L’alimentazione di precisione per ridurre sprechi ed emissioni
7 Novembre 2018

Avere animali che utilizzano gli alimenti in modo più efficiente, riducendo la quantità di nutrienti e gas emessi nell’ambiente: questo è l’obiettivo della alimentazione di precisione (in inglese Precision Livestock Farming PLF), un modo integrato nella gestione dell’allevamento per renderlo meno impattante, contenendo i costi.

Si tratta di operare in una prospettiva a beneficio sia dell’allevatore sia della società.

Si tratta di operare in una prospettiva win-win, cioè a beneficio sia dell’allevatore che alimenta l’animale secondo i suoi specifici bisogni, sia della società che può convivere con produzioni più sostenibili. L’alimentazione di precisione si basa su: uso di precisi schemi dei fabbisogni alimentari; uso di precisi ingredienti; specifiche tecnologie nella preparazione degli alimenti; allineamento delle razione e della dieta ai bisogni specifici degli animali.

Secondo gli studi della Cornell University USA, ridurre di un punto percentuale le proteine grezze nella razione di una vacca che produce in media 30 kg di latte al giorno ed ingerisce 21 kg di sostanza secca, permette una riduzione annua di 12,5 kg nelle emissioni di azoto. Considerando che l’alimentazione rappresenta il 60-70% dei costi di produzione, la capacità di ridurre tale percentuale si può tradurre in un notevole vantaggio economico.

Diventa certamente difficile, nella pratica di allevamento, fornire l’esatto apporto giornaliero di nutrienti richiesto da ogni animale, ma occorre verificare le possibilità di adottare tutti i possibili miglioramenti attraverso una gestione attenta dei dati aziendali.

Risparmio annuo:135per vacca sui costi alimentari

In un progetto condotto durante tre anni per applicare la pratica della alimentazione di precisione su otto allevamenti, è stato possibile ridurre la somministrazione di proteine grezze alle vacche in una percentuale variabile da 1,7 a 14% , con un risparmio medio annuo nei costi alimentari stimabile in 135 Euro per vacca.

La sfida dell’attività agricola nel prossimo futuro, sarà la capacità di intensificare la produzione in modo sostenibile. Per vincere tale sfida occorrono gli sforzi e le inventive di tutti gli attori della filiera, in primo luogo gli allevatori.

Analizza l’andamento del costo delle razioni e dell’Alimento simulato su TESEO!

Fonte: ResearchGate

OGM: parliamone
12 Giugno 2018

La pubblicazione lo scorso Febbraio sulla rivista Scientific Reports della meta-analisi condotta dai ricercatori di Pisa che hanno analizzato i lavori di ricerca a livello mondiale relativi a 21 anni di coltivazioni del mais OGM, con la conclusione della mancanza di evidenze per la salute umana o per l’ambiente, ha alimentato il dibattito su questa contrastata tematica.

Il punto sono le tecniche utilizzate per il miglioramento genetico, sia nel campo vegetale che animale, le loro ricadute per l’uomo o l’ambiente ed il loro controllo.

Le tecniche di per sé non sono totalmente buone o cattive, dipende di cosa si tratta e quali ricadute hanno se utilizzate per il miglioramento genetico

Le tecniche di per sé non sono totalmente buone o cattive, dipende di cosa si tratta e quali ricadute hanno. Ad esempio che la tecnica della ibridazione comporta il sorgere di individui sterili con il conseguente ricorso alla necessità di acquistare le sementi dalle ditte specializzate, ma questo non é motivo per rifiutarla. Anche perché vorrebbe dire negare l’utilità dell’incrocio fra asino e cavallo.

Da sempre la selezione per migliorare le performance è andata di pari passo col progredire delle coltivazione e dell’allevamento, ma sono le scoperte dell’abate Mendel nel 1800 che hanno stabilito quelle basi matematiche che hanno portato alle moderne conoscenze sui meccanismi dell’ereditarietà e che hanno dato origine a tecniche di selezione sempre più perfezionate per sfruttare utilmente la diversità naturalmente presente in una popolazione di individui.

L‘obiettivo resta migliorare le performance riducendo i tempi del miglioramento genetico

Di fatto, l’obiettivo resta poi sempre quello di migliorare le performance (produttività, resistenza alle malattie, adattamento ambientale), riducendo i tempi del miglioramento genetico. La problematica è il mantenimento della biodiversità presente in natura. In tempi a noi recenti, lo sviluppo della genomica ha permesso di accrescere la conoscenza dei meccanismi genetici e dunque di utilizzare le metodiche di selezione più appropriate per guidare le mutazioni che da sempre sono state sfruttate dall’uomo e che Darwin spiegava con la teoria dell’evoluzione.

Queste mutazioni possono riguardare una singola porzione di DNA così come intere porzioni di cromosomi (inserzioni, traslocazioni, duplicazioni e delezioni). Per questo l’incrocio è la tecnica più nota e diffusa e la differenza sostanziale di miglioramento apportata dall’ingegneria genetica (alla base dello sviluppo degli OGM) sta nella modalità con cui l’uomo induce le modificazioni.

Infatti, mentre nel caso della mutazione o dell’incrocio viene effettuata una selezione fenotipica, cioè basata sulle caratteristiche visibili, all’interno di popolazioni molto grandi di piante od animali, nell’ingegneria genetica è possibile “progettare” la modifica da effettuare. Inoltre, gli organismi geneticamente modificati, possono venire selezionati genotipicamente, cioè in base alle loro caratteristiche genetiche, e non più unicamente da come appaiono esternamente.

Il Mais transgenico è notevolmente più produttivo

Lo studio dell’università di Pisa, in base ai dati di ricerche indipendenti condotte in USA, Europa, Sud America, Asia, Africa ed Australia, paragona le varietà transgeniche con le parentali non transgeniche. Ne risulta che il Mais transgenico è notevolmente più produttivo (dal 5,6% al 24,5%), che non ha effetto sugli altri organismi, salvo la diminuzione di un insetto (Braconide parassitoide), e che comporta minori concentrazioni di micotossine (28,8%) nella granella.

L’ultimo studio sui risultati delle ricerche relative agli OGM in agricoltura, pubblicato a maggio da ricercatori USA di Berkeley, dimostra che con questa tecnica di miglioramento genetico, si aumenta la produttività, si riducono i costi e si diminuisce l’impatto dell’attività agricola sull’ambiente.

Gli OGM sono il prodotto di biotecnologie diversificate, con molte applicazioni dai molteplici effetti. Ognuna deve essere valutata secondo i rischi ed i benefici che apporta, nel contesto di un quadro regolamentare che permetta di raggiungere il potenziale che può offrire. Ovviamente nel contesto del principio di precauzione, cioè della evidenza scientifica obiettiva che determina con sufficiente certezza l’esclusione del rischio.

Fonte: Nature, MDPI, Proversi

Segui l’andamento del costo dell’alimentazione bovina su TESEO!

 

La messa in asciutta delle vacche agendo sulla razione
24 Maggio 2018

Il danno economico delle mastiti cliniche e le conseguenze sul benessere animale sono un problema generale per gli allevamenti da latte, per cui diventa importante prevenirle, anche per far fronte alle crescenti necessità di ridurre i rischi di antibiotico-resistenza. Diventa pertanto essenziale la procedura di messa in asciutta delle vacche.

Innanzitutto occorre indurre l’animale a ridurre gradualmente la produzione di latte in prossimità dell’asciutta per avere una buona chiusura terminale del capezzolo, che comunque deve essere sempre mantenuto pulito ed asciutto. Questo può essere ottenuto riducendo la frequenza delle mungitura, ma il miglior intervento resta sempre quello di modificare la razione, riducendo l’energia dell’alimento o la massa ingerita.

Con questa pratica le vacche primipare hanno ridotto di 3,5 volte l’insorgenza di mastiti nella lattazione successiva

E’ stato osservato che con questa pratica le vacche primipare hanno ridotto di 3,5 volte l’insorgenza di mastiti nella lattazione successiva. Ridurre la quantità di sostanza secca della metà, cioè portarla ad 8 kg invece dei 16 abituali, è risultato più efficace che diminuire la frequenza di mungitura, anche se gli animali hanno manifestato segni di sconforto per la mancata sazietà.

