Dazi cinesi sulla carne suina: quali conseguenze per l’Europa (e per l’Italia)?
15 Settembre 2025

Di: Marika De Vincenzi e Matteo Bernardelli

Nella guerra mondiale dei dazi, la Cina impone dazi variabili fra il 15,6% e il 62,4% sulle esportazioni europee di carne suina. 

Una risposta alle barriere tariffare fissate nei mesi scorsi da Bruxelles sui veicoli elettrici cinesi e, di fatto, un rischio concreto che minaccia non solo un calo di vendite di carne suina dall’Ue verso la Cina, ma che rischia di innescare pressioni sul mercato interno della stessa Europa.

Il Ministero del Commercio cinese ha dichiarato, dopo due anni di indagini, che “prove preliminari indicano che la carne suina e i prodotti derivati importati dall’Ue vengono scaricati a prezzi stracciati, causando gravi danni all’industria domestica”. 

Dopo il record di 865mila tonnellate importate dall’UE fra gennaio e luglio 2023, nel 2025 i volumi importati dalla Cina dall’Ue hanno toccato quota 692mila tonnellate (+10,1% sullo stesso periodo del 2024).

Spagna, Paesi Bassi e Danimarca, fra i principali produttori di suini dell’Ue, sono anche i primi fornitori della Cina di frattaglie e carni fresche, refrigerate e congelate.

In caso di rallentamento delle esportazioni verso la Cina, quali altre destinazioni potrebbero essere compatibili? 
E con quali riflessi di prezzi, tenuto conto degli accordi internazionali siglati fra Unione Europea e Stati Uniti, ancora sostanzialmente oscuri, ma con un contingente di ingresso di prodotti suini a tariffa agevolato dagli USA?

Sullo sfondo, anche l’accordo con il Mercosur, che la Commissione Ue vorrebbe chiudere entro la fine dell’anno e che prevedrebbe agevolazioni all’import di carne e prodotti suini dal Sudamerica all’Europa.

In uno scenario di incertezza, con il commissario Ue alla Difesa, Andrius Kubilius, che non esclude un eventuale ricorso al Wto, c’è da chiedersi se un rallentamento dell’export verso la Cina avrà ripercussioni sulla filiera suinicola del nostro Paese.

L’Italia sconta un tasso di autosufficienza debole (57%) e un mercato che potrebbe facilmente essere terreno di conquista da parte di player più competitivi nel segmento della carne suina.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Beef on Dairy: come la genetica cambia il mercato delle bovine da latte e da carne [Il Commento di Matteo Boso]
9 Settembre 2025

Negli Stati Uniti un recente rapporto CoBank segnala che il numero di manze disponibili è ai minimi degli ultimi 20 anni e continuerà a calare fino al 2027, con prezzi superiori ai 3.000 dollari a capo. La causa principale è l’aumento dell’uso del seme da carne (Beef on Dairy), che riduce la produzione di manze destinate alla rimonta.

In Italia si osserva un fenomeno simile, seppur con dinamiche proprie. Secondo i dati Anafibj, nel 2023 sono state registrate oltre 2 milioni di inseminazioni su bovine di razza Frisona Italiana, di cui circa 430.000 (pari al 20%) effettuate con seme di tori da carne. Questa quota è aumentata dal 6% (2012) al 23% (2023), con un incremento medio annuo dell’1,6%. Le stime indicano che entro il 2030 la percentuale di inseminazioni con tori da carne potrebbe arrivare al 30–34%, cioè circa una bovina su tre.

L’aumento del BEEF ON DAIRY in Italia è guidato principalmente da tre fattori:

  • Valore dei vitelli maschi: gli incroci generano vitelli di maggiore valore commerciale, fino a tre volte quello dei vitelli puri di Frisona.
  • Ottimizzazione della rimonta interna: le vacche giovani ricevono seme sessato da latte per garantire il ricambio, mentre le pluripare o meno performanti vengono inseminate con tori da carne.
  • Riduzione della dipendenza dalle importazioni: i vitelli nati in Italia sostituiscono parte dei ristalli da carne importati, aumentando l’autosufficienza della filiera.
Matteo Boso – Allevatore di Eraclea (VE) e membro di CIA Venezia

“Rispetto a tre anni fa oggi acquistare capi da ristallo costa il doppio e c’è maggiore difficoltà a reperirli, per il calo di animali in Francia – spiega Matteo Boso, allevatore di Eraclea (Venezia) e membro di CIA Venezia, che alleva circa 1.900 capi all’anno, prevalentemente di razza Charolais -. Un progetto come il Beef on Dairy, che andrebbe sostenuto anche a livello politico, permetterebbe di remunerare meglio gli allevatori da latte e darebbe maggiore ossigeno ai produttori di carne”.

Sul piano concreto, i vitelli ottenuti dall’impiego di seme di tori da carne verrebbero svezzati dai produttori di latte fino al peso di 70-80, massimo 100 chilogrammi, per poi completare la fase di ingrasso sotto la gestione di allevatori da carne.

TESEO.clal.it – Dashboard delle Carni Bovine

Mercato suinicolo USA in evoluzione, spazio per l’export Europeo
8 Settembre 2025

Di: Marika De Vincenzi

Il settore suinicolo americano sta affrontando un momento di svolta.

Secondo il recente rapporto USDA di agosto 2025, la produzione di carne suina negli USA nel 2025 è leggermente diminuita, soprattutto a causa del virus PRRS, che riduce la produttività degli allevamenti.
La situazione è aggravata dalle nuove politiche migratorie, che hanno ridotto i programmi che permettevano a molti immigrati di lavorare legalmente negli Stati Uniti, come il programma CHNV (Cuba, Haiti, Nicaragua, Venezuela). I lavoratori stranieri erano fondamentali per i macelli e gli impianti di trasformazione: la loro assenza ha ridotto la disponibilità del personale, costringendo le aziende a turni più brevi o a licenziamenti, con conseguente minore quantità di carne pronta per il mercato.

Per completare il quadro americano in chiaroscuro si aggiungono i costi più elevati per gli allevatori, dovuti alla legge californiana Prop 12, che richiede spazi maggiori per le scrofe. Molti piccoli allevatori faticano a rispettare la normativa, rischiando di uscire dal mercato. E anche negli Usa il tema del benessere animale divide. Da un lato i consumatori spingono per regole ancora più restrittive, dall’altro gli allevatori e la filiera lamentano i maggiori oneri e la perdita di competitività.

Nonostante le difficoltà, a luglio 2025 il prezzo al dettaglio della carne suina ha raggiunto livelli record e si prevede che rimarrà alto fino alla fine dell’anno, in conseguenza di un’offerta non sempre brillante.

Anche l’export mostra segnali di cambiamento. Nel primo semestre del 2025 le esportazioni verso Giappone, Cina, Corea del Sud e Canada sono diminuite, mentre sono aumentate verso il Messico.
Gli Stati Uniti stanno quindi riposizionando le esportazioni verso mercati più accessibili, lasciando spazio all’export europeo in Asia e nei mercati premium.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

EUDR tra deforestazione, diritti e competitività
4 Settembre 2025

Con EUDR (European Union Deforestation Regulation) si intende il regolamento UE adottato nel giugno 2023 per contrastare la deforestazione ed il degrado ambientale e sociale come conseguenza del consumo di prodotti commodity quali soia, olio di palma, carne bovina, caffè, cacao, legname, pellame, gomma e loro derivati.

Due diligence obbligatoria per prodotti a rischio deforestazione

Le aziende che li utilizzano sono tenute ad effettuare una due diligence per tracciare i prodotti fino al terreno in cui sono stati ottenuti, verificare che siano conformi alle leggi locali, compreso il rispetto dei diritti umani per le popolazioni locali. I Paesi produttori vengono classificati con un benchmarking in base al rischio di deforestazione per orientare il livello di due diligence richiesto.

Il regolamento avrebbe dovuto essere applicato ai grandi operatori a partire dalla fine del 2024, ma l’indebolimento dell’agenda climatica sul Green Deal europeo ha interessato anche l’impianto della normativa EUDR posticipandone gli obblighi, che si applicheranno dal 30 dicembre 2025 per gli operatori di grandi dimensioni e dal 30 giugno 2026 per le piccole imprese. La non conformità con le norme EUDR comporta una sanzione pari almeno al 4% del fatturato intra UE, la difficoltà ad accedere a finanziamenti pubblici, un danno d’immagine.

Il regolamento EUDR è una norma ambiziosa, approvata dagli organi UE: Parlamento, Consiglio, Commissione. Deforestazione, degrado ambientale e sociale sono dei problemi globali che riguardano Stati, imprese, consumatori. Esistono già strumenti tecnici per monitorare l’uso del suolo, come le rilevazioni satellitari, e i danni sono evidenti, non solo nelle foreste tropicali: basti pensare all’impatto dei conflitti. 
Di conseguenza, occorre agire a livello multilaterale. Questo anche per non creare distorsioni di competitività fra imprese / aree economiche, impegnandosi affinché commercio, produzione, consumo avvengano in modo consapevole e responsabile.

Fonte: Food Navigator

TESEO.clal.it – Semi di Soia: trend delle aree coltivate nel mondo

Polonia, mercato suinicolo emergente da tenere d’occhio
1 Settembre 2025

Di: Marika De Vincenzi

Tutti parlano di Spagna e Germania, ma in Europa c’è un Paese che cresce quasi in silenzio: la Polonia.

Negli ultimi anni, la Polonia ha consolidato la sua posizione nel mercato suinicolo europeo. Nonostante le sfide interne, come la diminuzione della popolazione suinicola nel 2024 (-7,1% sul 2023) e l’impatto della Peste Suina Africana (PSA), la Polonia sta mostrando segnali di resilienza e adattamento:

  • produzione in aumento: nel 2024 i suini macellati in Polonia sono cresciuti del 7,7%, con un trend confermato anche nel 2025: +4,8% nei primi cinque mesi dell’anno;
  • sostegni mirati: progetti cofinanziati da UE e governo polacco supportano la realizzazione di nuove porcilaie ad alta tecnologia, con migliori standard di benessere animale, gestione ambientale e biosicurezza, aumentando produttività, efficienza e qualità del prodotto, oltre a favorire l’ingresso di giovani;
  • export in crescita: le esportazioni di carni suine polacche sono aumentate del 7,7% nel 2024 e del 12,4% nei primi cinque mesi del 2025 (Regno Unito, Germania, Vietnam e Repubblica Ceca i primi Paesi di destinazione), confermando la crescita della Polonia sul mercato internazionale.
    I costi competitivi rendono il Paese un partner chiave anche per l’Italia, grande importatore di carni suine destinate alla trasformazione. Pur non essendo tra i principali fornitori di carne suina dell’Italia, la Polonia è oggi di gran lunga il principale fornitore di prosciutto cotto.

In Europa, dove Spagna e Germania guidano il settore, la Polonia si staglia come Player emergente e competitivo nel panorama suinicolo europeo, con prospettive di ulteriore crescita grazie a innovazione e ristrutturazioni all’interno della filiera.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Frumento Tenero: mercato competitivo nonostante l’offerta abbondante
29 Agosto 2025

Di: Elisa Donegatti

La produzione mondiale di Frumento 2025–26 è stimata da USDA a 806,9 milioni di tonnellate (+0,9%), con un consumo previsto di oltre gli 800 milioni di tonnellate (+0,8%), trainato soprattutto dall’alimentazione umana. In Europa, la produzione di Frumento Tenero è prevista in aumento del 13,2%, con rese medie superiori alla media quinquennale, ma la qualità è disomogenea: peso specifico e proteine adeguate nel Sud ed Est Europa, mentre le piogge estive in Francia e Germania dovrebbero portare a proteine e panificabilità ridotte. In Italia, la produzione è stimata a 2,7 milioni di tonnellate (+5%), con rese migliorate e qualità generalmente soddisfacente, sebbene in alcune zone, come l’Emilia-Romagna, le rese sembrino essere inferiori alla media a causa di un clima sfavorevole.

Nel frattempo, gli scambi commerciali mostrano contrazioni: l’UE ha importato, nel periodo Gennaio – Giugno 2025, 3 milioni di ton (-32,5%), con una riduzione dall’Ucraina del -55%, ed esportato -29,8%. L’Italia, nel periodo Gennaio – Maggio 2025, ha importato 2,4 milioni di ton (-1,6%). Russia e Ucraina restano determinanti sul mercato: la produzione in Russia è stimata a 83,5 milioni di ton e le esportazioni a 46 milioni di ton, favorite dall’abolizione dei dazi interni, mentre la produzione in Ucraina è prevista a 22 milioni di ton a fronte di 15,5 milioni di ton esportati, condizionati da qualità irregolare e da sfide logistiche. L’UE, per proteggere gli agricoltori comunitari, ha reintrodotto quote di importazione dall’Ucraina fissando un tetto di 1,3 milione di tonnellate (circa un quinto del totale importato nel 2024), con aumenti graduali fino al 2028.

I prezzi del Frumento Tenero restano deboli: a livello internazionale, le quotazioni delle ultime settimane registrano una flessione moderata, con prezzi inferiori rispetto all’inizio dell’estate, condizionati dall’offerta globale abbondante. In Europa, il prezzo medio del frumento panificabile in Agosto 2025 si è attestato a 204,21 €/ton (in diminuzione); in Italia, in Agosto il frumento tenero “fino” si colloca a 240,5 €/ton, mentre i grani speciali di forza a 265 €/ton (CCIAA di Bologna).

In un mercato che rimane competitivo nonostante l’offerta abbondante, la valorizzazione della qualità resterà determinante per mantenere margini e redditività.

TESEO.Clal.it – Italia: Confronto prezzi Import e quotazioni CCIAA Bologna

Carne bovina: la Cina ridisegna gli equilibri del commercio mondiale
27 Agosto 2025

Di: Marika De Vincenzi

Il mercato della carne bovina in Cina continua a riorientarsi.
Nel 2024 le importazioni hanno raggiunto 2,9 milioni di tonnellate, con il Brasile che si conferma primo fornitore, grazie a prezzi competitivi: quasi la metà della carne bovina importata dalla Cina arriva infatti dal Brasile, importante fornitore anche di Soia (69% della quota di mercato) e di Mais.

Gli Stati Uniti, invece, perdono terreno. Barriere commerciali, dazi elevati e regole stringenti hanno ridotto le spedizioni a Pechino, che oggi rappresentano solo una piccola quota del mercato.

In parallelo, l’Australia sta conquistando spazio nonostante prezzi più alti: la carne australiana è apprezzata per la sua qualità e sicurezza, soprattutto nel segmento grain-fed, e beneficia di un contesto politico e commerciale più favorevole, dopo le tensioni del passato con Pechino.

La Cina, quindi, diversifica: affida i grandi volumi al Brasile, riserva spazi premium all’Australia e riduce la dipendenza dagli Stati Uniti.

Una dinamica che sta ridisegnando gli equilibri del commercio mondiale di carne bovina, in cui la domanda sembra mantenersi su livelli elevati.

TESEO.clal.it – Prezzi delle carni bovine

Suinicoltura UE: buone prospettive, ma chi investirà nel futuro? [Il Commento di Rudy Milani]
25 Agosto 2025

Rudy Milani
Confagricoltura

Rudy Milani - Suinicoltore
Rudy Milani – Suinicoltore e Presidente FNP Suini Confagricoltura

Rudy Milani, presidente della Federazione nazionale Suini di Confagricoltura, estende l’orizzonte del mercato e commenta uno scenario complessivo europeo che potrebbe garantire – al netto di imprevisti – un futuro prossimo positivo per i listini dei maiali.

“Il mercato dei suini ha buone prospettive – dice -.
La Germania ha una popolazione di maiali in calo, l’Olanda sta diminuendo la popolazione zootecnica complessiva del 30% per legge, la Danimarca ha il 20% in meno di scrofe rispetto a qualche anno fa. L’unico grande player in Europa che ha incrementato la produzione, con una filiera molto spinta, è la Spagna, forte di un export saldamente orientato verso l’Asia.

Il quadro, al netto di epizoozie, Peste Suina Africana e imprevedibili rovesciamenti di fronte, ha contorni positivi, perché il mondo ha fame di carne”.

Difficile debellare la PSA dai cinghiali, ammette Rudy Milani, il che comporta “investimenti per migliorare ulteriormente la biosicurezza e tentare nuovi approcci finalizzati a contenere la speculazione, l’espressione più deleteria di una malattia che minaccia seriamente la sopravvivenza degli allevamenti”.

Fra le incognite politiche, la questione Mercosur, che Milani definisce “una pistola carica puntata contro gli allevatori europei”.

Resta il nodo degli investimenti in azienda.
“Abbiamo bisogno di allevamenti protetti sul piano sanitario, migliorando ulteriormente il benessere animale, la produttività e l’efficienza per una suinicoltura sempre più moderna – afferma Rudy Milani -.

Il mercato dovrebbe avere, come detto, prospettive positive. Resta il nodo degli investimenti: convincere i giovani ad investire non è semplice e la filiera non sempre è matura per progetti concreti”.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Produrre per il domani
22 Agosto 2025

Rispetto al 1940 la quantità di calorie alimentari a disposizione per ogni persona è raddoppiata. Dunque, il miglioramento delle tecniche produttive – meccanizzazione, concimazione, trattamenti, genetica – ha permesso di ottenere una quantità di cibo più che sufficiente per sfamare la popolazione mondiale.
Il problema è che gli alimenti a disposizione della popolazione sono ripartiti malamente, comportando da un lato situazioni di sovrabbondanza e l’insorgere di patologie quali l’obesità, dall’altro il persistere di penurie e carestie.

In ogni caso la sicurezza alimentare è migliore rispetto al passato: escludendo le situazioni di conflitto, la percentuale di popolazione sottoalimentata si è ridotta ed oggi si stima sia pari ad un 10% del totale degli abitanti del pianeta rispetto al 30% nel dopoguerra; le aspettative di vita sono aumentate ed è diminuita la mortalità infantile. Riguardo le quantità alimentari, prendendo a riferimento i cereali si nota come rispetto agli anni ’60 la produzione sia aumentata a parità di superfice coltivata e stia crescendo ad un ritmo maggiore dell’aumento demografico.

Sostenibilità e biodiversità guidano il futuro dell’agroalimentare

Dopo il boom produttivo degli ultimi decenni del secolo scorso determinato anche dalle politiche pubbliche incentivanti, con risvolto di effetti negativi quali eccessi di cibo ed impatti ambientali, l’attenzione si è gradualmente spostata verso sostenibilità e biodiversità. Di conseguenza, aspetti quali la riduzione delle emissioni carboniose, la lotta agli sprechi, l’efficientamento energetico, rientrano a pieno titolo nei fattori produttivi.

Si può dunque affermare che il sistema si stia evolvendo verso la giusta direzione. Il problema però sono i tempi e la convinzione che non debba essere solo una transizione produttiva ma una conversione ecologica.

Prossimi 25 anni cruciali per nutrire dieci miliardi persone

Tutta la filiera dalla terra alla tavola – produttori agricoli, trasformatori, distributori, consumatori – dovrà dunque operare in una visione futura piuttosto che ancorarsi al presente od al recente passato. Il sistema mondiale dovrà produrre abbastanza per nutrire una popolazione che a metà secolo si attesterà sui 10 miliardi di abitanti rispetto agli 8 miliardi attuali, per poi diminuire. Quindi i prossimi 25 anni saranno i più cruciali nella storia dell’agroalimentare e non si potrà fallire.

Occorrerà affrontare e vincere nuove sfide che si chiamano cambiamento climatico, scarsità idrica, energia, riduzione di suolo agricolo, perdita di biodiversità, che dipendono solo in parte da comportamenti umani e che richiedono uno sforzo globale.

Poi ci sono le altre sfide dei conflitti, imputabili invece esclusivamente ai comportamenti umani: possono mettere in crisi tutto e tutti, ma possono essere risolte. Basterebbe volerlo.

Fonte: Food and Agriculture Organization of the United Nations

TESEO.clal.it – La produzione mondiale di Grano aumenta ogni anno

Metano e allevamenti: la riduzione è possibile
12 Agosto 2025

Il problema è presto detto: dato che il metano è un gas ad effetto serra con un potenziale di 21 volte superiore a quello dell’anidride carbonica, bisogna ridurne le emissione in atmosfera. Essendo poi generalmente acquisito che l’allevamento animale (i ruminanti) rappresenta la maggior parte delle emissioni agricole, che a loro volta sono il 41% di quelle totali derivanti dalle attività antropiche, appare evidente la necessità di agire in questo settore produttivo anche perché, essendo ottenuto nel rumine come sottoprodotto della fermentazione anaerobica, il metano rappresenta una perdita di energia che impatta negativamente le produzioni.

Il rumine, dove si svolge il processo di metanogenesi, è il punto focale per le varie azioni e strategie tese a ridurre le emissioni. Questo non è un obiettivo nuovo, dato che già dagli anni ’50 i ricercatori hanno lavorato per individuare delle azioni atte a mitigare le perdite di questo gas composto da carbonio e idrogeno. Bisogna però trovare delle soluzioni semplici, poco costose, senza rischi per l’ambiente e la salute, che inoltre favoriscano la produttività.

Sostanzialmente si può agire a tre livelli: razione, additivi alimentari, probiotici.

Alimentazione mirata riduce fino al 60% emissioni

Il primo, che è anche il più diretto e meno costoso, consiste nel modificare la razione alimentare agendo sul rapporto foraggi-mangimi e sulla qualità del foraggio per indirizzare le fermentazioni ruminali verso il propionato in modo da avere meno idrogeno disponibile per la metanogenesi. Secondo un recente studio statunitense, modulando la razione alimentare si possono abbattere del 60% le emissioni di metano.

Un secondo possibile intervento è rappresentato dalle sostanze additive che vanno dagli ionofori, introdotti negli USA già dal 1975, agli inibitori la metanogenesi, agli oli essenziali, alghe, ed altri metaboliti vegetali.

Additivi e batteri per limitare la metanogenesi

Si potrebbe poi far leva sull’azione dei batteri, da quelli propionici agli acetogeni, a quelli ossidanti il metano. Fra tutti questi possibili agenti, quello per cui esiste una evidenza scientifica della sua efficacia come potente inibitore è il p3-nitrossipropanolo, che rappresenta il principio attivo del Bovaer, additivo approvato anche in USA, Giappone, Corea ed in attesa di autorizzazione anche in Cina.

Riguardo le alghe, l’uso di Asparagopsis nella razione, grazie alla presenza di bromoformio, può ridurre drasticamente le emissioni di metano. Va bene per gli allevamenti da carne, ma nel latte potrebbe esserci il problema dei residui. Per tale ragione, recentemente un’azienda australiana ha annunciato l’investimento di 4,6 milioni di dollari per sviluppare un additivo senza questo composto, formato da prebiotici in modo da inibire la produzione di metano e promuovere l’azione di batteri che usino l’idrogeno producendo nutrienti per l’animale.

Quindi, la soluzione del problema non è facile ma è possibile e deve essere perseguita, perché la riduzione delle emissioni enteriche dei ruminanti potrebbe aumentare le performance assicurando la sostenibilità a lungo termine dell’attività agricola.

Fonti: Science Direct, Dairy Reporter