Nuova Zelanda: indici di selezione e pagamento del latte
8 Gennaio 2026

Lattosio entra nel valore riproduttivo oltre a Grasso e Proteine

In Nuova Zelanda sono stati aggiornati gli indici di selezione genetica del bestiame includendo oltre a grasso e proteine anche il lattosio nel valore riproduttivo (Breeding Worth index). Ciò garantisce che le decisioni relative alla selezione rimangano in linea con l’evoluzione del mercato, aiutando gli allevatori ad ottimizzare la redditività degli allevamenti attraverso sistemi di pagamento del latte pertinenti.

Di fatto nel paese oceanico il riferimento per il prezzo è il pagamento fatto da Fonterra, che raccoglie la maggior parte della produzione neozelandese. Importante tener presente che le entrate per gli allevatori derivano dai pagamenti per il latte conferito e dal rendimento di capitale a quanti sono anche detentori di quote di Fonterra. Ciò garantisce che anche i produttori possano trarre vantaggio dai profitti del settore lattiero-caseario ma, ovviamente, li espone anche ai rischi conseguenti.

I pagamenti sono calcolati attraverso una piattaforma informatica in modo da garantire trasparenza ed affidabilità ai conteggi mentre DairyNZ, l’organizzazione nazionale che rappresenta il comparto lattiero-caseario neozelandese, aggiorna annualmente i valori economici con un indice che classifica le vacche ed i tori in base al potenziale di redditività, garantendo che le decisioni relative alla selezione riflettano la situazione economica attuale. Il prezzo del latte in Nuova Zelanda è infatti molto sensibile ai mercati lattiero-caseari internazionali: una forte domanda in Medio Oriente e Nord America può far salire i prezzi, mentre un calo degli acquisti nell’Asia settentrionale può farli scendere. Prodotti come il burro, il grasso di latte anidro (AMF) ed il latte scremato in polvere (SMP), sono fattori chiave che influenzano i livelli dei prezzi del latte alla stalla.

L’aggiornamento relativo all’inclusione del lattosio nell’indice di selezione verrà applicato a partire dalla stagione 2026-2027 nel contesto di una revisione del modello nazionale per gli obiettivi di allevamento che tiene conto anche della dinamica dei costi di produzione.

Pur se nella maggior parte delle aziende non comporterà cambiamenti significativi data la limitata variabilità del lattosio nel latte, questa revisione dimostra la volontà di abbinare il modello di selezione del bestiame alle specifiche condizioni dei sistemi di allevamento neozelandese, basato sui pascoli, rendendoli dinamici per le esigenze future.

Fonte: Farmers Weekly

CLAL.it – Produzione di Latte in Nuova Zelanda nell’annata agraria in corso

Produzione di latte in aumento: abbattimento selettivo e mercato delle carni come strumenti di riequilibrio
7 Gennaio 2026

Di: Mirco De Vincenzi e Marika De Vincenzi

Con una produzione di latte che a livello mondiale sta registrando degli incrementi tutt’altro che trascurabili (fra gennaio e novembre 2025 le consegne di latte Ue hanno segnato un aumento del +0,9% tendenziale, con una massiccia crescita a partire dallo scorso agosto; gli USA hanno messo a segno una crescita del 2,3% con una scalata delle produzioni dallo scorso luglio; la Nuova Zelanda dell’1,8%), è necessario valutare azioni in grado di contenere i volumi, così da rallentare la caduta dei prezzi del latte.

Negli Stati Uniti stanno rilanciando l’idea di operare un abbattimento strategico per riequilibrare l’offerta e migliorare i margini, dal momento che nel 2025 l’espansione della mandria ha toccato le 200.000 vacche, arrivando così a raggiungere il più ampio numero di bovine da latte dal 1993.

L’abbattimento selettivo delle vacche spinge solitamente gli allevatori a selezionare verso l’alto gli animali per sacrificare le bovine meno performanti sul piano produttivo e valorizzare al meglio il patrimonio genetico.

Nel contesto europeo, fra i big producer, i Paesi Bassi lo scorso settembre per primi hanno aumentato le macellazioni di vacche, pur mantenendo elevati i volumi produttivi di latte. È un inizio verso il ridimensionamento delle consegne, i cui effetti sul prezzo del latte non sono immediati, ma potrebbero richiedere dai sei ai diciotto mesi.

Una spinta alla selezione e a indirizzare gli allevatori ad alleggerire il numero dei capi potrebbe venire dal mercato delle carni: le quotazioni delle vacche destinate alla filiera della carne sono elevate, complice la carenza di carne bovina sul mercato.

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

Commercio mondiale delle carni: nel 2026 due velocità
5 Gennaio 2026

Di: Marika De Vincenzi

Nel 2026 il commercio mondiale delle carni mostra andamenti molto diversi a seconda della specie. 

SUINO: la produzione mondiale di carne suina nel 2026 resterà sostanzialmente stabile. La crescita di Vietnam, Brasile e Messico non compensa il calo europeo, dove pesano costi normativi elevati e nuove tensioni sanitarie legate alla peste suina africana, in particolare in Spagna. Anche il commercio mondiale subisce una leggera flessione: gli incrementi di Brasile, USA e Canada non bilanciano la riduzione delle spedizioni europee.

BOVINO: la produzione mondiale di carne bovina nel 2026 è prevista in calo dell’1%. Le riduzioni in Australia, Brasile, Stati Uniti, Unione Europea e Cina superano gli aumenti di altri paesi. In Brasile e Australia gli allevatori trattengono le vacche per ricostruire le mandrie, mentre negli USA la scarsità di animali e le restrizioni sulle importazioni dal Messico riducono l’offerta. Anche il commercio globale di manzo registra una lieve flessione: le esportazioni dei grandi produttori diminuiscono, e gli incrementi di Argentina, India, Messico e Nuova Zelanda non bastano a compensare.

POLLO: è l’unica carne con prospettive nettamente positive nel 2026. La produzione mondiale è attesa in crescita del 2% sostenuta da una domanda che resta forte in tutte le principali aree del mondo. Prezzi più accessibili, versatilità e crescita demografica sostengono la domanda globale. Brasile e Cina guidano l’espansione dell’export, rafforzando il loro ruolo nei mercati internazionali.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Fumagalli Salumi: un percorso di crescita costruito su qualità e benessere animale
15 Dicembre 2025

Di: Marika De Vincenzi

Il Team di CLAL e Teseo ha visitato la sede di Tavernerio (Como) dell’azienda Fumagalli Salumi, accolti dal Direttore Generale Pietro Pizzagalli. Azienda familiare, italiana, storica, è da sempre impegnata nella valorizzazione della filiera del suino con prodotti di alta qualità, suddivisi in tre tipologie di offerta: biologico, suino nero e tradizionale animal welfare. L’azienda lavora complessivamente 120.000 suini all’anno.

Il focus resta su prodotti premium, ad alto valore aggiunto, con caratteristiche e peculiarità specifiche, in grado di conquistare consumatori attenti alla qualità e al benessere animale e che sappiano riconoscere allo stesso tempo la garanzia della tradizione come elemento in grado di posizionare verso l’alto il prodotto.

Fondamentale, in ottica di crescita, l’internazionalizzazione, con l’export che già oggi rappresenta il 67% della produzione totale. Il resto lo faranno la qualità, la filiera 100% italiana, la comunicazione che punta sulla divulgazione dei valori che sono alla base di prodotti in grado di conquistare i consumatori.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

La PSA in Spagna cambierà gli equilibri del mercato suinicolo europeo?
9 Dicembre 2025

Di: Marika De Vincenzi

Mentre in Italia le quotazioni dei suini grassi da macello per le Dop scendono per la nona volta nelle ultime dieci sedute della CUN (unica eccezione il non quotato dello scorso 13 novembre), in Spagna la filiera suinicola è preoccupata per la comparsa vicino a Barcellona della Peste Suina Africana, lontana dal Paese dal 1994.

Una preoccupazione di non poco conto per il primo produttore di maiali in UE con oltre 34,5 milioni di suini (pari al 26% dell’intera produzione Ue, dato 2024) e con un export che nei primi nove mesi del 2025 ha superato i 2 milioni di tonnellate fra carne suina e salumi (oltre il 48% delle macellazioni finisce oltre i confini spagnoli).

La presenza della PSA – che ha scatenato una reazione corale da parte delle autorità sanitarie e del governo, che ha messo in campo anche l’Esercito e la Guardia Civil e ha richiesto il sostegno del team veterinario di emergenza della Commissione europea – costituisce un problema innanzitutto per i blocchi all’export. 

Alcuni Paesi hanno bloccato l’import da tutta la Spagna, mentre altri hanno scelto di vietare le esportazioni applicando il criterio della regionalizzazione. Fra questi si colloca la Cina, primo importatore di carne suina a livello mondiale, che fra gennaio e ottobre di quest’anno ha ritirato dalla Spagna circa 450mila tonnellate di carni e salumi.

TESEO.clal.it – Dashboard Suinihttps://teseo.clal.it/#box-suini-prices

Un mercato tranquillo… finché non arrivano i dazi: cosa sta cambiando? [Il Commento di Giada Roi, Terremerse]
1 Dicembre 2025

Di: Marika De Vincenzi

“Per il mondo degli elaborati di carne gli ultimi due mesi sono stati interessanti per le vendite collegate alle iniziative promozionali, dal momento che in questa fase il consumatore ha meno disponibilità economica. Al di fuori della promozione, invece, l’andamento dei consumi degli ultimi due mesi è stato piuttosto calmo”.

Lo spiega Giada Roi, Responsabile Acquisti della business unit Carni di Terremerse e key account manager Gdo Italia, che per le prossime settimane prevede “un rialzo dei prezzi a ridosso delle festività natalizie, anche se su valori ben lontani rispetto a quello a cui eravamo abituati negli anni scorsi”.