Di conseguenza, piuttosto che ridurre la quantità ingerita, risulta consigliabile usare un’alimentazione con una razione a basso contenuto energetico, ad esempio con foraggi grossolani, per mitigare la fame dell’animale. Quindi prevedere una formulazione con meno densità nutritiva a parità di volume ingerito. La stessa procedura nel ridurre la densità energetica della razione e la frequenza delle mungiture può poi essere usata anche per le vacche di scarto, applicandola una settimana prima di separare la vacca dalla mandria.

Comunque, la procedura di messa in asciutta deve essere adeguata in funzione della tipologia dell’allevamento, del gruppo di animali e della loro produttività.

Fonte: OMAFRA

Lombardia: razioni bovine da latte

Aumenta il costo alimentare della vacca da latte
17 Maggio 2018

Il costo alimentare della bovina da latte in Italia ha avuto valori in crescita da Ottobre 2017. Questo trend ha subito una accelerazione da Febbraio 2018, e l’Alimento Simulato è arrivato a valori vicini al picco di Giugno 2016.

Il costo dell’alimentazione bovina è in aumento
La componente proteica ha aumentato il suo peso sul costo totale

L’Alimento Simulato è un modello teorico di alimento (70% mais, 30% farina di estrazione di soia 44); i due ingredienti che lo compongono sono driver del prezzo di tutte le materie prime disponibili sul mercato. Può quindi essere utilizzato per interpretare in modo indicativo l’andamento dei costi alimentari riferibili agli alimenti concentrati.

La componente proteica della razione, rappresentata nell’Alimento Simulato dalla soia (parte azzurra del grafico) ha aumentato il proprio peso sul costo totale dell’alimentazione bovina, passando dal 44% in Novembre 2017 al 51% nel mese in corso (Maggio 2018).

Il trend evidenziato dall’Alimento Simulato è confermato dall’analisi sul costo delle razioni per la bovina da latte in Lombardia, sviluppata nel contesto di un progetto sinergico tra Unioncamere Lombardia, DG Agricoltura Regione Lombardia, ARAL e CLAL.

Le tre razioni più comuni in Lombardia confermano il trend

Le tre razioni tipo individuate evidenziano inoltre che, oltre all’aumento dei prezzi della soia, un contributo considerevole è dato dall’aumento nelle quotazioni dei fieni.

Nel periodo Gennaio-Aprile 2018 il prezzo del latte alla stalla in Lombardia ha avuto un trend opposto al costo dell’alimentazione bovina, ed è diminuito indicativamente di 3 centesimi/litro rispetto Dicembre 2017, raggiungendo circa i 36,50 €/100lt iva esclusa (35,40 €/100kg). I margini degli allevatori latte risultano di conseguenza assottigliati.

Alimento Simulato e prezzo del latte in Lombardia

Soia: una guerra dei dazi conviene?
6 Aprile 2018

In base alle elaborazioni TESEO su dati WASDE – USDA, tre paesi producono l’82% della produzione mondiale di soia, pari a 340,9 milioni di tonnellate annui. I principali produttori sono, nell’ordine:

  • Stati Uniti (35% del totale),
  • Brasile (33%) e
  • Argentina (14 per cento).

Questi stessi tre paesi esportano l’89% della soia esportata a livello mondiale, i cui volumi commercializzati ogni anno sono pari a 150,6 milioni di tonnellate*.

Dal 2012 il Brasile è diventato il primo esportatore mondiale di soia (47% dell’export mondiale), superando gli Stati Uniti (37 per cento). Segue, con una quota globale del 5%, l’Argentina. Dal 2012 il trend delle esportazioni è sempre aumentato.

I principali paesi importatori sono: Cina (67%), UE-28 (9%) e Messico (3%). Nel 2012-2013 le importazioni mondiali annue erano al di sotto dei 100 milioni di tonnellate, oggi il volume globale degli scambi ha raggiunto i 151,3 milioni di tonnellate*.

Alla luce di questi trend mondiali, è naturale chiedersi: conviene una guerra dei dazi?

* I dati totali di export ed import possono differire leggermente, probabilmente per effetto del sistema doganale.

Migliorare la qualità dei foraggi per una maggiore performance aziendale
5 Aprile 2018

Una corretta alimentazione è il fattore determinante per sfruttare al meglio il potenziale genetico delle vacche. Se, a partire dal 1935, la produzione di latte è raddoppiata in media ogni 30 anni e negli ultimi 15 anni si è di nuovo raddoppiata, molto si deve al miglioramento nella qualità dei foraggi e della tecnica alimentare.

Il potenziale di miglioramento è però ancora notevole: basti pensare che negli USA la produzione media di latte è di quasi 90 quintali all’anno ma in diversi allevamenti raggiunge già i 120 quintali. Di conseguenza diventa essenziale utilizzare le moderne tecnologie informatiche ed elettroniche per la rilevazione dei parametri aziendali, dei dati relativi alle coltivazioni e delle macchine operatrici. Questi sono tutti elementi che influiscono sulla ottimizzazione dei processi produttivi dei foraggi e dunque sulla loro qualità.

Bisogna prestare attenzione alla dinamica vegetativa delle foraggere per raccoglierle nel momento giusto quando maggiore è il contenuto nutritivo per l’animale, riducendo il tenore in lignina che si accumula nel rumine provocando il senso di sazietà, ma riducendo la digestibilità. Dunque, diventa importante anche la scelta varietale.

Nel caso della medica esistono varietà transgeniche con un tenore di lignina inferiore del 15% rispetto a quelle tradizionali. Con le nuove varietà, è possibile ritardare l’epoca di sfalcio mantenendo la stessa digestibilità ed aumentando la resa di foraggio per ettaro. La qualità del foraggio dipende però, in gran misura, dalle modalità in cui è ottenuto, per cui bisogna operare per ridurre le perdite di amidi e zuccheri nella pianta durante il processo di fienagione e raccolta.

Bisogna minimizzare le manipolazioni e movimentazioni del foraggio, perché comportano una perdita di massa fogliare che impatta pesantemente sulla qualità. Se le nuove varietà di foraggio hanno un costo maggiore rispetto alle convenzionali, questo è compensato da una maggior produzione di latte grazie al contenuto nutritivo più alto.

Sui risultati aziendali, più che la razionalizzazione dei tempi e del lavoro, incidono la bassa produttività e la bassa qualità. A questi due elementi bisogna porre la massima attenzione.

Fonte: LancasterFarming

TESEO – Confronto fra i prezzi degli Alimenti per bestiame

Composizione del grasso e qualità del latte
2 Gennaio 2018

Il grasso del latte é composto da centinaia di acidi grassi, distinti secondo il numero di atomi di carbonio (catena corta,media, lunga) ed il grado di saturazione (saturi/insaturi). La composizione in acidi grassi del latte è influenzata dal tipo di razione delle vacche e l’integrazione con semi oleosi ne induce variazioni più o meno favorevoli. I semi della palma da olio, il cosiddetto palmisto o palm kernels in in inglese, rappresentano un prodotto presente sul mercato in notevole quantità dati gli usi alimentari dell’olio di palma, ma la quantità nella razione deve essere calcolata attentamente per non modificare la naturale composizione in acidi grassi del latte.

Per questo Fonterra in Nuova Zelanda ha introdotto una penalità qualora all’analisi risulti un uso eccessivo di pannello di palmisti (Palm Kernel Expeller). Il test analitico rientra nel nuovo indice di valutazione del grasso del latte che la coop neozelandese ha introdotto dallo scorso marzo dopo aver consultato oltre 700 allevatori. Il latte può così risultare classificato in quattro classi, A, B, C, D ed i valori analitici sono trasmessi giornalmente agli allevatori. Il latte classificato C o D per tre giorni consecutivi subirà una analisi di verifica. Qualora il valore fosse confermato, il latte così classificato subirebbe delle penalizzazioni di prezzo.

La ragione di tale intervento è che alcuni prodotti derivati dal latte di vacche alimentate con quantità eccessive di palmisti, hanno una peggiore qualità e risultano meno graditi ai consumatori proprio a causa del modifiche nella composizione in acidi grassi. Gli allevatori potranno comunque avere un periodo per aggiustare la razione alimentare in modo da evitare il rischio dipenalizzazioni.

Dunque, i contratti di fornitura latte, oltre che per la percentuale di grasso, dovranno considerare anche a sua composizione e l’allevatore dovrà modulare l’alimentazione secondo tali parametri.

Questa è la riprova, se ce ne fosse bisogno, che l’alimentazione animale determina la qualità del latte.

