Una corretta alimentazione è il fattore determinante per sfruttare al meglio il potenziale genetico delle vacche. Se, a partire dal 1935, la produzione di latte è raddoppiata in media ogni 30 anni e negli ultimi 15 anni si è di nuovo raddoppiata, molto si deve al miglioramento nella qualità dei foraggi e della tecnica alimentare.
Il potenziale di miglioramento è però ancora notevole: basti pensare che negli USA la produzione media di latte è di quasi 90 quintali all’anno ma in diversi allevamenti raggiunge già i 120 quintali. Di conseguenza diventa essenziale utilizzare le moderne tecnologie informatiche ed elettroniche per la rilevazione dei parametri aziendali, dei dati relativi alle coltivazioni e delle macchine operatrici. Questi sono tutti elementi che influiscono sulla ottimizzazione dei processi produttivi dei foraggi e dunque sulla loro qualità.
Bisogna prestare attenzione alla dinamica vegetativa delle foraggere per raccoglierle nel momento giusto quando maggiore è il contenuto nutritivo per l’animale, riducendo il tenore in lignina che si accumula nel rumine provocando il senso di sazietà, ma riducendo la digestibilità. Dunque, diventa importante anche la scelta varietale.
Nel caso della medica esistono varietà transgeniche con un tenore di lignina inferiore del 15% rispetto a quelle tradizionali. Con le nuove varietà, è possibile ritardare l’epoca di sfalcio mantenendo la stessa digestibilità ed aumentando la resa di foraggio per ettaro. La qualità del foraggio dipende però, in gran misura, dalle modalità in cui è ottenuto, per cui bisogna operare per ridurre le perdite di amidi e zuccheri nella pianta durante il processo di fienagione e raccolta.
Bisogna minimizzare le manipolazioni e movimentazioni del foraggio, perché comportano una perdita di massa fogliare che impatta pesantemente sulla qualità. Se le nuove varietà di foraggio hanno un costo maggiore rispetto alle convenzionali, questo è compensato da una maggior produzione di latte grazie al contenuto nutritivo più alto.
Sui risultati aziendali, più che la razionalizzazione dei tempi e del lavoro, incidono la bassa produttività e la bassa qualità. A questi due elementi bisogna porre la massima attenzione.
Azienda Agricola Ca’ dei Volti.
Capi allevati: 270 | 140 in lattazione.
Destinazione del latte: cooperativa Lattebusche.
Il benessere animale come scelta etica e come opportunità commerciale. Migliorare la vita in stalla senza perdere un litro di latte. Una scelta netta quella operata dalla giovane Alessandra Cobalchini, allevatrice di Dueville, in provincia di Vicenza. Nell’azienda agricola Ca’ dei Volti – che conduce al fianco della mamma Nadia (“io sono coadiuvante, ma stiamo costituendo la società”, dice) incaricata di seguire la parte amministrativa – alleva 270 frisone, delle quali 140 in lattazione, con una produzione di oltre 18.200 quintali di latte, conferiti alla cooperativa Lattebusche. In azienda lavorano due dipendenti, uno incaricato della mungitura e l’altro che segue il carro, le pulizie e le cuccette.
Quali interventi hai fatto di recente per migliorare la tua azienda?
“Abbiamo in progetto di costruire un’ala nuova dell’azienda per ampliare il box infermeria, l’area di steaming-up, parto e per avere specifici box per animali freschi o sotto controllo. Rifacciamo la parte delle vacche asciutte. Modificheremo i passaggi per avere abbeveratoi più ampi e abbiamo in progetto di scaldare l’acqua per la zona della sala d’attesa. Faremo anche paddock esterni per gli animali. Allarghiamo la struttura esistente adottando le misure svizzere delle cuccette, che sono più ampie rispetto a quelle previste dall’Unione europea. Fino ad ora abbiamo in preventivo di spendere circa 120mila euro”.
Come mai questa scelta?
“Per il benessere animale. Per scelta etica, innanzitutto. E poi per un’esigenza commerciale. Acquirenti svizzeri sono interessati ai formaggi di Agriform, che si occupa di produzione e commercializzazione. Sono molto esigenti sul fronte del benessere animale e questo risponde anche alla nostra sensibilità aziendale. Ci adeguiamo volentieri ai loro standard. Peraltro, abbiamo già avuto i sopralluoghi del Crpa di Reggio Emilia, del nostro podologo aziendale, che è certificatore riconosciuto per il benessere animale, dell’Associazione regionale degli allevatori del Veneto e dell’Azienda sanitaria locali. Tutti hanno parametri un po’ diversi, ma siamo in regola”.
La definizione di benessere animale è una sola, i parametri sono diversi. In cosa consiste questa differenza?
“Gli svizzeri hanno parametri adeguati alle loro idee e alle loro esigenze, hanno misure diverse dai nostre anche perché le dimensioni delle loro vacche sono un po’ diverse da quelle italiane. Si rifanno esclusivamente agli aspetti numerici. Dimensioni, luce, paddock, tutto è abbinato a valori numerici. Il Crpa ha una componente soggettiva: guarda gli animali, controlla le loro reazioni, ha un impatto visivo soggettivo. Fra i due approcci vi sono notevoli differenze. Ad esempio, nella nostra stalla abbiamo vacche gravide che vanno per il nono parto. Per noi questo è indice di longevità e benessere e lo reputiamo un aspetto positivo, gli svizzeri invece non tengono conto di queste cose”.
Che cosa significa fare una scelta etica in stalla?
“Esattamente quello che abbiamo fatto noi. Avere animali solidi, sani, longevi, che producono di più e che stanno bene, perché più controllati. Nella nostra stalla puntiamo ad evitare gli antibiotici, facciamo una asciutta selettiva, usiamo il minimo indispensabile di ormoni per la fertilità. Ci è capitato di vendere 10 animali da vita e la quantità di latte non è diminuita. Inoltre, stiamo cercando di lavorare con alimenti che non richiedano interventi eccessivi, fitofarmaci, concimi o diserbi”.
Questa decisione ha imposto anche un cambiamento nelle scelte colturali in campo?
“Sì. Non seminiamo più mais, lo acquistiamo. Da due anni la nostra parte arativa è coltivata a sorgo, che richiede meno acqua e molti meno trattamenti. Noi prepariamo gli erbai e ci curiamo degli sfalci, ma tutta la parte dell’attività della campagna, dalla semina allo spandimento dei reflui, è affidata a un contoterzista. I dipendenti e i mezzi necessari ci costerebbero molto di più”.
Qual è la vostra filosofia aziendale?
“Lavoriamo come una squadra: alimentarista, podologo, veterinario, dipendenti, siamo tutti in armonia. Anche per questo motivo abbiamo deciso di affidarci a un’unica azienda mangimistica, che fornisce dal latte in polvere per i vitelli all’alimentazione per i bovini. Così evitiamo lo scaricabarile, fenomeno classico quando si hanno più fornitori: il problema è sempre degli altri”.
Hai 30 anni, sei giovane. Come mai hai scelto di fare l’allevatrice?
“L’azienda è partita col nonno materno, ma anche il papà proviene da una famiglia di allevatori. Ho avuto massima libertà. I miei genitori mi hanno detto di studiare quello che mi interessava di più e mi sono laureata in Lettere moderne a Venezia. La mia passione, però, era l’allevamento”.
Quanto è importante la formazione?
“È fondamentale e, soprattutto i giovani, dovrebbero concentrarsi sulla conoscenza del computer e di almeno una lingua straniera. Ritengo che sia sbagliato sacrificare la formazione per il lavoro. Per questo noi abbiamo deciso di avere due dipendenti: per avere la libertà di visitare le aziende, per fare corsi di formazione, per confrontarsi e perché ognuno di noi possa avere adeguati turni di riposo e ferie( si lavora meglio se ci si può svagare e riposare). Oggi possiamo contare su internet, ma non dobbiamo dimenticare che si deve anche studiare e non limitarsi a consultare e basta”.
Che impianto di mungitura hai in azienda?
“Ho un impianto recuperato dai gruppi di trasporto latte della stalla a stabulazione fissa, inseriti in una spina pesce. Mungiamo con 7 gruppi di mungitura, ma è una 7+7 che ci permette di avere un unico mungitore. Sono contraria al robot”.
Perché?
“Col numero di capi che ho dovrei inserire tre robot, ma sarei da sola a gestirli e questo mi vincolerebbe in azienda. Inoltre, sono convinta che il robot non abbia ancora raggiunto un livello di perfezionamento tale da sostituirsi all’occhio dell’uomo. Credo che il robot se non sfruttato nelle sue piene potenzialità, insomma, faccia perdere il contatto con gli animali. Con la mungitura tradizionale vedi subito l’animale zoppo o che non sta bene, non devi aspettare che te lo segnali una macchina”.
Cosa fai nel tempo libero?
“Sono appassionata di equitazione, ho un cavallo. Mi piace leggere. E dormire, visto che mi alzo alle 4:30”.
Il tema della sostenibilità, che ormai rappresenta il vero criterio qualitativo per ogni produzione, ha fatto emergere il valore fondamentale delle risorse naturali come capitale, cioè di un bene da mettere a frutto. Ecco allora parlare di Natural capital, cioè di tutto quel patrimonio di risorse rinnovabili e non rinnovabili come piante, aria, acqua, terreni, minerali, che forniscono condizioni benefiche alla gente ed a tutti gli esseri viventi.
Le condizioni vitali apportate dal “capitale naturale” comprendono una buona qualità dell’aria, del cibo e dell’acqua, ma anche l’energia, le abitazioni, la salute ed in genere tutte quelle materie prime e quelle condizioni sociali necessarie per ottenere i prodotti.
Risulta però ormai evidente che stiamo depauperando tali risorse ad una velocità ben superiore alla loro rigenerazione e dunque bisogna invertire la tendenza. Il primo passo consiste nel valutare l’impatto delle attività produttive, attraverso la misura dei gas effetto serra (GHG), l’uso (impronta) dell’acqua, i residui, per definire un progetto di sostenibilità.
Le grandi imprese alimentari, agendo a livello globale per il reperimento delle materie prime, la loro trasformazione e commercializzazione, hanno deciso di impegnarsi attivamente in questo contesto. Unilever ad esempio, ha identificato il Sustainable Living Plan (USLP) per misurare l’impatto di tutto il ciclo del prodotto, dalla materia prima alla sua trasformazione, fino al modo in cui giunge ad un consumatore che, nelle sue scelte d’acquisto, è sempre più attento alle tematiche della sostenibilità.
A livello agricolo, vengono prese in considerazione delle azioni specifiche per favorire la biodiversità, che comprendono aspetti legati innanzitutto alla fertilità del suolo ed alla gestione dei parassiti. Il tema dell’acqua come risorse idriche, loro utilizzo, depurazione e riciclo, per le imprese di trasformazione diventa sempre più il fattore fondamentale per l’identificazione del luogo dove costruire i nuovi stabilimenti e questo rappresenta sempre più un fattore di competitività.
TESEO | Acqua&Energia – Ripartizione delle risorse idriche rinnovabili
Ecco allora la ricerca per individuare nuove tecnologie per i lavaggi ed i risciacqui degli impianti. Resta poi il problema del reperimento delle materie prime nel crescente contesto di competizione con le coltivazioni destinate a biocarburanti, legname, prodotti tessili. Si tratta dunque di coltivare, produrre, trasformare, trasportare, distribuire e confezionare i prodotti, tenendo conto dell’impatto sul ciclo vitale, il che comporta anche il reperimento di risorse finanziarie appropriate.
Per questo si parla di “capitale naturale” di cui hanno bisogno i sistemi produttivi che dipendono da una organizzazione sempre più complessa ed articolata. Per questo é stata fondata una “coalizione per il capitale naturale” (natural capital coalition), che riunisce i settori della scienza, formazione, business, finanza e legislazione, per una visione comune del tema sostenibilità.
Le azioni produttive hanno un impatto ambientale e sociale, per cui vanno considerate nelle interrelazioni col mondo che le circonda, sia come azioni, sia come mercati. Globalizzazione e sostenibilità sono le due facce della stessa medaglia
TESEO | Acqua&Energia – Tendenza mondiale degli investimenti nell’energia pulita
La produzione globale di Mais per la stagione 2017-18 è sostanzialmente invariata (1041.7 Mio t) rispetto alle stime di Febbraio, mentre la produzione globale di Soia è prevista al ribasso a 340.8 Mio t (-1.7%).
La produzione di Mais è in diminuzione in Brasile (94.5 Mio t, -0.5%), in seguito alle previsioni di un aumento più modesto del secondo raccolto, e in Argentina (36 Mio t, -7.7%), a causa della prolungata siccità e del caldo durante il mese di Febbraio. La produzione è invece in aumento in Sud Africa, date le favorevoli precipitazioni durante la fase di riproduzione, India e UE-28 (61.1 Mio t, +1.7%), riflettendo i recenti dati per Francia e Germania. In Argentina anche la produzione di Soia è attesa in diminuzione (47 Mio t, -13%), a causa della siccità nelle maggiori regioni di crescita in Gennaio e Febbraio. Tale diminuzione più che bilancia l’aumento stimato per il Brasile (113 Mio t, +0.9%) .
+8.5%nell’export di Mais dagli USA(rispetto alle stime di Febbraio)
L’Export di Mais è stimato in aumento per gli Stati Uniti (56.5 Mio t, +8.5%), riflettendo la maggiore competitività dei prezzi USA, il record delle vendite e la riduzione dell’export attesa per l’Argentina (25 Mio t, -9.1%). L’export di Soia è in riduzione per Argentina (6.8 Mio t, -20%), Stati Uniti (56.2 Mio t, -1.7%) e Uruguay, diminuzione solo parzialmente compensata dalle maggiori aspettative per il Brasile (70.5 Mio t, +2.2%).
Gli stock globali di Mais sono previsti a ribasso (199.2 Mio t, -1.9% rispetto allo scorso mese), riflettendo principalmente la riduzione stimata per gli USA (54 Mio t, -9.6%), dato il maggiore export e il crescente utilizzo di Mais nella produzione di etanolo. Anche gli stock globali di Soia sono in diminuzione (94.4 Mio t, -3.8%), in seguito alle inferiori aspettative per Argentina (31.2 Mio t, -10.8%) e Brasile (21.7 Mio t, -3.3%), solo parzialmente bilanciate da un aumento per gli Stati Uniti (15.1 Mio t, +4.7%).
Principali Esportatori di Mais – Trend annuale
Focus Italia:
Nel periodo Gennaio – Dicembre 2017 l’Italia ha aumentato le proprie importazioni di Mais del +16.7%, ad un livello di circa 5400 t. Le importazioni Italiane di Soia si attestano a 1430 t, -1.9% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente.
Italia | Import di Mais e Soia – principali fornitori
In Febbraio 2018 il costo dell’alimento simulato (modello teorico di alimento composto per il 70% da Mais e per il 30% da Soia) è aumentato rispetto a Gennaio 2018. La prima metà di Marzo mostra un ulteriore aumento del +3.4%. L’indicatore Milk:Feed Radio di Febbraio, continua a registrare una flessione: con il ricavo ottenuto dalla vendita di 1 kg di latte si possono ottenere 1.52 kg di Alimento Simulato.
Italia | Confronto tra il costo dell’alimento simulato e il prezzo del Latte alla Stalla in Lombardia
CLAL Slideshow - Mais e Soia
Mais & Soia - Marzo 2018: Report di aggiornamento sui prezzi, i dati di produzione ed il Trade globale.
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Il settore lattiero-caseario Veneto ha intrapreso un percorso di Sostenibilità, e vuole comunicarlo.
Da questo presupposto scaturisce l’incontro di mercoledì 7 Febbraio 2018 organizzato da CLAL / TESEO e CSQA. Allevatori, cooperative ed imprese industriali veneti si riuniscono presso Latterie Vicentine a Bressanvido (Vicenza) per parlare di Sostenibilità, con un interlocutore d’eccezione a chiudere la filiera: la grande distribuzione.
Aprono i lavori Alessandro Mocellin, Presidente di Latterie Vicentine S.C.A.che ha ospitato l’evento nella propria sede, ed Angelo Rossi, Fondatore di CLAL.it e TESEO.
Introduce i temi della mattinata Luigino Disegna, Presidente del CSQA, che pone l’accento sull’immediata necessità, da parte delle imprese del settore, di intraprendere un percorso realistico ed oggettivo, quindi misurabile e dimostrabile, per rendere evidente ciò che viene fatto in termini di Sostenibilità:
[Sostenibilità:] stiamo parlando di un’utopia? No, io dico: stiamo parlando adesso di un prerequisito.
Le presentazioni iniziano con Maria Chiara Ferrarese, Vice Direttore – CSQA, la quale illustra standard e certificazioni a supporto di una Sostenibilità efficace ed oggettiva. Portando l’esempio dell’olio extra-vergine, Maria Chiara auspica un lavoro collettivo della filiera lattiero-casearia:
Lavorare insieme per arrivare come Paese Italia ad uno standard da proporre all’esterno.
Interessante ed originale la presentazione di Aldo Galbusera, Cheese Marketing Manager EMEA Food Care – Sealed Air, che verte sullo spreco alimentare e sul ruolo che il confezionamento ha nella prevenzione di tale spreco.
Seguono cinque imprese lattiero-casearie che raccontano in prima persona le buone pratiche di Sostenibilità attuate in Veneto:
Tatiana Dallo, Responsabile Produzione – Lattebusche S.C.A.
L’ultima presentazione, di più ampio respiro, è di Leonardo Becchetti, Economista e Professore all’Università di Roma Tor Vergata. Becchetti illustra come i mercati finanziari abbiano “votato per la Sostenibilità”, premiando fortemente le imprese attive su questi temi.
Tra gli SDGs, gli obiettivi dell’ONU per lo sviluppo sostenibile, viene evidenziata una grande novità: la collaborazione con la cittadinanza attiva e con le imprese.
La sfida della Sostenibilità come può essere affrontata dalle imprese? “Il produttore deve cercare di diversificare, di innovare ed estrarre la massima disponibilità dai consumatori capendone i gusti.”
Becchetti ha poi individuato un segnale positivo, ovvero una nuova generazione di imprenditori che oltre al profitto vogliono avere un impatto:
C’è questo desiderio, oltre a far soldi, di fare e lasciare qualcosa di utile per il proprio territorio.
Viene dato rilievo ai due nuovi e crescenti temi della sostenibilità sociale e della sostenibilità fiscale, illustrando il grande valore del capitale sociale (cioè la cooperazione: l’unione fa la forza) e come questo capitale si può creare.
La capacità di mettersi insieme e la cooperazione sono le variabili di sopravvivenza di questo settore.
Il Prof. Becchetti conclude con l’augurio che il settore possa continuare a creare capitale sociale.
Le presentazioni sono state intervallate dai contributi di diversi attori della filiera lattiero-casearia e da imprese che offrono tecnologia e servizi:
Antonio Boselli, Allevatore e Presidente di Confagricoltura Lombardia
È inoltre intervenuto Giorgio Garofolo, il Filosofo che ha dato la prima scintilla al progetto Sostenibilità in TESEO ed ha curato i contenuti della sezione Acqua del progetto Acqua&Energia.
Gli spunti sono tanti ed innescano un dibattito composto di molti brevi commenti, all’insegna della pluralità dei punti di vista. Hanno condiviso le proprie idee:
Flavio Furlani, CIA
Lorenzo Brugnera, Presidente di Latteria Soligo S.C.A.
Augusto Guerriero, Presidente di Lattebusche
Piercristiano Brazzale, Brazzale Spa e Responsabile Ambiente di FIL-IDF
Mauro Toniolo, Proprietario del Caseificio TONIOLO
Manuel Lugli, Allevatore conferente a Latteria Sociale Mantova
Francesco Pagiusco, Allevatore conferente a Latterie Vicentine
Vincenzo Giuliani, CONAD
Claudio Truzzi, METRO
Fabio Ungarelli, COOP Italia
Fabrizio Stella, AVEPA
Alberto Negro, Veneto Agricoltura
La mattinata termina con le conclusioni di Alberto Andriolo, Direzione Agroalimentare Regione del Veneto, ed a seguire un ottimo buffet accompagna il proseguimento del dibattito.
UE-28, obbiettivo al 2030: il27% dei consumi energetici proverrà da fonti rinnovabili
L’obiettivo della UE per contrastare il cambiamento climatico, nel contesto della cosiddetta economia circolare, prevede che nel 2030 il 27% dei consumi energetici totali provenga da fonti rinnovabili. Allo stesso tempo, nel 2015 è stata modificata la direttiva UE che prevedeva come queste fonti nel settore dei trasporti dovessero rappresentare il 10% dei fabbisogni.
E’ stato invece indicato di ridurre l’uso dei biocarburanti convenzionali ad un massimo del 7% nel 2021 e del 3,8% nel 2030. Di conseguenza, questo cambio di direzione ha introdotto prospettive incerte riguardo alle coltivazioni ed in generale alle biomasse destinate a biocarburanti ed ha rimesso in questione i grandi investimenti effettuati in questo settore a partire dai primi anni duemila.
Le associazioni ambientaliste ritengono che i biocarburanti di prima generazione o convenzionali abbiano ricevuto un livello di contributi troppo elevato, il che non ha stimolato la ricerca di migliori alternative rispetto ai biocarburanti ottenuti dalle coltivazioni tradizionali. Ci sono anche riflessi internazionali su queste scelte, come ad esempio lo stimolo alle coltivazioni di olio di palma soprattutto nei paesi del sud-est asiatico, prodotto che rappresenta un terzo della quantità di biodiesel usato nella UE.
Queste tendenze, anche contrastanti, fanno capire come proprio per i biocarburanti il fattore della sostenibilità divenga fondamentale e debba essere considerato rispetto all’apporto od all’impatto che tali produzioni possono avere sulla economia del settore agricolo, così come sull’ambiente e sullo sviluppo rurale della UE.
Per migliorare l’efficacia della gestione aziendale, diventa necessario prestare grande attenzione alla metodica registrazione dei dati ed alla loro comparazione con gli indici di competitività, applicando la tecnica manageriale del benchmarking.
Si tratta del processo sistematico e continuo per la comparazione delle performance aziendali, allo scopo non solo di raggiungerne la media, ma di superarla. In Canada è stato dimostrato come i produttori che usano questa tecnica di comparazione delle performance hanno delle produzioni più alte e dunque un aumento delle redditività.
Canada: +11% nel peso dei vitelli allo svezzamento per chi utilizza il benchmarking
Ad esempio, i produttori che usano ilbenchmarking hanno avuto vitelli allo svezzamento con un peso dell’11% più elevato rispetto a quanti non lo usano. In termini monetari, per una mandria di 100 vacche, questo si traduce in un maggior guadagno di 13.200 dollari canadesi all’anno (circa 8432 €).
Resta il fatto che uno dei maggiori problemi per gli allevatori è reperire, comprendere ed utilizzare i dati che determinano le spese e le entrate della loro azienda. Occorre dedicare del tempo a queste analisi che, se non vengono fatte direttamente, dovrebbero essere comunque eseguite con le indicazioni fornite dall’allevatore, secondo le sue necessità.
Reperire e registrare in modo meticoloso i dati diventa essenziale per capire il reale stato di salute finanziario dell’attività imprenditoriale e dunque per effettuare le migliori scelte manageriali. Per questo occorre identificare le informazioni che servono e catalogarle in funzione dei propri obiettivi.
TESEO – S/STEMA STALLA: Confronta le performance della tua Stalla!
L’Olanda è nota per la produzione di latte e formaggio. Il fatto che un paese così piccolo sia il quinto maggior esportatore mondiale di lattiero-caseari dimostra quanto efficiente ed organizzata sia la sua produzione, il cui incremento è stato reso possibile anche grazie alle importazioni a basso costo di soia, cereali ed altri alimenti per il bestiame.
Però la superficie del paese non è sufficiente per smaltire le deiezioni solide e liquide emesse dalle sue vacche, tant’è che i tenori di fosfati nel terreno superano i limiti posti dai regolamenti UE. Inoltre, l’Olanda, dopo Malta, ha la minore biodiversità fra i paesi europei e l’80% delle aziende agricole produce più letame di quanto può legalmente smaltirne, il che porta ad un sovra-spandimento che inquina il terreno e l’ambiente.
Olanda
riduzione del numero di vacche del 40%entro 10 anni, richiesta dal WWF
Non deve sorprendere allora che la società civile punti il dito contro l’allevamento animale, fino a chiedere di ridurre del 40% il numero di vacche nei prossimi 10 anni. In un paese dove le condizioni medie di vita sono a livelli elevati, il rispetto dell’ambiente diventa un sentimento molto più sentito che in altri paesi ad economie più deboli.
Per reagire a tale situazione FrieslandCampina, la cooperativa che raccoglie l’80% del latte olandese ed i cui prodotti sono presenti un po’ in tutto il mondo, paga un premio agli allevatori che adottano il pascolo e collabora colWWF per migliorare i livelli di biodiversità nell’azienda agricola.
Anche un settore all’avanguardia nel mondo per organizzazione, ricerca, tecnica, efficienza produttiva, export, non può restare insensibile alla sostenibilità ambientale!
Olanda – Export di Manze da riproduzioneOlanda – Quadro triennale del numero di vacche macellate
La produzione globale per la stagione 2017-18 è attesa in diminuzione sia per il Mais che per la Soia, rispettivamente a 1041.7 Mio t (-0.3% rispetto alle stime di Gennaio) e 346.9 Mio t (-0.5%).
La produzione di Mais è prevista a ribasso in Ucraina (24.1 Mio t, -3.5%), in base alle ultime statistiche ufficiali, e in Argentina (39 Mio t, -7.1%), dove il persistente caldo e la siccità durante Gennaio e l’inizio di Febbraiohanno ridotto le aspettative per le rese dei terreni nella aree centrali. In Argentina anche la produzione di Soia è in diminuzione (54 Mio t, -3.6%) a causa della siccità, e ulteriori diminuzioni sono attese in Paraguay, Bolivia, Ucraina e Sud Africa. Al contrario, in Brasile la produzione di Soia è attesa in aumento (112 Mio t, +1.8%), date le favorevoli condizioni meteo durante la stagione di crescita, le quali hanno incrementato le stime per le rese dei terreni.
L’export di Mais è in aumento per Brasile (35 Mio t, +2.9%) e Stati Uniti (52 Mio t, +6.5%), riflettendo la competitività del prezzo USA e le riduzioni delle esportazioni di Argentina (27.5 Mio t, -5.2%) e Ucraina (20 Mio t, -2.4%). L’export di Soia è atteso in diminuzione per gli Stati Uniti (57.1 Mio t, -2.8%), in seguito alle inferiori spedizioni e vendite nel mese di Gennaio e alla maggiore concorrenza dal Brasile (69 Mio t, +3%).
Gli stock finali globali di Mais sono previsti in diminuzione (203.1 Mio t, -1.7%) riflettendo principalmente le riduzioni previste per Argentina (5.3 Mio t, -16%), Ucraina (0.89 Mio t, -11.9%) e USA (59.7 Mio t, -5%) , le quali più che compensano gli aumenti per Messico, Brasile e Turchia. Anche gli stock globali di Soia sono attesi in riduzione (98.1 Mio t, -0.4%), date le minori diminuzioni stimate per Argentina (35 Mio t, -3.2%), Bolivia, Paraguay, e India, non completamente bilanciate dall’incremento atteso per gli USA (14.4 Mio t, +12.7%).
Mappa globale delle rese di Mais | Top 10 produttoriMappa globale delle rese di Soia | Top 10 produttori
Focus Italia:
Nel periodo Gennaio – Novembre 2017 l’Italia ha aumentato le proprie importazioni di Mais del +18.2%, ad un livello di circa 5000 t. Le importazioni Italiane di Soia si attestano a 1260 t, -9.2% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente.
Italia | Import di Mais e Soia – principali fornitori
In Gennaio 2018 il costo dell’alimento simulato (modello teorico di alimento composto per il 70% da Mais e per il 30% da Soia) è leggermente aumentato rispetto a Dicembre 2017. La prima metà di Febbraio mostra un ulteriore aumento del +0.7%. L’indicatore Milk:Feed Radio di Dicembre, nonostante una leggera flessione, è ancora ad alti livelli: con il ricavo ottenuto dalla vendita di 1 kg di latte si possono ottenere 1.69 kg di Alimento Simulato.
Italia | Confronto tra il costo dell’alimento simulato e il prezzo del Latte alla Stalla in Lombardia
CLAL Slideshow - Mais e Soia - FEB18
Mais & Soia - Febbraio 2018: Report di aggiornamento sui prezzi, i dati di produzione ed il Trade globale.
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Ha riscosso un grande successo l’incontro “VENETO: una scelta di Sostenibilità” di Mercoledì 7 Febbraio, ospitato da Latterie Vicentine a Bressanvido (Vicenza) e organizzato da CLAL e CSQA, alla presenza di un nutrito gruppo di rappresentanti del mondo cooperativo ed industriale del settore lattiero-caseario veneto e nazionale.
Ad introdurre i lavori sono stati Alessandro Mocellin, Presidente di Latte Vicentine SCA, Angelo Rossi, Fondatore di CLAL e TESEO, e Luigino Disegna, Presidente di CSQA, che hanno sottolineato la necessità di comunicare al consumatore la qualità globale dei prodotti, incoraggiando il settore ad un’economia sempre più congiunta e finalizzata al principio della Sostenibilità.
Maria Chiara Ferrarese, Vice Direttore di CSQA, ha presentato il ruolo chiave degli standard e delle certificazioni a supporto di una sostenibilità efficace ed oggettiva.
Aldo Galbusera, Cheese Marketing Manager EMEA Food Care di Sealed Air, azienda leader nel settore degli imballaggi di protezione, ha illustrato il rapporto tra Packaging e Sostenibilità.
Le Buone Pratiche di Sostenibilità nel settore lattiero-caseario veneto sono state presentate da Luca Maroso, Responsabile Qualità di Latterie Vicentine SCA, Alessandro Lazzarin, Responsabile Produzione di Latteria Montello SpA, Emiliano Feller, Specialista in Scienza dell’alimentazione di Centrale del Latte di Vicenza SpA, Mario Dalla Riva, Marketing Manager di Latteria Soligo SCA e Tatiana Dallo, Responsabile Produzione di Lattebusche SCA.
Leonardo Becchetti, Economista e Professore dell’Università di Roma Tor Vergata, ha trattato il ruolo del capitale sociale in agricoltura e le nuove sfide dell’economia globale.
Il dibattito ha coinvolto operatori della filiera lattiero-casearia esperti a livello nazionale: produttori latte, imprese di trasformazione e grande distribuzione. Le conclusioni sono state affidate ad Alberto Andriolo, Direzione Agroalimentare della Regione Veneto.
Prossimamente saranno pubblicati i video della giornata, nel frattempo consulta le presentazioni: