I dati di censimento dei bovini da Carne in Italia (Fonte: BDN) aggiornati a Giugno mostrano una fotografia del settore in restringimento. Infatti, sia il numero di Capi che il numero di allevamenti è diminuito rispetto alla situazione registrata a Giugno 2023. Rispetto a Dicembre 2023, invece, c’è stato un recupero del numero di capi, ma questo non riflette altro che un andamento stagionale.
Le Regioni italiane con il maggior numero di capi sono Piemonte, Veneto, Lombardia e Sicilia. Mentre la maggior parte dei bovini da carne vive nel Nord Italia, dove tendenzialmente la concentrazione sul territorio è superiore, il Centro – Sud Italia ospita circa il 67% degli Allevamenti.
Complessivamente, in Italia, rispetto a Giugno 2023 hanno chiuso 2.311 allevamenti (-3,47%), mentre la mandria nazionale si è ridotta di 57.748 capi (-2,26%).
Tuttavia, la Lombardia presenta un trend diverso dalle altre Regioni principali. Anche in Lombardia le aziende sono diminuite, ma il numero di capi è leggermente aumentato (+2.382) in confronto a Giugno 2023.
TESEO.clal.it – Allevamenti bovini (carne)
TESEO.clal.it – Italia: densità bovini (carne) per provincia
Le esportazioni Italiane di Carni Suine superano il miliardo di euro a valore nei primi cinque mesi dell’anno, con una crescita dell’11,61% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Decisamente più lento, invece, l’incremento delle esportazioni in volume, che tra Gennaio e Maggio registrano un +1,6% tendenziale. Francia, Germania, Spagna e Belgio sono i primi paesi di destinazione delle Carni Suine.
Aumentano soprattutto le vendite di Salami, salsicce e prodotti simili verso tutti i principali acquirenti, con un incremento di 6.700 tonnellate rispetto allo stesso periodo del 2023 (+19,36%). Complessivamente, l’export di salumi segna un incoraggiante +13,5% in quantità, con Francia, Germania e Stati Uniti che rappresentano le prime tre destinazioni.
Cresce anche l’import di carni suine: +7,6% complessivo tra Gennaio e Maggio 2024, rispetto allo stesso periodo del 2023. Germania, Spagna e Paesi Bassi sono i primi tre fornitori di carni fresche, refrigerate o congelate.
In termini di valore, le importazioni dell’Italia hanno superato nei primi cinque mesi dell’anno quota 1,4 miliardi di euro, in crescita del 5,13% rispetto allo stesso periodo del 2023.
Nel trimestre Aprile-Giugno 2024, i consumi retail di Carne sono diminuiti in quantità sia per il settore suinicolo (-3,9%) che bovino (-1,5%), a cui è corrisposto anche un calo dei valori tendenziali. Al contrario, sono aumentati i consumi di Carne avicunicola (+7,3%) evidenziando uno spostamento dei consumatori verso tipologie di carne più economiche.
Il dettaglio delle Carni Suine mostra che tutte le voci hanno registrato variazioni negative sia per quantità che per valore. La variazione maggiore è associata ai Salami, diminuiti dell’11% in quantità e del 7,3% in valore, mentre la riduzione minore è per il Prosciutto Cotto che è calato dello 0,45% in quantità, mantenendo un leggero aumento in valore (+0,25%).
Fra i dati da considerare (il riferimento questa volta è al primo semestre 2024 rispetto allo stesso periodo del 2023), vi è la frenata del prosciutto non Dop che cala maggiormente (-5,8%) rispetto a quello a denominazione di origine protetta (-5,1%).
Tra le ragioni a monte di questi dati c’è sicuramente l’inflazione, che riduce il potere d’acquisto dei Consumatori che, di conseguenza, modificano il proprio carrello della spesa. Oltre a ciò, queste tendenze potrebbero essere state favorite dal maltempo di Maggio e Giugno, che ha ridotto le grigliate, una maggiore promozione delle carni bianche rispetto a quelle rosse e uno spostamento culturale verso un minore consumo di quest’ultime per motivi salutistici.
Qualche segnale di timida speranza dai consumi retail negli ultimi due mesi (Maggio-Giugno 2024 rispetto allo stesso periodo del 2023): la carne suina fresca registra un rimbalzo positivo dell’1% in quantità e dell’1,2% in valore. Un po’ poco, in verità, ma è l’inversione di tendenza che deve essere interpretata positivamente, assieme alla ripresa dei consumi di carne bovina fresca (+1,2% in quantità e +1,4% in valore) e al solito sprint della carne avicunicola fresca (+7,9% in quantità e +0,8% in valore).
Restano negative anche nel bimestre Maggio-Giugno 2024 le vendite di salumi, con una recessione che abbraccia praticamente tutti i prodotti. Resiste solamente il prosciutto cotto: -0,12% in quantità fra Maggio e Giugno 2024 sullo stesso periodo dell’anno precedente.
Alessandro Beduschi, Assessore all’Agricoltura e Sovranità Alimentare di Regione Lombardia
Di Alessandro Beduschi, Assessore all’Agricoltura e Sovranità Alimentare di Regione Lombardia
“Anche grazie all’importante contributo di Teseo.clal.it, nei mesi scorsi abbiamo affrontato a lungo il tema del tasso di autosufficienza della carne bovina italiana, che negli ultimi anni è progressivamente e drasticamente diminuito. Questo dato preoccupante merita una riflessione.
Le differenze all’interno della filiera di allevamento bovina sono da tempo evidenti a tutti: da un lato ci sono i grandi gruppi che basano la propria produzione sulla soccida, prevalentemente ubicati nel Nordest; dall’altro, il caso lombardo rappresenta ormai un’eccezione, dove gli allevatori-imprenditori si distinguono per la gestione di una filiera completa.
Ritengo sia necessario reintrodurre in Italia il concetto di allevamenti con fattrici per creare una filiera 100% italiana, che parta dai vitelli nati sul nostro territorio e valorizzi l’alta qualità di queste carni. Questo modello potrebbe rappresentare un interessante volano socioeconomico per alcune zone italiane attualmente a forte rischio di spopolamento, che, per clima e territorio, sarebbero adatte ad ospitare questo tipo di allevamento, valorizzando così una carne al 100% italiana.
Oltre alle considerazioni più marcatamente legate ad aspetti economici e tecnici, è innegabile che il mercato della carne bovina debba essere rilanciato anche in termini reputazionali e di immagine nei confronti del consumatore. Anni di demonizzazione del consumo di carne rossa, non supportata da adeguati dati scientifici, hanno portato a una progressiva diffidenza che si concretizza nel calo dei consumi.
È necessaria una comunicazione che promuova e valorizzi la carne bovina, offrendo al consumatore finale una nuova narrazione sul ruolo della carne rossa, di qualità e tracciata, per accompagnarlo verso una scelta consapevole. Inoltre, la carne italiana è garantita dal sistema di tracciabilità veterinaria.”
TESEO.clal.it – Prezzi delle Carni Bovine nella Home Page di TESEO
TESEO.clal.it – UE-27: BILANCIO DI AUTOSUFFICIENZA delle Carni Bovine Gen-Apr 2024
Di: Marika De Vincenzi, Elisa Donegatti, Mirco De Vincenzi, Ester Venturelli
Il rallentamento dell’economia cinese è arrivato ad un livello tale da spingere la Banca centrale cinese a decidere di abbassare i tassi di interesse con l’obiettivo di stimolare la ripresa economica. Questo rallentamento si riflette tanto sulle importazioni (complessivamente in frenata rispetto agli anni precedenti) quanto sui consumi domestici.
CARNI SUINE. Prendiamo il settore delle carni suine: la domanda debole e l’eccesso di offerta hanno portato ad un calo delle quantità importate che, nel primo semestre 2024, risultano inferiori di più di un quarto (-27%) rispetto al primo semestre del 2023. In termini di valore, il crollo è stato ancora più significativo: -40,8%, che ha fatto scendere l’import a poco più di 2,2 miliardi di dollari.
Un mercato segnato da consumi zoppicanti ha portato ad un calo della produzione interna di carne suina, innescato da una riduzione del numero delle scrofe. Uno scenario che ha stimolato nel mese di giugno il recupero dei prezzi sia dei maiali (+10,4%) che delle carni suine (+10,9%) rispetto al mese precedente.
Sarà ora da capire se le politiche adottate a livello centrale da Xi Jinping sortiranno effetti positivi sull’economia del Paese e se vi sarà la tanto auspicata ripresa dei fondamentali di settore, fra i quali anche i consumi interni. Qualora vi fosse un recupero dei consumi, sarà da capire quali azioni adotterà Pechino: una nuova corsa delle importazioni di carni suine oppure un rilancio della suinicoltura a livello interno? Nel primo caso, potrebbe beneficiarne l’Unione Europea, sempre che il governo cinese non scelga la linea dura in risposta ai dazi UE sull’export cinese di auto elettriche, colpendo il settore agroalimentare comunitario. Una simile eventualità ridarebbe spinta agli acquisti dal Brasile, da tempo uno dei partner principali per l’acquisto di carne suina e materie prime.
ALIMENTI ZOOTECNICI. Sempre a proposito di materie prime, il ridimensionamento della mandria suinicola in Cina ha innescato una contrazione del fabbisogno di mangimi. Di conseguenza, i consumi di soia e mais nel Paese sono rallentati. Il mercato della soia e dei suoi derivati è caratterizzato da un’abbondanza di disponibilità rispetto alla domanda dovuta anche alle elevate quantità importate (48,4 milioni di tonnellate nel primo semestre 2024). Nei prossimi mesi, la domanda cinese sui mercati internazionali potrebbe affievolirsi e assorbire meno prodotto (il calo degli acquisti dagli Usa è già evidente per i semi oleosi, con un -37,9% tendenziale nel primo semestre del 2024) provocando un effetto ribassista sui prezzi. Anche il mercato del Mais al momento presenta una disponibilità che compensa la domanda e questo ha portato a un ridimensionamento dei prezzi locali nel corso degli ultimi 12 mesi e ad una diminuzione delle importazioni.
LATTIERO CASEARIO. Anche per il settore lattiero caseario la domanda si presenta debole. L’offerta locale è in aumento, spinta anche da investimenti industriali, mentre i prezzi alla stalla sono da tempo in flessione, tanto che il delta tra il prezzo di Giugno 2024 e Gennaio 2022 segna un calo del -22,5%. Il quadro complessivo consolida la tendenza negativa delle importazioni: nel primo semestre, l’import dairy Cinese è sceso complessivamente del -16,4% rispetto allo stesso periodo del 2023, con diminuzioni soprattutto per il Latte Sfuso e le Polveri.
L’export di Carni Suine italiane, dopo l’importante dato negativo registrato a Marzo 2024 (-10,4% rispetto a marzo 2023), ha visto un recupero con un incremento del 13,4% ad Aprile, portando le quantità totali del primo quadrimestre ad una sostanziale stabilità in volume (+1,4%), accompagnato da una crescita sensibile in valore (+14,4%, per complessivi 821,6 milioni di euro).
L’aumento delle quantità esportate è stato trascinato, in particolare, dalle maggiori vendite di Salumi, caratterizzati però da una tendenza in diminuzione dei prezzi. Le crescenti esportazioni dei Salumi nel primo quadrimestre (+12,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) e nel mese di Aprile 2024 riflettono una domanda internazionale solida.
Al contrario, il mercato italiano non mostra la stessa vivacità e la domanda interna si mantiene contenuta.
Le importazioni italiane di Carni Suine registrano una crescita del 7% nel primo quadrimestre 2024 rispetto allo stesso periodo 2023, con aumenti per tutte le principali voci. Il maggiore flusso è favorito dai prezzi più competitivi dei prodotti esteri, rispetto a quanto osservato nel mercato domestico. Questo è particolarmente vero per i Prosciutti freschi, molto più economici rispetto ai Prosciutti DOP Made in Italy.
Il sud America, l’America Centrale ed il Messico, od in altre parole l’area America latina e Caraibi (LAC), conta 33 Paesi con circa 700 milioni di persone che parlano prevalentemente lo spagnolo (63% della popolazione) ed il portoghese (34% della popolazione), dove Brasile e Messico sono le economie dominanti. L’esportazione di materie prime è la più importante fonte di valuta estera, mentre per i Caraibi risulta essere il turismo.
Uno studio della Banca mondiale definisce le prospettive dell’andamento economico in questa regione che riveste un ruolo rilevante nel contesto agroalimentare mondiale.
Previsioni di crescita variabili
Dopo il rallentamento della crescita economica a causa degli effetti persistenti della stretta monetaria, nel 2024 si registrano alcuni segnali di ripresa, sebbene non in modo omogeneo. La fiducia delle imprese è sostenuta in Brasile come in Messico ed un miglioramento è stato registrato anche in Cile e Perù, mentre in Argentina, escluso il settore agricolo, si registra un perdurante calo della produzione. Tranne che in questo importante Paese, l’inflazione è generalmente in calo e le banche centrali hanno iniziato a ridurre i tassi rispetto ai livelli elevati del 2023. Secondo le previsioni, la crescita del Brasile sarà del 2% nel 2024 e del 2,2% nel 2025, grazie alla riduzione dei tassi di interesse ed alla ripresa dei consumi e degli investimenti privati, mentre in Messico dovrebbe attestarsi al 2,3% nel 2024 ed al 2,1% nel 2025, frenata dalla stretta politica monetaria, con una ripresa degli investimenti e dei consumi nel prossimo anno. Situazione più critica in Argentina, dove si prevede una contrazione del 3,5% nel 2024, ma una ripresa della crescita al 5% nel 2025. Le autorità stanno cercando di affrontare le sfide economiche significative con un approccio basato in parte sul consolidamento fiscale ed il riallineamento dei prezzi relativi, compreso il tasso di cambio. L’inflazione dovrebbe rimanere elevata quest’anno, anche se in rapida diminuzione. In Colombia, la crescita dovrebbe aumentare all’1,3% nel 2024 ed al 3,2% nel 2025, grazie alla ripresa dei consumi privati e delle esportazioni. La crescita prevista per il Cile, pari al 2,6% nel 2024 e al 2,2% nel 2025, sarà sostenuta dalla forte domanda estera di materie prime per le energie verdi, in primo luogo rame e litio. Per il Perù, si prevede una crescita del 2,9% nel 2024 e del 2,6% nel 2025; l’aumentata capacità estrattiva dovrebbe poi favorire l’export. Per i Caraibi è prevista una crescita economica sostenuta, che nel 2025 dovrebbe attestarsi al 5,7%, trainata dalla ripresa del turismo, ma con notevoli differenze fra i vari Stati, come dimostra la perdurante instabilità ad Haiti.
Anche per l’America Centrale persistono notevoli differenze fra gli Stati che la compongono. Basti pensare alle differenze fra Paesi come Panama con una economia basata sul dollaro ed un più contrastato Nicaragua.
Rischi e incertezze
Queste previsioni sono comunque esposte ad una serie di rischi. Tra questi, la possibilità di un inasprimento delle condizioni finanziarie mondiali, gli alti livelli di debito locale ed anche il rallentamento della crescita in Cina che potrebbe rallentare la domanda di prodotti latinoamericani. Il tutto, senza dimenticare l’imprevedibilità degli eventi meteorologici con l’incognita del cambiamento climatico.
“Il mercato del bovino a carne rossa negli ultimi tre esercizi è stato caratterizzato da un andamento positivo. Quest’anno è invece molto più complesso, con una distonia fra i prezzi dei bovini da ristallo francesi, che hanno raggiunto valori mai visti e totalmente disconnessi con il prezzo del bovino ingrassato. Nel passato abbiamo affrontato periodici momenti di crisi, ma la situazione attuale è inedita e non si intravedono segnali di riequilibrio nel breve termine”.
Alessandro De Rocco – Allevatore e Presidente di AZOVE
C’è preoccupazione nelle parole di Alessandro De Rocco, 57 anni, Allevatore, Presidente della cooperativa AZOVE. L’Associazione zootecnica veneta ha sede a Cittadella (Padova) e conta circa 80 soci allevatori per una produzione e lavorazione delle carni di circa 50.000 bovini annui.
“Negli ultimi quattro anni i dati indicano il progressivo calo del patrimonio europeosia di vacche nutrici che da latte in misura variabile tra l’1% e il 2% annuo con le conseguenti minori nascite di vitelli da ingrasso. Questi dati hanno un impatto sulla disponibilità di carne e quindi sui prezzi e, normalmente, dovrebbe ripartirsi sulle varie fasi della filiera sino al consumo. Negli ultimi mesi, invece, gli ingrassatori subiscono la minor disponibilità di bovini da allevamento pagando prezzi più alti anche del 15% rispetto allo scorso anno, mentre il mercato dei bovini da macello resta pesante”, prosegue De Rocco.
“Il mercato per ora resta un’incognita e per molti Allevatori che stanno ristallando in queste settimane il ciclo produttivo sarà una vera e propria scommessa ed è veramente arduo pensare ad un recupero dei costi di produzione – dice il Presidente di AZOVE -. I distributori mettono in competizione tra loro i Macelli per tenere bassi i prezzi delle carni macellate, nonostante la produzione sia a volte persino insufficiente a soddisfare la domanda”.
“Per avere una bistecca, tenendo conto di tutto il ciclo produttivo dal bovino dal concepimento del vitello, alla sua nascita, arrivando all’ingrasso e alla macellazione, sono necessari almeno tre anni di lavoro – riassume il Presidente di AZOVE – con uno sforzo notevole. Se consideriamo tutto questo forse sapremo riconoscere il vero valore dell’alimento carne”.
“Con un primo calcolo non esaustivo – spiega De Rocco – basterebbe che agli Allevatori venisse riconosciuto un aumento di prezzo al dettaglio di 70/90 centesimi per chilogrammo di carne e le stalle potrebbero investire in tema di benessere animale, competitività, sostenibilità. Servirebbe maggior etica nella filiera, ma è un concetto che da solo il mercato non conosce”.
“Si rischia la ulteriore chiusura di altri allevamenti e si sta scoraggiando l’insediamento dei giovani senza il quale non c’è futuro. Ma se cede l’anello più debole, l’allevamento, anche gli altri ne subiranno le conseguenze”.
L’India, con una superficie agricola appena superiore all’UE-27, ha affrontato la sfida di sfamare oltre un miliardo quattrocentomila persone aumentando le proprie produzioni agroalimentari.
Nel suo percorso è riuscita a diventare il maggior produttore di Latte al Mondo (bufala + vacca), grazie ad un eccezionale modello basato sulla cooperazione.
Questa affascinante impresa ci ha spinti a tracciare i contorni del mercato lattiero-caseario, delle carni bovine e degli alimenti zootecnici in India, e a chiederci: cosa manca all’India per divenire un grande esportatore di prodotti lattiero-caseari?
La Danimarca potrebbe essere il primo Paese al mondo ad applicare una “CARBON TAX” in agricoltura, a partire dal 2030, colpendo in particolare gli allevamenti di bovini e di suini.
La normativa, che dovrebbe essere discussa in Parlamento entro la fine dell’anno e che è stata definita senza un confronto diretto con il mondo allevatoriale, prevede un’aliquota principale di 300 corone danesi (poco più di 40 euro) per tonnellata di CO₂ equivalente nel 2030, destinata a salire a 750 corone per tonnellata di CO₂ equivalente nel 2035. L’imposta sarà introdotta gradualmente con una detrazione fiscale di base del 60% almeno per i primi due anni.
La Danimarca è uno dei principali esportatori di suinetti in Europa, tanto che nel 2023 ha venduto oltre 15.809.000 capi al di sotto dei 50 kg (+0,49% sul 2022). Fra le principali destinazioni: Germania, Polonia, Paesi Bassi e Italia (696.000 capi esportati dalla Danimarca al nostro Paese, +0,52% rispetto al 2022).
In attesa di capire se il disegno di legge proposto dal governo danese troverà effettiva applicazione (a partire, ripetiamo, dal 2030), quali potranno essere le azioni compensative che gli allevamenti potranno attuare (non dimentichiamo che l’agricoltura è un’attività in grado di sequestrare carbonio ed essere, appunto, “carbon negative”), quali potranno essere gli effetti sul numero di capi allevati e sulle dinamiche di mercato, resta cruciale il tema ambientale. La zootecnia dovrà difendersi dalle fake news (l’impatto ambientale è molto inferiore rispetto a quanto denunciato da una parte dell’opinione pubblica), ma allo stesso tempo perseguire politiche e azioni sostenibili.
Articolo modificato in data 9 luglio 2024, eliminando il riferimento ai disciplinari di produzione del Prosciutto di Parma e del Prosciutto di San Daniele.