Prospettive Economiche per l’America Latina e i Caraibi
18 Luglio 2024

Il sud America, l’America Centrale ed il Messico, od in altre parole l’area America latina e Caraibi (LAC), conta 33 Paesi con circa 700 milioni di persone che parlano prevalentemente lo spagnolo (63% della popolazione) ed il portoghese (34% della popolazione), dove Brasile e Messico sono le economie dominanti. L’esportazione di materie prime è la più importante fonte di valuta estera, mentre per i Caraibi risulta essere il turismo.

Uno studio della Banca mondiale definisce le prospettive dell’andamento economico in questa regione che riveste un ruolo rilevante nel contesto agroalimentare mondiale

Previsioni di crescita variabili

Dopo il rallentamento della crescita economica a causa degli effetti persistenti della stretta monetaria, nel 2024 si registrano alcuni segnali di ripresa, sebbene non in modo omogeneo. La fiducia delle imprese è sostenuta in Brasile come in Messico ed un miglioramento è stato registrato anche in Cile e Perù, mentre in Argentina, escluso il settore agricolo, si registra un perdurante calo della produzione.
Tranne che in questo importante Paese, l’inflazione è generalmente in calo e le banche centrali hanno iniziato a ridurre i tassi rispetto ai livelli elevati del 2023. Secondo le previsioni, la crescita del Brasile sarà del 2% nel 2024 e del 2,2% nel 2025, grazie alla riduzione dei tassi di interesse ed alla ripresa dei consumi e degli investimenti privati, mentre in Messico dovrebbe attestarsi al 2,3% nel 2024 ed al 2,1% nel 2025, frenata dalla stretta politica monetaria, con una ripresa degli investimenti e dei consumi nel prossimo anno.
Situazione più critica in Argentina, dove si prevede una contrazione del 3,5% nel 2024, ma una ripresa della crescita al 5% nel 2025. Le autorità stanno cercando di affrontare le sfide economiche significative con un approccio basato in parte sul consolidamento fiscale ed il riallineamento dei prezzi relativi, compreso il tasso di cambio. L’inflazione dovrebbe rimanere elevata quest’anno, anche se in rapida diminuzione.
In Colombia, la crescita dovrebbe aumentare all’1,3% nel 2024 ed al 3,2% nel 2025, grazie alla ripresa dei consumi privati e delle esportazioni. La crescita prevista per il Cile, pari al 2,6% nel 2024 e al 2,2% nel 2025, sarà sostenuta dalla forte domanda estera di materie prime per le energie verdi, in primo luogo rame e litio. Per il Perù, si prevede una crescita del 2,9% nel 2024 e del 2,6% nel 2025; l’aumentata capacità estrattiva dovrebbe poi favorire l’export. Per i Caraibi è prevista una crescita economica sostenuta, che nel 2025 dovrebbe attestarsi al 5,7%, trainata dalla ripresa del turismo, ma con notevoli differenze fra i vari Stati, come dimostra la perdurante instabilità ad Haiti.

Anche per l’America Centrale persistono notevoli differenze fra gli Stati che la compongono. Basti pensare alle differenze fra Paesi come Panama con una economia basata sul dollaro ed un più contrastato Nicaragua.

Rischi e incertezze

Queste previsioni sono comunque esposte ad una serie di rischi. Tra questi, la possibilità di un inasprimento delle condizioni finanziarie mondiali, gli alti livelli di debito locale ed anche il rallentamento della crescita in Cina che potrebbe rallentare la domanda di prodotti latinoamericani. Il tutto, senza dimenticare l’imprevedibilità degli eventi meteorologici con l’incognita del cambiamento climatico.

Fonte: World Bank Group

TESEO.clal.it – Rapporto settimanale del meteo in Brasile

Il Commento: Il mercato del bovino a carne rossa… [Alessandro De Rocco, AZOVE]
16 Luglio 2024

“Il mercato del bovino a carne rossa negli ultimi tre esercizi è stato caratterizzato da un andamento positivo. Quest’anno è invece molto più complesso, con una distonia fra i prezzi dei bovini da ristallo francesi, che hanno raggiunto valori mai visti e totalmente disconnessi con il prezzo del bovino ingrassato. Nel passato abbiamo affrontato periodici momenti di crisi, ma la situazione attuale è inedita e non si intravedono segnali di riequilibrio nel breve termine”.

Alessandro De Rocco – Allevatore e Presidente di AZOVE

C’è preoccupazione nelle parole di Alessandro De Rocco, 57 anni, Allevatore, Presidente della cooperativa AZOVE. L’Associazione zootecnica veneta ha sede a Cittadella (Padova) e conta circa 80 soci allevatori per una produzione e lavorazione delle carni di circa 50.000 bovini annui.

“Negli ultimi quattro anni i dati indicano il progressivo calo del patrimonio europeo sia di vacche nutrici che da latte in misura variabile tra l’1% e il 2% annuo con le conseguenti minori nascite di vitelli da ingrasso. Questi dati hanno un impatto sulla disponibilità di carne e quindi sui prezzi e, normalmente, dovrebbe ripartirsi sulle varie fasi della filiera sino al consumo. Negli ultimi mesi, invece, gli ingrassatori subiscono la minor disponibilità di bovini da allevamento pagando prezzi più alti anche del 15% rispetto allo scorso anno, mentre il mercato dei bovini da macello resta pesante”, prosegue De Rocco.

“Il mercato per ora resta un’incognita e per molti Allevatori che stanno ristallando in queste settimane il ciclo produttivo sarà una vera e propria scommessa ed è veramente arduo pensare ad un recupero dei costi di produzione – dice il Presidente di AZOVE -. I distributori mettono in competizione tra loro i Macelli per tenere bassi i prezzi delle carni macellate, nonostante la produzione sia a volte persino insufficiente a soddisfare la domanda”.

“Per avere una bistecca, tenendo conto di tutto il ciclo produttivo dal bovino dal concepimento del vitello, alla sua nascita, arrivando all’ingrasso e alla macellazione, sono necessari almeno tre anni di lavoro – riassume il Presidente di AZOVE – con uno sforzo notevole. Se consideriamo tutto questo forse sapremo riconoscere il vero valore dell’alimento carne”.

“Con un primo calcolo non esaustivo – spiega De Rocco – basterebbe che agli Allevatori venisse riconosciuto un aumento di prezzo al dettaglio di 70/90 centesimi per chilogrammo di carne e le stalle potrebbero investire in tema di benessere animale, competitività, sostenibilità. Servirebbe maggior etica nella filiera, ma è un concetto che da solo il mercato non conosce”.

“Si rischia la ulteriore chiusura di altri allevamenti e si sta scoraggiando l’insediamento dei giovani senza il quale non c’è futuro. Ma se cede l’anello più debole, l’allevamento, anche gli altri ne subiranno le conseguenze”.

TESEO.clal.it – Prezzi delle Carni Bovine

India e il mercato agroalimentare | nuova analisi CLAL
9 Luglio 2024

L’India, con una superficie agricola appena superiore all’UE-27, ha affrontato la sfida di sfamare oltre un miliardo quattrocentomila persone aumentando le proprie produzioni agroalimentari. 

Nel suo percorso è riuscita a diventare il maggior produttore di Latte al Mondo (bufala + vacca), grazie ad un eccezionale modello basato sulla cooperazione.

Questa affascinante impresa ci ha spinti a tracciare i contorni del mercato lattiero-caseario, delle carni bovine e degli alimenti zootecnici in India, e a chiederci: cosa manca all’India per divenire un grande esportatore di prodotti lattiero-caseari?

Scopriamolo nella nuova analisi CLAL sull’India.

La Danimarca potrebbe essere il primo Paese al Mondo ad applicare una “Carbon Tax” 
8 Luglio 2024

Di: Marika De Vincenzi

La Danimarca potrebbe essere il primo Paese al mondo ad applicare una “CARBON TAX” in agricoltura, a partire dal 2030, colpendo in particolare gli allevamenti di bovini e di suini.

La normativa, che dovrebbe essere discussa in Parlamento entro la fine dell’anno e che è stata definita senza un confronto diretto con il mondo allevatoriale, prevede un’aliquota principale di 300 corone danesi (poco più di 40 euro) per tonnellata di CO₂ equivalente nel 2030, destinata a salire a 750 corone per tonnellata di CO₂ equivalente nel 2035. L’imposta sarà introdotta gradualmente con una detrazione fiscale di base del 60% almeno per i primi due anni.

La Danimarca è uno dei principali esportatori di suinetti in Europa, tanto che nel 2023 ha venduto oltre 15.809.000 capi al di sotto dei 50 kg (+0,49% sul 2022). Fra le principali destinazioni: Germania, Polonia, Paesi Bassi e Italia (696.000 capi esportati dalla Danimarca al nostro Paese, +0,52% rispetto al 2022).

In attesa di capire se il disegno di legge proposto dal governo danese troverà effettiva applicazione (a partire, ripetiamo, dal 2030), quali potranno essere le azioni compensative che gli allevamenti potranno attuare (non dimentichiamo che l’agricoltura è un’attività in grado di sequestrare carbonio ed essere, appunto, “carbon negative”), quali potranno essere gli effetti sul numero di capi allevati e sulle dinamiche di mercato, resta cruciale il tema ambientale.
La zootecnia dovrà difendersi dalle fake news (l’impatto ambientale è molto inferiore rispetto a quanto denunciato da una parte dell’opinione pubblica), ma allo stesso tempo perseguire politiche e azioni sostenibili.

Articolo modificato in data 9 luglio 2024, eliminando il riferimento ai disciplinari di produzione del Prosciutto di Parma e del Prosciutto di San Daniele.

Consulta la nuova pagina di TESEO dedicata agli ALLEVAMENTI e ai SUINETTI in UE-27 >

Teseo raddoppia: carne bovina Scottona, Vitellone maschio, Vitello e Vacca
25 Giugno 2024

Teseo raddoppia. Il maialino, la dashboard in homepage a sinistra che consente ai visitatori del sito di individuare al primo sguardo il trend di mercato grazie all’immagine stilizzata e colorata in base alle dinamiche dei prezzi di mercato registrati in CUN, è ora affiancato da due Bovini da Carne, collocato sulla destra della homepage di TESEO.Clal.it.

Partiamo da qui. Colpo d’occhio e informazioni essenziali, intuitive, che in un’immagine (o meglio, in quattro immagini, perché appaiono nell’ordine Scottona, Vitellone maschio, Vitello e Vacca) indicano le quotazioni più recenti in borsa merci a Modena, piazza di riferimento nazionale per le carni bovine.

Massimiliano Ruggenenti – Allevatore e Presidente del CLPCB

Abbiamo chiesto a Massimiliano Ruggenenti, Allevatore di Castel Goffredo (Mantova) e Presidente del Consorzio Lombardo Produttori di Carne Bovina (CLPCB), un commento all’ultima seduta di mercato, che dopo diverse settimane di stabilità ha registrato un segno negativo. Un ridimensionamento “forse più dettato dalle dinamiche stagionali, con la convinzione che d’estate i consumi di carne bovina siano in leggera frenata rispetto all’inverno”, afferma Ruggenenti.

“Siamo convinti che in questa fase la disponibilità di carne bovina sul mercato sia in diminuzione rispetto alla domanda e, a rigore di logica, già con le prossime settimane i listini dovrebbero aumentare”.

Resta uno scenario in tensione, tuttavia, per l’aumento dei prezzi dei ristalli, che sono sostenuti anche dall’export di bovini vivi sulle rotte dalla Francia e dall’Italia verso il Nord Africa e che, spiega Ruggenenti, “rispetto allo stesso periodo del 2023 si collocano su valori più alti del 7-10%, mentre i prezzi alla vendita delle bovine alla macellazione hanno registrato incremento intorno al 2-3%, con evidente squilibrio per i bilanci degli allevamenti. Senza un recupero della redditività diventano difficili il ricambio generazionale, gli investimenti e la sopravvivenza delle imprese zootecniche”.

CBAM e Fertilizzanti per l’UE-27 e l’Italia
25 Giugno 2024

Sono sempre di più le misure implementate all’interno dell’Unione Europea con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale delle produzioni. 
Tuttavia, il rischio è quello di ridurre la competitività delle produzioni locali rispetto a quelle in altri Paesi dove i vincoli ambientali sono meno stringenti.

È quindi necessario assumere una visione globale per adottare soluzioni efficaci e che evitino la rilocalizzazione delle emissioni e l’indebolimento degli obiettivi climatici dell’UE. D’altra parte, le emissioni non conoscono confini.

In questo contesto è stato ideato il CBAM, un meccanismo che vuole adeguare il costo delle emissioni associato ai prodotti importati a quello dei prodotti domestici.

Vediamo meglio nella pratica di cosa si tratta e perché potrebbe impattare sui prezzi dei Fertilizzanti, in questa nuova breve presentazione.

Carne suina: L’Italia, autosufficiente solamente per il 57,5%
24 Giugno 2024

Di: Marika De Vincenzi

Siamo lontani dai 3,15 milioni di tonnellate di carne suina esportate dall’Unione Europea verso la Cina nel 2020, eppure l’Ue rappresenta anche tre anni dopo il 49,4% di tutte le carni suine importate da Pechino.

Dalla prospettiva opposta, il 29% delle esportazioni europee di carne suina ha preso la strada per Pechino, con la Spagna che si è confermata il principale fornitore europeo, seguita da Paesi Bassi, Danimarca e Francia. Le esportazioni dell’Unione Europea nel 2023 hanno superato quota 1,19 milioni di tonnellate, in diminuzione del 24,1% rispetto al dato 2022.

Il caso italiano. L’Italia, autosufficiente solamente per il 57,5%, non esporta carne suina in Cina. Al contrario, nel corso del 2023 l’Italia ha aumentato le importazioni del 3,6% rispetto al 2022, con Germania, Spagna, Olanda e Danimarca principali fornitori di carni suine.

Spettro dazi cinesi? Ora, in una nuova guerra globale combattuta anche sul fronte del commercio e con lo spettro del ricorso al protezionismo, il ministero del Commercio Cinese ha annunciato di aver aperto un’indagine antidumping sull’importazione di carne di maiale dell’Unione Europea. Tale provvedimento, se concretizzato, potrebbe rappresentare una ritorsione rispetto alla decisione da parte della Commissione Europea di introdurre dazi sulle importazioni di auto elettriche dalla Cina a partire dal prossimo Luglio.

Quali conseguenze? Se la Cina interrompesse le importazioni di carne suina dai Paesi UE, si verificherebbe un eccesso di offerta nei Paesi comunitari autosufficienti come la Spagna. Questa situazione potrebbe esercitare pressioni ribassiste sui prezzi e spingere l’Italia a preferire l’import di carne suina dai Paesi Europei a costi più bassi anziché utilizzare la produzione nazionale per soddisfare la domanda interna. Il rischio è la perdita di competitività per il settore suinicolo nazionale, già alle prese con un ridimensionamento legato a fattori sanitari, difficoltà di ricambio generazionale, incertezze di mercato e fake news che contrastano i consumi di carne suina.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Ridurre le Emissioni è possibile
18 Giugno 2024

Le emissioni azotate derivanti dall’intensificazione delle pratiche agricole e da carichi di bestiame elevati portano alla liberazione di ammoniaca in atmosfera, col conseguente aumento di quel particolato fine nell’aria (PM2,5) responsabile di crescenti patologie respiratorie nella popolazione.

Il problema è serio. Riguarda diverse zone del mondo, inclusa la Pianura Padana dove la concentrazione di elementi inquinanti nell’aria, fra ammoniaca (NH 3), ossidi di azoto (NO) e di zolfo (SO), è fra le più elevate d’Europa, come è stato recentemente dimostrato dal progetto Inhale (Impact on humaN Health of Agriculture and Livestock Emissions), per studiare l’impatto sulla salute umana delle emissioni dell’agricoltura e dell’allevamento in Lombardia.

Ridurre le emissioni di ammoniaca, dato che per l’81% derivano dall’agricoltura, è possibile.
Per questo occorre adottare cinque regole:

  1. Uso efficiente delle proteine nella razione, per ridurre l’azoto in eccesso escreto dagli animali sotto forma di urea urinaria;
  2. Pulizia frequente e regolare delle aree di allevamento;
  3. Copertura delle vasche di stoccaggio dei liquami;
  4. Tecniche di spandimento come barre o dischiere;
  5. Gestione con cura dei fertilizzanti, in particolare l’urea.

Poi bisogna considerare il continuo consumo di suolo.

La sostenibilità ambientale è la base per la credibilità delle nostre produzioni, in primis le DOP.

TESEO.clal.it – Italia: Allevamenti e capi Bovini

Colture OGM: rilevanza nell’Agricoltura USA
5 Giugno 2024

Negli USA, più del 90% di mais, cotone e soia deriva da sementi OGM. Le sementi geneticamente modificate sono state introdotte nel 1996 e poco più di dieci anni dopo interessavano oltre il 50% di tutte le coltivazioni di mais, soia e cotone.  Le due principali caratteristiche delle piante geneticamente modificate sono la tolleranza agli erbicidi (HT) e la resistenza agli insetti (Bt). Questi tratti genetici possono essere aggiunti nei semi singolarmente (caso più frequente) oppure in modo combinato.

Nel tempo sono poi state sviluppate caratteristiche anche diverse da HT e Bt, come la resistenza a virus, funghi e siccità, un maggiore contenuto di proteine, olio o vitamine. Le sementi HT sono ampiamente utilizzate anche in erba medica, colza, barbabietola da zucchero. 

Tecnicamente, gli Organismi Geneticamente Modificati si possono distinguere in transgenici se i geni inseriti provengono da specie diverse, es. geni di origine animale inseriti in una pianta, oppure in cisgenici quando si modificano dei geni della stessa pianta (od organismo).

Fonte: Economic Research Service – USDA

USDA: Adozione delle Colture Geneticamente Modificate negli Stati Uniti

Cina: cresce la domanda di Cereali
28 Maggio 2024

Di: Elisa Donegatti ed Ester Venturelli

Da Settembre 2023, la Cina è tornata ad accelerare gli acquisti nei mercati dei Cereali (+26,3% tra Gennaio e Aprile 2024). Pur essendo una crescita che coinvolge diversi prodotti, sono tre quelli che spiccano in particolar modo: l’Orzo, il Sorgo e il Frumento Duro. 

Le importazioni di Orzo (non per semina) ammontano a più di 6 milioni di tonnellate. Di questi, il 48% è fornito dall’Australia, la quale ha ricominciato ad esportare Orzo in Cina dopo che quest’ultima ha rimosso le tariffe lo scorso Agosto dopo tre anni di blocco. Gli altri principali fornitori sono Argentina, Canada, Ucraina e Francia. 

Il Sorgo viene acquistato quasi totalmente dagli USA (93%). Le quantità sono in crescita nonostante le produzioni locali siano elevate rispetto alla media storica, sottolineando una ripresa della domanda Cinese. Infatti, il primo quadrimestre 2023 aveva visto un rallentamento degli acquisti di Sorgo che ora stanno tornando ai livelli degli anni precedenti. 

Il Frumento Duro registra un aumento delle quote importate del +78,47% rispetto al primo quadrimestre del 2023, raggiungendo quasi 2,5 milioni di tonnellate. Questo mercato è fornito per la maggior parte da Canada (55%) e Australia (35%). L’aumento della domanda di Grano Duro sarebbe associato a COFCO, azienda alimentare dello stato, che ha iniziato a trasformare la materia prima, anziché acquistare farina e pasta già lavorate.

Per quanto riguarda il settore delle Carni, si mantiene il trend già evidenziato negli ultimi mesi: un rallentamento della domanda di Carne Suine estera e una crescita per le Carni Bovine. Nel primo quadrimestre del 2024, le Carni Suine hanno registrato un calo dei volumi importati del -29,7% riducendo soprattutto la quota delle Carni fresche, refrigerate e congelate. Nello stesso periodo, i volumi importati di Carni Bovine sono aumentati del +22% trainati da una maggiore domanda di Carni congelate, provenienti da tutti i principali Paesi fornitori.