Carne bovina e accordo Mercosur: quanto importa l’Italia?
29 Ottobre 2025

Di: Marika De Vincenzi

In vista dell’accordo col Mercosur (deve essere ratificato dai 27 Stati Membri dell’Ue), quanta carne bovina importa l’Italia? 

Partiamo da una panoramica più ampia e vediamo quanto esportano i Paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Bolivia, Paraguay, Uruguay). Ebbene, nel 2024, complessivamente, i Paesi del Mercosur hanno esportato oltre 5,3 milioni di tonnellate di carne bovina e solo il 3,1%, poco meno di 167.000 tonnellate, sono state inviate in UE-27.

E l’Italia? Fra gennaio e agosto 2025, l’Italia ha importato 33.971 tonnellate dai Paesi del Mercosur (+29,8% tendenziale) ed è il secondo Paese dell’Ue per volumi ritirati, alle spalle dei Paesi Bassi con 44.447 tonnellate e davanti alla Spagna con 23.643. 
Nel 2024, l’import di carni bovine dai Paesi del Mercosur ha rappresentato il 9,7% del totale importato, con il Brasile che rappresenta il primo fornitore fra i Paesi del gruppo del Mercosur.

Se esaminiamo la voce doganale delle “carni bovine fresche o refrigerate”, il 95% delle importazioni italiane fra gennaio e luglio proviene dall’Unione Europea, con la Polonia primo fornitore.
Numeri diversi, invece, se analizziamo le “carni bovine congelate”, che però sono complessivamente poco meno di 37.000 tonnellate contro quasi 184.000 tonnellate circa delle “carni bovine fresche o refrigerate”. Il primo fornitore dell’Italia per le carni congelate è il Brasile (44% delle quote di mercato), seguito dall’UE (37%).

Quanto ai prezzi medi di importazione della carne bovina congelata, a luglio 2025 il prezzo medio dalla Polonia (6,65 €/kg) è leggermente superiore a quello del Brasile (6,50 €/kg), ma sul medio-lungo periodo la Polonia rimane generalmente più competitiva, mentre l’Uruguay si posiziona oggi su livelli più elevati (7,19 €/kg).

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Rilanciare il suino italiano partendo dal consumatore [Il Commento di Lorenzo Levoni]
27 Ottobre 2025

Lorenzo Levoni
Modena – ITALIA

Lorenzo Levoni – Amministratore Delegato Alcar Uno

Analizziamo i problemi della filiera partendo dall’ultimo anello: il Consumatore
Per Lorenzo Levoni, amministratore delegato dell’azienda modenese Alcar Uno, “bisogna convincerlo a comprare carne suina e salumi, spiegando che siamo di fronte a proteine nobili che sono accessibili sul piano dei costi, di qualità”. 
E bisogna farlo parlando “ai giovani” e fare un’operazione di rilancio “come avvenne vent’anni fa con il pollo e gli avicoli”.

I dati di mercato pubblicati su Teseo dicono che dalla fine di settembre si sta verificando una discesa dei prezzi: la coscia è tornata sotto i 6 €/kg, mentre i suini da macello per il circuito tutelato hanno imboccato una flessione. 

“Anche i consumi sono in rallentamento, in parte senza una ragione – commenta Levoni -. Storicamente il periodo da settembre e metà novembre segnava un rallentamento delle produzioni. A livello europeo, la produzione suinicola è statica, ma si colloca su quantità decisamente inferiori rispetto a qualche anno fa. 
Eppure, i consumi diminuiscono”.

Levoni ha ben presente i trend dei mercati europei. “Dall’inizio dell’estate in Germania stiamo assistendo a un calo dei prezzi dei suini – riporta -. Consumi in frenata hanno provocato maggior offerta sul mercato, con i valori di coppe, spalle, lombata, carne fresca che sono scesi, innescando una pressione anche in Italia. 
Unico taglio a reggere è stata la pancetta”.

