Come un orecchino ci ha cambiato la stalla [Intervista]
22 Maggio 2020

Alessandro Torsani
Arborea (OR), Sardegna – ITALIA

Alessandro Torsani – Allevatore Arborea

La svolta in un orecchino. E pensare che lo usavano i pirati come moneta di scambio, per avere una degna sepoltura e non finire in mare. Nel caso di Alessandro Torsani, allevatore quarantenne di Arborea, in Sardegna, gli orecchini sono quelli intelligenti che vengono applicati alle vacche e che monitorano in tempo reale, i calori, la ruminazione e la geolocalizzazione. Il sistema si chiama Smartbow di Zoetis.

“Abbiamo introdotto queste apparecchiature otto mesi fa e abbiamo beneficiato di vantaggi enormi già da subito, a partire dal monitoraggio dei calori, soprattutto notturni, migliorando notevolmente il pregnancy rate – racconta Torsani -. La ruminazione spesso è sinonimo di un disagio della bovina e segnala tempestivamente il malessere di ogni singolo animale, permettendoci di intervenire nell’immediato, ovviando, quindi alla somministrazione di antibiotici. La geolocalizzazione, infine, ci sta risultando molto utile, in quanto ci permette di individuare precisamente il singolo animale all’interno della mandria, per qualsiasi intervento a lui riservato”.

Soluzioni innovative e tecnologiche, che fanno la differenza in una stalla come quella di Torsani, con 140 vacche in mungitura e 100 per la rimonta, 14.600 quintali di latte prodotti ogni anno conferiti alla cooperativa Arborea, e 32 ettari coltivati a mais e loietto in rotazione, interamente al servizio della mandria.

Ricambio generazionale in completa sintonia, con le nuove leve (Alessandro e il cugino Marco) che sono aiutati dai senior, il papà Bruno e lo zio Sergio. La gestione della stalla è affidata ad Alessandro, la campagna a Marco.

Chi vi ha consigliato l’orecchino intelligente?

“Ho visto la presentazione di questa nuova soluzione a un evento di CLAL e TESEO a Verona e sono rimasto incuriosito. Ho quindi contattato l’azienda che li produce e ci siamo accordati per l’installazione. Chi li ha in stalla da più tempo dice che i risultati migliori di questa innovazione si abbiano in estate, nel rilevamento dei calori. Per cui mi aspetto con l’imminente estate un miglioramento ulteriore”.

Quanto è costato l’investimento?

“Intorno ai 25mila euro. Siamo la prima stalla in Sardegna ad installare questo sistema e siamo contenti. Lo consigliamo”.

Quali altri investimenti avete in mente di fare?

“Puntiamo a migliorare ulteriormente il confort delle bovine e vogliamo modificare le cuccette. Inoltre, stiamo pensando di integrare una terza mungitura, perché siamo arrivati al limite con la seconda”.

Avete un robot di mungitura?

“No, un impianto 13+13 con inclinazione a 70 gradi, installata nel 2009. Stiamo pensando anche di introdurre un operaio in azienda, in modo da alleggerire i nostri genitori dal lavoro, dal momento che hanno 67 e 72 anni”.

Quali vantaggi avete avuto finora dal benessere animale?

“Vantaggi enormi, perché più gli animali sono in salute e più aumentano le difese immunitarie, la qualità del latte e si riducono le spese sanitarie e le anomalie in stalla”.

La cooperativa Arborea non è solamente il simbolo della Sardegna che produce latte, ma è anche una delle più all’avanguardia in Italia. Qual è la sua forza, secondo lei?

“La mentalità del gruppo, direi. Come allevatori siamo molto vicini uno con l’altro. Ci scambiamo molte strategie aziendali. E il fatto di essere una cooperativa aiuta molto”.

Che suggerimenti daresti alla struttura?

“Di rendere ancora più frequenti gli scambi fra allevatori della zona. Vanno benissimo i confronti europei, ma quello di cui sento più bisogno sono interazioni più rapide, più approfondite a livello territoriale, perché ci si conosce meglio e si conosce il territorio sul quale si opera. È un contesto comune, che rende credo più semplice individuare soluzioni comuni. Gli incontri organizzati da CLAL e TESEO sono molto apprezzati, facciamone qualcuno in più, magari”.

Ha avuto ripercussioni a causa del Coronavirus?

“A livello locale nessuna grande ripercussione sul commercio, mi sembra. A livello di categoria ritengo siano diminuiti gli attacchi di ambientalisti e animalisti. Forse il risvolto positivo è che sono stati almeno parzialmente riconosciuti gli sforzi degli allevatori e il ruolo fondamentale che ha l’agricoltura per la sopravvivenza di tutti noi. Finalmente la gente ci vede come una garanzia e un pilastro per la sicurezza alimentare. Spero che ci si ricordi di questo anche alla fine dell’emergenza”.

Ha degli hobby?

“Ritagliarci del tempo libero è la nostra filosofia aziendale, in modo da staccare dalla routine quotidiana, per poi riprendere con più entusiasmo il nostro lavoro.  Mi piace molto viaggiare.”

Da sinistra: Marco, Sergio, Bruno ed Alessandro Torsani

Agricoltura cellulare: l’alternativa all’attuale modello produttivo?
15 Maggio 2020

Se è innegabile che la zootecnia, così come ogni altra attività produttiva, ha un impatto sull’ambiente, è altrettanto innegabile la necessità di produrre cibo per nutrire una popolazione in continua crescita, con una domanda sempre più esigente in termini di principi nutritivi, soprattutto proteine.

Come aumentare le rese con minori risorse e sprechi?

Nonostante l’agricoltura abbia saputo rispondere alla sfida alimentare aumentando quantità e qualità del cibo, sempre più di frequente essa sembra essere messa alla gogna anche sui più diffusi mezzi di comunicazione come se fosse la causa del proprio male. Eppure, qual è l’alternativa, se alternativa esiste, all’attuale modello produttivo, per aumentare le rese con minori risorse e sprechi?

Potrebbe essere la cosiddetta agricoltura cellulare, producendo latte e carne direttamente dalle cellule piuttosto che dall’intero organismo animale? Indubbiamente, la diminuzione delle superfici coltivabili a causa degli usi civili od industriali, e la competizione fra le coltivazioni destinate al consumo umano rispetto a quelle per l’alimentazione animale, senza poi parlare delle criticità ambientali per le sempre maggiori dimensioni degli allevamenti intensivi, inducono a riflettere se il presente modello produttivo sia in linea con gli obiettivi ONU della sostenibilità, in particolare l’obiettivo due, eliminare la fame nel mondo, e l’obiettivo 12, produrre e consumare in modo responsabile.

Nel mondo si allevano circa 270 milioni di vacche e la produzione di latte è raddoppiata negli ultimi 40 anni, con un crescente impatto sulle risorse naturali, per gli aspetti sanitari e di benessere animale.
Per vari motivi oltre a quello semplicemente ecologico, nei consumi delle economie avanzate stanno diventando popolari i succedanei del latte ottenuti da fonti vegetali quali soia, avena, riso, che però non ne contengono gli stessi elementi nobili e che in ogni modo si basano sempre sulle coltivazioni convenzionali. Questi prodotti, comunque additivati essi siano, non potranno avere qualità, composizione, gusto, caratteristiche fisiche, di latte, yogurt e formaggio.

TESEO.it - Confronto tra numero di capi da latte e produzione complessiva di latte in UE
TESEO.it – Confronto tra numero di capi da latte e produzione complessiva di latte in UE

Ecco allora il ricorso alle biotecnologie, con la possibilità di produrre latte non più da un animale ma solo dalle sue cellule mammarie coltivate in vitro, il che lascia intravedere uno scenario in cui si potrebbe ridurre il carico di bestiame pur rispondendo alle crescenti esigenze alimentari della popolazione, nel rispetto dell’ambiente.

Questa non è fantascienza, dato che l’azienda biotecnologica TurtleTree Labs, una start-up basata a Singapore ed operante a san Francisco, ne ha annunciato la produzione. Dopo la possibilità di produrre carne direttamente dalla moltiplicazione delle cellule animali, si intravede ora quella di ottenere vero latte da cui produrre veri formaggi, od almeno teoricamente tali.

Tutto ciò sarebbe l’uovo di Colombo: risolti tutti i problemi di impatto ambientale, benessere animale, sicurezza alimentare. Dunque, sarà la biotecnologia a salvare il mondo? Basterà prendere una cellula e moltiplicarla per sostituire tutto il patrimonio delle interrelazioni vitali che comprendono anche i fattori emotivi e sociali, il pathos, l’aspetto morale e spirituale che pure sono parte integrante quanto impalpabile dell’essere, cioè della vita?

Questi fenomeni del nostro tempo in cui tutto cambia in un batter d’ali e la presa di coscienza che il nostro mondo, più che dover essere in guerra contro qualcuno o qualcosa, vedi virus, sia malato ed abbia bisogno di attenzione e cura, dovrebbero spingerci non a sperare in soluzioni semplicistiche od a puntare il dito contro qualcuno, ma ad affrontare la complessità dei processi vitali con estrema umiltà ed attenzione, cercando di comprenderli attraverso le conoscenze che anche scienza e tecnica ci mettono a disposizione.

Questo nello spirito della ecologia integrale, dato che tutti gli esseri vitali sono interdipendenti. Come non mai, oggi non bisogna cadere nella banalizzazione della complessità.

Fonte: Research Gate

L’importanza degli oligoelementi nella razione alimentare
8 Maggio 2020

I minerali non possono essere sintetizzati dagli organismi viventi

La supplementazione minerale è un fattore essenziale del razionamento. Mentre macrominerali quali calcio, fosforo, potassio, sodio, magnesio, sono importanti costituenti delle ossa, di altri tessuti e dei fluidi corporei, i micro od oligoelementi minerali quali zolfo, ferro, rame, zinco selenio, iodio, svolgono specifiche funzioni biochimiche come il bilanciamento acido-base, la pressione osmotica, le trasmissioni nervose e rientrano nella composizione di enzimi ed ormoni. 

I minerali non possono essere sintetizzati dagli organismi viventi, le piante li assorbono con le radici, e gli animali li ottengono con la razione alimentare. 

Usualmente la supplementazione di oligoelementi per la vacca da latte avviene tramite sali minerali (es. solfato di rame) od ossidi (es. ossido di zinco). Il problema però di tali composti inorganici è che una certa parte si perde nel rumine senza raggiungere l’intestino per passare nel sangue, vanificando così la supplementazione alimentare.

Gli oligoelementi possono raggiungere facilmente l’intestino ed essere più biodisponibili

Per superare questo problema e rendere biodisponibili gli oligoelementi in modo da sostenere la fisiologia dell’animale per la produzione di latte, gli oligoelementi possono invece essere somministrati in associazione con aminoacidi, proteine, acidi organici in modo da raggiungere facilmente l’intestino ed essere così più biodisponibili. Questi composti debbono però essere solubili, rimanere stabili lungo il processo digestivo, essere facilmente assorbibili.  

Diversi studi dimostrano i benefici degli oligoelementi forniti sotto forma organica per aumentare la produzione di latte, ridurre il tasso di cellule somatiche, contenere le zoppie.

Il loro uso dipenderà poi anche dal beneficio economico che porteranno, il che rimanda comunque alla figura dell’allevatore per una oculata gestione dell’allevamento.

TESEO.it - Feed Ratio: rapporto tra prezzo del latte alla stalla ed alimento simulato
TESEO.it – Feed Ratio: rapporto tra prezzo del latte alla stalla ed alimento simulato
TESEO.it -  Valuta l'evoluzione del costo alimentare e la convenienza economica dell’auto-produzione di materie prime e foraggi
TESEO.it – Valuta l’evoluzione del costo alimentare e la convenienza economica dell’auto-produzione di materie prime e foraggi

Fonte: Hubbard Feeds

Fertilità e proteine nella razione alimentare
23 Marzo 2020

Eccessi di proteine possono compromettere la capacità riproduttiva degli animali

Eccessi di proteine nella razione, oltre ad uno sperpero economico e ad un impatto negativo sull’ambiente per le perdite azotate, possono anche compromettere la capacità riproduttiva degli animali. Diventa dunque importante conoscere alcuni concetti fondamentali per definire la fonte e la quantità di di questa fondamentale componente alimentare.

Le proteine sono una sequenza di aminoacidi uniti da legami peptidici. Sono macromolecole presenti nelle cellule come componenti strutturali; svolgono funzione enzimatica, ormonale e di memorizzazione delle informazioni genetiche.

Nella razione si fa riferimento alla proteina grezza, che risulta dalla quantità di azoto moltiplicato per il coefficiente 6,25, dato che la proteina contiene il 16% di azoto (oltre a carbonio, idrogeno, ed ossigeno). La proteina grezza rappresenta varie forme di azoto, sia proteico, sia non proteico (derivato da aminoacidi liberi, acidi nucleici, amine, ammoniaca), che danno risposte diverse nell’organismo animale.

Di tutte le frazioni azotate delle proteine alimentari, l’intestino tenue assorbe gli aminoacidi, che possono derivare dalle fonti proteiche della dieta non degradate dal rumine (by-pass) od endogene, come quelle microbiche ottenute dalle fermentazioni ruminali. Gli aminoacidi utilizzati per le funzioni vitali, la gestazione e al riproduzione, sono noti come proteina metabolizzabile, che dipende dal loro profilo, dalla disponibilità energetica e dagli stimoli ormonali.

Dunque, occorre fare attenzione alla quantità ed alla qualità delle fonti proteiche nell’alimentazione, che debbono essere comunque correlate agli altri parametri fisiologici dell’animale per razionalizzare le produzioni.

TESEO - Confronto tra i parametri analitici di 4 razioni tipo per la bovina da latte
TESEO – Confronto tra i parametri analitici di 4 razioni tipo per la bovina da latte

Fonte: Milkpoint

Vacche, latte e metano: qual è il problema?
7 Febbraio 2020

Si stima che il 15% delle emissioni mondiali in atmosfera di gas serra sia dovuto ai ruminanti e che queste supererebbero perfino le emissioni causate dai trasporti. Il bestiame rilascia metano attraverso i microorganismi che sono coinvolti nel processo di digestione, nonché protossido di azoto attraverso la decomposizione del letame. In particolare, si calcola poi che in media una vacca rilascia in un giorno dai 200 ai 300 litri di metano. Dunque, in modo avventato, si potrebbe anche concludere che produrre latte sia un problema per l’ambiente.

Migliore efficienza nella trasformazione alimentare

Se però esaminiamo in modo meno superficiale i dati, la prospettiva cambia. Prendendo ad esempio gli USA, nel 1950 le vacche erano 22 milioni, con una produzione media per vacca di 2.200 litri di latte all’anno. Oggi la mandria è scesa a 9 milioni di vacche da latte, con una produzione media annua di 9.800 litri per capo. Questo equivale al 79% di produzione in più col 59% di vacche in meno, il che vuol dire una migliore efficienza nella trasformazione alimentare ed una conseguente minore perdita di metano in atmosfera.

Oltre che dalla selezione genetica, per la quale si aprono notevoli prospettive con la genomica, questo è risultato anche dal miglioramento delle condizioni sanitarie e del benessere animale. Fattore di miglioramento essenziale è poi in generale l’uso delle nuove tecnologie per la gestione dell’allevamento, inclusi i digestori.

A fronte di chi punta il dito verso l’allevamento animale per gli effetti sul cambiamento climatico, diventa dunque fondamentale sottolineare il progresso della zootecnia da latte per ridurre l’impatto ambientale. Questo percorso deve essere continuato e migliorato, con l’obiettivo costante di produrre di più e meglio, cioè con minori perdite.

TESEO.clal.it - Produzioni di Latte per Vacca nei 24 Paesi principali USA

TESEO.clal.it – Produzioni di Latte per Vacca nei 24 Stati principali USA

Fonte: Hoards Dairyman

Il ruolo della donna, protagonista anche in agricoltura
27 Gennaio 2020

Sempre più, anche in agricoltura, sta emergendo il ruolo dell’imprenditoria femminile. La presenza di donne protagoniste nella conduzione aziendale non è certo una novità nella viticoltura od in altri comparti agricoli e si sta facendo strada anche nell’allevamento. Si tratta di un protagonismo positivo e quanto mai utile per portare nuova linfa ad un settore dove il fattore umano è fondamentale.

Questo a livello mondiale, dato che la necessità di aumentare nei prossimi 30 anni la produzione agroalimentare di oltre il 50% per nutrire una popolazione in continua crescita, richiede l’apporto, il talento e la creatività di tutti, in tutti i settori, agricoltura ed allevamento compresi.

Barbara Greggio: “La mia entrata in azienda ha posto un’attenzione maggiore al benessere delle bovine”

Barbara Greggio, biologa ed allevatrice di Marmirolo (MN), afferma ad esempio: “l’entrata in azienda mia e di mia madre ha posto fin da subito un’attenzione maggiore riguardo al benessere e al modo in cui venivano trattate le bovine; poi un maggior impegno nel ridurre l’utilizzo dei farmaci con ricorso spesso all’antibiogramma in modo da attuare una terapia mirata per il patogeno e alla scelta genetica di tori con una maggiore resistenza alle malattie e alla selezione nella mandria stessa dei capi più resistenti, oppure l’adesione a piani sanitari come, per esempio, il controllo della paratubercolosi, così’ anche da favorire l’esportazione dei vari prodotti lattiero-caseari”.

Occorre per questo stimolare e sostenere il ruolo femminile, ma soprattutto riconoscerlo nel suo valore.

La visione per un’agricoltura durevole comporta di trovare i modi non solo per produrre di più con un minore impatto ambientale, ma anche per massimizzare le potenzialità di chi lavora e per rendere l’attività agricola strumento di sviluppo sociale ed economico. Da qui l’attenzione per le donne che in tante regioni del mondo, non solo dei Paesi in via di sviluppo, svolgono lavori basilari senza formazione né tutele. Gli interventi richiedono azioni integrate e nuove collaborazioni.

Pepsi opera per facilitare il lavoro delle donne nell’agricoltura

Ad esempio, nei Paesi sfavoriti il colosso mondiale Pepsi opera con varie associazioni ed istituzioni per facilitare l’accesso al credito delle donne e per fornire strumenti tecnologici utili per ridurre i rischi di violenza che le colpiscono. Nei Paesi industrializzati l’attenzione è volta a coinvolgere le nuove generazioni di donne laureate in materie scientifiche, ingegneria, matematica, per entrare nell’attività agricola.

Andando verso l’agricoltura e l’allevamento di precisione, si fa sempre più ricorso a tecnologie sofisticate. Tutto quanto va dai droni, alle immagini satellitari, all’uso del GPS per i trattori, alla robotizzazione, alla gestione aziendale, richiede professionalità specifiche ed avanzate.

Il ruolo femminile diventa prezioso e quanto mai necessario. Se occorre agire per attrarre nuove professionalità e nuove leve in agricoltura, l’attenzione verso le donne deve essere sempre maggiore.

Comparazione Capi da Latte e Produzione Latte in UE
Comparazione Capi da Latte e Produzione Latte in UE

Fonte: Pepsico.com

Quale sviluppo per l’azienda da latte?
21 Ottobre 2019

L’elemento che più ha caratterizzato le aziende da latte negli ultimi anni è stato il consistente aumento delle dimensioni e degli investimenti. Il rischio ora è di lasciarsi prendere da questa tendenza di crescita, con un’espansione eccessiva che rischia di ridurre le performance aziendali. Il fattore da considerare è sempre quello di bilanciare risorse, produttività e marginalità.

Per intensificare l’allevamento è necessaria una precisa pianificazione aziendale

Un fattore cruciale è poi la gestione dei vitelli. Si tratta della componente dell’allevamento più importante dopo quella delle vacche in lattazione, perché con la rimonta determina il futuro aziendale. Pensiamo ad esempio all’uso del colostro per indirizzare i primi giorni di vita del vitello proteggendolo dalle malattie.

Intensificare l’allevamento senza una precisa pianificazione aziendale significa anche aumentare il rischio verso le patologie, ad esempio quelle dismetaboliche durante gli ultimi mesi di gravidanza.

Resta poi la questione dell’ammortamento degli investimenti, da calcolare in funzione di un prezzo del latte condizionato dal mercato.

Dunque, lo sviluppo delle dimensioni aziendali dovrà essere valutato tenendo conto delle risorse, delle professionalità e delle condizionalità esterne.

Aziende agricole ed indicatori
TESEO.clal.it – UE-28: aziende agricole ed indicatori

Fonte: AgriLand

Autunno: adeguare la razione per mantenere una buona produzione
7 Ottobre 2019

Col cambio di stagione occorre sfruttare al massimo i foraggi disponibili ed integrare opportunamente la razione, ma anche impostare bene le colture per l’annata successiva. Fondamentale è la verifica ed il controllo delle performance aziendali in termine di quantità di latte prodotte e contenuti soprattutto di proteine, indici riproduttivi, costi alimentari.

In Irlanda, l’esempio tipico è una azienda con 80 frisone e 30 ettari a foraggere ed insilato. Con un carico di 2,7 capi adulti ad ettaro, l’obiettivo è di produrre 1500 kg di sostanza secca/ha e di usare l’erba il più a lungo possibile lungo la stagione autunnale.

Diventa poi importante assicurare una buona integrazione della razione alimentare, tenendo sempre conto di quel grande fermentatore degli zuccheri (e degradatore delle proteine) che è il rumine e che porta alla produzione di acido propionico, ma soprattutto di acido acetico. Durante la produzione di quest’ultimo, si ottengono anche acido formico ed anidride carbonica, composti che danno origine al metano, elemento che rappresenta una perdita consistente di energia da parte dell’animale, oltre che la prima fonte di emissione in atmosfera di gas effetto serra.

Adeguamento dei fattori di gestione aziendale alla stagione

Di conseguenza diventa fondamentale contenerla il più possibile con integratori specifici ed una razione che assicuri un elevato apporto di fibra digeribile ed una equilibrata quantità di amido. Lo scopo è di mantenere il più a lungo possibile la produzione di latte, con tenori proteici adeguati, in funzione dei parti primaverili.

Anche il monitoraggio delle fecondazioni è un fattore importante ed una verifica dell’ingravidamento dopo otto settimane dall’inseminazione diventa un indice indispensabile.

Stretto rapporto con l’impresa di lavorazione del latte

La gestione aziendale deve poi poter contare su di un adeguato supporto tecnico, in stretto rapporto con l’impresa di destinazione del latte, in questo caso la coop Glanbia.

Dunque definizione delle performance, adeguamento dei fattori di gestione aziendale alla stagione, monitoraggio preciso dei parametri produttivi e riproduttivi (oltre che sanitari), stretto rapporto con l’impresa di lavorazione del latte per un sistema integrato, efficiente e sostenibile.

TESEO.clal.it - Costo di 1000 g. (1 kg) di proteine fornite da diverse materie prime
TESEO.clal.it – Costo di 1000 g. (1 kg) di proteine fornite da diverse materie prime

Fonte: Agriland

Aumentare la sostenibilità ambientale ed economica dell’azienda da latte
24 Settembre 2019

Accrescere l’efficienza aziendale combinando genetica, razioni e gestione dei reflui

Una ricerca dell’università del Wisconsin condotta con una serie di altri istituti di ricerca ed il finanziamento del US Department of Agriculture (USDA), ha dimostrato come la combinazione ideale fra genetica animale, razione alimentare, gestione dei reflui, permetterebbe di accrescere l’efficienza aziendale attraverso: la riduzione da un terzo alla metà delle emissioni di gas effetto serra, l’aumento della produzione di latte e la diminuzione della quantità di alimenti somministrati alle vacche.

La produzione di latte comporta la perdita di metano in atmosfera per tre fattori:

  • le fermentazioni ruminali,
  • la conservazione e lo spargimento di letame e liquami,
  • le concimazioni delle colture.

Il metano ha una capacità di trattenere il calore dell’atmosfera 25 volte più forte dell’anidride carbonica e gli ossidi di azoto derivanti da letame e concimazioni sono in tal senso dieci volte più potenti del metano. La ricerca ha studiato i vari aspetti della conduzione aziendale per allevamenti da 150 a 1500 vacche da latte ed ha dimostrato che, aumentando l’efficienza delle diverse pratiche di gestione aziendale, si ottiene una riduzione dal 36% al 46% nelle emissioni gassose e del 41% dell’azoto nelle acque di falda. Inoltre, i tenori di fosforo nelle acque superficiali si riducono del 52%. I digestori per la produzione di metano da convertire in elettricità o da usare come carburante si sono dimostrati molto utili. 

La chiave per ridurre costi ed emissioni è il miglioramento dell’efficienza in tutte le fasi produttive

Comunque, la chiave di tutti gli interventi è rappresentata dal miglioramento dell’efficienza in tutte le fasi produttive. Una migliore conversione in latte degli alimenti, una genetica appropriata, degli interventi puntuali per assicurare il comfort degli animali soprattutto nei periodi più caldi, permettono di ridurre sia i costi che le emissioni, mantenendo la produttività. Per applicare i risultati delle ricerche alla pratica operativa, è stato realizzato un sito web attraverso il quale gli allevatori possono misurare e valutare il grado di efficienza delle loro pratiche aziendali, onde capire quali interventi adottare per contenere l’impatto ambientale della loro attività.

Ovviamente tutto questo richiede degli investimenti, che dipendono dalla redditività economica, aspetto imprescindibile che rappresenta uno degli elementi della sostenibilità.

Intervista all’Allevatore Massimo Dalla Bona sul benessere animale, anche in relazione alla redditività dell’allevamento, dopo l’incontro CLAL.it e TESEO “Sostenibilità – Prospettive a confronto” del 25 Gennaio 2019 presso Agriform

Fonte: University of Wisconsin

Meno latte in Italia: perché e cosa attendersi? [intervista]
1 Agosto 2019

Nei primi mesi dell’anno in corso le consegne di latte in Italia sono state inferiori rispetto allo stesso periodo del 2018.
Giovanni De Vizzi, Produttore latte e Presidente della Cooperativa Agricola Laudense, ha gentilmente messo a fuoco per gli utenti di TESEO i fattori che hanno determinato questa riduzione, ed ha condiviso le sue attese per la campagna 2019/2020.

Giovanni De Vizzi, Produttore latte e Presidente della Cooperativa Agricola Laudense
Giovanni De Vizzi, Produttore latte e Presidente della Cooperativa Agricola Laudense

Quali sono stati i fattori che hanno inciso sul rallentamento delle consegne di latte in Italia nei primi mesi del 2019?

Il caldo e la siccità del 2018 hanno causato ritardi di 20 / 30 giorni nella fecondazione di buona parte delle bovine da latte. Per queste bovine si è dunque perso, nel periodo interessato, circa un mese di produzione, generando una diminuzione complessiva della produzione di latte nell’ordine del -2% / -4%.

Il numero di vacche è in diminuzione. La chiusura delle stalle negli anni passati portava ad un ricollocamento di circa il 70% delle vacche dismesse e il restante 30% alla macellazione. Oggi la ripartizione è opposta.

Cosa ci possiamo attendere per la campagna 2019 / 2020?

Le temperature elevate di quest’anno avranno, probabilmente, effetto sulla base foraggera della prossima campagna. Si teme, infatti, una riduzione della disponibilità di foraggi nell’ordine del -15% / -20%, in alcuni casi anche del -25%.

CLAL.it - Consegne mensili di latte in Italia
Nei primi mesi del 2019 le consegne di latte in Italia sono state inferiori rispetto all’anno precedente.
CLAL.it - evoluzione del patrimonio zootecnico in Italia (bovini da latte)
Il numero di vacche da latte in Italia è diminuito.