Latte tra investimenti e costi + Commento di Alberto Cortesi [Allevatore e Presidente Confagricoltura Mantova]
11 Agosto 2025

Di: Alberto Lancellotti

Rispetto al biennio 2021-22, segnato dall’impennata dei prezzi delle materie prime, come gas, elettricità, ma anche petrolio e fertilizzanti, oggi i valori di tali input si sono decisamente ridimensionati. Permangono alcune eccezioni, come il gasolio agricolo e alcuni fertilizzanti, che comunque si mantengono su livelli non allarmanti.

Tuttavia l’indice CPI dei prezzi al consumo continua a crescere, sostenuto da incrementi ancora in atto in diversi segmenti chiave, come l’alimentare e l’HoReCa.

Intanto, molti allevatori hanno colto il momento favorevole dei prezzi di Latte e Formaggi (su tutti Grana Padano DOP e Parmigiano Reggiano DOP) per investire in innovazione, robotica e digitalizzazione. Obiettivi: migliorare benessere animale, produttività ed efficienza, anche in risposta alla carenza di manodopera specializzata.

L’innovazione però porta con sé nuovi costi: manutenzione, facility management, gestione. Quanto incidono questi oneri sui bilanci delle Aziende Agricole da Latte?

Il commento dell’Allevatore

Alberto Cortesi – Allevatore e Presidente Confagricoltura Mantova

“Le molte Aziende che hanno fortemente investito in questi ultimi anni trovano un momento particolarmente favorevole di mercato e redditività, a condizione di aver fatto investimenti mirati e di essere in grado di utilizzarne al massimo i benefici. L’adozione del robot di mungitura richiede ammortamenti più elevati e un costo in manutenzione e materiali di consumo di circa il doppio per litro di latte munto rispetto alla sala di mungitura tradizionale.

Occorre riuscire a ottenere il massimo della produttività e per far questo occorre che la gestione sia affidata a Operatori adeguatamente preparati, cosa non semplice. Se aggiungiamo una ulteriore complicazione derivante dai numerosi sistemi informatici di controllo e gestione presenti nelle aziende agricole i cui dati spesso sono blindati e non trasferibili, la questione della preparazione delle persone risulta ancora una volta essenziale.

Gli Allevatori che non sono disposti a mettersi in gioco in un cambiamento mentale radicale che la tecnologia comporta è meglio e più conveniente economicamente che continuino con sistemi collaudati, certo perdendo la sfida affascinante dell’allevamento innovativo.

Quando invece l’investimento ha riguardato il benessere animale inteso come moderne strutture progettate correttamente in spazio, aerazione, luce e facilità di pulizia, il ritorno economico è più facilmente raggiungibile anche senza tecnologia di ultima generazione. Ritengo si possa fare l’Allevatore con bilancio economico positivo anche senza robot di mungitura e di alimentazione ma non si può prescindere dall’avere stalle adeguate dal punto di vista comfort.

L’Allevamento da latte deve mettere in conto un costo in moderne tecnologie e di ammortamento in strutture molto elevato che può arrivare a superare largamente i 5 centesimi/litro.”

TESEO.clal.it – Italia: indice dei prezzi al consumi (CPI)

Quali investimenti servono oggi alla suinicoltura? [Il Commento di Antenore Cervi, Suinicoltore]
4 Agosto 2025

Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA
Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA

Quali priorità per gli investimenti per la filiera suinicola italiana? Partiamo dall’allevamento e ne parliamo con Antenore Cervi, allevatore e responsabile della suinicoltura per CIA-Agricoltori Italiani.

“In seguito agli allarmi legati alla Peste Suina Africana è bene sottolineare che ormai da tempo gli allevatori hanno compiuto significativi investimenti sulla biosicurezza – afferma Cervi -. Oggi, invece, la priorità riguarda gli investimenti per il benessere animale nelle scrofaie, ma sono investimenti in cui anche la semplice trasformazione dell’allevamento è molto difficile, per cui sarebbe più opportuno orientarsi non verso la ristrutturazione, ma la realizzazione di strutture ex novo”.