Le previsioni per le prossime settimane, secondo Levoni, sono tutt’altro che confortanti. “Non si intravede un aumento dei prezzi. Anzi, si pensa che le quotazioni europee dei suini possano calare ancora, da qui a fine anno, nell’ordine dei 5-10 centesimi, con una timida ripresa in novembre in preparazione al Natale. 
E anche in Italia assisteremo a un trend ribassista, probabilmente fino a tutto gennaio. Certo non con ribassi costanti di 4 centesimi al chilogrammo a seduta, ma la tendenza sarà verso il deprezzamento sensibile”.

Anche la coscia, secondo Levoni, registrerà ulteriori cali in CUN, “ma questo darà l’occasione all’anello che maggiormente ha sofferto in questi lunghi mesi di riprendersi, dal momento che i pezzi inviati a stagionare tanto nel Prosciutto di Parma che nel San Daniele si collocano al di sotto dei numeri previsti dalla programmazione produttiva. 
Spiragli positivi a partire dal 2026-27”.

Invertire la rotta per ridare valore aggiunto al settore non è però impossibile. 
“All’evento di Teseo a Casalecchio di Reno abbiamo visto un allevatore evoluto, attento alle produzioni, alla qualità, al benessere animale, alla sostenibilità. Sarà la strada da percorrere, unitamente a campagne di comunicazione mirate a rilanciare i consumi, educando i consumatori, in particolare i giovani”.

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Com’è cambiato il ciclo delle macellazioni suine in Europa dal 2019?
20 Ottobre 2025

Di: Marika De Vincenzi

Dal 2019 (punto di partenza indicato a 0), la SPAGNA è l’unico Paese fra i principali produttori dell’UE-27 ad aver incrementato le macellazioni di suini. Il grafico utilizza l’anno mobile in quanto permette di ridurre l’effetto stagionalità ed evidenziare più chiaramente l’evoluzione del mercato.

Questi, in sintesi, i trend delle macellazioni in Europa:

  • 2019: aumentano i prezzi europei grazie alla forte domanda di Pechino. La Cina è nella fase critica legata al depopolamento dovuto alla Peste Suina Africana ed ha  bisogno di forniture di carne suina per i consumi interni e per mantenere elevati gli stock.
  • Metà 2020 – metà 2021: aumento delle macellazioni in Spagna, Olanda e Danimarca per effetto della maggior domanda cinese. A mano a mano che la produzione cinese aumenta e le esportazioni dall’Europa rallentano, diminuiscono i prezzi. L’eccesso di offerta generato dagli allevatori che avevano aumentato la produzione durante la fase di prezzi elevati, unito alla contrazione dei consumi dovuta al COVID, trascina i listini verso il basso.
  • 2022 – fine 2023: calano le macellazioni, anche per effetto dell’aumento dei costi di materie prime ed energia dovuto alla guerra in Ucraina. La minore disponibilità di animali (connessa anche a questioni sanitari, dalla Prrs alla PSA) infiamma i listini.
  • Dal 2024: leggera ripresa della produzione e delle macellazioni in tutti i Paesi, Italia inclusa, ad eccezione dell’Olanda, molto probabilmente condizionata da vincoli ambientali e normative sul benessere animale: molte aziende hanno ridotto il numero di capi o hanno chiuso per rispettare i limiti sulle emissioni di azoto e ammoniaca. 

I prezzi però sono in calo per effetto della domanda cinese che resta debole, della ripresa produttiva nell’UE e della maggiore competitività dei prezzi di USA e Brasile, con conseguente perdita di quote di mercato per l’Europa.

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Filippine: importazioni di carne suina in forte crescita, il Brasile guadagna terreno sull’UE
13 Ottobre 2025

Di: Marika De Vincenzi

Le Filippine continuano ad aumentare le importazioni di carne suina a ritmi sostenuti: da gennaio a luglio 2025 il Paese ha acquistato 508.666 tonnellate, con un incremento del 26% rispetto allo stesso periodo del 2024. 

Il Brasile si conferma come fornitore emergente, coprendo il 36% delle forniture con 184.100 tonnellate, più che raddoppiate rispetto all’anno precedente (+106,5% tendenziale fra gennaio e luglio 2025), grazie a prezzi particolarmente competitivi. 

L’Unione Europea, pur mantenendo la leadership come principale esportatore verso Manila, registra una crescita più contenuta, pari al 12,3%, con 221.200 tonnellate rispetto alle 197.100 del 2024.

Dietro questa dinamica ci sono diversi fattori: il Brasile ha ottenuto nel 2024 il “System Accreditation”, che permette ai suoi stabilimenti di esportare carne più liberamente verso le Filippine, mentre il Governo filippino ha ridotto i dazi sulle importazioni di suino per contenere i prezzi, fissando al 15% le quote agevolate e al 25% le quantità superiori, con queste tariffe valide fino al 2028. A fare da sfondo a questa crescita vi è una domanda interna molto robusta, dato che il suino è una delle carni più consumate nel Paese, mentre la produzione locale fatica a tenere il passo per la presenza della Peste Suina Africana, che – seppure in remissione – limita il numero di animali disponibili.

Le stime indicano che nel 2026 gli acquisti esteri di carne suina potrebbero raggiungere le 750.000 tonnellate, con un aumento del 7% rispetto al 2025, mentre la produzione locale dovrebbe riprendersi solo in modo moderato, attestandosi intorno a 980.000 tonnellate grazie a campagne vaccinali, miglioramenti genetici e rafforzamento della biosicurezza. 

Per l’Unione Europea la sfida resta complessa: con costi di produzione e logistica più elevati e standard sanitari stringenti, il rischio non è tanto legato al segmento premium, ma è quello di perdere terreno sugli approvvigionamenti generici. Rimangono le opportunità nel valorizzare la qualità, la differenziazione e la stabilità dei rapporti commerciali con gli operatori locali.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Bovini da carne: perché oggi è il momento di pianificare il futuro
10 Ottobre 2025

Di: Marika De Vincenzi

Un mercato inedito, con costi rilevanti per il ristallo e altrettanto significative quotazioni delle carni bovine da macello. Cifre che non si potevano prevedere anni fa, ma che stanno garantendo utili agli allevatori, complici anche i costi contenuti delle materie prime per la razione alimentare.

Un equilibrio che consente in questa fase agli allevatori di pianificare gli investimenti, in chiave di sostenibilità ambientale ed economica e anche per migliorare il benessere animale e una gestione più razionale delle stalle.

Le criticità di approvvigionamento dalla Francia invitano a pianificare un progetto di filiera in chiave Beef on Dairy, così da costruire linee interne basate su vacche da latte e seme di tori da carne e ridurre la dipendenza dall’estero. Necessaria, però, l’efficienza e l’uniformità dei vitelli sia in chiave di qualità che di costanza nelle forniture.

Su TESEO le interviste di Francesca Sabbadin, allevatrice di Cittadella (Padova), e Giovanni Lanza, Presidente della Cooperativa Bartolomeo Pezzo di Bovolone (Verona).

TESEO.clal.it – Dashboard Bovini

Vedi l’intervista a Francesca Sabbadin, Allevatrice di Cittadella (Padova) >

Vedi l’intervista a Giovanni Lanza, Presidente della Cooperativa Bartolomeo Pezzo di Bovolone (Verona) >

Mercato difficile, ma restiamo fiduciosi [Intervista a Francesca Sabbadin, Allevatrice]
10 Ottobre 2025

Francesca Sabbadin
Cittadella (PD)

Francesca Sabbadin – Allevatrice

Francesca Sabbadin, allevatrice di Cittadella (Padova), conduce un’azienda con 900 bovini da carne di razza Limousine e Blonde d’Aquitaine? La maggior parte di animali viene conferita ad Azove, le femmine di Blonde d’Aquitaine vengono invece cedute ad un grossista e ai macellai.

Francesca Sabbadin, come definirebbe il mercato di oggi?

“È un mercato che ci ha dato non poche preoccupazioni, perché ha raggiunto livelli che non immaginavamo nemmeno lontanamente e questo sia per le quotazioni dei ristalli che per i bovini da macello. Noi siamo fiduciosi come allevatori, abbiamo continuato a ristallare. Però non possiamo nascondere che per alcuni in qualche fase si è verificato un problema di liquidità e procedere con il ristallo è stato davvero difficoltoso”.

Ci sono margini di guadagno oppure il costo dei ristalli erode completamente i benefici?

“Fino ad oggi ci sono state delle categorie di animali che hanno guadagnato più delle altre, come ad esempio il maschio Charolaise. Tuttavia, il nostro mondo arrivava da anni in cui il vitellone di razza Charolaise era fortemente penalizzato. Complessivamente, anche sulle femmine Limousine e Blonde d’Aquitaine, il bilancio si sta chiudendo bene”.

Ha fatto investimenti nell’ultimo anno o ha intenzione di fare investimenti nei prossimi 12 mesi? 

“Partecipiamo a una filiera e abbiamo investito per migliorare concretamente sul fronte del benessere animale. Abbiamo installato ventilatori per combattere il caldo, posizionato pavimentazioni in gomma, ma anche attrezzature e macchinari per ridurre le emissioni. Interventi che hanno garantito un miglioramento del lavoro anche per l’allevatore. Abbiamo in previsione di coprire la vasca di stoccaggio dei reflui destinati al biogas ed è stato installato un separatore solido/liquido del digestato”.

Il progetto Beef on Dairy potrebbe dare benefici agli allevatori e alla catena di approvvigionamento?

“Come azienda noi principalmente ci approvvigioniamo sul mercato francese, abbiamo in passato acquistato anche delle femmine dall’Irlanda. Indubbiamente un’integrazione è da trovare, anche se non credo che il Beef on Dairy possa diventare l’alternativa alle importazioni di capi, perché è di difficile attuazione. Serve un’integrazione di filiera completa, con una costruzione di meccanismi validi ed efficienti, perché è necessaria la figura dello svezzatore, il quale deve avere una giusta remunerazione per l’attività svolta. Noi che facciamo ingrasso non abbiamo né le strutture né le competenze. 

Inoltre, bisogna creare la filiera anche sul piano commerciale, perché altrimenti il progetto rischia di non avere successo. In quest’ottica anche la distribuzione deve riconoscere qualcosa di più per la filiera Italia-Italia. Dobbiamo anche essere consapevoli che gli sforzi devono puntare ad avere un approvvigionamento omogeneo, come ci garantisce la Francia, mentre oggi dal Sud Italia facciamo fatica ad organizzare gli ordini anche per questioni di natura sanitaria”.

Siamo di fronte a uno scenario nuovo per il mercato [Intervista a Giovanni Lanza, Allevatore]
10 Ottobre 2025

Giovanni Lanza
Bovolone (VR)

Giovanni Lanza, Presidente della Cooperativa Bartolomeo Pezzo di Bovolone (Verona), dieci soci che producono foraggio, mais e insilati per il fabbisogno interno. La produzione annua si aggira intorno ai 2.000 capi all’anno tra Charolaise e Limousine, conferiti ad Azove. La cooperativa Pezzo produce anche energie rinnovabili, grazie a un impianto di biogas da 100 kw, alimentato con le deiezioni animali, e un impianto fotovoltaico da 450 kw.

Presidente Lanza, come definirebbe il mercato attuale?

“Siamo di fronte a uno scenario nuovo, al quale non eravamo abituati. Dobbiamo fare i conti con diversi fattori che finiscono per influire sull’andamento del mercato stesso: la carenza di bestiame per l’approvvigionamento, un tasso di autosufficienza in Italia che rimane basso, aspetti sanitari non sempre omogenei, nuovi mercati che finiscono per esercitare pressioni sui prezzi. È un insieme di aspetti che ci hanno portato ad avere quotazioni su valori decisamente insoliti”.

Ci sono margini di guadagno oppure il costo dei ristalli erode completamente i benefici?

“I vantaggi che come cooperativa e come allevatori abbiamo in questa fase dipendono dai costi delle materie prime, posizionati su prezzi ancora bassi. In particolare mais e soia hanno prezzi di acquisto particolarmente convenienti, anche per effetto del dollaro basso. Se guardassimo al costo dei ristalli, invece, ci sarebbe da sospendere gli acquisti di animali e chiudere la stalla”.

La vostra cooperativa ha fatto investimenti nell’ultimo anno o avete pianificato investimenti nei prossimi 12 mesi? 

“Sì. Abbiamo realizzato nuove vasche per la raccolta del digestato, così da avere maggiore capacità di stoccaggio. Con i cambiamenti climatici i tempi di spandimento dei reflui o del digestato vengono ristretti e una vasca di raccolta in più garantisce più tranquillità. Fra gli investimenti futuri, invece, abbiamo intenzione di potenziare l’impianto fotovoltaico sui tetti, passando da 400 a 650 kw”.

Il progetto Beef on Dairy potrebbe dare benefici agli allevatori e alla catena di approvvigionamento?

“L’Italia è da molto tempo che sta puntando ad avere maggiore autonomia sui ristalli, vista la dipendenza dalla Francia e le difficoltà e i costi attuali di approvvigionamento. Ma non è una questione facile, perché anche le zone marginali che sembravano fossero interessate a sviluppare la linea vacca-vitello hanno mostrato qualche limite. Ritengo però che l’uso di seme sessato su vacche sulle quali l’allevatore da latte non vuole fare la rimonta possa essere un’opportunità, magari se accompagnato da un incentivo economico ad integrazione di prezzi di mercato dei baliotti che, in questa fase, stanno dando comunque soddisfazione. In provincia di Trento e Bolzano gli incroci carne/latte stanno funzionando. In ogni caso, bisognerà fare in modo che l’approvvigionamento di vitelli da carne ottenuti da vacche da latte possa avere caratteristiche di qualità costanti, perché gli allevatori che ingrassano sono abituati a caratteristiche standardizzate con gli animali importati dalla Francia”. 

I consumatori italiani premiano carne fresca e salumi di alta qualità
6 Ottobre 2025

Di: Marika De Vincenzi

Ad agosto 2025 i consumi retail mostrano alcune dinamiche interessanti tra carni fresche e salumi.

La carne fresca continua a guidare il mercato: i volumi totali aumentano, con la carne suina in crescita del 10,3% e la carne bovina in aumento più contenuto. Spicca la carne avicunicola, che registra un +4,8% nei volumi totali: il suo prezzo relativamente più accessibile e la versatilità in cucina la rendono una scelta sempre più diffusa tra i consumatori italiani. 

Agosto, con vacanze e grigliate all’aperto, favorisce prodotti freschi, pratici e facilmente cucinabili, spingendo la domanda di carne fresca rispetto ai salumi.

I salumi evidenziano un andamento misto: il salame cresce (+1,2% a volume, con prezzi medi in aumento dell’1,8%), mentre prosciutto cotto, prosciutto crudo e mortadella registrano un leggero calo nei volumi, pur con prezzi medi in crescita. Questo trend è tipico del periodo estivo, quando i consumatori prediligono piatti freschi, veloci e ideali per grigliate e pasti all’aperto.

Guardando il trend da inizio anno, sia il prosciutto cotto (+1,1% a volume) sia il prosciutto crudo DOP (+2,8%) continuano a registrare una crescita costante. 

Se estendiamo l’osservazione ai consumi retail a volume da dicembre 2019 (assunto come Punto 0) ad agosto 2025, i consumi premiano il prosciutto crudo DOP (+12%), mentre il prosciutto crudo non DOP perde quasi diametralmente terreno (-10,2%).

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Aggiornamento climatico: nuove sfide per l’agroalimentare
29 Settembre 2025

Di: Alberto Lancellotti

L’estate appena trascorsa ha nuovamente confermato quanto la variabilità climatica sia un fattore determinante per la produttività agricola mondiale.

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In Europa si sono osservati andamenti contrastanti: Ungheria, Romania, Bulgaria e Turchia hanno registrato problematiche significative per le coltivazioni di Mais, Girasole e Soia, penalizzate da siccità e ondate di calore, con rese al di sotto della media storica. Al contrario, condizioni più favorevoli hanno sostenuto le colture nell’Europa centro-settentrionale, con prospettive positive in Germania, Polonia occidentale, Austria, Repubblica Ceca e nei Paesi nordici.

In Francia la situazione è eterogenea: cali produttivi nelle zone occidentali colpite dal caldo e rese migliori nelle aree orientali. Nel Mediterraneo, in particolare in Spagna e Portogallo, irrigazione e precipitazioni favorevoli hanno consentito rendimenti vicini o superiori alla media quinquennale, mentre la Grecia continua a soffrire una carenza idrica strutturale che penalizza le rese agricole.

L’Italia ha registrato condizioni relativamente favorevoli: con un’estate priva di criticità estreme, le piogge di fine stagione hanno sostenuto Mais e Soia al Nord, migliorando le prospettive sui raccolti, mentre il Girasole al Centro mostra rese stabili. Positivo anche l’andamento del Riso, con superfici coltivate in aumento e miglioramenti delle rese.

In Nord America si sono registrate diverse criticità: le aree occidentali degli USA hanno sofferto siccità persistente, che non ha però interessato in pieno le principali zone di produzione agricola. Tuttavia, nelle ultime settimane, lo stress idrico si è spostato verso il Midwest, coinvolgendo parzialmente alcuni stati del CornBelt come Illinois, Indiana e Missouri.
In Canada invece, oltre il 70% del territorio è stato classificato come “eccezionalmente secco”, con condizioni critiche soprattutto nelle regioni atlantiche del paese.

In Sud America il clima si è rivelato complessivamente più favorevole rispetto agli ultimi anni, sostenendo la produzione agro-alimentare. Non sono però mancate anomalie: nel nord dell’Argentina le piogge eccessive hanno causato allagamenti, mentre nel sud-est del Brasile la scarsità di precipitazioni sta aumentando il rischio di siccità, con possibili effetti negativi su Mais e Soia, colture chiave per l’area.

In Oceania, le piogge su diverse regioni dell’Australia hanno favorito le colture invernali, dopo stagioni segnate da stress idrico e rese limitate. Anche la Nuova Zelanda beneficia di condizioni favorevoli, con buona disponibilità di foraggi all’inizio della primavera.

L’andamento del 2025 mette in luce ancora una volta il ruolo centrale del clima nel determinare le rese agricole globali. Diventa quindi sempre più urgente puntare su strumenti e strategie che rafforzino la resilienza del settore e ne riducano la vulnerabilità a tali fattori.

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Rilancio della filiera suinicola: la chiave è il dialogo costruttivo
29 Settembre 2025

Alcuni numeri per inquadrare il settore: l’80% dei suini è destinato al circuito DOP, il 48% degli allevamenti si trova in Lombardia, il 48% delle carni suine è Made in Italy. Il pilastro del settore resta la coscia per prosciutti DOP (pari al 13% delle carni italiane e al 6% del totale delle carni suine presenti in Italia).

In tre anni il numero di suini macellati in Italia è diminuito di 1,1 milioni, con un calo dei suini destinati alle DOP pari a 1,3 milioni.

In 10 anni, fra il 2014 e il 2024, l’Italia ha visto diminuire il numero di maiali allevati (-785.000) e il numero di allevamenti (-7.000).

Sono calati anche i macelli sul territorio nazionale (-10% sul 2022) e le imprese di trasformazione di suina (-3%).

A fronte di una contrazione nel periodo 2020-2024 dei consumi di carne rossa e rosa in volume (-6,4%) e di una sempre maggiore attenzione del consumatore verso benessere animale, qualità, salubrità del prodotto e attenzione alla spesa, diventa fondamentale innovare le strutture in allevamento, costruire lungo la catena di approvvigionamento progetti di prodotto sia per il settore delle carni che per i salumi e puntare su uno storytelling efficace. È altresì necessario rafforzare l’export della grande salumeria italiana.

In questa logica, i dati, che Teseo è in grado di fornire, diventano fondamentali per informare in tempo reale e dare supporto a tutti i player della filiera suinicola. 

Un rilancio del comparto suinicolo nel suo complesso e una maggiore armonizzazione della catena del valore è possibile, purché vi sia alla base un dialogo costruttivo fra i diversi attori.

Sono queste alcune delle indicazioni emerse nel corso dell’incontro organizzato da Clal nella sede di Coop Italia con i protagonisti del settore suinicolo per la presentazione della Carta di Teseo.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi