Risparmiare acqua per diminuire i costi e favorire la sostenibilità
1 Aprile 2016

La disponibilità di acqua sta diventando un elemento di preoccupazione in tutto il Mondo.

Come ha stabilito anche la recente conferenza COP 21 dell’ONU sulla sostenibilità, la scarsità di risorse idriche abbinata ad una qualità dell’acqua sempre più scadente in un contesto di crescita della popolazione mondiale e di cambiamenti climatici, rappresenta una sfida per il futuro del pianeta.

Crescita della popolazione Mondiale

Il settore agroalimentare, dalla produzione primaria alla trasformazione, è il maggiore utilizzatore di risorse idriche e dunque il più chiamato in causa per il risparmio nell’uso dell’acqua. Basti pensare che ad agricoltura ed allevamento viene imputato il 70% dei consumi idrici mondiali. L’acqua è un fattore essenziale della produzione, dal soddisfacimento dei bisogni di agricoltura ed allevamento e dei processi di trasformazione, soprattutto riguardo le necessità per i cicli di lavaggio e di raffreddamento.

Le attività produttive lungo la filiera agroalimentare possono essere responsabili del depauperamento di risorse idriche, così come dell’inquinamento di sorgenti e falde. E’ dunque responsabilità di ogni operatore agire per ridurre l’uso di acqua migliorando le performance aziendali e sviluppare attività di resilienza considerando l’acqua come una forma di capitale naturale.

Uno studio inglese intitolato “Smart water: a prosperous future for the food and drink supply chain” indica gli interventi che le aziende dovrebbero effettuare per investire sulla sostenibilità. Innanzitutto bisogna misurare i consumi idrici nel processo produttivo aziendale, le caratteristiche delle fonti di approvvigionamento, con le relative criticità, per poi definire un piano di intervento con gli obiettivi per ridurre i consumi ed i punti critici da monitorare. Di conseguenza, bisogna identificare quali efficientamenti possono essere eseguiti attraverso modifiche al sistema produttivo od adottando nuove tecnologie. Fondamentale è il coinvolgimento e la collaborazione degli agricoltori produttori delle materie prime per il processo di trasformazione. Per questo diventa importante prevedere incentivi verso chi adotta pratiche virtuose, da inserire nei contratti di fornitura. Bisogna poi attivare pratiche di resilienza, ossia di contrasto rapido a situazioni imprevedibili di penuria d’acqua, coinvolgendo gli agricoltori nella redazione di piani d’intervento. Bisogna, infine, collaborare attivamente alle iniziative pubbliche e private di sostenibilità, sia a livello locale che nazionale.

La scarsità di acqua comporta costi crescenti. Le pratiche di efficientamento, oltre a rendere sostenibili i processi produttivi comportano anche minori costi.

La mappa "Acqua in Agricoltura" (progetto Acqua&Energia, TESEO)
La mappa “Acqua in Agricoltura” (progetto Acqua&Energia, TESEO)

Fonte: Business in the Community

La nuova visione agricola mondiale
28 Gennaio 2016

L’agricoltura deve rispondere alla sfida di produrre il 60% in più per alimentare una popolazione di 9,5 miliardi di persone nel 2050. Questo comporta nuovi cambiamenti ed importanti ricadute, ad esempio sull’ambiente, dato che il settore agroalimentare emette il 30% di gas effetto serra (GHG).

Il Forum economico mondiale (World Economic Forum) ha affermato già nel 2009 che la produzione agricola deve contemporaneamente essere in grado di  assicurare  sicurezza alimentare, sostenibilità ambientale, opportunità economica. L’obiettivo è di ottenere miglioramenti pari al 20%  in ognuna di queste tre aree entro il 2050. Questo comporta una trasformazione del settore agricolo, con un diverso approccio ai mercati da parte di tutti: agricoltori, enti pubblici, società civile. Occorre agire per leadership, strategia e modelli di investimento, che intervengano attraverso opportune ed adeguate leve finanziarie, strategiche ed  istituzionali.

In questa New Vision sono coinvolte 450 organizzazioni mondiali che rappresentano i vari portatori di interesse (stakeholders). Con questo obiettivo sono stati realizzati progetti su piattaforme regionali in 18 paesi di Africa, Asia ed America Latina, che hanno coinvolto 9,3 milioni di piccoli agricoltori.

Per ottenere i risultati previsti, sono state individuate tre aree strategiche:

  1. facilitare il dialogo e lo scambio fra i leaders a livello globale;
  2. sostenere l’evoluzione produttiva nei diversi paesi con collaborazioni a livello delle diverse regioni mondiali;
  3. promuovere innovazione e buone pratiche, monitorandone l’effetto e l’impatto.

Il mondo é uno e globale!

Acqua&Energia : Ripartizioni delle emissioni gas effetto serra (GHG) da agricoltura
Acqua&Energia : Ripartizioni delle emissioni gas effetto serra (GHG) da agricoltura

Fonte: World Economic Forum

Risorse idriche e produzione alimentare
9 Novembre 2015

Questa torrida estate, segno probabile del cambiamento climatico, dimostra quanto sia preziosa l’acqua, risorsa indispensabile da gestire con oculatezza. Il problema sta divenendo urgente in California dove dopo quattro anni di siccità ricorrenti, per la prima volta sono state poste restrizioni al suo uso. Lo stesso in Brasile, dove il livello dei bacini idrici si trova al livello più basso rispetto all’anno critico 2001 e nello stato di san Paolo sono stati imposti severi razionamenti.

Considerando che, secondo il rapporto World Water Development, la domanda mondiale di acqua nel 2050 crescerà del 55% e che la popolazione mondiale raggiungerà i 9 miliardi nel 2013, nel vicino futuro ci potrebbe essere una severa penuria di risorse idriche rispetto alla situazione attuale.

Pertanto bisogna agire con urgenza ed efficacia per razionalizzare l’uso dell’acqua lungo tutta al filiera della produzione agroalimentare. Dato che secondo le Nazioni Unite, l’agricoltura assorbe il 69% delle attuali risorse idriche ed al 2050 occorrerà accrescere la produzione del 60% per soddisfare la domanda mondiale di alimenti, ci si rende conto quanto critico e difficile sia il problema da risolvere.

Prelievo d'acqua per settore

 

L’introduzione dellimpronta idrica (water footprint) ha permesso di adottare dei parametri per calcolare l’ammontare e l’origine dell’acqua utilizzata: blu quella proveniente da fiumi, laghi, pozzi; verde, quella piovana, grigia quella necessaria per diluire l’acqua contenente inquinanti.

Conseguentemente, le imprese stanno iniziando ad agire per conservare l’uso dell’acqua e si stanno diffondendo i claims eco-friendly sugli alimenti e le loro confezioni. Alcuni esempi: Nestlé ha avviato un progetto per convertire a “zero water” il proprio stabilimento caseario a Modesto, in California, attraverso il riciclo completo dell’acqua derivante dalle trasformazioni casearie; Heineken ha lanciato il progetto Brewing a Better World per risparmiare il 30% di acqua entro il 2020.

La sensibilità dei consumatori verso queste tematiche è crescente e negli USA si stima che il 61% veda con favore l’adozione di tecnologie per conservare e risparmiare l’acqua lungo i processi produttivi da parte delle imprese.

A maggior ragione occorrerà investire in ricerca per adeguare processi e prodotti a questa impellente esigenza ambientale.

Fonte: Mintel

Fosforo, fattore limitante la produzione nel post quote
15 Ottobre 2015

Uno dei fattori che possono limitare la crescita della produzione conseguente all’abolizione delle quote latte, è il residuo di fosforo (P) nel terreno. L’inquinamento da P delle acque superficiali in Europa è una importante causa di eutrofizzazione e le perdite nell’ambiente conseguenti all’attività agricola debbono essere ridotte.

CLAL.it – Produzioni di Latte nei principali player esportatori
CLAL.it – Produzioni di Latte nei principali player esportatori

Come avvenuto per la direttiva nitrati, alcuni Paesi pongono dei limiti alla dispersione di P, il che può rappresentare un fattore limitante per l’ampliamento dell’attività zootecnica. Le perdite ambientali del P derivante dalle concimazioni ma anche dalle additivazioni nell’alimentazione animale, possono essere ridotte migliorando l’utilizzo da parte delle colture del P accumulato nel suolo. Occorre anche attuare il riciclo di questo elemento, attraverso una oculata gestione dei reflui. I residui solidi ottenuti dalla separazione delle deiezioni e le conseguenti tecniche di biodigestione con produzione di gas, ma anche di incinerazione o di pirolisi, potrebbero permettere un completo recupero del fosforo.

Questi interventi di mitigazione potrebbero però essere influenzati negativamente dai fenomeni dei cambiamenti climatici, che aumentano le perdite degli elementi nutritivi dal terreno verso le acque di superficie, aumentandone l’inquinamento.

Dunque, vincerà la sfida per la produzione di latte chi saprà migliorare la performance attraverso una efficienza produttiva che tenga sempre più conto dell’impatto ambientale dell’allevamento.

Fonte: PubMed

 

Sosteniblità ambientale e mercato del latte
8 Luglio 2015

Anche per il mercato di latte e derivati si accenna sempre più frequentemente agli effetti derivanti dal cambiamento climatico, a causa delle conseguenze che questi eventi potrebbero avere sulle produzioni e dunque sui prezzi.

Tali fenomeni vanno però distinti fra il riscaldamento mondiale, che significa l’aumento nella temperatura della superficie terrestre, ed il cambiamento del clima, che comprende anche gli effetti secondari del riscaldamento, come scioglimento dei ghiacciai, precipitazioni intense o siccità prolungate. Quindi, l’aumento delle temperature è uno dei sintomi del cambiamento climatico, che può derivare da fattori naturali, come le glaciazioni, oppure dalle conseguenze dell’attività umana con l’aumento del tasso di anidride carbonica ed altri gas effetto serra (Greenhouse gases-GHG). Oltre che dalla combustione delle sostanze fossili e delle sostanze inquinanti, i GHG sono anche la diretta conseguenza anche dell’attività agricola.

Nella lunga storia del pianeta, la terra ha avuto cambiamenti climatici, alternando periodi glaciali con altri periodi caldi “interglaciali”, in cicli di circa 100 mila anni. Si ritiene che l’ultimo di questi cicli di basse temperature si sia concluso con l’inizio del ventesimo secolo. Mentre nelle ultime cinque decadi i fattori naturali avrebbero comportato una scarsa diminuzione delle temperature della superficie terrestre, si capisce come il fenomeno dell’attuale riscaldamento terrestre sia probabilmente il più rapido fra quelli di ogni era interglaciale. Inoltre, le osservazioni di indicatori naturali come gli anelli di crescita degli alberi, i coralli ed i coni dei ghiacciai, dimostrano che negli ultimi due mila anni ci sono state sì oscillazioni climatiche, ma mai in modo così intenso e repentino degli ultimi 30 anni. Questo non tanto come conseguenza di cause naturali, ma determinato dall’attività umana.

Di conseguenza, la filiera produttiva deve risolvere rapidamente e con responsabilità un problema mai affrontato prima: la sostenibilità ambientale.

Siccità e prezzi delle commodity lattiero-casearie in Oceania
Siccità e prezzi delle commodity lattiero-casearie in Oceania

Fonte: Climate.gov

Acqua e produzioni agroalimentari
29 Maggio 2015

La disponibilità di acqua rappresenta un fattore cruciale nelle produzioni agricole.

Solo il 2.5% delle acque sulla terra è costituito da acqua dolce, ma una crescente parte di questa è inquinata e dunque non utilizzabile. Il 70% dell’acqua dolce disponibile sul pianeta è impiegato lungo la filiera agroalimentare e rappresenta pertanto un fattore produttivo essenziale, da utilizzare con grande attenzione. Le produzioni animali sono quelle che richiedono più acqua per unità di prodotto e la misurazione dell’impronta dell’acqua (water footprint) rappresenta un parametro da prendere seriamente in considerazione.

La tecnica irrigua ha già permesso di compiere enormi passi avanti nella gestione delle risorse idriche, favorendo l’estensione delle coltivazioni anche in zone semi-aride od in condizioni ambientali rese maggiormente difficili dai cambiamenti climatici in atto.

Tuttavia, il tema della gestione dell’acqua è cruciale anche durante i processi di trasformazione dei prodotti agricoli, ma sono poche le imprese che intervengono per ottimizzare in tale ottica le diverse fasi produttive. Nello studio Feeding Ourselves Thirsty, sono state esaminate le metodologie e le strategie adottate da 37 fra le maggiori imprese alimentari mondiali per minimizzare l’uso dell’acqua lungo il ciclo produttivo ed è apparso come solo un terzo di queste adotti dei provvedimenti adeguati.

L’adozione anche nella filiera lattiero-casearia, di tecnologie di trasformazione eco-friendly, diventa sempre più necessaria ed urgente.

Le tematiche di acqua ed energia verranno presentate in modo dettagliato nel sito TESEO che Clal.it lancerà in ottobre in occasione della Fiera di Cremona.

Segui il Dairy Forum di CLAL.it! Oggi in diretta streaming
Segui il Dairy Forum di CLAL.it! Oggi in diretta streaming

Fonte: Ceres

El Niño e mercati agricoli: siccità?!!
15 Maggio 2015

Più volte annunciato come una possibilità, ora le agenzie meteorologiche giapponese ed australiana affermano che si sono manifestati i segni per il succedersi di fenomeni climatici estremi noti come El Niño, tali da interessare vaste regioni, dall’America meridionale al sud-est asiatico, con pesanti riflessi sulle produzioni agricole.

Con el Niño e la Niña si descrivono fasi opposte di oscillazioni delle temperature fra oceano ed atmosfera nella zona equatoriale del Pacifico. La Niña è la fase fresca di tali oscillazioni (indicate con la sigla ENSO – El Niño-Southern Oscillation), el Niño quella calda. Queste deviazioni dalle normali temperature di superficie degli oceani possono avere un grande impatto sulle condizioni climatiche a livello mondiale. Nel 1600, dei pescatori al largo delle coste dell’America Latina, rilevarono come le acque dell’oceano Pacifico fossero stranamente calde per la stagione ed essendo a dicembre, chiamarono il fenomeno el Niño (il bimbo), dato il Natale ormai vicino.

Quest’anno, una siccità primaverile in Asia meridionale ha già influito negativamente sui raccolti di olio di palma e potrebbe comportare problemi nelle piantagioni di caffè in Colombia e di cacao in Africa occidentale. All’opposto, delle piogge eccessive potrebbero danneggiare i raccolti di canna da zucchero in Brasile.

Negli USA il fenomeno potrebbe avere invece effetti positivi comportando una stagione fresca ed umida in favore dei raccolti di mais ma con una generale diminuzione nella qualità dei prodotti; già ora si notano ricorrenti ed intense piogge nelle pianure centrali del paese.

In India la conseguenza di questo cambiamento meteorologico è la ridotta intensità dei monsoni, che potrebbe avere riflessi sul raccolto di cotone di cui il paese asiatico è il maggior produttore, mentre la ridotta produzione di olio di palma in Indonesia e Malesia sarebbe favorevole per il mercato delll’olio di soia.

Le previsioni climatiche sono influenzate da una molteplicità di fattori che le rendono complesse, ma bisognerà sempre più considerare l’insorgere dei fenomeni climatici estremi ed i conseguenti effetti su mercato e quotazioni mondiali dei prodotti agroalimentari.

Nuova Zelanda: probabilità di precipitazioni oltre la norma in primavera in caso di El Niño
Nuova Zelanda: probabilità di precipitazioni oltre la norma in primavera in caso di El Niño

Fonte: Agrimoney

Interesse mondiale per l’agricoltura africana
13 Maggio 2015

L’Africa è un continente strategico per gli approvvigionamenti utili a soddisfare i bisogni alimentari del mondo. Le maggiori potenze economiche e le aziende multinazionali si interessano sempre più al continente africano per utilizzare il suo potenziale agricolo.

Fra queste Cargill, azienda presente in Africa da oltre 30 anni, dove però opera solo l’1% dei propri 143 mila dipendenti. Il continente nero rimane un netto importatore di alimenti, nonostante possegga oltre la metà delle terre arabili mondiali. Si tratta di un enorme potenziale produttivo, il cui utilizzo richiede notevoli investimenti finanziari ed energie organizzative.

L’interesse di Cargill è concreto soprattutto in Africa australe, dove ha investito 12,5 milioni di Dollari per un nuovo mangimificio in sud Africa, mentre in Zambia sta completando l’acquisizione dell’impresa di lavorazione di semi oleosi Zamanita per una spesa di 25,7 milioni di Dollari.

Altra dimostrazione di questo interesse per il continente nero è dato dal gruppo Agco, proprietario della Massey Ferguson. L’azienda ha annunciato un piano strategico con CNFA (Cultivating New Frontiers in Agriculture), organizzazione per lo sviluppo economico fondata a Washington nel 1984, per migliorare l’attività agricola nell’Africa sub-sahariana.

Resta da vedere come sarà garantita la sostenibilità sociale ed ambientale di tutti questi investimenti, per contrastare il fenomeno del “land grabbing” (accaparramento della terra) che si va radicando proprio in Africa.

Africa: importazioni di alcuni prodotti lattiero-caseari
Africa: importazioni di alcuni prodotti lattiero-caseari

Fonte : Agrimoney

La tecnica al servizio della produzione agricola
1 Aprile 2015

Dal 1948, l’area coltivata in Israele è passata da 1650 a 4350 chilometri quadrati, e la superficie coltivata da 30 mila a 190 mila ettari.

Nel 1950 ogni agricoltore alimentava 17 persone; nel 2010, 113. Attualmente è attiva in agricoltura solo il 2% della popolazione, che fornisce però il 95% dei bisogni alimentari e delle materie prime necessarie alle imprese di trasformazione del paese.

Circa il 60% delle terre coltivate si trova nell’area desertica del Néguev. Fra il 1999 ed il 2009 la produzione agricola totale è aumentata del 26%, benché il consumo di acqua sia diminuito del 12% grazie all’introduzione di tecniche avanzate di irrigazione e controllo delle perdite nelle condotte idriche.

Nel 2010, Israele esportava il 33% dei vegetali, 27% dei fiori, 16% della frutta ed il 9% degli agrumi che produceva.

S/STEMA STALLA
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