Fonte: NZFarmer

Lombardia – Qualità del latte: la materia grassa

Erba medica: i nuovi orizzonti dell’export
21 Dicembre 2017

Nei vasti Stati occidentali degli USA, come California ed Arizona, ampie superfici sono destinate ad erba medica per soddisfare i bisogni dei grandi allevamenti da latte californiani. Emerge però sempre più l’interesse per l’export verso quei paesi dove la produzione di foraggi è insufficiente a sostenere l’allevamento da latte, soprattutto Arabia Saudita e Cina ma anche mercati tradizionali che importano medica dagli USA come Corea e Giappone.

Stati Uniti +13%export di fieno di medica verso la Cina
(Gen-Set 2017)

L’interesse per il mercato cinese è dimostrato dal fatto che nei primi 9 mesi del 2017 l’export di fieno di medica è cresciuto del 13%. La necessità degli allevatori di contenere i costi alimentari per far fronte ai risicati prezzi del latte ha comportato il dimezzamento fra il 2002 ed il 2017 della quantità di medica nella razione e la sua sostituzione con sottoprodotti del mais o della frutta secca, la cui coltivazione è sempre più estesa dato l’interesse del mercato per tali alimenti.

Le variabili che si trovano a dover fronteggiare gli agricoltori nel decidere se ampliare o meno le superfici coltivate a medica sono il prezzo del latte, quello delle coltivazioni alternative, come il tabacco per l’Arizona, le mandorle ed il pistacchio per la California, le condizioni meteorologiche.

Ci sono poi anche le scelte dei paesi importatori, come nel caso dell’Arabia Saudita dove si prevede che la richiesta di fieno da importare aumenterà a causa della decisione di ridurre l’acqua per l’irrigazione delle superfici desertiche che erano state convertite a foraggio per i bisogni dei sofisticati allevamenti locali.

In tale contesto diventano poi cruciali i costi di spedizione e di conseguenza la scelta dei porti da utilizzare, fra Seattle al nord e Long Beach in California, per i lunghi trasporti nell’oceano Pacifico.

Quindi, anche per le coltivazioni di foraggio diventano cruciali le scelte imprenditoriali.

Italia, Milano – Prezzi settimanali del Fieno di erba medica pressato

Fonte: Western FarmPress

L’export USA di Soia risente della competizione con il Sud America [Mais e Soia – n°12/2017]
15 Dicembre 2017

La produzione globale di Mais per la stagione 2017-18 è stimata in aumento a 1044.7 Mio t (+0.1% rispetto alle stime di Novembre), mentre la produzione globale di Soia è attesa in leggera diminuzione a 348.5 Mio t (-0.1%).

La produzione di Mais è in crescita in Cina (215.9 Mio t, +0.4%), UE-28 (60.1 Mio t, +0.8%), Laos e Guatemala, più che compensando la riduzione attesa in Russia. La produzione di Mais in UE-28 è stimata in aumento, riflettendo principalmente l’incremento per la Romania, il quale più che bilancia le diminuzioni stimate in diversi paesi membri.
La produzione di Soia è invece stabile nei principali paesi produttori.

L’export di Mais è stimato a ribasso in Russia, ma in aumento in UE-28 (2 Mio t, +33.3%), la quale però, secondo gli ultimi dati sul trade settimanale, sta ancora registrando bassi volumi di export nella stagione in corso.

L’export di Soia è in diminuzione per Canada e Stati Uniti (60.6 Mio t, -1.1%) data la forte competizione da Argentina (8.5 Mio t, +6.2%) e Brasile (65.5 Mio t, +0.8%).

Gli stock finali globali di Mais sono in aumento, riflettendo gli incrementi per Cina (79.6 Mio t. +1.1%), UE-28 (6.8 Mio t, +5.7%) e Brasile (9.4 Mio t, +3.3%), i quali più che compensano le riduzioni per Egitto (2 Mio t, -10%), Messico (4.5 Mio t, -3.6%) e Stati Uniti.
Gli stock finali di Mais in USA sono previsti a ribasso (61.9 Mio t, -2%), considerato l’aumento del quantitativo di Mais utilizzato per la produzione di etanolo, in seguito al maggior export di Sorgo verso la Cina, il quale ha ridotto l’utilizzo di Sorgo nella produzione di etanolo.

Gli stock finali di Soia, sono attesi in leggera diminuzione a 98.3 Mio t (+0.4%). L’aumento per gli Stati Uniti (12.1 Mio t, +4.8%), in seguito alle minori aspettative per l’export di Soia, è più che bilanciato dalle diminuzioni previste per Brasile (21.9 Mio t, -1.8%) e Argentina (37.2 Mio t, -1%).

Principali Esportatori di Soia – Trend annuale

Focus Italia:

Nel periodo Gennaio – Settembre 2017 l’Italia ha aumentato le proprie importazioni di Mais del +20.6%, ad un livello di 3774.7 t. Le importazioni Italiane di Soia si attestano a 1080.4 t, -2.1% medesimo periodo.

Italia | Import di Mais e Soia – principali fornitori

In Novembre il costo dell’alimento simulato (modello teorico di alimento composto per il 70% da Mais e per il 30% da Soia) è aumentato dello 0.25% rispetto a Ottobre. La prima metà di Dicembre mostra un ulteriore aumento (+2.43%). L’indicatore Milk:Feed Radio di Novembre si mantiene ad alti livelli: con il ricavo ottenuto dalla vendita di 1 kg di latte si possono ottenere 1.72 kg di Alimento Simulato.

Italia | Confronto tra il costo dell’alimento simulato e il prezzo del Latte alla Stalla in Lombardia

Fonte: USDA

Mais & Soia - Dicembre 2017: Report di aggiornamento sui prezzi, i dati di produzione ed il Trade globale.
MAIS-SOIA-DIC-IT
Mais & Soia - Dicembre 2017: Report di aggiornamento sui prezzi, i dati di produzione ed il Trade globale.
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In malga siamo più avanti del biologico [intervista]
10 Ottobre 2017

Sara Strazzabosco
Canove, Vicenza – ITALIA

L’allevatrice Sara Strazzabosco

Azienda Agricola Frigo Roberto.
Capi allevati: 120 | 70 in lattazione.
Destinazione del latte: Caseificio Aziendale e Caseificio Finco di Enego.

Nell’azienda Frigo Stöff di Canove, uno dei sette comuni dell’Altopiano di Asiago, la qualità fa rima con multifunzionalità e diversificazione produttiva. Il concetto di zootecnia si declina nel settore della produzione del latte e della carne suina, sublimata nell’arte norcina. Per non parlare della vendita diretta e dell’agriturismo, che d’estate girano a pieno regime, agevolati dal flusso turistico che anima il territorio e che trova approdo nella malga Larici di Sotto.

La diversificazione ci ha permesso di andare avanti

La diversificazione ci ha permesso di andare avanti, perché è capitato, anche nel recente passato, di attraversare alcuni mesi in cui la fattura del mangime è più alta del prezzo del latte alla stalla”, ammette Sara Strazzabosco, 22 anni, che conduce l’azienda insieme allo zio Roberto Frigo e alla mamma Lorella. D’estate, quando non è impegnato a scuola, alle attività partecipa anche il fratello di Sara, Alessandro, che frequenta la quarta superiore.

I capi allevati sono 120, dei quali 70 in lattazione, che nel periodo estivo salgono in malga. Sono 25, invece, i suini allevati, utilizzando anche il siero della caseificazione. Per vedere come trovano sublimazione il latte e la carne suina, è altamente consigliabile una visita sul sito www.frigostoff.it.

Trasferire le bovine in malga porta benefici?

“Sì, di vario genere. Innanzitutto, c’è un risparmio in termini economici sia per l’alimentazione che per i farmaci. Gli animali sintetizzano meglio la vitamina D, rimanendo al sole e anche i piedi e le unghie si sanificano rispetto al periodo passato in stalla. Persino una nostra vacca che ha ormai sette anni e soffre di depressione post partum rinasce, quando è in malga”.

Quanto latte producete?

18-20kg di latte per capo al giorno

“Circa 15 quintali all’inizio dell’estate, che a settembre scendono intorno ai 10 quintali. Siamo sui 18-20 chilogrammi per capo al giorno, al 3,6% di grasso e 3,3% di proteine. Sono quasi tutte di razza Frisona, anche se il divario con le performance della Bruna è palese, che ha valori di grasso e proteine superiori e un’attitudine alla caseificazione più spiccata. Abbiamo solamente cinque brune, più una manza gravida. Abbiamo anche un toro aziendale bianco e nero”.

Di cosa si occupa in azienda?

“Curo gli animali, seguo l’agriturismo e la vendita diretta, mentre mio zio è il casaro e si occupa di foraggi e alimentazione. Mia madre fa la spola, quando siamo in malga. Con la vendita diretta e l’agriturismo il carico di lavoro è aumentato, ma stiamo avendo delle grandi soddisfazioni”.

Che ritorni avete dalla vendita diretta?

9-10€/kg è il prezzo per il consumatore

“Quando parliamo di Asiago, se al commerciante vendi a 7,50 euro al chilogrammo, al consumatore arrivi comodamente a 9-10 euro al kg. E se il prodotto è stagionato, il prezzo è ancora più alto. Noi fortunatamente riusciamo a vendere quasi tutta la produzione al consumatore.”.

Sta riscuotendo molto interesse da parte dei consumatori il cosiddetto “milk grass”, il latte prodotto da animali alimentati al pascolo o col fieno. Lo producete?

“No, perché nel periodo invernale facciamo unifeed con il nostro fieno, ma anche con una miscela di mais e soia. È una questione anche di carburante, se posso utilizzare questo termine che semplifica il concetto. Una frisona ha bisogno di introdurre altri elementi, oltre al fieno, per stare in piedi. Anche in malga, dove i capi mangiano invece solo erba, in fase di mungitura beneficiano di circa 3 chili di mangime, fondamentale per dare energia all’animale. E se c’è poca erba, solitamente nelle ultime settimane di alpeggio, integriamo con il fieno, tutto di nostra produzione, anche per tenerle vicino alla malga ed evitare che vaghino in maniera incontrollata. Non usiamo comunque insilati”.

Dove producete il formaggio?

“Fino all’anno scorso facevamo la caseificazione solamente in malga nel periodo estivo. Dallo scorso inverno, invece, abbiamo realizzato a Canove una bottega aziendale e un laboratorio per la lavorazione dei formaggi freschi durante l’inverno, da affiancare a quelli stagionati prodotti in malga. Siamo soci del Consorzio tutela dell’Asiago DOP e produciamo la tipologia Prodotto della Montagna.

Il marchio della montagna rappresenta un valore aggiunto?

“Sì. È difficile quantificare il valore, ma anche nella GDO i consumatori cercano il marchio legato alla malga, alla montagna, l’alimentazione a fieno o il pascolo erba. Pensano sia più buono, anche se magari è solo un discorso di immagine”.

Pensate di convertirvi al biologico? Il consumatore cerca i prodotti bio.

Nella produzione in malga siamo anche più avanti del biologico

“No, perché personalmente non ci credo. È meglio per i consumatori conoscere direttamente i produttori, come li realizzano e che parametri rispettano. Anche perché, ad essere sinceri, nella produzione in malga siamo anche più avanti del biologico. Basta solo saperlo comunicare”.

Il latte che non trasformate direttamente dove va?

“Lo conferiamo al Caseificio Finco di Enego”.

Quanto conta il benessere animale?

“Moltissimo e lo capiamo immediatamente dal comportamento dei nostri animali. Le nostre vacche stanno benissimo: le teniamo molto pulite, su cuccette a paglia. Abbiamo installato il rullo perché possano grattarsi. In malga, poi, il livello è massimo, sono di fatto in vacanza 3-4 mesi”.

Come mungete?

“A Canove abbiamo una sala mungitura da cinque posti in tandem, in malga invece è una 4+4 a spina di pesce, che è più veloce”.

Che cosa fate, invece, per la sostenibilità?

“Sul fronte dell’alimentazione animale utilizziamo solo il nostro fieno e all’alimentarista chiediamo che i cereali e le materie prime vengano da più vicino possibile; per il mais è complicato, per il problema delle aflatossine. Cerchiamo anche di premiare i clienti che ci riconsegnano i vasetti di vetro dove è contenuto il nostro yogurt: ogni cinque restituiti ne diamo uno in omaggio”.

Chi viene in montagna deve vivere la natura

Una delle politiche sostenute dall’Unione europea per le aree rurali è la diffusione della banda larga per le comunicazioni. Che risultati ha dato?

“Pochi. Non abbiamo il wi-fi in malga e sinceramente non lo vorrei. Chi viene in montagna deve vivere la natura”.

La mandria al pascolo presso l’Azienda Frigo Stöff