Per il Maise la Soia italiani è stata registrata nel 2023 un’area di semina inferiore al 2022, rispettivamente del -10% e del -5,2%. Nonostante questo la produzione di entrambe le colture è aumentata di circa il 10% grazie a rese in miglioramento, favorite da un clima caratterizzato da piogge relativamente abbondanti nel periodo estivo. Per il Mais, la maggiore produzione è dovuta anche alla scelta di molti produttori di seminare Mais giallo, una varietà più resistente.
Situazione diversa per il Frumento Tenero eFrumento Duro: l’area di coltivazione è aumentata nel 2023 e la produzione ha registrato quantità in aumento, ma inferiori alle aspettative. Le rese, infatti, sono ulteriormente diminuite, toccando valori ai minimi storici. La ragione principale risiede nell’eccesso di piogge che ha caratterizzato maggio e giugno. Oltre ad una diminuzione delle rese, l’effetto delle ingenti piogge si riscontra anche in un declassamento della qualità sia del Frumento Duro che Tenero.
Questo potrebbe portare ad una maggiore quota di Frumento Tenero destinato all’alimentazione animale.
Il settore suinicolostatunitense sta attraversando un periodo complesso. Nel 2022, le stime USDA dei costi e dei ricavi hanno indicato un margine alla stalla negativo. La situazione non risulta migliorata di molto nel corso del 2023. Infatti, nonostante siano diminuiti i costi dell’alimentazione, si registra una riduzione dei parti e un’accelerazione delle macellazioni con suini più leggeri, con un totale in tonnellate leggermente inferiore a quello registrato ad Agosto 2022. Per i prossimi mesi, gli analisti USDA si aspettano che il numero di parti si mantenga in calo, ma un incremento del peso dei suini alla macellazione, favorito dal calo dei costi dell’alimentazione.
Anche il trade sembra aver iniziato un processo di rallentamento. Le esportazioni Statunitensi di Carni Suine sono aumentate del 6,79% tra Gennaio e Agosto 2023, rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. Tuttavia, hanno registrato un leggero rallentamento nell’ultimo mese (-3,79%, Agosto 2023 rispetto ad Agosto 2022). Il rallentamento dell’export ha tra le cause i prezzi all’esportazione, che in Agosto hanno registrato ancora valori elevati, e l’aumento del tasso di cambio del Dollaro USA rispetto alle monete dei principali mercati importatori.
La diminuzione è principalmente associata a “Altre Frattaglie”, voce che ha visto un calo del 20,5% (circa 8.500 tonnellate). Questa riduzione è dovuta principalmente alla Cina, principale acquirente, che ha acquistato quasi il 30% in meno (Agosto 2023 vs Agosto 2022). La domanda Cinese è diminuita nello stesso mese anche per le “Carni Fresche Refrigerate e Congelate”, in calo del 43%. In Cina, infatti, il mercato è saturo della produzione locale, tanto che il governo è intervenuto ritirandone una parte dal mercato in un tentativo di rialzare i prezzi. Inoltre, il rallentamento dell’economia Cinese sta portando il Paese a rivolgersi a fornitori più convenienti, come il Brasile.
Un elemento positivo sembra essere la domanda dal Messico, che si mantiene in crescita. Le esportazioni verso il Messico sono aumentate sia per “Carni Fresche” che “Altre Frattaglie”. Anche se queste quantità in parte compensano le riduzioni verso la Cina, nel complesso il totale mensile di Agosto 2023 è risultato inferiore alle quantità esportate ad Agosto 2022 e Agosto 2021.
Di: Alberto Lancellotti, Ester Venturelli e Elisa Donegatti
Nuove tensioni stanno caratterizzando i mercati energetici internazionali. Questo si traduce in aumenti nei costi associati a Petrolio, Gas Naturale e Fertilizzanti.
Il prezzo del Petrolio Brent in Europa aveva adottato una tendenza in crescita già a fine giugno, dovuta alla decisione di Arabia Saudita e Russia di ridurre le quantità estratte di petrolio fino a fine anno. Nonostante questo, a fine settembre le quotazioni avevano registrato un rallentamento, interrotto poi dell’escalation delle tensioni in Israele che ha determinato una nuova ripresa dei prezzi.
Infatti, ci sono preoccupazioni associate alla disponibilità di petrolio nei mercati nel caso in cui i Paesi Arabi decidessero di entrare attivamente nel conflitto. Lo stato che preoccupa maggiormente è l’Iran, il più coinvolto politicamente nella questione sino-palestinese e produttore di circa 3 milioni di barili al giorno.
Le tensioni in Medio Oriente hanno un impatto anche sul mercato del Gas Naturale. Infatti, Israele controlla il pozzo di Tamar, che è stato chiuso a causa del conflitto in atto. Parte del Gas estratto viene abitualmente esportato in Egitto che a sua volta esporta Gas in Unione Europea. L’interruzione di questa fornitura potrebbe avere, quindi, un impatto negativo sulla disponibilità in UE causando un rialzo dei prezzi. A questo si aggiungono altri fattori che inaspriscono le tensioni internazionali sul mercato del Gas Naturale, quali la chiusura di un gasdotto tra la Finlandia e l’Estonia, che necessita riparazioni e rimarrà inattivo per diversi mesi, e gli scioperi dei lavoratori degli impianti di gas naturale liquefatto della Chevron Corp in Australia.
Una certa attenzione va anche posta al settore dei Fertilizzanti. Oltre alle problematiche derivanti dal mercato del Gas Naturale, principale materia prima utilizzata nella produzione, si aggiunge anche il fatto che Israele è un importante esportatore di Potassio. Tuttavia, la domanda di Fertilizzanti è ancora piuttosto debole rispetto al passato, raffreddata in parte dai prezzi che si mantengono elevati. Per questo motivo, gli analisti non si aspettano che i prezzi dei fertilizzanti subiscano aumenti particolarmente significativi nei prossimi mesi.
Infine, le dinamiche dei mercati energetici potrebbero indirettamente influenzare i mercati dei Cereali e dei Semi Oleosi. Infatti, i prezzi elevati dei carburanti fossili incentivano la produzione di bioetanolo e biodiesel. Questo si traduce in un aumento della domanda di Mais e Soia.
Dei ricercatori cinesi ed americani sono riusciti ad identificare la mappa genetica completa del Mais, aprendo nuove prospettive per la sua selezione. Il sequenziamento renderà possibile conoscere le funzioni dei singoli geni e di conseguenza prevedere le potenzialità produttive ed i comportamenti in campo delle nuove varietà di Mais.
Gene, DNA e Genoma
Fin dall’antichità molti sapienti si erano posti il tema della trasmissione ereditaria dei caratteri. Il filosofo Aristotele aveva osservato la reciproca indipendenza di alcuni caratteri nelle unioni tra persone di origini diverse, mentre il medico Ippocrate aveva formulato una teoria della trasmissione ereditaria. Fu però l’abate Mendel, negli anni ’60 dell’Ottocento a definire le leggi dell’ereditarietà, da cui prese impulso la genetica moderna basata sul concetto di gene, unità costituita da una sequenza di DNA, il cui insieme forma il genoma. I geni sono contenuti nei cromosomi che si trovano nel nucleo cellulare. Un cromosoma contiene da centinaia a migliaia di geni. Il genoma contiene il complesso delle informazioni genetiche necessarie a produrre un organismo nelle sue diverse funzioni, complesse e integrate. Sequenziare il genoma significa riuscire a mettere in fila le basi (Adenina, Citosina, Guanina e Timina) che costituiscono il DNA, in modo da poter leggere propriamente come sono codificati i geni, nonché le istruzioni per esprimerli nel tempo e nello spazio. Determinare la sequenza è dunque utile nella ricerca per capire come gli organismi vivono e per guidarne in modo preciso il miglioramento genetico.
La mappatura dell’intero materiale genetico del Mais è stata realizzata in un progetto internazionale con ricercatori cinesi del centro nazionale per il miglioramento genetico del Mais presso l’università di Pechino ed americani delle università dell’Iowa e del Nebraska. È stata una sfida di lunga durata perché il genoma del Mais è grande ed immensamente complesso. Nel 2009 era stata realizzata una prima bozza di sequenziamento e gli scienziati dell’epoca erano riusciti a mappare solo due dei dieci cromosomi del Mais. Adesso, grazie alle tecnologie attuali più avanzate, i ricercatori sono riusciti ad effettuare la mappatura di tutti i cromosomi. Quindi ora sarà finalmente possibile sapere cosa fa ogni singolo gene e di conseguenza anche come intervenire su di esso.
La mappa completa del genoma del Mais è un risultato storico che può consentire importanti progressi nella resistenza alle malattie, nella resilienza, nella produttività delle coltivazioni. L’identificazione delle funzioni dei singoli geni permetterà di prevedere quali nuove varietà di Mais avranno buone prestazioni in particolari ambienti, quindi di decidere al meglio e rapidamente per adattarsi ai cambiamenti climatici.
Un nuovo capitolo per il miglioramento genetico
Si tratta di un nuovo capitolo per il miglioramento genetico. Invece di effettuare la selezione, ci sarà la possibilità di progettare ed ingegnerizzare le varietà di Mais per adattarle alle sfide future in termini di aumento della resa e di minori bisogni di azoto ed acqua. Questi studi andranno comunque sempre accompagnati dalle osservazioni sul campo per identificare i parametri da migliorare. Un esempio è la misurazione del grado di inclinazione delle foglie, effettuabile col robot, perché foglie più erette permettono una resa migliore dato che la pianta può ottenere una maggiore fotosintesi con la stessa quantità di luce.
La ricerca ha permesso di ottenere enormi progressi nel miglioramento genetico delle piante e la mappatura del genoma del Mais apre le porte per un potenziale di coltivazioni migliori e più produttive. Occorre incentivare la ricerca per aumentare la conoscenza, in un contesto di cooperazione internazionale.
TESEO.clal.it – Rese dei terreni agricoli per la coltivazione di Cereali
Il raccolto 2023 di Colza in Unione Europea, prima al Mondo nelle produzioni eppure non autosufficiente (75,5% nella stagione 2022/23), è stato migliore delle aspettative. Le condizioni sono state particolarmente favorevoli in Polonia, Romania e nei Paesi Baltici, ma anche in Germania, Spagna e Italia. Le stime indicano una produzione simile a quella dell’anno scorso e la terza per quantità negli ultimi 10 anni, grazie anche ad un aumento delle aree coltivate.
In Canada il raccolto di Colza risulta in calo rispetto a quello ottenuto nel 2022. Le minori quantità sono il risultato di rese ridotte per via della siccità verificatasi soprattutto nel Saskatchewan, mentre la regione di Manitoba ha visto condizioni più favorevoli. Tuttavia, gli ultimi dati segnalano un raccolto comunque migliore delle aspettative e superiore al raccolto del 2021.
Allo stesso tempo, la domanda di Colza è in aumento trainata dalla domanda di biodiesel, per la produzione del quale la Colza è particolarmente adatta. Questo sta incentivando investimenti nel settore, che vede l’espansione dei terreni destinati alla coltura e la creazione di nuovi punti per la frantumazione.
Nella situazione corrente del mercato, i prezzi della Colza hanno registrato un’importante diminuzione indicando che la disponibilità di Colza compensa sufficientemente la domanda. Il trend dei prezzi dei semi oleosi sarà determinato principalmente dall’andamento del prezzo della Soia, che vede, invece, un equilibrio tra domanda e offerta più precario. Tuttavia, anche per la Soia il trend dei prezzi è ribassista, influenzato dal raccolto USA che si è rivelato migliore delle aspettative e dalle prospettive ottimistiche per il Sud America.
Per l’Italia, le quotazioni della CCIAA di Bologna rilevate, riprese ieri, hanno registrato un valore di 402-407 €/Ton, con un calo di 86 €/Ton rispetto all’ultima rilevazione (27/7).
In Argentina circa 25 milioni di ettari sono coltivati a Mais, Soia e Cotone transgenici. È la terza superficie al mondo dopo USA e Brasile. La prima coltivazione OGM risale al 1996, quando venne seminata Soia resistente ai diserbanti. Oggi praticamente il 100% di Soia e Cotone ed il 99% di Mais sono transgenici con caratteri di tolleranza agli erbicidi e resistenza agli insetti (Bt).
190 milioni di ettari coltivati a transgenici nel mondo
Anche a livello mondiale la superficie coltivata a transgenici è aumentata in modo dinamico ed attualmente è di circa 190 milioni di ettari. Oltre alle grandi colture, Mais, Soia e Cotone in testa, le coltivazioni transgeniche, seppur su superfici più limitate, riguardano anche piante quali Papaia, Zucche, Patate, Mele, Canna da Zucchero, Garofani, Rose, per caratteri di resistenza ai virus, alla siccità, all’imbrunimento od altri.
Alcuni esempi: Brasile e Nigeria coltivano Fagioli transgenici resistenti a virus ed insetti (Bt); in Argentina si stanno diffondendo Grano e Soia tolleranti alla siccità e Medica con un ridotto contenuto di lignina; nelle Filippine, dopo una ricerca durata oltre 20 anni, nel 2021 è stata autorizzata la semina ed ovviamente il consumo di Riso dorato transgenico (Golden rice).
Una coltura transgenica si sviluppa in media in 16 anni
Lo sviluppo di una coltura transgenica dal laboratorio al pieno campo richiede, in media, 16 anni. La ricerca è molto dinamica e riguarda un’ampia gamma di specie commestibili, tra cui cereali, frutta e verdura, per ottenere miglioramenti sotto l’aspetto agronomico, delle caratteristiche qualitative, ma anche per ottenere dalle molecole di specifico interesse industriale. In Argentina una di queste riguarda la produzione di chimosina ottenuta dalla coltivazione del Cartamo.
Nel Paese latino americano, dopo 25 anni di esperienza si ritiene che le coltivazioni transgeniche apportino un beneficio economico, dovuto alle maggiori rese ed ai minori costi colturali, ma anche un beneficio ambientale. Questo riguarda il minor uso di diserbanti e, soprattutto, la diffusione della semina diretta che, limitando le lavorazioni al terreno, abbatte l’uso di combustibili e dunque delle emissioni in atmosfera.
Dalla scoperta delle leggi di Mendel sul miglioramento genetico, la ricerca e la tecnologia offrono sempre nuove conoscenze e possibilità. Si tratta di valutarle con attenzione per rispondere alle esigenze di un mondo che cresce.
Le produzioni diCarni Suine e Bovine in Unione Europea sono diminuite negli ultimi mesi, disincentivate dai maggiori costi produttivi che ne hanno eroso la redditività.
Il settore suinicolo ha registrato un calo dei capi macellati del -8,8% nel primo semestre del 2023, rispetto allo stesso periodo del 2022. Il calo trova diverse ragioni: il rallentamento della domanda Cinese, i maggiori costi alimentari e il minor numero di suinetti per scrofa a causa della PRRS. La minore produzione ha fatto sì che la domanda non fosse più soddisfatta e ha permesso ai prezzi di aumentare raggiungendo valori record tra Aprile e Luglio 2023 (2,64€/Kg in Germania, 2,55€/Kg in Spagna e 2,50€/Kg in Francia, per le carcasse S) . Questo, secondo gli analisti, dovrebbe contribuire a rallentare il calo delle produzioni, ma non sarebbe sufficiente per ottenere un nuovo aumento dell’offerta.
Gli elevati costi degli input hanno eroso anche le produzioni di Carni Bovine, rafforzando un trend iniziato già nel periodo pre-Covid. Il primo semestre del 2023 ha registrato un calo dei capi macellati del -3,6% (-406.330 capi macellati) rispetto allo stesso periodo del 2022. Il calo maggiore si è verificato in Italia (-22,6%). La crisi, anche strutturale, del settore ha portato a Maggio 2023 i prezzi delle carcasse di scottona a picchi record, con valori che si stanno mantenendo elevati in quasi tutti i principali produttori, esclusi i Paesi Bassi. La produzione, tuttavia, non sta recuperando terreno, segnalando una bassa redditività del settore, nonostante i prezzi elevati.
Il rallentamento dell’offerta e il conseguente aumento dei prezzi delle Carni Suine e Bovine ha raffreddato la domanda domestica in entrambi i settori. I consumatori Europei, infatti, stanno spostando la preferenza sul pollame che presenta prezzi inferiori. In Italia, i consumi di Carne Fresca Bovina sono stabili (+0,5%) mentre quelli di Carne Suina Fresca registrano una diminuzione del -1,9% (Fonte: Circana). A questo si aggiunge un ridimensionamento anche della domanda internazionale: tra Gennaio e Luglio 2023, rispetto allo stesso periodo del 2022, l’export UE delle Carni Suine è calato del -18% mentre quello delle Carni Bovine del -4%.
L’economia Cinese sta registrando una ripresa molto più lenta rispetto alle aspettative. Per questo il governo locale ha ridotto le ultime stime relative alla crescita del PIL da 5.5% a 5% per il 2023 ed alcuni analisti si aspettano che entro fine anno la stima diminuisca ancora.
La Cina, infatti, sta attraversando una situazione caratterizzata da consumi che faticano a recuperare. I risparmi accumulati durante le restrizioni zero-covid, quindi, stanno venendo usati solo in piccola parte. Inoltre, il Paese sta attraversando un’importante crisi del mercato immobiliare, che genera il 30% del PIL domestico. A questo si aggiunge un turismo straniero significativamente ridotto rispetto al periodo pre-Covid che non contribuisce a portare nuove risorse nel Paese.
Il mercato agricolo presenta dinamiche diverse. Il governo Cinese ha, infatti, aumentato le stime dei consumi di Mais e Soia per la stagione 2023/24 di circa 2 milioni di tonnellate per ciascun prodotto per effetto della zootecnia (suini, polli, etc.). Per il Mais, questo aumento della domanda dovrebbe essere compensato da una maggiore produzione domestica, grazie ad un clima favorevole. Invece, per rispondere alla domanda di Soia saranno necessarie maggiori importazioni, che tra Gennaio e Luglio 2023 hanno già registrato un aumento del 15% rispetto allo stesso periodo del 2022. La domanda di prodotti agricoli, quindi, sembra non stia risentendo particolarmente della situazione economica del Paese.
L’altopiano del Tibet costituisce la parte principale di una vasta area montuosa di ghiaccio e ghiacciai che copre circa 100.000 chilometri quadrati della superficie terrestre. Non per niente è chiamato “Terzo Polo”. Sebbene sia un territorio freddo, arido, inospitale, per migliaia di anni questa vasta regione è stata occupato dall’Homo sapiens ed ha visto la nascita di imperi, la crescita di religioni, lo sviluppo di società agricole.
Come gli esseri umani siano riusciti non solo a sopravvivere, ma anche a prosperare in questo paesaggio d’alta quota è da sempre una domanda intrigante ed affascinante. La popolazione tibetana ha potuto adattarsi a tali condizioni estreme grazie ad una costituzione genetica specifica che ha permesso di utilizzare l’ossigeno in modo più efficiente, evitando gli effetti potenzialmente letali dell’ipossia (la rarefazione di ossigeno). Resta però da chiarire come tale popolazione sia poi riuscita a trovare cibo a sufficienza nell’ambiente imprevedibile, gelido ed iperarido dell’altopiano.
Una ricerca, pubblicata su Science Advances, ha dimostrato che la risposta risiede in un alimento: il latte. Si è arrivati a questa conclusione studiando le proteine alimentari che sono rimaste intrappolate e conservate nella placca dentaria. Lo studio ha analizzato tutti i resti scheletrici umani disponibili sull’altopiano, corrispondenti ad un totale di 40 individui, datati tra 3500 e 1200 anni fa, provenienti da 15 siti ampiamente dispersi. Nei loro denti erano conservati frammenti di proteine derivate da prodotti lattiero-caseari che le sequenze proteiche facevano risalire al latte proveniente da pecore, capre e probabilmente yak.
I latticini venivano consumati già 3.500 anni fa
È stato rilevato come i latticini fossero alimento abituale della popolazione tibetana, adulti e bambini, gente comune e classi sociali elevate, fornendo le prove che i latticini venivano consumati già 3.500 anni fa, cioè 2.000 anni prima rispetto alle fonti storiche disponibili. Alla stessa epoca si possono dunque far risalire in questa regione l’addomesticamento degli animali con la pastorizia e l’attività lattiero-casearia. Ma non solo: è stato dimostrato anche che tutti i peptidi del latte provenivano dalle zone più alte dell’altopiano, cioè le aree più inospitali dove la coltivazione era molto difficile, mentre nelle valli centro-meridionali e sud-orientali, dove erano disponibili terreni coltivabili, questi composti non sono stati rilevati.
Trasformare le erbe degli alti pascoli in un alimento nutriente e rinnovabile
Tutto ciò dimostra come i latticini fossero fondamentali per l’occupazione umana delle parti dell’altopiano che si trovavano al di fuori della portata delle colture tolleranti al gelo, un’area molto vasta, dato che meno dell’1% dell’altopiano tibetano è adibito a coltivazioni.
Quindi, fin dalle epoche più remote, i latticini hanno permesso alle popolazioni degli ambienti più estremi dell’altopiano tibetano di trasformare l’energia racchiusa nelle erbe degli alti pascoli in un alimento ricco di proteine, energetico e nutriente, ma anche rinnovabile perché a differenza della carne non occorreva sacrificare l’animale per ottenerlo.
In uno degli ambienti più inospitali della terra, il latte ha permesso il sostentamento delle popolazioni umane ed il conseguente emergere di un notevole patrimonio culturale. Sarebbe ora interessante capire se e come la produzione di latte, nel corso dei secoli abbia contribuito a modellare i paesaggi del Tibet. Altrettanto importante sarebbe però, attualmente, prevedere quale impatto possa avere il cambiamento climatico indotto dall’uomo per il futuro degli ecosistemi su cui fanno affidamento gli attuali allevatori tibetani.
Sebbene oltre il 70% della superficie terrestre sia costituito da acqua, il 97% di essa è salata e dunque inadatta al consumo. Il restante 3% è acqua dolce, ma circa due terzi sono sotto forma di neve, ghiacciai e calotte polari.
Come fonte di approvvigionamento “facile” bisogna affidarsi alle precipitazioni, ai fiumi, ai laghi ed ai bacini idrici, che rappresentano appena l’1% dell’acqua dolce globale. Però queste risorse idriche sono in rapido esaurimento. Un secolo fa, il consumo di acqua dolce era sei volte inferiore rispetto ai tempi moderni. L’aumento della popolazione e delle sue esigenze ha comportato un crescente stress (anche come inquinamento) per le risorse di acqua dolce, falde comprese. Un bel problema, anche perché la distribuzione dell’acqua dolce è molto disomogenea nelle diverse regioni del pianeta. Un fatto però le accomuna: sia i Paesi industrializzati che quelli (cosiddetti) in via di sviluppo hanno bisogno di molta acqua dolce per le varie attività, con l’agricoltura che assorbe complessivamente il 70% del totale disponibile.
Nei Paesi in via di sviluppo la maggior parte dei prelievi è destinata all’agricoltura. Ad esempio si stima che in Turkmenistan, Paese situato negli aridi deserti dell’Asia centrale col più alto prelievo mondiale pro-capite di acqua, il 95% serva per le attività agricole. Anche nei Paesi industrializzati i prelievi di acqua sono elevati e superano 1.000 metri cubi all’anno per persona, ma i loro usi sono notevolmente diversi. Ad esempio negli Stati Uniti oltre il 40% dei prelievi è stato destinato alla produzione di energia termoelettrica ed il 37% ad irrigazione e allevamento, mentre in Finlandia, l’80% dell’acqua è stato utilizzato per la produzione industriale.
I minori prelievi idrici pro-capite si concentra in Africa, dove Paesi molto popolati come la Nigeria ed il Kenya hanno prelevato circa 75 metri cubi di acqua a persona. Ciò evidenzia anche i problemi di accessibilità all’acqua e di infrastrutture.
La disuguaglianza idrica nel mondo è un fatto
La disuguaglianza idrica nel mondo è un fatto, così come lo è il divario nelle possibilità di accesso all’acqua. In effetti, un quinto della popolazione mondiale abita in zone aride. Da sempre l’umanità ha compiuto degli sforzi per avere questo bene vitale in quantità sufficiente. Nel corso degli anni, sono emerse diverse iniziative per mitigare il divario di disuguaglianza idrica: pratiche di conservazione dell’acqua, sistemi di irrigazione efficienti, potenziamento delle infrastrutture idriche nelle regioni più colpite dalla scarsità, impianti di desalinizzazione per le nazioni più ricche e con climi aridi.
Col cambiamento climatico diventa sempre più urgente adottare delle strategie appropriate per raggiungere la sicurezza idrica. Essendo un bene vitale ma, a differenza dell’aria, presente sulla terra in modo disomogeneo, diventa poi indispensabile garantirne l’accesso a tutti. Si parla tanto di sicurezza alimentare, ma bisogna pensare alla sicurezza idrica per scongiurare le carestie ma soprattutto i conflitti che, data la crescente scarsità d’acqua, rischiano di esplodere.
Solo una piccola parte dell’acqua esistente sulla Terra ha le caratteristiche che noi definiamo acqua dolce. – TESEO.clal.it