Frumento Tenero: mercato competitivo nonostante l’offerta abbondante
29 Agosto 2025

Di: Elisa Donegatti

La produzione mondiale di Frumento 2025–26 è stimata da USDA a 806,9 milioni di tonnellate (+0,9%), con un consumo previsto di oltre gli 800 milioni di tonnellate (+0,8%), trainato soprattutto dall’alimentazione umana. In Europa, la produzione di Frumento Tenero è prevista in aumento del 13,2%, con rese medie superiori alla media quinquennale, ma la qualità è disomogenea: peso specifico e proteine adeguate nel Sud ed Est Europa, mentre le piogge estive in Francia e Germania dovrebbero portare a proteine e panificabilità ridotte. In Italia, la produzione è stimata a 2,7 milioni di tonnellate (+5%), con rese migliorate e qualità generalmente soddisfacente, sebbene in alcune zone, come l’Emilia-Romagna, le rese sembrino essere inferiori alla media a causa di un clima sfavorevole.

Nel frattempo, gli scambi commerciali mostrano contrazioni: l’UE ha importato, nel periodo Gennaio – Giugno 2025, 3 milioni di ton (-32,5%), con una riduzione dall’Ucraina del -55%, ed esportato -29,8%. L’Italia, nel periodo Gennaio – Maggio 2025, ha importato 2,4 milioni di ton (-1,6%). Russia e Ucraina restano determinanti sul mercato: la produzione in Russia è stimata a 83,5 milioni di ton e le esportazioni a 46 milioni di ton, favorite dall’abolizione dei dazi interni, mentre la produzione in Ucraina è prevista a 22 milioni di ton a fronte di 15,5 milioni di ton esportati, condizionati da qualità irregolare e da sfide logistiche. L’UE, per proteggere gli agricoltori comunitari, ha reintrodotto quote di importazione dall’Ucraina fissando un tetto di 1,3 milione di tonnellate (circa un quinto del totale importato nel 2024), con aumenti graduali fino al 2028.

I prezzi del Frumento Tenero restano deboli: a livello internazionale, le quotazioni delle ultime settimane registrano una flessione moderata, con prezzi inferiori rispetto all’inizio dell’estate, condizionati dall’offerta globale abbondante. In Europa, il prezzo medio del frumento panificabile in Agosto 2025 si è attestato a 204,21 €/ton (in diminuzione); in Italia, in Agosto il frumento tenero “fino” si colloca a 240,5 €/ton, mentre i grani speciali di forza a 265 €/ton (CCIAA di Bologna).

In un mercato che rimane competitivo nonostante l’offerta abbondante, la valorizzazione della qualità resterà determinante per mantenere margini e redditività.

TESEO.Clal.it – Italia: Confronto prezzi Import e quotazioni CCIAA Bologna

Carne bovina: la Cina ridisegna gli equilibri del commercio mondiale
27 Agosto 2025

Di: Marika De Vincenzi

Il mercato della carne bovina in Cina continua a riorientarsi.
Nel 2024 le importazioni hanno raggiunto 2,9 milioni di tonnellate, con il Brasile che si conferma primo fornitore, grazie a prezzi competitivi: quasi la metà della carne bovina importata dalla Cina arriva infatti dal Brasile, importante fornitore anche di Soia (69% della quota di mercato) e di Mais.

Gli Stati Uniti, invece, perdono terreno. Barriere commerciali, dazi elevati e regole stringenti hanno ridotto le spedizioni a Pechino, che oggi rappresentano solo una piccola quota del mercato.

In parallelo, l’Australia sta conquistando spazio nonostante prezzi più alti: la carne australiana è apprezzata per la sua qualità e sicurezza, soprattutto nel segmento grain-fed, e beneficia di un contesto politico e commerciale più favorevole, dopo le tensioni del passato con Pechino.

La Cina, quindi, diversifica: affida i grandi volumi al Brasile, riserva spazi premium all’Australia e riduce la dipendenza dagli Stati Uniti.

Una dinamica che sta ridisegnando gli equilibri del commercio mondiale di carne bovina, in cui la domanda sembra mantenersi su livelli elevati.

TESEO.clal.it – Prezzi delle carni bovine

Produrre per il domani
22 Agosto 2025

Rispetto al 1940 la quantità di calorie alimentari a disposizione per ogni persona è raddoppiata. Dunque, il miglioramento delle tecniche produttive – meccanizzazione, concimazione, trattamenti, genetica – ha permesso di ottenere una quantità di cibo più che sufficiente per sfamare la popolazione mondiale.
Il problema è che gli alimenti a disposizione della popolazione sono ripartiti malamente, comportando da un lato situazioni di sovrabbondanza e l’insorgere di patologie quali l’obesità, dall’altro il persistere di penurie e carestie.

In ogni caso la sicurezza alimentare è migliore rispetto al passato: escludendo le situazioni di conflitto, la percentuale di popolazione sottoalimentata si è ridotta ed oggi si stima sia pari ad un 10% del totale degli abitanti del pianeta rispetto al 30% nel dopoguerra; le aspettative di vita sono aumentate ed è diminuita la mortalità infantile. Riguardo le quantità alimentari, prendendo a riferimento i cereali si nota come rispetto agli anni ’60 la produzione sia aumentata a parità di superfice coltivata e stia crescendo ad un ritmo maggiore dell’aumento demografico.

Sostenibilità e biodiversità guidano il futuro dell’agroalimentare

Dopo il boom produttivo degli ultimi decenni del secolo scorso determinato anche dalle politiche pubbliche incentivanti, con risvolto di effetti negativi quali eccessi di cibo ed impatti ambientali, l’attenzione si è gradualmente spostata verso sostenibilità e biodiversità. Di conseguenza, aspetti quali la riduzione delle emissioni carboniose, la lotta agli sprechi, l’efficientamento energetico, rientrano a pieno titolo nei fattori produttivi.

Si può dunque affermare che il sistema si stia evolvendo verso la giusta direzione. Il problema però sono i tempi e la convinzione che non debba essere solo una transizione produttiva ma una conversione ecologica.

Prossimi 25 anni cruciali per nutrire dieci miliardi persone

Tutta la filiera dalla terra alla tavola – produttori agricoli, trasformatori, distributori, consumatori – dovrà dunque operare in una visione futura piuttosto che ancorarsi al presente od al recente passato. Il sistema mondiale dovrà produrre abbastanza per nutrire una popolazione che a metà secolo si attesterà sui 10 miliardi di abitanti rispetto agli 8 miliardi attuali, per poi diminuire. Quindi i prossimi 25 anni saranno i più cruciali nella storia dell’agroalimentare e non si potrà fallire.

Occorrerà affrontare e vincere nuove sfide che si chiamano cambiamento climatico, scarsità idrica, energia, riduzione di suolo agricolo, perdita di biodiversità, che dipendono solo in parte da comportamenti umani e che richiedono uno sforzo globale.

Poi ci sono le altre sfide dei conflitti, imputabili invece esclusivamente ai comportamenti umani: possono mettere in crisi tutto e tutti, ma possono essere risolte. Basterebbe volerlo.

Fonte: Food and Agriculture Organization of the United Nations

TESEO.clal.it – La produzione mondiale di Grano aumenta ogni anno

Metano e allevamenti: la riduzione è possibile
12 Agosto 2025

Il problema è presto detto: dato che il metano è un gas ad effetto serra con un potenziale di 21 volte superiore a quello dell’anidride carbonica, bisogna ridurne le emissione in atmosfera. Essendo poi generalmente acquisito che l’allevamento animale (i ruminanti) rappresenta la maggior parte delle emissioni agricole, che a loro volta sono il 41% di quelle totali derivanti dalle attività antropiche, appare evidente la necessità di agire in questo settore produttivo anche perché, essendo ottenuto nel rumine come sottoprodotto della fermentazione anaerobica, il metano rappresenta una perdita di energia che impatta negativamente le produzioni.

Il rumine, dove si svolge il processo di metanogenesi, è il punto focale per le varie azioni e strategie tese a ridurre le emissioni. Questo non è un obiettivo nuovo, dato che già dagli anni ’50 i ricercatori hanno lavorato per individuare delle azioni atte a mitigare le perdite di questo gas composto da carbonio e idrogeno. Bisogna però trovare delle soluzioni semplici, poco costose, senza rischi per l’ambiente e la salute, che inoltre favoriscano la produttività.

Sostanzialmente si può agire a tre livelli: razione, additivi alimentari, probiotici.

Alimentazione mirata riduce fino al 60% emissioni

Il primo, che è anche il più diretto e meno costoso, consiste nel modificare la razione alimentare agendo sul rapporto foraggi-mangimi e sulla qualità del foraggio per indirizzare le fermentazioni ruminali verso il propionato in modo da avere meno idrogeno disponibile per la metanogenesi. Secondo un recente studio statunitense, modulando la razione alimentare si possono abbattere del 60% le emissioni di metano.

Un secondo possibile intervento è rappresentato dalle sostanze additive che vanno dagli ionofori, introdotti negli USA già dal 1975, agli inibitori la metanogenesi, agli oli essenziali, alghe, ed altri metaboliti vegetali.

Additivi e batteri per limitare la metanogenesi

Si potrebbe poi far leva sull’azione dei batteri, da quelli propionici agli acetogeni, a quelli ossidanti il metano. Fra tutti questi possibili agenti, quello per cui esiste una evidenza scientifica della sua efficacia come potente inibitore è il p3-nitrossipropanolo, che rappresenta il principio attivo del Bovaer, additivo approvato anche in USA, Giappone, Corea ed in attesa di autorizzazione anche in Cina.

Riguardo le alghe, l’uso di Asparagopsis nella razione, grazie alla presenza di bromoformio, può ridurre drasticamente le emissioni di metano. Va bene per gli allevamenti da carne, ma nel latte potrebbe esserci il problema dei residui. Per tale ragione, recentemente un’azienda australiana ha annunciato l’investimento di 4,6 milioni di dollari per sviluppare un additivo senza questo composto, formato da prebiotici in modo da inibire la produzione di metano e promuovere l’azione di batteri che usino l’idrogeno producendo nutrienti per l’animale.

Quindi, la soluzione del problema non è facile ma è possibile e deve essere perseguita, perché la riduzione delle emissioni enteriche dei ruminanti potrebbe aumentare le performance assicurando la sostenibilità a lungo termine dell’attività agricola.

Fonti: Science Direct, Dairy Reporter

Latte tra investimenti e costi + Commento di Alberto Cortesi [Allevatore e Presidente Confagricoltura Mantova]
11 Agosto 2025

Di: Alberto Lancellotti

Rispetto al biennio 2021-22, segnato dall’impennata dei prezzi delle materie prime, come gas, elettricità, ma anche petrolio e fertilizzanti, oggi i valori di tali input si sono decisamente ridimensionati. Permangono alcune eccezioni, come il gasolio agricolo e alcuni fertilizzanti, che comunque si mantengono su livelli non allarmanti.

Tuttavia l’indice CPI dei prezzi al consumo continua a crescere, sostenuto da incrementi ancora in atto in diversi segmenti chiave, come l’alimentare e l’HoReCa.

Intanto, molti allevatori hanno colto il momento favorevole dei prezzi di Latte e Formaggi (su tutti Grana Padano DOP e Parmigiano Reggiano DOP) per investire in innovazione, robotica e digitalizzazione. Obiettivi: migliorare benessere animale, produttività ed efficienza, anche in risposta alla carenza di manodopera specializzata.

L’innovazione però porta con sé nuovi costi: manutenzione, facility management, gestione. Quanto incidono questi oneri sui bilanci delle Aziende Agricole da Latte?

Il commento dell’Allevatore

Alberto Cortesi – Allevatore e Presidente Confagricoltura Mantova

“Le molte Aziende che hanno fortemente investito in questi ultimi anni trovano un momento particolarmente favorevole di mercato e redditività, a condizione di aver fatto investimenti mirati e di essere in grado di utilizzarne al massimo i benefici. L’adozione del robot di mungitura richiede ammortamenti più elevati e un costo in manutenzione e materiali di consumo di circa il doppio per litro di latte munto rispetto alla sala di mungitura tradizionale.

Occorre riuscire a ottenere il massimo della produttività e per far questo occorre che la gestione sia affidata a Operatori adeguatamente preparati, cosa non semplice. Se aggiungiamo una ulteriore complicazione derivante dai numerosi sistemi informatici di controllo e gestione presenti nelle aziende agricole i cui dati spesso sono blindati e non trasferibili, la questione della preparazione delle persone risulta ancora una volta essenziale.

Gli Allevatori che non sono disposti a mettersi in gioco in un cambiamento mentale radicale che la tecnologia comporta è meglio e più conveniente economicamente che continuino con sistemi collaudati, certo perdendo la sfida affascinante dell’allevamento innovativo.

Quando invece l’investimento ha riguardato il benessere animale inteso come moderne strutture progettate correttamente in spazio, aerazione, luce e facilità di pulizia, il ritorno economico è più facilmente raggiungibile anche senza tecnologia di ultima generazione. Ritengo si possa fare l’Allevatore con bilancio economico positivo anche senza robot di mungitura e di alimentazione ma non si può prescindere dall’avere stalle adeguate dal punto di vista comfort.

L’Allevamento da latte deve mettere in conto un costo in moderne tecnologie e di ammortamento in strutture molto elevato che può arrivare a superare largamente i 5 centesimi/litro.”

TESEO.clal.it – Italia: indice dei prezzi al consumi (CPI)

Il Canada rafforza l’export verso i Paesi UE di cereali e semi oleosi
8 Agosto 2025

Di: Elisa Donegatti

Nel primo semestre 2025, il Canada ha aumentato in modo significativo le esportazioni di Frumento, Mais, Colza e Soia verso l’Europa. Questi scambi trovano spazio nel contesto dell’’accordo CETA, che ha rimosso i dazi e semplificato le pratiche doganali, riducendo tempi e costi di consegna.

Export Canada
Frumento Duro Verso Italia+68% Gen – Giu 2025

Le esportazioni di Frumento canadese sono cresciute del 20,4%, mentre raddoppia la quota destinata all’UE (+100,7%). In Italia, gli acquisti di Frumento Tenero sono aumentati del 40,9%, quelli del Frumento Duro hanno registrato un +68,8%, oltre 309.000 tonnellate importate, confermando il Paese come primo acquirente europeo. Questi dati evidenziano come il Canada sia diventato un fornitore strategico per il mercato europeo, influenzando significativamente la dinamica dei prezzi. A Giugno, il prezzo FOB (Free On Board) all’export canadese di Frumento Duro verso l’Italia è stato di 189 €/ton, ai quali vanno aggiunti i costi di trasporto e assicurazione che ammontano mediamente al 37% circa, mentre le quotazioni italiane oscillavano tra i 266 e i 310 €/ton (dati delle Camere di Commercio di Bologna e Foggia). 

In un mercato sempre più aperto e competitivo, i produttori italiani di Frumento Duro sono chiamati a rafforzare la qualità e la stabilità dell’offerta, per mantenere un ruolo centrale nella filiera e valorizzare al meglio il prodotto nazionale di fronte alla concorrenza estera.

L’export di Mais canadese ha registrato un +85%: dopo due anni, l’Italia è tornata ad importare oltre 106.000 tonnellate, utili soprattutto per la zootecnia. Le esportazioni di Colza sono aumentate del 22,7%, con l’Europa che ha aumentato fortemente le quantità importate, sostenute dalla domanda di biocarburanti. Le esportazioni di Soia sono cresciute del 21,4%, nonostante il calo della domanda cinese; l’UE ha aumentato gli acquisti del 20%.

Canada, partner strategico per l’Europa

Negli ultimi anni, il Canada ha rafforzato il proprio posizionamento sul mercato europeo nel comparto cerealicolo e oleaginoso, approfittando di condizioni favorevoli per diversificare le esportazioni, ridurre la dipendenza dalla Cina e contribuire a ridefinire gli equilibri commerciali a livello globale. Questo aumento delle esportazioni ha contribuito a stabilizzare i prezzi in Europa, mitigando le incertezze produttive interne e la crescente pressione della domanda. La capacità del Canada di garantire forniture affidabili e tempestive è stata ulteriormente rafforzata attraverso la semplificazione delle procedure doganali e la riduzione dei costi burocratici.

Per il mercato italiano, monitorare l’evoluzione degli scambi con il Canada sarà essenziale per adattare le strategie di approvvigionamento, valorizzare la produzione nazionale e prevenire squilibri nella filiera.

TESEO.Clal.it – Canada: Export di Frumento Duro

Proteine, deforestazione e latte: quale legame?
7 Agosto 2025

Le proteine sono nutrienti essenziali e insostituibili

Il mondo ha sempre più bisogno di proteine. Queste sostanze sono essenziali per la crescita e per le produzioni dell’organismo. Sono componenti indispensabili della razione alimentare perché, a differenza dei carboidrati che possono essere convertiti in lipidi (deposito di grasso) ed i lipidi in carboidrati, non c’è grasso o zucchero che possa essere convertito in proteina. Pertanto, non potendo essere sostituite da nessun altro elemento, debbono essere fornite tal quali.

Aumentando le performance dell’animale, sia esso da carne o da latte (compreso l’umano sportivo), debbono aumentare anche le proteine ingerite. A parte l’azoto non proteico (l’urea) che i microorganismi del rumine possono trasformare in proteine, le fonti per questi preziosissimi elementi sono i prodotti delle coltivazioni ed i loro derivati.

Veniamo alla deforestazione: si calcola che ogni anno il mondo perda circa 5 milioni di ettari di foresta, per lo più ai tropici, il 75% dei quali per coltivare ed allevare il bestiame. Oltre a commodity quali olio di palma, caffè o cacao, anche la soia, fonte proteica vegetale per eccellenza, è sempre più correlata alla necessità di trovare nuove aree coltivabili, come dimostra il fatto che a livello mondiale la sua produzione è passata da circa 25 milioni di tonnellate all’anno negli anni ‘60, alle attuali 350 milioni di tonnellate. Si tratta di un tema serio, perché alla deforestazione od al degrado di aree forestali è spesso collegato anche il mancato rispetto dei diritti umani per le popolazioni locali.

L’uso crescente di soia nei mangimi incide sulla sostenibilità

Certo, a differenza della carne, la produzione di latte non rientra nella normativa EUDR, il regolamento UE European Deforestation-free products Regulation, che mira a ridurre l’impatto dei consumi sulla deforestazione. Bisogna tuttavia considerare l’impennata negli anni dell’uso di soia anche nei mangimi per le vacche da latte, il che rappresenta un fattore considerevole in rapporto alla sostenibilità.

Quindi, alla luce della crescente sensibilità dei consumatori, sarebbe legittimo chiedersi se ed in che misura anche la produzione di latte potrebbe essere percepita in modo critico in quanto associata all’espansione di nuove aree coltivate a scapito delle foreste. A questo vanno aggiunte le considerazioni sulla nostra dipendenza dalle importazioni di soia e sulla necessità di valorizzare le fonti agricole locali.

Fonti: Our World in Data, Dairy Reporter

TESEO.clal.it – Superficie coltivata a semi oleosi nei principali Paesi – Stagione 2025-26

Quali investimenti servono oggi alla suinicoltura? [Il Commento di Antenore Cervi, Suinicoltore]
4 Agosto 2025

Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA
Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA

Quali priorità per gli investimenti per la filiera suinicola italiana? Partiamo dall’allevamento e ne parliamo con Antenore Cervi, allevatore e responsabile della suinicoltura per CIA-Agricoltori Italiani.

“In seguito agli allarmi legati alla Peste Suina Africana è bene sottolineare che ormai da tempo gli allevatori hanno compiuto significativi investimenti sulla biosicurezza – afferma Cervi -. Oggi, invece, la priorità riguarda gli investimenti per il benessere animale nelle scrofaie, ma sono investimenti in cui anche la semplice trasformazione dell’allevamento è molto difficile, per cui sarebbe più opportuno orientarsi non verso la ristrutturazione, ma la realizzazione di strutture ex novo”.

E ancora, fra gli investimenti necessari per gli allevamenti, Cervi inserisce “le strutture destinate all’ingrasso dei suini, dove si dovrebbe puntare a manutenzioni, rinnovamenti e nuove tecniche di stabulazione”. Interventi per i quali è possibile procedere attraverso ristrutturazione, senza dover puntare a una ricostruzione.

“Negli ultimi 15 anni – ricorda Cervi – il mercato dei suini non è sempre stato in grado di assicurare un’adeguata marginalità agli allevatori e anche quando il mercato è stato positivo non ha garantito una stabilità tale da permettere ai produttori di pianificare ammodernamenti e ristrutturazioni”.

Sul fronte sostenibilità, Cervi mette nel mirino le energie rinnovabili, “dalle tecnologie come il biogas al biometano, opzione che andrebbe presa in considerazione come soluzione consortile per valorizzare i reflui di aziende agricole nel raggio di 10-15 chilometri; anche il fotovoltaico sui tetti andrebbe incentivato”.

Ultimo aspetto: “La gestione dei reflui e del digestato in campo, attraverso l’agricoltura di precisione per spandimenti smart”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Malattie esotiche e cambiamenti climatici: il secolo dei virus
30 Luglio 2025

I recenti focolai di Dermatite nodulare contagiosa (Lumpy skin disease) nei bovini rendono sempre più  evidente la correlazione fra virus esotici e cambiamenti climatici.
Malattia presente in molti Paesi africani, nel 2012 si è diffusa dal Medio Oriente all’Europa sud-orientale, interessando alcuni Stati membri UE (Grecia e Bulgaria) e parecchi altri Paesi dei Balcani, per poi risalire fino alle nostre latitudini.

Vedi la nuova pagina di TESEO dedicata alla Lumpy Skin >

Riguardo ad un’altra malattia esotica, la Lingua blu (Blue tongue virus-BTV) che nel 2024 ha causato non pochi danni per la produzione di latte in Germania ed altri Paesi dell’Europa settentrionale, già nel 2007 uno studio inglese dimostrava l’evidenza che i cambiamenti climatici in atto determinavano in nuove regioni  la comparsa di virus trasmessi da insetti. Questo in conseguenza di meccanismi quali aumento delle temperature che alterano i tassi di sopravvivenza dei virus ed ampliano la diffusione di vettori come zanzare, moscerini e zecche; eventi meteorologici estremi che aumentano lo stress nel bestiame, indebolendo le risposte immunitarie; cambiamenti nell’uso del suolo (deforestazione, urbanizzazione) che aumentano il contatto tra i serbatoi di fauna selvatica ed il bestiame.

Vedi la nuova pagina di TESEO dedicata alla Bluetongue >

I cambiamenti climatici complicano anche le strategie di controllo sanitario, in quanto occorrono nuovi modelli predittivi integrando i dati climatici con i modelli epidemiologici ed anche perché la variazione delle stagioni influisce sui periodi ottimali per le vaccinazioni. Ciò rende indispensabile attuare un coordinamento a livello globale, dato che le malattie non si fermano alle frontiere e pertanto richiedono sistemi internazionali di sorveglianza e risposta.

È dunque essenziale un approccio su più fronti: agricoltura resiliente al clima; sorveglianza integrata delle malattie utilizzando tecniche sofisticate quali telerilevamento ed intelligenza artificiale per prevedere le epidemie; interventi sulle popolazioni dei vettori; investimenti in vaccini e strumenti diagnostici su misura per i ceppi virali in evoluzione.

Infine, occorre considerare l’influenza della vita moderna sulla comparsa dei virus, quali l’aumento dei movimenti di cose, animali, piante, insetti ed anche persone, la riduzione di programmi di controllo degli artropodi; l’alterazione delle pratiche agricole. A questo è poi doveroso aggiungere i conflitti con tutte le loro conseguenze.

Il termine virus (veleno) fu coniato nel 1898 per indicare una nuova forma di agente infettivo. Dopo tante scoperte sui batteri, iniziando con Pasteur, che hanno permesso di affrontare con successo le malattie del secolo scorso, ora la sfida è su questi “veleni”, che non appartengono né al regno animale, né a quello vegetale. Quindi, tutto lascia prevedere che il nostro potrà essere a tutti gli effetti il secolo dei virus.

Fonte: NIH

TESEO.clal.it – Focolai di Dermatite nodulare contagiosa

Cosa ci ha insegnato una giornata in allevamento?
28 Luglio 2025

Osservare il settore da vicino significa anche questo: un maialino in braccio e lo sguardo rivolto alla filiera.

Durante la visita all’allevamento di Ivan Valutilini a Flero (Brescia) abbiamo raccolto spunti preziosi su alcune delle sfide più urgenti del comparto:

  • investimenti in biosicurezza,
  • regole DOP che minacciano di penalizzare anche gli allevatori virtuosi,
  • difficoltà ad accedere ai fondi del PSR per il benessere animale, nonostante l’impegno aziendale
  • squilibri di mercato aggravati dalle restrizioni sanitarie dovute alla PSA

Ivan Valtulini ha sottolineato la necessità di un confronto strutturato tra tutti gli attori della filiera, inclusi i veterinari aziendali e dell’ATS, per affrontare con competenza e concretezza le sfide del settore.

Le riflessioni nate da questa visita rafforzano la convinzione che solo un dialogo aperto e trasversale possa portare a soluzioni condivise.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi