Perché la Spagna importa sempre più suini vivi? 
14 Luglio 2025

Di: Marika De Vincenzi

Nel primo quadrimestre del 2025, la Spagna ha registrato un marcato aumento delle importazioni di suini vivi: +75% per i suinetti sotto i 50 kg (oltre 2,1 milioni di capi) e +26% per i suini oltre i 50 kg (circa 340.000 capi), provenienti principalmente da Paesi Bassi, Belgio e Germania.
I dati sopra riportati sembrano indicare che la Spagna stia sempre di più affidando ad altri Paesi europei le fasi iniziali dell’allevamento, come lo svezzamento, e concentrare in Spagna le fasi finali, quali l’ingrasso e la macellazione. A orientare questa scelta potrebbero contribuire anche la pressione sanitaria (in particolare PRRS) e l’eccesso di capacità produttiva degli impianti di macellazione e sezionamento.
Tra gennaio e aprile 2025, le importazioni dall’Olanda, infatti, hanno superato 1,48 milioni di suinetti (+58% rispetto al 2024).

A livello interno, la produzione complessiva di suini nel 2024 resta stabile (34,6 milioni di capi), ma la struttura si modifica: calano lattonzoli (-7,6%) e scrofe (-5,6%), mentre aumentano significativamente i capi tra 20 e 50 kg (+21,2%) e da ingrasso (+1,7%).

Sul fronte export, i mercati asiatici assumono un ruolo sempre più centrale. Nei primi quattro mesi del 2025 la Corea del Sud ha aumentato le importazioni di carne suina fresca e refrigerata dalla Spagna del 44,2%, mentre Regno Unito e Taiwan segnano incrementi a doppia cifra. Da aprile, inoltre, un nuovo accordo ha autorizzato l’export di stomaci di suino verso la Cina, rafforzando la valorizzazione commerciale delle frattaglie, segmento sempre più rilevante per la sostenibilità economica della filiera.

Negli ultimi anni la Spagna ha saputo realizzare una filiera suinicola efficiente, remunerativa e sempre più export-oriented. Ora il modello produttivo sta cambiando pelle, demandando appunto all’estero la fase iniziale della produzione di maiali. Potrebbe essere considerato anche in Italia? Oppure per le nostre caratteristiche dovrebbe essere privilegiata la soluzione del “nato, allevato e macellato in Italia”?

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Cauto ottimismo per il futuro della suinicoltura [Il Commento di Alberto Cavagnini, Suinicoltore]
7 Luglio 2025

Alberto Cavagnini – Suinicoltore

È all’insegna di un cauto ottimismo la previsione che Alberto Cavagnini, allevatore di Milzano (Brescia), fa dell’andamento del comparto suinicolo per i prossimi mesi.
“Siamo di fronte a prospettive positive – ammette – perché in questa fase ci sono pochi suini a disposizione, anche per una contingenza climatica che da circa tre settimane sta rallentando la crescita degli animali, e in questa fase non si riesce a colmare la domanda”.

Uno scenario che non coinvolge solamente l’Italia, ma tutta Europa, “con la conseguenza che non si prevedono bruschi cali di prezzo, ma anzi una sostanziale stabilità e una probabile spinta rialzista”.

Ad impensierire potrebbe essere l’andamento delle materie prime.
“Se da un lato il prezzo della soia è vantaggioso per l’indebolimento strategico del dollaro – osserva Cavagnini, imprenditore pluri-premiato negli ultimi anni per gli aspetti di innovazione e benessere animale introdotti in azienda -, dall’altro stiamo vivendo con un po’ di apprensione la fiammata di apprezzamento dei cereali a paglia, legato a raccolti al di sotto delle attese.
Per chi acquista quotidianamente sui mercati internazionali le tensioni sui listini possono essere impattanti e credo che per poter contare su un’inversione delle mercuriali bisognerà attendere i prossimi carichi lungo le rotte del Mar Nero, fra un paio di mesi”.

L’Allevatore in questa fase, riconosce Cavagnini, “si trova in una posizione di leggero vantaggio, tenuto conto che, nel contesto più ampio della catena di approvvigionamento, il mercato della carne non sembra essere così performante”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Frattaglie suine: la Cina guida la domanda globale
30 Giugno 2025

Di: Marika De Vincenzi

Nei primi 5 mesi del 2025, la Cina ha importato oltre 473.000 t di frattaglie suine, pari al 51.% del totale delle importazioni di carni suine. A livello globale, nel 2024, il 79% del commercio internazionale di frattaglie (HS 020649) ha avuto come destinazione l’Asia Sud‑Est, con la Cina in prima linea come mercato di destinazione.

Perché la Cina importa così tante frattaglie?

Cultura gastronomica autentica
Nella cultura cinese nulla del maiale è spreco. Orecchie, zampe, intestini, nasi sono ingredienti preziosi, non “scarti”, e sono integrati in hot‑pot, snack, piatti regionali.

Pressione industriale elevata
Per soddisfare la domanda quotidiana di snack, take-away e prodotti per la ristorazione, la filiera domestica cinese (dall’allevamento alla macellazione e lavorazione) fatica a garantire i volumi richiesti e a rispettare gli standard sanitari, di tracciabilità e sicurezza alimentare sempre più attesi da consumatori e distribuzione moderna.

Opportunità per l’export occidentale
In molti paesi europei e americani (come Spagna, Paesi Bassi, USA e Brasile), le frattaglie suine sono considerate prodotti a basso valore commerciale sul mercato interno. Tuttavia, trovano un’importante valorizzazione all’estero, in particolare in Cina, dove vengono vendute a prezzi competitivi, attorno ai 2,11 USD/kg. Nel 2024, le importazioni cinesi di frattaglie (codice HS 020649) hanno superato le 1,14 milioni di tonnellate (+4,4% rispetto al 2023), rendendo gli scarti suini il segmento più dinamico dell’intero import di carni suine.

Diversificazione geografica della domanda
Anche se la Cina resta il mercato principale per le frattaglie, stanno emergendo nicchie interessanti in altre aree del mondo, come Asia (Filippine, Corea del Sud, Vietnam, Giappone), America Latina (Messico) e Nord America (USA). In parallelo, anche l’offerta globale si sta adattando: paesi produttori come Brasile e Argentina stanno ampliando i loro protocolli di esportazione per fornire tagli su misura non solo alla Cina, ma anche a questi mercati emergenti.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Filiera suinicola: segnali di un’estate… “calda” [Il Commento di Aldo Levoni, delegato Levoni SpA ]
23 Giugno 2025

Aldo Levoni – Amministratore Delegato Levoni SpA

Cronaca degli ultimi giorni e visione in prospettiva si intrecciano nell’analisi di Aldo Levoni, Amministratore Delegato di Levoni Spa. “Il prezzo dei suini in CUN ha ripreso a salire e ritengo, personalmente, che andremo incontro a un periodo di tensioni, in quanto industria e anelli della trasformazione non riusciranno a trasferire gli aumenti a valle per le resistenze della distribuzione. Ci sarà, temo, un po’ di bagarre nei prossimi mesi”.

Le proiezioni indicano fra Luglio e Settembre una minore disponibilità di suini, col rischio di innescare ulteriori aumenti dei listini. “Verificheremo di settimana in settimana, naturalmente, ma i timori sono di affrontare un secondo semestre all’insegna della tensione, dopo i primi quattro-cinque mesi del 2025 che sono stati complessivamente positivi per tutti gli anelli della filiera”.

La svolta, per Levoni, si è verificata sul piano dei consumi dopo i primi di Maggio. “I dati che abbiamo per l’Italia sia sulle carni che sui salumi dopo il periodo pasquale e dei vari ponti sono un po’ preoccupanti – ammette l’ad di Levoni Spa -, perché rispetto all’anno scorso c’è stato un calo di consumi generalizzato. Questo significa che l’industria lavora su volumi inferiori, mentre la GDO acquista meno merci”.

Una flessione dei consumi che non è dipesa da fattori climatici (il 2025 è stato meno traumatico rispetto all’anno precedente), ma che potrebbe essere legata alle incertezze sul piano geopolitico, che rendono più prudente il consumatore, o alla scelta di Consumatori e Famiglie di rallentare gli acquisti dopo il periodo dei ponti per tornare su livelli di spesa crescenti nel corso dell’estate.

Anche l’export vive una fase di incertezza, con la spada di Damocle dei dazi americani. “Personalmente come gruppo negli Stati Uniti abbiamo incrementato le vendite, pur avendo effettuato un primo timido incremento dei listini – specifica Levoni – ma resta l’incognita di conoscere quale sarà il dazio a regime e dal 9 luglio dovremmo avere indicazioni più precise. Il quadro si potrebbe complicare a causa della svalutazione del dollaro dall’inizio dell’anno”. Un’attesa che coinvolge tutta la salumeria Made in Italy e, in ultima analisi, il consumatore americano.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Carne suina brasiliana: leadership globale tra competitività e sostenibilità
16 Giugno 2025

Di: Marika De Vincenzi

Il Brasile si conferma uno dei principali protagonisti nel mercato globale della Carne Suina, grazie a una disponibilità interna in continua crescita e a un tasso di autosufficienza passato dal 127,6% nel 2019 al 153,2% nel 2025. Questo significa che il Paese non solo soddisfa ampiamente la domanda interna, ma produce molto più di quanto consuma, consolidando la sua posizione tra i maggiori esportatori mondiali.

Nei primi cinque mesi del 2025, le esportazioni brasiliane di Carne Suina sono aumentate del 17% rispetto allo stesso periodo del 2024, un risultato trainato da molteplici fattori economici e di mercato.
In primis, la valuta debole rende la carne brasiliana più conveniente sui mercati internazionali, migliorando la competitività del prodotto. Parallelamente, i prezzi delle materie prime per l’alimentazione degli animali, come mais e soia, sono stabili o in diminuzione, riducendo i costi di produzione e aumentando i margini di guadagno per gli Allevatori.

Sul fronte della domanda, mercati strategici in Asia, come Filippine, Cina, Hong Kong e Giappone, insieme a Paesi come Cile e Singapore, hanno incrementato significativamente le importazioni di carne suina brasiliana. In particolare, le Filippine hanno aumentato le loro importazioni del 95,2% nei primi cinque mesi del 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024, a fronte di un calo della loro autosufficienza dal 87,9% nel 2009 al 61,6% nel 2025, causato dai focolai di Peste Suina Africana (PSA) che hanno ridotto drasticamente la produzione interna.

La forte domanda estera sostiene inoltre i prezzi domestici brasiliani, incentivando ulteriormente i produttori a incrementare la produzione destinata all’export.
Infine, il Brasile ha investito in modo significativo nelle infrastrutture sanitarie, nella tracciabilità e negli standard di qualità, con l’obiettivo di migliorare l’affidabilità delle esportazioni e facilitare l’accesso ai mercati esteri. Tuttavia, la piena conformità a talune normative, come l’EUDR, resta una sfida aperta, soprattutto per quanto riguarda l’impatto ambientale della produzione di mais e soia nelle aree soggette a deforestazione.

TESEO.clal.it – Brasile: esportazioni di Carni Suine
TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Suino pesante e salumeria DOP: l’unicità italiana [Il Commento di Sergio Visini, Suinicoltore]
9 Giugno 2025

Sergio Visini – Suinicoltore

Per Sergio Visini, allevatore con una produzione di suini a ciclo chiuso innovativa e sostenibile tra Verona e Mantova, i punti di forza della suinicoltura italiana sono chiari: una produzione unica al mondo con suini allevati fino a 170-180 chilogrammi, una vocazione alla salumeria di alta qualità, un legame profondo con il territorio che rappresenta un biglietto da visita particolarmente apprezzato all’estero. Eppure, non si riesce a mettere a terra politiche di filiera coese.

“Siamo in una fase di transizione verso un modello di filiera più integrato, con obiettivi strategici chiari e centrato sulla salumeria, l’unica categoria merceologica che, di fatto, ci distingue dal resto della produzione mondiale – spiega Visini -. Siamo gli unici allevatori al mondo a produrre il suino pesante da 170-180 chili e su questi aspetti ritengo si debbano concentrare energie, risorse e investimenti per arrivare su mercati internazionali con prodotti che riescano a conquistare anche i posizionamenti alti di gamma e i mercati maggiormente remunerativi”.

Il primo passo, per Visini, è quello del confronto fra gli operatori della catena di approvvigionamento, con i consorzi di Parma e San Daniele che dovrebbero essere il luogo fisico dove ospitare le fasi di elaborazione di progetti e strategie operative. “Bisogna puntare sull’alta qualità e sulla forza delle DOP della salumeria Made in Italy – insiste Visini – mantenendo un collegamento fedele al territorio, così da promuovere sui mercati internazionali prodotti contraddistinti da unicità, tradizione e innovazione, tutti elementi che la filiera deve valorizzare”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Politiche per il settore Suinicolo tra gusto, culture e geografie [Il Commento di Andrea Mattioli, INALCA]
3 Giugno 2025

Andrea Mattioli – Responsabile Acquisti carni per l’Europa di INALCA

“Nel primo trimestre si sono registrati Consumi inferiori allo stesso periodo dell’anno precedente per questioni legate al calendario delle festività: lo scorso anno Pasqua cadde a Marzo, quest’anno ad Aprile, fattore che in parte sposta gli equilibri. Nel secondo trimestre del 2025 si sta manifestando un recupero legato anche ad azioni promozionali della Grande Distribuzione e a importanti attori della ristorazione moderna”.

Ad aiutare nella lettura dei dati è Andrea Mattioli, Responsabile Acquisti carni per l’Europa di INALCA, che accende i riflettori su altri aspetti: “In Italia manca una Filiera coesa con una visione condivisa tra i vari operatori del sistema suinicolo e una programmazione commerciale che tenga conto, molto banalmente, anche della dislocazione geografica della popolazione mondiale – spiega Mattioli -. Il 59% vive in Asia, l’8% in Europa, il 10-12% in America, in Oceania vive solo l’1%, mentre il restante 20% è in Africa ed è proprio qui che si riscontra il più alto tasso di crescita della popolazione al mondo. Appare sempre più importante definire politiche di mercato che tengano conto di questi elementi, senza ovviamente trascurare la vocazione ai consumi, gli aspetti religiosi e i gusti di chi abita in determinate zone”.

Sempre sul fronte della prospettiva commerciale, Mattioli confronta gli approcci dei più importanti Consorzi di Tutela. osservandone le differenze: “Parliamo indiscutibilmente di grandi DOP dell’agroalimentare italiano – riconosce –. Tuttavia, mentre i due enti consortili dei formaggi spingono per una crescita ponderata e un incremento delle vendite in Italia e all’estero, i Consorzi di Parma e San Daniele puntano a mantenere prezzi remunerativi tendendo a diminuire i volumi prodotti. I casi positivi di Grana Padano e Parmigiano Reggiano potrebbero essere presi in considerazione anche nelle produzioni della Grande Salumeria DOP per valutare ipotesi di aumenti equilibrati delle vendite a livello globale, senza escludere la possibilità di raggiungere più clienti delocalizzando alcune operazioni. La popolazione mondiale è in crescita, così come aumenta la richiesta di prodotti alimentari di qualità”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Investire nella qualità per rilanciare i salumi DOP [Il Commento di Pizzagalli, Gruppo Fumagalli]
26 Maggio 2025

Pietro Pizzagalli – Direttore Generale di Fumagalli Industria Alimentari S.p.A.

“Il mondo della salumeria DOP sta attraversando una fase molto preoccupante. La produzione di maiali destinati al circuito tutelato è diminuita, mentre i consumi sono in calo e una parte della filiera non riesce a farsi riconoscere il corretto valore del prodotto rispetto ai costi. Una situazione che deve farci riflettere sulla corretta politica di valorizzazione del prodotto”.
Parte dalla flessione dei consumi della carne suina e dei salumi Pietro Pizzagalli veterinario, direttore generale del Gruppo Fumagalli, per interrogarsi su un tema più ampio: la qualità.

“L’obiettivo per la filiera e, in particolare, per chi trasforma, deve essere l’elevata qualità, perché il Consumatore non fa sconti – dichiara Pizzagalli -. Dobbiamo fornire al Consumatore finale un’esperienza del gusto fortemente legata alla qualità, perché ci troviamo in uno scenario di mercato difficile: il suino è passato nel giro di tre anni circa a costare intorno ai 2 euro al chilogrammo, mentre prima veniva pagato intorno a 1,70 euro al chilo. L’industria e gli stagionatori hanno costi maggiori da sostenere, che tuttavia raramente sono riconosciuti dalla grande distribuzione se arretriamo sulla qualità, non veniamo scelti dallo scaffale”.

Il tema della qualità resta centrale e vale per tutti i prodotti. “Come Fumagalli stiamo puntando per differenziarci sul maiale nero della Lomellina, che ha maggiori costi, ma che è particolarmente apprezzato dai Consumatori”.

Quanto alla carne fresca, Pizzagalli precisa: “Rispetto alla carne bovina, quella di maiale si colloca ancora su una fascia di prezzo accessibile, benché sia aumentata di costo rispetto al passato. La partita si gioca sui salumi e si deve puntare sulla qualità”.

Con riferimento all’innalzamento del peso massimo della carcassa dei suini impiegati nella produzione del Prosciutto di Parma DOP da 168 a 180 kg, Pizzagalli legge la modifica positivamente: “Se si alleva nel rispetto del benessere animale, le performance produttive portano ad avere un accrescimento più rapido del maiale e una maturità delle carni che rende le cosce più idonee alle lunghe stagionature. L’eventuale maggiore grasso andrà gestito in particolare nel segmento del pre-affettato, ma dal nostro punto di vista, avendo noi una filiera integrata con l’allevamento e ponendo molta attenzione al benessere e alla qualità, si tratta di una modifica al disciplinare utile”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Il Commento: Suinicoltura DOP, ora più che mai serve un nuovo patto di filiera [Antenore Cervi, Suinicoltore]
19 Maggio 2025

“Con i prezzi attuali dei suini grassi da macello per il circuito DOP non vi sono problemi di marginalità, ma questo non significa che non vi sia apprensione per il futuro: i costi di produzione dovrebbero aumentare, ma soprattutto vi sono altri fattori che impensieriscono: la PSA e il rischio di altre patologie, l’applicazione dei dazi, gli scenari incerti sul fronte internazionale”.
Per Antenore Cervi, Responsabile della Suinicoltura per Cia-Agricoltori Italiani, è il mix di fattori che rende incerto il futuro.

Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA
Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA

“Ci auguriamo sul fronte del mercato che si possano replicare gli andamenti che vedono un rimbalzo dei listini nella fase di passaggio dall’estate all’autunno, solitamente un traino per le produzioni destinate alle DOP – afferma Cervi -. Tuttavia, è venuta a mancare la serenità nel programmare
investimenti che per i produttori sono ineluttabili: la biosicurezza, il benessere animale, l’adeguamento delle strutture”.
Altro elemento che non depone a favore delle certezze di mercato, come anticipato, è il tema dei dazi. Momentaneamente congelati fino ai primi di luglio, almeno così parrebbe, non si sa se USA e UE raggiungeranno un accordo e con quali risvolti concreti.

“Abbiamo bisogno di instaurare un dialogo di filiera reale, con obiettivi di crescita, perché non possiamo rischiare di perdere ulteriore produzione sul fronte delle DOP, siamo già al limite con i numeri – incalza Cervi -. E la catena di approvvigionamento non so se possa assorbire i colpi di un andamento di mercato dove storicamente qualche anello guadagna e gli altri soffrono.

Bisogna individuare soluzioni in grado di dare equilibrio e rilanciare il comparto nel suo insieme, altrimenti il sistema rischia di saltare”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Filiera suinicola: serve una riflessione condivisa
12 Maggio 2025

Di: Marika De Vincenzi

Aumentano nel primo trimestre del 2025 i consumi retail di carne suina fresca, tanto nel peso imposto (+5,4%) quanto nel peso variabile (+2,6%), con un prezzo medio in aumento dello 0,7% rispetto allo stesso periodo del 2024.

Crescono in volume anche i consumi di salumi a peso imposto per prosciutto cotto (+3,9% tendenziale), prosciutto crudo (+5,7%), prosciutto crudo DOP (+10,2%), prosciutto crudo non DOP (+4,6%), salame (+0,2%).
Retrocedono, invece, i consumi retail dei salumi a peso variabile, con la sola eccezione del prosciutto cotto, che segna un avanzamento del +1,4%. In questa tendenza sarebbe interessante capire quanto pesa la velocità nel fare la spesa (il peso imposto è più rapido) e quanto, invece, la convenienza in termini economici (ma è davvero sempre così?).

Una riflessione sul mercato. Il “non quotato” nell’ultima seduta della CUN di Mantova per i suini grassi da macello destinati al circuito tutelato mette in luce alcune tensioni all’interno della filiera, a fronte di un trend in costante aumento dalla seconda metà di Marzo. La tendenza rialzista si spiega facilmente per la minore disponibilità di suini, ma tale fattore – e la costante crescita dei listini – rischia forse di diventare in proiezione difficilmente sostenibile per gli ultimi anelli della filiera e, in particolare, per gli stagionatori di prosciutti DOP.

Gli ultimi dati relativi al 2024, infatti, indicano una flessione delle cosce per Parma e San Daniele nell’ordine del 7,46% rispetto al 2023. Negli ultimi due anni, in particolare, le cosce destinate al circuito DOP sono scese al di sotto della soglia (psicologica) dei 10 milioni di pezzi.
Al contrario, lo scorso anno le cosce di suini italiani per il circuito non DOP hanno segnato una crescita superiore al 25% rispetto al 2023, superando quota 8.350.000. A queste devono aggiungersi oltre 48 milioni di cosce fresche e congelate non disossate importate, in crescita del 9% sul 2023.

È probabilmente necessaria una riflessione lungo tutta la catena di approvvigionamento per garantire allo stesso tempo una ripresa dei consumi, una rinnovata accessibilità ai prodotti DOP per i consumatori e un equilibrio concreto all’interno della filiera che permetta a tutti gli anelli di collocarsi su un quadrante di soddisfacente remuneratività, così da poter pianificare il futuro con maggiore serenità.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi