Gli elevati prezzi dei Semi Oleosi, in particolare della SOIA, non frenano le importazioni cinesi. Infatti, la Cina ha incrementato gli acquisti di Semi Oleosi a Marzo del +69% in quantità e del +105% in valore.
Import Soia CINA+82% Marzo 2021
La SOIA rappresenta la prima voce commerciale dell’import di Semi Oleosi, con 7,8 milioni di tonnellate ritirate a Marzo (+81,6% in quantità e +129% in valore su base tendenziale), ad un prezzo medio di 505 $/Ton.
Gli Stati Uniti, rispetto allo stesso periodo del 2020, hanno scalzato tra i fornitori il Brasile e detengono oggi il 92% del market share, con esportazioni aumentate del +319,4% su base tendenziale.
TESEO.clal.it – CINA: Importazione di Semi Oleosi TESEO.clal.it – CINA: Prezzo di importazione della Soia
CEREALI
Import Cereali CINA+161% Marzo 2021
Continua ad aumentare sensibilmente anche l’import cinese di Cereali. Lo scorso Marzo la Cina ha acquistato oltre 4,7 milioni di tonnellate (+161%) per un valore vicino a 1,4 miliardi di dollari (+163,9% su base tendenziale).
Tenendo presente che nel Marzo 2020 il commercio globale risentiva della crisi del Covid, i dati di import di MAIS nel mese di Marzo segnano +506,4%, con Usa e Ucraina primi fornitori. Crescita record anche per l’import di ORZO, +283,6% in volume; Canada, Argentina e Francia i primi tre esportatori.
Rallenta, invece, l’import di FRUMENTO (-21%), con Canada, Francia e Usa che comunque rafforzano la propria posizione di mercato.
Andrew Hoggard – Presidente di ‘Federated Farmers of New Zealand’
Di Andrew Hoggard, Presidente di ‘Federated Farmers of New Zealand’ Traduzione di Leo Bertozzi
Il mondo del latte è molto articolato. Da una parte si trova una grande interconnessione in ogni settore della filiera, espressa a livello mondiale dalla collaborazione in organizzazioni come la Federazione Internazionale di Latteria FIL-IDF. Vi si svolge un lavoro comune a livello pre-competitivo in ambiti quali le norme internazionali, lo scambio di conoscenze su sicurezza alimentare e sistemi produttivi, il tutto in collegamento con altre associazioni internazionali del latte quali Dairy Sustainability Framework e Global Dairy Platform, che operano a livello internazionale per il miglioramento della sostenibilità ambientale, del marketing e della creazione del valore derivanti dal settore latte. Allo stesso tempo, per la politica agricola, il latte è però anche una patata bollente quando si tratta di intervenire per sostegni ed accesso al mercato. Ma perché il latte comporta questo alto livello di politicizzazione? Sinceramente non lo so. Considerando solo il monte ore che un allevatore deve consacrare alla produzione del latte rispetto alle altre attività agricole, verrebbe da dire che non c’è molto tempo per immischiarsi nella questioni politiche. Oppure, tale vivo interesse intorno al mondo del latte deriva dal grande valore nutrizionale che apporta?
L’effetto della volatilità sulle Aziende agricole da latte
Mi è
stato chiesto di esprimermi in merito a tali tematiche. Una delle convinzioni
che mi sono fatto dal dialogo che ho avuto con i produttori di latte in giro
per il mondo è che il fenomeno della volatilità ci colpisce tutti e che proprio
la volatilità di mercato può avere un profondo effetto sulla sostenibilità e
sulla redditività di molte aziende. Sfortunatamente, quando questo accade,
vedo che a livello generale ci sono allevatori che chiedono misure di
intervento le quali, francamente, non fanno altro che contribuire alla
volatilità peggiorando la situazione.
Osservando
il mercato mondiale del latte, ci si accorge che solo una piccola percentuale
dei consumi lattiero-caseari deriva dal commercio internazionale. Prendiamo ad
esempio il mio Paese, la Nuova Zelanda: esportiamo il 95% di ciò che
produciamo, avendo però accesso soltanto al 13% del mercato mondiale pagando dazi
inferiori al 10%. Il prezzo del latte neozelandese è il riflesso diretto del
prezzo mondiale, senza praticamente nessuno scostamento. Quindi,
effettivamente, questo 13% di consumi è ciò che determina il livello di prezzo
mondiale del latte.
Il livello di latte nel bicchiere cambia molto più in fretta che non quello nel secchio
Cerchiamo di vederla in questo modo: immaginiamo che il mercato internazionale del latte sia come un grande secchio, di cui la parte commercializzata sia rappresentata da un piccolo bicchiere. Se c’è un aumento nella produzione mondiale di latte, questa non si riversa nel secchio, ma nel bicchiere che tracima. Allo stesso modo, un aumento di domanda pesca dal bicchiere. Ecco da dove origina la volatilità: la ragione è che il livello di latte nel bicchiere cambia molto più in fretta che non quello nel secchio. Questa situazione è correlata ai contributi dati agli allevatori in tante parti del mondo, che determinano una latenza rispetto al momento in cui sono colpiti dai segnali del mercato. In altri termini, con le misure di sostegno e gestione del comparto latte, gli allevatori ricevono lo stimolo a produrre di più o di meno ben in ritardo rispetto all’evento che si determina sul mercato. Questo determina una ulteriore distorsione, che si traduce in una ulteriore volatilità.
Quindi,
una domanda è lecita: se invece del bicchiere ci fosse solo il secchio,
osserveremmo le stesse fluttuazioni di prezzo? Lo dubito.
Un mercato più aperto e incentivi scollegati alle produzioni
Sono
fermamente convinto che sarebbe meglio per gli allevatori avere un mercato
più aperto ed anche fare in modo che le misure di incentivo siano scollegate
alle produzioni, per evitare effetti distorsivi. Questi incentivi sono
veramente necessari? Nei vari scenari mondiali si può osservare che i sostegni
monetari sono correlati ai benefici che la società in generale intende trarne,
oppure l’insufficienza di sostegni monetari è presa a giustificazione per
introdurre barriere non tariffarie all’importazione. Però qualsiasi barriera
non tariffaria dovrebbe essere giustificata solo da oggettive ragioni tecniche
e scientifiche e non invece dai bisogni del momento. Il problema, se si
cambiano solo le regole, come ad esempio vietare il glifosato, è che si elimina
qualsiasi stimolo al consumatore per la disponibilità a pagare di più per il
prodotto che intende avere. Le regole che sono adottate in genere per il volere
di una minoranza della società, portano solo a tenere basso il prezzo del latte
per gli allevatori.
Queste regole possono assumere diverse forme. Gli agricoltori francesi mi raccontavano il loro problema di non poter ingrandire le mandrie perché non viste positivamente dall’opinione comune della gente estranea al mondo rurale. Ma questo è vero? Mio nonno mungeva al massimo 80 vacche, io ne mungo 560. Ho sacrificato i risultati qualitativi per raggiungere questo obiettivo? No di certo, perché la tecnologia mi permette di fare molto più di quello che riusciva a fare mio nonno. La dimensione della stalla è irrilevante;i risultati sono ciò che contano.
Spesso sento dire dalla gente estranea al mondo rurale che tutte queste regole non sarebbero un problema per le piccole stalle famigliari, ma solo per le grandi stalle. Invece la realtà è l’opposto. La grande azienda può permettersi di assumere qualcuno che si occupi di tutti gli adempimenti e la compilazione dei moduli, mentre la piccola azienda agricola familiare è sopraffatta dal peso delle carte da compilare.
Consumatori disponibili a pagare il giusto prezzo
Quindi, in sostanza, ciò di cui abbiamo bisogno è un mercato lattiero caseario molto più aperto a livello mondiale, con regole che siano basate solo sui riferimenti scientifici e che mirano al risultato. Abbiamo bisogno di consumatori disponibili a pagare il giusto prezzo per permettere agli agricoltori di fornire loro il prodotto con le qualità che essi desiderano. In fin dei conti, gli allevatori dei vari Paesi nel mondo producono poco meno di 900 milioni di tonnellate di latte all’anno. Se tutta la popolazione mondiale ricevesse la porzione quotidiana raccomandata di latte, bisognerebbe produrne il doppio, cioè 1800 milioni di tonnellate. Questo è un forte segnale di mercato del fatto che abbiamo bisogno di meno barriere, anziché di più.
Il Ministero dell’Agricoltura Statunitense ha pubblicato l’aggiornamento di Aprile sui mercati del Mais e della Soia.
Le produzioni mondiali di Mais per l’annata 2020/21 sono stimate a 1.137 Mio Ton, in leggero aumento rispetto alla previsione precedente, con variazioni positive in Unione Europea (incluso Regno Unito), Pakistan ed Ecuador. Rivista in diminuzione la produzione in Argentina, a causa delle condizioni di siccità causate dal fenomeno climatico La Niña.
A seguito di un aumento atteso per i consumi di Mais, gli stock mondiali a fine annatasono stati rivisti in diminuzione, con una variazione prevista del -6,3% rispetto all’annata precedente.
TESEO.clal.it – Stock Finali di Mais
I prezzi medi di vendita dall’1 all’15 Aprile rilevati in West Iowa (USA) si attestano a 218 $/ton, in aumento del +5,4% rispetto al mese precedente. I prezzi medi del Mais rilevati nello stesso periodo a Bordeaux (Francia) si attestano a 210,2 €/Ton, in leggera diminuzione rispetto alla media di Marzo 2021.
I prezzi medi quotati il 15 Aprile a Bolognasono di 234€/Ton per il Mais nazionale ad uso zootecnico e 238€/Ton per il Mais nazionale ad uso zootecnico con caratteristiche.
TESEO.clal.it – Prezzo del Mais in Francia
SOIA
La produzione mondiale di Soia per la stagione in corso è prevista in aumento di 1,4 Milioni di Tonnellate rispetto al forecast precedente. In Brasile la produzione è rivista in aumento (+1,5% rispetto alla previsione precedente), in quanto potrebbe esser sostenuta da maggiori rese produttive.
TESEO.clal.it – Produzione Mondiale di Soia
Gli stock finali di Soia per la stagione 2020/21 sono stati rivisti positivamente rispetto alla previsione precedente, pur mantenendosi a livelli ampiamente inferiori all’annata 2019/20 (-9,9%).
I prezzi medi di vendita della Soia dall’1 al 15 Aprile in USA si attestano a 547,7$/Ton, in aumento del +0,1% rispetto al mese precedente.
Prosegue l’aumento del prezzo dei Semi di Soia in Italia. L’ultima quotazione di Bologna registra un prezzo medio di 693€/Ton, con una variazione del +6,1% rispetto alla quotazione precedente.
TESEO.clal.it – Italia: Prezzi dei Semi di Soia
Per maggiori dettagli sui mercati del latte, agricolo e suinicolo seguiteci sui nostri siti web CLAL.it e TESEO.clal.it.
L’export di CEREALI dagli Stati Uniti nel mese di febbraio è cresciuto del +33,8% in quantità e del +59,6% in valore. In particolare, i prezzi unitari del Mais all’export sono aumentati ulteriormente del +31,2% in confronto a febbraio 2020.
Export Cereali USA+54% Gennaio – Febbraio 2021
Analizzando il primo bimestre 2021, su 18,2 milioni di tonnellate esportate (+53,8% su base tendenziale), circa 12,2 milioni sono rappresentate dal Mais. Giappone, Cina e Messico sono le destinazioni più significative per il Mais, con la Cina che è passata da 1.000 tonnellate importate dagli Stati Uniti nel periodo gennaio-febbraio 2020 a oltre 2,2 milioni di tonnellate nei primi due mesi del 2021.
I rapporti commerciali tra Stati Uniti e Asia sono molto intensi, anche analizzando l’export di Frumento. Accanto a Messico, Giappone e Cina si collocano come destinazioni Filippine, Corea del Sud, Indonesia, ma anche Thailandia e Taiwan, a conferma che l’area è strategica sul piano commerciale e geopolitico ed è ben presidiata dagli USA.
Si mantengono elevate nel primo bimestre del 2021 le esportazioni dagli USA di SEMI OLEOSI e FARINE PROTEICHE, per un valore vicino ai 7,6 miliardi di dollari (+101,8%).
Su quasi 15,5 milioni di tonnellate esportate (+54,7% su base tendenziale), la Soia rappresenta la prima voce dell’export, con volumi vicini ai 13,4 milioni di tonnellate e una crescita delle vendite oltre confine del +65,6%.
I prezzi medi delle esportazioni di Soia statunitense hanno raggiunto a febbraio i 503 dollari alla tonnellata, più elevati rispetto ad Argentina, Brasile e Paraguay.
Export di Soia USA verso la Cina+161% Gennaio – Febbraio 2021
Il 51% della Soia esportata dagli USA ha preso la rotta cinese, con un incremento rispetto al periodo gennaio-febbraio 2020 del +160,7% per questa destinazione.
L’Unione Europea è il secondo mercato per gli Stati Uniti, seguita da Messico, Egitto, Taiwan, Indonesia e Giappone. L’Italia ha ritirato 131.073 tonnellate nel primo bimestre 2021, in crescita del +62% su base tendenziale.
La vicenda della nave portacontainer Ever Given, finalmente disincagliata dopo sei giorni bloccata nel canale di Suez, imponeuna riflessione sul futuro di sviluppo sostenibile e globale che, forse, va ripensato. Ci sembra opportuno richiamare l’attenzione sulla conoscenza, sull’informazione come strumento di formazione, elaborazione e pianificazione, in un dialogo che dovrebbe coinvolgere tanto il settore privato delle imprese quanto il piano istituzionale, senza confondere le parti, ma secondo una collaborazione costruttiva.
Clal.it e Teseo by Clal, nelle proprie pagine, pubblicano le autosufficienze produttive, le produzioni, gli scambi internazionali. Per quale motivo? Per informare e contribuire alla crescita dell’economia, della società, del benessere, in chiave sostenibile. Il dialogo, gli accordi internazionali, le politiche di crescita razionale sono elementi che, insieme, contribuiscono al progresso e, in ultima analisi, ad uno sviluppo pacifico. Partendo dai numeri e dalla buona volontà.
Pubblichiamo l’articolo che Vito De Ceglia, Direttore responsabile di ShipMag.it e Giornalista presso La Repubblica-Affari e Finanza, ha scritto per CLAL.it e TESEO.
Vito De Ceglia – Direttore responsabile di Shipmag.it
Non è chiaro quando il Canale di Suez sarà riaperto al traffico, ma è stato compiuto un primo importante
passo in questa direzione. Nella notte, intorno alle 4.30 di lunedì 29 marzo
ora locale, la portacontainer Ever Given è stata disincagliata e portata di nuovo a galleggiare, secondo quanto riferito dal fornitore di servizi
marittimi Inchcape Shipping Services e poi confermato alle agenzie
internazionali da persone che stanno lavorando all’operazione.
La nave della compagnie taiwanese Evergreen Line era bloccata da martedì 23 marzo, causando la chiusura di una delle più importanti arterie per il commercio globale e facendo pressione sui prezzi di commodities e spedizioni. La Suez Canal Authority aveva in precedenza reso noto che un totale di dieci traghettatori sono coinvolti nelle operazioni di liberazione della Ever Given. Gli escavatori hanno già spostato 27.000 metri cubi di sabbia, fino a una profondità di 18 metri, e questa operazione ha permesso di appurare che la parte anteriore della nave è stata danneggiata, anche se l’imbarcazione è rimasta stabile.
Ciò
aggiunge incertezza ai tempi di sblocco del canale, in quanto probabilmente la
portacontainer non è operativa al 100%. Al
momento, in base alle analisi di Lloyd’s List, voce autorevole nel mondo dello
shipping, il blocco del canale da parte della nave Ever Given
costa circa 400 milioni di dollari
l’ora (9,6 miliardi al giorno):
il traffico in direzione ovest vale circa 5,1 miliardi di dollari al giorno e
il traffico in direzione est 4,5 miliardi di dollari.
Intanto,
si è allungata la lista di navi in attesa che il canale venga sbloccato:
secondo i dati raccolti da Bloomberg, sino a domenica 28 marzo c’erano 453 navi in coda, rispetto alle circa 100 all’inizio del blocco. In questo totale
sono comprese 90 navi portarinfuse (navi usate per trasportare carichi non-liquidi e
non contenuti in container), 27 petroliere, 82 portacontainer, 22 vettori GPL o GNL, 31 navi cisterna e 17 navi
che trasportano veicoli. Anche se
l’importante snodo per il commercio mondiale fosse liberato nei prossimi
giorni, le conseguenze sugli scambi globali potrebbero durare settimane o mesi.
“Le tessere del domino sono state rovesciate – ha scritto sui social media Lars
Jensen, amministratore delegato di SeaIntelligence Consulting – I ritardi e i cambi di rotta, che sono già avvenuti, causeranno effetti a catena su navi e attrezzature vuote, che si faranno sentire per diversi
mesi”.
Un incidente,
quello della Ever Given, che probabilmente avrà un effetto boomerang anche
sulle tariffe di trasporto marittimo che sotto la spinta del lockdown globale
per la pandemia Sars Cov 2, associata all’esplosione della domanda di prodotti
domestici di importazione, ha reso il mercato dei noli del trasporto container sempre più instabile. A trainarli è principalmente la domanda dei consumatori statunitensi, che sta trovando ulteriore spinta man mano che
l’economia si riprende per effetto del programma di vaccinazione, che dovrebbe
incrementare i consumi.
Anche la direttrice Asia-Europa-Med, sebbene in quantità
più contenuta, ha visto una lievitazione media dei noli di ben il 450% dalla seconda metà del 2020, ma la lentezza in EU
del programma vaccinazioni con conseguenti ampi lockdown a macchia di leopardo,
sta attenuando la domanda ed è attesa una contenuta correzione dei noli. La
situazione generale è comunque molto fluida e in continuo mutamento, con effetti
tutti da verificare sulle economie globalizzate.
Il Forecast USDA di Marzo mostra segni di stabilità nei mercati del Mais e della Soia. Le produzioni mondiali sono state riviste in leggero aumento, influenzando positivamente gli stock finali, i quali si mantengono però a livelli ampiamente inferiori rispetto l’annata precedente.
Michele del Team di CLAL.it e TESEO commenta il forecast e gli andamenti di mercato nel seguente video.
MAIS
Il Ministero dell’Agricoltura Statunitense
ha pubblicato l’aggiornamento di Marzo sui mercati del Mais e della
Soia.
Le produzioni mondiali di Mais per la stagione 2020/21 sono stimate in leggero aumento rispetto alla previsione precedente, grazie alle variazioni positive in India, Sudafrica e Bangladesh. Invariate le stime per i principali produttori: USA, Cina e Brasile.
La stima degli stock mondiali a fine annata conferma una diminuzione, del -5,1% rispetto all’annata precedente.
I prezzi medi di vendita dall’1 all’11 Marzo rilevati in West Iowa (USA) si attestano a 205 $/ton, in diminuzione del -0,9% rispetto al mese precedente. In Brasile, invece, il prezzo medio del Mais dall’1 all’11 di Marzo è in leggero aumento rispetto al mese di Febbraio, con un prezzo medio di 260,6 $/ton.
In Italia, i prezzi del Mais sono sostanzialmente stabili. I prezzi medi quotati l’11 Marzo a Bologna sono di 230€/Ton per il Mais nazionale ad uso zootecnico e 234€/Ton per il Mais nazionale ad uso zootecnico con caratteristiche.
SOIA
Le scorte di Soia a fine annata agraria sono riviste in leggero aumento, pur mantenendosi a livelli ampiamente inferiori rispetto l’annata precedente (-12,8%). Il forecast di Marzo stima un aumento degli stock finali per Cina e Brasile, quasi interamente compensato dalla diminuzione prevista per l’Argentina.
Le stime produttive per l’annata in corso sono riviste in aumento in Brasile per 1 milione di tonnellate, e in diminuzione in Argentina per 0,5 milioni di tonnellate. In Argentina, infatti, il raccolto potrebbe risentire delle condizioni di siccità registrate nelle ultime settimane
I prezzi medi di vendita della Soia dall’1 all’11 Marzo negli USAsono in aumento del +2,7% rispetto al mese precedente, attestandosi a 548,8$/Ton. Anche in Argentina e Brasile si registrano aumenti dei prezzi della Soia in valuta locale, dovuti principalmente all’inflazione.
Il prezzo medio dei Semi di Soia quotato l’11 Marzo a Bologna è aumentato sensibilmente a 546€/Ton, +4,4% rispetto alla quotazione precedente.
Per maggiori dettagli sui mercati del latte, agricolo e suinicolo seguiteci sui nostri siti web CLAL.it e TESEO.clal.it.
Andrew M. Novakovic – Professore Emerito di Economia Agraria – Cornell University, New York
Di Andrew M. Novakovic, Professore Emerito di Economia Agraria – Cornell University, New York
Il settore lattiero-caseario statunitense è un miracolo avvolto in una tragedia.
La storia di incredibile successo iniziò a metà del 20° secolo, quando gli agricoltori americani si specializzarono sempre di più. Da allora ebbero un invidiabile aumento della produzione, maggiore efficienza, e fornirono ai consumatori un prodotto nutriente e di alta qualità ad un prezzo accessibile. Per gran parte di questo periodo, i prezzi al dettaglio dei prodotti lattiero-caseari aumentarono della metà rispetto all’aumento generale dei prezzi al consumo. Un successo per i produttori di latte.
La tragedia riguarda il cambiamento nella struttura del settore agricolo e la trasformazione delle comunità rurali. Sebbene le aziende agricole gestite dalle famiglie rimangano la norma, le aziende agricole da latte sono diminuite di numero, aumentando di dimensioni. Hanno risultati migliori rispetto a mezzo secolo fa, sia in termini di produttività che di redditività, ma questo è avvenuto a scapito di molte aziende agricole famigliari che semplicemente non potevano sopravvivere, tanto meno prosperare.
Quanto a lungo dureranno queste tendenze? C’è un limite alla crescita del settore lattiero-caseario statunitense? Quando si stabilizzerà il numero delle aziende lattiero-casearie, e quanto presto accadrà?
Di Marco Limonta, Business Insight Director di IRI
Marco Limonta, Business Insight Director di IRI
La Distribuzione Moderna, caratterizzata da stabilità negli ultimi anni, legata alla tendenziale maturità complessiva del settore, ha salutato il 2020 come un anno di eccezionale crescita. Il traino è dato dalla performance dei prodotti di Largo Consumo, che sono cresciuti ad un ritmo particolarmente elevato (+7,5%). A dire la verità, non tutti i reparti sono cresciuti: l’aumento dei fatturati dei punti vendita della Distribuzione Moderna si riduce se consideriamo gli andamenti dei prodotti di General Merchandise (elettrodomestici, elettronica di consumo, tessile, prodotti per la casa, etc), che calano di quasi il 9% e dei prodotti a Peso Variabile, a -0,5%.
Analizzando meglio i “banchi sfusi”, assistiti o non, vediamo come questa riduzione complessiva sia frutto di dinamiche del tutto eterogenee delle categorie che compongono il reparto. A fronte di mercati in forte difficoltà, come Gastronomia (-13,7% nel 2020, con riferimento al totale degli Ipermercati+Supemercati) e Panetteria (-12,1%), assieme ai Salumi (-2,3%), ce ne sono altri che si sono sviluppati, come, ad esempio, i Formaggi (+3,4%) e le Carni (+4,3%).
Le performance negative di alcuni “banchi” sono state compensate in parte da forti crescite dei prodotti a Libero Servizio: le restrizioni alla vendita messe in atto nel corso del primo Lockdown (ad esempio, la chiusura dei banchi assistiti a Marzo/Aprile), e una generale diffidenza del consumatore, che preferisce accedere a prodotti confezionati e non “manipolati”, ha permesso ad alcune categorie del Fresco confezionato di svilupparsi ampiamente: esempio è quello degli Affettati confezionati, che rappresenta la categoria con la maggiore crescita di fatturato dell’intero reparto.
Aumentano le vendite delle Carni Bianche, Rosse e Rosa
Considerando il mercato delle Carni, l’aumento delle vendite dei banchi sfusi si è sommato alla crescita dei prodotti confezionati calibrati. Nell’anno appena passato, i volumi di Carne Bianche in Iper+Super+Libero Servizio Piccolo+Discount* (più di 310.000 tons) sono aumentati del 5%, sia nella parte Naturale (+4,4%) sia nella parte Elaborata (+6,8%), con velocità superiore per quanto riguarda i prodotti calibrati (rispettivamente +13,3% e +7,6%).
Anche la crescita delle Carni Rosse e Rosa (più di 413.000 tons) è stata importante, similmente nella parte Naturale (+6,3%) e nella parte Elaborata (+6,6%), con – anche qui – uno sviluppo superiore per i prodotti calibrati (rispettivamente +32,8% e +18,6%).
Le stime per il 2021
Il 2021 probabilmente sarà segnato dalle controcifre rispetto alle crescite del 2020: IRI stima una riduzione del fatturato del Largo Consumo confezionato pari al -3,1%, con un primo semestre che sconta ancora positivamente la crescita delle prime settimane dell’anno, ed un secondo semestre maggiormente negativo. Tuttavia questa difficoltà nelle vendite si mitigherà, tanto più si protrarranno situazioni di Lockdown, che imporanno un maggiore ricorso agli acquisti per consumi in casa.
*Sono considerati i prodotti a peso variabile per Iper+Super, i prodotti a peso imposto per tutti i canali.
La gran parte delle proteine nei prodotti succedanei di carne e latte deriva dalla soia. La dipendenza da una sola coltura, di cui l’80% è ottenuto in tre Paesi, Argentina, Brasile e USA, pone evidenti criticità e sottolinea con urgenza il bisogno di trovare altre alternative. Questo non è facile dato il grande valore biologico delle proteine della soia, che contengono tutti i nove aminoacidi essenziali per l’alimentazione umana.
Una alternativa potrebbe essere la colza (Rapeseed o Canola in nord America), oleaginosa largamente coltivata in Europa centro-settentrionale che contiene circa il 20% di proteine di alta qualità. Secondo i ricercatori tedeschi le proteine di colza, presenti nella farina di estrazione dopo la produzione dell’olio, hanno un effetto comparabile se non superiore a quello della soia sui parametri metabolici e producono anche una maggiore sensazione di sazietà. Comportano però un persistente gusto amarognolo, che il miglioramento genetico e le nuove tecnologie cercano di superare.
La ricerca applicata è attiva per definire il potenziale della colza come componente di nuovi prodotti alimentari da fonti vegetali plant-based. Ad esempio nel Regno Unito una iniziativa pubblico/privata cerca di sviluppare prodotti da forno senza glutine per i celiaci, partendo anche dalla farina d’estrazione di colza. Un vantaggio di questa brassicacea rispetto alla soia è l’assenza di fitoestrogeni (isoflavoni) e l’assenza di modifiche genetiche. La grande diffusione dell’olio di colza e la sua accettazione da parte dei consumatori, insieme a questo differenziale positivo, porta dunque ad intravedere interessanti possibilità per i nuovi prodotti plant-based.
TESEO.clal.it – Costo di 1000gr (1kg) di proteine fornite da Soia e Colza