E ancora, fra gli investimenti necessari per gli allevamenti, Cervi inserisce “le strutture destinate all’ingrasso dei suini, dove si dovrebbe puntare a manutenzioni, rinnovamenti e nuove tecniche di stabulazione”. Interventi per i quali è possibile procedere attraverso ristrutturazione, senza dover puntare a una ricostruzione.

“Negli ultimi 15 anni – ricorda Cervi – il mercato dei suini non è sempre stato in grado di assicurare un’adeguata marginalità agli allevatori e anche quando il mercato è stato positivo non ha garantito una stabilità tale da permettere ai produttori di pianificare ammodernamenti e ristrutturazioni”.

Sul fronte sostenibilità, Cervi mette nel mirino le energie rinnovabili, “dalle tecnologie come il biogas al biometano, opzione che andrebbe presa in considerazione come soluzione consortile per valorizzare i reflui di aziende agricole nel raggio di 10-15 chilometri; anche il fotovoltaico sui tetti andrebbe incentivato”.

Ultimo aspetto: “La gestione dei reflui e del digestato in campo, attraverso l’agricoltura di precisione per spandimenti smart”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Mais Bio: il prezzo aumenta in un settore sotto pressione + Commento di Davide Pinton
1 Agosto 2025

Davide Pinton
Schio (VI)

Di: Elisa Donegatti

Negli ultimi anni, il mercato del Mais Biologico da granella per uso zootecnico ha registrato forti oscillazioni, ben evidenziate dal grafico che visualizza i prezzi della Camera di Commercio di Bologna.  Dopo una fase di avvicinamento tra i prezzi del convenzionale e del biologico nel 2023, il differenziale è tornato ad aumentare: nel mese di Luglio 2025 il Mais biologico è a 368 €/ton, mentre il convenzionale si attesta intorno ai 265 €/ton, con un divario di oltre 100 €/ton, pari ad un rincaro di circa il 40%.

Una delle cause principali è la contrazione delle superfici coltivate a Mais biologico, diminuita del 34% nel 2023. 

Le rese inferiori – fino al -40% rispetto al convenzionale – non sono compensate da minori costi. Lavorazione, irrigazione e manodopera pesano in ugual misura su entrambe le tecniche colturali. Nel convenzionale è possibile migliorare la produttività con input chimici e varietà selezionate, strumenti non disponibili nel biologico. Inoltre, il controllo delle infestanti nel bio risulta più oneroso e meno efficace, incidendo ulteriormente sulla redditività.

L’Italia è il terzo produttore europeo di Mais biologico, dopo Francia e Romania, ma la nostra produzione è in calo, a differenza degli altri due Paesi dove si registra maggiore stabilità o crescita. Parte del fabbisogno nazionale viene coperto da importazioni, in particolare dall’Ucraina, sottoposte comunque a sistemi di certificazione e tracciabilità più rigorosi rispetto al convenzionale.

Il sistema del Mais biologico appare oggi sotto pressione: da un lato le difficoltà produttive, dall’altro la concorrenza estera e la volatilità delle quotazioni. Per chi opera nella filiera, resta fondamentale valutare ogni scelta colturale in funzione della sostenibilità economica e delle evoluzioni del contesto internazionale.

TESEO.clal.it – Granoturco: prezzi convenzionale e biologico

Il commento dell’Allevatore

Davide Pinton
Allevatore Latte e Carne Biologici

L’aumento del divario di prezzo tra mais biologico e convenzionale, la vedo una conseguenza comprensibile, per via delle maggiori difficoltà e delle rese inferiori che affrontiamo nella produzione.

Fortunatamente, questo aumento del costo del mais non mi spaventa personalmente in modo preoccupante in questo momento storico. Essendo soci della Cooperativa Latterie Vicentine, si riesce a valorizzare bene il latte biologico sia attraverso il latte alimentare, sia con prodotti a denominazione protetta come Grana Padano e Asiago. Questo ci permette di avere ancora una certa marginalità. 

Sono convinto che il vero problema sia per chi non ha le stesse opportunità di valorizzazione tramite le DOP.

In conclusione, la mia speranza è che i prezzi del mais biologico e delle altre materie prime Bio, rimangano a livelli stabili, senza troppi scossoni verso l’alto, (per ora mi sembrano ancora livelli accettabili) a patto che anche il prezzo del latte biologico alla stalla segua lo stesso andamento. 

