Carne bovina: la Cina ridisegna gli equilibri del commercio mondiale
27 Agosto 2025

Di: Marika De Vincenzi

Il mercato della carne bovina in Cina continua a riorientarsi.
Nel 2024 le importazioni hanno raggiunto 2,9 milioni di tonnellate, con il Brasile che si conferma primo fornitore, grazie a prezzi competitivi: quasi la metà della carne bovina importata dalla Cina arriva infatti dal Brasile, importante fornitore anche di Soia (69% della quota di mercato) e di Mais.

Gli Stati Uniti, invece, perdono terreno. Barriere commerciali, dazi elevati e regole stringenti hanno ridotto le spedizioni a Pechino, che oggi rappresentano solo una piccola quota del mercato.

In parallelo, l’Australia sta conquistando spazio nonostante prezzi più alti: la carne australiana è apprezzata per la sua qualità e sicurezza, soprattutto nel segmento grain-fed, e beneficia di un contesto politico e commerciale più favorevole, dopo le tensioni del passato con Pechino.

La Cina, quindi, diversifica: affida i grandi volumi al Brasile, riserva spazi premium all’Australia e riduce la dipendenza dagli Stati Uniti.

Una dinamica che sta ridisegnando gli equilibri del commercio mondiale di carne bovina, in cui la domanda sembra mantenersi su livelli elevati.

TESEO.clal.it – Prezzi delle carni bovine

Ristalli in calo: come rafforzare l’allevamento bovino italiano? [Il Commento di Giuliano Marchesin]
16 Luglio 2025

Giuliano Marchesin – Direttore della AOP Italia Zootecnica

Le quotazioni del quarto posteriore di scottona e vitellone maschio (entrambi di razza Charolaise) salgono ancora e per la scottona raggiungono la cifra record di 9,38 euro al chilogrammo. Valori mai visti in precedenza. A spiegare il trend rialzista del mercato pensa Giuliano Marchesin, direttore della AOP Italia Zootecnica.

“I listini in crescita dipendono essenzialmente dalla criticità legata all’approvvigionamento dei ristalli – commenta Marchesin -. In Francia stanno aumentando gli ingrassi e, contemporaneamente, sono stati aperti nuovi mercati verso il Nord Africa. La conseguenza è che sono aumentati i costi dei ristalli per gli allevatori italiani. Il mercato interno sta, dunque, cercando di adeguare il prezzo di vendita ai costi di produzione, che sono saliti vertiginosamente. Le quotazioni sono in linea, anche se resta poi da vedere se il prezzo rilevato dalla Borsa merci di Modena viene effettivamente applicato da chi acquista i bovini da macello”.

Sullo sfondo, le tensioni legate alle difficoltà di approvvigionamento dipese in parte dalla scoperta della Lsd (Dermatite nodulare bovina) in Sardegna e a Porto Mantovano (focolaio estinto) nelle limitazioni agli spostamenti degli animali da vita, che rischiano di indebolire ulteriormente il tasso di autosufficienza della carne italiana. Quali soluzioni possibili?

“È necessario innanzitutto che il sistema veterinario nazionale metta nelle condizioni tutte le regioni di operare in maniera puntuale ed efficiente, perché la questione della salute animale è prioritaria”, chiosa il direttore della Aop Italia Zootecnica.

Allo stesso tempo, Marchesin sollecita il Governo italiano a “individuare tra i fondi del Pnrr non ancora spesi una cifra di almeno 500 milioni di euro per permettere agli allevatori di acquistare almeno 200mila vacche nutrici e rilanciare la zootecnia, partendo dalla dorsale appenninica per arrivare alla catena delle Alpi, alle isole Sicilia e Sardegna e al Mezzogiorno, così da ottenere un duplice risultato: rafforzare il patrimonio bovino italiano e sostenere gli allevamenti nelle aree svantaggiate e poter contare su un presidio efficiente del territorio”.

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Primavera in arrivo, e il mercato della Carne Bovina risponde
2 Aprile 2025

Di: Marika De Vincenzi

Forse non ci saranno più le mezze stagioni, ma non vale per tutto. Anche nel 2025 le quotazioni del quarto anteriore per scottona e vitellone non sfuggono alla stagionalità e al calendario, che solitamente vedono una diminuzione dei listini nel periodo compreso da Aprile a Settembre.

