Più valore alla suinicoltura con una programmazione condivisa [Il Commento di Antenore Cervi, Suinicoltore]
23 Marzo 2026

Antenore Cervi
CIA

Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA
Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA

“Le difficoltà di mercato per gli allevatori sono iniziate dopo i ribassi prolungati per due mesi alla fine di novembre. Dall’inizio dell’anno possiamo dire che il prezzo dei suini grassi da macello è al di sotto dei costi di produzione. Quando carichiamo per il macello, gli allevatori in questo frangente dicono: vediamo salire sul camion maiali e soldi”. 

Antenore Cervi, responsabile della suinicoltura per Cia-Agricoltori Italiani, cerca di smorzare con una battuta l’incertezza del mercato che, dopo due anni sostanzialmente positivi per i produttori di maiali, oggi pesa sui bilanci aziendali. “Solitamente la primavera è sempre stata caratterizzata da listini sottotono – ricorda – ma oggi le pressioni sono causate dalla presenza di PSA in Spagna, uno scenario indipendente quindi dalla situazione nazionale”.

Antenore Cervi fa parte della Commissione interprofessionale del Consorzio di tutela del Prosciutto di Parma, che ha avviato un dialogo con i “cugini” omologhi del Consorzio del Prosciutto di San Daniele per individuare soluzioni ai problemi che affliggono la filiera suinicola.

“Gli allevatori in questi ultimi due anni, complici anche una buona remuneratività, hanno investito sulla biosicurezza e per rispondere agli adempimenti in sostenibilità ambientale – spiega Cervi -, ma si è trattato in entrambi i casi di adeguamenti necessari, ma non produttivi”. Oggi la strada deve necessariamente guardare una “programmazione condivisa all’interno della filiera, così da garantire maggiore valore aggiunto alla suinicoltura nel suo insieme, non soltanto nel circuito delle produzioni tutelate”.

Una spinta potrebbe arrivare dalla genetica, secondo Cervi. “Sono stati fatti passi avanti notevoli – riconosce – e questo renderà più reattiva la filiera a fronte di una programmazione seria. Dobbiamo riuscire a valorizzare la salumeria DOP e, allo stesso tempo, anche la carne fresca e la genetica sarà uno dei pilastri per migliorare”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Carne bovina: perché i prezzi stanno diminuendo?
19 Marzo 2026

Di Marika De Vincenzi

Da alcune settimane il mercato della carne bovina in Italia sta mostrando segnali di indebolimento dei prezzi all’ingrosso. Non si tratta di un semplice aggiustamento congiunturale, ma del risultato di una tensione prolungata e crescente lungo tutta la filiera. 

I consumi di carne bovina sono in rallentamento. Dopo anni di aumenti dei prezzi al consumo, il prodotto, sovente vittima di campagne mediatiche di stampo salutistico (e spesso eccessive, quando non infondate), è diventato meno competitivo rispetto ad altre proteine animali.

Per stimolare nuovamente le vendite, la grande distribuzione sta chiedendo ai macelli lo sforzo di ribassare i listini. 

Gli impianti di macellazione hanno costi industriali elevati (energia, personale, struttura) e necessitano di lavorare non al di sotto del proprio break even point per restare efficienti.

Ridurre troppo i volumi aumenterebbe il costo unitario di lavorazione. Per questo motivo molti operatori continuano a macellare e a collocare prodotto sul mercato, anche accettando prezzi più bassi.

Dall’altra parte della filiera, gli allevatori hanno poca flessibilità sui prezzi.
I costi di ingrasso restano sostenuti e i ristalli, in particolare i broutard francesi, continuano a mantenere quotazioni elevate. Questo limita la possibilità di ridurre il prezzo dei capi alla stalla.

Il risultato è all’insegna del disequilibrio.
Le prime correzioni dei listini all’ingrosso riflettono l’instabilità tra offerta e domanda.

In questo contesto, gli operatori segnalano la necessità di riallineare i prezzi lungo la filiera per rendere la carne bovina più competitiva e stimolare la domanda. Una missione complessa dove meritano attenzione la sostenibilità degli allevamenti, la marginalità di tutti gli anelli della catena di approvvigionamento e il rilancio dei consumi.

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

L’immagine mostra le quotazioni correnti delle carni bovine secondo la Camera di Commercio di Modena. I valori indicati rappresentano i prezzi franco partenza (f.p.) rilevati dal macellatore al grossista, quindi all’uscita dal macello e non al consumo finale.

Suini: la Cina riduce le importazioni, ma l’eccesso di offerta pesa sul mercato interno
16 Marzo 2026

Di Marika De Vincenzi

La Cina rafforza la propria autosufficienza nel settore suinicolo, riducendo al contempo la dipendenza dalle importazioni. Il tasso di autosufficienza è salito dal 97,9% nel 2024 al 98% nel 2025, con prospettive di ulteriore aumento nel 2026.

Secondo i dati USDA, l’incremento è sostenuto dalla crescita della produzione interna: nel 2025 sono stati macellati 703 milioni di suini, rispetto ai 702,56 milioni del 2024, con un conseguente aumento della produzione di carne da 57,06 a 57,15 milioni di tonnellate. Parallelamente, le importazioni di carne suina sono diminuite del 6% rispetto all’anno precedente, confermando il rafforzamento della catena di approvvigionamento domestica.

Nonostante questi risultati, il mercato interno mostra segnali di squilibrio. Secondo recenti notizie, il governo cinese ha invitato gli allevatori a contenere la produzione per contrastare l’eccesso di offerta e la debolezza della domanda. Durante un incontro con i principali operatori del settore, il Ministero dell’Agricoltura ha esortato a rispettare i limiti produttivi fissati nel 2025 e a introdurre un sistema di registrazione per migliorare il monitoraggio del settore.

Anche i prezzi riflettono questa pressione: a dicembre i prezzi della carne suina hanno continuato a scendere, allungando la striscia dei ribassi, da attribuirsi con ogni probabilità alla domanda debole, alla stagnazione economica, ma anche – aspetto forse sul quale diventa imperativo riflettere – ai cambiamenti nei gusti dei consumatori. A gennaio  2026 si è registrata una timida inversione di rotta, con un primo aumento delle quotazioni, segnale di un possibile riequilibrio del mercato dopo la fase di forte pressione dovuta all’eccesso di offerta.

 

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Riso italiano sotto pressione + Commento di Massimo Piva, CIA Ferrara
12 Marzo 2026

Massimo Piva
Ferrara

Di: Elisa Donegatti

Il mercato del Riso italiano attraversa una fase complessa, caratterizzata da pressione competitiva internazionale, cambiamento nei flussi commerciali e segnali di rallentamento dei prezzi. Nei primi undici mesi del 2025 l’Italia ha importato oltre 337 mila tonnellate (+14,3%), mentre i volumi esportati sono calati del 7,7%, da 665 mila a 614 mila tonnellate, con una riduzione del valore complessivo di quasi il 6%.

Dal punto di vista varietale, l’Italia esporta soprattutto risi di maggior qualità come Carnaroli, Arborio e Baldo, mentre le importazioni riguardano risi di tipo Indica o varietà asiatiche a minor costo, destinate sia al consumo diretto sia alla trasformazione industriale. Questa distinzione si riflette anche nelle dinamiche dei prezzi sul mercato interno. Nelle principali piazze come Bologna, le quotazioni mostrano una lieve flessione: Carnaroli e Arborio intorno ai 1.200 €/ton, con dinamiche analoghe per Baldo e Roma, mentre l’Originario si mantiene sostanzialmente stabile.

A questo scenario del mercato interno, segnato da importazioni in aumento e prezzi in frenata, si aggiunge l’offerta internazionale: negli ultimi anni l’Europa ha aumentato le importazioni di Riso da paesi asiatici come Cambogia, Myanmar, India, Pakistan e Thailandia, spesso favorite dai regimi di agevolazioni tariffarie previsti dall’UE per i Paesi meno sviluppati. Una quota significativa delle importazioni di Riso in Italia proviene da queste aree, accentuando la concorrenza per le varietà italiane di qualità.L’Italia conferma il ruolo di principale produttore UE, con oltre la metà della produzione comunitaria, ma resta esposta alla pressione delle importazioni e al calo delle esportazioni, elementi che possono influire sulla sostenibilità economica delle aziende e sulla competitività della filiera. Il dibattito europeo è tornato al centro dell’attenzione: diverse organizzazioni agricole chiedono un monitoraggio più attento dei flussi commerciali, possibili aggiornamenti del regolamento UE sulle preferenze commerciali e strumenti di salvaguardia più efficaci per il settore.

