Quali previsioni per la suinicoltura a livello mondiale? Secondo USDA, nel 2025 la produzione globale di Carne Suine dovrebbe essere in calo (-0,8%), raggiungendo 115,13 milioni di tonnellate.
Sono previsti cali produttivi, in particolare, in UE-27 (-1,6% tendenziale, che potrebbe essere un rallentamento più consistente, fino al -2%) e in Cina (-2,2%), che si conferma il primo produttore mondiale, nonostante l’arretramento dei volumi già nel terzo trimestre di quest’anno (-0,8%), dovuti a politiche di contenimento della mandria anche per la flessione dei consumi in seguito alla crisi dell’economia cinese.
Parallelamente, sono in crescita le produzioni di carne suina in USA (+2%), Brasile (+1,2%) e Vietnam (+3%, trainata dall’espansione degli allevamenti e dal miglioramento delle operazioni di contrasto alla Peste suina africana). Stimata in aumento anche la produzione di carne di maiale in Russia (+3,4%), una crescita che potrebbe orientare una parte delle produzioni verso la Cina, che potrebbe intensificare i rapporti commerciali con Mosca e saldare ulteriormente la vicinanza politica ed economica.
Resta sempre l’incognita della Peste suina africana (PSA), ma gli attuali prezzi dei suini grassi da macello, che hanno raggiunto in CUN a Mantova la quotazione di 2,385 €/kg, consentono agli Allevatori di pianificare i propri investimenti aziendali.
Così sta facendo Marco Bompieri, Allevatore mantovano iscritto a Coldiretti. “Stiamo facendo investimenti rilevanti nelle scrofaie, per migliorare alcuni aspetti cruciali, dall’automazione per far fronte alle difficoltà di reperire manodopera specializzata, passando per il benessere animale e la sanità – spiega Bompieri -. Interventi che avevamo pianificato da tempo, ma che oggi il mercato ci consente di fare con maggiore serenità, visto il miglioramento dei margini, in questa fase di mercato”.
Sul piano del dialogo di filiera, la porta resta sempre aperta per un confronto fra i diversi anelli della catena di approvvigionamento. “Non abbiamo ancora ricevuto richieste in tal senso, ma il nostro caso è abbastanza singolare, in quanto abbiamo una struttura che ci porta ad avere confronti quasi quotidiani con i macelli e i salumifici – spiega Marco Bompieri -. Non ci limitiamo a fornire i maiali, ma privilegiamo il dialogo costruttivo con i nostri partner. Se il confronto dovesse assumere i contorni del tavolo istituzionale con le varie rappresentanze, saremmo come sempre disponibili a dare il nostro contributo”.
Le ultime elaborazioni di TESEO indicano un aumento del numero di suini tatuati, destinati per il circuito tutelato. “Non sarà nei primi mesi del 2025, ma ritengo di poter confermare l’incremento della disponibilità del numero degli animali nel corso del prossimo anno – valuta Bompieri -. Ma sono convinto che spazi per investire continueranno ad esserci. Il problema, semmai, per gli Allevatori è legato alla manodopera e al ricambio generazionale”.
Negli USA si sta svolgendo la raccolta diMais e Soia e per entrambi i mercati i risultati produttivi del Paese sono determinanti a livello mondiale.
La stagione 2024/25 ha portato buoni risultati per le rese di Mais che, secondo le stime, sono state migliori dell’anno scorso raggiungendo le 11,54 tonnellate per ettaro (Ton/ha). Questo ha portato a produzioni elevate, inferiori solo dello 0,9% rispetto alla stagione scorsa, nonostante le minori aree destinate alla produzione di Mais. Tuttavia anche la domanda è stimata a livelli sostenuti, ne è prova la crescita dell’export di Mais USA di circa il 40% tra Gennaio e Agosto 2024, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo, combinato alle minori produzioni in UE e alle difficoltà dell’export Ucraino, contribuisce a frenare la diminuzione dei prezzi USA che si attestano intorno ai 160$/Ton, con prospettive di stabilità nei prossimi mesi.
Le stime della produzione di Soia Statunitense indicano una variazione positiva (+10,1%) determinata da rese (3,57 Ton/ha) e una superficie coltivata più ampia. La maggiore disponibilità sta portando rilassamenti sui mercati, dato che la domanda non si sta rafforzando: l’export di Soia USA è infatti diminuito del 8,66% tra Gennaio e Agosto 2024, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo dovrebbe permettere un accumulo degli stock. Infatti, i prezzi USA sono diminuiti fortemente negli ultimi mesi. La diminuzione è stata frenata dalla presenza di condizioni siccitose in Brasile che dovrebbero essersi risolte negli ultimi giorni, prospettando ulteriori diminuzioni nei prezzi della Soia per i prossimi mesi.
Marco Fortuna – Presidente di Cooperativa Zootecnica Scaligera
“Siamo di fronte ad un vero tsunami che colpisce tutta la filiera ed il mercato italiano del Bovino da ingrasso”. A dirlo è Marco Fortuna Presidente di Cooperativa Zootecnica Scaligera, con 40 soci allevatori nelle province di Verona, Vicenza, Mantova, Brescia, Cremona e Treviso con una produzione di più di 30.000 capi bovini all’anno.
“Da una parte registriamo, infatti, gli aumenti vertiginosi e continui dei prezzi del vitello da ristallo, dall’altro ad un aumento dei prezzi dei capi maturi, per minore disponibilità di carne bovina in virtù dei ridotti volumi importati in Italia a favore dei nuovi flussi di esportazione verso i paesi emergenti extra-Ue”, prosegue.
La dipendenza dai mercati esteri, per quanto riguarda l’import di capi bovini da ristallo è significativa: su 1.356.759 bovini macellati di età 12–24 mesi in Italia nel 2023, 407.100 sono nati in Italia, e rappresentano solo il 30% del fabbisogno, mentre quelli provenienti dall’estero (quasi il 90% dalla Francia) sono 886.659, pari al restante 70 per cento.
“Questa congiuntura di difficile sostenibilità economica si assomma al trend, ormai anch’esso consolidato, di una contrazione dei consumi di carne rossa in Italia”, spiega Fortuna.
Tutti elementi di incertezza per il futuro, che portano ad un profondo ripensamento strutturale delle aziende zootecniche. “Ritengo – prosegue Fortuna – che in futuro la nostra filiera subirà un significativo mutamento, con la concentrazione degli allevamenti e dei macelli, oggi poco performanti se di piccole dimensioni. Come in altri comparti aziendali, anche il nostro avrà meno player, ma più grandi”.
Se sul lato della produzione c’è incertezza, le cose sul lato dei consumi non vanno certo meglio. “Gli aumenti dei prezzi al consumo determinano la percezione di un prodotto sempre più di nicchia, dove i volumi sono destinati ulteriormente a calare in coincidenza con l’aumento dei prezzi”, dichiara il Presidente di Cooperativa Zootecnica Scaligera.
“Riuscire a creare efficienza tra i reparti diventa fondamentale – afferma -. Solo attraverso accordi siglati tra produzione e distribuzione possono ridare fiducia e equilibrio al sistema, evitando così inutili speculazioni, trasmettendo al consumatore finale la reale percezione di un prodotto di filiera assieme a campagne di informazione e alla riscoperta dei tagli e delle preparazioni più ottimali”.
Cambiano le rotte brasilianedell’export di Carni Suine, che nei primi nove mesi del 2024 incrementa le vendite internazionali del 6,13% in quantità, grazie anche a un prezzo medio unitario dei prodotti in rallentamento.
Perde terreno la Cina che, pur rimanendo la prima destinazione di carni suine e salumi nel periodo Gennaio-Settembre 2024 con 181.000 tonnellate di prodotto ritirato (contro i 311.000 dello stesso periodo del 2023), nel trimestre Luglio-Settembre cede lo scettro degli acquisti dal Brasile alle Filippine, in forte crescita.
Solo nel mese di Settembre, il Brasile ha esportato 25.600 tonnellate di carne suina fresca e congelata verso le Filippine, registrando un aumento del 132,7% rispetto allo stesso mese del 2023. Questo incremento è in parte dovuto al fatto che le Filippine stanno intensificando le importazioni di carne suina per far fronte alle continue epidemie di Peste Suina Africana (PSA), in seguito alla quale la produzione locale di carne suina stenta a riprendersi.
Il Brasile conta su un tasso di Autoapprovvigionamento del 149,2% ed esporta in una novantina di Paesi. Osservando i numeri, anche Cile, Giappone e Singapore stanno emergendo come mercati chiave, con il Giappone che evidenzia una forte domanda di prodotti ad alto valore aggiunto. A breve, dopo l’autorizzazione sanitaria ad esportare carne suina e frattaglie, si aprirà anche il canale di vendita verso la Malesia, che conferma la centralità del maiale sulle tavole del Sud-Est Asiatico.
Il Brasile, grazie all’accelerazione compiuta negli ultimi anni e rafforzata ulteriormente nel 2024, con quasi 2,3 miliardi di dollari di export fra gennaio e settembre, si è affermato fra i principali esportatori mondiali.
Gli aumenti in Borsa merci a Modena dei prezzi dei ristalli per il Presidente di Assocarni, Serafino Cremonini, sono la spia di “tensioni nell’approvvigionamento per il calo dei broutard che arrivano dalla Francia e, in proiezione, ci aspettiamo che i listini rimangano su questi livelli, se non addirittura in crescita”.
Serafino Cremonini – Vicepresidente di INALCA
Cremonini, Vicepresidente e Consigliere di INALCA Spa, sottolinea anche un altro rischio che potrebbe affacciarsi per la filiera zootecnica da carne italiana: “Al posto di inviarci i broutard per l’ingrasso, i francesi potrebbero scegliere la strada dell’ingrasso a livello locale e inviare in Italia direttamente la carne, al posto degli animali. In questo modo avremmo in casa nostra un indebolimento ulteriore del tasso di autoapprovvigionamento”.
Come risolverlo? “Dovremmo puntare con maggiore convinzione sulla linea vacca-vitello, individuando aree idonee per la crescita degli animali – invita Cremonini -. Vi sono zone come Sicilia, Campania, Calabria e Sardegna che potrebbero prestarsi, avendo gli spazi per il pascolo, all’ingrasso dei bovini da carne, anche per non appesantire territori dove la presenza zootecnica è già forte”.
Altro punto sul quale concentrarsi, per il presidente di Assocarni, è la cura dei baliotti. “Un coinvolgimento degli Allevamenti da latte e una maggiore attenzione ai vitelli maschi potrebbe essere un aiuto fondamentale per incrementare il tasso di autosufficienza in Italia. Ci troviamo in alcuni casi a importare baliotti dall’estero, quando invece potremmo tranquillamente ingrassare i nostri capi”.
Fari accesi anche sui prezzi della carne bovina al Consumo. “I prezzi sono già elevati e non so, francamente, fino a che punto il Consumatore sia disposto a sostenere nuovi rincari – commenta Serafino Cremonini -. Quello che è certo è che la carenza di carne rossa si fa sentire su scala mondiale”.
Il 56% delle aziende da latte inglesi ha difficoltà a reperire manodopera, tanto che il 10,6% ha dovuto ridurre il numero di animali in allevamento e l’86% afferma di non aver avuto risposta alle offerte di lavoro. Questi dati sono il risultato di un sondaggio che ha effettuato Arla, il più grande operatore lattiero-caseario del Regno Unito, su 472 dei suoi duemila fornitori di latte. Ne risulta anche che in media il personale è pagato il 27% in più rispetto al 2019. In questa situazione, se non vi saranno cambiamenti, il 16% degli intervistati afferma di considerare la possibilità di cessare l’attività determinando serie incertezze sulla sicurezza alimentare del Paese.
Mancanza di manodopera qualificata e Giovani che restino
Quello della forza lavoro è un problema presente lungo tutta la filiera. Le sfide più grandi sono l’attrazione di persone qualificate con le competenze corrette per le moderne tecnologie soprattutto nel campo dell’automazione e di attrarre un maggior numero di giovani che poi restino nel settore.
Arla ha già adottato una strategia lungo tutta la sua catena di fornitura per attrarre e trattenere personale, con un’attenzione anche ad una equilibrata rappresentanza di genere, ma ritiene necessario un sostegno pubblico per aiutare a promuovere la produzione alimentare come scelta di carriera tra una popolazione sempre più diversificata. Le richieste comprendono la riduzione delle formalità amministrative per gli agricoltori semplificando gli adempimenti burocratici, l’adeguamento dei programmi scolastici e formativi alle realtà produttive del settore agroalimentare per lo sviluppo delle competenze, l’accelerazione degli investimenti in tecnologia per sostenere l’automazione nelle aziende agricole. La necessità di interventi decisi per dare certezza e futuro alla produzione emerge anche dal sondaggio effettuato da National Farmers’ Union, il maggiore sindacato agricolo inglese, da cui risulta che il grado di fiducia degli operatori è sceso al livello più basso dal 2010.
Tutti i settori di attività agricola manifestano previsioni pessimistiche sui livelli produttivi del prossimo futuro per gli impatti del cambiamento climatico e soprattutto l’aumento dei costi che per la produzione di latte sono cresciuti del 44% negli ultimi cinque anni ed il calo delle marginalità. Il 60% degli agricoltori lamenta un calo nei profitti o delinea la possibilità di cessare l’attività. Pertanto si chiede un adeguamento degli stanziamenti pubblici al settore, che invece negli ultimi cinque anni sono rimasti sostanzialmente stabili, portandoli a 3,4 miliardi di sterline rispetto ai 2,4 attuali.
CLAL.it – Da dicembre 2015 a dicembre 2023, il numero di vacche da Latte in Regno Unito è diminuito da 1.918.076 a 1.839.277, con una riduzione di 78.799 capi, pari al 4,1% in otto anni.
I prezzi della Carne Suina in Cina hanno ripreso ad aumentare dallo scorso Maggio suggerendo un cambio di equilibrio nel mercato locale e stimolando tutta la filiera produttiva. Infatti, simultaneamente sono aumentati anche i prezzi dei Suini e dei Suinetti e le importazioni hanno rallentato. Questo sta portando i produttori a ripopolare le loro mandrie, dopo averle ridotte tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024.
È probabile che sia questa la ragione dietro all’aumento delle importazioni di Soia, che hanno caratterizzato il trimestre tra Giugno e Agosto. Solo in Agosto l’import di Soia ha registrato un aumento del +29,72% rispetto allo stesso mese del 2023. L’import di Mais rimane, invece, piuttosto debole (-64% ad Agosto), complici le produzioni record stimate a livello locale.
Negli Stati Uniti i digestori per la produzione di biogas realizzati presso le grandi stalle (megadairies), allevamenti con centinaia o migliaia di vacche da latte, stanno sollevando un dibattito, soprattutto negli Stati lattieri più produttivi come California e Wisconsin, che comprende tematiche relative ad emissioni, rispetto ambientale, produzioni energetiche ma, soprattutto, modello di sviluppo aziendale orientato verso unità produttive di sempre maggiori dimensioni seguendo lo schema industriale.
Ormai da tempo la produzione di biogas dal letame è considerata essere un metodo virtuoso per ridurre le emissioni di metano e tra il 2010 e il 2020 il Dipartimento per l’agricoltura statunitense ha disposto 117 milioni di dollari di sovvenzioni per i digestori anaerobici. A livello internazionale, nel 2021 durante la Conferenza sul clima delle Nazioni Unite (COP26) è stato lanciato il Global Methane Pledge, sottoscritto anche dall’UE, che mira a ridurre le emissioni globali di metano del 30% entro il 2030, prendendo come base di riferimento i livelli del 2020. Gli Stati Uniti hanno pubblicato il proprio piano di riduzione del metano che mira a sviluppare ulteriormente il settore attraverso specifiche politiche e ricerche con risorse a favore della produzione di biogas da letame, cui si attribuisce circa il 9% delle emissioni di metano mentre il 27% deriva dalla fermentazione enterica dei ruminanti. Di conseguenza si sono diffusi i biodigestori presso le aziende da latte per trasformare i reflui zootecnici in modo virtuoso per l’ambiente ed anche profittevole per l’impresa. Le voci critiche sostengono però che il biogas usato come combustibile è essenzialmente equiparabile a quelli fossili e dunque non può essere considerata energia pulita per contrastare il cambiamento climatico. Solo per citarne un paio, una ricerca di Friends of the Earth sostiene che i digestori per la produzione di biogas possono costituire un incentivo per aziende con dimensioni sempre maggiori, radicando ulteriormente sistemi alimentari che impattano sia le persone che l’ambiente, mentre in California è stato rilevato che la biodigestione del letame comporta fino al 15% di perdite di metano in atmosfera.
Il dibattito però coinvolge più in generale la natura e la diffusione delle megastalle come modello di industria agricola che comporta molti reflui impattanti sull’ambiente. Quando si hanno troppi animali in un unico luogo si avranno troppi rifiuti in poco spazio, che diventano un problema che va oltre la finalità di un biodigestore. La questione si pone anche in Italia, dato che negli ultimi dieci anni a fronte di un calo del 26% di aziende da latte, quelle con oltre 500 vacche sia aumentato del 54%.
TESEO.clal.it – Italia: evoluzione delle Aziende da Latte
Scendono ancora (-7,9% tendenziale) le importazioni cinesi di Carne Suina dall’UE nel periodo Gennaio-Luglio 2024, per effetto di una maggiore produzione interna del Paese asiatico, che ha frenato la richiesta dall’estero (che segna un -25,9% di import complessivo di carni suine e salumi nei primi sette mesi del 2024 sullo stesso periodo dell’anno precedente).
A rallentare gli acquisti della Cina ci sono tensioni di natura commerciale con l’UE per i dazi applicati da Bruxelles al settore delle auto elettriche, oltre a un rallentamento dell’economia del gigante asiatico, che inevitabilmente si ripercuote sui consumi interni.
Essendo il primo esportatore di carne suina verso la Cina, la Spagnaha registrato un calo di 25.000 tonnellate nelle vendite fra Gennaio e Luglio (-7,4%) e sta, di conseguenza, rivedendo le proprie strategie con un rallentamento delle macellazioni di suini (-0,8% i capi macellati in Spagna nel primo semestre del 2024) e dirottando maggiori quantità di carne suina verso altri mercati, come Francia, Italia e Giappone. In particolare, le esportazioni verso l’Italia fra Gennaio e Luglio 2024 ha toccato quota 161mila tonnellate, in crescita del 4,3% rispetto allo stesso periodo del 2023. Il segmento relativo alle Carni fresche, refrigerate e congelate, che vedono l’Italia come primo acquirente, ha registrato un aumento di 8.787 tonnellate (+6,35%), spinte dalla competitività dei prezzi.