Filiere e prodotti etici col progetto Latte Dop Italia [intervista a Verrascina – Copagri]
17 Gennaio 2019

Franco Verrascina – Presidente Copagri

Franco Verrascina è presidente di Copagri dal 2009. Dal 3 luglio 2018, inoltre, guida il coordinamento di Agrinsieme, che riunisce Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Alleanza delle Cooperative italiane dell’agroalimentare e Copagri, rappresentando oltre i due terzi delle aziende agricole italiane, il 60% del valore della produzione agricola e della superficie nazionale coltivata, con oltre 800mila persone occupate nelle imprese rappresentate.

La produzione di latte europea sta crescendo, mentre la domanda mondiale sembra abbastanza stabile. Quali conseguenze prevede e come sostenere il Made in Italy lattiero caseario?

“È indubbio che negli ultimi dieci anni, a prescindere dalla fine del sistema delle quote latte, la produzione lattiero-casearia comunitaria stia crescendo, e questo avviene soprattutto grazie a un’espansione verso nuovi mercati, tra i quali ci sono certamente quelli del BRICS, ovvero di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, i quali rappresentano per l’Europa un’opportunità che bisogna continuare a sfruttare, sia in termini di quantità che di qualità.
Negli ultimi anni, infatti, le dinamiche europee stanno mostrando sempre maggiori criticità; nel Nord dell’Europa sembra ci si stia concentrando più sulla quantità, tanto che abbiamo tanto latte per conquistare le commodity di latte in polvere e sottoprodotti proteici, mentre il Sud del Continente, con l’Italia in testa, appare maggiormente concentrato sullo sviluppo della qualità. Riteniamo che, nonostante gli aumenti interni in area BRICS in termini di produzione, i prodotti lattiero caseari italiani possano riscuotere un successo ancora maggiore in termini di sviluppo, visto l’aumento del tenore di vita di queste aree. Questo benessere in aumento, infatti, porterà sempre più spesso i consumatori a ricercare prodotti agroalimentari di qualità, quali appunto le eccellenze lattiero-casearie del nostro Paese”.

L’area geografica che in prospettiva può darci più soddisfazioni è quella del BRICS

Quali potrebbero essere i mercati internazionali dove potersi espandere? Le DOP potrebbero essere l’apripista di un paniere più ampio, che comprende anche nuovi prodotti?

L’area geografica che sicuramente in prospettiva può darci più soddisfazioni è, come anticipato poco sopra, quella del BRICS, anche se non bisogna trascurare l’America del Nord, così come l’Asia, con gli Emirati Arabi in testa, e l’Oriente.
In questi Paesi tutto il nostro sistema di DOP è all’avanguardia e la continua richiesta di questi ultimi anni lo dimostra. Proprio in questi Paesi, però, nell’ambito di una seria politica che miri allo sviluppo dell’internazionalizzazione, si potrebbe puntare sulla produzione di latte in polvere con determinate caratteristiche, magari per l’infanzia; tale produzione, infatti, sebbene quasi abbandonata da lungo tempo in Italia, potrebbe dare grandi prospettive ai produttori nazionali e comunitari”.

Come potrebbe avvenire questa espansione sui mercati esteri?

“I formaggi duri sono la nostra prima modalità di conquista dei mercati esteri; per questo motivo noi sosteniamo che le politiche di internazionalizzazione vadano migliorate e debbano essere più coraggiose.
In questo senso sostenere e istituire il riconoscimento del Latte “Dop Italia”, come più volte chiesto dalla Copagri, potrebbe rappresentare un aiuto concreto per molti prodotti del segmento formaggi duri italiani 100%, che molta attenzione stanno avendo in questi ultimi due anni. Tale riconoscimento, che non vuole ovviamente andare a condizionare in negativo e togliere valore alla produzione di Grana Padano e di Parmigiano Reggiano, che sono in un certo senso i “principi” dei formaggi italiani nel mondo, servirebbe inoltre a evitare tutte le sperequazioni che ci sono tra le varie Regioni, oltre a soddisfare la “fame di Italia” all’estero”.

Franco Verrascina – Presidente Copagri

L’Olanda ha ridotto il numero di capi e, di conseguenza, la produzione lattiera. Inoltre, per agevolare un percorso di sostenibilità, ha introdotto le quote sui fosfati. Come dovrebbe comportarsi l’Italia?

“L’Olanda è da sempre il paese europeo dove nel settore zootecnico, e in particolare in quelli lattiero caseario e suinicolo, le misure ambientali hanno causato forti criticità. Basti pensare che in un territorio grande meno del doppio di quello della Lombardia vi sono una volta e mezza le vacche di tutta Italia, oltre a milioni di suini.
La Direttiva UE sui nitrati ha quindi obbligato questo Paese a una netta inversione di tendenza sul carico zootecnico, tanto che a livello amministrativo sono state introdotte le quote nitrati, con un mercato in continua ascesa speculativa, che ha svantaggiato gli allevatori con uno scarso capitale-terra; basti pensare, ad esempio, al fatto che il costo per sostenere lo smaltimento dei nitrati è di migliaia di euro all’anno per ogni bovina adulta, con le immaginabili conseguenze che questo comporta per le stalle di medio-grandi dimensioni. In Italia, tranne in alcune particolari zone della Pianura Padana, non si registrano particolari problematiche. Possiamo quindi rivendicare con forza il grande lavoro verso la sostenibilità ambientale e il benessere animale che i nostri produttori stanno sviluppando negli ultimi anni, tant’è che oggi tale fattore è tra i più premianti in tutte le aree a produzione DOP, requisiti richiesti nei disciplinari”.

Il benessere animale al giorno d’oggi è purtroppo un grande costo non riconosciuto dal sistema della catena del valore

Quanto incide il benessere animale nelle stalle da latte? È più un costo o un’opportunità?

“Quanto detto evidenzia come i produttori da molti anni stiano investendo in sostenibilità e benessere animale, anche se questo al giorno d’oggi è purtroppo un grande costo non riconosciuto dal sistema della catena del valore.
Il progetto della Copagri per il riconoscimento del Latte “DOP Italia” va, infatti, proprio nella direzione di costruire filiere e prodotti etici; vogliamo e dobbiamo essere partecipi del sistema virtuoso che fa riferimento all’economia circolare, nel quale i nostri prodotti straordinariamente unici possano essere riconosciuti e valorizzati dal consumatore, non solo italiano ma mondiale”.

 

Fermentazioni ruminali, produzione di latte ed emissioni di gas effetto serra (GHG)
9 Gennaio 2019

La manipolazione delle fermentazioni ruminali attraverso l’uso di additivi per diminuire le emissioni di metano aumentando l’energia a disposizione degli animali per le loro produzioni, è oggetto di molte ricerche. Negli ultimi anni però le strategie di possibile mitigazione delle emissioni di metano hanno suscitato un grande interesse soprattutto per la necessità di contenere le emissioni di gas effetto serra (Greenhouse Gas-GHG). Si stima infatti che ai bovini sia imputabile l’80% del totale di metano emesso in atmosfera.

L’uso del monensin, un antibiotico ionoforo, è da tempo diffuso negli allevamento d’oltre oceano per modificare le fermentazioni ruminali e migliorare l’efficienza alimentare dell’animale con un incremento della produzione di latte e la riduzione del rischio di acidosi. Di contro, questo antibiotico aumenta lo stress da caldo negli animali ed inoltre, non meno importante, il suo uso non è permesso in molti paesi, UE compresa. Dunque l’interesse dei ricercatori si è indirizzato anche verso altri additivi, come gli oli essenziali prodotti dalle piante ed estratti tramite distillazione con vapore o solventi.

Un recente studio condotto da ricercatori brasiliani e statunitensi ha messo a confronto l’additivazione con antibiotico nella razione rispetto a quella con oli essenziali derivati da anacardio e ricino. L’uso degli oli essenziali permetterebbe di avere un tenore in grasso nel latte maggiore, senza compromettere l’ingestione e la produzione negli animali allevati in condizioni di stress termico.

Il rumine è un fermentatore di enorme potenzialità. Aumentarne l’efficienza permette di accrescere la produzione dell’animale ma anche di ridurre le perdite in gas che si disperdono nell’atmosfera.

Fonte: ScienceDirect

Il parere dell’Allevatore

L’allevatore Alberto Cortesi

Ritengo che quanto esposto nell’articolo sia corretto, con l’unica precisazione che i risultati per ora sono in gran parte a livello sperimentale in quanto non ancora utilizzati normalmente nelle stalle. Devo aggiungere che la diminuzione di emissioni di gas serra negli allevamenti è ricercata, sia in Europa che in nord America, anche attraverso la selezione genetica delle vacche. Ma gli studi sono all’inizio e ci vorrà tempo.

Alberto Cortesi, allevatore in Roncoferraro loc. Garolda, Mantova – ITALIA

Ripartizione delle emissioni GHG (Green House Gas) da agricoltura

Una coalizione per tutelare le risorse naturali
13 Dicembre 2018

Il tema della sostenibilità, che ormai rappresenta il vero criterio qualitativo per ogni produzione, ha fatto emergere il valore fondamentale delle risorse naturali come capitale, cioè di un bene da mettere a frutto. Ecco allora parlare di Natural capital, cioè di tutto quel patrimonio di risorse rinnovabili e non rinnovabili come piante, aria, acqua, terreni, minerali, che forniscono condizioni benefiche alla gente ed a tutti gli esseri viventi. Le condizioni vitali apportate dal “capitale naturale” comprendono una buona qualità dell’aria, del cibo e dell’acqua, ma anche l’energia, le abitazioni, la salute ed in genere tutte quelle materie prime e quelle condizioni sociali necessarie per ottenere i prodotti.

Stiamo depauperando le risorse ambientali ad una velocità ben superiore alla loro rigenerazione

Risulta però ormai evidente che stiamo depauperando tali risorse ad una velocità ben superiore alla loro rigenerazione e dunque bisogna invertire la tendenza. Il primo passo consiste nel valutare l’impatto delle attività produttive, attraverso la misura dei gas effetto serra (GHG), l’uso (impronta) dell’acqua, i residui, per definire un progetto di sostenibilità.

Acqua&Energia : Ripartizione delle emissioni GHG (Green House Gas) da agricoltura

Le grandi imprese alimentari, agendo a livello globale per il reperimento delle materie prime, la loro trasformazione e commercializzazione, hanno deciso di impegnarsi attivamente in questo contesto. Unilever ad esempio, ha identificato il Sustainable Living Plan (USLP) per misurare l’impatto di tutto il ciclo del prodotto, dalla materia prima alla sua trasformazione, fino al modo in cui giunge ad un consumatore che, nelle sue scelte d’acquisto, è sempre più attento alle tematiche della sostenibilità.

A livello agricolo, vengono prese in considerazione delle azioni specifiche per favorire la biodiversità

A livello agricolo, vengono prese in considerazione delle azioni specifiche per favorire la biodiversità, che comprendono aspetti legati innanzitutto alla fertilità del suolo ed alla gestione dei parassiti. Il tema dell’acqua come risorse idriche, loro utilizzo, depurazione e riciclo, per le imprese di trasformazione diventa sempre più il fattore fondamentale per l’identificazione del luogo dove costruire i nuovi stabilimenti e questo rappresenta sempre più un fattore di competitivitàEcco allora la ricerca per individuare nuove tecnologie per i lavaggi ed i risciacqui degli impianti.

Resta poi il problema del reperimento delle materie prime nel crescente contesto di competizione con le coltivazioni destinate a biocarburanti, legname, prodotti tessili. Si tratta dunque di coltivare, produrre, trasformare, trasportare, distribuire e confezionare i prodotti, tenendo conto dell’impatto sul ciclo vitale, il che comporta anche il reperimento di risorse finanziarie appropriate. Per questo si parla di “capitale naturale” di cui hanno bisogno i sistemi produttivi che dipendono da una organizzazione sempre più complessa ed articolata. Per questo è stata fondata una “coalizione per il capitale naturale” (Natural Capital Coalition), che riunisce i settori della scienza, formazione, business, finanza e legislazione, per una visione comune del tema sostenibilità.

Leonardo Becchetti (Economista, UNIVERSITÀ DI ROMA Tor Vergata) esplora il tema della Sostenibilità al CLAL Dairy Forum 2018

Le azioni produttive hanno un impatto ambientale e sociale, per cui vanno considerate nelle interrelazioni col mondo che le circonda, sia come azioni, sia come mercati. Globalizzazione e sostenibilità sono le due facce della stessa medaglia

Fonte: The Natural Capital CoalitionUnilever

Nuovi scenari in India e Cina per i consumi di latte
3 Dicembre 2018

Il continente asiatico conta la maggiore popolazione mondiale con due enormi realtà, India e Cina, opposte per quanto riguarda i consumi di latte, ma sempre più importanti per quanto concerne gli scambi commerciali. Urbanizzazione, classe media giovane in rapido aumento, informatizzazione, globalizzazione, sono una realtà dirompente.

Secondo Fonterra, l’India necessiterà di approvvigionarsi dall’estero per far fronte alla richiesta interna

In questo scenario, l’India si distingue fra i paesi asiatici per la presenza nella dieta alimentare di latte e derivati. Questo enorme Paese, al primo posto per la produzione mondiale di latte, presenta attualmente un equilibrio fra produzioni e consumi, però l’evoluzione della domanda lascia prevedere, secondo Fonterra, la necessità di approvvigionarsi dall’estero per far fronte alla richiesta interna. A differenza della Cina, l’import indiano non si concentra sul latte confezionato od in polvere, ma sulla necessità di reperire proteine che, per ragioni culturali e religiose, possono trovare nel latte una origine privilegiata. A riprova di questo, Fonterra esporta in India prodotti quali i derivati del siero, usati in sostituzione delle uova.

Jayen Mehta (General Manager, GCMMF Ltd., Amul) presenta “Amul e le variabili del marketing contemporaneo”

Riguardo alla Cina, la cosiddetta guerra commerciale con gli USA ed i conseguenti dazi di importazione, potranno tradursi in un aumento dei costi per la produzione del latte e dunque del prezzo pagato dal consumatore. Le esportazioni neozelandesi si trovano in vantaggio rispetto a quelle USA che perdono competitività, ma queste dovranno trovare altre destinazioni nel mercato del sud est asiatico, con una competizione accresciuta.

13 Milionidi persone si spostano ogni anno verso le aree urbane (Cina)

In Cina, ogni anno 13 milioni di persone si spostano verso le aree urbane, salgono nella scala sociale e di conseguenza cambiano le abitudini alimentari richiedendo nuovi prodotti con gusti diversi dai tradizionali, come il caffè con l’aggiunta di crema ed eventualmente di formaggi cremosi o gli yogurt al gusto di formaggio. Questo sarà uno stimolo sia per la produzione interna, che aumenta ad un ritmo del 1,7%, sia per le importazioni che continueranno a crescere ad un ritmo superiore al 4%, trainate dalla richiesta di proteine che permettono di valorizzare maggiormente il latte.

Manfredi Minutelli (European Food and Beverages Category Leader, Alibaba Group) presenta “E-commerce, Gateway to China”

Fonterra poi, data la vicinanza col continente asiatico, esporta in Cina anche latte fresco per i piccoli negozi che attuano la distribuzione di vicinato grazie alla crescente digitalizzazione.

Se i paesi asiatici, Cina in testa, sono stati i destinatari principali delle commodity del latte, ora con i rapidi cambiamenti in atto nei vari paesi, compresa l’India, si aprono scenari favorevoli per prodotti a più alto valore aggiunto. Anche in questo caso, l’innovazione è il fattore chiave e l’informatizzazione lo strumento per raggiungere questi grandi mercati.

Florent Courau (General Manager, JD.com 京东 France) presenta “Le dinamiche dell’e-commerce della Cina”

Fonte: nzherald

Chi sarà il tuo prossimo consumatore? [VIDEO]
20 Novembre 2018

Dopo i video, la parola ai giovani allevatori!

Al CLAL Dairy Forum 2018 un ricco parterre di relatori di rilievo dell’agroalimentare internazionale ha presentato a oltre 200 operatori del settore lattiero-caseario le molteplici sfaccettature del nuovo consumatore.

Il tema “Conosci il tuo prossimo consumatore” è stato trattato in tre sessioni:

  1. Affrontare altri stili di vita e rispondere ai nuovi bisogni

  2. Orientare al rispetto e alla scelta della Sostenibilità

  3. Adeguare l’offerta alle nuove modalità di acquisto

Ecco i video di tutte le presentazioni e della tavola rotonda conclusiva. Sotto i video, la parola ai giovani allevatori!

Affrontare altri stili di vita e rispondere ai nuovi bisogni

Orientare al rispetto e alla scelta della Sostenibilità

Adeguare l’offerta alle nuove modalità di acquisto

Abbiamo colto questa occasione per verificare, a poco più di un mese dall’evento, cosa fosse rimasto alla platea delle 20 presentazioni che si sono succedute durante la giornata. Per il nostro “sondaggio” abbiamo scelto un campione particolarmente vitale: i giovani produttori latte.

“L’incontro è stata un’esperienza molto positiva soprattutto per noi allevatori credo, che solitamente dedichiamo gran parte del nostro tempo ad altro” afferma Manuel Boschini“questo genere di incontri ci aiuta a capire dove potrebbe andare il mercato e come cambiano le esigenze ed i modi di acquistare del consumatore. Inutile produrre cose nelle quali il consumatore non vede un valore aggiunto che ne giustifichi il prezzo”.

“È stato interessante”, continua Barbara Greggio“vedere come le diverse aziende, provenienti da stati diversi, cerchino di soddisfare le richieste di mercati diversi e di superare la nuova sfida della sostenibilità attraverso: la valorizzazione dei loro punti di forza (per esempio le vacche al pascolo); la ricerca continua di nuovi prodotti da immettere sul mercato (per esempio lo yogurt che non va refrigerato); il marketing.”

Le relazioni della seconda sessione vertevano appunto sulla Sostenibilità economica ed ambientale, e la percezione del consumatore rispetto la sostenibilità è stato un tema trasversale alla maggior parte degli interventi. Argomento ricco di sfaccettature, come sottolinea Luca Perletti“mi sono reso conto che il concetto di Sostenibilità tocca moltissimi argomenti e che alcuni di questi non sono molto chiari al consumatore finale, ed alle volte nemmeno ai vari protagonisti del nostro settore. Si parla molto di Sostenibilità ma è difficile chiarirne il concetto. Ma una cosa è certa, questo è il futuro!  Lo chiede il consumatore, lo chiedono le grandi aziende lattiero casearie ma soprattutto ce lo chiede il mondo in cui viviamo.”

Alex Fiorini aggiunge: “dobbiamo fare in modo di avere sempre più trasparenza e dare una immagine di garanzia sui due fronti della sostenibilità e del benessere animale, ad un consumatore sempre più attento ed esigente”.

“Penso che sia più sensato dare un punteggio all’attenzione posta dall’allevatore sul benessere, piuttosto che al semplice fatto che gli animali pascolino” riflette Boschini, ed aggiunge: “è di tutto interesse per l’allevatore far star bene l’animale, che si traduce in migliori produzioni con costi minori e minori cure.”

Tuttavia, sebbene le presentazioni abbiano evidenziato che i consumatori intervistati si dicono ben disposti verso i prodotti sostenibili, è stato lanciato un monito: al momento dell’acquisto, il grosso dei consumatori non è disposto o non è in grado di spendere più soldi per alimenti più sostenibili. Ovvero: sarà molto difficile mettere la sostenibilità sul conto del consumatore.

“È un valore aggiunto che è difficile da valorizzare”, sostiene infatti Perletti“perché tutti vogliono un mondo più sostenibile ma pochi sono disposti a pagare per averlo, e questo in un certo senso non andrà a premiare le aziende che lavorano in questa direzione, ma probabilmente a eliminare dal mercato quelle che non lo faranno”.

L’argomento che ha destato più curiosità nella platea è stato sicuramente l’e-commerce, con le relazioni dei giganti cinesi JD.com ed Alibaba in primis.

L’opinione di Davide Lorenzi“I nuovi sistemi di acquisto di prodotti lattiero caseari online ci dà la possibilità di conoscere meglio i nostri consumatori i loro gusti le loro esigenze, ma allo stesso tempo ha dato la possibilità di creare prodotti in modo che potessero durare molti giorni e senza temperature controllate, in grado di resistere inalterati al viaggio verso chi li deve consumare (lo yogurt che è stato presentato è un esempio bellissimo). Questo ci sta dando la possibilità di allargare i confini del mercato dei prodotti lattiero caseari.”

La tavola rotonda conclusiva sulle nuove modalità di consumo ha coinvolto e-commerce, grande distribuzione, discount ed alcuni imprenditori italiani del settore lattiero caseario. Dibattito di grande interesse per Fiorini“Molto interessante la tavola rotonda con le discussioni tra grandi gruppi, dove le varie esperienze imprenditoriali possono dare spunti a noi giovani allevatori.”

Ecco dunque alcuni degli spunti che questi giovani imprenditori hanno portato a casa dal CLAL Dairy Forum 2018. Concludiamo con le parole di Alfredo Lucchini“Il Forum è stato, per me allevatore, un’iniezione di ottimismo per aprire gli occhi e vedere come mercati talvolta molto diversi dal nostro stiano sviluppando nuovi prodotti e innovando, mettendo oltretutto il produttore di latte alla base della filiera produttiva.”

Tutti i VIDEO del CLAL Dairy Forum 2018 sono ora disponibili su YouTube e Facebook

L’alimentazione di precisione per ridurre sprechi ed emissioni
7 Novembre 2018

Avere animali che utilizzano gli alimenti in modo più efficiente, riducendo la quantità di nutrienti e gas emessi nell’ambiente: questo è l’obiettivo della alimentazione di precisione (in inglese Precision Livestock Farming PLF), un modo integrato nella gestione dell’allevamento per renderlo meno impattante, contenendo i costi.

Si tratta di operare in una prospettiva a beneficio sia dell’allevatore sia della società.

Si tratta di operare in una prospettiva win-win, cioè a beneficio sia dell’allevatore che alimenta l’animale secondo i suoi specifici bisogni, sia della società che può convivere con produzioni più sostenibili. L’alimentazione di precisione si basa su: uso di precisi schemi dei fabbisogni alimentari; uso di precisi ingredienti; specifiche tecnologie nella preparazione degli alimenti; allineamento delle razione e della dieta ai bisogni specifici degli animali.

Secondo gli studi della Cornell University USA, ridurre di un punto percentuale le proteine grezze nella razione di una vacca che produce in media 30 kg di latte al giorno ed ingerisce 21 kg di sostanza secca, permette una riduzione annua di 12,5 kg nelle emissioni di azoto. Considerando che l’alimentazione rappresenta il 60-70% dei costi di produzione, la capacità di ridurre tale percentuale si può tradurre in un notevole vantaggio economico.

Diventa certamente difficile, nella pratica di allevamento, fornire l’esatto apporto giornaliero di nutrienti richiesto da ogni animale, ma occorre verificare le possibilità di adottare tutti i possibili miglioramenti attraverso una gestione attenta dei dati aziendali.

Risparmio annuo:135per vacca sui costi alimentari

In un progetto condotto durante tre anni per applicare la pratica della alimentazione di precisione su otto allevamenti, è stato possibile ridurre la somministrazione di proteine grezze alle vacche in una percentuale variabile da 1,7 a 14% , con un risparmio medio annuo nei costi alimentari stimabile in 135 Euro per vacca.

La sfida dell’attività agricola nel prossimo futuro, sarà la capacità di intensificare la produzione in modo sostenibile. Per vincere tale sfida occorrono gli sforzi e le inventive di tutti gli attori della filiera, in primo luogo gli allevatori.

Analizza l’andamento del costo delle razioni e dell’Alimento simulato su TESEO!

Fonte: ResearchGate

Biometano: l’Italia fa un passo avanti verso la mobilità sostenibile
29 Ottobre 2018

L’Italia potrebbe produrre fino ad 8 miliardi di metri cubi di biometano, ovvero fino al 15% del consumo totale di gas naturale.

Parola di Piero Gattoni, presidente di CIB.

Il Decreto Biometano (DM 2/3/2018) pubblicato il 2 marzo 2018 segna un importante passaggio per lo sviluppo del settore del biogas e biometano in Italia.

II biogas è una miscela di vari tipi di gas, composti principalmente da metano, prodotti dalla fermentazione batterica in assenza di ossigeno dei residui organici provenienti da residui vegetali o animali. Il biogas grezzo generalmente è composto solo per il 40-80% di metano, il resto è costituito principalmente da anidride carbonica. Attraverso il trattamento di purificazione (up-grading) del biogas è possibile separare il metano dall’anidride carbonica. Il gas purificato può essere in seguito utilizzato con la stessa flessibilità del gas naturale.

ll biometano è un combustibile ottenuto da biogas che, a seguito di opportuni trattamenti chimico-fisici è idoneo alla successiva fase di compressione per essere utilizzato come combustibile sostitutivo del gas naturale. Può anche essere immesso nella rete del gas naturale oppure trasportato come gas compresso o liquefatto e utilizzato per riscaldamento, usi domestici, cogenerazione o altri impieghi nell’industria e per l’autotrazione.

La situazione Italiana

Il precedente decreto sul biometano (DM 5/12/2013) mancava di concreti incentivi nel settore e alla sua scadenza ha di fatto lasciato inalterati gli obiettivi che l’Italia deve raggiungere nell’utilizzo di biocarburanti fissato in Europa.

Il DM 2018 si focalizza sull’utilizzo del biometano per il trasporto e crea un meccanismo virtuoso che coinvolge sia i produttori che i soggetti obbligati, alimentando il mercato dei Certificati di Immissione in Consumo (CIC).

I soggetti obbligati sono le aziende che immettono carburanti in consumo, in pratica le aziende petrolifere. Questi soggetti sono obbligati a possedere una quantità minima di CIC, dimostrando quindi che una parte dei loro carburanti provengono da fonti rinnovabili.

Un’altra grande novità è che il costo degli incentivi viene sostenuto dai soggetti obbligati stessi e non ricade più sulle bollette dei cittadini.

Fonte: Fluence Italy

PROCESSO FONDAMENTALE di trasformazione dei prodotti agricoli in bioenergia.
Scopri di più nelle mappe ENERGIA di TESEO

Fonterra decide di basare ogni scelta sulla sostenibilità
23 Ottobre 2018

Fonterra, la maggiore cooperativa per esportazione di latte e derivati, ha scelto di basare la sua strategia sulla sostenibilità. Acquisiti i concetti di qualità e salubrità dei prodotti, che ormai sono dei prerequisiti, il vero obiettivo è quello di rendere sostenibili, cioè durevoli, le produzioni. Questo dal punto di vista economico, sociale, ambientale.

Per valutare ed avvalorare le azioni dell’azienda neozelandese, è stato costituito un comitato indipendente di esperti attivi in ambiti diversi, per confrontarsi col management e meglio orientare le scelte aziendali. Questo con l’obiettivo di armonizzare le azioni di sostenibilità con le finalità commerciali dell’impresa.

Il cibo, cioè l’agricoltura e l’alimentazione, è direttamente coinvolto con le tematiche della sostenibilità ed il sistema alimentare globale deve contribuire ad essere una soluzione del problema e non più una parte di esso. La parola d’ordine diventa allora la collaborazione, cioè operare in sintonia con quanti sono inseriti nel ciclo vitale. Questo sia per l’ambiente che per le società, produttori e consumatori, in cui si opera.

La parola d’ordine è “collaborazione”: tra agricoltori, produttori, ricercatori, amministrazioni locali ed autorità pubbliche

L’azione di Fonterra si accompagna ai programmi della Nuova Zelanda per assicurare la qualità delle acque, adottando un approccio inclusivo, cioè identificando regole e parametri attraverso il coinvolgimento della società. Solo attraverso il lavoro e la collaborazione di agricoltori, produttori, ricercatori, amministrazioni locali ed autorità pubbliche, l’azienda può operare in modo fattivo nel contesto della sostenibilità. Occorre affrontare le sfide del nostro tempo, in primo luogo quelle del cambiamento climatico e sociale, attraverso un confronto basato sui fatti e le evidenze scientifiche.

Fonterra pubblicherà a novembre il suo secondo rapporto sui risultati del programma di sostenibilità, che ha coinvolto nel concreto oltre mille aziende agricole, la conversione di siti produttivi verso le energie rinnovabili, il recupero qualitativo di vari bacini idrici.

Fonte: Fonterra

L’adozione di una “gestione basata sull’ecosistema” costituisce un elemento chiave per garantire la sostenibilità nel lungo periodo delle risorse idriche…
Scopri di più nelle mappe ACQUA di TESEO

USA: in crescita il prezzo dei concimi, condizionato dalla Cina
9 Ottobre 2018

I principali concimi fanno segnare una tendenza dei prezzi al rialzo. L’urea nella terza settimana di settembre era in aumento del 6% rispetto ad agosto, a 333 € per tonnellata.

Anche il prezzo degli altri maggiori concimi mostrava delle quotazioni tendenzialmente in crescita, con prezzi per tonnellata, rispettivamente, di 428 € per il fosfato biammonico; di 456 € per il fosfato monoammonico; di 314 € per il potassio; di 388 € per la formulazione 10-34-0; di 428 € per l’ammoniaca anidra; di 207 € per il nitrato ammonico al 28% di N; di 241 € a tonnellata per il nitrato ammonico al 32% di N.

Il prezzo mondiale dei concimi è condizionato dalla situazione in Cina

Il prezzo mondiale dei concimi è condizionato dalla situazione in Cina. Secondo Rabobank, la produzione cinese di fertilizzanti nel primo semestre 2018 è stata di 28,4 milioni di tonnellate, in diminuzione del 6,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le produzioni di concimi azotati e fosfatici sono in calo rispettivamente del 7,5% e del 5,8%; in controtendenza con quelli potassici che hanno quantità in aumento del 2,9%.

-15%Export di concimi dalla Cina nel primo semestre 2018

I maggiori costi di produzione rendono meno competitivi i concimi di produzione cinese, le cui esportazioni sono in contrazione. Comunque, nel primo semestre 2018, la Cina ha esportato quasi 10 milioni di tonnellate di concimi, seppur in calo del 15% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Negli USA, rispetto allo scorso anno, tutti i maggiori fertilizzanti hanno prezzi in aumento con variazioni che vanno dal 23% in più per urea ed ammoniaca anidra, al 15% per i fosfatici ed al 5% per i concimi potassici.

Fonte: The Progressive Farmer

Analizza l’andamento dei prezzi dei concimi in Italia su TESEO!

Agricoltura e cambiamenti climatici: il ruolo del commercio mondiale
1 Ottobre 2018

Con i cambiamenti climatici ormai evidenti, occorre non solo interrogarsi su quali saranno gli effetti per la produzione agricola, ma anche prevederne gli effetti per assicurare la sostenibilità alimentare del pianeta, con una popolazione mondiale in continuo aumento. Entro la metà di questo secolo si manifesteranno con evidenza i fenomeni che già ora si cominciano a percepire, come l’aumento delle temperature e l’intensità di fenomeni atmosferici estremi, con la conseguente influenza sulla diffusione di nuove patologie per piante ed animali.

La produzione di cereali e di altre colture potrebbe svilupparsi nei paesi nordici

Uno studio della FAO prevede quali saranno le produzioni mondiali di alimenti nei prossimi decenni, con le variazioni per i diversi comparti agricoli e le regioni del pianeta. Come conseguenza del riscaldamento globale, mentre le produzioni nei paesi tropicali, dall’Africa occidentale all’India, potranno diminuire fino al 2,9%, quelle di Russia, Canada, USA, prevedibilmente si accresceranno fino al 2,5%. Oppure, la produzione di cereali e di altre colture potrà svilupparsi nei paesi nordici, dove ora è solo marginale.

Pertanto, con questi cambiamenti, il commercio agricolo mondiale avrà un ruolo ancor più significativo di quello attuale per la sicurezza alimentare del pianeta. Già ora diversi paesi dipendono dai mercati internazionali per gli approvvigionamenti alimentari e non solo perché si trovano in regioni sfavorite della terra. Ad esempio il Bangladesh nel 2017 ha dovuto importare riso a causa dei raccolti domestici danneggiati dalle inondazioni ed il sud Africa ha dovuto importare mais, di cui era un tradizionale esportatore, a causa della siccità.

Fra il 2000 ed il 2016 il valore del commercio agricolo mondiale è cresciuto in modo esponenziale, passando da circa 490 miliardi di € a 1,6 trilioni di €, soprattutto a causa della domanda cinese e di quella delle economie emergenti, oltre che per la produzione di biocarburanti.

La Cina è divenuto il quarto esportatore agricolo mondiale superando Australia e Canada

Nello stesso periodo appare con evidenza come al ruolo predominante dei paesi ad economia avanzata quali Europa e nord America, nel commercio agricolo mondiale si fa strada la posizione di nuovi paesi. Il Brasile ha accresciuto la sua quota passando dal 3.2% al 5.7% fra il 2000 ed il 2016; la Cina è divenuto il quarto esportatore agricolo mondiale superando Australia e Canada, mentre l’India e l’Indonesia si sono collocati rispettivamente all’ottavo e decimo posto. Nello stesso periodo, il valore complessivo dell’export di UE, USA, Canada ed Australia sul commercio mondiale è diminuito del 10%.

Il cambiamento climatico avrà non solo un impatto diretto sulle produzioni agricole, ma condizionerà i commerci ed i mercati, inducendo i Paesi ad implementare la ricerca e adottare misure di politica economica per garantire la sicurezza alimentare e la sostenibilità delle produzioni.

Fonte:  FoodIngredientsFirst

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