Dazi sui Fertilizzanti: l’UE cerca un nuovo equilibrio
5 Giugno 2025

Di: Elisa Donegatti

A partire dal prossimo Luglio l’Unione Europea introdurrà nuovi dazi su Fertilizzanti e Prodotti Agricoli provenienti da Russia e Bielorussia. La misura mira a colpire economicamente Mosca, riducendo le entrate che potrebbero finanziare la guerra in Ucraina, e allo stesso tempo diminuire la dipendenza dell’UE.

I dazi interesseranno complessivamente oltre cento categorie di prodotti, tra cui Zucchero, Farine, Latticini e soprattutto Fertilizzanti a base di Azoto e Urea. In quest’ultimo caso, la tariffa salirà gradualmente fino a 430 euro per tonnellata entro il 2028, rendendo i prodotti russi e bielorussi praticamente non competitivi sul mercato europeo.

La decisione ha raccolto ampio sostegno politico, ma suscita forti preoccupazioni nel mondo agricolo. Le associazioni di categoria temono un’impennata dei costi di produzione e una maggiore vulnerabilità degli agricoltori europei. Per attenuare gli effetti negativi, la Commissione ha previsto un sistema di monitoraggio dei prezzi e la possibilità di sospendere i dazi in caso di emergenza, favorendo al contempo l’importazione di Fertilizzanti da altri Paesi.

Le preoccupazioni del settore trovano fondamento nei dati più recenti: nel primo trimestre del 2025 le importazioni di Fertilizzanti da paesi terzi sono cresciute del 12,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In particolare, le importazioni dalla Russia hanno nuovamente preso forza, con un volume pari a 1.534.000 di tonnellate solo tra Gennaio e Marzo, confermando il ruolo ancora dominante di Mosca nel mercato europeo nonostante le tensioni geopolitiche. Anche gli acquisti dall’Egitto, secondo fornitore dell’UE-27 e storicamente vicino alla Federazione Russa, sono aumentati rispetto al primo trimestre del 2024. Questo incremento dell’import rappresenta un paradosso per le politiche di autonomia strategica, evidenziando quanto sia ancora radicata la dipendenza europea da alcuni fornitori extra-UE, proprio nel momento in cui si preparano barriere tariffarie che rischiano di colpire direttamente la sostenibilità economica delle aziende agricole.

Questa mossa segna un passo importante verso una maggiore autonomia strategica dell’UE, ma pone anche una sfida concreta: bilanciare le esigenze geopolitiche con la sostenibilità economica dell’agricoltura europea.

TESEO.clal.it – UE-27: Import di Fertilizzanti
TESEO.clal.it – ITALIA: Import di Fertilizzanti

Politiche per il settore Suinicolo tra gusto, culture e geografie [Il Commento di Andrea Mattioli, INALCA]
3 Giugno 2025

Andrea Mattioli – Responsabile Acquisti carni per l’Europa di INALCA

“Nel primo trimestre si sono registrati Consumi inferiori allo stesso periodo dell’anno precedente per questioni legate al calendario delle festività: lo scorso anno Pasqua cadde a Marzo, quest’anno ad Aprile, fattore che in parte sposta gli equilibri. Nel secondo trimestre del 2025 si sta manifestando un recupero legato anche ad azioni promozionali della Grande Distribuzione e a importanti attori della ristorazione moderna”.

Ad aiutare nella lettura dei dati è Andrea Mattioli, Responsabile Acquisti carni per l’Europa di INALCA, che accende i riflettori su altri aspetti: “In Italia manca una Filiera coesa con una visione condivisa tra i vari operatori del sistema suinicolo e una programmazione commerciale che tenga conto, molto banalmente, anche della dislocazione geografica della popolazione mondiale – spiega Mattioli -. Il 59% vive in Asia, l’8% in Europa, il 10-12% in America, in Oceania vive solo l’1%, mentre il restante 20% è in Africa ed è proprio qui che si riscontra il più alto tasso di crescita della popolazione al mondo. Appare sempre più importante definire politiche di mercato che tengano conto di questi elementi, senza ovviamente trascurare la vocazione ai consumi, gli aspetti religiosi e i gusti di chi abita in determinate zone”.

Sempre sul fronte della prospettiva commerciale, Mattioli confronta gli approcci dei più importanti Consorzi di Tutela. osservandone le differenze: “Parliamo indiscutibilmente di grandi DOP dell’agroalimentare italiano – riconosce –. Tuttavia, mentre i due enti consortili dei formaggi spingono per una crescita ponderata e un incremento delle vendite in Italia e all’estero, i Consorzi di Parma e San Daniele puntano a mantenere prezzi remunerativi tendendo a diminuire i volumi prodotti. I casi positivi di Grana Padano e Parmigiano Reggiano potrebbero essere presi in considerazione anche nelle produzioni della Grande Salumeria DOP per valutare ipotesi di aumenti equilibrati delle vendite a livello globale, senza escludere la possibilità di raggiungere più clienti delocalizzando alcune operazioni. La popolazione mondiale è in crescita, così come aumenta la richiesta di prodotti alimentari di qualità”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Investire nella qualità per rilanciare i salumi DOP [Il Commento di Pizzagalli, Gruppo Fumagalli]
26 Maggio 2025

Pietro Pizzagalli – Direttore Generale di Fumagalli Industria Alimentari S.p.A.

“Il mondo della salumeria DOP sta attraversando una fase molto preoccupante. La produzione di maiali destinati al circuito tutelato è diminuita, mentre i consumi sono in calo e una parte della filiera non riesce a farsi riconoscere il corretto valore del prodotto rispetto ai costi. Una situazione che deve farci riflettere sulla corretta politica di valorizzazione del prodotto”.
Parte dalla flessione dei consumi della carne suina e dei salumi Pietro Pizzagalli veterinario, direttore generale del Gruppo Fumagalli, per interrogarsi su un tema più ampio: la qualità.

“L’obiettivo per la filiera e, in particolare, per chi trasforma, deve essere l’elevata qualità, perché il Consumatore non fa sconti – dichiara Pizzagalli -. Dobbiamo fornire al Consumatore finale un’esperienza del gusto fortemente legata alla qualità, perché ci troviamo in uno scenario di mercato difficile: il suino è passato nel giro di tre anni circa a costare intorno ai 2 euro al chilogrammo, mentre prima veniva pagato intorno a 1,70 euro al chilo. L’industria e gli stagionatori hanno costi maggiori da sostenere, che tuttavia raramente sono riconosciuti dalla grande distribuzione se arretriamo sulla qualità, non veniamo scelti dallo scaffale”.

Il tema della qualità resta centrale e vale per tutti i prodotti. “Come Fumagalli stiamo puntando per differenziarci sul maiale nero della Lomellina, che ha maggiori costi, ma che è particolarmente apprezzato dai Consumatori”.

Quanto alla carne fresca, Pizzagalli precisa: “Rispetto alla carne bovina, quella di maiale si colloca ancora su una fascia di prezzo accessibile, benché sia aumentata di costo rispetto al passato. La partita si gioca sui salumi e si deve puntare sulla qualità”.

Con riferimento all’innalzamento del peso massimo della carcassa dei suini impiegati nella produzione del Prosciutto di Parma DOP da 168 a 180 kg, Pizzagalli legge la modifica positivamente: “Se si alleva nel rispetto del benessere animale, le performance produttive portano ad avere un accrescimento più rapido del maiale e una maturità delle carni che rende le cosce più idonee alle lunghe stagionature. L’eventuale maggiore grasso andrà gestito in particolare nel segmento del pre-affettato, ma dal nostro punto di vista, avendo noi una filiera integrata con l’allevamento e ponendo molta attenzione al benessere e alla qualità, si tratta di una modifica al disciplinare utile”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Il tema del Benessere Animale è sempre più rilevante
26 Maggio 2025

Il tema del Benessere Animale è sempre più rilevante. Gli animali non sono finalmente più considerati degli oggetti da sfruttare (concetto dell’animale macchina introdotto dal filosofo Cartesio) e le questioni etiche sul loro trattamento coinvolgono tanto gli Allevatori quanto la Società intera.

La Convenzione europea sulla protezione degli animali negli allevamenti risale al 1978 e da allora le normative sono divenute sempre più stringenti. Basti pensare alla strategia Farm to Fork od alle regole per il trasporto degli animali ed a quelle sulla sanità animale.

Dal momento che è sempre più raro che i Consumatori sappiano da dove provengono i prodotti animali che utilizzano, le uniche informazioni disponibili sono quelle riportate in etichetta.

ll Sistema Qualità Nazionale Benessere Animale (SQNBA), introducendo standard certificati, sembra rispondere alle crescenti sensibilità attuando un passo determinante per migliorare e comunicare il benessere animale nel nostro Paese.

Fondamentale diventa dunque il coinvolgimento fattivo e la collaborazione di tutta la Filiera, così da attuare l’SQNBA in modo virtuoso e fissare obiettivi futuri di miglioramento della normativa, anche  in funzione  della grande variabilità produttiva, socio-economica ed ambientale del nostro Paese.

Granaio Italia: Il grano vale meno del sudore di chi lo coltiva [Il Commento di Bartolini, CIA]
20 Maggio 2025

Matteo Bartolini – Vicepresidente nazionale di CIA

“Il grano vale meno del sudore di chi lo coltiva: serve subito un Tavolo di Filiera”. È l’invito di Matteo Bartolini, vicepresidente nazionale di CIA-Agricoltori Italiani e Presidente regionale umbro.

“Il prezzo di mercato del Grano Duro sta scivolando ben al di sotto dei costi reali di produzione, mettendo a rischio la sostenibilità economica delle aziende cerealicole italiane – afferma Bartolini -. È una contraddizione inaccettabile: in un Paese dove la pasta è simbolo identitario e pilastro dell’agroalimentare, chi produce la materia prima viene sistematicamente penalizzato”. 

La situazione, prosegue Bartolini, “è grave e non può essere affrontata con la logica del mercato lasciato a se stesso. Per questo avevamo, già un anno fa, richiesto l’istituzione di un sistema di controllo delle produzioni ‘Granaio Italia’ e nei giorni scorsi abbiamo chiesto con urgenza la convocazione di un Tavolo di Filiera al Masaf.

Serve trasparenza, responsabilità condivisa e una nuova visione del valore agricolo, che non può continuare a essere schiacciato tra dinamiche speculative e logiche di importazione al ribasso”. 

Se non si interviene ora, conclude il vicepresidente di Cia, “il rischio è che a coltivare grano duro in Italia restino solo le memorie storiche. E senza grano, non c’è filiera”.

TESEO.clal.it – Bologna: prezzo del Frumento Duro

Il Commento: Suinicoltura DOP, ora più che mai serve un nuovo patto di filiera [Antenore Cervi, Suinicoltore]
19 Maggio 2025

“Con i prezzi attuali dei suini grassi da macello per il circuito DOP non vi sono problemi di marginalità, ma questo non significa che non vi sia apprensione per il futuro: i costi di produzione dovrebbero aumentare, ma soprattutto vi sono altri fattori che impensieriscono: la PSA e il rischio di altre patologie, l’applicazione dei dazi, gli scenari incerti sul fronte internazionale”.
Per Antenore Cervi, Responsabile della Suinicoltura per Cia-Agricoltori Italiani, è il mix di fattori che rende incerto il futuro.

Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA
Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA

“Ci auguriamo sul fronte del mercato che si possano replicare gli andamenti che vedono un rimbalzo dei listini nella fase di passaggio dall’estate all’autunno, solitamente un traino per le produzioni destinate alle DOP – afferma Cervi -. Tuttavia, è venuta a mancare la serenità nel programmare
investimenti che per i produttori sono ineluttabili: la biosicurezza, il benessere animale, l’adeguamento delle strutture”.
Altro elemento che non depone a favore delle certezze di mercato, come anticipato, è il tema dei dazi. Momentaneamente congelati fino ai primi di luglio, almeno così parrebbe, non si sa se USA e UE raggiungeranno un accordo e con quali risvolti concreti.

“Abbiamo bisogno di instaurare un dialogo di filiera reale, con obiettivi di crescita, perché non possiamo rischiare di perdere ulteriore produzione sul fronte delle DOP, siamo già al limite con i numeri – incalza Cervi -. E la catena di approvvigionamento non so se possa assorbire i colpi di un andamento di mercato dove storicamente qualche anello guadagna e gli altri soffrono.

Bisogna individuare soluzioni in grado di dare equilibrio e rilanciare il comparto nel suo insieme, altrimenti il sistema rischia di saltare”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Campagna 2025/26: il delicato equilibrio di Mais e Soia
15 Maggio 2025

Di: Elisa Donegatti

In base alle prime previsioni USDA per la prossima stagione 2025/26, Mais e Soia si confermano protagonisti delle colture globali, con performance produttive e commerciali in crescita. Tuttavia, in un contesto segnato da instabilità climatica e geopolitica, l’apparente abbondanza maschera tensioni strutturali che rendono l’equilibrio tra domanda e offerta particolarmente vulnerabile, con il rischio di innescare una volatilità di mercato che potrebbe avere ripercussioni sulle imprese agricole e gli allevamenti.

Il Mais, con un record produttivo storico di 1.265 milioni di tonnellate a livello globale (+3,6% rispetto al 2024/25), vede l’opportunità di mettere a segno una performance eccezionale negli Stati Uniti, dove per la prima volta si superano i 400 milioni di tonnellate grazie a condizioni climatiche favorevoli e all’espansione delle superfici coltivate. Anche altri paesi chiave come Argentina, Brasile e Ucraina dovrebbero registrare aumenti di produzione, sostenuti da rese migliori e dalla crescita delle superfici seminate.

Per la Soia, il ritmo di crescita è più modesto, pur restando positivo, con una produzione globale stimata in aumento dell’1,4% sulla stagione precedente. Il Brasile, leader mondiale in termini di quantità, dovrebbe raggiungere i 175 milioni di tonnellate prodotti su oltre 48,8 milioni di ettari coltivati, segnando un nuovo massimo storico.

La domanda di Mais e Soia è sostenuta in particolare dai settori zootecnici, soprattutto in Asia, con il Mais che può beneficiare di maggiori opportunità nei settori alimentari, sementieri e industriali (etanolo incluso).

Sul fronte del consumo, per il Mais è prevista una crescita del 2% raggiungendo 1.266 milioni di tonnellate, con Messico, Europa, Cina e Sud-Est Asiatico a guidare la domanda. La Soia cresce più velocemente, con un aumento del consumo pari al 3,4%, trainato dalla crescente richiesta di Farina di Soia e dall’aumento delle trasformazioni locali in paesi come Pakistan, Egitto e Bangladesh.

Il commercio mondiale di Mais sfiora i 200 milioni di tonnellate, con gli USA leader in termini di vendite (68 milioni di tonnellate), seguiti da Brasile, Argentina e Ucraina. Anche la Soia registra volumi compravenduti elevati grazie all’abbondanza brasiliana e all’accordo tra USA e Cina, che hanno sospeso temporaneamente i dazi per 90 giorni assicurando uno spiraglio commerciale rilevante per i farmer americani, preoccupati che le tensioni internazionali frenassero un business per loro vitale.

Per quanto riguarda le scorte, quelle di Mais sono attese in calo a 277,8 milioni di tonnellate (-3.3% rispetto al 2024/25) a causa del maggior consumo interno della Cina e all’utilizzo del Mais per la produzione di etanolo in Brasile. Al contrario, le scorte di Soia dovrebbero aumentare a 124,3 milioni di tonnellate, ma restano inferiori alle precedenti aspettative, generando pressioni rialziste sui prezzi.

È importante sottolineare che il Mais potrebbe subire improvvisi sconvolgimenti a causa di eventi climatici estremi, mentre la Soia si trova in un delicato equilibrio tra consumi in aumento e una produzione che potrebbe non essere sufficiente a soddisfare le aspettative, con il rischio di aumento dei prezzi su scala globale.

TESEO.Clal.it – Stock di Mais e Soia

Filiera suinicola: serve una riflessione condivisa
12 Maggio 2025

Di: Marika De Vincenzi

Aumentano nel primo trimestre del 2025 i consumi retail di carne suina fresca, tanto nel peso imposto (+5,4%) quanto nel peso variabile (+2,6%), con un prezzo medio in aumento dello 0,7% rispetto allo stesso periodo del 2024.

Crescono in volume anche i consumi di salumi a peso imposto per prosciutto cotto (+3,9% tendenziale), prosciutto crudo (+5,7%), prosciutto crudo DOP (+10,2%), prosciutto crudo non DOP (+4,6%), salame (+0,2%).
Retrocedono, invece, i consumi retail dei salumi a peso variabile, con la sola eccezione del prosciutto cotto, che segna un avanzamento del +1,4%. In questa tendenza sarebbe interessante capire quanto pesa la velocità nel fare la spesa (il peso imposto è più rapido) e quanto, invece, la convenienza in termini economici (ma è davvero sempre così?).

Una riflessione sul mercato. Il “non quotato” nell’ultima seduta della CUN di Mantova per i suini grassi da macello destinati al circuito tutelato mette in luce alcune tensioni all’interno della filiera, a fronte di un trend in costante aumento dalla seconda metà di Marzo. La tendenza rialzista si spiega facilmente per la minore disponibilità di suini, ma tale fattore – e la costante crescita dei listini – rischia forse di diventare in proiezione difficilmente sostenibile per gli ultimi anelli della filiera e, in particolare, per gli stagionatori di prosciutti DOP.

Gli ultimi dati relativi al 2024, infatti, indicano una flessione delle cosce per Parma e San Daniele nell’ordine del 7,46% rispetto al 2023. Negli ultimi due anni, in particolare, le cosce destinate al circuito DOP sono scese al di sotto della soglia (psicologica) dei 10 milioni di pezzi.
Al contrario, lo scorso anno le cosce di suini italiani per il circuito non DOP hanno segnato una crescita superiore al 25% rispetto al 2023, superando quota 8.350.000. A queste devono aggiungersi oltre 48 milioni di cosce fresche e congelate non disossate importate, in crescita del 9% sul 2023.

È probabilmente necessaria una riflessione lungo tutta la catena di approvvigionamento per garantire allo stesso tempo una ripresa dei consumi, una rinnovata accessibilità ai prodotti DOP per i consumatori e un equilibrio concreto all’interno della filiera che permetta a tutti gli anelli di collocarsi su un quadrante di soddisfacente remuneratività, così da poter pianificare il futuro con maggiore serenità.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Il Commento: Ottimismo cauto per l’estate [Giada Roi, Terremerse]
5 Maggio 2025

Il calendario con i tre ponti di fila lo commenta Giada Roi, Responsabile Acquisti della Business Unit Carni di Terremerse e key account manager Gdo Italia.

“Pasqua è andata discretamente bene, così come è andato abbastanza bene anche il ponte del 25 Aprile, mentre quello del 1° Maggio, nonostante il bel tempo diffuso c’è stata una leggera flessione, considerando anche che si è macellato un giorno in meno e che, quindi, c’era meno merce disponibile, almeno sulla carta”. Come spiegare i motivi del calo delle vendite dei tagli di carne suina? Semplice, a mio parere, questione di calendario. “Il 1° maggio arriva dopo una fine del mese e da almeno un anno nel periodo fine mese/inizio mese le vendite ne risentono molto”, spiega Giada Roi.
Chiamiamola inflazione, scarsa liquidità, diminuito potere d’acquisto delle famiglie, fatto sta che i consumi si contraggono.

Cosa accadrà dopo questo ultimo ponte?
“Difficile dare un responso certo, ma prevedo che dalla prossima settimana i prezzi tenderanno a scendere, anche se non in maniera vertiginosa – afferma -. Ritengo che i tagli delle carni si assesteranno sui valori precedenti la Pasqua. Sarà, dunque, una flessione lieve, non accentuata”. Naturalmente, “qualora dovessero contrarsi i listini per i triti e i tagli da macelleria, potrebbero calare leggermente anche i prezzi dei suini da macello, benché i numeri indichino una disponibilità di animali dal mese di Giugno in avanti per nulla in eccesso”.

Il settore potrebbe vivere “un’estate in altalena, con il trend dei consumi a fare da ago della bilancia. Se i consumi saranno sostenuti, l’offerta ridotta di maiali potrebbe far schizzare i prezzi verso l’alto, mentre se i consumi saranno più tiepidi, avremo una tendenza ad afflosciarsi delle quotazioni”.

Da un anno a questa parte, a seguito dell’impennata delle quotazioni passata, avverte Giada Roi, “sugli scaffali italiani della Gdo si nota la presenza di tagli di suini europei e non solo italiani. E questa è una dinamica da tenere ben presente anche in fase di formazione dei prezzi settimanali, in particolare alla CUN della carne suina fresca”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Biologico: da trent’anni il nostro stile di vita [intervista a Elisa Pedrazzoli, Salumificio Pedrazzoli]
29 Aprile 2025

Elisa Pedrazzoli - Export Manager del Salumificio Pedrazzoli
Elisa Pedrazzoli – Export Manager del Salumificio Pedrazzoli

Dici “Salumificio Pedrazzoli” ed è subito sinonimo di biologico, alta qualità, artigianalità di prodotti che hanno trovato una nicchia significativa nel mondo della salumeria “organic”. Un percorso intrapreso nel bio da pionieri negli anni Novanta, spiega Elisa Pedrazzoli, responsabile export dell’impresa di San Giovanni del Dosso, nel Mantovano, che oggi conta 75 dipendenti, un fatturato di 27 milioni di euro, esportazioni che superano il 60%, prevalentemente in Europa (con Francia, Germania e Belgio fra le prime destinazione e con la Polonia che sta registrando una crescita interessante). Il 70% del fatturato nel segmento dello stagionato deriva dal biologico. Partiamo da qui con Elisa Pedrazzoli.

Perché la scelta di puntare sul suino biologico?

“Siamo nati negli anni Cinquanta e fino agli anni Novanta, pur producendo anche salumi, il nostro core business era la vendita della carne fresca alle macellerie e dei prodotti carnei all’industria che all’epoca si stava sviluppando. A fine anni Novanta il settore della macellazione si è trovato di fronte a un bivio e le opzioni erano sostanzialmente due: puntare su una crescita dimensionale e aumentare i volumi oppure intraprendere il percorso della spazializzazione. Abbiamo quindi pensato che la strada migliore fosse valorizzare al meglio la nostra materia prima”. 

Da qui la strada del bio?

Valorizzare il nostro prodotto comunicandone una visione etica

“Sì, in parte nata per caso, grazie a un allevatore locale, pioniere del biologico. Io entravo in azienda proprio in quegli anni e sono rimasta affascinata dall’idea di poter valorizzare il nostro prodotto comunicandone una visione etica, uno stile di vita vero e proprio, che partiva dal modello di allevamento fino al prodotto finito. È stato anche un modo per differenziarci e dire qualcosa di diverso nel panorama dei salumi. Siamo sempre stati allevatori e abbiamo abbracciato con convinzione la filosofia organic, affrontando naturalmente le sfide in un terreno all’epoca molto poco praticato. Abbiamo dovuto ragionare non solo in termini di mangime biologico, ma anche nel rapporto fra numero di capi e disponibilità di terreno. Non è stato sempre facile, ma ci abbiamo creduto”.

Qual è stata la prima sfida?

“Non esisteva di fatto un mercato dei salumi bio. Anzi, le prime volte quando presentavo il prodotto mi domandavano se i salumi fossero di carne. Sembra impossibile, ma è così”.

Chi è stato il vostro primo cliente?

“Un acquirente tedesco. Era il 1996 ed eravamo al Sana di Bologna, la fiera dedicata al biologico. La Germania all’epoca aveva un mercato già abbastanza sviluppato di prodotti a base di carne bio, in Italia invece no. Successivamente arrivò il gruppo NaturaSì. Entrambi sono ancora nostri clienti dopo 30 anni”.

Come è cambiato il mercato del biologico?

Gli aspetti organolettici e del gusto sono diventati prioritari

“I primi tempi la questione per così dire ideologica era predominante. E così era pressoché indifferente o quasi la ricerca della bontà rispetto al fattore biologico. Nel tempo la prospettiva è cambiata, anche per l’ingresso nel mondo del biologico dei player industriali. Oggi quindi gli aspetti organolettici e del gusto sono per noi diventati prioritari, insieme agli aspetti etici, ancor più del fronte bio. Vogliamo, quindi, comunicare qualcosa di più rispetto al concetto di biologico”.

Le è mai capitato il fenomeno contrario, cioè un pregiudizio nei confronti del bio?

“Sì, a volte anche la parola bio è un deterrente verso i consumatori più scettici verso tale visione dell’alimentazione. Ma accade facilmente anche il contrario, cioè che chi si approccia al mondo organic con un po’ di diffidenza, poi scopre che biologico e buono possono andare a braccetto. C’è anche chi considera il bio come un valore di natura etica, ambientale, sociale, ma non sempre è disposto a pagare qualcosa in più”.

Come gestite l’approvvigionamento dei maiali biologici?

“Abbiamo un nostro allevamento e ritiriamo complessivamente circa 15mila capi, con gli ingrassi dei suini collocati mediamente nel raggio di 15-20 chilometri e in alcune zone dell’Emilia-Romagna. L’intera produzione bio viene dai nostri allevamenti”. 

Come mai secondo lei il biologico è poco diffuso nella carne?

Il convenzionale si dovrà avvicinare ai parametri del Biologico

“Il consumatore vede la carne come non salutare e la carne di maiale viene erroneamente considerata meno salutare rispetto a pollo, tacchino o carne bianca. Sono visioni superate dalla ricerca scientifica, perché ormai il suino ha caratteristiche qualitative nutrizionali simili e molto vicine alla carne bianca”.

Come immagina la filiera suinicola biologica (e non solo) in Italia nei prossimi cinque anni?

“Credo che anche il convenzionale si dovrà avvicinare ai parametri del biologico. Non sarà immediato, soprattutto sui grandi numeri, ma vi sarà molta più attenzione alla sostenibilità. Personalmente, mi piacerebbe convincere chi non mangia la carne a provare i nostri prodotti”.