Negli Stati Uniti un recente rapporto CoBank segnala che il numero di manze disponibili è ai minimi degli ultimi 20 anni e continuerà a calare fino al 2027, con prezzi superiori ai 3.000 dollari a capo. La causa principale è l’aumento dell’uso del seme da carne (Beef on Dairy), che riduce la produzione di manze destinate alla rimonta.
In Italia si osserva un fenomeno simile, seppur con dinamiche proprie. Secondo i dati Anafibj, nel 2023 sono state registrate oltre 2 milioni di inseminazioni su bovine di razza Frisona Italiana, di cui circa 430.000 (pari al 20%) effettuate con seme di tori da carne. Questa quota è aumentata dal 6% (2012) al 23% (2023), con un incremento medio annuo dell’1,6%. Le stime indicano che entro il 2030 la percentuale di inseminazioni con tori da carne potrebbe arrivare al 30–34%, cioè circa una bovina su tre.
L’aumento del BEEF ON DAIRY in Italia è guidato principalmente da tre fattori:
- Valore dei vitelli maschi: gli incroci generano vitelli di maggiore valore commerciale, fino a tre volte quello dei vitelli puri di Frisona.
- Ottimizzazione della rimonta interna: le vacche giovani ricevono seme sessato da latte per garantire il ricambio, mentre le pluripare o meno performanti vengono inseminate con tori da carne.
- Riduzione della dipendenza dalle importazioni: i vitelli nati in Italia sostituiscono parte dei ristalli da carne importati, aumentando l’autosufficienza della filiera.

“Rispetto a tre anni fa oggi acquistare capi da ristallo costa il doppio e c’è maggiore difficoltà a reperirli, per il calo di animali in Francia – spiega Matteo Boso, allevatore di Eraclea (Venezia) e membro di CIA Venezia, che alleva circa 1.900 capi all’anno, prevalentemente di razza Charolais -. Un progetto come il Beef on Dairy, che andrebbe sostenuto anche a livello politico, permetterebbe di remunerare meglio gli allevatori da latte e darebbe maggiore ossigeno ai produttori di carne”.
Sul piano concreto, i vitelli ottenuti dall’impiego di seme di tori da carne verrebbero svezzati dai produttori di latte fino al peso di 70-80, massimo 100 chilogrammi, per poi completare la fase di ingrasso sotto la gestione di allevatori da carne.













































































