, +5,1% rispetto al mese precedente. 
Anche in Argentina il prezzo del Mais è aumentato sensibilmente, a partire da giugno, e il prezzo medio di Novembre del Mercado Rosario è 190$ per Ton

Questo trend si riflette anche sui prezzi in Olanda, Spagna, Portogallo ed Italia. I prezzi medi attualmente quotati a Bologna sono: 195€/Ton per il Mais ad uso zootecnico, 199€/Ton per il Mais ad uso zootecnico con caratteristiche.

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L’intelligenza artificiale al servizio dell’allevatore
11 Novembre 2020

L’intelligenza artificiale (artificial intelligence – AI) può offrire la possibilità di conoscere e monitorare in modo diretto ed immediato gli animali e ciò che li circonda, rilevando una quantità di informazioni impensabile con l’osservazione diretta da parte dell’allevatore.

L’elaborazione dei dati ottenuti con sensori ubicati nei vari punti aziendali coinvolti nell’attività produttiva, permette di ottenere con estrema precisione gli elementi utili per le decisioni da prendere nella conduzione dell’allevamento e fino al singolo animale.

Le applicazioni dell’Intelligenza Artificiale sono innumerevoli. Possono permettere ad esempio di correlare l’efficienza alimentare della vacca al suo patrimonio genetico per impostare gli indici di selezione o determinare quando il livello di stress da calore può avere conseguenza sul suo stato di salute. Il fatto di poter rilevare se l’animale è coricato o si muove, in che modo rumina, si alimenta o beve, rende possibile intervenire prima che si manifestino forme patologiche che impattano negativamente sulla produzione di latte.

La tecnologia aiuta l’allevatore a seguire e gestire gli animali

La mole di dati raccolta con un flusso continuo 24 ore al giorno dai vari sensori e terminali, elaborati e classificati secondo gerarchie di fattori, entrano in un cloud diventando accessibili su computer e cellulare. La tecnologia è un mezzo che aiuta l’allevatore a seguire e gestire gli animali, ad intervenire prontamente per assicurarne il benessere; in altri termini a compiere quelle scelte gestionali che permettono di massimizzare la redditività.

La potenzialità dell’intelligenza artificiale è nella capacità del sistema di continuare ad apprendere e dunque di modificarsi in funzione dell’obiettivo produttivo. Il sistema arriverà a conoscere meglio non solo l’animale ma anche l’allevamento e le specifiche pratiche di conduzione aziendale.

L’università della Florida lo scorso luglio ha avviato un piano di 70 milioni di dollari per attività di formazione, ricerca e sviluppo delle tecnologie AI nell’allevamento, comprese le valutazioni economiche.

Non bisogna però illudersi che la tecnologia possa dettar legge: nulla potrà mai sostituire le intuizioni dell’allevatore, le sue responsabilità ed esperienza. Le finalità strategiche sono e debbono sempre essere determinate dall’allevatore, che potrà e dovrà avvalersi delle tecnologie in funzione delle scelte che vorrà fare.

TESEO.clal.it - Performance Sistema Stalla
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Fonte: Positively Osceola

È possibile fermare la deforestazione?
28 Ottobre 2020

La conversione nelle zone tropicali delle superfici naturali a terreni coltivati per prodotti quali soia, carne, olio di palma, cellulosa, è ritenuto essere uno dei maggiori fenomeni di degradazione ambientale per l’impatto negativo sul clima. Alla deforestazione è attribuito il 15% delle emissioni di anidride carbonica. Le foreste sono essenziali per mitigare i cambiamenti climatici, contrastare l’erosione di terreni fragili, favorire la biodiversità.

Ai grandi operatori sono richiesti sistemi di sostenibilità ambientale e sociale

Nel contempo, coltivare soia o palma da olio può essere vitale per intere comunità ed economie nazionali. In Indonesia, che con la Malesia assicura l’85% della produzione mondiale di olio di palma, la metà delle coltivazioni è assicurata da piccoli agricoltori.
In tale contesto, ai grandi operatori mondiali che raccolgono e trasformano queste materie prime è sempre più richiesto di agire per attuare sistemi di sostenibilità ambientale e sociale per le finalità economiche.

Unilever ha assunto l’impegno di eliminare la deforestazione dalle proprie forniture di materie prime entro il 2020. All’avvicinarsi della scadenza, questo colosso alimentare mondiale ha adottato un sistema di tecnologia satellitare con geo-referenziamento ed intelligenza artificiale messo a punto dall’azienda californiana Northrop Grumman (ex Orbital) per monitorare sul terreno le singole aziende fornitrici.

Riguardo la soia acquistata in Brasile, Cargill ha assunto l’impegno di non ritirare soia ottenuta da terreni sottratti alla foresta dopo il 2008, conformandosi all’accordo Amazon Soy Moratorium del 2006. Cargill, inoltre, collabora con associazioni locali per attuare soluzioni sostenibili volte agli agricoltori ed alle loro comunità. Una di queste è la collaborazione con l’associazione degli agricoltori del Bahia, regione collocata nel Cerrado, una vasta area che copre una superficie di 200 milioni di ettari.

