Opinioni dal settore suinicolo: segnali di recupero ma resta la prudenza
25 Settembre 2026

di Marika De Vincenzi

TESEO ha raccolto le opinioni di operatori dell’allevamento, dell’industria e della distribuzione per comprendere come viene percepita l’attuale fase del mercato.

Dai contributi emerge un sentiment prudente. Le quotazioni intorno a 2,00 €/kg rappresentano un recupero dopo un primo semestre difficile, ma quanto si protrarranno rimane incerto. Tra le principali incognite c’è l’evoluzione del mercato europeo: maggiore disponibilità e prezzi più competitivi all’estero potrebbero aumentare la pressione sul nostro mercato interno (forse anche intaccando la tenuta delle scrofaie italiane, che producono suinetti per il circuito tutelato) e favorire il ricorso a carni estere.

Anche il rialzo delle quotazioni dei suini da macello viene letto con cautela: la minore disponibilità stagionale e i pesi più contenuti hanno sostenuto il recupero, ma con il ritorno di una maggiore offerta potrebbe riemergere la pressione sui prezzi.

Sul fronte dei costi di produzione, mangimi, energia, gasolio, trasporti e gestione della PSA continuano a incidere sui margini. Investimenti in efficienza, benessere e biosicurezza restano necessari, ma l’incertezza rende più prudente la programmazione.

Nel mercato dei salumi, secondo alcuni operatori, l’aumento dei prezzi dei DOP riflette soprattutto la minore disponibilità di prodotto, mentre per alcuni salumi non tutelati si rileva una debolezza dei volumi di vendita. Resta da capire quanto l’export possa compensare la debolezza del mercato interno. La filiera DOP resta un elemento di differenziazione del suino italiano, ma emerge la necessità di maggiore collaborazione strategica di filiera e investimenti coordinati. L’inflazione e i prezzi elevati impongono di esplorare mercati esteri attenti alla qualità e disponibili a riconoscerla in termini di prezzi.

Nel complesso, gli operatori intervistati da TESEO esprimono una filiera che guarda con attenzione all’attuale recupero delle quotazioni, ma non lo considera necessariamente strutturale. Prezzi, costi di produzione, disponibilità di suini e competitività del prodotto italiano rispetto all’offerta europea saranno i principali fattori da monitorare nei prossimi mesi.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Mercato suinicolo italiano: tra pressioni sui costi e tenuta dei margini
18 Settembre 2026

di Marika De Vincenzi

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Il comparto suinicolo italiano si trova ad affrontare uno scenario complesso, segnato dalle tensioni geopolitiche globali e dalle avversità climatiche che spingono al rialzo i costi dei fattori produttivi. 

L’impennata dei costi energetici — con il gasolio agricolo a 1,45€/litro (in crescita del +43,1% rispetto a un anno fa) — associata all’aumento dei fertilizzanti (Urea a 625 €/t a settembre, +36,2%) e delle materie prime mangimistiche come soia e mais, sta contribuendo a mantenere elevata la pressione sui costi di alimentazione e sulla gestione degli allevamenti. 

A livello strutturale, la crescente concentrazione dell’allevamento italiano – il 50% dei capi è localizzato in sole quattro province del Nord (Brescia, Mantova, Cremona e Cuneo) – aumenta l’esposizione al rischio sanitario e rende la biosicurezza un elemento centrale nella gestione della Peste Suina Africana (PSA). In tal senso, gli allevatori hanno sostenuto ingenti sforzi negli ultimi anni, adottando alti standard di protezione.

Quanto al mercato, oggi mostra segnali di tenuta. La domanda interna rimane reattiva, le principali filiere DOP evidenziano un recupero delle produzioni di prosciutti tipici e l’export complessivo dei salumi registra un +0,3% nei primi sei mesi dell’anno, sostenuto dall’aumento delle esportazioni di prosciutti stagionati, disossati, speck, coppe e culatelli, mortadella e wurstel, nonostante difficoltà di logistica, trasporti, restrizioni.

Con le quotazioni CUN dei suini da macello per il circuito tutelato a 1,96 €/kg (cat. 156/200 kg), i margini per gli allevatori si mantengono positivi. 

Quanto potrà durare questa fase di redditività e, soprattutto, in che misura i margini potranno tradursi in investimenti in efficienza, sostenibilità e biosicurezza, rafforzando la competitività della suinicoltura italiana? 

Suini, prezzi in crescita: recupera la redditività, ma non basta ancora [Commento di Rudy Milani]
11 Settembre 2026

Rudy Milani
Confagricoltura

Rudy Milani – Suinicoltore e Presidente FNP Suini Confagricoltura
Rudy Milani – Suinicoltore e Presidente FNP Suini Confagricoltura

Undici rialzi consecutivi delle quotazioni in CUN dei suini grassi da macello per il circuito tutelato hanno permesso di recuperare un po’ di redditività, ma non sono ancora sufficienti, per Rudy Milani, responsabile nazionale della Federazione di prodotto Suini di Confagricoltura, per colmare la voragine che si è venuta a creare da ottobre 2025 fino alla fine di giugno di quest’anno.

Un quadro, secondo Milani, “aggravato anche da:

  • il calo delle esportazioni europee verso l’Asia, 
  • la diminuzione di allevamenti in Germania (-700 allevamenti da gennaio a maggio 2026), 
  • la diminuzione in sei mesi, fra gennaio e giugno, di 15mila scrofe in italia per la corsa dei prezzi dei ristalli nazionali,
  • la carenza di manodopera qualificata”.

Ancora per qualche altra settimana, è convinto l’allevatore di Confagricoltura, “i prezzi dei maiali risentiranno dell’ondata positiva, poi bisognerà incrociare le dita, perché alla volta di ottobre-novembre si affacceranno sul mercato italiano molti animali smarchiati acquistati all’estero a prezzi più vantaggiosi rispetto ai nostri, ma che avranno una sola conseguenza: trascinare in una spirale ribassista i suini compravenduti in Italia, sia quelli destinati alla salumeria Dop che quelli generici. E sarà un impatto di almeno 100mila capi”.

Un quadro complesso, indubbiamente, “aggravata da una stagione estiva eccessivamente calda, che finirà per penalizzare le produzioni vegetali destinate alla zootecnia, e appesantita dalla concorrenza dei paesi del Mercosur, Brasile in testa, che potrebbero approfittare dell’accordo di libero scambio per inondare i mercati europei e spingere ancora più in basso i listini della nostra suinicoltura. 

E tutto questo in assenza di una vera reciprocità fra sistemi di allevamento comunitari e sudamericani, in quanto eventuali blocchi all’import di carne suina scatteranno solo dopo i controlli casuali e saltuari alle dogane”.

“Difficile, a queste condizioni – secondo Rudy Milani – che gli allevatori abbiano la forza di investire in un grado più elitario di benessere animale, preso atto che in fatto di biosicurezza le strutture sono ormai tutte in regola. 

Bisogna avere fieno in cascina e in questo momento gli allevatori singoli, non assorbiti da sistemi di soccida (nel frattempo cresciuta di un altro 4%), non hanno la tranquillità economica per intervenire”.

TESEO.clal.it – Payout da suinetto a suino italiano
TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Suino e bovino: due filiere, due strategie di mercato
4 Settembre 2026

di Marika De Vincenzi

Il mercato mondiale delle carni suine e bovine presenta nel 2026 dinamiche differenti secondo le ultime stime USDA: il suino prevalentemente orientato ai consumi interni, mentre il bovino mostra una maggiore esposizione al commercio internazionale.

Il SUINO rappresenta il 66% dei volumi complessivi delle due specie, pari a circa 14 kg pro-capite. Ben il 91% della produzione suinicola viene consumata internamente, mentre solo il 9% è destinato all’export (10,4 Mt). La Cina si conferma il principale polo produttivo e di consumo, con 59,5 Mt prodotte, quasi la metà del totale mondiale. L’UE riduce la produzione dell’1,2% e l’export del 7,6% (pesa la PSA in Spagna, principale esportatore dei 27 Paesi comunitari), mentre crescono le vendite estere di Stati Uniti (+3,3%) e Brasile (+6,8%).

Più orientato agli scambi internazionali è il COMPARTO BOVINO. La produzione si colloca globalmente a 61,6 Mt (-1,1%). Il 22% viene esportato, per un totale di 13,8 Mt. Gli Stati Uniti registrano un calo della produzione (-0,8%) e dell’export (-8,2%), mentre i consumi cinesi diminuiscono del 7,5%, complice un rallentamento della capacità di spesa interna. Il Brasile mantiene la leadership mondiale dell’export, con 4,27 Mt; da pochi giorni il suo accesso al mercato comunitario è frenato dal blocco all’import di alcuni prodotti, non allineati alle norme europee sull’uso degli antimicrobici. 

I dati confermano che non esiste un’unica formula per il comparto zootecnico. Efficienza, competitività, strategie internazionali vanno coniugate con specializzazione, qualità, flessibilità. I mercati – siano interni o internazionali – devono sempre più fare i conti con l’incertezza globale.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini
TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

Carne, il prezzo orienta sempre più gli acquisti dei Consumatori     
28 Agosto 2026

Di Marika De Vincenzi

Il fattore prezzo è sempre più un elemento determinante nell’oscillazione degli acquisti di carne da parte dei Consumatori. Il carrello della spesa fa i conti con i rincari e gli acquisti si adattano di conseguenza.

Il fenomeno è evidente anche analizzando i CONSUMI DI CARNI FRESCHE nel retail nel mese di luglio 2026. Il trend della CARNE SUINA segna un aumento delle vendite sia a peso imposto (+2,2%) che a peso variabile (+3%), a fronte di prezzi medi in flessione del 3% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Per la CARNE BOVINA, AVICOLA E OVICAPRINA, invece, gli aumenti dei prezzi medi registrati – rispettivamente del +6,9%, +2,8% e +10,2% – hanno frenato i consumi. I volumi totali risultano in calo del 5,7% per la carne bovina, del 2,4% per quella avicola e del 6,3% per quella ovicaprina. 

Con riferimento al CONSUMO RETAIL DI SALUMI, continuano a segnare il passo i COTTI: a luglio le vendite del prosciutto cotto diminuiscono del 3,4% e quelle della mortadella del 5,4%. In calo anche salame (-2,1%) e pancetta a cubetti (-3,4%). 

Le alte temperature di luglio hanno invece favorito salumi meno elaborati e più adatti al consumo estivo. Crescono così le vendite di PROSCIUTTO CRUDO DOP, con il peso imposto in aumento del 24% tendenziale, a fronte di prezzi medi in crescita dell’1,6%. Aumentano anche i volumi del PROSCIUTTO CRUDO NON DOP (+4,8%), sostenuti dal peso variabile (+9,4%) e da prezzi medi in diminuzione del 2%, confermando il ruolo del prezzo nelle scelte d’acquisto. 

TESEO.clal.it – Dashboard Suini
TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

Suini resistenti alla PRRS: ricerca genetica e scenario internazionale
21 Agosto 2026

Di Marika De Vincenzi

La PRRS (Porcine Reproductive and Respiratory Syndrome) è una delle principali malattie della suinicoltura mondiale, con effetti su fertilità, mortalità dei suinetti e costi produttivi.

Da tempo si sperimentano rimedi alla malattia ma negli ultimi anni la ricerca si è orientata ed ha esplorato le nuove tecniche genomiche, come CRISPR-Cas9, con l’obiettivo di ridurre la suscettibilità genetica dei suini al virus. Il patogeno utilizza infatti il recettore CD163 per infettare le cellule: intervenendo su questo recettore tramite editing genetico è possibile limitarne l’infezione .

Queste applicazioni sono tuttavia ancora in fase sperimentale o regolatoria. Tra gli attori coinvolti nello sviluppo di linee suine geneticamente modificate figura la Pig Improvement Company (PIC), società del gruppo Genus plc. 

Sul piano internazionale, negli Stati Uniti la Food and Drug Administration (FDA) valuta caso per caso gli animali ottenuti tramite editing genetico. Le applicazioni legate alla PRRS sono in fase avanzata di valutazione, ma non ancora diffuse su larga scala. Approcci analoghi si osservano in Canada, Brasile e Cina, seppure con diversi livelli di sviluppo regolatorio.

Nell’Unione Europea le tecniche di genome editing stanno facendo passi avanti ma, allo stato attuale, rientrano nella normativa OGM (Direttiva 2001/18/CE), richiedendo autorizzazioni, sperimentazioni lunghe e complesse che di fatto le rendono inapplicabili sul campo. È comunque in corso una revisione a livello europeo sulle Nuove Tecniche Genomiche (NGT).

La possibilità di ottenere suini più resistenti alla PRRS è dimostrata ma necessita ancora di un robusto riconoscimento a livello scientifico accompagnato da una normazione dedicata. Secondo gli esperti tale traguardo potrebbe ridurre sensibilmente l’impatto sanitario della malattia, migliorando la stabilità produttiva e facilitando la gestione dell’allevamento. Tuttavia l’adozione industriale è ancora in fase iniziale.

Suinicoltura in Danimarca: come nasce il vantaggio competitivo
14 Agosto 2026

Di Marika De Vincenzi

Ogni anno migliaia di lattonzoli e magroni arrivano in Italia dalla Danimarca per essere allevati fino al peso di macellazione (oltre 220mila capi importati fra gennaio e aprile 2026). Questa scelta non dipende solo dal deficit produttivo nazionale, ma anche dall’elevata efficienza del modello danese, storicamente tra i più competitivi in Europa.

La Danimarca ha sviluppato un sistema altamente specializzato che integra miglioramento genetico, gestione riproduttiva, elevata biosicurezza e monitoraggio delle performance. La selezione genetica mira a incrementare la produttività complessiva: più suinetti nati vivi e svezzati, maggiore fertilità delle scrofe, migliore sopravvivenza dei lattonzoli, crescita rapida ed elevata efficienza alimentare.

I risultati sono evidenti. Nel 2024 gli allevamenti che utilizzano la genetica DanBred hanno raggiunto in media 36,3 suinetti svezzati per scrofa all’anno, tra i valori più elevati a livello mondiale. Una produttività così elevata riduce il costo unitario del lattonzolo, rendendo i suinetti danesi competitivi anche considerando il trasporto.

I suini vengono poi ingrassati negli allevamenti nazionali e alimentano soprattutto la filiera dei salumi non DOP, contribuendo a soddisfare la domanda dell’industria di trasformazione e a compensare il deficit produttivo nazionale. 

L’esperienza danese dimostra che il VANTAGGIO COMPETITIVO non dipende solo dalla genetica, ma dall’integrazione tra selezione genetica, organizzazione della filiera e gestione tecnica degli allevamenti. 

Questa combinazione consente alla Danimarca di mantenere una posizione di leadership nell’esportazione di lattonzoli verso numerosi Paesi europei, Italia compresa.

Mercato suinicolo: segnali di ripresa in vista del 2027 [Il Commento di Lorenzo Levoni]
10 Agosto 2026

Lorenzo Levoni
Alcar Uno

Lorenzo Levoni – Amministratore Delegato Alcar Uno

BUONE NOTIZIE PER GLI ALLEVATORI. Nel 2027 i prezzi dei suini, complice una minore disponibilità di animali, dovuta a una macellazione di scrofe che appare in questa fase sostenuta, dovrebbero tornare a salire.

Così prevede Lorenzo Levoni, amministratore delegato dell’azienda modenese Alcar Uno, osservando i segnali di un mercato in evoluzione e, in questa fase, in lenta ascesa dopo aver toccato forse il punto più basso fra maggio e giugno.

Uno dei mercati sotto la lente rimane quello tedesco, uno dei principali a livello europeo e, proprio per questo, ago della bilancia delle oscillazioni comunitarie.
“In Germania i prezzi dei suini sono risaliti da 1,40 euro al chilogrammo in giugno agli attuali 1,50 euro – spiega Levoni – e si prevede che la prossima settimana salgano di altri dieci centesimi, per arrivare, salvo sorprese, a 1,70 euro al chilogrammo alla volta di settembre: praticamente il valore che il suino aveva lo scorso aprile e che è una soglia di prezzo che permette agli allevatori di non produrre in perdita”.

Il 2026 è un anno anomalo per gli allevatori, secondo Lorenzo Levoni. “Vi sono stati due momenti di mercato in sofferenza, a gennaio e a giugno – sintetizza – e complessivamente non è stata un’annata granché soddisfacente per i produttori e le aziende agricole hanno comunque dovuto continuare a investir per adeguarsi alle normative relative al benessere animale”.

I consumi di carne suina, d’altronde, non sono particolarmente brillanti, fatta eccezione per la settimana di Ferragosto, dove gli acquisti di costine e lombi trainano di fatto i listini della carne fresca.
“Le temperature elevate non stanno sostenendo i consumi delle carni fresche, mentre sul fronte della produzione il caldo anomalo sta rallentando l’accrescimento dei maiali, aspetto che potrebbe appesantire il mercato nel bimestre ottobre-novembre, periodo nel quale storicamente i listini non sono particolarmente brillanti”, specifica Levoni.

Positiva, nel complesso, l’estate per i consumi di salumi crudi, partiti un po’ in sordina dopo Pasqua, mentre è negativo il bilancio per i salumi cotti come prosciutto e mortadella.

La sfida per il 2027? Rilanciare le esportazioni, rallentate dopo i casi di Peste suina africana in Spagna.

“Con un tasso di autoapprovvigionamento in UE del 115%, è fondamentale individuare nuovi mercati e sostenere il comparto”.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Consumi di carne: la carne resta centrale nella dieta, ma il prezzo guida gli acquisti 
3 Agosto 2026

di: Marika De Vincenzi

Teseo.clal.it – Evoluzione dei prezzi retail delle carni fresche in Italia

Nei primi sei mesi del 2026 tengono i consumi di carne avicunicola (+1,30% in quantità su base tendenziale), in parte sacrificati per un incremento dei prezzi a valore (+5,3%).

Il primo semestre di quest’anno conferma un calo dei consumi di carne bovina fresca nel retail: -6,8%, a fronte di un aumento a valore del 5,4%.

In un contesto di inflazione, salari fra i meno brillanti in Europa, incognite economiche e finanziarie, il consumatore è più orientato ad acquistare proteine nobili di origine animale a minor costo. 

È così che la carne suina fresca accelera più in quantità (+8,6% tendenziale), rispetto all’incremento a valore (+7,4%).

Nulla di nuovo sotto il sole: anche il mese di giugno conferma quanto già evidenziato nei primi cinque mesi del 2026.

Prendendo come riferimento l’anno terminante (AT) dicembre 2019 (base zero), la variazione dei prezzi retail evidenzia un forte aumento per la carne bovina fresca, passata dal +37,3% (AT dicembre 2025) al +45,9% (AT giugno 2026). Un rincaro che, in un contesto di fragilità economica, contribuisce alla riduzione dei consumi.

Più contenuto, invece, l’aumento dei prezzi della carne suina fresca, dal +24,3% al +23,6% rispetto all’AT dicembre 2019. Una dinamica che ha favorito la crescita dei consumi.

I volumi consumati nell’AT giugno 2026 hanno registrato le seguenti variazioni rispetto all’AT dicembre 2019:

  • Carne suina fresca: +17,0%
  • Carne avicola fresca: +16,4%
  • Carne bovina fresca: -3,1%

Nell’ambito dei salumi, il primo semestre dell’anno evidenzia un rallentamento degli acquisti in quantità, che interessa in particolare:

  • Prosciutto cotto: -5,3% tendenziale
  • Mortadella: -4,3%
  • Salame: -1,1%
  • Pancetta a cubetti: -3,5%

Tengono, invece, le vendite in quantità del Prosciutto Crudo (+2,3%), che nella suddivisione fra DOP e non DOP sale rispettivamente dell’1,0% e del 3,5%.

I consumi, seppure complessivamente non proprio brillantissimi, confermano che le proteine animali costituiscono uno dei pilastri della dieta mediterranea, e proprio per questo i consumatori non vi rinunciano.

Teseo.clal.it – Mercato suinicolo italiano

Italia: calano i suini macellati per le produzioni DOP/IGP
27 Luglio 2026

di: Marika De Vincenzi

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

La struttura della macellazione suinicola italiana evidenzia un profondo cambiamento nella composizione dei capi destinati ai diversi circuiti produttivi.

Negli ultimi anni il numero di suini macellati conformi per produzioni DOP/IGP ha registrato una contrazione, mentre cresce il numero degli altri suini macellati, calcolati come differenza rispetto al totale delle macellazioni nazionali.

Il confronto a cinque anni (2020-2025) evidenzia quindi due dinamiche opposte:

  • SUINI CONFORMI PER DOP/IGP: si registra una netta contrazione del 14,6% dei capi destinati al circuito tutelato, scesi a 6,34 milioni.
  • ALTRI SUINI: crescono del 12,6% le macellazioni dei capi non destinati al circuito certificato, che salgono a 3,58 milioni di unità. Questa voce rappresenta la differenza rispetto al totale dei suini macellati in Italia rilevato da Eurostat.

L’evoluzione evidenzia un progressivo ridimensionamento del peso del circuito DOP/IGP sul totale delle macellazioni nazionali: la quota dei suini conformi, infatti, è passata dal 70% nel 2020 al 64% nel 2025.

Il cambiamento si inserisce nella trasformazione della filiera suinicola italiana, influenzata da diversi fattori: la riduzione degli allevamenti, la pressione sui costi di produzione, l’evoluzione della domanda di carne suina e di prodotti trasformati; oltre agli effetti delle problematiche sanitarie, in particolare della Peste Suina Africana (PSA), che ha condizionato la gestione degli allevamenti e la disponibilità di capi destinati alla filiera DOP. 

Hanno contribuito anche le normative sul benessere animale, con i conseguenti investimenti richiesti agli allevamenti, e l’elevata età media degli allevatori, che rende più difficile il ricambio generazionale.

Negli ultimi anni sono intervenuti anche aggiornamenti dei disciplinari delle principali produzioni DOP suine, che hanno modificato alcuni requisiti di conformità dei capi destinati al circuito tutelato.

I dati provvisori più recenti mostrano alcuni segnali di recupero: nel periodo gennaio-giugno 2026, il numero di suini conformi per produzioni DOP/IGP risulta in crescita dell’8,6% rispetto allo stesso periodo del 2025, indicando un possibile recupero dei volumi destinati al circuito tutelato (vedi grafico). 

L’evoluzione osservata nel primo semestre 2026 dovrà trovare conferma nei prossimi mesi. La filiera è chiamata a individuare strategie in grado di rafforzare qualità, redditività e competitività delle produzioni a Indicazione Geografica.

TESEO.clal.it – Suini macellati conformi per le produzioni DOP/IGP