PAC e EUDR: si punta a meno burocrazia 
23 Aprile 2025

Di: Ester Venturelli

La Commissione Europea sta attuando modifiche di semplificazione riguardanti alcuni regolamenti. 

PAC

Tra questi, sono in corso lavori per semplificare la PAC volti a ridurre la burocrazia e facilitare l’accesso ai fondi per gli agricoltori. Tra le misure previste: maggiore flessibilità nelle condizionalità ambientali (Bcaa), aumento degli aiuti forfettari, possibilità per gli Stati membri di istituire riserve di crisi nazionali e riduzione dei controlli in azienda (massimo uno all’anno). Si punta anche sull’uso di tecnologie digitali per snellire i processi e sull’alleggerimento delle regole per l’agricoltura biologica. L’adozione ufficiale del pacchetto è prevista per il 14 maggio.

EUDR

Un altro regolamento sottoposto a modifiche è l’EUDR (European Deforestation Regulation), che coinvolge le filiere di sette commodity (cacao, caffè, soia, legno, olio di palma, gomma e bestiame), stabilito per disincentivare la deforestazione anche in Paesi terzi, dove viene prodotta buona parte delle materie prime utilizzate dalle filiere europee. Il regolamento prevede che le aziende che importano uno o più prodotti inclusi nella lista presentino una certificazione del luogo d’origine, con il dettaglio dell’area di coltivazione, e una prova che la produzione non ha causato deforestazione dopo il 31 dicembre 2020. Anche in questo caso le modifiche puntano ad alleggerire la burocrazia per le aziende. Ad esempio, invece di dover presentare una richiesta ad ogni spedizione, con l’adozione delle modifiche le aziende dovranno presentarla due volte all’anno. Il regolamento entrerà in vigore per le grandi e medie aziende a partire dal 30 dicembre 2025, mentre le piccole imprese avranno una proroga al 30 giugno 2026.

USA-India: i negoziati per un accordo commerciale
17 Aprile 2025

In questo periodo di turbolenze sui dazi d’importazione, India e Stati Uniti stanno procedendo con il progetto di concludere un accordo commerciale che potrebbe arrivare ad un valore di 500 miliardi di dollari nel 2030. Questo richiederà nei prossimi mesi intensi negoziati sulla riduzione delle tariffe e di altre barriere commerciali ed entrambe le parti dovranno concordare il livello di liberalizzazione degli scambi per renderlo reciprocamente vantaggioso.

Il mercato indiano di alimenti e bevande ha un tasso di crescita annuo intorno al 10% e si prevede che nel 2028 possa raggiungere un valore di 550 miliardi di dollari, rendendolo particolarmente attraente. L’India applica dei dazi sui prodotti agricoli che ammontano in media al 39% con punte del 45% sugli oli vegetali e del 50% su mele e mais. Gli Stati Uniti ritengono che questo rappresenti una barriera commerciale da superata per riequilibrare i flussi commerciali. Infatti nel 2024, le esportazioni statunitensi di prodotti agricoli ed affini in India ammontavano a quasi 2 miliardi di dollari, mentre le esportazioni agricole indiane verso gli Stati Uniti valevano circa 5,5 miliardi di dollari.

Dato il reddito pro-capite relativamente basso, l’India sarebbe orientata a mantenere dei dazi per un’ampia gamma di prodotti agricoli ed anche per alcuni beni industriali, senza puntare alla parità tariffaria prodotto per prodotto ma riducendo il livello tariffario complessivo (medio) ad un valore molto più basso per gli Stati Uniti. Questo facilitando le importazioni di prodotti quali mandorle, mirtilli rossi, farina d’avena, pistacchi, noci.

Bisogna poi tener conto delle questioni normative. Ad esempio, gli USA sono desiderosi di esportare Soia e Mais; l’India ha bisogno di Mais per incrementare la produzione di Etanolo, ma i suoi regolamenti vietano l’Etanolo prodotto con cereali importati ed inoltre, a differenza degli USA, non ammette colture geneticamente modificate. Altri temi sul tavolo riguardano le regole generali sulle importazioni o le normative sanitarie e fitosanitarie indiane sulle importazioni di prodotti alimentari. Per i  lattiero-caseari, oltre a tariffe fino al 60% su alcuni prodotti, l’India richiede che questi provengano da animali non alimentati con farine di sangue o sottoprodotti simili.

Anche se il negoziato si presenta dunque tutt’altro che semplice, il dinamismo indiano per realizzare accordi commerciali di libero scambio con i Paesi ad economia avanzata segna la volontà di uscire da una mentalità protezionistica e di prepararsi a trattare con il mondo da una posizione autorevole.

Fonte: Reuters

TESEO.clal.it – Stati Uniti: importazioni mensili di Riso
CLAL.it – Stati Uniti: import di prodotti lattiero-caseari dall’India

Mais ed Etanolo: legame strategico
16 Aprile 2025

Di: Alberto Lancellotti

TESEO.clal.it – Mais destinato alla produzione di Etanolo negli USA

La produzione di Etanolo sta aumentando sensibilmente negli ultimi mesi, con incrementi superiori al 4%, nel semestre Novembre 2024 – Aprile 2025. Questo trend riflette anche le importanti aspettative di crescita attese sul lungo periodo per il mercato USA, che vedono la domanda di biocarburanti trainare l’espansione dell’Etanolo nel prossimo decennio.

Questa crescita ha implicazioni dirette per il settore agricolo. Negli Stati Uniti l’Etanolo, componente fondamentale del settore energetico, è prodotto principalmente attraverso la fermentazione del Mais. Il Paese si conferma come il maggiore produttore mondiale di Etanolo, grazie a un’infrastruttura ben consolidata e all’elevata offerta di Mais.

Negli ultimi 20 anni, la quota di Mais destinata alla produzione di Etanolo è passata da circa il 10% a oltre il 30%, evidenziando la crescente importanza di questo settore.

Il Mais utilizzato per la produzione di Etanolo è caratterizzato da un elevato contenuto di amido, che, una volta fermentato, garantisce un’alta resa in termini di Etanolo . Questa varietà di Mais è selezionata per la sua efficienza nella conversione in alcol, rendendo gli Stati Uniti un attore altamente competitivo nel mercato globale dei biocarburanti.

L’Etanolo svolge un ruolo cruciale come “valvola di sfogo” per l’offerta di Mais, offrendo un’opportunità di mercato per il raccolto che potrebbe non essere idoneo per il consumo umano o animale. In caso di sovrapproduzione o di danni al raccolto, come la presenza di aflatossine o problemi causati da condizioni climatiche avverse, l’industria dell’Etanolo permette agli agricoltori di destinare il Mais alla produzione di biocarburante. Questo meccanismo aiuta a bilanciare l’offerta e la domanda, riducendo gli sprechi e stabilizzando il mercato del Mais, anche in situazioni di eccessiva produzione o di difficoltà nel trovare sbocchi alternativi.

La produzione di Etanolo si concentra nelle regioni del Midwest, in particolare negli stati di Iowa, Nebraska e Illinois, che insieme costituiscono il cuore della cosiddetta Corn Belt, dove è focalizzata la produzione di Mais.

Vedi la nuova pagina di TESEO dedicata all’Etanolo >

Ma c’è anche una dimensione internazionale in gioco: gli Stati Uniti esportano grandi quantità di Etanolo, soprattutto verso Canada e Regno Unito. Tale tendenza è in significativo aumento, in particolare nell’ultimo biennio, dove ha registrato aumenti percentuali anche in doppia cifra. L’export aiuta a bilanciare il mercato, assorbendo l’eccesso di produzione e sostenendo la domanda anche quando il consumo interno rallenta.

Nell’ambito dei biocarburanti, l’Etanolo viene comunemente miscelato con la benzina per ridurre le emissioni inquinanti e migliorare l’efficienza energetica. Negli Stati Uniti, le miscele più comuni sono l’E10 (10% Etanolo e 90% benzina) e, in misura minore, l’E85 (85% Etanolo e 15% benzina).

L’andamento dei prezzi del petrolio e dell’Etanolo sono spesso correlati: un cambiamento nel prezzo del petrolio può avere un impatto diretto sul mercato dell’Etanolo e, di conseguenza, sul mercato del Mais, influenzando i costi e le dinamiche economiche del settore agricolo. In particolare, aumenti nei settori dei carburanti fossili, conducono ad una maggior domanda verso soluzioni alternative, come in particolare quelle legate al settore dei biocarburanti.

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TESEO.clal.it – USA: confronto tra i prezzi di Etanolo, Petrolio e Mais

Cambiamento climatico: il doppio impegno degli Allevatori
15 Aprile 2025

Al di là della narrativa rappresentata dai ghiacci che si sciolgono o dai violenti fenomeni meteorologici, il cambiamento climatico è un fatto sempre più evidente anche nella vita quotidiana dell’Allevatore. Metano, ossido di azoto ed anidride carbonica, sono prodotti nelle varie fasi del ciclo lattiero e contribuiscono tutti al riscaldamento globale. A preoccupare è soprattutto l’anidride carbonica, gas che ha un effetto relativamente debole sul riscaldamento ma che permane per centinaia di migliaia di anni. È però difficile accettare che l’attività produttiva di un’azienda da latte, così connessa con le risorse naturali che la circondano, sia anche problematica per l’ambiente.

Innovazione e politiche agricole: serve un’azione collettiva

La scienza afferma che, sebbene una attività meno intensiva sia in genere migliore per il benessere animale ed anche per gli ecosistemi locali, la sua impronta di carbonio per litro di latte è quasi sempre maggiore rispetto all’allevamento intensivo. Questo perché le emissioni di metano ed ossido d’azoto per vacca sono indipendenti da quanto latte produce. Pertanto, se una vacca produce più latte, le emissioni per litro diminuiscono. Anche riducendo la mortalità dei vitelli e l’incidenza delle malattie si riducono le emissioni di metano ed altri gas per litro di latte prodotto. In generale poi un allevamento intensivo sarà tanto più sostenibile quanto sarà associato a pratiche agricole conservative.

Le scelte aziendali verso l’innovazione, così come l’introduzione di nuove tecnologie per contenere le emissioni nell’allevamento, debbono essere parte di una azione collettiva di tutta la società e dunque non possono prescindere dalla pianificazione strategica delle politiche agricole a livello ampio, nazionale e sovranazionale.

Il ruolo centrale dell’Allevatore

Dunque, al di là degli stereotipi trasmessi dai mass media, il problema è reale ed ognuno deve sentirsi responsabile per un’evoluzione sostenibile delle pratiche produttive. La variazione nella quantità di gas effetto serra (GHG) in parte è un fatto naturale, ma viene senz’altro accelerata dalle attività umane. In questo, gli agricoltori hanno una doppia responsabilità: contenere le emissioni e salvaguardare l’ambiente.

Le vacche sono il bene più prezioso dell’allevatore. Se stanno bene, starà bene anche lui.

Fonte: BBC

Export record per i Salumi italiani e nuove opportunità oltre a Usa
14 Aprile 2025

Di: Marika De Vincenzi

Export record di Salumi per l’Italia nel 2024 con 226.000 tonnellate, il 13,2% in più sul 2023. È l’incoronazione del Made in Italy, in grado di affermarsi anche nei mercati più competitivi.
Francia, Germania, Stati Uniti e Regno Unito sono i principali acquirenti, ma il panorama globale offre altri mercati da esplorare, soprattutto in un contesto internazionale in continua evoluzione.

Gli Stati Uniti si confermano il terzo mercato per i salumi italiani, con 20.300 tonnellate importate nel 2024 (+19,7% tendenziale). Tra i prodotti più apprezzati dai consumatori americani i Prosciutti Stagionati e Speck (12.600 tonnellate, +5,6% tendenziale), Salsicce e Salami (4.600 tonnellate, +89%), Prosciutto Cotto (1.100 tonnellate, +17,3%). Resta l’incognita dazi: annunciati, confermati e ora sospesi per 90 giorni dalla Casa Bianca. Diplomazie al lavoro, poi si vedrà.

Il mercato dei salumi italiani cresce praticamente ovunque. Nella categoria dei Prosciutti stagionati, speck e culatelli l’export in Europa tocca quota 48.864 tonnellate (+9,1% sul 2023), il Canada vola a 1.438 tonnellate (+34,8%). Disco verde anche per le performance di Salsicce e salami, con l’Europa a 34.500 tonnellate (+11,5%), il Regno Unito a 7.314 tonnellate (+11%). Destinazioni quali Regno Unito, Messico, Canada, Giappone, Hong Kong, Serbia e Corea del Sud – pur non essendo tra i principali acquirenti
dall’Italia – costituiscono opportunità strategiche da considerare.

Boom di Export anche per il Prosciutto Cotto con l’Europa che incrementa l’import dall’Italia del 19% a 25.900 tonnellate, il Regno Unito che sale a 2.000 tonnellate (+8,2%). Opportunità per i salumi Made in Italy potrebbero derivare dai mercati asiatici (Hong Kong, Giappone Corea del Sud), e del Nord America, con Messico e Canada che potrebbero unirsi ai risultati lusinghieri degli USA.

Il 2025 potrebbe quindi prolungare la striscia positiva dell’export italiani di salumi, grazie a un biglietto da visita che contempla qualità, flessibilità e reputazione fra i propri punti di forza. E con lo spettro dei dazi americani, investire in nuove rotte commerciali potrebbe garantire stabilità sul lungo periodo.

TESEO.clal.it – Esportazioni Italiane di Salumi
TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

L’importanza del monitoraggio dei flussi agroalimentari
14 Aprile 2025

Di: Mirco De Vincenzi

Il rapporto è di 1 a 2. Anzi, ad essere precisi 1 a 2,05: nei primi mesi del 2025 con 1 chilogrammo di latte è oggi possibile acquistare 2,05 chilogrammi di alimentazione.

I prezzi contenuti di Mais e Soia, uniti alla tendenza positiva del prezzo del latte alla stalla, hanno reso l’alimentazione animale meno costosa rispetto al passato. In questo inizio d’anno le esportazioni dei principali Paesi produttori mondiali di cereali e semi oleosi evidenziano dati in crescita: gli Stati Uniti nei primi 2 mesi del 2025 hanno esportato oltre 12 milioni di tonnellate di Mais (+26% rispetto allo stesso periodo del 2024), con l’Unione Europea — in particolare la Spagna — in forte crescita tra i Paesi acquirenti.

A Marzo sono aumentate anche le esportazioni di Soia del Brasile (14,6 milioni di tonnellate, +16,5%), con un nuovo picco nelle quantità destinate alla Cina, che ha assorbito il 76% delle spedizioni mensili.

In questa fase di stallo sui dazi imposti dall’amministrazione americana, sarà fondamentale monitorare i flussi di import/export dei prodotti agroalimentari, che potrebbero approfittare del contesto per raggiungere più rapidamente i mercati di destinazione.

TESEO.clal.it – Il grafico rappresenta quanti kg di Alimento Simulato possono essere acquistati con il ricavo ottenuto dalla vendita di 1kg di latte. L’Alimento Simulato è un modello teorico di alimento che prevede esclusivamente l’impiego di mais e farina di estrazione di soia 44 (‘nazionale’); è stato assunto a modello in quanto i due ingredienti che lo compongono sono driver del prezzo di tutte le materie prime disponibili sul mercato.

Meno Grano Tenero da USA e Russia, c’è spazio per l’UE
11 Aprile 2025

Di: Ester Venturelli ed Elisa Donegatti

La produzione di grano mondiale nella stagione corrente ha raggiunto il livello record di 796.85 milioni di tonnellate. Per la prossima stagione, (2025-26) che inizia a giugno, le prospettive non sono altrettanto rosee.

Le stime sulle semine di grano negli USA per il 2025 indicano un calo del 2% rispetto al 2024: il grano tenero invernale registra una diminuzione dell’1% mentre gli ettari destinati al grano primaverile dovrebbero diminuire del 4% per un totale di 18,35 milioni di ettari. La situazione è complicata dal persistente clima secco che ha colpito alcune zone chiave per la produzione, in particolare Kansas e Oklahoma. Da un sondaggio dell’USDA di inizio aprile è emerso che al momento solo il 48% delle coltivazioni di grano tenero negli Stati Uniti è in buone condizioni, mentre il 21% è in cattive condizioni

Anche in Russia il clima non è clemente e ha portato tempeste di neve e gelate nel paese. Inoltre, questa settimana la terza regione per la produzione di grano tenero è stata colpita da grandinate che hanno danneggiato le colture. Si prospettano, quindi, diminuzioni per la prossima produzione di grano russo. Questo si verifica dopo un’annata (2024-25) già in calo rispetto a quella precedente (-10,8%).

Le preoccupazioni metereologiche e le stime di un calo degli ettari stanno già esercitando spinte rialziste sui prezzi del grano a livello mondiale.

Da questa situazione potrebbe trarre vantaggio l’Unione Europea che, al contrario, prevede un aumento della produzione per il 2025, arrivando a 124,3 milioni di tonnellate (+9%, fonte: cocereal). Saranno, poi, da valutare l’effetto dei dazi, al momento sospesi, e del cambio €/$ che sta registrando un rafforzamento dell’Euro, riducendo la competitività delle esportazioni europee.

Primavera in arrivo, e il mercato della Carne Bovina risponde
2 Aprile 2025

Di: Marika De Vincenzi

Forse non ci saranno più le mezze stagioni, ma non vale per tutto. Anche nel 2025 le quotazioni del quarto anteriore per scottona e vitellone non sfuggono alla stagionalità e al calendario, che solitamente vedono una diminuzione dei listini nel periodo compreso da Aprile a Settembre.

Dalla fine di Marzo, con l’arrivo della primavera, fino alla fine di Settembre, il prezzo del quarto anteriore – dal quale proviene la carne bovina destinata a piatti tipicamente invernali come bolliti, brasati, spezzatini – tira il freno e diminuisce. Tutto nella norma, secondo gli operatori del settore.

Allo stesso tempo, i prezzi del quarto posteriore, i cui tagli sono impiegati per grigliate, arrosti e una cucina più “estiva”, segnano un aumento. Questa, solitamente, la tendenza e una carenza di animali dovrebbe in Italia mantenere le quotazioni su un livello elevato.

Una variabile che potrebbe influire sulle dinamiche di Borsa merci riguarda l’andamento dei consumi.
Nel mese di Febbraio i dati evidenziano una lieve flessione dei consumi di carne bovina fresca (-0,5%), che tuttavia potrebbe non rappresentare un allarme, tenuto conto che il confronto tendenziale avviene su Febbraio 2024, che è stato bisestile, con un giorno in più a Febbraio, appunto.
I primi due mesi del 2025, infatti, segnano vendite in crescita dell’1,9% della carne bovina rispetto a Gennaio-Febbraio 2024, con un rimbalzo interessante per la vendita di prodotto a peso imposto (+7,7%). Avanzano anche i prezzi medi alla vendita finale: +4,9% nel primo bimestre dell’anno, percentuale che sale al 5,7 se si considera il solo mese di Febbraio 2025.

TESEO.clal.it – Prezzi delle Carni Bovine


Contrastare lo spreco alimentare lungo la Filiera
1 Aprile 2025

Unione Europea131kg spreco di cibo per abitante nel 2021

Il cosiddetto spreco alimentare è un problema che riguarda tutta la filiera: produzione primaria, trasformazione, distribuzione, ristorazione, consumi domestici. Solo nell’Unione Europea (dati 2021) si calcola che siano andate sprecate circa 60 milioni di tonnellate di cibo, pari a 131 kg per abitante. Oltre la metà di tale spreco, 70 kg, è avvenuto a livello domestico, 28 kg durante le fasi di trasformazione, 12 kg nella ristorazione, 9 kg nella distribuzione ed 11 kg nella produzione agricola. Oltre al valore, stimato in 132 miliardi di euro, lo spreco alimentare contribuisce significativamente alle emissioni di CO2, calcolate in 254 milioni di tonnellate ed all’uso di 342 milioni di metri cubi d’acqua, gli sprechi energetici e delle altre risorse naturali. Bisogna poi considerare i costi per la raccolta e lo smaltimento del cibo scartato, che comporta, sempre in un anno, un costo di oltre 9 milioni di euro. Nel contempo, sempre nella UE, 37 milioni di persone non hanno cibo a sufficienza.

A livello mondiale il problema diventa enorme:  secondo il rapporto Waste Watcher 2024, ogni anno vengono sprecate oltre un miliardo di tonnellate di cibo, mentre circa 773 milioni di persone soffrono la fame.

Dimezzare lo spreco alimentare entro il 2030: l’obiettivo ONU

Per contrastare questa situazione abnorme ed insostenibile le Nazioni Unite, nel contesto degli obiettivi di sviluppo sostenibile, hanno stabilito di raggiungere entro il 2030 il dimezzamento dello spreco alimentare. Con tale impegno, il Parlamento Europeo ha proposto di innalzare al 20% l’obbligo di ridurre gli scarti nella trasformazione alimentare rispetto alla media del biennio 2020-22, prendendo a riferimento una metodologia comune per determinare lo spreco di cibo. Altre misure riguardano la revisione degli standard di mercato per frutta e verdura in modo da permettere agli agricoltori di vendere direttamente prodotti ortofrutticoli con caratteristiche non conformi alle norme di commercializzazione ma ritenuti idonei al consumo dalle comunità locali. Tali prodotti potranno anche essere destinati alla trasformazione industriale.

Inoltre, sempre se le condizioni sanitarie sono garantite,  sarà possibile vendere anche quei prodotti che sono stati colpiti da disastri naturali od ottenuti in circostanze eccezionali.  Verranno poi semplificate le norme relative agli alimenti oggetto di donazioni alimentari.

La lotta contro lo spreco alimentare richiede un impegno collettivo e l’adozione di pratiche sostenibili a tutti i livelli della filiera alimentare. Solo attraverso una collaborazione efficace tra aziende, enti non-profit e cittadini possiamo ridurre significativamente questo problema e contribuire ad un futuro più sostenibile.

Fonte: EUR-Lex

Custodire la Biodiversità
19 Marzo 2025

Ci sono dei temi che sovrastano la sete di potere e di dominio. Uno di questi è il mantenimento della sicurezza alimentare, che comporta un prerequisito: la salvaguardia della biodiversità.

La Biodiversità è essenziale per la Sicurezza alimentare del futuro

Esiste un problema sulla terra che tocca tutti e verso il quale nessuno può dirsi al riparo: la diversità delle specie vegetali, e di conseguenza delle sementi impiegate nelle coltivazioni, sta scomparendo ad un ritmo accelerato, il che sta minando la resilienza dei sistemi alimentari. La ragione di questa allarmante dinamica risiede nei cambiamenti ambientali, tecnologici e sociali sempre più rapidi, tra cui gli eventi climatici estremi, i cambiamenti nelle pratiche agricole, la comparsa e la diffusione di nuovi parassiti e malattie. A tutto questo vanno aggiunti i conflitti che stanno avvenendo in molti luoghi del mondo.

Secondo il rapporto della FAO “State of the World’s Biodiversity for Food and Agriculture”, delle 20.000 piante commestibili e delle 6.000 che storicamente sono state utilizzate come fonte di cibo, meno di 200 vengono oggi coltivate e solo nove rappresentano i due terzi della produzione alimentare mondiale.

Per custodire il patrimonio della biodiversità, all’inizio del ‘900 con Vavilov sono sorte le banche del germoplasma. Lo scienziato russo aveva ipotizzato che la coltivazione delle piante avesse avuto origine nelle aree geografiche di maggiore concentrazione delle diversità genetiche. Di conseguenza viaggiò in tutte le parti del mondo per collezionare piante e semi onde aumentare la produzione agricola attraverso le leve della diversità e del miglioramento genetico.  Il suo lavoro permise di studiare l’interferenza dell’ambiente con l’adattamento delle specie botaniche, cioè il rapporto fra genoma e fenotipo, nel meccanismo di trasmissione ereditaria dei caratteri.

Il Global Seed Vault nelle isole Svalbard protegge 1,3 milioni di semi da tutto il mondo

Per garantire la conservazione del patrimonio mondiale di germoplasma, fondamentale per la vita futura, nelle remote isole Svalbard norvegesi, prossime al Polo nord, è stato realizzato il Global seed vault, un deposito che raccoglie i duplicati di semi conservati nelle diverse banche del germoplasma. Vi sono depositati 1,3 milioni di semi provenienti da 123 banche dei semi di 85 Paesi. Gli obiettivi di questa banca mondiale sono diversi: tutelarsi da perdite accidentali di semi, assicurarsi che il proprio patrimonio agricolo sia preservato dalle minacce del cambiamento climatico e dei conflitti, garantire la persistenza delle 21 colture più importanti della terra, quali riso, mais, frumento, patate, mele, manioca, noce di cocco, avere la disponibilità di materiale indispensabile  per il miglioramento genetico.

É un’opera che vede la collaborazione del governo norvegese con istituzioni internazionali, centri di ricerca fondazioni private e che rappresenta la “polizza assicurativa” per l’approvvigionamento alimentare mondiale.

Ci sono beni di rilevanza planetaria che vanno ben oltre gli interessi di potere di dominio perché rappresentano il patrimonio comune dell’umanità da preservare e trasmettere alle generazioni future.

Fonte: Crop Trust

TESEO.clal.it – Mondo: Aree destinate alla coltivazione di Cereali