Questo significherebbe che il prodotto finale ha trovato il suo posizionamento stabile sul mercato dato dall’apprezzamento dei consumatori. 

Cosa ci ha insegnato una giornata in allevamento?
28 Luglio 2025

Osservare il settore da vicino significa anche questo: un maialino in braccio e lo sguardo rivolto alla filiera.

Durante la visita all’allevamento di Ivan Valutilini a Flero (Brescia) abbiamo raccolto spunti preziosi su alcune delle sfide più urgenti del comparto:

  • investimenti in biosicurezza,
  • regole DOP che minacciano di penalizzare anche gli allevatori virtuosi,
  • difficoltà ad accedere ai fondi del PSR per il benessere animale, nonostante l’impegno aziendale
  • squilibri di mercato aggravati dalle restrizioni sanitarie dovute alla PSA

Ivan Valtulini ha sottolineato la necessità di un confronto strutturato tra tutti gli attori della filiera, inclusi i veterinari aziendali e dell’ATS, per affrontare con competenza e concretezza le sfide del settore.

Le riflessioni nate da questa visita rafforzano la convinzione che solo un dialogo aperto e trasversale possa portare a soluzioni condivise.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Il mercato tiene, ma può fare meglio [Il Commento di Ivan Valtulini, Suinicoltore]
21 Luglio 2025

Ivan Valtulini
Flero (BS) – Italia

Ivan Valtulini – Suinicoltore e Presidente della Sezione Suini di Confagricoltura Brescia

Le quotazioni dei suini da macello hanno registrato un rimbalzo positivo. Eppure, sarebbe potuta andare meglio, con un guizzo più energico. Parola di Ivan Valtulini, allevatore di Flero (Brescia) con 700 scrofe, 5.500 suinetti e 9.000 grassi. Da qualche settimana in allevamento è affiancato dal figlio Simone.

“Siamo in ritardo sugli aumenti, ma confidiamo che nelle prossime settimane, forse già dalla prossima, ci sarà un rimbalzo positivo dei listini – commenta Valtulini -. Ci aspettavamo, in tutta sincerità, già ora un mercato un po’ più brillante, dal momento che mancano maiali e la macellazione sta riducendo i volumi con l’obiettivo di dare una scossa rialzista ai tagli della carne”.

Questione di tempo e forse neanche molto. “Se dovessero aumentare alla CUN della carne fresca le quotazioni di lombi e costine avremmo un incremento più sostenuto anche dei suini grassi da macello già dalla prossima seduta di borsa”, preconizza Valtulini.

L’allevatore bresciano, Presidente della Sezione Suini di Confagricoltura Brescia, interviene anche per esprimere solidarietà agli allevatori colpiti dalla Peste Suina Africana o danneggiati dalle zone di restrizione, in particolare in provincia di Pavia. “Molti hanno chiuso, non è facile subire un danno di tale portata e continuare a guardare con fiducia al futuro”.

È l’occasione per Valtulini di sollecitare la creazione di un tavolo di confronto permanente fra istituzioni, rappresentanti degli allevatori, dei consumatori e dei veterinari pubblici e privati, per discutere in anticipo delle misure legislative e di biosicurezza necessarie, coinvolgendo i principali stakeholder prima di legiferare. “Così si potrebbero ridurre i margini di errore dipesi da scelte frettolose o senza la competenza di tecnici e operatori della filiera”, sostiene Valtulini.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Ristalli in calo: come rafforzare l’allevamento bovino italiano? [Il Commento di Giuliano Marchesin]
16 Luglio 2025

Giuliano Marchesin – Direttore della AOP Italia Zootecnica

Le quotazioni del quarto posteriore di scottona e vitellone maschio (entrambi di razza Charolaise) salgono ancora e per la scottona raggiungono la cifra record di 9,38 euro al chilogrammo. Valori mai visti in precedenza. A spiegare il trend rialzista del mercato pensa Giuliano Marchesin, direttore della AOP Italia Zootecnica.

“I listini in crescita dipendono essenzialmente dalla criticità legata all’approvvigionamento dei ristalli – commenta Marchesin -. In Francia stanno aumentando gli ingrassi e, contemporaneamente, sono stati aperti nuovi mercati verso il Nord Africa. La conseguenza è che sono aumentati i costi dei ristalli per gli allevatori italiani. Il mercato interno sta, dunque, cercando di adeguare il prezzo di vendita ai costi di produzione, che sono saliti vertiginosamente. Le quotazioni sono in linea, anche se resta poi da vedere se il prezzo rilevato dalla Borsa merci di Modena viene effettivamente applicato da chi acquista i bovini da macello”.

Sullo sfondo, le tensioni legate alle difficoltà di approvvigionamento dipese in parte dalla scoperta della Lsd (Dermatite nodulare bovina) in Sardegna e a Porto Mantovano (focolaio estinto) nelle limitazioni agli spostamenti degli animali da vita, che rischiano di indebolire ulteriormente il tasso di autosufficienza della carne italiana. Quali soluzioni possibili?

“È necessario innanzitutto che il sistema veterinario nazionale metta nelle condizioni tutte le regioni di operare in maniera puntuale ed efficiente, perché la questione della salute animale è prioritaria”, chiosa il direttore della Aop Italia Zootecnica.

Allo stesso tempo, Marchesin sollecita il Governo italiano a “individuare tra i fondi del Pnrr non ancora spesi una cifra di almeno 500 milioni di euro per permettere agli allevatori di acquistare almeno 200mila vacche nutrici e rilanciare la zootecnia, partendo dalla dorsale appenninica per arrivare alla catena delle Alpi, alle isole Sicilia e Sardegna e al Mezzogiorno, così da ottenere un duplice risultato: rafforzare il patrimonio bovino italiano e sostenere gli allevamenti nelle aree svantaggiate e poter contare su un presidio efficiente del territorio”.

TESEO.clal.it – Prezzi delle Carni Bovine

Perché la Spagna importa sempre più suini vivi? 
14 Luglio 2025

Di: Marika De Vincenzi

Nel primo quadrimestre del 2025, la Spagna ha registrato un marcato aumento delle importazioni di suini vivi: +75% per i suinetti sotto i 50 kg (oltre 2,1 milioni di capi) e +26% per i suini oltre i 50 kg (circa 340.000 capi), provenienti principalmente da Paesi Bassi, Belgio e Germania.
I dati sopra riportati sembrano indicare che la Spagna stia sempre di più affidando ad altri Paesi europei le fasi iniziali dell’allevamento, come lo svezzamento, e concentrare in Spagna le fasi finali, quali l’ingrasso e la macellazione. A orientare questa scelta potrebbero contribuire anche la pressione sanitaria (in particolare PRRS) e l’eccesso di capacità produttiva degli impianti di macellazione e sezionamento.
Tra gennaio e aprile 2025, le importazioni dall’Olanda, infatti, hanno superato 1,48 milioni di suinetti (+58% rispetto al 2024).

A livello interno, la produzione complessiva di suini nel 2024 resta stabile (34,6 milioni di capi), ma la struttura si modifica: calano lattonzoli (-7,6%) e scrofe (-5,6%), mentre aumentano significativamente i capi tra 20 e 50 kg (+21,2%) e da ingrasso (+1,7%).

Sul fronte export, i mercati asiatici assumono un ruolo sempre più centrale. Nei primi quattro mesi del 2025 la Corea del Sud ha aumentato le importazioni di carne suina fresca e refrigerata dalla Spagna del 44,2%, mentre Regno Unito e Taiwan segnano incrementi a doppia cifra. Da aprile, inoltre, un nuovo accordo ha autorizzato l’export di stomaci di suino verso la Cina, rafforzando la valorizzazione commerciale delle frattaglie, segmento sempre più rilevante per la sostenibilità economica della filiera.

Negli ultimi anni la Spagna ha saputo realizzare una filiera suinicola efficiente, remunerativa e sempre più export-oriented. Ora il modello produttivo sta cambiando pelle, demandando appunto all’estero la fase iniziale della produzione di maiali. Potrebbe essere considerato anche in Italia? Oppure per le nostre caratteristiche dovrebbe essere privilegiata la soluzione del “nato, allevato e macellato in Italia”?

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Riso: il mercato mondiale grava sui prezzi in Italia + Commento di Daghetta [Risicoltore]
10 Luglio 2025

Daghetta Giovanni
Pavia

Di: Elisa Donegatti

L’Italia è il principale produttore europeo di Riso: autosufficiente sia per il Risone che per il Riso Lavorato, ha prodotto circa 1,4 milioni di tonnellate nel 2023, quando le rese elevate hanno compensato la riduzione delle superfici coltivate.

Le stime per il 2024 indicano livelli produttivi simili, nonostante una lieve flessione delle superfici, mentre per il 2025 si prevede un’ulteriore leggera contrazione delle semine. 

L’Italia è riconosciuta a livello internazionale per la qualità delle sue varietà pregiate, come il Carnaroli, simbolo della risicoltura italiana e pilastro della cucina di alta gamma. Questa identità varietale rappresenta un patrimonio distintivo che differenzia il prodotto nazionale dalle importazioni, soprattutto nei segmenti premium del mercato.

Nonostante ciò, l’Italia importa volumi significativi per coprire varietà non coltivate localmente, garantire continuità di fornitura e ridurre i costi di trasformazione interna. Nel 2024 le importazioni hanno raggiunto circa 310.700 tonnellate (+4,7% sul 2023), con un’ulteriore crescita nel primo trimestre 2025 (+9,3%), trainata dal risone grezzo (+67%), principalmente proveniente da altri Paesi europei, grazie all’assenza di dazi, costi logistici contenuti e compatibilità varietale. 

Le dinamiche di importazione influenzano direttamente il mercato interno. Il Riso semilavorato o lavorato arriva soprattutto dall’Asia, con forniture mirate per fascia di prezzo e qualità: Basmati da India e Pakistan (con prezzi medi nel 2024 rispettivamente del 1.31  €/kg e 1.19 €/kg), Jasmine da Thailandia (0,95 €/kg), Myanmar e Cambogia per segmenti più economici (0,72–0,89 €/kg). Anche il semigreggio proviene soprattutto da India e Pakistan, approfittando di regimi tariffari più favorevoli e la lavorazione interna per aggiungere valore. Le rotture di Riso arrivano sia dall’Asia (Pakistan, Myanmar, Cambogia), per grandi volumi low-cost destinati a usi industriali (farine, snack, mangimi), sia dall’UE (Belgio, Paesi Bassi, Spagna, Austria), per lotti più selezionati con standard qualitativi superiori.

Questa strategia di approvvigionamento dall’estero esercita una pressione diretta sui prezzi interni. I prodotti importati più economici stanno spingendo al ribasso anche i prezzi di varietà italiane di fascia media come Ribe o Roma.  A fronte di questa realtà, i produttori italiani si trovano a fronteggiare costi più elevati (manodopera, energia, standard qualitativi) e, di conseguenza, margini di manovra ridotti

La leva per difendere il valore del Riso nazionale rimane nella qualità riconosciuta, nella tracciabilità e nella valorizzazione delle varietà identitarie come il Carnaroli. Ma il ruolo crescente dell’import, combinato alla contrazione delle superfici e alle incertezze climatiche, continuerà a influenzare — direttamente e indirettamente — gli equilibri del mercato interno e la formazione dei prezzi.

TESEO.clal.it – Italia: Import di Riso

Il commento del Produttore

Giovanni Daghetta – Risicoltore e vicepresidente COPA‑COGECA

Il mercato del Riso in Italia e in Europa ha goduto negli ultimi tre anni di prezzi molto interessanti per gli agricoltori, sostanzialmente per tre motivi: una produzione europea in calo, soprattutto per problemi climatici legati alla mancanza di acqua; un mercato internazionale sostenuto dalla chiusura delle esportazioni indiane; un aumento dei consumi in tutta Europa.

Negli ultimi mesi, però, il mercato mondiale è sceso di circa il 40%, principalmente a causa della riapertura dell’export indiano. Le alte quotazioni raggiunte dalle varietà italiane tipiche da risotto (Arborio, Carnaroli) hanno un po’ scoraggiato i consumatori. Inoltre, la facilità di importare in Europa riso in piccole confezioni da Paesi EBA come Cambogia e Myanmar, insieme a un dazio fermo da 24 anni e ormai troppo basso, e il forte aumento delle semine di riso in tutta Europa, stanno creando le condizioni per un’annata difficile per il collocamento del riso europeo.

Cauto ottimismo per il futuro della suinicoltura [Il Commento di Alberto Cavagnini, Suinicoltore]
7 Luglio 2025

Alberto Cavagnini – Suinicoltore

È all’insegna di un cauto ottimismo la previsione che Alberto Cavagnini, allevatore di Milzano (Brescia), fa dell’andamento del comparto suinicolo per i prossimi mesi.
“Siamo di fronte a prospettive positive – ammette – perché in questa fase ci sono pochi suini a disposizione, anche per una contingenza climatica che da circa tre settimane sta rallentando la crescita degli animali, e in questa fase non si riesce a colmare la domanda”.

Uno scenario che non coinvolge solamente l’Italia, ma tutta Europa, “con la conseguenza che non si prevedono bruschi cali di prezzo, ma anzi una sostanziale stabilità e una probabile spinta rialzista”.

Ad impensierire potrebbe essere l’andamento delle materie prime.
“Se da un lato il prezzo della soia è vantaggioso per l’indebolimento strategico del dollaro – osserva Cavagnini, imprenditore pluri-premiato negli ultimi anni per gli aspetti di innovazione e benessere animale introdotti in azienda -, dall’altro stiamo vivendo con un po’ di apprensione la fiammata di apprezzamento dei cereali a paglia, legato a raccolti al di sotto delle attese.
Per chi acquista quotidianamente sui mercati internazionali le tensioni sui listini possono essere impattanti e credo che per poter contare su un’inversione delle mercuriali bisognerà attendere i prossimi carichi lungo le rotte del Mar Nero, fra un paio di mesi”.

L’Allevatore in questa fase, riconosce Cavagnini, “si trova in una posizione di leggero vantaggio, tenuto conto che, nel contesto più ampio della catena di approvvigionamento, il mercato della carne non sembra essere così performante”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Frattaglie suine: la Cina guida la domanda globale
30 Giugno 2025

Di: Marika De Vincenzi

Nei primi 5 mesi del 2025, la Cina ha importato oltre 473.000 t di frattaglie suine, pari al 51.% del totale delle importazioni di carni suine. A livello globale, nel 2024, il 79% del commercio internazionale di frattaglie (HS 020649) ha avuto come destinazione l’Asia Sud‑Est, con la Cina in prima linea come mercato di destinazione.

Perché la Cina importa così tante frattaglie?

Cultura gastronomica autentica
Nella cultura cinese nulla del maiale è spreco. Orecchie, zampe, intestini, nasi sono ingredienti preziosi, non “scarti”, e sono integrati in hot‑pot, snack, piatti regionali.

Pressione industriale elevata
Per soddisfare la domanda quotidiana di snack, take-away e prodotti per la ristorazione, la filiera domestica cinese (dall’allevamento alla macellazione e lavorazione) fatica a garantire i volumi richiesti e a rispettare gli standard sanitari, di tracciabilità e sicurezza alimentare sempre più attesi da consumatori e distribuzione moderna.

Opportunità per l’export occidentale
In molti paesi europei e americani (come Spagna, Paesi Bassi, USA e Brasile), le frattaglie suine sono considerate prodotti a basso valore commerciale sul mercato interno. Tuttavia, trovano un’importante valorizzazione all’estero, in particolare in Cina, dove vengono vendute a prezzi competitivi, attorno ai 2,11 USD/kg. Nel 2024, le importazioni cinesi di frattaglie (codice HS 020649) hanno superato le 1,14 milioni di tonnellate (+4,4% rispetto al 2023), rendendo gli scarti suini il segmento più dinamico dell’intero import di carni suine.

Diversificazione geografica della domanda
Anche se la Cina resta il mercato principale per le frattaglie, stanno emergendo nicchie interessanti in altre aree del mondo, come Asia (Filippine, Corea del Sud, Vietnam, Giappone), America Latina (Messico) e Nord America (USA). In parallelo, anche l’offerta globale si sta adattando: paesi produttori come Brasile e Argentina stanno ampliando i loro protocolli di esportazione per fornire tagli su misura non solo alla Cina, ma anche a questi mercati emergenti.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi