La Francia riduce il patrimonio bovino. L’Italia importa meno. Siamo pronti al cambiamento?
18 Novembre 2025

Di: Marika De Vincenzi

Nel 2025 il settore bovino europeo continua a mostrare segnali di trasformazione profonda. La Francia, da sempre uno dei principali fornitori di animali vivi verso l’Italia, sta attraversando un significativo ridimensionamento del proprio patrimonio zootecnico, con effetti diretti sulla filiera italiana.

FRANCIA: PATRIMONIO BOVINO IN FORTE RIDUZIONE

La flessione riguarda l’intero comparto, dalla consistenza del patrimonio ai volumi di macellazione.

Nel 2005 la Francia allevava 19 milioni di capi; nel 2024 il patrimonio zootecnico è sceso a 17 milioni con un calo di 2,4 milioni di capi (-13%). In termini di carni prodotte la contrazione è stata del 18%, con una flessione in quantità di 280.000 tonnellate.

ITALIA: IMPORTAZIONI IN CALO

Il legame tra Italia e Francia è storicamente molto stretto: il 63,6% dei bovini 12-24 mesi allevati e macellati in Italia ha origine francese. Tuttavia, nei primi otto mesi del 2025 questa dinamica ha registrato un cambiamento importante.

Le importazioni di bovini vivi dalla Francia sono diminuite del 5,3% tra gennaio e agosto 2025. Una frenata che non tiene ancora conto del blocco alle esportazioni tra la fine di ottobre e i primi di novembre a causa della dermatite nodulare bovina che ha colpito alcune regioni francesi e che, in proiezione, avrà effetti sulla disponibilità di bovini italiani fra circa sei-sette mesi.

Il combinarsi di due fattori – la contrazione del patrimonio bovino francese e il rallentamento delle importazioni italiane – invita una riflessione da parte di tutti gli attori della catena di approvvigionamento nazionale (Horeca compresa) per impostare politiche di rilancio della zootecnia in Italia.

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Benessere animale: una scelta etica che i mercati premieranno sempre più [Il Commento di Marco Bompieri]
17 Novembre 2025

Eliminare le gabbie di gestazione e per il parto? 
Per Marco Bompieri è molto più che una scelta di business, è una scelta etica, adottata nel 2024, che oggi ha portato uno dei principali produttori italiani del settore a eliminare l’85% delle gabbie di gestazione e il 53% di quelle per il parto. 

L’obiettivo finale è la completa eliminazione delle gabbie entro il 31 dicembre 2026.

“Stiamo facendo un lavoro impegnativo, che non riguarda solamente la riorganizzazione degli spazi per migliorare il benessere animale, ma che richiede anche uno specifico addestramento del personale e una formazione particolarmente accurata”, spiega Bompieri, che ha lanciato nei giorni scorsi il sito aggiornato (www.bompieri.it).

Nella missione sono affiancati anche da alcune Ong attente all’etica in allevamento e al benessere animale e per Marco Bompieri “si tratta da parte nostra di una scelta prima di tutto di carattere personale e, in secondo luogo, anche imprenditoriale”.

La direzione, in futuro, sarà inevitabilmente quella. “Ad oggi la scelta aziendale non ha ancora uno specifico riconoscimento economico, ma solamente un piccolo premio, che però non giustifica di per sé la portata dell’investimento – osserva Bompieri -. Certo, in alcuni mercati si tratta di un requisito essenziale per poter accedere, come ad esempio nel Regno Unito e sono convinto che in futuro sempre più mercati presteranno attenzione alla questione etica e di benessere animale”.
In proiezione, una rivoluzione dell’allevamento in tale direzione potrebbe anche rappresentare una corsia preferenziale in caso di eccesso di offerta. 

Quanto alle proiezioni di mercato, per Marco Bompieri “nel 2026 dovremmo registrare una crescita del numero di maiali allevati in Italia, ma la pressione maggiore sui listini potrebbe arrivare dall’estero; già oggi le importazioni di suini vivi per la macellazione e di carni suine stanno indirizzando verso un rallentamento dei listini”.

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Suinicoltura mondiale: prospettive 2026
10 Novembre 2025

Di: Marika De Vincenzi

Mentre la sfida per la filiera suinicola spagnola è quella di introdurre l’Intelligenza Artificiale per elaborare dati e migliorare ancora di più efficienza, produttività e sostenibilità, il 2026 secondo gli analisti di Rabobank si dipanerà all’insegna di prospettive caute.

Il taglio di un milione di scrofe in Cina e la crescita globale limitata del patrimonio di scrofe provoca inevitabilmente incertezza lungo la catena di approvvigionamento. 

A livello di scambi internazionali, secondo Rabobank il commercio globale di carne suina ha registrato un aumento del 3% su base annua fino a giugno, con previsioni di chiusura del 2025 ai livelli precedenti o leggermente superiori. Il Brasile si distingue come uno dei principali beneficiari, pronto ad espandere la propria quota di mercato dal 12% al 15% del volume totale di carne suina globale entro il 2025.

Proprio il Brasile sta diventando un player di primo piano nel settore, con quantitativi di carne suina che sono passati da 3,7 milioni di tonnellate nel 2016 a 4,6 milioni stimati nel 2025.

Pesano gli aspetti sanitari, con Peste Suina Africana, febbre aftosa e la sindrome riproduttiva e respiratoria suina che preoccupano anche per il 2026, anche se le prospettive dovrebbero rivelarsi più stabili rispetto all’anno in corso.

Più che un rafforzamento della mandria sul piano numerico, il settore a livello globale sembra invece più rivolto a dare priorità al miglioramento della produttività, alla salute della mandria e all’ottimizzazione del peso delle carcasse per controbilanciare la crescita limitata della mandria.

Sul fronte dei mercati internazionali, i prezzi della carne suina dovrebbero mantenersi elevati, seppure con qualche fluttuazione, dal momento che la richiesta mondiale sopravanza l’offerta in molte aree del globo. Aspetti che hanno visto in questi mesi flettere gli stock di carne suina, in particolare in UE e Nord America, rimbalzando i listini verso l’alto.

Il consumo di carne di maiale dovrebbe mantenersi sostenuto anche per la prima fase del 2026, complici limitate forniture globali di carne bovina e di pollo. La pressione inflazionistica, però, potrebbe pesare sui tagli premium e sulle esportazioni globali. 
A livello di scambi internazionali, la Cina e il Sud-Est Asiatico potranno influire sulle dinamiche di prezzo, rappresentando una delle aree di importazione più rappresentative su scala mondiale.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

La qualità premia: i Prosciutti DOP continuano a conquistare i consumatori
3 Novembre 2025

Di: Marika De Vincenzi

I prezzi dei Prosciutti DOP non spaventano i consumatori, a conferma del fatto che la qualità, quando è distintamente riconosciuta e percepita, premia. 

Secondo gli ultimi dati Clal su rilevazioni Circana, a settembre i consumi di Prosciutti DOP nel Retail sono cresciuti del 3,4%, rispetto a settembre 2024, per i prodotti a peso imposto. Significa che il gradimento del prodotto unito al servizio (e alla possibilità di consumarlo non immediatamente nelle ore successive all’acquisto) si mantiene elevato. In crescita anche le vendite a peso variabile (+2,8%).

A sostenere la crescita delle vendite contribuisce anche un aumento dei prezzi più contenuto per i Prosciutti DOP rispetto ai non DOP. E quando la forbice fra i costi di acquisto si restringe, il consumatore mostra generalmente comportamenti piuttosto lineari, orientandosi verso una maggiore qualità percepita e, dunque, verso le Indicazioni Geografiche.

Nei primi nove mesi del 2025 le sigillature del Prosciutto di Parma DOP mostrano una ripresa del 3,5% rispetto allo stesso periodo del 2024, dopo la sensibile contrazione dell’anno precedente (-9,1%).
Secondo il Payout TESEO–CLAL, che simula il costo di produzione del Prosciutto di Parma DOP con osso partendo dal prezzo della coscia fresca di 16 mesi prima, nei prossimi mesi il costo potrebbe oscillare tra 9,95 e 11,36 €/kg, per attestarsi intorno ai 10,60 €/kg a febbraio 2027.
Un segnale di graduale riequilibrio della filiera.