Anche in questo caso, le moderne tecniche di mappatura permettono di dare trasparenza alle diverse azioni, la cui finalità resta quella di realizzare sistemi sostenibili di produzione, ricercando di migliorare le condizioni di vita dal punto di vista economico, sociale ed ambientale e fornendo al consumatore prodotti etici.

Ambiente, condizioni sociali, etica produttiva e dei consumi dimostrano un destino comune a tutti, filiera produttiva e consumatori ma anche comunità sociali ed ambiti economici.

Fonti: Food Navigator; Cargill

Raddoppia l’import cinese di carni suine europee [VIDEO]
21 Ottobre 2020

L’import della Cina di Carni Suine nel periodo Gennaio – Agosto 2020 è quasi raddoppiato rispetto allo stesso periodo del 2019. Nel 2020, la Cina è diventata un’importante destinazione anche per le Carni suine italiane

Marika del Team di TESEO illustra l’andamento delle importazioni cinesi nel seguente video.

Nel periodo Gennaio – Agosto 2020 la Cina ha importato circa 3,8 milioni di tonnellate di carni suine: +97,01% rispetto allo stesso periodo del 2019.
Trend confermato nel mese di Agosto, con un aumento del +73,5%.

Dopo il picco storico raggiunto nel periodo Gennaio-Febbraio, i prezzi all’import si sono riallineati alla media del 2019.

Tra le tipologie di carni suine, la Cina importa principalmente Carni congelate e Frattaglie congelate.

L’UE è il principale fornitore di carni suine della Cina: 2.227.000 ton nei primi 8 mesi del 2020. 

Import Cina da UE
Carni fresche, refrigerate o congelate+122% Gen – Ago 2020

L’import di Carni fresche, refrigerate o congelate provenienti dall’UE è aumentato del +122%, raggiungendo 1.584.022 tons.

Nel periodo Gennaio – Agosto 2020, l’import della Cina di Carni suine congelate dalla Spagna, principale Paese fornitore, è cresciuto del +145% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Oltre alla Spagna, i principali fornitori sono gli Stati Uniti e la Germania.
Tuttavia, i recenti casi di African Swine Fever potrebbero mettere in dubbio le importazioni dalla Cina di carni tedesche, lasciando spazio ad altri fornitori. 

La Cina è diventato nel 2020 un’importante destinazione anche per le carni suine italiane. Nel periodo Gennaio-Giugno, infatti, sono state esportate 8.199 tonnellate di Carni fresche, refrigera

Massimizzare la fertilità del terreno conoscendo il carbonio
7 Ottobre 2020

Se il carbonio sotto forma di gas atmosferici rappresenta una delle più preoccupanti fonti di inquinamento, come sostanza organica assicura la fertilità del terreno. Il terreno, infatti, contiene il 65% del carbonio presente negli ecosistemi terrestri, mentre il 16% lo si ritrova nella vegetazione ed il 19% nell’atmosfera.
Dunque, la sostanza organica del suolo rappresenta il maggior serbatoio di carbonio e conoscerne la dinamica diventa importante non solo per la fertilità dei terreni ma come strategia per attuare pratiche colturali atte ad implementare il sequestro del carbonio.

La pratica del prato stabile come strumento di tutela ambientale

La pratica del prato stabile rappresenta una delle condizioni migliori per favorire tale sequestrazione accumulando materia organica. Grazie alla maggior quantità di radici ed alla capacità di fissare i nutrienti durante la maggior parte dell’anno rispetto ai seminativi, il prato stabile se ben gestito e curato, offre tutte le sue potenzialità anche in termini di tutela ambientale. 

Per massimizzare la fertilità del terreno diventa importante poter fare il bilancio del carbonio attraverso la misurazione del suo apporto e della successiva decomposizione e mineralizzazione. Questo in funzione delle coltivazioni e delle varie tecniche agronomiche, fra le quali le rotazioni, le concimazioni e l’apporto idrico. Uno studio argentino denominato Rotaciones en Tambo identifica la metodologia per calcolare l’apporto di carbonio al terreno nei sistemi delle aziende da latte valutando l’effetto sulla sostanza organica da parte delle colture foraggere perenni ed annuali, permettendo così di simulare varie possibilità di rotazioni e pratiche colturali.

Conoscere la dinamica del carbonio organico è importante non solo per valutare la fertilità del terreno ma anche per sequestrare il carbonio dall’atmosfera. Nelle aziende da latte, un’attenta valutazione delle varie coltivazioni anche in funzione del bilancio del carbonio, permetterà di iscriversi in una dinamica di sostenibilità ambientale, dimostrando tutto l’apporto che l’allevamento può fornire a questa fondamentale finalità.

Fonti: Todo Lecheria e Todo Agro