Nel 2015 (Gen-Dic) il saldo della bilancia commerciale presenta i seguenti dati:
il valore delle esportazioni è aumentato del 2.9% (73 Mio €)
il valore delle importazioni è diminuito del 13.8% (-492 Mio €)
A livello quantitativo l’Italia presenta nel 2015 il seguente quadro:
le consegne di latte in Italia sono aumentate del 1.05% (+115.500 Ton)
le importazioni italiane di formaggi, polveri di latte, burro, latte condensato e latte alimentare convertite in “milk equivalent” sono aumentate del 3.30% (+185.000 Ton)
le esportazioni italiane di formaggi, polveri di latte, burro, latte condensato e latte alimentare convertite in “milk equivalent” sono aumentate del 11.93% (+369.000 Ton)
Le esportazioni italiane dei principali formaggi nel mese di DICEMBRE 2015 confrontate con Dicembre 2014 sono aumentate in volume relativamente a:
Formaggi grattugiati o in polvere (+26.1%)
Formaggi freschi fra cui mozzarella e ricotta (+12.0%)
Nel 2015 (Gen-Dic) il saldo della bilancia commerciale presenta i seguenti dati:
il valore delle esportazioni è aumentato del 2.9% (73 Mio €)
il valore delle importazioni è diminuito del 13.8% (-492 Mio €)
A livello quantitativo l’Italia presenta nel 2015 il seguente quadro:
le consegne di latte in Italia sono aumentate del 1.05% (+115.500 Ton)
le importazioni italiane di formaggi, polveri di latte, burro, latte condensato e latte alimentare convertite in “milk equivalent” sono aumentate del 3.30% (+185.000 Ton)
le esportazioni italiane di formaggi, polveri di latte, burro, latte condensato e latte alimentare convertite in “milk equivalent” sono aumentate del 11.93% (+369.000 Ton)
Le esportazioni italiane dei principali formaggi nel mese di DICEMBRE 2015 confrontate con Dicembre 2014 sono aumentate in volume relativamente a:
Formaggi grattugiati o in polvere (+26.1%)
Formaggi freschi fra cui mozzarella e ricotta (+12.0%)
Azienda Agricola Greggio Giuseppe
Capi allevati: 165 | 74 in lattazione.
Ettari coltivati 40.
Destinazione del latte: Grana Padano
(Latteria Sociale Mantova).
“Il futuro delle cooperative è unirsi, collaborare il più possibile e magari creare sinergie fra consorzi e arrivare ad avere un paniere di formaggi ampio e di qualità, per esportare senza farsi la guerra, ma raggiungendo l’obiettivo di incrementare la vendita al di fuori dell’Italia”.
Concetto chiaro e semplice, che Barbara Greggio, allevatrice di Marmirolo (180 capi e una produzione di latte di 7.600 quintali nel 2015, conferiti alla Latteria Sociale Mantova) ribadisce dopo averlo già espresso come relatrice al convegno di CLAL.it e dell’Associazione mantovana allevatori al Bovimac di Gonzaga.
“Noi della Latteria Sociale Mantova siamo comunque fortunati, perché è una realtà che esporta in tutto il mondo e ha una grande operatività”, precisa Barbara Greggio.
Al Bovimac aveva detto che il consorzio del Grana Padano dovrebbe comunicare di più i valori del formaggio. Conferma?
“Sì. Chiarisco che non è affatto una critica al Consorzio. Anzi, ho parlato con il direttore, Stefano Berni, e mi sono resa conto che stanno lavorando molto e bene. Però non sempre il consumatore riceve una corretta informazione e dovremmo interrogarci, come allevatori e come filiera, su quali azioni possiamo mettere in campo affinché passi il concetto che il Grana Padano è un formaggio buono, sano, completo come il Parmigiano-Reggiano, che forse ha un’immagine più di qualità”.
A cosa si riferisce, in particolare?
“Uno degli aspetti sui quali mi concentrerei è quello del lisozima. Penso che la strada sia quella di eliminarlo dal processo produttivo, perché, pur essendo una proteina assolutamente naturale, deriva dall’uovo e l’uovo è un allergene”.
Qual è la prima voce di costo dell’azienda?
“Fino all’anno scorso era l’alimentazione, perché avevamo meno terra in conduzione ed era tutta coltivata a prato stabile. Il resto delle materie prime per l’alimentazione animale le acquistavamo. Oggi, invece, coltiviamo circa 40 ettari tra proprietà e affitto. Stiamo pensando di coltivare, accanto al prato stabile, una parte a mais, a orzo da fieno o altri cereali come orzo o i miscugli che stanno prendendo piede adesso. Però appunto da alcune settimane, da quando abbiamo siglato il contratto, è l’affitto la prima voce di costo dell’azienda e non sapremmo in realtà come diminuirla”.
La sua azienda adotta metodi per ridurre il consumo idrico o energetico?
“Essendo in affitto come azienda non abbiamo intenzione di adottare i pannelli fotovoltaici, ma qualche attenzione sul recupero dell’acqua calda, ottenuta dal sistema di raffreddamento del latte, lo abbiamo adottato. L’acqua calda viene impiegata d’inverno per i vitelli e alcune volte serve per il lavaggio delle macchine”.
Di che cosa si occupa in azienda?
“Io mi occupo della mungitura e seguo l’amministrazione, il papà si occupa dell’alimentazione, cura le manze, fa le fecondazioni artificiali e segue insieme a mia madre i campi; la mamma, oltre a seguire i campi, fa un po’ il jolly e interviene dove c’è bisogno”.
Che cosa fa nel tempo libero?
“Ho ripreso a studiare Biologia all’Università di Modena e sto preparando la tesi per scoprire se i pollini dei terreni superficiali corrispondono alla vegetazione del prato stabile”.
Questa la conclusione di uno studio condotto in Australia da Rabobank, che dimostra come un terzo degli agricoltori attivi nei vari campi della produzione ritenga indispensabile migliorare le proprie conoscenze.
Ovviamente, risulta sempre più necessario poter contare su consulenze e professionalità specializzate, ma proprio per questo diventa indispensabile che gli agricoltori agiscano in modo proattivo per pianificare il futuro della loro attività in un contesto di crescente complessità.
Migliorare le performance aziendali, comprendere le nuove tecnologie, i meccanismi di gestione finanziaria, la pianificazione produttiva, economica e gestionale in funzione dei mutamenti ambientali e dei mercati, la scelta degli strumenti di marketing e di comunicazione più appropriati, diventano conoscenze sempre più indispensabili per effettuare scelte responsabili.
L’agricoltore deve essere il protagonista del proprio futuro e dunque migliorare la propria formazione per poter adottare in modo responsabile le conoscenze della ricerca.
I prezzi del Mercato Agricolo, aggiornati ogni settimana sulla home page di TESEO
L’alimentazione, si sa, è un aspetto fondamentale nelle produzioni zootecniche; per quella da latte, diventa fondamentale l’apporto dei foraggi.
In Nuova Zelanda è pratica corrente fra gli allevatori seguire ilPasture Growth Index, cioè l’indice che misura il grado di crescita dei foraggi, definito in base ad un modello che tiene conto dei fattori ambientali che influenzano la crescita vegetativa.
Tali fattori comprendono il clima e la piovosità, incluse le misurazioni di temperatura del suolo, radiazione solare ed evapotraspirazione potenziale che servono per calcolare la quantità di acqua nel suolo. Inoltre, la capacità del suolo di immagazzinare umidità e la fertilità sono usate per calcolare l’acqua disponibile per la crescita della vegetazione e dunque la produttività. L’indice permette di fare delle previsioni (forecast) sulla crescita vegetativa a livello dell’azienda agricola, così come di aree locali più vaste attraverso la suddivisione del territorio in maglie di 5 km quadrati.
Un sistema di stazioni meteorologiche presenti in tutto il paese, fornisce i dati giornalieri sulla piovosità e le previsioni climatiche per le due settimane successive. Con questi dati viene stilata la previsione di crescita dei foraggi. Esiste poi una previsione trimestrale ed una annuale, che mostrano la crescita media e la variabilità mese per mese.
Interessante è la possibilità di calcolare il forecast per la propria azienda, attraverso un modello basato su cinque diverse variabili per la capacità di ritenzione idrica del suolo. Il modello è progressivamente aggiornato con i dati di crescita reali dei foraggi che l’agricoltore può inserire nel sistema, in modo da fornire previsioni sempre più vicine alla specifica realtà dell’azienda agricole, come piovosità e fertilità del terreno.
DairyNZ Pasture Growth ForecasterI prezzi dei Foraggi su TESEO
Dai salesiani, dove ha studiato come geometra prima di entrare nell’azienda agricola di famiglia, Tommaso Visca da Cuneo ha appreso la caparbietà nel raggiungere l’obiettivo e la tenacia di un lavoro di squadra, che si è tradotta in una gestione collettiva dei mezzi agricoli.
Con 400 bovini allevati e 60 ettari coltivati, ha deciso di scommettere sulla sostenibilità. Partendo dal bilancio proteico.
“Le spese energetiche incidono per l’8-10% delle uscite totali, è importante razionalizzare anche quelle voci, ma la priorità va data alla produzione proteica in azienda, che pesa invece per il 40% del fatturato”, afferma Visca.
In che modo?
“Cerco di sostituire le fonti proteiche come la soia, che non coltivo, ma acquisto, con erba medica, che invece produco e che mi permette di fare rotazione nei campi, di fissare l’azoto e, di conseguenza, di acquistare meno concimi. Anche l’amido, che rappresenta la componente energetica della razione, lo compro, perché coltivarlo nei campi costa molto”.
Oggi come sono coltivati i 60 ettari dell’azienda?
“In questo momento ho 37 ettari a erba medica e sui restanti 23 coltivo loietto, dal quale ottengo una buona fibra per gli animali e una discreta fonte proteica. Poi coltivo mais in secondo raccolto”.
Qual è il suo obiettivo?
“Stare un passo davanti agli altri, in uno scenario in cui la competitività è la chiave per sopravvivere, in questa fase di prezzi del latte non proprio esaltanti”.
Partecipando al convegno al Bovimac di Gonzaga lei ha dichiarato che comunque il prezzo del latte non è il suo primo pensiero. È una affermazione abbastanza spiazzante. Conferma?
“Sì, mi rendo conto. Ma non sono interessato al prezzo del latte, perché è un parametro sul quale non posso incidere più di tanto. Lavoro per ridurre i costi di produzione e aggregare l’offerta, poi cerco di spuntare il miglior prezzo. Produrre in Italia costa di più rispetto agli altri Paesi perché abbiamo poco pascolo e aziende con poca terra, bisogna dunque trovare altre soluzioni per rimanere sul mercato”.
Lei presiede la cooperativa Light Service. Di che cosa si occupa?
“È una cooperativa che commercializza il latte ed è in fase di collocazione del prodotto che cerco di spuntare il migliore realizzo. Però Light Service ci permette di utilizzare in condivisione mezzi agricoli, attrezzature e servizi. Abbiamo acquistato attraverso la cooperativa, anche per avere i vantaggi fiscali previsti dalla legge, carri, botti, spandiletame, che vengono poi utilizzate dalle aziende socie. Fra queste, per le stalle, anche la macchina che solleva gli animali per operare il pareggio podale”.
In azienda lavora con suo padre Giovanni e suo fratello Valerio, di un anno più giovane. Come vi siete suddivisi i compiti?
“Io mi occupo di fertilità e di sviluppo dei nuovi progetti, anche confrontandomi con altre aziende; seguo inoltre i bandi del Psr e ogni opportunità legata ai contributi pubblici. Inoltre, mi occupo di fertilità delle bovine e delle fecondazioni, della parte sanitaria e dei trattamenti, della gestione della vitellaia e tengo i rapporti con il mungitore, che è indiano. Mio fratello invece si occupa di tutti gli aspetti legati all’alimentazione per l’allevamento, mentre mio papà si occupa della gestione dei campi”.
Vi servite di contoterzisti?
“Solo per la raccolta del mais, il resto lo facciamo direttamente noi”.
La separazione fra le attività dell’industria e quelle dell’agricoltura diventa tanto meno netta quanto più aumentano i mezzi tecnici e finanziari a disposizione delle imprese. Di conseguenza, l’agricoltura si interseca sempre più con gli altri settori produttivi.
Non deve sorprendere allora se diventa frequente, soprattutto nella terminologia inglese, usare definizioni che ampliano il concetto di agricoltura intesa come l’attività di coltivazione ed allevamento. Termini quali intensive agriculture, agribusiness, industrial agriculture, ma anche urban agriculture sono ormai di uso comune per descrivere le molteplici attività che vanno dalle coltivazioni agli allevamenti animali, così come tutte le altre forme di produzione per alimentare e sostenere la popolazione; fra queste, ad esempio, hanno assunto un ruolo rilevante le coltivazioni per i biocarburanti.
Da sempre l’agricoltura è stata determinata dalle diverse condizioni climatiche, pedologiche ed anche sociali, ma la recente introduzione delle tecnologie con i relativi investimenti finanziari, ha portato ad un modello produttivo basato su monocolture ed allevamenti su larga scala, sempre più staccati da questi fattori naturali. Un classico esempio ne è il modello produttivo delle cosiddette commodities.
Come ogni attività industriale, anche questa “nuova” agricoltura ha accresciuto notevolmente la produttività, ma ha comportato anche notevoli ricadute. È dunque apparso il termine sustainable agriculture per definire quale impatto ha l’industrial agriculture sull’ambiente, sulle comunità rurali, sulle persone, gli animali e comunque il mondo in cui viviamo. A questo va aggiunto l’effetto sui prezzi dei prodotti, cioè la volatilità dei mercati che, complice la liberalizzazione degli scambi nel contesto della globalizzazione, si presenta come problema nuovo, di non facile soluzione.
Dunque, anche per l’agriculture industry si prospettano nuove sfide.
Le esportazioni dell’Italia nel mese di NOVEMBRE 2015 confrontate con Novembre 2014 sono aumentate in volume relativamente a SMP (+212.7%), Formaggi (+18.5%), mentre sono diminuite quelle di Polvere di Siero (-7.2%).
Le esportazioni dei principali formaggi nel mese di NOVEMBRE 2015 confrontate con Novembre 2014 sono aumentate in volume relativamente a Formaggi freschi fra cui mozzarella e ricotta (+32.2%), Formaggi grattugiati o in polvere (+28.1%), Gorgonzola (+25.1%), Grana Padano e Parmigiano Reggiano (+16.1%), Asiago, Montasio, Ragusano, Caciocavallo (+12.6%), Provolone (+11.1%), mentre sono diminuite quelle di Pecorino e Fiore Sardo (-22.9%).
I principali Paesi Importatori nei primi 11 mesi del 2015 (anno in corso) sono:
Per Formaggi freschi fra cui mozzarella e ricotta:
Francia, le cui importazioni – pari al 35% della quota di mercato – sono aumentate del 28.1%
Regno Unito, le cui importazioni – pari al 13% della quota di mercato – sono aumentate del 63.2%
Belgio, le cui importazioni – pari al 8% della quota di mercato – sono diminuite del 7.6%
Svizzera, le cui importazioni – pari al 6% della quota di mercato – sono diminuite del 20.1%
Germania, le cui importazioni – pari al 5% della quota di mercato – sono aumentate del 79.3%
Per Grana Padano e Parmigiano Reggiano:
Germania, le cui importazioni – pari al 22% della quota di mercato – sono aumentate del 3.5%
Stati Uniti, le cui importazioni – pari al 16% della quota di mercato – sono aumentate del 28.3%
Francia, le cui importazioni – pari al 9% della quota di mercato – sono aumentate del 3.6%
Regno Unito, le cui importazioni – pari al 8% della quota di mercato – sono diminuite del 0.6%
Svizzera, le cui importazioni – pari al 6% della quota di mercato – sono diminuite del 5.9%
Per Pecorino e Fiore Sardo:
Stati Uniti, le cui importazioni – pari al 63% della quota di mercato – sono aumentate del 5%
Germania, le cui importazioni – pari al 8% della quota di mercato – sono diminuite del 0.2%
Francia, le cui importazioni – pari al 7% della quota di mercato – sono aumentate del 20.4%
Regno Unito, le cui importazioni – pari al 4% della quota di mercato – sono diminuite del 1.2%
Paesi Bassi, le cui importazioni – pari al 2% della quota di mercato – sono aumentate del 26.6%
Per Gorgonzola:
Germania, le cui importazioni – pari al 22% della quota di mercato – sono aumentate del 9.8%
Francia, le cui importazioni – pari al 21% della quota di mercato – sono aumentate del 4.9%
Lussemburgo, le cui importazioni – pari al 8% della quota di mercato – sono aumentate del 164.9%
Regno Unito, le cui importazioni – pari al 5% della quota di mercato – sono aumentate del 16.5%
Paesi Bassi, le cui importazioni – pari al 5% della quota di mercato – sono aumentate del 0.4%
Le esportazioni dell’Italia nel mese di NOVEMBRE 2015 confrontate con Novembre 2014 sono aumentate in volume relativamente a SMP (+212.7%), Formaggi (+18.5%), mentre sono diminuite quelle di Polvere di Siero (-7.2%).
Le esportazioni dei principali formaggi nel mese di NOVEMBRE 2015 confrontate con Novembre 2014 sono aumentate in volume relativamente a Formaggi freschi fra cui mozzarella e ricotta (+32.2%), Formaggi grattugiati o in polvere (+28.1%), Gorgonzola (+25.1%), Grana Padano e Parmigiano Reggiano (+16.1%), Asiago, Montasio, Ragusano, Caciocavallo (+12.6%), Provolone (+11.1%), mentre sono diminuite quelle di Pecorino e Fiore Sardo (-22.9%).
* Altri prodotti: Latte per l’infanzia, WMP Polvere di Latte Intero, Latte condensato, Caseinati, Caseine, Lattosio uso alimentare
Elaborazione CLAL su dati GTIS
VALORI (Mio EUR)
2012
2013
2014
Anno corrente (Gen-Nov)
2014
2015
± su 2014
Export (E)
2.220
2.362
2.464
2.262
2.318
+2,5%
Import (I)
3.223
3.615
3.562
3.312
2.818
-14,9%
Bilancio (E – I)
-1.004
-1.253
-1.098
-1.050
-500
-52,3%
Italia: EXPORT di FORMAGGI FRESCHI FRA CUI MOZZARELLA E RICOTTA
Principali Paesi IMPORTATORI del 2015 Periodo: Gennaio-Novembre
Ton
Share 2015
2013
2014
2015
% su 2014
TOTALE
80.592
85.329
102.973
+21%
Francia
35%
26.229
28.237
36.178
+28%
Regno Unito
13%
8.214
8.397
13.707
+63%
Belgio
8%
7.573
8.480
7.838
-8%
Svizzera
6%
6.905
7.554
6.035
-20%
Germania
5%
2.718
3.083
5.529
+79%
Italia: EXPORT di GRANA PADANO E PARMIGIANO REGGIANO
Principali Paesi IMPORTATORI del 2015 Periodo: Gennaio-Novembre
Ton
Share 2015
2013
2014
2015
% su 2014
TOTALE
71.898
73.580
78.830
+7%
Germania
22%
16.117
16.599
17.178
+3%
Stati Uniti
16%
10.341
9.645
12.379
+28%
Francia
9%
6.905
6.992
7.241
+4%
Regno Unito
8%
5.549
6.030
5.991
-1%
Svizzera
6%
5.089
5.304
4.990
-6%
Italia: EXPORT di PECORINO E FIORE SARDO
Principali Paesi IMPORTATORI del 2015 Periodo: Gennaio-Novembre
Ton
Share 2015
2013
2014
2015
% su 2014
TOTALE
15.611
15.076
15.822
+5%
Stati Uniti
63%
9.279
9.431
9.904
+5%
Germania
8%
1.517
1.284
1.282
-0%
Francia
7%
963
902
1.086
+20%
Regno Unito
4%
597
643
635
-1%
Paesi Bassi
2%
319
305
386
+27%
Italia: EXPORT di GORGONZOLA
Principali Paesi IMPORTATORI del 2015 Periodo: Gennaio-Novembre
Agli eventi Global Dairy Trade (GDT) di febbraio, piattaforma quindicinale di vendite all’asta retta dal leader mondiale nell’esportazione dairy, la coop neozelandese Fonterra, i prezzi delle commodity lattiero-casearie sono calati del 7,4% (2 Febbraio) e successivamente del 2.8% (16 Febbraio). Anche nelle due aste precedenti, le quotazioni sono state al ribasso. Il calo è stato ancora maggiore per la polvere di latte intero (Whole Milk Powder – WMP), di cui la nuova Zelanda è l’incontrastato leader all’export: – 10,4% (2 Febbraio) e -3.7% (16 Febbraio).
Questo ha messo in agitazione gli allevatori, che affermano come la colpa di questa situazione sia da imputare ai loro colleghi europei. Affermano infatti che, mentre in Nuova Zelanda nel 2015 la produzione è stata tagliata, nell’Unione Europea, senza più i vincoli delle quote latte, è stata notevolmente aumentata. Agli allevatori europei è imputato il fatto di poter essere competitivi sul prezzo del latte per i sussidi che ricevono, poiché senza tali aiuti sarebbero costretti a chiudere.
Ad onor del vero, la Nuova Zelanda è coinvolta in questa situazione di ingolfamento sul mercato mondiale del latte: nel 2014 aveva aumentato in modo considerevole la produzione, nell’euforia di acquisti cinesi senza fine e nell’attesa di prezzi ancor superiori ai picchi elevati già raggiunti.
Comunque, l’andamento dell’asta GDT rappresenta un indice di riferimento per i prezzi del latte a livello mondiale, dunque anche europeo. Il 2016 inizia come anno di quotazioni in calo e produzioni sostenute, con una domanda mondiale contrastata dalle turbolenze finanziarie.
Se la Nuova Zelanda soffre una concorrenza europea senza più quote, l’Italia rischia di soffrire molto di più data la sua debolezza competitiva.
In ogni caso, biasimare l’altro per le proprie difficoltà non è la soluzione. Occorre definire una strategia per competere. Le “guerre del latte” servono solo a mietere vittime.
Dopo gli sforzi posti sul tema della qualità, ora il tema centrale dell’attività produttiva è la sostenibilità. In entrambi i casi si tratta di concetti olistici, cioè dei sistemi che vanno presi nel loro insieme e non come la semplice somma delle parti che le compongono.
Negli ultimi anni la tecnologia applicata alla produzione lattieraha permesso di fare notevoli progressi in questo campo, basti pensare alla produzione di energia, biogas o fotovoltaico, al ricircolo dell’acqua od ai GPS sui trattori per razionalizzare i percorsi. Ciononostante il lavoro da fare per rendere sostenibili le produzioni zootecniche è ancora molto e deve essere compiuto in tempi rapidi.
Negli USA dal 2008 opera il centro per l’innovazione della produzione lattiero-casearia (Innovation Center for US Dairy), che ha riassunto in otto punti l’impegno verso la sostenibilità:
gli animali – allevare e gestire animali in modo responsabile, assicurando il benessere e ricercando una elevata qualità nel latte prodotto;
l’ innovazione – investire in ricerca, tecnica e formazione per rendere sostenibili i sistemi agricoli;
le comunità rurali – assicurare la continuità a quanti operano in agricoltura e renderli pienamente inseriti nei luoghi in cui vivono;
il business – operare con una prospettiva trasparente di continuità lungo tutta la filiera produttiva, dal campo alla tavola;
i consumatori – garantire prodotti di alta qualità e sicuri per mantenere la fiducia dei consumatori a livello globale;
il pianeta – tutelare gli ecosistemi e la biodiversità. Preoccuparsi per l’impatto su aria, acqua, terra, attraverso l’oculata gestione delle risorse naturali;
il personale – valorizzare i collaboratori assicurando condizioni di lavoro eque e rispettose;
la produzione lattiero-casearia – sviluppare ed adottare attività responsabili sotto l’aspetto economico, sociale, ambientale, per assicurare salute e benessere;
Da questi principi di riferimento, derivano delle linee guida per rendere misurabili le azioniatte a rendere sostenibili le produzioni. Questo per quantificare le risorse da investire verso la sostenibilità e poterle valorizzare per un mercato che è sempre più sensibile a questo tema.
Produrre in modo responsabile e duraturo è un dovere, oltre che un impegno.
Acqua&Energia: Processo fondamentale di trasformazione dei prodotti agricoli in bioenergiaAcqua&Energia: Produzione mondiale di Energia
La palma da olio produce dei frutti composti da una polpa che racchiude all’interno un gheriglio. Il palmisto che residua dall’estrazione dell’olio, viene largamente impiegato nell’alimentazione del bestiame da latte in Nuova Zelanda.
La sua importazione è in continuo, rapido aumento ed a novembre ha raggiunto le 223.413 tonnellate, in crescita rispetto alle 138.763 tonnellate in ottobre ed alle 178.381 tonnellate a novembre 2014.
L’uso del palmisto come ingrediente nella razione del bestiame si è diffuso a seguito della siccità che colpì l’isola del nord nel 2007, costringendo gli allevatori a ricercare sottoprodotti e da allora il suo impiego si è continuamente diffuso, anche a causa della notevole disponibilità di prodotto nei paesi del sud est asiatico, Malesia in primo luogo.
L’uso di questo ingrediente solleva però le preoccupazioni sia da parte della trasformazione che da parte dei gruppi ambientalisti, seppur per ragioni diverse. Infatti, Fonterra a settembre ha lanciato una azione per convincere gli allevatori a ridurne la quantità nella razione delle vacche, in quanto può portare ad una modifica nella composizione del grasso del latte. La cooperativa neozelandese, che si vuole paladina di un latte ottenuto da vacche pascolanti, ne raccomanda un impiego massimo di 3 kg per capo/giorno. Greenpeace invece si fa portabandiera dell’opposizione ai prodotti derivati dalla palma da olio per gli effetti sulla deforestazione provocati da queste coltivazioni nei paesi tropicali.
Di certo, stante l’immagine di isola verde con cui la Nuova Zelanda si presenta come primo esportatore mondiale di prodotti lattiero-caseari, anche l’attenzione verso i prodotti per l’alimentazione animale deve essere massima. Soprattutto in questo tempo di attenzione per l’ambiente.
Costo delle razioni bovine da latte in tempo reale