Il commento dell’Agricoltore

Massimo Piva – Nuovo Presidente CIA-Agricoltori Italiani Ferrara

“Dallo scorso Dicembre le quotazioni hanno registrato una vera e propria caduta libera.

Questa anomalia di mercato deriva dallo spostamento di migliaia di ettari, precedentemente coltivati a varietà Indica e Basmati – oggi caratterizzate da quotazioni molto basse a causa delle massicce importazioni a dazio zero – verso varietà classiche destinate al mercato interno. Questo fenomeno ha determinato un surplus di offerta e un conseguente blocco degli acquisti da parte dell’industria.

Le aziende agricole sono in forte sofferenza, con Produzioni Lorde Vendibili (PLV) che spesso non coprono i costi di produzione. Allo stesso tempo anche le industrie risicole si trovano in difficoltà: quelle che un tempo vendevano riso Indica sui mercati del Nord Europa oggi devono competere con il prodotto asiatico già confezionato che arriva direttamente sugli scaffali dei supermercati.

L’Ente Nazionale Risi, insieme agli altri Paesi produttori, ha dichiarato lo stato di emergenza del settore, chiedendo con forza all’Unione Europea l’attivazione automatica della clausola di salvaguardia per reintrodurre i dazi doganali. Ulteriore motivo di preoccupazione è rappresentato dall’avvio del trattato commerciale con i Paesi Mercosur.

Guardando alle prossime semine, si conferma la consueta tendenza a orientarsi verso le varietà che nel presente appaiono più quotate, con il rischio di creare nuovamente squilibri nella successiva campagna di commercializzazione.Il settore non è ancora maturo per dotarsi di una vera programmazione produttiva, attraverso contratti di filiera costruiti sulle potenziali esigenze di mercato, in grado di garantire maggiore stabilità e una distribuzione più equilibrata del valore lungo la filiera.”

TESEO.clal.it – Italia (Bologna) – Prezzo Riso Arborio

Australia e Brasile: possibili effetti delle tensioni mediorientali sull’export di carne bovina
10 Marzo 2026

Di Marika De Vincenzi

Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente stanno creando pesanti criticità logistiche con possibili effetti anche sull’export di carne bovina. La chiusura dello spazio aereo di alcuni Paesi del Golfo e la sospensione dei transiti nello Stretto di Hormuz hanno allungato i tempi di trasporto e aumentato i costi, con rotte marittime deviate attraverso il Capo di Buona Speranza, allungando i tempi di viaggio di circa due settimane verso l’Europa. Anche il trasporto aereo cargo risente di limitazioni operative e costi più elevati, incidendo soprattutto sui prodotti refrigerati e ad alto valore aggiunto.

In questo contesto, l’attenzione degli operatori si concentra sui principali esportatori mondiali di carne bovina, tra cui Australia e Brasile

L’Australia rappresenta uno dei fornitori rilevanti nei mercati internazionali, con flussi export orientati principalmente verso Asia, Nord America e Medio Oriente. Quest’ultima area rappresenta tradizionalmente uno sbocco importante per la carne bovina australiana, anche grazie alla domanda del settore della ristorazione e del turismo. I ritardi logistici potrebbero aumentare i costi e ridurre la competitività della carne refrigerata destinata ai mercati lontani.

Il Brasile è il principale esportatore mondiale, con flussi concentrati sull’Asia, in particolare Cina, ma anche Medio Oriente. Ostacoli logistici o cali di domanda potrebbero spingere parte delle esportazioni verso mercati alternativi, aumentando la concorrenza e influenzando i prezzi internazionali, alla luce di prezzi particolarmente competitivi della carne brasiliana (5,27 $/kg il prezzo medio delle carni congelate contro i 6,44 $/kg dell’Australia). 

L’evoluzione delle tensioni nella regione e il progressivo ripristino delle rotte logistiche saranno determinanti per l’andamento degli scambi internazionali di carne bovina nei prossimi mesi.

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

L’immagine mostra le quotazioni correnti delle carni bovine secondo la Camera di Commercio di Modena. I valori indicati rappresentano i prezzi franco partenza (F.P.) rilevati dal macellatore al grossista, quindi all’uscita dal macello e non al consumo finale.

Filiera 100% italiana, welfare e sostenibilità [Il Commento di Daria Levoni, Levoni S.p.A.]
9 Marzo 2026

Daria Levoni
Castellucchio (MN) – Italia

Daria Levoni – Amministratore delegato Levoni Spa Società Benefit

Quasi 115 anni di storia, una filiera 100% italiana (la tracciabilità riguarda anche spezie e aromi naturali) con una attenzione alle grandi Dop del Parma e del San Daniele e alla salumeria di qualità del Made in Italy, grazie alle quali alimentano oltre 10mila salumerie e negozi in tutta Italia. Sono alcuni dei numeri di Levoni, che da gennaio 2025 è diventata società benefit, sfidando il Moloch della burocrazia e restituendo alla comunità dei vantaggi che sono obiettivi comuni, con una visione etica e proiettata a salvaguardare redditività, benessere, migliorare le condizioni del lavoro negli stabilimenti, incrementare il welfare, la sostenibilità, ma anche la formazione. Gli effetti, inevitabilmente, ricadono sul territorio.

“È stato un percorso durato circa due anni, che ha coinvolto tutti i nostri stakeholder, dagli allevatori ai fornitori di servizi, dalle maestranze alla rete grazie alla quale negli anni abbiamo consolidato un’azienda che è ormai alla quarta generazione”, spiega Daria Levoni, tecnologa alimentare di formazione e amministratore delegato del gruppo, in prima fila nel percorso che ha portato alla nuova denominazione: “Levoni Spa Società Benefit”.

Un percorso di fatto “naturale”, senza forzature per chi ha sempre creduto nell’italianità della materia prima, nella sostenibilità e nel rispetto dei criteri ambientali e nell’alta qualità come elemento distintivo delle produzioni, che prevede una Filiera Benessere Animale sui pre-affettati, ma anche un’accademia Levoni ribattezzata “Assaggezza” per coniugare cultura e gusto e divulgare correttamente il mondo della salumeria, troppo spesso sotto accusa (ingiustamente e per colpa di una buona dose di superficialità).

Lo scorso anno, inoltre, è stato presentato il primo report di sostenibilità che raccoglie le azioni intraprese in tema di ambiente, società, governance, trasparenza verso il consumatore, nel pieno rispetto dei parametri ESG.

Levoni è una delle realtà storiche dell’agroalimentare italiano, con esportazioni in crescita a livello mondiale (Francia, Germania, Stati Uniti fra i principali Paesi), grazie appunto alla qualità e alla valorizzazione di prodotti premium che hanno saputo conquistare il gusto dei consumatori.

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TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Guerra in Medio Oriente: shock su energia e trasporti
6 Marzo 2026

Di Alberto Lancellotti

L’escalation del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran ha portato alla chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, snodo strategico del Golfo Persico attraverso cui passa oltre il 20% del petrolio e del GNL mondiale.

L’impatto sui mercati è stato immediato: il Brent supera gli 80 $/barile (+20%) e il gas naturale europeo, scambiato sul mercato di riferimento Dutch TTF, quota oltre 50 €/MWh (+70%), con ulteriori possibili rialzi.

Anche la logistica globale è sotto pressione: non solo lo Stretto di Hormuz, ma anche le rotte relative al Canale di Suez potrebbero registrare ritardi e criticità operative, tra deviazioni forzate, congestione dei porti e aumento dei premi assicurativi. Molte compagnie stanno valutando rotte alternative via Capo di Buona Speranza, con costi di carburante più elevati e noli significativamente maggiori.

Questi aumenti nei costi energetici e logistici potrebbero ripercuotersi sulle economie occidentali, alimentando nuovi timori di pressioni inflazionistiche nei prossimi mesi.

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TESEO.clal.it – Prezzo giornaliero del Gas Naturale

Carni fresche e salumi: cosa sta premiando davvero il mercato a inizio 2026?
2 Marzo 2026

Di Marika De Vincenzi

Gennaio 2026 conferma un avvio d’anno caratterizzato da forte selettività nei consumi domestici di carni fresche e salumi (Fonte: Circana). Nel comparto delle carni fresche emerge una chiara divergenza tra specie: la carne suina registra un deciso incremento dei volumi (+8,1%) con prezzi medi sostanzialmente stabili (+0,5%). E sono proprio i prezzi allineati che consolidano un percorso di crescita già osservato nel 2025 e che spiegano la competitività della categoria in termini di convenienza e versatilità. Al contrario, la carne bovina evidenzia una marcata contrazione dei volumi (-7,4%) a fronte di un rilevante aumento dei prezzi medi (+16,5%), dinamica che suggerisce una significativa sensibilità al prezzo e una probabile riallocazione degli acquisti verso altre tipologie di proteine nobili. La carne avicunicola mostra un andamento positivo (+1,9% a volume, nonostante una crescita del 5% nei prezzi medi), rafforzando così il proprio posizionamento come scelta equilibrata tra prezzo e percezione di leggerezza.

Nel comparto dei salumi si osserva una domanda sempre più orientata verso prodotti di qualità più elevata: il prosciutto crudo cresce in modo significativo (+5% a volume), trainato in particolare dal segmento DOP (+10,2%). Siamo di fronte a un segnale preciso, che evidenzia una maggiore attenzione dei consumatori verso prodotti certificati e di fascia più alta. Il prosciutto cotto registra una lieve flessione (-0,7% di media, nonostante un +0,4% a peso imposto), con prezzi stabili, indicando un atteggiamento più prudente nei prodotti di largo consumo. La mortadella registra a gennaio una contrazione più marcata in termini di vendita (-4,5%) accompagnata da un aumento dei prezzi medi (+1,8%), mentre il salame rimane sostanzialmente stabile nei volumi (+0,1%) con una crescita guidata principalmente dall’aumento dei prezzi (+2,8%).

Nel complesso, il mese evidenzia un consumatore attento alla spesa dal punto di vista della sostenibilità economica, ma comunque disposto a riconoscere valore a quei prodotti che vengono percepiti come migliori per qualità e origine, con un evidente riequilibrio del carrello tra le diverse fonti proteiche. Laddove i prezzi si sono mostrati più sostenuti, il consumatore ha mostrato una maggiore cautela all’acquisto. Ma la forza dell’alimentare italiano si confermano la qualità, la tracciabilità, il gusto.

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TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Energia e materie prime: trend, pressioni e rischi nei mercati globali
24 Febbraio 2026

Di Alberto Lancellotti

I costi degli input sono rientrati su livelli più moderati rispetto ai picchi del 2021-22, ma restano superiori al periodo pre-crisi e ancora caratterizzati da volatilità e incertezze, legate sia alle dinamiche di mercato sia al contesto geopolitico in evoluzione.

Nel settore dell’energia elettrica, nel 2025 il mercato europeo ha registrato un progressivo rafforzamento dei prezzi, con valori medi oltre i 100 €/MWh e forti differenze tra i Paesi comunitari. L’Italia continua a mostrare prezzi più elevati rispetto ai principali competitor, a causa di un settore ancora esposto ai costi del  gas e a vincoli strutturali del sistema.

Per il gas naturale, la situazione è diversa: il benchmark europeo Dutch TTF ha mostrato nel 2025 oscillazioni contenute, con un rialzo più marcato a gennaio 2026. Le temperature rigide in varie aree dell’UE hanno sostenuto la domanda stagionale mentre gli stoccaggi, in progressiva diminuzione, si sono attestati su livelli inferiori agli anni precedenti. Le scorte sono attese in ulteriore calo fino a marzo-aprile, seguendo il consueto andamento stagionale.

Anche gli Stati Uniti, oggi tra i principali fornitori globali di LNG, stanno registrando un aumento della domanda interna dovuto a condizioni climatiche particolarmente rigide, soprattutto nella fascia centro-orientale. Ciò ha contribuito a un temporaneo rialzo dei prezzi del gas sul mercato Henry Hub, con forti movimenti tra fine gennaio e inizio febbraio.

Per i carburanti, il petrolio mostra una recente maggiore vivacità dei prezzi dopo due anni più deboli, sostenuta dalle tensioni geopolitiche nel Golfo Persico e dai rischi sulle rotte energetiche. Tuttavia, i fondamentali indicano ancora un surplus produttivo: secondo le principali agenzie statistiche del settore, nel 2026 l’offerta globale dovrebbe superare la domanda grazie all’espansione dei Paesi non-OPEC e degli Stati Uniti. In assenza di shock o tagli significativi alla produzione, i prezzi potrebbero mantenersi relativamente contenuti.

Queste dinamiche influenzano anche il settore agricolo, in particolare il costo del gasolio agricolo, oggi su livelli inferiori rispetto al primo trimestre degli ultimi due anni, pur con alcuni rialzi nella prima metà di febbraio.

Infine, il comparto dei metalli sta vivendo movimenti rilevanti: alluminio, ferro, rame e altri metalli industriali hanno registrato aumenti sia sui mercati internazionali sia in Italia. I timori su un’offerta moderata e l’incertezza sulle politiche commerciali statunitensi, soprattutto riguardo ai dazi, continuano a sostenere i prezzi. Una recente attenuazione è arrivata dopo dichiarazioni dell’amministrazione Trump che lasciano intravedere un possibile approccio più flessibile sulle misure restrittive.

Segui l’andamento dei costi energetici e delle materie prime usate nelle produzioni agroalimentari >

Carne suina nelle Filippine: autosufficienza in discesa, cosa cambia per il settore?
23 Febbraio 2026

Di Marika De Vincenzi

Il mercato suinicolo nelle Filippine sta vivendo una fase di profonda trasformazione. Dopo anni difficili a causa della Peste Suina Africana (PSA), la produzione interna è ancora ridotta. A gennaio 2025 il patrimonio suino era di circa 8,7 milioni di capi, in calo dell’8,6% rispetto all’anno precedente.

Per il 2026 è previsto un leggero aumento della produzione, grazie a vaccini contro la PSA, maggiore biosicurezza e tecnologie migliori: si stimano circa 980.000 tonnellate di carne suina prodotta, ma non basta a soddisfare la domanda interna. L’AUTOSUFFICIENZA è infatti scesa dal 87,9% del 2020 al 56,5% previsto per il 2026.

La domanda di carne suina resta alta, grazie alla crescita della popolazione e all’aumento del reddito. 

Per coprire il fabbisogno, le Filippine importano ingenti quantità di carne suina. Tra gennaio e novembre 2025 le importazioni hanno raggiunto 851.666 tonnellate (+19,5% rispetto al 2024). Il Brasile è il principale fornitore, con circa il 40% delle importazioni totali, grazie a prezzi competitivi e a un accesso privilegiato al mercato filippino. Altri fornitori importanti sono l’UE e il Canada, ma con volumi inferiori. Emblematico il caso dell’Ue-27: nel 2022 era il primo fornitore con 420.000 tonnellate consegnate fra gennaio e novembre. Successivamente i volumi esportati dall’Ue si sono ridimensionati e nel 2025 (gennaio-novembre) si sono assestati a 343.000 tonnellate.

Per il 2026, le importazioni potrebbero arrivare a circa 750.000 tonnellate, mentre la produzione locale cresce solo leggermente. In sostanza, la domanda filippina continua a superare l’offerta interna, e il mercato resta aperto a forniture estere. In tale ottica, il Dipartimento dell’Agricoltura delle Filippine ha emanato nuove normative per le importazioni di carne suina, così da rafforzare ulteriormente le misure di protezione contro la PSA, senza chiudere le frontiere alle importazioni. 

Segnali positivi anche per l’UE.

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TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi