Riso italiano sotto pressione + Commento di Massimo Piva, CIA Ferrara
12 Marzo 2026

Massimo Piva
Ferrara

Di: Elisa Donegatti

Il mercato del Riso italiano attraversa una fase complessa, caratterizzata da pressione competitiva internazionale, cambiamento nei flussi commerciali e segnali di rallentamento dei prezzi. Nei primi undici mesi del 2025 l’Italia ha importato oltre 337 mila tonnellate (+14,3%), mentre i volumi esportati sono calati del 7,7%, da 665 mila a 614 mila tonnellate, con una riduzione del valore complessivo di quasi il 6%.

Dal punto di vista varietale, l’Italia esporta soprattutto risi di maggior qualità come Carnaroli, Arborio e Baldo, mentre le importazioni riguardano risi di tipo Indica o varietà asiatiche a minor costo, destinate sia al consumo diretto sia alla trasformazione industriale. Questa distinzione si riflette anche nelle dinamiche dei prezzi sul mercato interno. Nelle principali piazze come Bologna, le quotazioni mostrano una lieve flessione: Carnaroli e Arborio intorno ai 1.200 €/ton, con dinamiche analoghe per Baldo e Roma, mentre l’Originario si mantiene sostanzialmente stabile.

A questo scenario del mercato interno, segnato da importazioni in aumento e prezzi in frenata, si aggiunge l’offerta internazionale: negli ultimi anni l’Europa ha aumentato le importazioni di Riso da paesi asiatici come Cambogia, Myanmar, India, Pakistan e Thailandia, spesso favorite dai regimi di agevolazioni tariffarie previsti dall’UE per i Paesi meno sviluppati. Una quota significativa delle importazioni di Riso in Italia proviene da queste aree, accentuando la concorrenza per le varietà italiane di qualità.L’Italia conferma il ruolo di principale produttore UE, con oltre la metà della produzione comunitaria, ma resta esposta alla pressione delle importazioni e al calo delle esportazioni, elementi che possono influire sulla sostenibilità economica delle aziende e sulla competitività della filiera. Il dibattito europeo è tornato al centro dell’attenzione: diverse organizzazioni agricole chiedono un monitoraggio più attento dei flussi commerciali, possibili aggiornamenti del regolamento UE sulle preferenze commerciali e strumenti di salvaguardia più efficaci per il settore.

Il commento dell’Agricoltore

Massimo Piva – Nuovo Presidente CIA-Agricoltori Italiani Ferrara

“Dallo scorso Dicembre le quotazioni hanno registrato una vera e propria caduta libera.

Questa anomalia di mercato deriva dallo spostamento di migliaia di ettari, precedentemente coltivati a varietà Indica e Basmati – oggi caratterizzate da quotazioni molto basse a causa delle massicce importazioni a dazio zero – verso varietà classiche destinate al mercato interno. Questo fenomeno ha determinato un surplus di offerta e un conseguente blocco degli acquisti da parte dell’industria.

Le aziende agricole sono in forte sofferenza, con Produzioni Lorde Vendibili (PLV) che spesso non coprono i costi di produzione. Allo stesso tempo anche le industrie risicole si trovano in difficoltà: quelle che un tempo vendevano riso Indica sui mercati del Nord Europa oggi devono competere con il prodotto asiatico già confezionato che arriva direttamente sugli scaffali dei supermercati.

L’Ente Nazionale Risi, insieme agli altri Paesi produttori, ha dichiarato lo stato di emergenza del settore, chiedendo con forza all’Unione Europea l’attivazione automatica della clausola di salvaguardia per reintrodurre i dazi doganali. Ulteriore motivo di preoccupazione è rappresentato dall’avvio del trattato commerciale con i Paesi Mercosur.

Guardando alle prossime semine, si conferma la consueta tendenza a orientarsi verso le varietà che nel presente appaiono più quotate, con il rischio di creare nuovamente squilibri nella successiva campagna di commercializzazione.Il settore non è ancora maturo per dotarsi di una vera programmazione produttiva, attraverso contratti di filiera costruiti sulle potenziali esigenze di mercato, in grado di garantire maggiore stabilità e una distribuzione più equilibrata del valore lungo la filiera.”

TESEO.clal.it – Italia (Bologna) – Prezzo Riso Arborio

Carne suina: la voce di chi alleva [Il Commento di Ivan Valtulini, Suinicoltore]
16 Febbraio 2026

Ivan Valtulini
Flero (BS) – Italia

Ivan Valtulini – Suinicoltore e Presidente della Sezione Suini di Confagricoltura Brescia

“Questa è un’epoca di mercati veloci, è difficile fare previsioni”. Ivan Valtulini, allevatore di Flero (Brescia) con 700 scrofe, 5.500 suinetti e 9.000 grassi, mette le mani avanti e sul futuro non si sbilancia, anche se “come produttori potremmo dover sostenere qualche altro mese di difficoltà”. 

Gli ultimi mesi hanno seguito un trend discendente che, per Valtulini, origina da una complessità di fattori. “È nato tutto dopo l’estate, con dazi più elevati imposti dalla Cina al Nord Europa e dazi più bassi imposti alla Spagna – spiega Valtulini -. In questo modo, però, in Europa si è concentrato un maggior volume di carne suina, che nei mesi di novembre e dicembre si è riversata a prezzi molto più bassi in Italia da Germania, Olanda e in parte Spagna, insieme a maiali vivi. Nel mese di gennaio, invece, è diminuito l’import di animali, ma è proseguito l’arrivo di carne, schiacciando verso il basso i listini di casa nostra fino a 1,537 euro al chilogrammo dell’ultima seduta della CUN dei suini grassi per il circuito Dop, prezzo fissato dal garante del Ministero”.

Un ulteriore fattore è stata la Psa in Spagna, con il blocco delle esportazioni verso alcuni Paesi asiatici. «È aumentata così la carne al di fuori dei nostri circuiti Dop – osserva Valtulini – mentre le produzioni italiane sono rimaste, secondo i dati Rift, pressoché costanti».

Anche la macellazione, per contenere l’eccesso di offerta estera, ha rallentato i ritmi, «ma la frenata della domanda ha portato a un ulteriore calo dei prezzi».

Quali soluzioni? “Bisogna agire rapidamente per contrastare la Psa, che dal Belgio alla Germania ha toccato negli anni scorsi l’Italia per arrivare a contagiare nei mesi scorsi anche la Spagna – invita Valtulini -. Contemporaneamente, è necessario che le banche e la politica si attivino per garantire liquidità agli allevamenti. È vero che veniamo da un periodo remunerativo, ma ora stiamo fronteggiando costi di produzione più alti rispetto ai prezzi di mercato e abbiamo investito molto per biosicurezza, benessere animale, riduzione dei farmaci”. 

Una dinamica simile si era vista durante il Covid: «Il prezzo scese da 1,6 a 1,1 euro al chilo in pochi mesi. L’intervento degli istituti di credito, unitamente alla volontà politica, ci permise di ottenere quella liquidità necessaria per superare la crisi – ricorda l’allevatore bresciano -. Oggi bisognerebbe valutare interventi analoghi, visto che da 2,2 euro al chilo di settembre siamo arrivati sotto l’1,6 di metà febbraio”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Nuove rotte dell’export e PSA: quali rischi per la suinicoltura italiana? [Il Commento di Rudy Milani]
21 Dicembre 2025

Rudy Milani
Confagricoltura

Di: Marika De Vincenzi

“Siamo entrati in una fase ribassista e la Peste suina africana in Spagna aggrava sicuramente il quadro. Ci aspettiamo che dopo Natale la situazione si manifesti in tutta la sua complessità”. Rudy Milani, presidente della Federazione Nazionale Suini di Confagricoltura, traccia un quadro non proprio confortante per la suinicoltura.

Rudy Milani – Suinicoltore e Presidente FNP Suini Confagricoltura
Rudy Milani – Suinicoltore e Presidente FNP Suini Confagricoltura

Niente sussulti di mercato pre-natalizi? 
“I giochi per Natale erano già finiti alla prima settimana di dicembre – dice -. E in poche settimane lo scenario è mutato: a settembre mancavano suini, a ottobre, un mese dopo, non tanto in Italia quanto in Europa l’asta della domanda e dell’offerta si è posizionata in maniera diversa. E le quotazioni hanno cominciato a flettere”.

Il mercato, secondo Rudy Milani – due giorni fa a Bruxelles per manifestare insieme a migliaia di agricoltori e allevatori contro i tagli della Pac – risente di pressioni e dinamiche mondiali

“I Paesi sudamericani segnano un incremento importante della produzione di carne suina, grazie all’ampliamento degli allevamenti in termini di capi allevati – riassume Milani -. Anche le rotte globali di export hanno subito una modifica. Negli ultimi 5 anni la Cina, che nel 2020 assorbiva da sola il 40% dell’export spagnolo, ha ridotto progressivamente gli acquisti dalla Penisola Iberica, complici due fattori. Da un lato il ritorno produttivo interno dopo la grave crisi legata alla Psa e dall’altro una maggiore offerta a prezzi più convenienti della carne suina proveniente dal Brasile, che ha spinto Pechino ad acquistare lungo l’asse sudamericano, utile anche per le importazioni di soia. E così, fra il 2020 e il 2025 la quota di export della Spagna verso la Cina si è dimezzata, passando dal 40 al 20%”.

A complicare ulteriormente le cose ha pensato la comparsa della Psa, con 18 Paesi che hanno di conseguenza chiuso le frontiere alla carne di maiale spagnola (fra i quali il Giappone, che ritira 192.000 tonnellate) e altri cinque Paesi (fra i quali le Filippine, che ritirano 186.000 tonnellate di carne suina) ancora incerti se mantenere le frontiere aperte o bloccare l’import.
“Solo i Paesi che hanno interrotto i rapporti commerciali pesano per il 26% dell’export spagnolo, che vale all’incirca 7,5 milioni di suini, che inevitabilmente finiranno per riversarsi nel mercato intra-Ue e con l’Italia che potrebbe vedersi aumentare le pressioni alle frontiere – conclude Rudy Milani -. 
Se pensiamo che la produzione italiana è di circa 10 milioni di capi, abbiamo un’idea più precisa di quale potrebbe essere l’impatto sui mercati dell’Unione europea”.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Un mercato tranquillo… finché non arrivano i dazi: cosa sta cambiando? [Il Commento di Giada Roi, Terremerse]
1 Dicembre 2025

Di: Marika De Vincenzi

“Per il mondo degli elaborati di carne gli ultimi due mesi sono stati interessanti per le vendite collegate alle iniziative promozionali, dal momento che in questa fase il consumatore ha meno disponibilità economica. Al di fuori della promozione, invece, l’andamento dei consumi degli ultimi due mesi è stato piuttosto calmo”.

Lo spiega Giada Roi, Responsabile Acquisti della business unit Carni di Terremerse e key account manager Gdo Italia, che per le prossime settimane prevede “un rialzo dei prezzi a ridosso delle festività natalizie, anche se su valori ben lontani rispetto a quello a cui eravamo abituati negli anni scorsi”.

Le prospettive di mercato, nel complesso, “dovrebbero essere tendenzialmente ribassiste, salvo appunto una parentesi collegata al Natale, per un fattore che ad oggi preoccupa: i dazi applicati dalla Cina alle carni suine UE, elemento che sta oggettivamente appesantendo il mercato interno”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Benessere animale: una scelta etica che i mercati premieranno sempre più [Il Commento di Marco Bompieri]
17 Novembre 2025

Eliminare le gabbie di gestazione e per il parto? 
Per Marco Bompieri è molto più che una scelta di business, è una scelta etica, adottata nel 2024, che oggi ha portato uno dei principali produttori italiani del settore a eliminare l’85% delle gabbie di gestazione e il 53% di quelle per il parto. 

L’obiettivo finale è la completa eliminazione delle gabbie entro il 31 dicembre 2026.

“Stiamo facendo un lavoro impegnativo, che non riguarda solamente la riorganizzazione degli spazi per migliorare il benessere animale, ma che richiede anche uno specifico addestramento del personale e una formazione particolarmente accurata”, spiega Bompieri, che ha lanciato nei giorni scorsi il sito aggiornato (www.bompieri.it).

Nella missione sono affiancati anche da alcune Ong attente all’etica in allevamento e al benessere animale e per Marco Bompieri “si tratta da parte nostra di una scelta prima di tutto di carattere personale e, in secondo luogo, anche imprenditoriale”.

La direzione, in futuro, sarà inevitabilmente quella. “Ad oggi la scelta aziendale non ha ancora uno specifico riconoscimento economico, ma solamente un piccolo premio, che però non giustifica di per sé la portata dell’investimento – osserva Bompieri -. Certo, in alcuni mercati si tratta di un requisito essenziale per poter accedere, come ad esempio nel Regno Unito e sono convinto che in futuro sempre più mercati presteranno attenzione alla questione etica e di benessere animale”.
In proiezione, una rivoluzione dell’allevamento in tale direzione potrebbe anche rappresentare una corsia preferenziale in caso di eccesso di offerta. 

Quanto alle proiezioni di mercato, per Marco Bompieri “nel 2026 dovremmo registrare una crescita del numero di maiali allevati in Italia, ma la pressione maggiore sui listini potrebbe arrivare dall’estero; già oggi le importazioni di suini vivi per la macellazione e di carni suine stanno indirizzando verso un rallentamento dei listini”.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Rilanciare il suino italiano partendo dal consumatore [Il Commento di Lorenzo Levoni]
27 Ottobre 2025

Lorenzo Levoni
Modena – ITALIA

Lorenzo Levoni – Amministratore Delegato Alcar Uno

Analizziamo i problemi della filiera partendo dall’ultimo anello: il Consumatore
Per Lorenzo Levoni, amministratore delegato dell’azienda modenese Alcar Uno, “bisogna convincerlo a comprare carne suina e salumi, spiegando che siamo di fronte a proteine nobili che sono accessibili sul piano dei costi, di qualità”. 
E bisogna farlo parlando “ai giovani” e fare un’operazione di rilancio “come avvenne vent’anni fa con il pollo e gli avicoli”.

I dati di mercato pubblicati su Teseo dicono che dalla fine di settembre si sta verificando una discesa dei prezzi: la coscia è tornata sotto i 6 €/kg, mentre i suini da macello per il circuito tutelato hanno imboccato una flessione. 

“Anche i consumi sono in rallentamento, in parte senza una ragione – commenta Levoni -. Storicamente il periodo da settembre e metà novembre segnava un rallentamento delle produzioni. A livello europeo, la produzione suinicola è statica, ma si colloca su quantità decisamente inferiori rispetto a qualche anno fa. 
Eppure, i consumi diminuiscono”.

Levoni ha ben presente i trend dei mercati europei. “Dall’inizio dell’estate in Germania stiamo assistendo a un calo dei prezzi dei suini – riporta -. Consumi in frenata hanno provocato maggior offerta sul mercato, con i valori di coppe, spalle, lombata, carne fresca che sono scesi, innescando una pressione anche in Italia. 
Unico taglio a reggere è stata la pancetta”.

Le previsioni per le prossime settimane, secondo Levoni, sono tutt’altro che confortanti. “Non si intravede un aumento dei prezzi. Anzi, si pensa che le quotazioni europee dei suini possano calare ancora, da qui a fine anno, nell’ordine dei 5-10 centesimi, con una timida ripresa in novembre in preparazione al Natale. 
E anche in Italia assisteremo a un trend ribassista, probabilmente fino a tutto gennaio. Certo non con ribassi costanti di 4 centesimi al chilogrammo a seduta, ma la tendenza sarà verso il deprezzamento sensibile”.

Anche la coscia, secondo Levoni, registrerà ulteriori cali in CUN, “ma questo darà l’occasione all’anello che maggiormente ha sofferto in questi lunghi mesi di riprendersi, dal momento che i pezzi inviati a stagionare tanto nel Prosciutto di Parma che nel San Daniele si collocano al di sotto dei numeri previsti dalla programmazione produttiva. 
Spiragli positivi a partire dal 2026-27”.

Invertire la rotta per ridare valore aggiunto al settore non è però impossibile. 
“All’evento di Teseo a Casalecchio di Reno abbiamo visto un allevatore evoluto, attento alle produzioni, alla qualità, al benessere animale, alla sostenibilità. Sarà la strada da percorrere, unitamente a campagne di comunicazione mirate a rilanciare i consumi, educando i consumatori, in particolare i giovani”.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Beef on Dairy: come la genetica cambia il mercato delle bovine da latte e da carne [Il Commento di Matteo Boso]
9 Settembre 2025

Negli Stati Uniti un recente rapporto CoBank segnala che il numero di manze disponibili è ai minimi degli ultimi 20 anni e continuerà a calare fino al 2027, con prezzi superiori ai 3.000 dollari a capo. La causa principale è l’aumento dell’uso del seme da carne (Beef on Dairy), che riduce la produzione di manze destinate alla rimonta.

In Italia si osserva un fenomeno simile, seppur con dinamiche proprie. Secondo i dati Anafibj, nel 2023 sono state registrate oltre 2 milioni di inseminazioni su bovine di razza Frisona Italiana, di cui circa 430.000 (pari al 20%) effettuate con seme di tori da carne. Questa quota è aumentata dal 6% (2012) al 23% (2023), con un incremento medio annuo dell’1,6%. Le stime indicano che entro il 2030 la percentuale di inseminazioni con tori da carne potrebbe arrivare al 30–34%, cioè circa una bovina su tre.

L’aumento del BEEF ON DAIRY in Italia è guidato principalmente da tre fattori:

  • Valore dei vitelli maschi: gli incroci generano vitelli di maggiore valore commerciale, fino a tre volte quello dei vitelli puri di Frisona.
  • Ottimizzazione della rimonta interna: le vacche giovani ricevono seme sessato da latte per garantire il ricambio, mentre le pluripare o meno performanti vengono inseminate con tori da carne.
  • Riduzione della dipendenza dalle importazioni: i vitelli nati in Italia sostituiscono parte dei ristalli da carne importati, aumentando l’autosufficienza della filiera.
Matteo Boso – Allevatore di Eraclea (VE) e membro di CIA Venezia

“Rispetto a tre anni fa oggi acquistare capi da ristallo costa il doppio e c’è maggiore difficoltà a reperirli, per il calo di animali in Francia – spiega Matteo Boso, allevatore di Eraclea (Venezia) e membro di CIA Venezia, che alleva circa 1.900 capi all’anno, prevalentemente di razza Charolais -. Un progetto come il Beef on Dairy, che andrebbe sostenuto anche a livello politico, permetterebbe di remunerare meglio gli allevatori da latte e darebbe maggiore ossigeno ai produttori di carne”.

Sul piano concreto, i vitelli ottenuti dall’impiego di seme di tori da carne verrebbero svezzati dai produttori di latte fino al peso di 70-80, massimo 100 chilogrammi, per poi completare la fase di ingrasso sotto la gestione di allevatori da carne.

TESEO.clal.it – Dashboard delle Carni Bovine

Suinicoltura UE: buone prospettive, ma chi investirà nel futuro? [Il Commento di Rudy Milani]
25 Agosto 2025

Rudy Milani
Confagricoltura

Rudy Milani - Suinicoltore
Rudy Milani – Suinicoltore e Presidente FNP Suini Confagricoltura

Rudy Milani, presidente della Federazione nazionale Suini di Confagricoltura, estende l’orizzonte del mercato e commenta uno scenario complessivo europeo che potrebbe garantire – al netto di imprevisti – un futuro prossimo positivo per i listini dei maiali.

“Il mercato dei suini ha buone prospettive – dice -.
La Germania ha una popolazione di maiali in calo, l’Olanda sta diminuendo la popolazione zootecnica complessiva del 30% per legge, la Danimarca ha il 20% in meno di scrofe rispetto a qualche anno fa. L’unico grande player in Europa che ha incrementato la produzione, con una filiera molto spinta, è la Spagna, forte di un export saldamente orientato verso l’Asia.

Il quadro, al netto di epizoozie, Peste Suina Africana e imprevedibili rovesciamenti di fronte, ha contorni positivi, perché il mondo ha fame di carne”.

Difficile debellare la PSA dai cinghiali, ammette Rudy Milani, il che comporta “investimenti per migliorare ulteriormente la biosicurezza e tentare nuovi approcci finalizzati a contenere la speculazione, l’espressione più deleteria di una malattia che minaccia seriamente la sopravvivenza degli allevamenti”.

Fra le incognite politiche, la questione Mercosur, che Milani definisce “una pistola carica puntata contro gli allevatori europei”.

Resta il nodo degli investimenti in azienda.
“Abbiamo bisogno di allevamenti protetti sul piano sanitario, migliorando ulteriormente il benessere animale, la produttività e l’efficienza per una suinicoltura sempre più moderna – afferma Rudy Milani -.

Il mercato dovrebbe avere, come detto, prospettive positive. Resta il nodo degli investimenti: convincere i giovani ad investire non è semplice e la filiera non sempre è matura per progetti concreti”.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Prosciutti DOP: cosa sta guidando la crescita nel 2025? [Il Commento di Paolo Tramelli, Consorzio del Prosciutto di Parma]
11 Agosto 2025

Paolo Tramelli

Paolo Tramelli – Direttore Marketing del Consorzio di tutela del Prosciutto di Parma

Le informazioni elaborate da Clal su dati Circana relativi ai Consumi retail di Salumi indicano per il primo semestre di quest’anno un aumento tendenziale delle vendite di Prosciutti DOP nell’ordine del +10,3% a peso imposto e del +3,2% a peso variabile. 

Nel solo mese di giugno 2025, l’incremento rispetto allo stesso periodo del 2024 per i prosciutti Dop è stato del 14,4% a peso imposto e del 9,4% a peso variabile.

“In un contesto complessivo in cui nella prima parte del 2025 la dinamica dei consumi è frenata dai prezzi decisamente elevati del prosciutto – osserva Paolo Tramelli, direttore Marketing del Consorzio di tutela del Prosciutto di Parma – il prodotto Dop sicuramente tiene meglio rispetto a quello non Dop”.

Tramelli evidenzia la forte crescita del prodotto in vaschetta

“Si sta consolidando una tendenza che avevamo visto crescere radicalmente nel periodo del Covid e che ha successivamente rallentato, per poi riprendere quota, vale a dire la vendita del prodotto preconfezionato in vaschetta – osserva Tramelli -. È la componente di servizio, già vista anche in altri segmenti alimentari, ad essere vincente per la sua praticità”.

Una crescita del preconfezionato che il direttore Marketing del Consorzio del Prosciutto di Parma individua non solo in Italia, ma anche in Europa e in altre aree del mondo, al punto da parlare di vero e proprio “cambiamento strutturale”.

L’acquisto dei salumi in vaschetta, d’altronde, ha assicurato al consumatore la possibilità di consumare non soltanto in giornata, ma di conservare il prodotto in frigorifero e di consumarlo anche in altri frangenti.

Relativamente al mercato del suino e delle carni suine, il prezzo della coscia nel periodo dopo il Covid si è collocato su valori molto elevati. 

“Questo significa che dovremo abituarci a costi produttivi molto elevati, che spingono poi il prezzo di vendita e al consumo su livelli molto alti”, puntualizza Tramelli.

Sul piano del marketing, “in questi ultimi 2-3 anni il Consorzio del Prosciutto di Parma ha intensificato molto la collaborazione con la GDO per superare le formule di promozione basate sul prezzo e orientarsi alla comunicazione legata alla elevata qualità del prosciutto e ai valori dei nostri prodotti all’interno del punto vendita. 

In questo contesto anche le modifiche del disciplinare entrate in vigore da oltre un anno si sono rivelate efficaci per migliorare le caratteristiche del Prosciutto di Parma e differenziarlo rispetto ad altri prodotti”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Latte tra investimenti e costi + Commento di Alberto Cortesi [Allevatore e Presidente Confagricoltura Mantova]
11 Agosto 2025

Di: Alberto Lancellotti

Rispetto al biennio 2021-22, segnato dall’impennata dei prezzi delle materie prime, come gas, elettricità, ma anche petrolio e fertilizzanti, oggi i valori di tali input si sono decisamente ridimensionati. Permangono alcune eccezioni, come il gasolio agricolo e alcuni fertilizzanti, che comunque si mantengono su livelli non allarmanti.

Tuttavia l’indice CPI dei prezzi al consumo continua a crescere, sostenuto da incrementi ancora in atto in diversi segmenti chiave, come l’alimentare e l’HoReCa.

Intanto, molti allevatori hanno colto il momento favorevole dei prezzi di Latte e Formaggi (su tutti Grana Padano DOP e Parmigiano Reggiano DOP) per investire in innovazione, robotica e digitalizzazione. Obiettivi: migliorare benessere animale, produttività ed efficienza, anche in risposta alla carenza di manodopera specializzata.

L’innovazione però porta con sé nuovi costi: manutenzione, facility management, gestione. Quanto incidono questi oneri sui bilanci delle Aziende Agricole da Latte?

Il commento dell’Allevatore

Alberto Cortesi – Allevatore e Presidente Confagricoltura Mantova

“Le molte Aziende che hanno fortemente investito in questi ultimi anni trovano un momento particolarmente favorevole di mercato e redditività, a condizione di aver fatto investimenti mirati e di essere in grado di utilizzarne al massimo i benefici. L’adozione del robot di mungitura richiede ammortamenti più elevati e un costo in manutenzione e materiali di consumo di circa il doppio per litro di latte munto rispetto alla sala di mungitura tradizionale.

Occorre riuscire a ottenere il massimo della produttività e per far questo occorre che la gestione sia affidata a Operatori adeguatamente preparati, cosa non semplice. Se aggiungiamo una ulteriore complicazione derivante dai numerosi sistemi informatici di controllo e gestione presenti nelle aziende agricole i cui dati spesso sono blindati e non trasferibili, la questione della preparazione delle persone risulta ancora una volta essenziale.

Gli Allevatori che non sono disposti a mettersi in gioco in un cambiamento mentale radicale che la tecnologia comporta è meglio e più conveniente economicamente che continuino con sistemi collaudati, certo perdendo la sfida affascinante dell’allevamento innovativo.

Quando invece l’investimento ha riguardato il benessere animale inteso come moderne strutture progettate correttamente in spazio, aerazione, luce e facilità di pulizia, il ritorno economico è più facilmente raggiungibile anche senza tecnologia di ultima generazione. Ritengo si possa fare l’Allevatore con bilancio economico positivo anche senza robot di mungitura e di alimentazione ma non si può prescindere dall’avere stalle adeguate dal punto di vista comfort.

L’Allevamento da latte deve mettere in conto un costo in moderne tecnologie e di ammortamento in strutture molto elevato che può arrivare a superare largamente i 5 centesimi/litro.”

TESEO.clal.it – Italia: indice dei prezzi al consumi (CPI)