Frattaglie suine: la Cina guida la domanda globale
30 Giugno 2025

Di: Marika De Vincenzi

Nei primi 5 mesi del 2025, la Cina ha importato oltre 473.000 t di frattaglie suine, pari al 51.% del totale delle importazioni di carni suine. A livello globale, nel 2024, il 79% del commercio internazionale di frattaglie (HS 020649) ha avuto come destinazione l’Asia Sud‑Est, con la Cina in prima linea come mercato di destinazione.

Perché la Cina importa così tante frattaglie?

Cultura gastronomica autentica
Nella cultura cinese nulla del maiale è spreco. Orecchie, zampe, intestini, nasi sono ingredienti preziosi, non “scarti”, e sono integrati in hot‑pot, snack, piatti regionali.

Pressione industriale elevata
Per soddisfare la domanda quotidiana di snack, take-away e prodotti per la ristorazione, la filiera domestica cinese (dall’allevamento alla macellazione e lavorazione) fatica a garantire i volumi richiesti e a rispettare gli standard sanitari, di tracciabilità e sicurezza alimentare sempre più attesi da consumatori e distribuzione moderna.

Opportunità per l’export occidentale
In molti paesi europei e americani (come Spagna, Paesi Bassi, USA e Brasile), le frattaglie suine sono considerate prodotti a basso valore commerciale sul mercato interno. Tuttavia, trovano un’importante valorizzazione all’estero, in particolare in Cina, dove vengono vendute a prezzi competitivi, attorno ai 2,11 USD/kg. Nel 2024, le importazioni cinesi di frattaglie (codice HS 020649) hanno superato le 1,14 milioni di tonnellate (+4,4% rispetto al 2023), rendendo gli scarti suini il segmento più dinamico dell’intero import di carni suine.

Diversificazione geografica della domanda
Anche se la Cina resta il mercato principale per le frattaglie, stanno emergendo nicchie interessanti in altre aree del mondo, come Asia (Filippine, Corea del Sud, Vietnam, Giappone), America Latina (Messico) e Nord America (USA). In parallelo, anche l’offerta globale si sta adattando: paesi produttori come Brasile e Argentina stanno ampliando i loro protocolli di esportazione per fornire tagli su misura non solo alla Cina, ma anche a questi mercati emergenti.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Frumento duro: spicca l’offerta Italiana + Commento di Miano [CIA Foggia]
26 Giugno 2025

Angelo Miano
Foggia – ITALIA

Di: Elisa Donegatti

L’International Grains Council (IGC) ha stimato la produzione 2025 di Frumento Duro in Italia a 4,2 milioni di tonnellate: una crescita addirittura del 20%, favorita dall’espansione delle superfici coltivate (+10%) in Puglia, Sicilia e Basilicata, da una semina abbondante grazie ai prezzi del 2024 e da condizioni agronomiche ideali (autunno secco, primavera regolare e campi ben preparati). Ritardi localizzati nelle semine si sono verificati al Nord per eccesso di pioggia e al Sud per siccità iniziale.

Meno rosea la stima sulla produzione mondiale: 35,2 milioni di tonnellate (-1,5%), con un’offerta in calo soprattutto in Turchia (-18%), a causa delle gelate primaverili, e in Canada (-1,2%), che resta il primo esportatore mondiale. Nel Nord Africa, il quadro è eterogeneo: Algeria e Tunisia favorite dalle piogge, Marocco penalizzato dalla siccità. In Unione Europea, la produzione è attesa in crescita a 7,9 milioni di tonnellate (+9,5%), sostenuto da condizioni climatiche favorevoli e dall’aumento delle superfici seminate (+7%). 

La domanda globale è prevista in aumento a 35,5 milioni di tonnellate (+1,2%), di cui 33,4 milioni destinate all’uso alimentare (+0,9%), il livello più alto dal 2018/19. Le scorte mondiali dovrebbero scendere a 6 milioni di tonnellate (-5,4%), favorendo tensioni sul mercato. Gli scambi assumono un ruolo ancor più strategico nel contesto attuale. Paesi strutturalmente deficitari come il Marocco potrebbero intensificare il ricorso al mercato estero. Al contrario, l’Italia, forte di un raccolto abbondante, potrebbe ridurre le importazioni significativamente.

In termini di prezzi, attualmente le quotazioni della Borsa Merci di Foggia si attestano tra 303 e 313 €/ton, lievemente superiori alla media di Maggio ma limitate dall’ampia disponibilità interna e dalla pressione delle importazioni. Il rafforzamento dell’euro sul dollaro migliora la competitività del durum nordamericano. Il Frumento Duro Canadese, riferimento internazionale, si colloca attualmente tra 315 e 350 USD/ton (pari a 295 – 328 €/ton al cambio attuale). Tali valori, espressi franco azienda, pur non includendo oneri di trasporto, logistica, dogana (CIF) né eventuali premi di qualità, rappresentano una utile base di confronto. Il differenziale rispetto al mercato italiano risulta contenuto; tuttavia, in presenza di ulteriori ribassi sui mercati esteri, non si esclude un ritorno più attivo delle importazioni.

Favorevole dunque la situazione dell’Italia in un contesto globale segnato da un’offerta in calo, domanda sostenuta, scorte in erosione e flussi commerciali sotto pressione. Dinamiche da monitorare con attenzione nei prossimi mesi.

TESEO.clal.it – Italia: Import di Frumento Duro

Il commento del Produttore

Angelo Miano – Produttore di Frumento Duro di Foggia – Presidente CIA Foggia

In merito alla produzione di quest’anno, si devono registrare performance leggermente superiori a quelle dello scorso anno per la provincia di Foggia, che passa da una media di 25 qli/ha dello scorso anno ai 27 qli/ha dell’attuale campagna granaria, oltretutto ancora da ultimare nelle zone collinari/montane. Anche le produzioni delle altre zone vocate a grano duro sono lievitate, sebbene a mio avviso non potranno superare i 4 milioni di ton, mentre si registra un prezzo ancora contenuto e non remunerativo per i coltivatori.

Speriamo nella partenza del Granaio Italia, che ci fornirebbe le reali produzioni italiane, oggi non certe. Si registra comunque una richiesta di grano italiano da parte di pastifici che producono il vero “made in Italy”, anche se non vorrebbero pagare in più l’ottima qualità prodotta quest’anno, specialmente nel nostro areale dove abbiamo registrato pesi specifici abbondantemente superiori agli 80 kg/hl e proteine sino al 19%.

Ora attendiamo che il MASAAF convochi il tavolo di concertazione, già chiesto da tutte le organizzazioni agricole da tempo, altrimenti è a rischio la coltivazione di cereali: senza filiera reale che premi tutti gli attori, il comparto potrà subire una forte battuta d’arresto.

Filiera suinicola: segnali di un’estate… “calda” [Il Commento di Aldo Levoni, delegato Levoni SpA ]
23 Giugno 2025

Aldo Levoni – Amministratore Delegato Levoni SpA

Cronaca degli ultimi giorni e visione in prospettiva si intrecciano nell’analisi di Aldo Levoni, Amministratore Delegato di Levoni Spa. “Il prezzo dei suini in CUN ha ripreso a salire e ritengo, personalmente, che andremo incontro a un periodo di tensioni, in quanto industria e anelli della trasformazione non riusciranno a trasferire gli aumenti a valle per le resistenze della distribuzione. Ci sarà, temo, un po’ di bagarre nei prossimi mesi”.

Le proiezioni indicano fra Luglio e Settembre una minore disponibilità di suini, col rischio di innescare ulteriori aumenti dei listini. “Verificheremo di settimana in settimana, naturalmente, ma i timori sono di affrontare un secondo semestre all’insegna della tensione, dopo i primi quattro-cinque mesi del 2025 che sono stati complessivamente positivi per tutti gli anelli della filiera”.

La svolta, per Levoni, si è verificata sul piano dei consumi dopo i primi di Maggio. “I dati che abbiamo per l’Italia sia sulle carni che sui salumi dopo il periodo pasquale e dei vari ponti sono un po’ preoccupanti – ammette l’ad di Levoni Spa -, perché rispetto all’anno scorso c’è stato un calo di consumi generalizzato. Questo significa che l’industria lavora su volumi inferiori, mentre la GDO acquista meno merci”.

Una flessione dei consumi che non è dipesa da fattori climatici (il 2025 è stato meno traumatico rispetto all’anno precedente), ma che potrebbe essere legata alle incertezze sul piano geopolitico, che rendono più prudente il consumatore, o alla scelta di Consumatori e Famiglie di rallentare gli acquisti dopo il periodo dei ponti per tornare su livelli di spesa crescenti nel corso dell’estate.

Anche l’export vive una fase di incertezza, con la spada di Damocle dei dazi americani. “Personalmente come gruppo negli Stati Uniti abbiamo incrementato le vendite, pur avendo effettuato un primo timido incremento dei listini – specifica Levoni – ma resta l’incognita di conoscere quale sarà il dazio a regime e dal 9 luglio dovremmo avere indicazioni più precise. Il quadro si potrebbe complicare a causa della svalutazione del dollaro dall’inizio dell’anno”. Un’attesa che coinvolge tutta la salumeria Made in Italy e, in ultima analisi, il consumatore americano.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

India: verso nuovi record per Frumento e Riso
20 Giugno 2025

Di: Elisa Donegatti

L’India si appresta a registrare nuovi record nella produzione di Frumento e Riso per la campagna 2025-26, rafforzando la propria posizione di attore strategico nel sistema agroalimentare globale. Con oltre 1,4 miliardi di abitanti, lIndia è il terzo produttore mondiale di Frumento ed il primo produttore ed esportatore di Riso, con una presenza dominante nei mercati asiatici e africani.

La produzione di Frumento prevista è di 117,5 milioni di tonnellate (+4% su base annua), coltivata su 32,9 milioni di ettari (+3,4%) con una resa stabile di 3,57 ton/ha. L’incremento è attribuibile all’adozione di varietà resistenti al calore, a pratiche colturali ottimizzate (tempistiche di semina, irrigazioni regolari) e a condizioni climatiche favorevoli. Le politiche pubbliche, in particolare l’aumento del prezzo minimo garantito (MSP), hanno incentivato gli agricoltori ad ampliare le superfici coltivate. Il consumo domestico è in crescita (113 milioni di tonnellate, rispetto ai 108,8 mio ton del 2024-25), mentre l’export è limitato da dazi al 40%, misura volta a garantire l’autosufficienza nazionale e contenere l’inflazione. Gli Stock finali sono previsti in crescita del +37,6%, infatti il governo mira ad estendere la capacità nazionale di stoccaggio, con un incremento per il Frumento da 2,8 a 9 milioni di tonnellate nei prossimi tre anni.

Anche la produzione di Riso dovrebbe segnare un nuovo record, attestandosi a 151 milioni di tonnellate, grazie a rese elevate, favorite da un monsone regolare e dalla riconversione di superfici precedentemente destinate al cotone. Il consumo interno è previsto a 126,5 mio ton, mentre le esportazioni dovrebbero raggiungere i 25 mio ton, trainate dalla domanda nei segmenti del riso comune, basmati e riso rotto.

L’India consolida strutturalmente il proprio settore cerealicolo grazie a innovazione e politiche di sostegno stabili, rafforzando al contempo la propria centralità nei mercati globali. In un contesto di volatilità e instabilità climatica, si conferma attore stabilizzatore e fornitore strategico per i Paesi importatori a basso reddito.

Teseo.clal.it – India: Stock Finali di Frumento
TESEO.Clal.it – India: Produzioni di Riso

Carne suina brasiliana: leadership globale tra competitività e sostenibilità
16 Giugno 2025

Di: Marika De Vincenzi

Il Brasile si conferma uno dei principali protagonisti nel mercato globale della Carne Suina, grazie a una disponibilità interna in continua crescita e a un tasso di autosufficienza passato dal 127,6% nel 2019 al 153,2% nel 2025. Questo significa che il Paese non solo soddisfa ampiamente la domanda interna, ma produce molto più di quanto consuma, consolidando la sua posizione tra i maggiori esportatori mondiali.

Nei primi cinque mesi del 2025, le esportazioni brasiliane di Carne Suina sono aumentate del 17% rispetto allo stesso periodo del 2024, un risultato trainato da molteplici fattori economici e di mercato.
In primis, la valuta debole rende la carne brasiliana più conveniente sui mercati internazionali, migliorando la competitività del prodotto. Parallelamente, i prezzi delle materie prime per l’alimentazione degli animali, come mais e soia, sono stabili o in diminuzione, riducendo i costi di produzione e aumentando i margini di guadagno per gli Allevatori.

Sul fronte della domanda, mercati strategici in Asia, come Filippine, Cina, Hong Kong e Giappone, insieme a Paesi come Cile e Singapore, hanno incrementato significativamente le importazioni di carne suina brasiliana. In particolare, le Filippine hanno aumentato le loro importazioni del 95,2% nei primi cinque mesi del 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024, a fronte di un calo della loro autosufficienza dal 87,9% nel 2009 al 61,6% nel 2025, causato dai focolai di Peste Suina Africana (PSA) che hanno ridotto drasticamente la produzione interna.

La forte domanda estera sostiene inoltre i prezzi domestici brasiliani, incentivando ulteriormente i produttori a incrementare la produzione destinata all’export.
Infine, il Brasile ha investito in modo significativo nelle infrastrutture sanitarie, nella tracciabilità e negli standard di qualità, con l’obiettivo di migliorare l’affidabilità delle esportazioni e facilitare l’accesso ai mercati esteri. Tuttavia, la piena conformità a talune normative, come l’EUDR, resta una sfida aperta, soprattutto per quanto riguarda l’impatto ambientale della produzione di mais e soia nelle aree soggette a deforestazione.

TESEO.clal.it – Brasile: esportazioni di Carni Suine
TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Mais e Soia USA: una dinamica favorevole per gli Operatori Europei
13 Giugno 2025

Di: Elisa Donegatti

I prezzi all’origine del Mais e della Soia negli Stati Uniti, pubblicati da USDA, ed aggiornati al 11 Giugno 2025, evidenziano una dinamica favorevole per gli Operatori europei. I prezzi, espressi in dollari per tonnellata, risultano oggi inferiori rispetto ai livelli di un anno fa. Inoltre, grazie al rafforzamento dell’euro rispetto al dollaro, il costo finale in valuta europea è oggi più contenuto.

Il prezzo medio del Mais si attesta a 168,9 $/ton, che, al tasso di cambio corrente di 1 EUR = 1,143 USD, corrisponde a 147,8 €/ton. Il prezzo medio della Soia è pari a 376,6 $/ton, equivalenti a 329,5 €/ton

L’euro si è rafforzato nei confronti del dollaro, con il cambio passato da 1,076 a 1,143 USD per 1 euro nell’arco di un anno. Questo ha reso gli acquisti in euro meno onerosi. Inoltre la riduzione dei prezzi all’origine in dollari ha contribuito a contenere i costi, determinando un calo complessivo del prezzo in euro.

Dopo i picchi registrati nel 2022, in seguito alla crisi energetica e ai conflitti geopolitici, i prezzi di Mais e Soia hanno mostrato un trend discendente, con lievi rimbalzi stagionali, ma con una tendenza generale alla stabilizzazione. Il tasso di cambio EUR/USD, che aveva toccato minimi intorno a 1,02 nella seconda metà del 2022, ha mostrato un progressivo rafforzamento della valuta europea nel biennio successivo.

In un mercato instabile, l’equilibrio tra quotazioni internazionali e tasso di cambio resta centrale per gli operatori europei. Il costo delle materie prime dipende da entrambi i fattori: monitorarli insieme è essenziale per ottimizzare le strategie di approvvigionamento.

TESEO.clal.it – Cambio Euro-Dollaro per Mais e Soia

Acqua di abbeverata: fattore chiave nella gestione degli allevamenti
12 Giugno 2025

L’acqua, anche se non sembra, è l’elemento fondamentale per garantire la salute ed assicurare il potenziale produttivo dell’allevamento. Costituisce circa l’87% del latte e dal 60% al 70% del corpo animale. L’acqua è necessaria per mantenere i fluidi corporei ed il corretto equilibrio salino, per digerire, assorbire e metabolizzare i nutrienti, per eliminare i materiali di scarto ed il calore in eccesso dal corpo.

Una scarsità d’acqua riduce produzione e benessere del bestiame

Una scarsità d’acqua riduce la frequenza respiratoria e la contrattilità del rumine; induce prostrazione ed irrequietezza; causa una minore produzione di latte ed un calo di peso corporeo. La bovina perde acqua attraverso le urine, le feci, l’evaporazione, la sudorazione e, soprattutto, il latte. In linea generale si calcola che una vacca abbia bisogno di 3-4 litri d’acqua per ogni litro di latte prodotto, oppure di circa 18 litri per ogni 100 kg di peso corporeo. Quando gli animali soffrono di stress da caldo, il consumo di acqua aumenta notevolmente raggiungendo punte ben superiori ai 200 litri. L’abbeverata è generalmente associata ai pasti od alla mungitura e la velocità di assunzione varia da 4 a 15 litri al minuto.

Comunque, il fabbisogno idrico dell’animale è influenzato dalla temperatura ambientale, dal peso e dalla fase di produzione. Dato che l’acqua di abbeverata rappresenta all’incirca l’80% dei bisogni ed il resto proviene dagli alimenti, è indispensabile che sia potabile di buona qualità.

Acqua di qualità assicura funzioni vitali corrette e previene rischi sanitari

È importante far controllare periodicamente l’acqua per verificare la presenza di nitrati, solfati, batteri, alghe. I nitrati sono molto preoccupanti e la loro presenza nell’acqua, di falda o superficiale, può derivare da fertilizzanti, materiale fecale, residui delle colture, rifiuti industriali. L’avvelenamento da nitrati deriva dalla riduzione batterica nel rumine del nitrato a nitrito, che poi viene assorbito nel sangue e diminuisce la capacità di trasporto dell’ossigeno. Occorre stabilire la quantità di nitrati presenti anche negli alimenti oltre che nell’acqua per verificare che il loro apporto totale non superi i limiti raccomandati scongiurando rischi di avvelenamento che si manifestano con respirazione difficile e rapida, tremori muscolari, diarrea, fino a collasso e morte. I solfati in alte concentrazioni, soprattutto di sodio, producono un effetto lassativo nel bestiame. Batteri coliformi ed altri microrganismi possono contaminare i pozzi ma soprattutto gli abbeveratoi, esponendo il bestiame ad organismi patogeni e, quindi, aumentando il potenziale di malattia.

Anche le alghe blu-verdi che crescono in acque stagnanti possono essere tossiche per il bestiame. In questo caso i segni di avvelenamento sono diarrea, mancanza di coordinazione, respirazione affannosa, convulsioni. Le temperature calde e la luce del sole possono provocare una rapida crescita delle alghe anche nelle cisterne, che pertanto andranno mantenute sempre perfettamente pulite, così come gli abbeveratoi.

Una corretta gestione delle risorse idriche è indispensabile per le performance dell’allevamento, soprattutto nei sempre più frequenti periodi caldi e siccitosi.

Fonte: eDairyNews

Una filiera equa per valorizzare l’Allevamento Bovino
10 Giugno 2025

Di: Marika De Vincenzi

È sostenibile il mercato della Carne Bovina?
Le analisi di Teseo sul payout relativo alla fase che va dal ristallo fino al vitellone adulto di razza Limousine (esclusi eventuali premi e Iva) stimano un costo di produzione in aumento nei prossimi mesi, partendo dall’attuale costo di ristallo che per il vitello da ristallo del peso di 350 chilogrammo il prezzo in Camera di Commercio di Modena si aggira su 6,17 euro al chilogrammo.

Calcolando il costo dell’alimentazione per i sei mesi di ingrasso (mantenendo le quotazioni delle materie prime per l’alimentazione invariate), il costo stimato di produzione del bovino da macello salirebbe a 4,84 €/kg, un valore superiore alle attuali quotazioni di mercato (4,56 €/kg la media in Camera di Commercio a Modena nelle prime due settimane di Giugno).

La prospettiva di lavorare al di sotto dei costi di produzione potrebbe spingere gli allevatori a non ristallare, facendo perdere così ulteriore terreno all’Italia in termini di autoapprovvigionamento. Sarebbe al contrario auspicabile individuare soluzioni lungo la filiera per garantire ai produttori margini di guadagno positivi, così da permettere agli allevatori di produrre non in deficit.

TESEO.clal.it – Prezzi delle Carni Bovine
TESEO.clal.it – Payout da bovino da ristallo a vitellone adulto

Suino pesante e salumeria DOP: l’unicità italiana [Il Commento di Sergio Visini, Suinicoltore]
9 Giugno 2025

Sergio Visini – Suinicoltore

Per Sergio Visini, allevatore con una produzione di suini a ciclo chiuso innovativa e sostenibile tra Verona e Mantova, i punti di forza della suinicoltura italiana sono chiari: una produzione unica al mondo con suini allevati fino a 170-180 chilogrammi, una vocazione alla salumeria di alta qualità, un legame profondo con il territorio che rappresenta un biglietto da visita particolarmente apprezzato all’estero. Eppure, non si riesce a mettere a terra politiche di filiera coese.

“Siamo in una fase di transizione verso un modello di filiera più integrato, con obiettivi strategici chiari e centrato sulla salumeria, l’unica categoria merceologica che, di fatto, ci distingue dal resto della produzione mondiale – spiega Visini -. Siamo gli unici allevatori al mondo a produrre il suino pesante da 170-180 chili e su questi aspetti ritengo si debbano concentrare energie, risorse e investimenti per arrivare su mercati internazionali con prodotti che riescano a conquistare anche i posizionamenti alti di gamma e i mercati maggiormente remunerativi”.

Il primo passo, per Visini, è quello del confronto fra gli operatori della catena di approvvigionamento, con i consorzi di Parma e San Daniele che dovrebbero essere il luogo fisico dove ospitare le fasi di elaborazione di progetti e strategie operative. “Bisogna puntare sull’alta qualità e sulla forza delle DOP della salumeria Made in Italy – insiste Visini – mantenendo un collegamento fedele al territorio, così da promuovere sui mercati internazionali prodotti contraddistinti da unicità, tradizione e innovazione, tutti elementi che la filiera deve valorizzare”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Agricoltori e Gen Z: una nuova narrazione della campagna
6 Giugno 2025

Posti davanti alla domanda “chi sono i migliori rappresentanti dei territori rurali?”, i giovani ventenni inglesi della cosiddetta Generazione Zeta rispondono in modo inequivocabile: gli agricoltori!

Agricoltori: i nuovi difensori della campagna

Da un sondaggio effettuato per Future Countryside, organismo fondato nel 2023 per promuovere le comunità ed i paesaggi rurali, è emerso che quasi un terzo (32%) dei giovani ritiene che gli agricoltori siano i veri paladini dei territori di campagna, molto più degli ambientalisti (12%) e dei politici (4%).

Alla domanda in cosa gli agricoltori dovrebbero impegnarsi maggiormente, i giovani hanno indicato ai primi posti l’attenzione al benessere animale (42%), la tutela ambientale (40%) e la produzione alimentare (37%), mentre aspetti quali la rinaturalizzazione (14%), l’uso di concimi e pesticidi (13%), il soddisfacimento dei consumatori (9%) risultano meno importanti.

I Giovani scoprono l’agricoltura via social

Essendo la prima generazione cresciuta interamente con Internet e dispositivi mobili, non stupisce poi che la Generazione Z tragga dall’uso dei social media la percezione della campagna. Oltre la metà (54%) degli intervistati ha affermato che piattaforme come TikTok ed Instagram hanno sollevato il loro interesse per visitare aree rurali. Le motivazioni più comuni sono il benessere mentale (36%), il contatto con la natura (34%), la possibilità di svago ed esercizio fisico (30%). Nonostante il crescente desiderio, i giovani incontrano però notevoli difficoltà quando si tratta di visitare le aree rurali. Tra queste, le più importanti sono la distanza (73%), i limiti di tempo (70%), i costi di trasporto (68%), ma anche la difficolta ad avere una connessione internet (42%).

Sebbene la Gen-Z consideri la campagna un luogo accogliente (84%) ed un patrimonio culturale e produttivo che vale la pena tutelare (83%), solo il 24% sceglierebbe di vivere in un borgo rurale, mentre il 53% preferisce la città.

Quindi le nuove generazioni hanno un legame sempre più indiretto con l’attività agricola e ne prendono conoscenza attraverso i social media. Ritengono comunque che gli agricoltori siano i rappresentanti più affidabili dei territori rurali; un aspetto, questo, da considerare con molta attenzione.

Fonte: Future Countryside