Cambiamento climatico e sfide nella filiera da latte australiana
4 Luglio 2025

Gli effetti del cambiamento climatico, ma non solo, stanno seriamente colpendo la produzione di latte in Australia. Lo scorso maggio nel Nuovo Galles del Sud, la cui capitale è Sydney, si sono registrate vaste inondazioni mentre negli Stati meridionali di Victoria ed in Tasmania persiste la peggior siccità degli ultimi decenni.

-2.000 aziende da latte in otto anni

Gli effetti sulla produttività delle aziende sono pesanti e le marginalità sono messe a dura prova anche per il crescente aumento dei costi operativi ed il modesto aumento nel prezzo del latte pagato alla stalla, che da molti non è ritenuto soddisfacente.
Questo comporta la problematica della sostenibilità economica, cui si aggiunge la tenuta sociale del sistema, con un impatto anche sull’equilibrio nervoso degli allevatori preoccupati per il futuro delle loro famiglie. Un dato significativo: nel 2015 si contavano 6 mila aziende da latte, mentre nel 2023 erano scese a poco più di 4 mila. Di converso i consumatori vedono salire i prezzi dei latticini, mentre le aziende aumentano gli investimenti su fronti proteiche alternative al latte ottenute da fermentazione microbica (fermentazione di precisione/coltivazione cellulare), con tutti gli interrogativi che questa tecnica comporta.

Serve un piano pubblico per incentivare tecnologie più efficienti

L’associazione nazionale Australian Dairy Farmers richiede un piano pubblico per incentivare investimenti in tecnologie atte a migliorare l’efficienza aziendale, finanziamenti per la sicurezza idrica, programmi di riqualificazione per gli agricoltori, sostegno alla pianificazione delle successioni aziendali.

Tuttavia, dato che il settore lotta contro cambiamenti climatici, tensioni finanziarie e stress mentale, dovrebbe essere previsto anche un approccio più coordinato che indirizzi e sostenga gli agricoltori con la guida di figure professionali esperte in tali ambiti. Questo per adattarsi alle nuove condizioni ambientali, sociali ed economiche adottando tecniche appropriate alle nuove condizioni quali l’agroecologia ed anche nella prospettiva di diversificare le produzioni.
Il tutto, nel contesto del superamento delle iniquità nella logica delle relazioni di relazioni di filiera.

Fonte: The Conversation

TESEO.clal.it – Australia: Condizioni climatiche in corso

Cina: strategie divergenti per Mais e Soia e gli effetti sui mercati globali
1 Luglio 2025

Di: Elisa Donegatti

Le importazioni verso la Cina di Mais e quelle di Soia stanno seguendo traiettorie opposte, con implicazioni rilevanti per i flussi e i prezzi globali. 

Nei primi cinque mesi del 2025, le importazioni cinesi di Mais sono crollate del 94% rispetto allo stesso periodo del 2024, scendendo sotto le 630.000 tonnellate. La Cina sta puntando all’autosufficienza, attingendo alle ingenti scorte interne (stimati 181 milioni di ton per la campagna 2025-26) e sostenendo la produzione domestica.  Questo ha portato ad una diminuzione dei prezzi medi all’importazione: dai picchi di oltre 420 $/ton tra fine 2022 e inizio 2023, si è scesi attorno a 258 $/ton, mentre la domanda cinese di Mais estero rimane debole. Le importazioni dagli Stati Uniti si sono ridotte drasticamente, mentre gli acquisti sono stati spostati (in piccola parte) verso fornitori alternativi come Brasile e Ucraina

Per i maiscoltori italiani, questo scenario può tradursi in pressioni ribassiste sui mercati internazionali, in un contesto già critico per i margini, dato che i costi produttivi sono alti.

Situazione opposta per la Soia: solo a Maggio 2025 le importazioni verso la Cina sono aumentate del 36% su base annua. Pechino sta rafforzando i legami con il Brasile, che grazie a logistica dedicata e continuità di fornitura ha quasi monopolizzato le esportazioni verso il mercato cinese, sostituendosi agli Stati Uniti anche nei periodi dell’anno dove generalmente l’offerta Brasiliana era inferiore per stagionalità. L’aumento delle importazioni è avvenuto a fronte di un calo del prezzo medio:  dai 700 $/ton di metà 2022 si è infatti passati a circa 439 $/ton nel 2025, rendendo l’approvvigionamento economicamente più sostenibile. 

Per le filiere allevatoriali italiane, questo si può tradurre in costi di approvvigionamento più bassi per le Imprese mangimistiche, ma anche nella necessità di confrontarsi con fornitori esteri sempre più competitivi e organizzati, in particolare dal Sud America.

La Cina sta quindi perseguendo due obiettivi distinti: autosufficienza nel Mais da un lato, approvvigionamento di Soia dal Sud America a prezzi moderati dall’altro. Una strategia che condiziona le rotte globali e che i produttori italiani dovrebbero considerare con attenzione nelle prossime scelte agronomiche e commerciali.

TESEO.Clal.it – Cina: Importazioni mensili di Soia

India: verso nuovi record per Frumento e Riso
20 Giugno 2025

Di: Elisa Donegatti

L’India si appresta a registrare nuovi record nella produzione di Frumento e Riso per la campagna 2025-26, rafforzando la propria posizione di attore strategico nel sistema agroalimentare globale. Con oltre 1,4 miliardi di abitanti, lIndia è il terzo produttore mondiale di Frumento ed il primo produttore ed esportatore di Riso, con una presenza dominante nei mercati asiatici e africani.

La produzione di Frumento prevista è di 117,5 milioni di tonnellate (+4% su base annua), coltivata su 32,9 milioni di ettari (+3,4%) con una resa stabile di 3,57 ton/ha. L’incremento è attribuibile all’adozione di varietà resistenti al calore, a pratiche colturali ottimizzate (tempistiche di semina, irrigazioni regolari) e a condizioni climatiche favorevoli. Le politiche pubbliche, in particolare l’aumento del prezzo minimo garantito (MSP), hanno incentivato gli agricoltori ad ampliare le superfici coltivate. Il consumo domestico è in crescita (113 milioni di tonnellate, rispetto ai 108,8 mio ton del 2024-25), mentre l’export è limitato da dazi al 40%, misura volta a garantire l’autosufficienza nazionale e contenere l’inflazione. Gli Stock finali sono previsti in crescita del +37,6%, infatti il governo mira ad estendere la capacità nazionale di stoccaggio, con un incremento per il Frumento da 2,8 a 9 milioni di tonnellate nei prossimi tre anni.

Anche la produzione di Riso dovrebbe segnare un nuovo record, attestandosi a 151 milioni di tonnellate, grazie a rese elevate, favorite da un monsone regolare e dalla riconversione di superfici precedentemente destinate al cotone. Il consumo interno è previsto a 126,5 mio ton, mentre le esportazioni dovrebbero raggiungere i 25 mio ton, trainate dalla domanda nei segmenti del riso comune, basmati e riso rotto.

L’India consolida strutturalmente il proprio settore cerealicolo grazie a innovazione e politiche di sostegno stabili, rafforzando al contempo la propria centralità nei mercati globali. In un contesto di volatilità e instabilità climatica, si conferma attore stabilizzatore e fornitore strategico per i Paesi importatori a basso reddito.

Teseo.clal.it – India: Stock Finali di Frumento
TESEO.Clal.it – India: Produzioni di Riso

Carne suina brasiliana: leadership globale tra competitività e sostenibilità
16 Giugno 2025

Di: Marika De Vincenzi

Il Brasile si conferma uno dei principali protagonisti nel mercato globale della Carne Suina, grazie a una disponibilità interna in continua crescita e a un tasso di autosufficienza passato dal 127,6% nel 2019 al 153,2% nel 2025. Questo significa che il Paese non solo soddisfa ampiamente la domanda interna, ma produce molto più di quanto consuma, consolidando la sua posizione tra i maggiori esportatori mondiali.

Nei primi cinque mesi del 2025, le esportazioni brasiliane di Carne Suina sono aumentate del 17% rispetto allo stesso periodo del 2024, un risultato trainato da molteplici fattori economici e di mercato.
In primis, la valuta debole rende la carne brasiliana più conveniente sui mercati internazionali, migliorando la competitività del prodotto. Parallelamente, i prezzi delle materie prime per l’alimentazione degli animali, come mais e soia, sono stabili o in diminuzione, riducendo i costi di produzione e aumentando i margini di guadagno per gli Allevatori.

Sul fronte della domanda, mercati strategici in Asia, come Filippine, Cina, Hong Kong e Giappone, insieme a Paesi come Cile e Singapore, hanno incrementato significativamente le importazioni di carne suina brasiliana. In particolare, le Filippine hanno aumentato le loro importazioni del 95,2% nei primi cinque mesi del 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024, a fronte di un calo della loro autosufficienza dal 87,9% nel 2009 al 61,6% nel 2025, causato dai focolai di Peste Suina Africana (PSA) che hanno ridotto drasticamente la produzione interna.

La forte domanda estera sostiene inoltre i prezzi domestici brasiliani, incentivando ulteriormente i produttori a incrementare la produzione destinata all’export.
Infine, il Brasile ha investito in modo significativo nelle infrastrutture sanitarie, nella tracciabilità e negli standard di qualità, con l’obiettivo di migliorare l’affidabilità delle esportazioni e facilitare l’accesso ai mercati esteri. Tuttavia, la piena conformità a talune normative, come l’EUDR, resta una sfida aperta, soprattutto per quanto riguarda l’impatto ambientale della produzione di mais e soia nelle aree soggette a deforestazione.

TESEO.clal.it – Brasile: esportazioni di Carni Suine
TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Mais e Soia USA: una dinamica favorevole per gli Operatori Europei
13 Giugno 2025

Di: Elisa Donegatti

I prezzi all’origine del Mais e della Soia negli Stati Uniti, pubblicati da USDA, ed aggiornati al 11 Giugno 2025, evidenziano una dinamica favorevole per gli Operatori europei. I prezzi, espressi in dollari per tonnellata, risultano oggi inferiori rispetto ai livelli di un anno fa. Inoltre, grazie al rafforzamento dell’euro rispetto al dollaro, il costo finale in valuta europea è oggi più contenuto.

Il prezzo medio del Mais si attesta a 168,9 $/ton, che, al tasso di cambio corrente di 1 EUR = 1,143 USD, corrisponde a 147,8 €/ton. Il prezzo medio della Soia è pari a 376,6 $/ton, equivalenti a 329,5 €/ton

L’euro si è rafforzato nei confronti del dollaro, con il cambio passato da 1,076 a 1,143 USD per 1 euro nell’arco di un anno. Questo ha reso gli acquisti in euro meno onerosi. Inoltre la riduzione dei prezzi all’origine in dollari ha contribuito a contenere i costi, determinando un calo complessivo del prezzo in euro.

Dopo i picchi registrati nel 2022, in seguito alla crisi energetica e ai conflitti geopolitici, i prezzi di Mais e Soia hanno mostrato un trend discendente, con lievi rimbalzi stagionali, ma con una tendenza generale alla stabilizzazione. Il tasso di cambio EUR/USD, che aveva toccato minimi intorno a 1,02 nella seconda metà del 2022, ha mostrato un progressivo rafforzamento della valuta europea nel biennio successivo.

In un mercato instabile, l’equilibrio tra quotazioni internazionali e tasso di cambio resta centrale per gli operatori europei. Il costo delle materie prime dipende da entrambi i fattori: monitorarli insieme è essenziale per ottimizzare le strategie di approvvigionamento.

TESEO.clal.it – Cambio Euro-Dollaro per Mais e Soia

Acqua di abbeverata: fattore chiave nella gestione degli allevamenti
12 Giugno 2025

L’acqua, anche se non sembra, è l’elemento fondamentale per garantire la salute ed assicurare il potenziale produttivo dell’allevamento. Costituisce circa l’87% del latte e dal 60% al 70% del corpo animale. L’acqua è necessaria per mantenere i fluidi corporei ed il corretto equilibrio salino, per digerire, assorbire e metabolizzare i nutrienti, per eliminare i materiali di scarto ed il calore in eccesso dal corpo.

Una scarsità d’acqua riduce produzione e benessere del bestiame

Una scarsità d’acqua riduce la frequenza respiratoria e la contrattilità del rumine; induce prostrazione ed irrequietezza; causa una minore produzione di latte ed un calo di peso corporeo. La bovina perde acqua attraverso le urine, le feci, l’evaporazione, la sudorazione e, soprattutto, il latte. In linea generale si calcola che una vacca abbia bisogno di 3-4 litri d’acqua per ogni litro di latte prodotto, oppure di circa 18 litri per ogni 100 kg di peso corporeo. Quando gli animali soffrono di stress da caldo, il consumo di acqua aumenta notevolmente raggiungendo punte ben superiori ai 200 litri. L’abbeverata è generalmente associata ai pasti od alla mungitura e la velocità di assunzione varia da 4 a 15 litri al minuto.

Comunque, il fabbisogno idrico dell’animale è influenzato dalla temperatura ambientale, dal peso e dalla fase di produzione. Dato che l’acqua di abbeverata rappresenta all’incirca l’80% dei bisogni ed il resto proviene dagli alimenti, è indispensabile che sia potabile di buona qualità.

Acqua di qualità assicura funzioni vitali corrette e previene rischi sanitari

È importante far controllare periodicamente l’acqua per verificare la presenza di nitrati, solfati, batteri, alghe. I nitrati sono molto preoccupanti e la loro presenza nell’acqua, di falda o superficiale, può derivare da fertilizzanti, materiale fecale, residui delle colture, rifiuti industriali. L’avvelenamento da nitrati deriva dalla riduzione batterica nel rumine del nitrato a nitrito, che poi viene assorbito nel sangue e diminuisce la capacità di trasporto dell’ossigeno. Occorre stabilire la quantità di nitrati presenti anche negli alimenti oltre che nell’acqua per verificare che il loro apporto totale non superi i limiti raccomandati scongiurando rischi di avvelenamento che si manifestano con respirazione difficile e rapida, tremori muscolari, diarrea, fino a collasso e morte. I solfati in alte concentrazioni, soprattutto di sodio, producono un effetto lassativo nel bestiame. Batteri coliformi ed altri microrganismi possono contaminare i pozzi ma soprattutto gli abbeveratoi, esponendo il bestiame ad organismi patogeni e, quindi, aumentando il potenziale di malattia.

Anche le alghe blu-verdi che crescono in acque stagnanti possono essere tossiche per il bestiame. In questo caso i segni di avvelenamento sono diarrea, mancanza di coordinazione, respirazione affannosa, convulsioni. Le temperature calde e la luce del sole possono provocare una rapida crescita delle alghe anche nelle cisterne, che pertanto andranno mantenute sempre perfettamente pulite, così come gli abbeveratoi.

Una corretta gestione delle risorse idriche è indispensabile per le performance dell’allevamento, soprattutto nei sempre più frequenti periodi caldi e siccitosi.

Fonte: eDairyNews

Una filiera equa per valorizzare l’Allevamento Bovino
10 Giugno 2025

Di: Marika De Vincenzi

È sostenibile il mercato della Carne Bovina?
Le analisi di Teseo sul payout relativo alla fase che va dal ristallo fino al vitellone adulto di razza Limousine (esclusi eventuali premi e Iva) stimano un costo di produzione in aumento nei prossimi mesi, partendo dall’attuale costo di ristallo che per il vitello da ristallo del peso di 350 chilogrammo il prezzo in Camera di Commercio di Modena si aggira su 6,17 euro al chilogrammo.

Calcolando il costo dell’alimentazione per i sei mesi di ingrasso (mantenendo le quotazioni delle materie prime per l’alimentazione invariate), il costo stimato di produzione del bovino da macello salirebbe a 4,84 €/kg, un valore superiore alle attuali quotazioni di mercato (4,56 €/kg la media in Camera di Commercio a Modena nelle prime due settimane di Giugno).

La prospettiva di lavorare al di sotto dei costi di produzione potrebbe spingere gli allevatori a non ristallare, facendo perdere così ulteriore terreno all’Italia in termini di autoapprovvigionamento. Sarebbe al contrario auspicabile individuare soluzioni lungo la filiera per garantire ai produttori margini di guadagno positivi, così da permettere agli allevatori di produrre non in deficit.

TESEO.clal.it – Prezzi delle Carni Bovine
TESEO.clal.it – Payout da bovino da ristallo a vitellone adulto

Agricoltori e Gen Z: una nuova narrazione della campagna
6 Giugno 2025

Posti davanti alla domanda “chi sono i migliori rappresentanti dei territori rurali?”, i giovani ventenni inglesi della cosiddetta Generazione Zeta rispondono in modo inequivocabile: gli agricoltori!

Agricoltori: i nuovi difensori della campagna

Da un sondaggio effettuato per Future Countryside, organismo fondato nel 2023 per promuovere le comunità ed i paesaggi rurali, è emerso che quasi un terzo (32%) dei giovani ritiene che gli agricoltori siano i veri paladini dei territori di campagna, molto più degli ambientalisti (12%) e dei politici (4%).

Alla domanda in cosa gli agricoltori dovrebbero impegnarsi maggiormente, i giovani hanno indicato ai primi posti l’attenzione al benessere animale (42%), la tutela ambientale (40%) e la produzione alimentare (37%), mentre aspetti quali la rinaturalizzazione (14%), l’uso di concimi e pesticidi (13%), il soddisfacimento dei consumatori (9%) risultano meno importanti.

I Giovani scoprono l’agricoltura via social

Essendo la prima generazione cresciuta interamente con Internet e dispositivi mobili, non stupisce poi che la Generazione Z tragga dall’uso dei social media la percezione della campagna. Oltre la metà (54%) degli intervistati ha affermato che piattaforme come TikTok ed Instagram hanno sollevato il loro interesse per visitare aree rurali. Le motivazioni più comuni sono il benessere mentale (36%), il contatto con la natura (34%), la possibilità di svago ed esercizio fisico (30%). Nonostante il crescente desiderio, i giovani incontrano però notevoli difficoltà quando si tratta di visitare le aree rurali. Tra queste, le più importanti sono la distanza (73%), i limiti di tempo (70%), i costi di trasporto (68%), ma anche la difficolta ad avere una connessione internet (42%).

Sebbene la Gen-Z consideri la campagna un luogo accogliente (84%) ed un patrimonio culturale e produttivo che vale la pena tutelare (83%), solo il 24% sceglierebbe di vivere in un borgo rurale, mentre il 53% preferisce la città.

Quindi le nuove generazioni hanno un legame sempre più indiretto con l’attività agricola e ne prendono conoscenza attraverso i social media. Ritengono comunque che gli agricoltori siano i rappresentanti più affidabili dei territori rurali; un aspetto, questo, da considerare con molta attenzione.

Fonte: Future Countryside

Dazi sui Fertilizzanti: l’UE cerca un nuovo equilibrio
5 Giugno 2025

Di: Elisa Donegatti

A partire dal prossimo Luglio l’Unione Europea introdurrà nuovi dazi su Fertilizzanti e Prodotti Agricoli provenienti da Russia e Bielorussia. La misura mira a colpire economicamente Mosca, riducendo le entrate che potrebbero finanziare la guerra in Ucraina, e allo stesso tempo diminuire la dipendenza dell’UE.

I dazi interesseranno complessivamente oltre cento categorie di prodotti, tra cui Zucchero, Farine, Latticini e soprattutto Fertilizzanti a base di Azoto e Urea. In quest’ultimo caso, la tariffa salirà gradualmente fino a 430 euro per tonnellata entro il 2028, rendendo i prodotti russi e bielorussi praticamente non competitivi sul mercato europeo.

La decisione ha raccolto ampio sostegno politico, ma suscita forti preoccupazioni nel mondo agricolo. Le associazioni di categoria temono un’impennata dei costi di produzione e una maggiore vulnerabilità degli agricoltori europei. Per attenuare gli effetti negativi, la Commissione ha previsto un sistema di monitoraggio dei prezzi e la possibilità di sospendere i dazi in caso di emergenza, favorendo al contempo l’importazione di Fertilizzanti da altri Paesi.

Le preoccupazioni del settore trovano fondamento nei dati più recenti: nel primo trimestre del 2025 le importazioni di Fertilizzanti da paesi terzi sono cresciute del 12,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In particolare, le importazioni dalla Russia hanno nuovamente preso forza, con un volume pari a 1.534.000 di tonnellate solo tra Gennaio e Marzo, confermando il ruolo ancora dominante di Mosca nel mercato europeo nonostante le tensioni geopolitiche. Anche gli acquisti dall’Egitto, secondo fornitore dell’UE-27 e storicamente vicino alla Federazione Russa, sono aumentati rispetto al primo trimestre del 2024. Questo incremento dell’import rappresenta un paradosso per le politiche di autonomia strategica, evidenziando quanto sia ancora radicata la dipendenza europea da alcuni fornitori extra-UE, proprio nel momento in cui si preparano barriere tariffarie che rischiano di colpire direttamente la sostenibilità economica delle aziende agricole.

Questa mossa segna un passo importante verso una maggiore autonomia strategica dell’UE, ma pone anche una sfida concreta: bilanciare le esigenze geopolitiche con la sostenibilità economica dell’agricoltura europea.

TESEO.clal.it – UE-27: Import di Fertilizzanti
TESEO.clal.it – ITALIA: Import di Fertilizzanti

Il tema del Benessere Animale è sempre più rilevante
26 Maggio 2025

Il tema del Benessere Animale è sempre più rilevante. Gli animali non sono finalmente più considerati degli oggetti da sfruttare (concetto dell’animale macchina introdotto dal filosofo Cartesio) e le questioni etiche sul loro trattamento coinvolgono tanto gli Allevatori quanto la Società intera.

La Convenzione europea sulla protezione degli animali negli allevamenti risale al 1978 e da allora le normative sono divenute sempre più stringenti. Basti pensare alla strategia Farm to Fork od alle regole per il trasporto degli animali ed a quelle sulla sanità animale.

Dal momento che è sempre più raro che i Consumatori sappiano da dove provengono i prodotti animali che utilizzano, le uniche informazioni disponibili sono quelle riportate in etichetta.

ll Sistema Qualità Nazionale Benessere Animale (SQNBA), introducendo standard certificati, sembra rispondere alle crescenti sensibilità attuando un passo determinante per migliorare e comunicare il benessere animale nel nostro Paese.

Fondamentale diventa dunque il coinvolgimento fattivo e la collaborazione di tutta la Filiera, così da attuare l’SQNBA in modo virtuoso e fissare obiettivi futuri di miglioramento della normativa, anche  in funzione  della grande variabilità produttiva, socio-economica ed ambientale del nostro Paese.