Mercati agricoli: pausa estiva in attesa dei nuovi raccolti
12 Agosto 2026

Di: Elisa Donegatti

I mercati agricoli arrivano alla pausa estiva dopo un mese di luglio caratterizzato da un rialzo delle quotazioni, sostenuto dai timori legati alle condizioni climatiche e alle tensioni geopolitiche. I prezzi stanno ora tornando a confrontarsi con i fondamentali di mercato: disponibilità di prodotto, domanda internazionale e prospettive dei prossimi raccolti.

Sul Frumento Tenero, il principale elemento di attenzione resta la situazione nel Mar Nero. Le tensioni legate al conflitto tra Russia e Ucraina e gli attacchi alle infrastrutture portuali hanno aumentato le preoccupazioni sulla regolarità dei flussi commerciali, ma l’offerta russa e ucraina continua a mantenersi competitiva sui mercati internazionali. In Europa, il raccolto dei cereali vernini si è concluso in molte aree con risultati generalmente positivi, ma il caldo e la siccità hanno penalizzato le rese in alcune zone, portando a revisioni al ribasso delle stime produttive.

Sul Mais, il clima resta il principale fattore da monitorare. Negli Stati Uniti, il mercato guarda con attenzione all’evoluzione delle colture nel Midwest dopo le fasi di caldo intenso che hanno interessato il Corn Belt, anche se la domanda internazionale continua a sostenere le quotazioni. In Europa, invece, caldo e siccità stanno aumentando le preoccupazioni sulle rese finali in diversi Paesi produttori, tra cui la Francia. Anche in Italia la situazione resta incerta: lo stress idrico e gli eventi estremi hanno interessato diverse aree maidicole, mentre l’impatto finale sulle rese potrà essere valutato solo con l’avvio delle raccolte nelle prossime settimane. 

La Soia segue dinamiche differenti: la ripresa degli acquisti cinesi di prodotto statunitense ha sostenuto le quotazioni, dopo una fase caratterizzata dall’ampia disponibilità sudamericana. Il Brasile mantiene un ruolo centrale grazie a una produzione record, che continua a garantire un’offerta mondiale abbondante. Sul fronte produttivo, la nuova campagna resta ancora da valutare: in Europa e in Italia la coltura è tuttora in campo e le condizioni risultano diversificate a seconda delle aree.

Con la sospensione delle rilevazioni delle Camere di Commercio, il mercato italiano entra ora nella pausa estiva in attesa dei prossimi sviluppi. L’avvio delle raccolte di mais e soia nelle prossime settimane fornirà nuovi elementi per valutare le rese effettive e l’evoluzione dell’offerta nazionale.

TESEO.clal.it: Stato delle coltivazioni mondiali ed europee

Mercato suinicolo: segnali di ripresa in vista del 2027 [Il Commento di Lorenzo Levoni]
10 Agosto 2026

Lorenzo Levoni
Alcar Uno

Lorenzo Levoni – Amministratore Delegato Alcar Uno

BUONE NOTIZIE PER GLI ALLEVATORI. Nel 2027 i prezzi dei suini, complice una minore disponibilità di animali, dovuta a una macellazione di scrofe che appare in questa fase sostenuta, dovrebbero tornare a salire.

Così prevede Lorenzo Levoni, amministratore delegato dell’azienda modenese Alcar Uno, osservando i segnali di un mercato in evoluzione e, in questa fase, in lenta ascesa dopo aver toccato forse il punto più basso fra maggio e giugno.

Uno dei mercati sotto la lente rimane quello tedesco, uno dei principali a livello europeo e, proprio per questo, ago della bilancia delle oscillazioni comunitarie.
“In Germania i prezzi dei suini sono risaliti da 1,40 euro al chilogrammo in giugno agli attuali 1,50 euro – spiega Levoni – e si prevede che la prossima settimana salgano di altri dieci centesimi, per arrivare, salvo sorprese, a 1,70 euro al chilogrammo alla volta di settembre: praticamente il valore che il suino aveva lo scorso aprile e che è una soglia di prezzo che permette agli allevatori di non produrre in perdita”.

Il 2026 è un anno anomalo per gli allevatori, secondo Lorenzo Levoni. “Vi sono stati due momenti di mercato in sofferenza, a gennaio e a giugno – sintetizza – e complessivamente non è stata un’annata granché soddisfacente per i produttori e le aziende agricole hanno comunque dovuto continuare a investir per adeguarsi alle normative relative al benessere animale”.

I consumi di carne suina, d’altronde, non sono particolarmente brillanti, fatta eccezione per la settimana di Ferragosto, dove gli acquisti di costine e lombi trainano di fatto i listini della carne fresca.
“Le temperature elevate non stanno sostenendo i consumi delle carni fresche, mentre sul fronte della produzione il caldo anomalo sta rallentando l’accrescimento dei maiali, aspetto che potrebbe appesantire il mercato nel bimestre ottobre-novembre, periodo nel quale storicamente i listini non sono particolarmente brillanti”, specifica Levoni.

Positiva, nel complesso, l’estate per i consumi di salumi crudi, partiti un po’ in sordina dopo Pasqua, mentre è negativo il bilancio per i salumi cotti come prosciutto e mortadella.

La sfida per il 2027? Rilanciare le esportazioni, rallentate dopo i casi di Peste suina africana in Spagna.

“Con un tasso di autoapprovvigionamento in UE del 115%, è fondamentale individuare nuovi mercati e sostenere il comparto”.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Consumi di carne: la carne resta centrale nella dieta, ma il prezzo guida gli acquisti 
3 Agosto 2026

di: Marika De Vincenzi

Teseo.clal.it – Evoluzione dei prezzi retail delle carni fresche in Italia

Nei primi sei mesi del 2026 tengono i consumi di carne avicunicola (+1,30% in quantità su base tendenziale), in parte sacrificati per un incremento dei prezzi a valore (+5,3%).

Il primo semestre di quest’anno conferma un calo dei consumi di carne bovina fresca nel retail: -6,8%, a fronte di un aumento a valore del 5,4%.

In un contesto di inflazione, salari fra i meno brillanti in Europa, incognite economiche e finanziarie, il consumatore è più orientato ad acquistare proteine nobili di origine animale a minor costo. 

È così che la carne suina fresca accelera più in quantità (+8,6% tendenziale), rispetto all’incremento a valore (+7,4%).

Nulla di nuovo sotto il sole: anche il mese di giugno conferma quanto già evidenziato nei primi cinque mesi del 2026.

Prendendo come riferimento l’anno terminante (AT) dicembre 2019 (base zero), la variazione dei prezzi retail evidenzia un forte aumento per la carne bovina fresca, passata dal +37,3% (AT dicembre 2025) al +45,9% (AT giugno 2026). Un rincaro che, in un contesto di fragilità economica, contribuisce alla riduzione dei consumi.

Più contenuto, invece, l’aumento dei prezzi della carne suina fresca, dal +24,3% al +23,6% rispetto all’AT dicembre 2019. Una dinamica che ha favorito la crescita dei consumi.

I volumi consumati nell’AT giugno 2026 hanno registrato le seguenti variazioni rispetto all’AT dicembre 2019:

  • Carne suina fresca: +17,0%
  • Carne avicola fresca: +16,4%
  • Carne bovina fresca: -3,1%

Nell’ambito dei salumi, il primo semestre dell’anno evidenzia un rallentamento degli acquisti in quantità, che interessa in particolare:

  • Prosciutto cotto: -5,3% tendenziale
  • Mortadella: -4,3%
  • Salame: -1,1%
  • Pancetta a cubetti: -3,5%

Tengono, invece, le vendite in quantità del Prosciutto Crudo (+2,3%), che nella suddivisione fra DOP e non DOP sale rispettivamente dell’1,0% e del 3,5%.

I consumi, seppure complessivamente non proprio brillantissimi, confermano che le proteine animali costituiscono uno dei pilastri della dieta mediterranea, e proprio per questo i consumatori non vi rinunciano.

Teseo.clal.it – Mercato suinicolo italiano

Italia: calano i suini macellati per le produzioni DOP/IGP
27 Luglio 2026

di: Marika De Vincenzi

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

La struttura della macellazione suinicola italiana evidenzia un profondo cambiamento nella composizione dei capi destinati ai diversi circuiti produttivi.

Negli ultimi anni il numero di suini macellati conformi per produzioni DOP/IGP ha registrato una contrazione, mentre cresce il numero degli altri suini macellati, calcolati come differenza rispetto al totale delle macellazioni nazionali.

Il confronto a cinque anni (2020-2025) evidenzia quindi due dinamiche opposte:

  • SUINI CONFORMI PER DOP/IGP: si registra una netta contrazione del 14,6% dei capi destinati al circuito tutelato, scesi a 6,34 milioni.
  • ALTRI SUINI: crescono del 12,6% le macellazioni dei capi non destinati al circuito certificato, che salgono a 3,58 milioni di unità. Questa voce rappresenta la differenza rispetto al totale dei suini macellati in Italia rilevato da Eurostat.

L’evoluzione evidenzia un progressivo ridimensionamento del peso del circuito DOP/IGP sul totale delle macellazioni nazionali: la quota dei suini conformi, infatti, è passata dal 70% nel 2020 al 64% nel 2025.

Il cambiamento si inserisce nella trasformazione della filiera suinicola italiana, influenzata da diversi fattori: la riduzione degli allevamenti, la pressione sui costi di produzione, l’evoluzione della domanda di carne suina e di prodotti trasformati; oltre agli effetti delle problematiche sanitarie, in particolare della Peste Suina Africana (PSA), che ha condizionato la gestione degli allevamenti e la disponibilità di capi destinati alla filiera DOP. 

Hanno contribuito anche le normative sul benessere animale, con i conseguenti investimenti richiesti agli allevamenti, e l’elevata età media degli allevatori, che rende più difficile il ricambio generazionale.

Negli ultimi anni sono intervenuti anche aggiornamenti dei disciplinari delle principali produzioni DOP suine, che hanno modificato alcuni requisiti di conformità dei capi destinati al circuito tutelato.

I dati provvisori più recenti mostrano alcuni segnali di recupero: nel periodo gennaio-giugno 2026, il numero di suini conformi per produzioni DOP/IGP risulta in crescita dell’8,6% rispetto allo stesso periodo del 2025, indicando un possibile recupero dei volumi destinati al circuito tutelato (vedi grafico). 

L’evoluzione osservata nel primo semestre 2026 dovrà trovare conferma nei prossimi mesi. La filiera è chiamata a individuare strategie in grado di rafforzare qualità, redditività e competitività delle produzioni a Indicazione Geografica.

TESEO.clal.it – Suini macellati conformi per le produzioni DOP/IGP

Mercato suinicolo cinese: quali prospettive per la seconda metà del 2026? 
20 Luglio 2026

Di Marika De Vincenzi

TESEO.clal.it – Cina: Andamento mensile del prezzo dei Suini

Il mercato cinese del suino affronta un persistente eccesso di offerta, che mantiene sotto pressione i prezzi dei maiali vivi e riduce il ricorso al commercio estero. 
Secondo le stime USDA, la produzione di Carne Suina della Cina nel 2026 si attesterà a 59,5 milioni di tonnellate, mostrandosi stabile rispetto al 2025. Tuttavia, l’Ufficio Nazionale di Statistica della Cina rileva nel primo trimestre un incremento produttivo del 4,2% su base annua, trainato dalla maggiore efficienza negli allevamenti e dall’accelerazione delle macellazioni.

Per contrastare l’eccesso di offerta, il Governo cinese ha avviato un piano di riduzione del patrimonio di scrofe, limitando gli incentivi all’espansione produttiva e favorendo pesi di macellazione intorno ai 120 kg. Questa politica ha inizialmente accelerato le macellazioni, contribuendo ad aumentare la disponibilità di carne sul mercato. 
Con prezzi scesi al di sotto dei costi di produzione, i governi centrali e locali sono intervenuti acquistando carne suina da destinare alle riserve strategiche. Stock che dovranno essere gestiti con molta attenzione, per evitare ulteriori squilibri di mercato.
A giugno il prezzo medio dei Suini Vivi si è attestato a 10,88 yuan/kg (1,39 €/kg), il 29% in meno rispetto allo stesso mese del 2025.

La forte disponibilità interna ha tagliato l’import: tra gennaio e maggio 2026 le importazioni cinesi di carni suine fresche, refrigerate e congelate sono diminuite del 29,2%, attestandosi a 314mila tonnellate. 
L’UNIONE EUROPEA si conferma il principale partner commerciale con la SPAGNA leader tra i singoli esportatori, mentre gli USA arretrano per i dazi di ritorsione. Nel comparto delle frattaglie, l’UE mantiene la propria posizione dominante coprendo il 52% dell’import cinese.

Nel breve termine il mercato dovrebbe rimanere condizionato da un’offerta abbondante di carne suina e da consumi ancora deboli. La riduzione del patrimonio di scrofe (dopo anni in cui la Cina ha spinto per tornare ai livelli precedenti all’esplosione della Peste suina) potrebbe favorire un graduale riequilibrio del mercato nella seconda parte dell’anno, ma la domanda interna continuerà a rappresentare il principale fattore di incertezza per il settore suinicolo mondiale, strettamente connesso alle dinamiche asiatiche.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Mais: pericolo caldo per il prossimo raccolto UE + Commento di Fausto Nodari, AMI – Confagricoltura
15 Luglio 2026

Fausto Nodari
Brescia

Di: Elisa Donegatti

La produzione mondiale di Mais della campagna 2026/27 è oggi stimata da USDA in 1,297 miliardi di tonnellate: inferiore all’annata precedente, ma comunque elevata. Un livello che si conferma tra i più elevati mai registrati, grazie soprattutto agli ancora ottimi raccolti previsti negli Stati Uniti (406 milioni di tonnellate) e in Brasile (139 milioni di tonnellate). 

Lo scenario cambia, però, osservando il mercato europeo. L’USDA ha rivisto al ribasso il raccolto comunitario da 57,5 a 53,8 milioni di tonnellate, mentre Coceral ed Expana stimano una produzione ancora inferiore, attorno ai 52,7 milioni, a causa delle ondate di calore e della siccità che hanno colpito le principali aree maidicole durante la delicata fase di impollinazione.  

Le criticità maggiori si registrano in Francia e Ungheria. Secondo FranceAgriMer, solo il 47% del Mais francese è classificato in condizioni buone o eccellenti, il livello più basso registrato negli ultimi tredici anni. In controtendenza la Romania, dove le piogge delle ultime settimane potrebbero migliorare le rese, pur senza compensare completamente le perdite attese negli altri Paesi produttori. Essendo l’UE non autosufficiente per il Mais, una minor produzione favorirebbe l’aumento delle importazioni dal resto del Mondo.

Anche in Pianura Padana il Mais sta attraversando la fase di impollinazione, e le elevate temperature hanno reso necessario intensificare gli interventi irrigui. Solo nelle prossime settimane sarà possibile valutare l’effettivo impatto del caldo sulle rese. 

Per il momento l’ampia disponibilità mondiale continua a contenere il rischio di forti rialzi delle quotazioni. Tuttavia, un ulteriore peggioramento del raccolto europeo, renderebbe il mercato comunitario ancora più dipendente dalle importazioni, sostenendo i prezzi nella seconda parte della campagna e con possibili ripercussioni anche sul mercato italiano. 

Il commento dell’Agricoltore

Fausto Nodari – Vicepresidente AMI e membro del Comitato Nazionale di Confagricoltura

«Una disamina che descrive perfettamente quello che risulta essere lo stato dell’arte del momento per quanto riguarda la coltura più eclettica del mercato. Vorrei però aggiungere che, al momento, è piuttosto azzardato fare delle stime: quello che il caldo anomalo ha causato nella fase fenologica più delicata della coltura lo scopriremo tra qualche settimana, quando avremo maggiore consapevolezza, sia nel Midwest sia in Europa, di ciò che è realmente successo.

Nel frattempo i futures del mais al CBOT rimangono molto attenti all’evoluzione della situazione, mantenendosi rialzisti e con quotazioni ai massimi dell’ultimo mese. 

Tornando velocemente a noi, la situazione idrogeologica dell’area padana risulta fortemente compromessa e, se non dovesse interrompersi il trend di questa anomala estate, potremmo trovarci tra un paio di settimane in una situazione ben più drammatica. Tutto ciò potrebbe incidere sul prezzo e, se a una produzione già scarsa dovesse aggiungersi anche una qualità deludente, si aprirebbe una voragine speculativa che potrebbe compromettere definitivamente l’annata. 

Abbiamo una sola possibilità, se vogliamo rimanere competitivi in un mercato sempre più esigente e affrontare le sfide che il clima ci riserva: affidarci alla scienza, attraverso le nuove tecnologie TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita), o NGT (New Genomic Techniques), qualunque nome si voglia utilizzare. Purtroppo siamo già fuori tempo massimo e stiamo giocando con il fuoco… a proposito di temperature.»

TESEO.clal.it – UE-27: Previsioni Produzioni Annuali di Mais

Germania: export di carne suina in crescita, ma prezzi in calo. Quali effetti per l’Italia?
13 Luglio 2026

di: Marika De Vincenzi

TESEO.clal.it – Germania: Suini macellati in peso carcassa

La Germania rappresenta uno dei principali punti di riferimento per il mercato suinicolo europeo, compreso quello italiano. Come nell’automotive (e nel calcio), anche il settore suinicolo è, in questa fase, sotto pressione. Nel primo trimestre 2026 le esportazioni di carne suina hanno raggiunto 561.477 tonnellate, in aumento del 2,7% rispetto allo stesso periodo del 2025. Tuttavia, nonostante la crescita dei volumi, il valore complessivo dell’export è diminuito del 4,3%, scendendo a 1,3 miliardi di euro. 

In termini di quantità, la crescita dell’export è guidata soprattutto da frattaglie, carni fresche (Italia primo Paese per ritiri fra gennaio e marzo 2026) e strutto, che insieme mettono a segno l’aumento in tonnellate più consistente. Registrano ottimi aumenti percentuali, ma con volumi più contenuti, anche i prodotti congelati come carcasse (+109%) e prosciutti (+96%, con l’Italia destinazione del tutto marginale). I prezzi medi raccontano una storia diametralmente opposta e registrano un calo per quasi tutte le principali categorie merceologiche.

Sul fronte della produzione, i dati di macellazione non evidenziano un incremento dell’offerta tale da giustificare, da solo, la debolezza delle quotazioni.  Nei primi quattro mesi del 2026 la Germania ha macellato 1,461 milioni di tonnellate di suini, in lieve calo rispetto allo stesso periodo del 2025 (-0,4%). Il dato conferma una fase di stabilizzazione dei volumi dopo il recupero registrato nel biennio precedente.

Il dato assume particolare rilevanza se inserito nel contesto strutturale del comparto. Dal 2016 al 2025 la produzione tedesca di carne suina è infatti diminuita da 5,6 a 4,3 milioni di tonnellate, riflettendo il progressivo ridimensionamento del patrimonio suinicolo e l’uscita di numerosi allevamenti dal settore.

La debolezza delle quotazioni non sembra, quindi, derivare da un aumento dell’offerta di carne suina, bensì dalla difficoltà di valorizzare economicamente la carne sui mercati internazionali. La disponibilità di suini da macello rimane sostanzialmente stabile, mentre la crescente pressione competitiva costringe gli esportatori tedeschi a praticare prezzi medi inferiori, comprimendo i margini della macellazione. 

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Consumi retail maggio:  il suino accelera, il bovino paga il caro-prezzi
8 Luglio 2026

Di Marika De Vincenzi

I dati aggiornati a maggio 2026 confermano un mercato delle carni sempre più polarizzato: le famiglie italiane continuano a selezionare gli acquisti, premiando le categorie capaci di combinare accessibilità economica e valore percepito. Una tendenza destinata a continuare, senza un’inversione di rotta su redditività e inflazione.

CARNI FRESCHE: il suino rafforza la leadership

La CARNE SUINA si conferma protagonista del retail, con una crescita tendenziale dei volumi del +9,6% nei primi cinque mesi dell’anno e un’accelerazione nel solo mese di maggio (+12,8%). A sostenere la domanda contribuiscono prezzi medi in lieve calo (-1,1%), che rendono il prodotto una delle alternative più convenienti nel panorama delle proteine animali.

Di segno opposto il trend della CARNE BOVINA, che continua a risentire dell’aumento dei listini: nei primi cinque mesi i volumi cedono il 6,9%, mentre i prezzi medi crescono del +13,9%. Il divario tra andamento dei prezzi e capacità di spesa delle famiglie rende il bovino il prodotto oggi più sotto pressione.

La CARNE AVICUNICOLA mantiene invece una crescita più equilibrata (+2,2% nei volumi gennaio-maggio), confermandosi una scelta stabile per il consumatore attento al prezzo.

SALUMI: resistenza del crudo, difficoltà per i segmenti più esposti

Nel comparto dei salumi prosegue la selettività della domanda. Nel periodo gennaio-maggio, soffrono prosciutto cotto (-4,9%) e mortadella (-4,4%), mentre il prosciutto crudo conferma una maggiore resilienza (+2,1%), sostenuto dal valore percepito del prodotto, anche a fronte di una qualità oggettivamente rafforzata rispetto al passato. Il salame mostra segnali di recupero nel mese di maggio (+2,5%).

Lo scenario dei primi mesi del 2026 evidenzia quindi un consumatore che non rinuncia alle proteine, ma sceglie in modo sempre più mirato: cresce ciò che offre convenienza, mentre resistono i prodotti capaci di differenziarsi per qualità e riconoscibilità.

TESEO.clal.it – Dashboard Bovini

Colza in equilibrio tra Clima, Canada e Biocarburanti
7 Luglio 2026

Di: Elisa Donegatti

Il mercato mondiale della Colza si mantiene in equilibrio tra una produzione globale attesa a 97 milioni di ton per la stagione in corso, sostenuta soprattutto dal Canada, e una domanda crescente legata all’alimentazione zootecnica ed ai biocarburanti. Negli Stati Uniti la filiera continua a rafforzarsi grazie alla domanda di biodiesel e diesel rinnovabile, con una produzione prevista a livelli record

In UE-27 il mercato è invece più esposto al clima: la produzione è stimata stabile rispetto alla stagione precedente ma con rischi legati alle ondate di calore che stanno riducendo le rese in Paesi chiave come la Francia. Il clima si conferma dunque un fattore di sostegno dei prezzi. A sostenere le quotazioni contribuiscono anche la riduzione delle scorte europee e la crescente domanda dell’industria dei biocarburanti, mentre l’aumento dell’offerta canadese tende a limitarne i rialzi. 

In Italia la Colza è una coltura di nicchia, con superfici tra 20 e 30 mila ettari e una produzione annuale compresa tra 50 e 80 mila ton, a seconda delle condizioni climatiche e delle rese (2,5 – 2,8 t/ha). La coltivazione è concentrata nel Nord e inserita nelle rotazioni per i benefici agronomici. 

La trasformazione dei Semi di Colza genera una farina con un contenuto proteico del 34-38%, utilizzata soprattutto per l’alimentazione di Bovini da Latte e da Carne.

Pur presentando un tenore proteico inferiore alla Farina di Soia, la Farina di Colza rappresenta infatti una fonte complementare grazie all’equilibrio tra proteina, fibra ed energia, utile nella diversificazione delle razioni (ove possibile). Nel comparto suinicolo il suo impiego resta più contenuto. 

In Italia l’approvvigionamento di Farina di Colza dipende dagli altri Paesi UE, soprattutto Francia e Germania. Le importazioni sono variabili (26,3 mila tonnellate nel 2025), con una dinamica che riflette la disponibilità e la competitività economica tra farine proteiche.  

Nel complesso, la Colza si conferma una materia prima strategica in una filiera integrata tra agricoltura, energia e zootecnia. Per l’Italia il tema centrale non è la produzione interna, ma la dipendenza dall’offerta europea e la volatilità delle farine proteiche, con impatto diretto sui costi di alimentazione degli allevamenti.

TESEO.Clal.it – Produzione italiana di Colza