La “Carta di TESEO per il Settore Suinicolo” sarà il documento che il Team di CLAL presenterà il prossimo 24 settembre nella sede di Coop Italia a Casalecchio di Reno (Bologna).
L’incontro avrà inizio alle 9:30 in Sala Fiammenghi e prevede l’intervento del Team di Clal su alcuni punti chiave per la Catena di Approvvigionamento dei Suini.
Fra i temi che saranno affrontati dagli analisti di Clal-Teseo: i prodotti della suinicoltura, l’evoluzione dell’allevamento, il patrimonio suinicolo, l’autosufficienza delle carni, gli ultimi dati relativi a import ed export di carni suine e salumi, l’andamento del numero di macelli e di imprese di trasformazione, la simulazione del valore del suino italiano e delle sue carni.
Il culmine sarà la presentazione della “Carta di Teseo”, che individua tendenze, spunti, indicazioni e dati oggettivi per rafforzare la catena di approvvigionamento nella suinicoltura italiana, partendo dalla catena degli alimenti zootecnici fino ad arrivare alla distribuzione e al consumatore finale.
I consumi di carni fresche suine, dei principali salumi e dei principali sostituti proteici saranno invece affrontati da Marco Limonta di Circana.
Concluderà un dibattito fra i partecipanti per confrontarsi in modo concreto sulle azioni e le politiche per il futuro della filiera suinicola, in un contesto globale dove più fattori possono influire sulle dinamiche relative alla produzione e ai mercati: i cambiamenti climatici, il tasso di innovazione, epizoozie e malattie, volatilità delle materie prime, inflazione, trend dei consumi.
L’evento “Dialogo per il futuro della catena di approvvigionamento della filiera suinicola” organizzato da Clal e Teseo è su invito.
Categoria: Suini
Dialogo con la filiera Suinicola per il futuro della Catena di Approvvigionamento
Dazi cinesi sulla carne suina: quali conseguenze per l’Europa (e per l’Italia)?15 Settembre 2025
Di: Marika De Vincenzi e Matteo Bernardelli
Nella guerra mondiale dei dazi, la Cina impone dazi variabili fra il 15,6% e il 62,4% sulle esportazioni europee di carne suina.
Una risposta alle barriere tariffare fissate nei mesi scorsi da Bruxelles sui veicoli elettrici cinesi e, di fatto, un rischio concreto che minaccia non solo un calo di vendite di carne suina dall’Ue verso la Cina, ma che rischia di innescare pressioni sul mercato interno della stessa Europa.
Il Ministero del Commercio cinese ha dichiarato, dopo due anni di indagini, che “prove preliminari indicano che la carne suina e i prodotti derivati importati dall’Ue vengono scaricati a prezzi stracciati, causando gravi danni all’industria domestica”.
Dopo il record di 865mila tonnellate importate dall’UE fra gennaio e luglio 2023, nel 2025 i volumi importati dalla Cina dall’Ue hanno toccato quota 692mila tonnellate (+10,1% sullo stesso periodo del 2024).
Spagna, Paesi Bassi e Danimarca, fra i principali produttori di suini dell’Ue, sono anche i primi fornitori della Cina di frattaglie e carni fresche, refrigerate e congelate.
In caso di rallentamento delle esportazioni verso la Cina, quali altre destinazioni potrebbero essere compatibili?
E con quali riflessi di prezzi, tenuto conto degli accordi internazionali siglati fra Unione Europea e Stati Uniti, ancora sostanzialmente oscuri, ma con un contingente di ingresso di prodotti suini a tariffa agevolato dagli USA?
Sullo sfondo, anche l’accordo con il Mercosur, che la Commissione Ue vorrebbe chiudere entro la fine dell’anno e che prevedrebbe agevolazioni all’import di carne e prodotti suini dal Sudamerica all’Europa.
In uno scenario di incertezza, con il commissario Ue alla Difesa, Andrius Kubilius, che non esclude un eventuale ricorso al Wto, c’è da chiedersi se un rallentamento dell’export verso la Cina avrà ripercussioni sulla filiera suinicola del nostro Paese.
L’Italia sconta un tasso di autosufficienza debole (57%) e un mercato che potrebbe facilmente essere terreno di conquista da parte di player più competitivi nel segmento della carne suina.
Mercato suinicolo USA in evoluzione, spazio per l’export Europeo8 Settembre 2025
Di: Marika De Vincenzi
Il settore suinicolo americano sta affrontando un momento di svolta.
Secondo il recente rapporto USDA di agosto 2025, la produzione di carne suina negli USA nel 2025 è leggermente diminuita, soprattutto a causa del virus PRRS, che riduce la produttività degli allevamenti.
La situazione è aggravata dalle nuove politiche migratorie, che hanno ridotto i programmi che permettevano a molti immigrati di lavorare legalmente negli Stati Uniti, come il programma CHNV (Cuba, Haiti, Nicaragua, Venezuela). I lavoratori stranieri erano fondamentali per i macelli e gli impianti di trasformazione: la loro assenza ha ridotto la disponibilità del personale, costringendo le aziende a turni più brevi o a licenziamenti, con conseguente minore quantità di carne pronta per il mercato.
Per completare il quadro americano in chiaroscuro si aggiungono i costi più elevati per gli allevatori, dovuti alla legge californiana Prop 12, che richiede spazi maggiori per le scrofe. Molti piccoli allevatori faticano a rispettare la normativa, rischiando di uscire dal mercato. E anche negli Usa il tema del benessere animale divide. Da un lato i consumatori spingono per regole ancora più restrittive, dall’altro gli allevatori e la filiera lamentano i maggiori oneri e la perdita di competitività.
Nonostante le difficoltà, a luglio 2025 il prezzo al dettaglio della carne suina ha raggiunto livelli record e si prevede che rimarrà alto fino alla fine dell’anno, in conseguenza di un’offerta non sempre brillante.
Anche l’export mostra segnali di cambiamento. Nel primo semestre del 2025 le esportazioni verso Giappone, Cina, Corea del Sud e Canada sono diminuite, mentre sono aumentate verso il Messico.
Gli Stati Uniti stanno quindi riposizionando le esportazioni verso mercati più accessibili, lasciando spazio all’export europeo in Asia e nei mercati premium.
Polonia, mercato suinicolo emergente da tenere d’occhio1 Settembre 2025
Di: Marika De Vincenzi
Tutti parlano di Spagna e Germania, ma in Europa c’è un Paese che cresce quasi in silenzio: la Polonia.
Negli ultimi anni, la Polonia ha consolidato la sua posizione nel mercato suinicolo europeo. Nonostante le sfide interne, come la diminuzione della popolazione suinicola nel 2024 (-7,1% sul 2023) e l’impatto della Peste Suina Africana (PSA), la Polonia sta mostrando segnali di resilienza e adattamento:
- produzione in aumento: nel 2024 i suini macellati in Polonia sono cresciuti del 7,7%, con un trend confermato anche nel 2025: +4,8% nei primi cinque mesi dell’anno;
- sostegni mirati: progetti cofinanziati da UE e governo polacco supportano la realizzazione di nuove porcilaie ad alta tecnologia, con migliori standard di benessere animale, gestione ambientale e biosicurezza, aumentando produttività, efficienza e qualità del prodotto, oltre a favorire l’ingresso di giovani;
- export in crescita: le esportazioni di carni suine polacche sono aumentate del 7,7% nel 2024 e del 12,4% nei primi cinque mesi del 2025 (Regno Unito, Germania, Vietnam e Repubblica Ceca i primi Paesi di destinazione), confermando la crescita della Polonia sul mercato internazionale.
I costi competitivi rendono il Paese un partner chiave anche per l’Italia, grande importatore di carni suine destinate alla trasformazione. Pur non essendo tra i principali fornitori di carne suina dell’Italia, la Polonia è oggi di gran lunga il principale fornitore di prosciutto cotto.
In Europa, dove Spagna e Germania guidano il settore, la Polonia si staglia come Player emergente e competitivo nel panorama suinicolo europeo, con prospettive di ulteriore crescita grazie a innovazione e ristrutturazioni all’interno della filiera.
Suinicoltura UE: buone prospettive, ma chi investirà nel futuro? [Il Commento di Rudy Milani]25 Agosto 2025

Rudy Milani, presidente della Federazione nazionale Suini di Confagricoltura, estende l’orizzonte del mercato e commenta uno scenario complessivo europeo che potrebbe garantire – al netto di imprevisti – un futuro prossimo positivo per i listini dei maiali.
“Il mercato dei suini ha buone prospettive – dice -.
La Germania ha una popolazione di maiali in calo, l’Olanda sta diminuendo la popolazione zootecnica complessiva del 30% per legge, la Danimarca ha il 20% in meno di scrofe rispetto a qualche anno fa. L’unico grande player in Europa che ha incrementato la produzione, con una filiera molto spinta, è la Spagna, forte di un export saldamente orientato verso l’Asia.
Il quadro, al netto di epizoozie, Peste Suina Africana e imprevedibili rovesciamenti di fronte, ha contorni positivi, perché il mondo ha fame di carne”.
Difficile debellare la PSA dai cinghiali, ammette Rudy Milani, il che comporta “investimenti per migliorare ulteriormente la biosicurezza e tentare nuovi approcci finalizzati a contenere la speculazione, l’espressione più deleteria di una malattia che minaccia seriamente la sopravvivenza degli allevamenti”.
Fra le incognite politiche, la questione Mercosur, che Milani definisce “una pistola carica puntata contro gli allevatori europei”.
Resta il nodo degli investimenti in azienda.
“Abbiamo bisogno di allevamenti protetti sul piano sanitario, migliorando ulteriormente il benessere animale, la produttività e l’efficienza per una suinicoltura sempre più moderna – afferma Rudy Milani -.
Il mercato dovrebbe avere, come detto, prospettive positive. Resta il nodo degli investimenti: convincere i giovani ad investire non è semplice e la filiera non sempre è matura per progetti concreti”.

Prosciutti DOP: cosa sta guidando la crescita nel 2025? [Il Commento di Paolo Tramelli, Consorzio del Prosciutto di Parma]11 Agosto 2025

Le informazioni elaborate da Clal su dati Circana relativi ai Consumi retail di Salumi indicano per il primo semestre di quest’anno un aumento tendenziale delle vendite di Prosciutti DOP nell’ordine del +10,3% a peso imposto e del +3,2% a peso variabile.
Nel solo mese di giugno 2025, l’incremento rispetto allo stesso periodo del 2024 per i prosciutti Dop è stato del 14,4% a peso imposto e del 9,4% a peso variabile.
“In un contesto complessivo in cui nella prima parte del 2025 la dinamica dei consumi è frenata dai prezzi decisamente elevati del prosciutto – osserva Paolo Tramelli, direttore Marketing del Consorzio di tutela del Prosciutto di Parma – il prodotto Dop sicuramente tiene meglio rispetto a quello non Dop”.
Tramelli evidenzia la forte crescita del prodotto in vaschetta.
“Si sta consolidando una tendenza che avevamo visto crescere radicalmente nel periodo del Covid e che ha successivamente rallentato, per poi riprendere quota, vale a dire la vendita del prodotto preconfezionato in vaschetta – osserva Tramelli -. È la componente di servizio, già vista anche in altri segmenti alimentari, ad essere vincente per la sua praticità”.
Una crescita del preconfezionato che il direttore Marketing del Consorzio del Prosciutto di Parma individua non solo in Italia, ma anche in Europa e in altre aree del mondo, al punto da parlare di vero e proprio “cambiamento strutturale”.
L’acquisto dei salumi in vaschetta, d’altronde, ha assicurato al consumatore la possibilità di consumare non soltanto in giornata, ma di conservare il prodotto in frigorifero e di consumarlo anche in altri frangenti.
Relativamente al mercato del suino e delle carni suine, il prezzo della coscia nel periodo dopo il Covid si è collocato su valori molto elevati.
“Questo significa che dovremo abituarci a costi produttivi molto elevati, che spingono poi il prezzo di vendita e al consumo su livelli molto alti”, puntualizza Tramelli.
Sul piano del marketing, “in questi ultimi 2-3 anni il Consorzio del Prosciutto di Parma ha intensificato molto la collaborazione con la GDO per superare le formule di promozione basate sul prezzo e orientarsi alla comunicazione legata alla elevata qualità del prosciutto e ai valori dei nostri prodotti all’interno del punto vendita.
In questo contesto anche le modifiche del disciplinare entrate in vigore da oltre un anno si sono rivelate efficaci per migliorare le caratteristiche del Prosciutto di Parma e differenziarlo rispetto ad altri prodotti”.
Quali investimenti servono oggi alla suinicoltura? [Il Commento di Antenore Cervi, Suinicoltore]4 Agosto 2025

Quali priorità per gli investimenti per la filiera suinicola italiana? Partiamo dall’allevamento e ne parliamo con Antenore Cervi, allevatore e responsabile della suinicoltura per CIA-Agricoltori Italiani.
“In seguito agli allarmi legati alla Peste Suina Africana è bene sottolineare che ormai da tempo gli allevatori hanno compiuto significativi investimenti sulla biosicurezza – afferma Cervi -. Oggi, invece, la priorità riguarda gli investimenti per il benessere animale nelle scrofaie, ma sono investimenti in cui anche la semplice trasformazione dell’allevamento è molto difficile, per cui sarebbe più opportuno orientarsi non verso la ristrutturazione, ma la realizzazione di strutture ex novo”.
E ancora, fra gli investimenti necessari per gli allevamenti, Cervi inserisce “le strutture destinate all’ingrasso dei suini, dove si dovrebbe puntare a manutenzioni, rinnovamenti e nuove tecniche di stabulazione”. Interventi per i quali è possibile procedere attraverso ristrutturazione, senza dover puntare a una ricostruzione.
“Negli ultimi 15 anni – ricorda Cervi – il mercato dei suini non è sempre stato in grado di assicurare un’adeguata marginalità agli allevatori e anche quando il mercato è stato positivo non ha garantito una stabilità tale da permettere ai produttori di pianificare ammodernamenti e ristrutturazioni”.
Sul fronte sostenibilità, Cervi mette nel mirino le energie rinnovabili, “dalle tecnologie come il biogas al biometano, opzione che andrebbe presa in considerazione come soluzione consortile per valorizzare i reflui di aziende agricole nel raggio di 10-15 chilometri; anche il fotovoltaico sui tetti andrebbe incentivato”.
Ultimo aspetto: “La gestione dei reflui e del digestato in campo, attraverso l’agricoltura di precisione per spandimenti smart”.
Cosa ci ha insegnato una giornata in allevamento?28 Luglio 2025
Osservare il settore da vicino significa anche questo: un maialino in braccio e lo sguardo rivolto alla filiera.

Durante la visita all’allevamento di Ivan Valutilini a Flero (Brescia) abbiamo raccolto spunti preziosi su alcune delle sfide più urgenti del comparto:
- investimenti in biosicurezza,
- regole DOP che minacciano di penalizzare anche gli allevatori virtuosi,
- difficoltà ad accedere ai fondi del PSR per il benessere animale, nonostante l’impegno aziendale
- squilibri di mercato aggravati dalle restrizioni sanitarie dovute alla PSA
Ivan Valtulini ha sottolineato la necessità di un confronto strutturato tra tutti gli attori della filiera, inclusi i veterinari aziendali e dell’ATS, per affrontare con competenza e concretezza le sfide del settore.
Le riflessioni nate da questa visita rafforzano la convinzione che solo un dialogo aperto e trasversale possa portare a soluzioni condivise.
Zootecnia in allerta: l’evoluzione delle patologie animali nel 202522 Luglio 2025
Di: Alberto Lancellotti
Negli ultimi mesi, diverse patologie animali stanno suscitando crescente preoccupazione nel comparto zootecnico, sia a livello globale che regionale. Di seguito esamineremo una sintesi degli ultimi aggiornamenti sull’andamento di tali criticità con un focus specifico sulla situazione in Italia e in Europa.
Bluetongue (Febbre catarrale degli ovini e bovini)
Nel secondo semestre del 2024 e nei primi mesi del 2025, la Bluetongue ha avuto un impatto rilevante sul comparto allevatoriale Europeo, colpendo in particolare Francia e Germania. In Italia i focolai, seppur più contenuti, si sono registrati in particolare al Nord del paese, nonché in Sardegna, dove però la patologia ha interessato prevalentemente ovini e caprini.
Recentemente in Europa si osserva un graduale rallentamento nella diffusione della patologia: un dato incoraggiante considerando che durante il periodo estivo la trasmissibilità dovrebbe essere invece agevolata dalla maggior presenza di insetti, il principale vettore di trasmissione. Le cause di questo calo sembrano essere legate a un clima più secco e a una maggiore copertura vaccinale nelle aree colpite.
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Afta epizootica (Foot-and-Mouth Disease)
Dopo anni di assenza, l’Afta epizootica è riapparsa in Europa: un primo focolaio si è verificato nella Germania orientale all’inizio del 2025, seguito da casi in Slovacchia e Ungheria. Le misure di contenimento sono state rapide ed efficaci, ma il potenziale impatto sugli scambi commerciali ha portato forti preoccupazioni tra gli operatori del settore lattiero caseario.
Attualmente, non si registrano nuovi casi nell’UE da circa tre mesi.
La malattia resta comunque attiva a livello mondiale, in particolare in aree come Sudafrica e Tunisia, mantenendo alto il livello di allerta sanitaria.
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Peste suina africana (African Swine Fever)
La Peste suina africana continua a essere una delle principali emergenze globali per il comparto suinicolo. Presente in Africa e Asia (principalmente in Sudafrica, Filippine e Vietnam), il virus continua a rimanere particolarmente attivo nell’Europa orientale, ovvero in Polonia, Germania, Ungheria e Romania, colpendo sia cinghiali selvatici che suini da allevamento.
Anche in Italia la situazione è critica, con focolai attivi soprattutto al Nord.
Oltre alle aziende colpite direttamente, gli effetti si riverberano anche sulle aziende in zone vicine, i quali stanno affrontando investimenti e maggiori costi per garantire la biosicurezza degli allevamenti.
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Influenza Aviaria ad Alta Patogenicità (HPAI) nei Bovini
L’influenza Aviaria H5N1 ha compiuto diversi salti di specie, colpendo recentemente anche i bovini da latte, soprattutto negli Stati Uniti (oltre 15 Stati coinvolti nel 2024-25, inclusa la California, principale area di produzione Latte negli USA). I bovini infetti mostrano sintomi come febbre, cali produttivi e secrezioni nasali. Inoltre, già nel corso del 2024, è stato riscontrato come il virus sia riscontrabile anche nel latte crudo.
Al di fuori degli Stati Uniti si è registrato un solo caso relativo a bovini da allevamento, in Perù, mentre In Europa non si segnalano fino ad ora casi nei bovini, ma sono stati avviati piani di sorveglianza preventiva in diversi paesi.
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Dermatite nodulare contagiosa (Lumpy Skin Disease)
Tra giugno e luglio 2025, la Dermatite nodulare è ricomparsa in Europa, con focolai in Sardegna, Lombardia e nel sud-est della Francia. La malattia, trasmessa da insetti pungitori, colpisce i bovini causando febbre, noduli cutanei, riduzione della produzione di latte e, nei casi più gravi, la morte.
Diversi Paesi extra-UE hanno già adottato restrizioni commerciali verso le aree colpite:
- UK: stop a latte crudo, animali vivi, seme, frattaglie (eccetto diaframma e masseteri), pelli e derivati non termotrattati. Fanno eccezione Parmigiano/Grana Padano con maturazione iniziale prima del 23/05/25.
- Canada: vietati latticini ottenuti da latte non pastorizzato raccolto dopo il 23/05/25. L’Italia è rimossa da lista LSD-free.
- Giappone: stop a seme bovino, frattaglie (eccetto lingue), latte/derivati non pastorizzati per uso zootecnico.
- Australia: Italia rimossa dalla lista “LSD-free”.
- USA: stop a materiale germinale raccolto prima del 22/04/25.
Pur essendo meno contagiosa dell’Afta epizootica e non trasmissibile all’uomo, la LSD comporta significative perdite economiche. I prodotti pastorizzati e a lunga stagionatura restano comunque sicuri e commercializzabili.
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La situazione sanitaria del comparto zootecnico europeo e italiano richiede un monitoraggio costante e un rafforzamento delle misure di prevenzione e biosicurezza. Sebbene alcuni segnali siano incoraggianti, come il rallentamento della Bluetongue e l’assenza di nuovi casi di Afta epizootica, la persistenza e l’evoluzione di altre patologie, come la Peste suina africana e la Dermatite nodulare contagiosa, continuano a rappresentare una sfida cruciale. La cooperazione tra enti sanitari, allevatori, veterinari aziendali e istituzioni resta fondamentale per contenere i rischi, tutelare la salute animale e garantire la sostenibilità economica del settore.
Il mercato tiene, ma può fare meglio [Il Commento di Ivan Valtulini, Suinicoltore]21 Luglio 2025

Le quotazioni dei suini da macello hanno registrato un rimbalzo positivo. Eppure, sarebbe potuta andare meglio, con un guizzo più energico. Parola di Ivan Valtulini, allevatore di Flero (Brescia) con 700 scrofe, 5.500 suinetti e 9.000 grassi. Da qualche settimana in allevamento è affiancato dal figlio Simone.
“Siamo in ritardo sugli aumenti, ma confidiamo che nelle prossime settimane, forse già dalla prossima, ci sarà un rimbalzo positivo dei listini – commenta Valtulini -. Ci aspettavamo, in tutta sincerità, già ora un mercato un po’ più brillante, dal momento che mancano maiali e la macellazione sta riducendo i volumi con l’obiettivo di dare una scossa rialzista ai tagli della carne”.
Questione di tempo e forse neanche molto. “Se dovessero aumentare alla CUN della carne fresca le quotazioni di lombi e costine avremmo un incremento più sostenuto anche dei suini grassi da macello già dalla prossima seduta di borsa”, preconizza Valtulini.
L’allevatore bresciano, Presidente della Sezione Suini di Confagricoltura Brescia, interviene anche per esprimere solidarietà agli allevatori colpiti dalla Peste Suina Africana o danneggiati dalle zone di restrizione, in particolare in provincia di Pavia. “Molti hanno chiuso, non è facile subire un danno di tale portata e continuare a guardare con fiducia al futuro”.
È l’occasione per Valtulini di sollecitare la creazione di un tavolo di confronto permanente fra istituzioni, rappresentanti degli allevatori, dei consumatori e dei veterinari pubblici e privati, per discutere in anticipo delle misure legislative e di biosicurezza necessarie, coinvolgendo i principali stakeholder prima di legiferare. “Così si potrebbero ridurre i margini di errore dipesi da scelte frettolose o senza la competenza di tecnici e operatori della filiera”, sostiene Valtulini.










































































