Le sfide per la domanda di esportazione
7 Aprile 2026

Di Alberto Lancellotti e Lucrecia Miguel

Con l’aumento dei prezzi del carburante e dell’energia, il costo delle materie prime e del trasporto dei prodotti potrebbe destare preoccupazione per la domanda mondiale. I costi assicurativi delle navi e del carburante per il trasporto delle merci sono tra le principali fonti di timore, ma la situazione è più complessa e riguarda anche la disponibilità di prodotti petroliferi necessari per la produzione di contenitori di plastica per i prodotti lattiero-caseari.

Alcuni esportatori temono che, anche se lo Stretto di Hormuz dovesse tornare alla normalità, le interruzioni nella catena di approvvigionamento potrebbero causare problemi per mesi. Tra costi del carburante, costi assicurativi, costi energetici e una possibile carenza di container, il mercato lattiero-caseario si trova ad affrontare numerose incognite.

Rimani aggiornato sugli sviluppi
dei costi energetici e dei trasporti >

TESEO.clal.it – Riepilogo dei prezzi degli input analizzati

Consumi retail bimestre 2026: la convenienza premia la Carne Suina
7 Aprile 2026

Il primo bimestre 2026 evidenzia un mercato retail condizionato dal potere d’acquisto, con consumi deboli nei salumi e una forte riallocazione della spesa nelle carni fresche.

🔻 SALUMI: contrazione diffusa dei volumi

Il comparto apre l’anno con una flessione generalizzata, accentuatasi nel mese di febbraio, storicamente un periodo in cui i consumi alimentari rallentano.

  • Prosciutto cotto: -4,8% nel bimestre (-9,3% a febbraio) con prezzi stabili.
  • Mortadella: -6,7% (-8,9% a febbraio), nonostante lievi aumenti di prezzo (+1,4%).
  • Salame: -1,6% (-3,8% a febbraio)
  • Prosciutto crudo: unica eccezione positiva (+3,1%), ma con una crescente polarizzazione:
    • segmento DOP: +5,2%
    • segmento non DOP: +1,2% (in calo a febbraio: -0,3%)

🔺 CARNI FRESCHE: la convenienza guida le scelte

L’inflazione continua a orientare la sostituzione tra proteine animali:

  • Carne suina (+8,5%): protagonista del bimestre, favorita da prezzi stabili o in lieve calo (-0,9% a febbraio)
  • Carne avicunicola (+1,4%): andamento positivo e difensivo, nonostante prezzi in aumento (+4,7%)
  • Carne bovina (-8,3%): forte contrazione dei volumi, penalizzata dall’aumento dei prezzi (+15,5%)

Il 2026 si apre con una chiara riallocazione della spesa: il consumatore si orienta verso il suino, più accessibile, riduce i volumi nei salumi e, nel caso del crudo, premia selettivamente la qualità certificata. La pressione inflattiva resta il principale driver delle decisioni d’acquisto.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Allevamento suinicolo: tra ricambio generazionale e nuovi modelli [Il Commento di Claudio Veronesi, suinicoltore]
30 Marzo 2026

Claudio Veronesi, allevatore di suini di Sustinente (MN)

Claudio Veronesi, 72 anni, una lunga carriera da Allevatore in prima fila a Sustinente (Mantova), dove ha realizzato porcilaie hi-tech dove tecnologie, innovazioni e biosicurezza hanno contribuito a rendere la struttura un’azienda modello.

Due anni fa, inaspettata, la scelta di entrare in soccida. “Dopo anni da imprenditore per così dire ‘libero’ sembrava una scelta se non innaturale, quanto meno difficile da percorrere – racconta Veronesi -. Tuttavia, più passa il tempo e più mi accorgo che è stata la decisione corretta per la nostra azienda”. Il comparto, prosegue Veronesi, “attraversa difficoltà legate al ricambio generazionale e alla manodopera, dalle quali nemmeno noi siamo immuni e alla mia età, seppure affiancato da mio figlio Mattia e da quattro dipendenti, lavorare quotidianamente per 10-12 ore al giorno, dal momento che gestiamo anche 650 ettari di terreno, cominciava ad essere pesante”.

Partner dell’avventura è stato individuato il Gruppo Amadori, per una produzione annuale di 24mila suini. Il sito prevede solo ingrasso. “Abbiamo contatti costanti con il Gruppo Amadori, riceviamo visite e controlli, ma possiamo godere di grande autonomia, dal momento che l’azienda aveva un punteggio alto come ClassyFarm, abbiamo per molti anni in passato prodotto maiali in filiere antibiotic-free, per cui potevamo contare su un protocollo operativo di allevamento particolarmente rodato e con standard gestionali elevati”.

Alla fine di ogni ciclo di produzione insieme al Gruppo Amadori concordano le modalità e i numeri di carico, con i suini che trovano canali di valorizzazione specifici lungo la catena di approvvigionamento.

Un cambio di vita, dunque, che non chiude completamente la porta un domani ad un ritorno sul mercato come imprenditori, qualora il figlio Mattia volesse in futuro rimettersi in proprio. 

“Per ora ci stiamo trovando molto bene con Amadori e, alla scadenza del contratto triennale di soccida la volontà da parte nostra è di proseguire”, annuncia Veronesi.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Aggiorna i tuoi interessi e ricevi le novità sul settore Bovino
25 Marzo 2026

Da oggi puoi aggiungere i nuovi settori “Bovini vivi” e “Carni bovine” ai tuoi interessi.

Riceverai ogni settimana aggiornamenti sulle variazioni rilevate da TESEO.clal.it su prezzi, macellazioni, allevamenti, e altri indicatori chiave del mercato Bovino italiano, europeo e mondiale.

Basta effettuare il login su CLAL o su TESEO, cliccare sul tuo nome in alto a destra e selezionare “Modifica il tuo profilo e le preferenze newsletter >>”.

Aggiungi i Bovini >

Quando il processo diventa valore
24 Marzo 2026

Di: Marika De Vincenzi

Si parla sempre di più di autenticità e di valorizzare i  metodi tradizionali nel settore agroalimentare. Nel recente viaggio in Sardegna, il nostro Team di CLAL ha avuto modo di osservare da vicino un eccellente esempio di questa tendenza: il Prosciutto Crudo Sardo prodotto da Fattorie Gennargentu.

Ciò che colpisce è il processo: la salagione a sale saturo dona al prodotto un sapore intenso e deciso, con un profumo ricco e una consistenza equilibrata tra dolcezza e sapidità. Il prosciutto stagiona per almeno 12 mesi a Fonni, a 1000 metri di quota sul Gennargentu, dove l’aria pura e i profumi dei boschi contribuiscono a svilupparne il carattere unico.

Si porta a casa un prosciutto che racconta la Sardegna in ogni fetta, esprimendo un equilibrio tra natura, tradizione e gusto.

Uno spunto interessante su come il processo produttivo possa diventare elemento distintivo e leva di valore.

Più valore alla suinicoltura con una programmazione condivisa [Il Commento di Antenore Cervi, Suinicoltore]
23 Marzo 2026

Antenore Cervi
CIA

Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA
Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA

“Le difficoltà di mercato per gli allevatori sono iniziate dopo i ribassi prolungati per due mesi alla fine di novembre. Dall’inizio dell’anno possiamo dire che il prezzo dei suini grassi da macello è al di sotto dei costi di produzione. Quando carichiamo per il macello, gli allevatori in questo frangente dicono: vediamo salire sul camion maiali e soldi”. 

Antenore Cervi, responsabile della suinicoltura per Cia-Agricoltori Italiani, cerca di smorzare con una battuta l’incertezza del mercato che, dopo due anni sostanzialmente positivi per i produttori di maiali, oggi pesa sui bilanci aziendali. “Solitamente la primavera è sempre stata caratterizzata da listini sottotono – ricorda – ma oggi le pressioni sono causate dalla presenza di PSA in Spagna, uno scenario indipendente quindi dalla situazione nazionale”.

Antenore Cervi fa parte della Commissione interprofessionale del Consorzio di tutela del Prosciutto di Parma, che ha avviato un dialogo con i “cugini” omologhi del Consorzio del Prosciutto di San Daniele per individuare soluzioni ai problemi che affliggono la filiera suinicola.

“Gli allevatori in questi ultimi due anni, complici anche una buona remuneratività, hanno investito sulla biosicurezza e per rispondere agli adempimenti in sostenibilità ambientale – spiega Cervi -, ma si è trattato in entrambi i casi di adeguamenti necessari, ma non produttivi”. Oggi la strada deve necessariamente guardare una “programmazione condivisa all’interno della filiera, così da garantire maggiore valore aggiunto alla suinicoltura nel suo insieme, non soltanto nel circuito delle produzioni tutelate”.

Una spinta potrebbe arrivare dalla genetica, secondo Cervi. “Sono stati fatti passi avanti notevoli – riconosce – e questo renderà più reattiva la filiera a fronte di una programmazione seria. Dobbiamo riuscire a valorizzare la salumeria DOP e, allo stesso tempo, anche la carne fresca e la genetica sarà uno dei pilastri per migliorare”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Carne bovina: perché i prezzi stanno diminuendo?
19 Marzo 2026

Di Marika De Vincenzi

Da alcune settimane il mercato della carne bovina in Italia sta mostrando segnali di indebolimento dei prezzi all’ingrosso. Non si tratta di un semplice aggiustamento congiunturale, ma del risultato di una tensione prolungata e crescente lungo tutta la filiera. 

I consumi di carne bovina sono in rallentamento. Dopo anni di aumenti dei prezzi al consumo, il prodotto, sovente vittima di campagne mediatiche di stampo salutistico (e spesso eccessive, quando non infondate), è diventato meno competitivo rispetto ad altre proteine animali.

Per stimolare nuovamente le vendite, la grande distribuzione sta chiedendo ai macelli lo sforzo di ribassare i listini. 

Gli impianti di macellazione hanno costi industriali elevati (energia, personale, struttura) e necessitano di lavorare non al di sotto del proprio break even point per restare efficienti.

Ridurre troppo i volumi aumenterebbe il costo unitario di lavorazione. Per questo motivo molti operatori continuano a macellare e a collocare prodotto sul mercato, anche accettando prezzi più bassi.

Dall’altra parte della filiera, gli allevatori hanno poca flessibilità sui prezzi.
I costi di ingrasso restano sostenuti e i ristalli, in particolare i broutard francesi, continuano a mantenere quotazioni elevate. Questo limita la possibilità di ridurre il prezzo dei capi alla stalla.

Il risultato è all’insegna del disequilibrio.
Le prime correzioni dei listini all’ingrosso riflettono l’instabilità tra offerta e domanda.

In questo contesto, gli operatori segnalano la necessità di riallineare i prezzi lungo la filiera per rendere la carne bovina più competitiva e stimolare la domanda. Una missione complessa dove meritano attenzione la sostenibilità degli allevamenti, la marginalità di tutti gli anelli della catena di approvvigionamento e il rilancio dei consumi.

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

L’immagine mostra le quotazioni correnti delle carni bovine secondo la Camera di Commercio di Modena. I valori indicati rappresentano i prezzi franco partenza (f.p.) rilevati dal macellatore al grossista, quindi all’uscita dal macello e non al consumo finale.

Suini: la Cina riduce le importazioni, ma l’eccesso di offerta pesa sul mercato interno
16 Marzo 2026

Di Marika De Vincenzi

La Cina rafforza la propria autosufficienza nel settore suinicolo, riducendo al contempo la dipendenza dalle importazioni. Il tasso di autosufficienza è salito dal 97,9% nel 2024 al 98% nel 2025, con prospettive di ulteriore aumento nel 2026.

Secondo i dati USDA, l’incremento è sostenuto dalla crescita della produzione interna: nel 2025 sono stati macellati 703 milioni di suini, rispetto ai 702,56 milioni del 2024, con un conseguente aumento della produzione di carne da 57,06 a 57,15 milioni di tonnellate. Parallelamente, le importazioni di carne suina sono diminuite del 6% rispetto all’anno precedente, confermando il rafforzamento della catena di approvvigionamento domestica.

Nonostante questi risultati, il mercato interno mostra segnali di squilibrio. Secondo recenti notizie, il governo cinese ha invitato gli allevatori a contenere la produzione per contrastare l’eccesso di offerta e la debolezza della domanda. Durante un incontro con i principali operatori del settore, il Ministero dell’Agricoltura ha esortato a rispettare i limiti produttivi fissati nel 2025 e a introdurre un sistema di registrazione per migliorare il monitoraggio del settore.

Anche i prezzi riflettono questa pressione: a dicembre i prezzi della carne suina hanno continuato a scendere, allungando la striscia dei ribassi, da attribuirsi con ogni probabilità alla domanda debole, alla stagnazione economica, ma anche – aspetto forse sul quale diventa imperativo riflettere – ai cambiamenti nei gusti dei consumatori. A gennaio  2026 si è registrata una timida inversione di rotta, con un primo aumento delle quotazioni, segnale di un possibile riequilibrio del mercato dopo la fase di forte pressione dovuta all’eccesso di offerta.

 

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Riso italiano sotto pressione + Commento di Massimo Piva, CIA Ferrara
12 Marzo 2026

Massimo Piva
Ferrara

Di: Elisa Donegatti

Il mercato del Riso italiano attraversa una fase complessa, caratterizzata da pressione competitiva internazionale, cambiamento nei flussi commerciali e segnali di rallentamento dei prezzi. Nei primi undici mesi del 2025 l’Italia ha importato oltre 337 mila tonnellate (+14,3%), mentre i volumi esportati sono calati del 7,7%, da 665 mila a 614 mila tonnellate, con una riduzione del valore complessivo di quasi il 6%.

Dal punto di vista varietale, l’Italia esporta soprattutto risi di maggior qualità come Carnaroli, Arborio e Baldo, mentre le importazioni riguardano risi di tipo Indica o varietà asiatiche a minor costo, destinate sia al consumo diretto sia alla trasformazione industriale. Questa distinzione si riflette anche nelle dinamiche dei prezzi sul mercato interno. Nelle principali piazze come Bologna, le quotazioni mostrano una lieve flessione: Carnaroli e Arborio intorno ai 1.200 €/ton, con dinamiche analoghe per Baldo e Roma, mentre l’Originario si mantiene sostanzialmente stabile.

A questo scenario del mercato interno, segnato da importazioni in aumento e prezzi in frenata, si aggiunge l’offerta internazionale: negli ultimi anni l’Europa ha aumentato le importazioni di Riso da paesi asiatici come Cambogia, Myanmar, India, Pakistan e Thailandia, spesso favorite dai regimi di agevolazioni tariffarie previsti dall’UE per i Paesi meno sviluppati. Una quota significativa delle importazioni di Riso in Italia proviene da queste aree, accentuando la concorrenza per le varietà italiane di qualità.L’Italia conferma il ruolo di principale produttore UE, con oltre la metà della produzione comunitaria, ma resta esposta alla pressione delle importazioni e al calo delle esportazioni, elementi che possono influire sulla sostenibilità economica delle aziende e sulla competitività della filiera. Il dibattito europeo è tornato al centro dell’attenzione: diverse organizzazioni agricole chiedono un monitoraggio più attento dei flussi commerciali, possibili aggiornamenti del regolamento UE sulle preferenze commerciali e strumenti di salvaguardia più efficaci per il settore.

Il commento dell’Agricoltore

Massimo Piva – Nuovo Presidente CIA-Agricoltori Italiani Ferrara

“Dallo scorso Dicembre le quotazioni hanno registrato una vera e propria caduta libera.

Questa anomalia di mercato deriva dallo spostamento di migliaia di ettari, precedentemente coltivati a varietà Indica e Basmati – oggi caratterizzate da quotazioni molto basse a causa delle massicce importazioni a dazio zero – verso varietà classiche destinate al mercato interno. Questo fenomeno ha determinato un surplus di offerta e un conseguente blocco degli acquisti da parte dell’industria.

Le aziende agricole sono in forte sofferenza, con Produzioni Lorde Vendibili (PLV) che spesso non coprono i costi di produzione. Allo stesso tempo anche le industrie risicole si trovano in difficoltà: quelle che un tempo vendevano riso Indica sui mercati del Nord Europa oggi devono competere con il prodotto asiatico già confezionato che arriva direttamente sugli scaffali dei supermercati.

L’Ente Nazionale Risi, insieme agli altri Paesi produttori, ha dichiarato lo stato di emergenza del settore, chiedendo con forza all’Unione Europea l’attivazione automatica della clausola di salvaguardia per reintrodurre i dazi doganali. Ulteriore motivo di preoccupazione è rappresentato dall’avvio del trattato commerciale con i Paesi Mercosur.

Guardando alle prossime semine, si conferma la consueta tendenza a orientarsi verso le varietà che nel presente appaiono più quotate, con il rischio di creare nuovamente squilibri nella successiva campagna di commercializzazione.Il settore non è ancora maturo per dotarsi di una vera programmazione produttiva, attraverso contratti di filiera costruiti sulle potenziali esigenze di mercato, in grado di garantire maggiore stabilità e una distribuzione più equilibrata del valore lungo la filiera.”

TESEO.clal.it – Italia (Bologna) – Prezzo Riso Arborio

Australia e Brasile: possibili effetti delle tensioni mediorientali sull’export di carne bovina
10 Marzo 2026

Di Marika De Vincenzi

Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente stanno creando pesanti criticità logistiche con possibili effetti anche sull’export di carne bovina. La chiusura dello spazio aereo di alcuni Paesi del Golfo e la sospensione dei transiti nello Stretto di Hormuz hanno allungato i tempi di trasporto e aumentato i costi, con rotte marittime deviate attraverso il Capo di Buona Speranza, allungando i tempi di viaggio di circa due settimane verso l’Europa. Anche il trasporto aereo cargo risente di limitazioni operative e costi più elevati, incidendo soprattutto sui prodotti refrigerati e ad alto valore aggiunto.

In questo contesto, l’attenzione degli operatori si concentra sui principali esportatori mondiali di carne bovina, tra cui Australia e Brasile

L’Australia rappresenta uno dei fornitori rilevanti nei mercati internazionali, con flussi export orientati principalmente verso Asia, Nord America e Medio Oriente. Quest’ultima area rappresenta tradizionalmente uno sbocco importante per la carne bovina australiana, anche grazie alla domanda del settore della ristorazione e del turismo. I ritardi logistici potrebbero aumentare i costi e ridurre la competitività della carne refrigerata destinata ai mercati lontani.

Il Brasile è il principale esportatore mondiale, con flussi concentrati sull’Asia, in particolare Cina, ma anche Medio Oriente. Ostacoli logistici o cali di domanda potrebbero spingere parte delle esportazioni verso mercati alternativi, aumentando la concorrenza e influenzando i prezzi internazionali, alla luce di prezzi particolarmente competitivi della carne brasiliana (5,27 $/kg il prezzo medio delle carni congelate contro i 6,44 $/kg dell’Australia). 

L’evoluzione delle tensioni nella regione e il progressivo ripristino delle rotte logistiche saranno determinanti per l’andamento degli scambi internazionali di carne bovina nei prossimi mesi.

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

L’immagine mostra le quotazioni correnti delle carni bovine secondo la Camera di Commercio di Modena. I valori indicati rappresentano i prezzi franco partenza (F.P.) rilevati dal macellatore al grossista, quindi all’uscita dal macello e non al consumo finale.