Più latte con meno stalle, ma cresce il consumo di suolo: un equilibrio da ritrovare
3 Novembre 2025

Di: Mirco De Vincenzi e Leo Bertozzi

Produrre di più con meno risorse aumentando l’efficienza. Questo nel latte avviene già dato che, secondo i dati CLAL presentati recentemente a Mantova, negli ultimi 10 anni a fronte di un calo degli allevamenti (-25%) si riscontra un aumento di vacche da latte (+2,7%), di rese (+ 15% ) e di consegne (+18.9%).

Di contro, riguardo le risorse, aumenta in modo costante il consumo di suolo. Secondo i dati ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) lo scorso anno il consumo di suolo ha avuto un valore in crescita rispetto al 2023 del 15,6%, pari ad oltre 83,7 chilometri quadrati, con danni economici derivanti dalla perdita di valori ecosistemici (sicurezza alimentare, biodiversità, sostenibilità ambientale, resilienza climatica) di 9,6 miliardi di Euro.

Questa dinamica è rilevante soprattutto nelle zone di pianura a particolare vocazione zootecnica ed espone ad una sempre maggiore dipendenza da fonti alimentari importate.
Occorrerà considerarlo, senza temporeggiare.

Carne bovina e accordo Mercosur: quanto importa l’Italia?
29 Ottobre 2025

Di: Marika De Vincenzi

In vista dell’accordo col Mercosur (deve essere ratificato dai 27 Stati Membri dell’Ue), quanta carne bovina importa l’Italia? 

Partiamo da una panoramica più ampia e vediamo quanto esportano i Paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Bolivia, Paraguay, Uruguay). Ebbene, nel 2024, complessivamente, i Paesi del Mercosur hanno esportato oltre 5,3 milioni di tonnellate di carne bovina e solo il 3,1%, poco meno di 167.000 tonnellate, sono state inviate in UE-27.

E l’Italia? Fra gennaio e agosto 2025, l’Italia ha importato 33.971 tonnellate dai Paesi del Mercosur (+29,8% tendenziale) ed è il secondo Paese dell’Ue per volumi ritirati, alle spalle dei Paesi Bassi con 44.447 tonnellate e davanti alla Spagna con 23.643. 
Nel 2024, l’import di carni bovine dai Paesi del Mercosur ha rappresentato il 9,7% del totale importato, con il Brasile che rappresenta il primo fornitore fra i Paesi del gruppo del Mercosur.

Se esaminiamo la voce doganale delle “carni bovine fresche o refrigerate”, il 95% delle importazioni italiane fra gennaio e luglio proviene dall’Unione Europea, con la Polonia primo fornitore.
Numeri diversi, invece, se analizziamo le “carni bovine congelate”, che però sono complessivamente poco meno di 37.000 tonnellate contro quasi 184.000 tonnellate circa delle “carni bovine fresche o refrigerate”. Il primo fornitore dell’Italia per le carni congelate è il Brasile (44% delle quote di mercato), seguito dall’UE (37%).

Quanto ai prezzi medi di importazione della carne bovina congelata, a luglio 2025 il prezzo medio dalla Polonia (6,65 €/kg) è leggermente superiore a quello del Brasile (6,50 €/kg), ma sul medio-lungo periodo la Polonia rimane generalmente più competitiva, mentre l’Uruguay si posiziona oggi su livelli più elevati (7,19 €/kg).

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

Rilanciare il suino italiano partendo dal consumatore [Il Commento di Lorenzo Levoni]
27 Ottobre 2025

Lorenzo Levoni
Modena – ITALIA

Lorenzo Levoni – Amministratore Delegato Alcar Uno

Analizziamo i problemi della filiera partendo dall’ultimo anello: il Consumatore
Per Lorenzo Levoni, amministratore delegato dell’azienda modenese Alcar Uno, “bisogna convincerlo a comprare carne suina e salumi, spiegando che siamo di fronte a proteine nobili che sono accessibili sul piano dei costi, di qualità”. 
E bisogna farlo parlando “ai giovani” e fare un’operazione di rilancio “come avvenne vent’anni fa con il pollo e gli avicoli”.

I dati di mercato pubblicati su Teseo dicono che dalla fine di settembre si sta verificando una discesa dei prezzi: la coscia è tornata sotto i 6 €/kg, mentre i suini da macello per il circuito tutelato hanno imboccato una flessione. 

“Anche i consumi sono in rallentamento, in parte senza una ragione – commenta Levoni -. Storicamente il periodo da settembre e metà novembre segnava un rallentamento delle produzioni. A livello europeo, la produzione suinicola è statica, ma si colloca su quantità decisamente inferiori rispetto a qualche anno fa. 
Eppure, i consumi diminuiscono”.

Levoni ha ben presente i trend dei mercati europei. “Dall’inizio dell’estate in Germania stiamo assistendo a un calo dei prezzi dei suini – riporta -. Consumi in frenata hanno provocato maggior offerta sul mercato, con i valori di coppe, spalle, lombata, carne fresca che sono scesi, innescando una pressione anche in Italia. 
Unico taglio a reggere è stata la pancetta”.

Le previsioni per le prossime settimane, secondo Levoni, sono tutt’altro che confortanti. “Non si intravede un aumento dei prezzi. Anzi, si pensa che le quotazioni europee dei suini possano calare ancora, da qui a fine anno, nell’ordine dei 5-10 centesimi, con una timida ripresa in novembre in preparazione al Natale. 
E anche in Italia assisteremo a un trend ribassista, probabilmente fino a tutto gennaio. Certo non con ribassi costanti di 4 centesimi al chilogrammo a seduta, ma la tendenza sarà verso il deprezzamento sensibile”.

Anche la coscia, secondo Levoni, registrerà ulteriori cali in CUN, “ma questo darà l’occasione all’anello che maggiormente ha sofferto in questi lunghi mesi di riprendersi, dal momento che i pezzi inviati a stagionare tanto nel Prosciutto di Parma che nel San Daniele si collocano al di sotto dei numeri previsti dalla programmazione produttiva. 
Spiragli positivi a partire dal 2026-27”.

Invertire la rotta per ridare valore aggiunto al settore non è però impossibile. 
“All’evento di Teseo a Casalecchio di Reno abbiamo visto un allevatore evoluto, attento alle produzioni, alla qualità, al benessere animale, alla sostenibilità. Sarà la strada da percorrere, unitamente a campagne di comunicazione mirate a rilanciare i consumi, educando i consumatori, in particolare i giovani”.

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Com’è cambiato il ciclo delle macellazioni suine in Europa dal 2019?
20 Ottobre 2025

Di: Marika De Vincenzi

Dal 2019 (punto di partenza indicato a 0), la SPAGNA è l’unico Paese fra i principali produttori dell’UE-27 ad aver incrementato le macellazioni di suini. Il grafico utilizza l’anno mobile in quanto permette di ridurre l’effetto stagionalità ed evidenziare più chiaramente l’evoluzione del mercato.

Questi, in sintesi, i trend delle macellazioni in Europa:

  • 2019: aumentano i prezzi europei grazie alla forte domanda di Pechino. La Cina è nella fase critica legata al depopolamento dovuto alla Peste Suina Africana ed ha  bisogno di forniture di carne suina per i consumi interni e per mantenere elevati gli stock.
  • Metà 2020 – metà 2021: aumento delle macellazioni in Spagna, Olanda e Danimarca per effetto della maggior domanda cinese. A mano a mano che la produzione cinese aumenta e le esportazioni dall’Europa rallentano, diminuiscono i prezzi. L’eccesso di offerta generato dagli allevatori che avevano aumentato la produzione durante la fase di prezzi elevati, unito alla contrazione dei consumi dovuta al COVID, trascina i listini verso il basso.
  • 2022 – fine 2023: calano le macellazioni, anche per effetto dell’aumento dei costi di materie prime ed energia dovuto alla guerra in Ucraina. La minore disponibilità di animali (connessa anche a questioni sanitari, dalla Prrs alla PSA) infiamma i listini.
  • Dal 2024: leggera ripresa della produzione e delle macellazioni in tutti i Paesi, Italia inclusa, ad eccezione dell’Olanda, molto probabilmente condizionata da vincoli ambientali e normative sul benessere animale: molte aziende hanno ridotto il numero di capi o hanno chiuso per rispettare i limiti sulle emissioni di azoto e ammoniaca. 

I prezzi però sono in calo per effetto della domanda cinese che resta debole, della ripresa produttiva nell’UE e della maggiore competitività dei prezzi di USA e Brasile, con conseguente perdita di quote di mercato per l’Europa.

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Filippine: importazioni di carne suina in forte crescita, il Brasile guadagna terreno sull’UE
13 Ottobre 2025

Di: Marika De Vincenzi

Le Filippine continuano ad aumentare le importazioni di carne suina a ritmi sostenuti: da gennaio a luglio 2025 il Paese ha acquistato 508.666 tonnellate, con un incremento del 26% rispetto allo stesso periodo del 2024. 

Il Brasile si conferma come fornitore emergente, coprendo il 36% delle forniture con 184.100 tonnellate, più che raddoppiate rispetto all’anno precedente (+106,5% tendenziale fra gennaio e luglio 2025), grazie a prezzi particolarmente competitivi. 

L’Unione Europea, pur mantenendo la leadership come principale esportatore verso Manila, registra una crescita più contenuta, pari al 12,3%, con 221.200 tonnellate rispetto alle 197.100 del 2024.

Dietro questa dinamica ci sono diversi fattori: il Brasile ha ottenuto nel 2024 il “System Accreditation”, che permette ai suoi stabilimenti di esportare carne più liberamente verso le Filippine, mentre il Governo filippino ha ridotto i dazi sulle importazioni di suino per contenere i prezzi, fissando al 15% le quote agevolate e al 25% le quantità superiori, con queste tariffe valide fino al 2028. A fare da sfondo a questa crescita vi è una domanda interna molto robusta, dato che il suino è una delle carni più consumate nel Paese, mentre la produzione locale fatica a tenere il passo per la presenza della Peste Suina Africana, che – seppure in remissione – limita il numero di animali disponibili.

Le stime indicano che nel 2026 gli acquisti esteri di carne suina potrebbero raggiungere le 750.000 tonnellate, con un aumento del 7% rispetto al 2025, mentre la produzione locale dovrebbe riprendersi solo in modo moderato, attestandosi intorno a 980.000 tonnellate grazie a campagne vaccinali, miglioramenti genetici e rafforzamento della biosicurezza. 

Per l’Unione Europea la sfida resta complessa: con costi di produzione e logistica più elevati e standard sanitari stringenti, il rischio non è tanto legato al segmento premium, ma è quello di perdere terreno sugli approvvigionamenti generici. Rimangono le opportunità nel valorizzare la qualità, la differenziazione e la stabilità dei rapporti commerciali con gli operatori locali.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Bovini da carne: perché oggi è il momento di pianificare il futuro
10 Ottobre 2025

Di: Marika De Vincenzi

Un mercato inedito, con costi rilevanti per il ristallo e altrettanto significative quotazioni delle carni bovine da macello. Cifre che non si potevano prevedere anni fa, ma che stanno garantendo utili agli allevatori, complici anche i costi contenuti delle materie prime per la razione alimentare.

Un equilibrio che consente in questa fase agli allevatori di pianificare gli investimenti, in chiave di sostenibilità ambientale ed economica e anche per migliorare il benessere animale e una gestione più razionale delle stalle.

Le criticità di approvvigionamento dalla Francia invitano a pianificare un progetto di filiera in chiave Beef on Dairy, così da costruire linee interne basate su vacche da latte e seme di tori da carne e ridurre la dipendenza dall’estero. Necessaria, però, l’efficienza e l’uniformità dei vitelli sia in chiave di qualità che di costanza nelle forniture.

Su TESEO le interviste di Francesca Sabbadin, allevatrice di Cittadella (Padova), e Giovanni Lanza, Presidente della Cooperativa Bartolomeo Pezzo di Bovolone (Verona).

TESEO.clal.it – Dashboard Bovini

Vedi l’intervista a Francesca Sabbadin, Allevatrice di Cittadella (Padova) >

Vedi l’intervista a Giovanni Lanza, Presidente della Cooperativa Bartolomeo Pezzo di Bovolone (Verona) >