Dalla fine di Marzo, con l’arrivo della primavera, fino alla fine di Settembre, il prezzo del quarto anteriore – dal quale proviene la carne bovina destinata a piatti tipicamente invernali come bolliti, brasati, spezzatini – tira il freno e diminuisce. Tutto nella norma, secondo gli operatori del settore.

Allo stesso tempo, i prezzi del quarto posteriore, i cui tagli sono impiegati per grigliate, arrosti e una cucina più “estiva”, segnano un aumento. Questa, solitamente, la tendenza e una carenza di animali dovrebbe in Italia mantenere le quotazioni su un livello elevato.

Una variabile che potrebbe influire sulle dinamiche di Borsa merci riguarda l’andamento dei consumi.
Nel mese di Febbraio i dati evidenziano una lieve flessione dei consumi di carne bovina fresca (-0,5%), che tuttavia potrebbe non rappresentare un allarme, tenuto conto che il confronto tendenziale avviene su Febbraio 2024, che è stato bisestile, con un giorno in più a Febbraio, appunto.
I primi due mesi del 2025, infatti, segnano vendite in crescita dell’1,9% della carne bovina rispetto a Gennaio-Febbraio 2024, con un rimbalzo interessante per la vendita di prodotto a peso imposto (+7,7%). Avanzano anche i prezzi medi alla vendita finale: +4,9% nel primo bimestre dell’anno, percentuale che sale al 5,7 se si considera il solo mese di Febbraio 2025.

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Il Commento: Carne bovina, coinvolgere le stalle da latte? [Ruggenenti, ClpCab]
18 Marzo 2025

Massimilano Ruggenenti – Presidente ClpCab
Massimilano Ruggenenti – Presidente ClpCab

“La corsa dei listini delle Carni Bovine in Borsa merci a Modena può essere letto positivamente solo da un osservatore che non conosce la realtà del comparto, perché quella che manca oggi è la redditività per gli Allevatori. Il costo dei ristalli dalla Francia è diventato insostenibile sul piano economico e difficile anche dal punto di vista di reperimento dei vitelli da ingrassare. Prova ne è il fatto che gli stessi francesi stimano un calo delle vacche nutrici nell’ordine di un milione di unità. Per non parlare delle nuove rotte commerciali che vedono sempre più rafforzarsi le vendite in Spagna, dove i controlli sanitari sono più morbidi rispetto all’Italia”.

È un quadro preoccupante quello che fa Massimiliano Ruggenenti, Presidente del Consorzio Lombardo Produttori di Carne Bovina. “I costi di gestione delle stalle sono cresciuti così tanto che più di un allevatore chiude o passa in soccida, perché non riesce più ad affrontare le spese quotidiane”, prosegue Ruggenenti.

Per il Consorzio lombardo produttori di carne bovina servirebbe un progetto articolato per incrementare il tasso di autoapprovvigionamento (salito nel 2024 al 51,7%, ma ancora lontano dal garantire un equilibrio interno) e ridurre le importazioni dall’estero, coinvolgendo le stalle da latte e rilanciando sia gli allevamenti di pianura che le aree svantaggiate dove poter ripristinare i pascoli.

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Trend in aumento per la Carne Bovina, ma l’Italia perde Autosufficienza
26 Febbraio 2025

Di: Marika De Vincenzi

Le ultime quotazioni della Borsa Merci di Modena, piazza di riferimento nazionale per la Carne Bovina, danno trend in aumento per tutte le tipologie di animali (scottona, vitello, vitellone, vacca). Eppure, il settore in Italia sta facendo i conti con una perdita di autosufficienza (nel 2021 il tasso di autoapprovvigionamento era del 58,2%, nel terzo trimestre del 2024 è sceso a 44,7%, con la mandria che si è ridotta da 6,28 milioni nel 2021 a 5,77 milioni nel 2024). Un fenomeno causato da una serie di fattori, tra cui la redditività ridotta per gli allevatori, le sfide ambientali, l’invecchiamento degli allevatori e le difficoltà di ricambio generazionale.

Parallelamente, l’Italia ha incrementato significativamente le importazioni: +43,6% di bovini importati (t.e.c.) e +3,68% di carne importata (sempre in t.e.c.), con provenienza Regno Unito, Europa Orientale, America Latina. Allo stesso tempo, anche l’export di carne italiana è cresciuto: +23,51% da Gennaio a Novembre 2024, un dato che fa pensare, visto che appunto il tasso di autoapprovvigionamento italiano è deficitario.

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Il Commento: Carni di alta qualità e innovazione [Stefano Giubertoni, CLAI]
13 Febbraio 2025

Stefano Giubertoni – Direttore della Cooperativa CLAI Sca

“Per le carni bovine continua il periodo di relativa difficoltà, con prezzi alti mai registrati dovuti alla scarsa disponibilità di bovini vivi in tutta Europa”. Quanto afferma il Direttore della Cooperativa CLAI Sca, Stefano Giubertoni, è una tendenza ormai in atto dall’inizio del 2024, che sta abbracciando tutte le categorie: vitello, vitellone, scottona e, in questa fase, anche le vacche, che sono tenute più a lungo in stalla in concomitanza di un prezzo del latte remunerativo. Il trend, prevede Giubertoni, “probabilmente non è ancora al suo limite massimo”.

Per quanto riguarda l’allevamento da ingrasso in Italia, “si devono fare i conti con i prezzi in continua ascesa dei ristalli provenienti dalla Francia, dovuto al fatto che ci sono sempre meno vacche nutrici. Uno scenario appesantito anche da nuove rotte commerciali, dalla Spagna al Nord Africa, area quest’ultima che è meta dei flussi di bovini vivi dall’Italia”.

Relativamente ai Consumi, prosegue Giubertoni, “assistiamo ad una contrazione nel mercato retail dovuta in primo luogo al prezzo ed alle politiche di vendita della grande distribuzione, con una riduzione degli spazi di vendita a favore di altre carni, diminuzione della pressione promozionale, ritardo nel recepire i vari aumenti dei listini”.

In futuro si dovrebbe mantenere elevata l’attenzione del mercato verso carni di segmento premium, accanto “ad uno sviluppo di format di ristorazione costruiti intorno alla carne e allo sviluppo anche di segmenti di carni di alta qualità, con un alto contenuto di servizio, soprattutto in GDO nel libero servizio”.

TESEO.clal.it – Prezzi delle carni bovine

Consumi Retail di Carne e Salumi
3 Febbraio 2025

Di: Marika De Vincenzi

Nel 2024 sono cambiati i consumi di carne, con la carne avicunicola fresca che si conferma la più consumata e occupa il 42% del carrello della spesa, seguita dalla carne suina fresca (18%) e dalla carne bovina fresca (14%). Tra i salumi, il prosciutto cotto domina con il 10% con una preferenza crescente per il peso imposto (trascinato prevalentemente dal fattore comodità), seguito da salame e mortadella (entrambi al 4%) e dal prosciutto crudo (Dop e non Dop, entrambi al 3%).

Nel dettaglio, nell’ultimo trimestre la Carne Bovina ha visto una diminuzione nei consumi, sia a peso variabile (-3.3%) che complessivamente (-1.7%), ma la crescita nei consumi a peso imposto (+4.6%) suggerisce una preferenza per acquisti di porzioni predefinite. L’aumento dei prezzi (+2,4%) potrebbe aver portato a una contrazione della domanda.

Freccia verso l’alto per i consumi Avicunicoli, con l’incremento annuale degli acquisti nell’ordine del 3,7%, grazie anche a una frenata dei prezzi al consumo (-3,2%).

La Carne Suina Fresca ha subito una contrazione dell’1,3% su base annuale, con l’ultimo trimestre che ha invece segnato una certa stabilità. Effetto elastico dovuto al lieve incremento dei prezzi (+1,2%), in parte effetto di una riduzione dell’offerta di carne suina.

Quanto al Prosciutto Crudo DOP, il lieve scostamento verso l’alto dei consumi a peso variabile dell’ultimo trimestre (+0,6%) e l’espansione dei consumi a peso imposto (+2,3%) suggeriscono una crescente preferenza per il prosciutto crudo Dop di alta qualità. Nonostante ciò, c’è una leggera riduzione nei consumi complessivi nel lungo periodo, probabilmente a causa dell’aumento dei prezzi (+2,2% annuale, ma con un -0,1% sul prezzo dell’ultimo trimestre).

L’aumento del prezzo del Prosciutto Crudo non DOP (+1,2% solo nel periodo Ottobre-Dicembre 2024) potrebbe aver orientato il consumatore a preferire prodotti Dop, tanto che le quantità consumate, soprattutto a peso variabile, sono diminuite.

Perché cambiano i consumi alimentari? Ad influenzare il trend dei consumi sono inevitabilmente più fattori, di natura economica, sociale, per salubrità e/o benessere, ma anche per disponibilità di mercato o di cultura e abitudini alimentari, suscettibili delle più diverse influenze.

La strada per le catene di approvvigionamento Made in Italy sembrano però chiare nella loro missione: produrre qualità certificata e riconosciuta, garantire processi produttivi sostenibili dal punto di vista ambientale, sociale e con ritorni economici in equilibrio per tutti gli attori della filiera, offrire convenienza e salubrità.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini
TESEO.clal.it – Dashboard Bovini

Il Commento: Diventa strategico trovare nuove soluzioni [Mincione, CLAI]
22 Gennaio 2025

Luca Mincione – Direttore Vendite e Acquisti Carne di CLAI

Il quadro per il settore dei Bovini da Carne è tutt’altro che roseo. Lo spiega il Direttore delle Vendite e Acquisti carne di CLAI, Luca Mincione. “La situazione del mercato bovino è molto difficile – afferma -: i prezzi dei ristalli sono elevati e per gli Allevatori è difficile approvvigionarsi di capi da ingrassare, una situazione che si aggiunge alla scarsa disponibilità di bovini di razze autoctone, che sono numericamente marginali nel panorama dei bovini allevati in Italia”.

Le prospettive, a ben vedere, non tendono a migliorare, visto che “la Francia ha avuto prima problemi di natura sanitaria e oggi predilige rotte commerciali più soddisfacenti dal punto di vista economico, che vanno verso il Marocco attraverso la Spagna, o in Algeria, Tunisia e Turchia”.
Diventa a questo punto “strategico trovare nuove soluzioni”, secondo Mincione, con ristalli che guardino non solo alla Francia. “La GDO ha filiere prevalentemente impostate su linee di allevamento Francia-Italia, ma si è aperta anche a provenienze della carne allevata in Italia meno frequenti, anche se praticate da tempo: Irlanda, Germania e Croazia”.

Relativamente ai Prezzi di mercato, “gli Allevatori riescono a guadagnare, ma per i prossimi mesi dovrebbero verificarsi degli incrementi dei costi, a partire dai cereali, e in parte per l’aumento dei listini energetici”. Discorso diverso, invece, per i Macelli, “che devono fronteggiare aumenti esponenziali dei costi fissi e non sempre riescono a lavorare a pieno regime, dovendo così fare i conti con delle diseconomie di scala”.

Poi c’è l’aspetto dei rincari della carne al Consumo, proprio in una fase in cui il potere di acquisto dei Consumatori è diminuito. “Fino a che punto le famiglie potranno assorbire gli aumenti al banco vendita? Si orienteranno verso altre tipologie di carne? Con quale conseguenza per i bovini?”. Perché l’ultima parola, come sempre in tutti i mercati regolati da domanda e offerta, spetta al Consumatore.

Anche sul Vitello a carne bianca c’è incertezza, con addirittura la geografia produttiva europea che potrebbe subire delle modifiche. “In Olanda il numero di vitelli a carne bianca è diminuito del 20-25% rispetto al passato, per le politiche restrittive attuate nei confronti della zootecnia e i grandi gruppi stanno cercando di dirottare in altri Paesi le produzioni – dice Mincione -.
In Italia, nonostante l’interesse manifestato da alcuni player, vi sono difficoltà legate alla burocrazia e agli aspetti amministrativi. Il mercato, pertanto, potrebbe subire delle evoluzioni”.

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Mercato della carne bovina: rialzi dei listini e nuove dinamiche commerciali
16 Gennaio 2025

Il mercato della carne bovina alla CCIAA di Modena mette a segno un altro avanzamento dei listini, trascinato da una disponibilità di animali in leggera contrazione, sufficiente per innescare un rialzo dei prezzi.

A livello nazionale il tasso di autoapprovvigionamento è ormai sostanzialmente stabile al di sotto del 50%, con difficoltà crescenti di ristallo per gli allevatori. La Francia, d’altronde, ha adottato politiche differenti rispetto al passato, incrementando nuove rotte commerciali e puntando sull’export sia di carni bovine allevate al proprio interno (nei primi nove mesi del 2024 le esportazioni francesi sono cresciute del 7,2% tendenziale, con un +15,8% nel solo mese di Settembre) che sulle vendite di broutard verso il Nord Africa, dove allevatori e, soprattutto, commercianti transalpini spuntano prezzi più favorevoli rispetto alla rotta verso l’Italia, dove pure le quotazioni per acquistare bovini da ingrasso sono passate dai 1.483 euro a capo di Dicembre 2023 (per animali superiori ai 300 chilogrammi) ai 2.355 euro per capo a Settembre 2024. E i prezzi sono aumentati ancora.

Anche l’Italia ha comunque scommesso sull’export di carni bovine, registrando performance particolarmente significative: +22,2% le vendite fra Gennaio e Settembre 2024 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con Olanda, Spagna, Francia e Germania primi Paesi di destinazione.

A rendere più complicata la situazione in Europa c’è anche la presenza di epizoozie che portano a una riduzione di animali allevati e a difficoltà di movimentazione dei capi e delle carni, con la conseguenza di amplificare le tensioni dei listini. I prezzi di mercato, per i prossimi mesi, dovrebbero mantenersi elevati.

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Nel mondo c’è richiesta di Proteine nobili di origine Animale
9 Gennaio 2025

Partenza positiva per il mercato delle carni bovine di Modena (quotazioni in rialzo dopo l’Epifania per Scottona, Vitellone, e Vitello, stabili solo i listini legati alle vacche da macello), in linea con un’onda verde dei prezzi che ha accomunato un po’ tutta Europa alla fine del 2024. 

A mantenere vivace i listini sono due fattori: la disponibilità limitata di animali e una domanda interna e internazionale positiva, a conferma che nel mondo c’è richiesta di proteine nobili di origine animale.

In Unione Europea rimangono tuttavia alcuni fattori sui quali è opportuno riflettere: cala il numero di capi e aumenta il peso medio alla macellazione, con la proiezione di una riduzione graduale ma incessante del numero di animali anche in futuro, come pubblicato nel recente Outlook al 2035 della Commissione Agricoltura dell’Ue.

Al momento, i dati dei primi nove mesi del 2024 sono testimoni di una produzione di carne bovina in aumento in termini di peso (+3,4%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Vivace il commercio internazionale: +23,3% le esportazioni tendenziali dell’Ue di carni bovine fresche o refrigerate nei primi dieci mesi del 2024. Regno Unito, Turchia, Nord Africa, ma anche Africa Centrale sono i principali mercati di destinazione, con Turchia e Algeria in forte crescita fra i mercati di destinazione.

In crescita (+4,6%) anche le importazioni, ma rotte di approvvigionamento più brevi (dal Brasile acquisti giù del 6%, +2,9% quelli dal Regno Unito). Brasile e Australia, due fra i principali produttori mondiali di carne bovina, si orientano verso mercati più grandi, come Stati Uniti e Cina. 

Cina, Giappone e Stati Uniti si confermano mercati più dinamici e una domanda globale sostenuta, accompagnata da una disponibilità limitata dei capi, dovrebbe mantenere i prezzi su un quadrante positivo anche per i prossimi mesi.

TESEO.clal.it – Prezzi delle carni bovine