Trasporti marittimi: noli in calo, ma persistono le tensioni geopolitiche
19 Ottobre 2026

Di Alberto Lancellotti

📊 Il Freightos Baltic Index Global si attesta a 3.397 USD per container da 40 piedi a metà Ottobre, in flessione rispetto ai livelli estivi.

Il calo dei noli sulle rotte Asia-Europa riflette principalmente il rallentamento stagionale delle spedizioni e il graduale ritorno delle navi attraverso il Canale di Suez, che aumenta la capacità di trasporto disponibile.

🚢 Emergono tuttavia segnali di recupero: nell’ultima settimana i noli Asia-Mediterraneo sono aumentati del 7%, mantenendosi, insieme a quelli verso il Nord Europa, su livelli circa 70% superiori a un anno fa.

Le congestioni portuali continuano a sostenere i prezzi, mentre le nuove tensioni geopolitiche aumentano il rischio di interruzioni nel Mar Rosso.

📉 In prospettiva, l’espansione della flotta e l’aumento della capacità disponibile potrebbero favorire un ulteriore ridimensionamento dei noli nel 2027, pur in un contesto di persistente incertezza.

Carne suina UE: cresce l’offerta, aumenta la pressione sui prezzi
16 Ottobre 2026

di Marika De Vincenzi

TESEO.clal.it – Prezzi suini da macello in UE

La produzione europea di carne suina continua a crescere: dopo l’aumento del 3,6% registrato nel 2025, anche nei primi sette mesi del 2026 si osserva un incremento dell’1,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. 

Le esportazioni extra-UE di carni suine registrano, al contrario, una flessione del 3,4% in quantità e del 17,6% in valore.

L’UE presenta un tasso di autosufficienza del 115%, con forti differenze tra Paesi: dalla Danimarca (576,5%) e dalla Spagna (163,9%) fino all’Italia (58,1%). 

La maggiore disponibilità di carne, unita alla debolezza degli sbocchi internazionali, rischia di accentuare la concorrenza sul mercato europeo.

Il confronto tra prezzi di Italia, Spagna e Belgio (vedi grafico) evidenzia differenze significative tra i mercati nazionali, legate anche ai diversi modelli produttivi.

In un contesto di crescente disponibilità di carne europea, la capacità della filiera italiana di valorizzare le proprie specificità produttive – anche all’estero e sui circuiti a maggiore valore aggiunto – sarà determinante per sostenere il differenziale di prezzo rispetto agli altri Paesi.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Il suolo: un patrimonio da custodire e coltivare
14 Ottobre 2026

Rotazione, inerbimento, sovescio, erano le tradizionali tecniche agronomiche usate per assicurare la salute del suolo, ovvero l’ecosistema vivente che mantiene la fertilità del terreno.

Soppiantate dalla chimica industriale  e dalla meccanizzazione spinta che, con l’avvento della monocoltura, hanno contribuito a trasformare radicalmente il contesto agrario, ora vengono riscoperte dalla cosiddetta agricoltura rigenerativa o conservativa.

È la presa di coscienza che il suolo non è un mero substrato da frantumare, sterilizzare, concimare, ma un patrimonio da custodire e coltivare.

Quindi, aumentare la sostanza organica e l’attività microbica, effettuare delle lavorazioni minime per non danneggiare la struttura del terreno, mantenerlo coperto per evitare l’erosione favorendo la biodiversità. E, non meno importante, assicurare l’allevamento animale per chiudere il ciclo naturale dei nutrienti.

Bilancio della prossima stagione per Mais, Frumento e Soia
13 Ottobre 2026

di Elisa Donegatti

Il bilancio tra domanda e offerta è uno strumento basilare per conoscere un mercato. Nella home page di TESEO sono disponibili i bilanci di molti cereali e semi oleosi, ed alcuni derivati, aggiornati mensilmente. Scopriamo le novità dell’ultimo aggiornamento sull’annata 2026/27:

🌽 Mais: Nonostante migliorino le stime per la disponibilità negli USA, le produzioni sono previste in calo rispetto all’annata 2025/26 a livello statunitense e, di conseguenza, mondiale, intaccando le scorte. Per l’Unione Europea è previsto un calo produttivo del 15,6%.

🌾 Frumento: Peggiorano le prospettive per scorte ed export nel Mondo, stimate in calo sull’annata precedente. L’export Russo segna il principale calo, mentre Canada e Australia restano importanti riferimenti per l’offerta internazionale.

🫘 Soia: Produzioni ed export previsti in aumento, sostenute soprattutto dagli Stati Uniti, mentre gli stock rimarranno stabili. Produzioni stimate in crescita anche per il Brasile (+3%): fondamentale seguirne l’andamento per stimare l’offerta sudamericana ed i flussi commerciali.

Scopri anche i bilanci di Farina di Soia, Orzo, Seme di Girasole, Colza, Riso, Sorgo, Farina di Girasole su Teseo.clal.it >

TESEO.clal.it – Bilanci Mondiali di Mercati

Rispondere al cambiamento climatico: dalla consapevolezza all’azione
13 Ottobre 2026

I dati scientifici, ma soprattutto la realtà, mostrano con crescente evidenza che rispondere al cambiamento climatico non è più una questione di retorica, ma di adattamento operativo. Le conseguenze del riscaldamento globale stanno già impattando su agricoltura, disponibilità idrica, salute, infrastrutture ed ecosistemi. Per il settore agricolo, il cambiamento climatico rappresenta già oggi una sfida economica e produttiva. Gli effetti più rilevanti includono la riduzione della disponibilità idrica nei periodi critici, l’incremento dell’evapotraspirazione, una maggiore pressione di patogeni ed insetti e la diminuzione della stabilità produttiva delle colture.

Anche il comparto lattiero-caseario è particolarmente vulnerabile. Lo stress termico delle bovine da latte comporta una riduzione dell’ingestione, un calo della produzione ed un peggioramento di alcuni parametri qualitativi, con ricadute economiche significative sulle filiere.

Due strategie necessarie e complementari: adattamento e mitigazione

Però il dibattito climatico è spesso ancora presentato come un conflitto tra sostenibilità ambientale e crescita economica col rischio dell’inazione, invece di adottare due strategie necessarie complementari: adattamento e mitigazione. La strategia di adattamento consiste nelle misure per convivere con un clima già cambiato, quindi sistemi irrigui più efficienti, nuove varietà resistenti a siccità e calore, infrastrutture resilienti agli eventi estremi. La mitigazione consiste invece nella riduzione delle emissioni di gas serra mediante l’efficienza energetica, le energie rinnovabili e l’economia circolare.

Come evidenziato dall’IPCC, (Intergovernmental Panel on Climate Change / Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico), il principale organismo internazionale per la valutazione scientifica del cambiamento climatico e dei suoi impatti, ogni ulteriore frazione di grado di riscaldamento aumenta i rischi climatici e rende più oneroso l’adattamento futuro.

Rispondere al cambiamento climatico non significa soltanto fissare obiettivi ambientali, ma ripensare concretamente i modelli produttivi, le politiche territoriali e la gestione delle risorse naturali attuando una transizione operativa.  Per imprese, amministrazioni pubbliche e filiere agroalimentari, la vera sfida non è più riconoscere il problema, bensì sviluppare la capacità di adattarsi e competere in un contesto climatico profondamente diverso da quello del passato.

In sintesi, il cambiamento climatico ha superato la fase della retorica: oggi è una questione di gestione del rischio, resilienza e competitività economica che rende necessaria una transizione, o meglio, una conversione produttiva.

Fonte: Food Navigator

Dall’energia ai costi di filiera: dove si trasmette la pressione
12 Ottobre 2026

Di Alberto Lancellotti.

Nel post precedente abbiamo visto cosa sta succedendo sui mercati di energia e materie prime. Il rincaro degli input energetici può propagarsi lungo diverse fasi della filiera.

Fertilizzanti. Il rincaro del gas incide direttamente soprattutto sui fertilizzanti azotati, come ammoniaca e urea, perché il gas naturale rappresenta sia una fonte energetica sia una materia prima essenziale per la produzione di idrogeno. Quando il prezzo del gas europeo aumenta troppo, alcuni impianti diventano meno competitivi rispetto ai produttori localizzati in aree con energia più economica e possono essere spinti a ridurre la produzione. Questo restringe l’offerta interna e contribuisce a sostenere i prezzi dei fertilizzanti.

Altri costi industriali. Anche altri materiali utilizzati lungo la filiera risentono del rincaro dell’energia e delle materie prime. PET e plastiche sono esposti all’andamento della filiera petrolchimica, mentre alluminio e vetro sono particolarmente sensibili ai costi di gas ed elettricità per l’elevata intensità energetica dei processi produttivi. 

Le pressioni energetiche si stanno conseguentemente trasferendo anche su voci di costo rilevanti per le imprese, come packaging, trasformazione e logistica.

Il risultato è un possibile effetto a cascata lungo la filiera, con effetti potenzialmente rilevanti anche per il settore agroalimentare e zootecnico. In questo contesto, anche la capacità dei Consumatori di assorbire parte dei maggiori costi sarà una variabile chiave, poiché alcune delle stesse pressioni che gravano sulle filiere, incidono direttamente anche sui bilanci familiari.

Suinetti: perché il prezzo italiano è diverso?
9 Ottobre 2026

di Marika De Vincenzi

Teseo.clal.it – Prezzi dei suinetti dei principali paesi europei

A settembre il prezzo medio UE del SUINETTO da 25 Kg è stato pari a 48,7 €/capo. In Italia ha invece raggiunto il valore di 75,6 €/capo, superiore alle quotazioni dei principali Paesi produttori.

Confrontare i prezzi senza considerare la destinazione del suino può essere fuorviante. In Italia il suinetto entra prevalentemente in un sistema orientato al suino pesante destinato alle produzioni DOP, con caratteristiche produttive diverse da quelle prevalenti in altri Paesi europei.

Il confronto dei prezzi racconta quindi anche le differenze tra i modelli produttivi suinicoli europei. Un dato apparentemente semplice, come il prezzo di un suinetto, va letto alla luce della filiera a cui quel suino è destinato: produzione di carne fresca, salumeria, circuito DOP. Cambia l’obiettivo finale, cambiano i prezzi nel primo segmento della filiera, cambiano (o dovrebbero farlo) i prezzi del suino in base alla destinazione dell’animale.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Ripensare il modo in cui produciamo il cibo
7 Ottobre 2026

I problemi relativi all’ambiente, clima e natura, sono stati considerati per troppo tempo come questioni distinte. Una recente ricerca dell’Università di Oxford ha dimostrato come spesso invece si tratti dello stesso problema, che si manifesta sullo stesso territorio. 

Si stima che l’attività agricola abbia causato la perdita di 300 miliardi di tonnellate di carbonio immagazzinato nei suoli e messo a rischio di estinzione circa il 14% delle specie viventi – animali, piante, funghi, microrganismi – con un danno evidente alla ricchezza genetica del pianeta. Però, due terzi di queste perdite di carbonio e di biodiversità sono avvenute solo su di un terzo dei terreni mondiali coltivati e la gran parte di tale danno è concentrato in alcune zone del Sud America, dell’Africa subsahariana e del sud-est asiatico.

Il commercio internazionale contribuisce poi a distribuire questi impatti in tutto il mondo: circa il 18% delle perdite di carbonio e di biodiversità nei terreni agricoli è legato al commercio transfrontaliero di prodotti alimentari, col Brasile principale esportatore netto sia di carbonio che di perdita di biodiversità e la Cina principale importatore.

I ricercatori sottolineano che non tutti i cibi hanno lo stesso impatto e che una transizione verso diete sostenibili, specialmente nei paesi a più alto reddito, rappresenta la leva più efficace per arrestare l’estinzione delle specie. Rilevano che, in media, gli alimenti di origine animale sono associati ad emissioni di carbonio otto volte superiori e ad una perdita di biodiversità 14 volte maggiore per caloria rispetto agli alimenti di origine vegetale.

La sfida consiste nel reindirizzare i terreni agricoli al ripristino degli ecosistemi naturali senza compromettere la sicurezza alimentare globale. Compito arduo ma necessario, che interpella tutti a tutti i livelli.

Fonte: Nature

Energia e materie prime: tornano le tensioni sui mercati
5 Ottobre 2026

Di Alberto Lancellotti

Le nuove tensioni sui mercati internazionali stanno riportando in primo piano il tema dei costi di produzione. Materie prime, energia e altri input strategici tornano a gravare in modo significativo
sui margini delle imprese.

Energia elettrica. Dopo una prima parte dell’anno relativamente stabile, durante l’estate i prezzi sono tornati a salire, sostenuti dall’aumento della domanda per la climatizzazione e dal maggiore costo del gas utilizzato nella generazione elettrica. In sistemi come quello italiano, dove le centrali a gas continuano ad avere un ruolo rilevante nella formazione del prezzo, i rincari del gas tendono a trasferirsi rapidamente sul costo dell’elettricità.

Gas naturale. Il TTF è tornato a rafforzarsi in un contesto europeo caratterizzato da margini di sicurezza più ridotti rispetto agli ultimi anni. Gli stoccaggi risultano inferiori, mentre l’Europa dipende maggiormente dal GNL importato via nave e deve quindi competere con l’Asia per attrarre gli stessi carichi. Le tensioni sulle rotte del Medio Oriente aumentano ulteriormente il rischio sull’offerta, proprio mentre ci si avvicina alla stagione invernale, quando i consumi tendono fisiologicamente a crescere.

Petrolio e carburanti. Il Brent ha superato più volte la soglia dei 100 dollari al barile, sostenuto dalle tensioni in Medio Oriente e dall’aumento del premio di rischio legato alla sicurezza degli approvvigionamenti. Sul gasolio la pressione è duplice: al maggiore costo del greggio si aggiungono le difficoltà sul fronte della raffinazione, aggravate dagli attacchi alle raffinerie russe.
Negli Stati Uniti si osserva inoltre un maggiore interesse per l’impiego di etanolo nella miscela dei carburanti, una dinamica che allo stesso tempo sostiene la domanda di Mais destinato alla produzione di biocarburanti.

👉 Nel prossimo post analizziamo cosa succede ai costi di fertilizzanti, materiali industriali, packaging e logistica.

Prezzi del Gasolio Agricolo ai livelli del 2022
2 Ottobre 2026

di Elisa Donegatti

La quotazione del Gasolio Agricolo è aumentata da 1,44€/litro a fine agosto a 1,62€/litro a fine settembre: una crescita del +12% in meno di un mese (CCIAA Milano Monza Brianza Lodi). Il prezzo medio di settembre è stato superiore del +55% rispetto a un anno fa, su livelli che richiamano la forte fase di tensione del 2022. 

Il rialzo italiano si inserisce in una fase di tensione internazionale sui distillati del petrolio. Negli Stati Uniti l’agenzia EIA segnala prezzi del diesel ai livelli più elevati dal 2022, mentre la Commissione europea evidenzia prezzi elevati del diesel, nonché scorte europee di prodotti petroliferi inferiori alla media degli ultimi cinque anni. Le raffinerie europee stanno lavorando a livelli elevati e le scorte contenute lasciano margini limitati per assorbire eventuali nuove tensioni sul mercato. 

Per l’agricoltura italiana, il rincaro arriva in una fase caratterizzata da un consistente impiego di carburante per le lavorazioni post-raccolta, la preparazione dei terreni e le semine autunnali, aumentando direttamente il costo delle operazioni e la pressione sui margini delle produzioni agricole e zootecniche. Il Gasolio sarà quindi una voce da monitorare attentamente, soprattutto se la situazione sui mercati dei distillati dovesse rimanere tesa nei prossimi mesi. 

TESEO.clal.it: Italia – Prezzo del Gasolio Agricolo