Aggiornamento climatico: nuove sfide per l’agroalimentare
29 Settembre 2025

Di: Alberto Lancellotti

L’estate appena trascorsa ha nuovamente confermato quanto la variabilità climatica sia un fattore determinante per la produttività agricola mondiale.

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In Europa si sono osservati andamenti contrastanti: Ungheria, Romania, Bulgaria e Turchia hanno registrato problematiche significative per le coltivazioni di Mais, Girasole e Soia, penalizzate da siccità e ondate di calore, con rese al di sotto della media storica. Al contrario, condizioni più favorevoli hanno sostenuto le colture nell’Europa centro-settentrionale, con prospettive positive in Germania, Polonia occidentale, Austria, Repubblica Ceca e nei Paesi nordici.

In Francia la situazione è eterogenea: cali produttivi nelle zone occidentali colpite dal caldo e rese migliori nelle aree orientali. Nel Mediterraneo, in particolare in Spagna e Portogallo, irrigazione e precipitazioni favorevoli hanno consentito rendimenti vicini o superiori alla media quinquennale, mentre la Grecia continua a soffrire una carenza idrica strutturale che penalizza le rese agricole.

L’Italia ha registrato condizioni relativamente favorevoli: con un’estate priva di criticità estreme, le piogge di fine stagione hanno sostenuto Mais e Soia al Nord, migliorando le prospettive sui raccolti, mentre il Girasole al Centro mostra rese stabili. Positivo anche l’andamento del Riso, con superfici coltivate in aumento e miglioramenti delle rese.

In Nord America si sono registrate diverse criticità: le aree occidentali degli USA hanno sofferto siccità persistente, che non ha però interessato in pieno le principali zone di produzione agricola. Tuttavia, nelle ultime settimane, lo stress idrico si è spostato verso il Midwest, coinvolgendo parzialmente alcuni stati del CornBelt come Illinois, Indiana e Missouri.
In Canada invece, oltre il 70% del territorio è stato classificato come “eccezionalmente secco”, con condizioni critiche soprattutto nelle regioni atlantiche del paese.

In Sud America il clima si è rivelato complessivamente più favorevole rispetto agli ultimi anni, sostenendo la produzione agro-alimentare. Non sono però mancate anomalie: nel nord dell’Argentina le piogge eccessive hanno causato allagamenti, mentre nel sud-est del Brasile la scarsità di precipitazioni sta aumentando il rischio di siccità, con possibili effetti negativi su Mais e Soia, colture chiave per l’area.

In Oceania, le piogge su diverse regioni dell’Australia hanno favorito le colture invernali, dopo stagioni segnate da stress idrico e rese limitate. Anche la Nuova Zelanda beneficia di condizioni favorevoli, con buona disponibilità di foraggi all’inizio della primavera.

L’andamento del 2025 mette in luce ancora una volta il ruolo centrale del clima nel determinare le rese agricole globali. Diventa quindi sempre più urgente puntare su strumenti e strategie che rafforzino la resilienza del settore e ne riducano la vulnerabilità a tali fattori.

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TESEO.clal.it – Bollettino Climatico

L’impatto delle temperature estreme sul sistema alimentare mondiale
19 Settembre 2025

Le temperature spingono al rialzo il costo del cibo

Tra gli effetti dell’aumento delle temperature che colpisce tutto il mondo, la crescita dei prezzi dei generi alimentari è la seconda conseguenza del cambiamento climatico più frequentemente citata, dopo il caldo estremo stesso.

Recenti analisi econometriche confermano che le temperature anormalmente elevate impattano sulla produzione agricola determinando carenze di approvvigionamento ed inflazione nei prezzi dei generi alimentari. Questo determina una concatenazione di ricadute sociali che vanno dall’aumento delle disuguaglianze economiche e dell’onere sui sistemi sanitari, alla destabilizzazione dei sistemi monetari e politici.

La prima origine di questi eventi è la riduzione dei raccolti dovuta a calo delle rese, stress da calore sul lavoro agricolo o danni alle infrastrutture causati dalle inondazioni. Però sulla dinamica dei prezzi intervengono anche contesti socioeconomici più complessi associati a variazioni della domanda, interruzioni dei trasporti, speculazioni.

Effetti concreti a livello globale

In Asia, le temperature mensili senza precedenti che nel 2024 hanno colpito quasi tutta la Corea del sud ed il Giappone, nonché in gran parte della Cina e dell’India, hanno portato ad un aumento sostanziale del prezzo del cavolo coreano (70% in più nel settembre 2024 rispetto al settembre 2023), del riso giapponese (48% in più nel settembre 2024 rispetto al settembre 2023) e dei prezzi complessivi degli ortaggi in Cina (aumento del 30% tra giugno ed agosto).

Impatti significativi sono stati osservati anche nelle economie occidentali avanzate.
Con la California che rappresenta oltre il 40% della produzione ortofrutticola degli Stati Uniti, la siccità senza precedenti del  2022 ha contribuito ad un aumento dell’80% dei prezzi su base annua. Altro esempio è l’olio d’oliva: la Spagna che copre oltre il 40% della produzione mondiale, la siccità che ha colpito l’Europa meridionale nel 2022/23 ha determinato un aumento dei prezzi del 50% in tutta l’UE.

I recenti eventi climatici estremi hanno poi fatto aumentare anche i prezzi di importanti commodity come cacao e caffè. Ghana e Costa d’Avorio producono quasi il 60% del cacao mondiale; le temperature mensili senza precedenti registrate in entrambi i paesi nel febbraio 2024, che si sono aggiunte alla prolungata siccità dell’anno precedente, hanno portato in aprile 2024 ad un aumento dei prezzi di mercato globali del cacao di circa il 300% rispetto all’anno precedente. Effetti simili sono stati osservati per il caffè a seguito delle ondate di calore e della siccità in Vietnam e Brasile lo scorso anno. Tali effetti sui mercati internazionali comportano sfide per i fornitori così come per i consumatori che vivono nei Paesi lontani da quelli direttamente colpiti dagli eventi meteorologici estremi.

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Sicurezza alimentare e salute pubblica

Bisogna poi considerare che l’aumento dei prezzi ha implicazioni che vanno oltre la dimensione inflazionistica perché possono colpire direttamente la sicurezza alimentare, in particolare per le famiglie a basso reddito che si vedono costrette a spendere una percentuale ancora più elevata in cibo, aumentando le disparità.
Ad esempio, negli Stati Uniti il quintile di reddito più basso spende circa il 33% in alimenti rispetto all’8% del quintile di reddito più alto. Il fatto che gli aumenti di prezzo maggiori si verifichino nei paesi più caldi e tipicamente più poveri amplificherà ulteriormente queste ricadute.

Veniamo agli effetti sulla salute pubblica: quando l’aumento dei prezzi spinge i consumatori ad optare per prodotti più economici, spesso meno nutrienti, ciò può avere conseguenze a catena sulla qualità dell’alimentazione. Poiché le malattie legate all’alimentazione sono responsabili di più decessi rispetto a qualsiasi altro rischio, gli aumenti dei prezzi indotti dal clima potrebbero acuire una serie di conseguenze sulla salute, dalla malnutrizione e dalle comorbidità associate (in particolare tra i bambini, che hanno esigenze nutrizionali più elevate) ad una serie di patologie croniche.

Affrontare la crisi con azioni globali

Poi, gli effetti dell’aumento delle temperature sui prezzi dei generi alimentari fanno aumentare anche l’inflazione complessiva, con ricadute più pesanti per le economie deboli, determinando instabilità. La storia, dalle rivoluzioni francese e russa alla recente Primavera araba del 2011, ci insegna come l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari possa anche essere precursore di sconvolgimenti politici e sociali.

Tali esempi evidenziano gli impatti dei cambiamenti climatici non mitigati sul sistema alimentare e di conseguenza evidenziano l’urgenza di attuare provvedimenti che riducano le emissioni di gas serra e limitino il riscaldamento globale in linea con gli obiettivi concordati a livello mondiale.

Questa rimane la leva fondamentale per ridurre il rischio. Tuttavia, dato che le attuali traiettorie indicano che un ulteriore riscaldamento è inevitabile, occorre investire in azioni di ricerca e concordare scelte politiche a livello mondiale per facilitare l’adattamento e costruire una resilienza verso una problematica che riguarda tutto e tutti.

Fonte: IOP Publishing – Climate extremes, food price spikes, and their wider societal risks

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Frumento Tenero: mercato competitivo nonostante l’offerta abbondante
29 Agosto 2025

Di: Elisa Donegatti

La produzione mondiale di Frumento 2025–26 è stimata da USDA a 806,9 milioni di tonnellate (+0,9%), con un consumo previsto di oltre gli 800 milioni di tonnellate (+0,8%), trainato soprattutto dall’alimentazione umana. In Europa, la produzione di Frumento Tenero è prevista in aumento del 13,2%, con rese medie superiori alla media quinquennale, ma la qualità è disomogenea: peso specifico e proteine adeguate nel Sud ed Est Europa, mentre le piogge estive in Francia e Germania dovrebbero portare a proteine e panificabilità ridotte. In Italia, la produzione è stimata a 2,7 milioni di tonnellate (+5%), con rese migliorate e qualità generalmente soddisfacente, sebbene in alcune zone, come l’Emilia-Romagna, le rese sembrino essere inferiori alla media a causa di un clima sfavorevole.

Nel frattempo, gli scambi commerciali mostrano contrazioni: l’UE ha importato, nel periodo Gennaio – Giugno 2025, 3 milioni di ton (-32,5%), con una riduzione dall’Ucraina del -55%, ed esportato -29,8%. L’Italia, nel periodo Gennaio – Maggio 2025, ha importato 2,4 milioni di ton (-1,6%). Russia e Ucraina restano determinanti sul mercato: la produzione in Russia è stimata a 83,5 milioni di ton e le esportazioni a 46 milioni di ton, favorite dall’abolizione dei dazi interni, mentre la produzione in Ucraina è prevista a 22 milioni di ton a fronte di 15,5 milioni di ton esportati, condizionati da qualità irregolare e da sfide logistiche. L’UE, per proteggere gli agricoltori comunitari, ha reintrodotto quote di importazione dall’Ucraina fissando un tetto di 1,3 milione di tonnellate (circa un quinto del totale importato nel 2024), con aumenti graduali fino al 2028.

I prezzi del Frumento Tenero restano deboli: a livello internazionale, le quotazioni delle ultime settimane registrano una flessione moderata, con prezzi inferiori rispetto all’inizio dell’estate, condizionati dall’offerta globale abbondante. In Europa, il prezzo medio del frumento panificabile in Agosto 2025 si è attestato a 204,21 €/ton (in diminuzione); in Italia, in Agosto il frumento tenero “fino” si colloca a 240,5 €/ton, mentre i grani speciali di forza a 265 €/ton (CCIAA di Bologna).

In un mercato che rimane competitivo nonostante l’offerta abbondante, la valorizzazione della qualità resterà determinante per mantenere margini e redditività.

TESEO.Clal.it – Italia: Confronto prezzi Import e quotazioni CCIAA Bologna

Produrre per il domani
22 Agosto 2025

Rispetto al 1940 la quantità di calorie alimentari a disposizione per ogni persona è raddoppiata. Dunque, il miglioramento delle tecniche produttive – meccanizzazione, concimazione, trattamenti, genetica – ha permesso di ottenere una quantità di cibo più che sufficiente per sfamare la popolazione mondiale.
Il problema è che gli alimenti a disposizione della popolazione sono ripartiti malamente, comportando da un lato situazioni di sovrabbondanza e l’insorgere di patologie quali l’obesità, dall’altro il persistere di penurie e carestie.

In ogni caso la sicurezza alimentare è migliore rispetto al passato: escludendo le situazioni di conflitto, la percentuale di popolazione sottoalimentata si è ridotta ed oggi si stima sia pari ad un 10% del totale degli abitanti del pianeta rispetto al 30% nel dopoguerra; le aspettative di vita sono aumentate ed è diminuita la mortalità infantile. Riguardo le quantità alimentari, prendendo a riferimento i cereali si nota come rispetto agli anni ’60 la produzione sia aumentata a parità di superfice coltivata e stia crescendo ad un ritmo maggiore dell’aumento demografico.

Sostenibilità e biodiversità guidano il futuro dell’agroalimentare

Dopo il boom produttivo degli ultimi decenni del secolo scorso determinato anche dalle politiche pubbliche incentivanti, con risvolto di effetti negativi quali eccessi di cibo ed impatti ambientali, l’attenzione si è gradualmente spostata verso sostenibilità e biodiversità. Di conseguenza, aspetti quali la riduzione delle emissioni carboniose, la lotta agli sprechi, l’efficientamento energetico, rientrano a pieno titolo nei fattori produttivi.

Si può dunque affermare che il sistema si stia evolvendo verso la giusta direzione. Il problema però sono i tempi e la convinzione che non debba essere solo una transizione produttiva ma una conversione ecologica.

Prossimi 25 anni cruciali per nutrire dieci miliardi persone

Tutta la filiera dalla terra alla tavola – produttori agricoli, trasformatori, distributori, consumatori – dovrà dunque operare in una visione futura piuttosto che ancorarsi al presente od al recente passato. Il sistema mondiale dovrà produrre abbastanza per nutrire una popolazione che a metà secolo si attesterà sui 10 miliardi di abitanti rispetto agli 8 miliardi attuali, per poi diminuire. Quindi i prossimi 25 anni saranno i più cruciali nella storia dell’agroalimentare e non si potrà fallire.

Occorrerà affrontare e vincere nuove sfide che si chiamano cambiamento climatico, scarsità idrica, energia, riduzione di suolo agricolo, perdita di biodiversità, che dipendono solo in parte da comportamenti umani e che richiedono uno sforzo globale.

Poi ci sono le altre sfide dei conflitti, imputabili invece esclusivamente ai comportamenti umani: possono mettere in crisi tutto e tutti, ma possono essere risolte. Basterebbe volerlo.

Fonte: Food and Agriculture Organization of the United Nations

TESEO.clal.it – La produzione mondiale di Grano aumenta ogni anno

Metano e allevamenti: la riduzione è possibile
12 Agosto 2025

Il problema è presto detto: dato che il metano è un gas ad effetto serra con un potenziale di 21 volte superiore a quello dell’anidride carbonica, bisogna ridurne le emissione in atmosfera. Essendo poi generalmente acquisito che l’allevamento animale (i ruminanti) rappresenta la maggior parte delle emissioni agricole, che a loro volta sono il 41% di quelle totali derivanti dalle attività antropiche, appare evidente la necessità di agire in questo settore produttivo anche perché, essendo ottenuto nel rumine come sottoprodotto della fermentazione anaerobica, il metano rappresenta una perdita di energia che impatta negativamente le produzioni.

Il rumine, dove si svolge il processo di metanogenesi, è il punto focale per le varie azioni e strategie tese a ridurre le emissioni. Questo non è un obiettivo nuovo, dato che già dagli anni ’50 i ricercatori hanno lavorato per individuare delle azioni atte a mitigare le perdite di questo gas composto da carbonio e idrogeno. Bisogna però trovare delle soluzioni semplici, poco costose, senza rischi per l’ambiente e la salute, che inoltre favoriscano la produttività.

Sostanzialmente si può agire a tre livelli: razione, additivi alimentari, probiotici.

Alimentazione mirata riduce fino al 60% emissioni

Il primo, che è anche il più diretto e meno costoso, consiste nel modificare la razione alimentare agendo sul rapporto foraggi-mangimi e sulla qualità del foraggio per indirizzare le fermentazioni ruminali verso il propionato in modo da avere meno idrogeno disponibile per la metanogenesi. Secondo un recente studio statunitense, modulando la razione alimentare si possono abbattere del 60% le emissioni di metano.

Un secondo possibile intervento è rappresentato dalle sostanze additive che vanno dagli ionofori, introdotti negli USA già dal 1975, agli inibitori la metanogenesi, agli oli essenziali, alghe, ed altri metaboliti vegetali.

Additivi e batteri per limitare la metanogenesi

Si potrebbe poi far leva sull’azione dei batteri, da quelli propionici agli acetogeni, a quelli ossidanti il metano. Fra tutti questi possibili agenti, quello per cui esiste una evidenza scientifica della sua efficacia come potente inibitore è il p3-nitrossipropanolo, che rappresenta il principio attivo del Bovaer, additivo approvato anche in USA, Giappone, Corea ed in attesa di autorizzazione anche in Cina.

Riguardo le alghe, l’uso di Asparagopsis nella razione, grazie alla presenza di bromoformio, può ridurre drasticamente le emissioni di metano. Va bene per gli allevamenti da carne, ma nel latte potrebbe esserci il problema dei residui. Per tale ragione, recentemente un’azienda australiana ha annunciato l’investimento di 4,6 milioni di dollari per sviluppare un additivo senza questo composto, formato da prebiotici in modo da inibire la produzione di metano e promuovere l’azione di batteri che usino l’idrogeno producendo nutrienti per l’animale.

Quindi, la soluzione del problema non è facile ma è possibile e deve essere perseguita, perché la riduzione delle emissioni enteriche dei ruminanti potrebbe aumentare le performance assicurando la sostenibilità a lungo termine dell’attività agricola.

Fonti: Science Direct, Dairy Reporter

Il Canada rafforza l’export verso i Paesi UE di cereali e semi oleosi
8 Agosto 2025

Di: Elisa Donegatti

Nel primo semestre 2025, il Canada ha aumentato in modo significativo le esportazioni di Frumento, Mais, Colza e Soia verso l’Europa. Questi scambi trovano spazio nel contesto dell’’accordo CETA, che ha rimosso i dazi e semplificato le pratiche doganali, riducendo tempi e costi di consegna.

Export Canada
Frumento Duro Verso Italia+68% Gen – Giu 2025

Le esportazioni di Frumento canadese sono cresciute del 20,4%, mentre raddoppia la quota destinata all’UE (+100,7%). In Italia, gli acquisti di Frumento Tenero sono aumentati del 40,9%, quelli del Frumento Duro hanno registrato un +68,8%, oltre 309.000 tonnellate importate, confermando il Paese come primo acquirente europeo. Questi dati evidenziano come il Canada sia diventato un fornitore strategico per il mercato europeo, influenzando significativamente la dinamica dei prezzi. A Giugno, il prezzo FOB (Free On Board) all’export canadese di Frumento Duro verso l’Italia è stato di 189 €/ton, ai quali vanno aggiunti i costi di trasporto e assicurazione che ammontano mediamente al 37% circa, mentre le quotazioni italiane oscillavano tra i 266 e i 310 €/ton (dati delle Camere di Commercio di Bologna e Foggia). 

In un mercato sempre più aperto e competitivo, i produttori italiani di Frumento Duro sono chiamati a rafforzare la qualità e la stabilità dell’offerta, per mantenere un ruolo centrale nella filiera e valorizzare al meglio il prodotto nazionale di fronte alla concorrenza estera.

L’export di Mais canadese ha registrato un +85%: dopo due anni, l’Italia è tornata ad importare oltre 106.000 tonnellate, utili soprattutto per la zootecnia. Le esportazioni di Colza sono aumentate del 22,7%, con l’Europa che ha aumentato fortemente le quantità importate, sostenute dalla domanda di biocarburanti. Le esportazioni di Soia sono cresciute del 21,4%, nonostante il calo della domanda cinese; l’UE ha aumentato gli acquisti del 20%.

Canada, partner strategico per l’Europa

Negli ultimi anni, il Canada ha rafforzato il proprio posizionamento sul mercato europeo nel comparto cerealicolo e oleaginoso, approfittando di condizioni favorevoli per diversificare le esportazioni, ridurre la dipendenza dalla Cina e contribuire a ridefinire gli equilibri commerciali a livello globale. Questo aumento delle esportazioni ha contribuito a stabilizzare i prezzi in Europa, mitigando le incertezze produttive interne e la crescente pressione della domanda. La capacità del Canada di garantire forniture affidabili e tempestive è stata ulteriormente rafforzata attraverso la semplificazione delle procedure doganali e la riduzione dei costi burocratici.

Per il mercato italiano, monitorare l’evoluzione degli scambi con il Canada sarà essenziale per adattare le strategie di approvvigionamento, valorizzare la produzione nazionale e prevenire squilibri nella filiera.

TESEO.Clal.it – Canada: Export di Frumento Duro

Proteine, deforestazione e latte: quale legame?
7 Agosto 2025

Le proteine sono nutrienti essenziali e insostituibili

Il mondo ha sempre più bisogno di proteine. Queste sostanze sono essenziali per la crescita e per le produzioni dell’organismo. Sono componenti indispensabili della razione alimentare perché, a differenza dei carboidrati che possono essere convertiti in lipidi (deposito di grasso) ed i lipidi in carboidrati, non c’è grasso o zucchero che possa essere convertito in proteina. Pertanto, non potendo essere sostituite da nessun altro elemento, debbono essere fornite tal quali.

Aumentando le performance dell’animale, sia esso da carne o da latte (compreso l’umano sportivo), debbono aumentare anche le proteine ingerite. A parte l’azoto non proteico (l’urea) che i microorganismi del rumine possono trasformare in proteine, le fonti per questi preziosissimi elementi sono i prodotti delle coltivazioni ed i loro derivati.

Veniamo alla deforestazione: si calcola che ogni anno il mondo perda circa 5 milioni di ettari di foresta, per lo più ai tropici, il 75% dei quali per coltivare ed allevare il bestiame. Oltre a commodity quali olio di palma, caffè o cacao, anche la soia, fonte proteica vegetale per eccellenza, è sempre più correlata alla necessità di trovare nuove aree coltivabili, come dimostra il fatto che a livello mondiale la sua produzione è passata da circa 25 milioni di tonnellate all’anno negli anni ‘60, alle attuali 350 milioni di tonnellate. Si tratta di un tema serio, perché alla deforestazione od al degrado di aree forestali è spesso collegato anche il mancato rispetto dei diritti umani per le popolazioni locali.

L’uso crescente di soia nei mangimi incide sulla sostenibilità

Certo, a differenza della carne, la produzione di latte non rientra nella normativa EUDR, il regolamento UE European Deforestation-free products Regulation, che mira a ridurre l’impatto dei consumi sulla deforestazione. Bisogna tuttavia considerare l’impennata negli anni dell’uso di soia anche nei mangimi per le vacche da latte, il che rappresenta un fattore considerevole in rapporto alla sostenibilità.

Quindi, alla luce della crescente sensibilità dei consumatori, sarebbe legittimo chiedersi se ed in che misura anche la produzione di latte potrebbe essere percepita in modo critico in quanto associata all’espansione di nuove aree coltivate a scapito delle foreste. A questo vanno aggiunte le considerazioni sulla nostra dipendenza dalle importazioni di soia e sulla necessità di valorizzare le fonti agricole locali.

Fonti: Our World in Data, Dairy Reporter

TESEO.clal.it – Superficie coltivata a semi oleosi nei principali Paesi – Stagione 2025-26

Frumento duro: spicca l’offerta Italiana + Commento di Miano [CIA Foggia]
26 Giugno 2025

Angelo Miano
Foggia – ITALIA

Di: Elisa Donegatti

L’International Grains Council (IGC) ha stimato la produzione 2025 di Frumento Duro in Italia a 4,2 milioni di tonnellate: una crescita addirittura del 20%, favorita dall’espansione delle superfici coltivate (+10%) in Puglia, Sicilia e Basilicata, da una semina abbondante grazie ai prezzi del 2024 e da condizioni agronomiche ideali (autunno secco, primavera regolare e campi ben preparati). Ritardi localizzati nelle semine si sono verificati al Nord per eccesso di pioggia e al Sud per siccità iniziale.

Meno rosea la stima sulla produzione mondiale: 35,2 milioni di tonnellate (-1,5%), con un’offerta in calo soprattutto in Turchia (-18%), a causa delle gelate primaverili, e in Canada (-1,2%), che resta il primo esportatore mondiale. Nel Nord Africa, il quadro è eterogeneo: Algeria e Tunisia favorite dalle piogge, Marocco penalizzato dalla siccità. In Unione Europea, la produzione è attesa in crescita a 7,9 milioni di tonnellate (+9,5%), sostenuto da condizioni climatiche favorevoli e dall’aumento delle superfici seminate (+7%). 

La domanda globale è prevista in aumento a 35,5 milioni di tonnellate (+1,2%), di cui 33,4 milioni destinate all’uso alimentare (+0,9%), il livello più alto dal 2018/19. Le scorte mondiali dovrebbero scendere a 6 milioni di tonnellate (-5,4%), favorendo tensioni sul mercato. Gli scambi assumono un ruolo ancor più strategico nel contesto attuale. Paesi strutturalmente deficitari come il Marocco potrebbero intensificare il ricorso al mercato estero. Al contrario, l’Italia, forte di un raccolto abbondante, potrebbe ridurre le importazioni significativamente.

In termini di prezzi, attualmente le quotazioni della Borsa Merci di Foggia si attestano tra 303 e 313 €/ton, lievemente superiori alla media di Maggio ma limitate dall’ampia disponibilità interna e dalla pressione delle importazioni. Il rafforzamento dell’euro sul dollaro migliora la competitività del durum nordamericano. Il Frumento Duro Canadese, riferimento internazionale, si colloca attualmente tra 315 e 350 USD/ton (pari a 295 – 328 €/ton al cambio attuale). Tali valori, espressi franco azienda, pur non includendo oneri di trasporto, logistica, dogana (CIF) né eventuali premi di qualità, rappresentano una utile base di confronto. Il differenziale rispetto al mercato italiano risulta contenuto; tuttavia, in presenza di ulteriori ribassi sui mercati esteri, non si esclude un ritorno più attivo delle importazioni.

Favorevole dunque la situazione dell’Italia in un contesto globale segnato da un’offerta in calo, domanda sostenuta, scorte in erosione e flussi commerciali sotto pressione. Dinamiche da monitorare con attenzione nei prossimi mesi.

TESEO.clal.it – Italia: Import di Frumento Duro

Il commento del Produttore

Angelo Miano – Produttore di Frumento Duro di Foggia – Presidente CIA Foggia

In merito alla produzione di quest’anno, si devono registrare performance leggermente superiori a quelle dello scorso anno per la provincia di Foggia, che passa da una media di 25 qli/ha dello scorso anno ai 27 qli/ha dell’attuale campagna granaria, oltretutto ancora da ultimare nelle zone collinari/montane. Anche le produzioni delle altre zone vocate a grano duro sono lievitate, sebbene a mio avviso non potranno superare i 4 milioni di ton, mentre si registra un prezzo ancora contenuto e non remunerativo per i coltivatori.

Speriamo nella partenza del Granaio Italia, che ci fornirebbe le reali produzioni italiane, oggi non certe. Si registra comunque una richiesta di grano italiano da parte di pastifici che producono il vero “made in Italy”, anche se non vorrebbero pagare in più l’ottima qualità prodotta quest’anno, specialmente nel nostro areale dove abbiamo registrato pesi specifici abbondantemente superiori agli 80 kg/hl e proteine sino al 19%.

Ora attendiamo che il MASAAF convochi il tavolo di concertazione, già chiesto da tutte le organizzazioni agricole da tempo, altrimenti è a rischio la coltivazione di cereali: senza filiera reale che premi tutti gli attori, il comparto potrà subire una forte battuta d’arresto.

India: verso nuovi record per Frumento e Riso
20 Giugno 2025

Di: Elisa Donegatti

L’India si appresta a registrare nuovi record nella produzione di Frumento e Riso per la campagna 2025-26, rafforzando la propria posizione di attore strategico nel sistema agroalimentare globale. Con oltre 1,4 miliardi di abitanti, lIndia è il terzo produttore mondiale di Frumento ed il primo produttore ed esportatore di Riso, con una presenza dominante nei mercati asiatici e africani.

La produzione di Frumento prevista è di 117,5 milioni di tonnellate (+4% su base annua), coltivata su 32,9 milioni di ettari (+3,4%) con una resa stabile di 3,57 ton/ha. L’incremento è attribuibile all’adozione di varietà resistenti al calore, a pratiche colturali ottimizzate (tempistiche di semina, irrigazioni regolari) e a condizioni climatiche favorevoli. Le politiche pubbliche, in particolare l’aumento del prezzo minimo garantito (MSP), hanno incentivato gli agricoltori ad ampliare le superfici coltivate. Il consumo domestico è in crescita (113 milioni di tonnellate, rispetto ai 108,8 mio ton del 2024-25), mentre l’export è limitato da dazi al 40%, misura volta a garantire l’autosufficienza nazionale e contenere l’inflazione. Gli Stock finali sono previsti in crescita del +37,6%, infatti il governo mira ad estendere la capacità nazionale di stoccaggio, con un incremento per il Frumento da 2,8 a 9 milioni di tonnellate nei prossimi tre anni.

Anche la produzione di Riso dovrebbe segnare un nuovo record, attestandosi a 151 milioni di tonnellate, grazie a rese elevate, favorite da un monsone regolare e dalla riconversione di superfici precedentemente destinate al cotone. Il consumo interno è previsto a 126,5 mio ton, mentre le esportazioni dovrebbero raggiungere i 25 mio ton, trainate dalla domanda nei segmenti del riso comune, basmati e riso rotto.

L’India consolida strutturalmente il proprio settore cerealicolo grazie a innovazione e politiche di sostegno stabili, rafforzando al contempo la propria centralità nei mercati globali. In un contesto di volatilità e instabilità climatica, si conferma attore stabilizzatore e fornitore strategico per i Paesi importatori a basso reddito.

Teseo.clal.it – India: Stock Finali di Frumento
TESEO.Clal.it – India: Produzioni di Riso

Agricoltori e Gen Z: una nuova narrazione della campagna
6 Giugno 2025

Posti davanti alla domanda “chi sono i migliori rappresentanti dei territori rurali?”, i giovani ventenni inglesi della cosiddetta Generazione Zeta rispondono in modo inequivocabile: gli agricoltori!

Agricoltori: i nuovi difensori della campagna

Da un sondaggio effettuato per Future Countryside, organismo fondato nel 2023 per promuovere le comunità ed i paesaggi rurali, è emerso che quasi un terzo (32%) dei giovani ritiene che gli agricoltori siano i veri paladini dei territori di campagna, molto più degli ambientalisti (12%) e dei politici (4%).

Alla domanda in cosa gli agricoltori dovrebbero impegnarsi maggiormente, i giovani hanno indicato ai primi posti l’attenzione al benessere animale (42%), la tutela ambientale (40%) e la produzione alimentare (37%), mentre aspetti quali la rinaturalizzazione (14%), l’uso di concimi e pesticidi (13%), il soddisfacimento dei consumatori (9%) risultano meno importanti.

I Giovani scoprono l’agricoltura via social

Essendo la prima generazione cresciuta interamente con Internet e dispositivi mobili, non stupisce poi che la Generazione Z tragga dall’uso dei social media la percezione della campagna. Oltre la metà (54%) degli intervistati ha affermato che piattaforme come TikTok ed Instagram hanno sollevato il loro interesse per visitare aree rurali. Le motivazioni più comuni sono il benessere mentale (36%), il contatto con la natura (34%), la possibilità di svago ed esercizio fisico (30%). Nonostante il crescente desiderio, i giovani incontrano però notevoli difficoltà quando si tratta di visitare le aree rurali. Tra queste, le più importanti sono la distanza (73%), i limiti di tempo (70%), i costi di trasporto (68%), ma anche la difficolta ad avere una connessione internet (42%).

Sebbene la Gen-Z consideri la campagna un luogo accogliente (84%) ed un patrimonio culturale e produttivo che vale la pena tutelare (83%), solo il 24% sceglierebbe di vivere in un borgo rurale, mentre il 53% preferisce la città.

Quindi le nuove generazioni hanno un legame sempre più indiretto con l’attività agricola e ne prendono conoscenza attraverso i social media. Ritengono comunque che gli agricoltori siano i rappresentanti più affidabili dei territori rurali; un aspetto, questo, da considerare con molta attenzione.

Fonte: Future Countryside