Le prospettive di mercato, nel complesso, “dovrebbero essere tendenzialmente ribassiste, salvo appunto una parentesi collegata al Natale, per un fattore che ad oggi preoccupa: i dazi applicati dalla Cina alle carni suine UE, elemento che sta oggettivamente appesantendo il mercato interno”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Carne suina: cosa aspettarsi nei prossimi mesi?
24 Novembre 2025

Di: Marika De Vincenzi

Il mercato globale della carne suina sta vivendo una fase di forte cambiamento, con effetti già visibili in Europa e in Italia. 

La produzione europea è cresciuta nel 2025 (+3% fra gennaio e agosto in termini di suini macellati in peso), trainata da Spagna e Polonia, e fino all’estate gran parte dell’offerta ha trovato sbocco nelle esportazioni verso la Cina.

Lo scenario è però cambiato: dallo scorso 10 settembre Pechino ha imposto dazi provvisori fino al 62,4% sulle importazioni europee, rendendo l’export meno competitivo e aumentando l’offerta interna, con conseguente pressione sui prezzi

Anche in Italia i valori del suino da macello restano compressi e la situazione potrebbe rimanere complessa nei prossimi mesi. La tendenza è ribassista.

A livello internazionale, la Cina ha ordinato una riduzione di circa 1 milione di scrofe (circa il 2,5% del patrimonio attuale) entro l’inizio del 2026. Secondo Rabobank, questa misura potrebbe ridurre la produzione suina cinese del 3‑5% il prossimo anno, con possibili effetti rialzisti sulla domanda di importazioni nel medio periodo.
Il Brasile continua a crescere nella produzione e nelle esportazioni (+14,4% da gennaio ad ottobre 2025), consolidando la propria posizione sui mercati internazionali e beneficiando di un contesto globale in cui l’Europa sta affrontando incognite globali e pressioni sui prezzi.
Il Nord America resta prudente: mandrie ferme o in lieve calo, costi elevati e minor slancio nell’export.

Per l’Italia la situazione resta delicata: i prezzi potrebbero rimanere sotto pressione finché l’offerta europea non si riequilibrerà. La riduzione del patrimonio suino cinese potrebbe aprire opportunità nel 2026, a patto che l’Europa resti competitiva e mantenga relazioni stabili con i principali mercati esteri e che l’Italia riesca a ritagliarsi uno spazio sulla rotta verso Pechino, magari sfruttando tanto le opportunità legata alla carne fresca e alle frattaglie quanto le produzioni a più alto valore aggiunto come la salumeria DOP e IGP.

Le dinamiche globali confermano che la competitività dipende non solo dai costi, ma anche da standard elevati, biosicurezza, sostenibilità, capacità di differenziare i prodotti e di saperli valorizzare. Il Made in Italy è visto nel mondo come un brand di lusso anche nel food. 

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Maggior offerta di frumento tenero: più competizione dall’estero
19 Novembre 2025

Di: Elisa Donegatti

Il mercato globale di Frumento Tenero mostra un’offerta abbondante, con prezzi stabili o leggermente in flessione. La produzione mondiale 2025/26 è stimata a circa 829 milioni di tonnellate (fonte: WASDE), in aumento rispetto all’anno precedente. Le maggiori crescite produttive sono attese in Kazakhstan, Argentina, UE, USA, Australia, Russia e Canada. Russia e Ucraina restano fornitori chiave nel panorama internazionale. 

Per l’Ucraina la produzione 2025/26 è stimata a circa 23 milioni di tonnellate, con esportazioni previste a 15 milioni di tonnellate (fonte: USDA), sostenute dall’aumento delle superfici seminate; tuttavia, eventuali problemi logistici potrebbero influenzare rapidamente i prezzi europei. La Russia conferma il proprio peso nel mercato, con esportazioni orientate verso Medio Oriente, Nord Africa e alcuni paesi asiatici. Anche USA e Canada mantengono il loro peso nelle dinamiche di mercato, complice l’incremento delle importazioni cinesi di frumento statunitense.

Il consumo mondiale è previsto in aumento (814 milioni di tonnellate), trainato soprattutto dagli impieghi in mangimi e usi residuali in Russia, Kazakhstan e UE. Anche il commercio è atteso in crescita (217 milioni di tonnellate), grazie alle maggiori esportazioni da Argentina, Australia e Kazakistan, solo in parte compensate da una riduzione delle spedizioni russe. Le scorte finali sono stimate in aumento a 271,4 milioni di tonnellate, segnando il primo incremento annuo globale dal 2019/20.

In Europa, la produzione di Frumento Tenero 2025/26 è stimata tra 133 e 136 milioni di tonnellate (fonte: DG AGRI), con un’area seminata di circa 21,4 milioni di ettari, in crescita rispetto all’anno precedente e con semine autunnali completate in condizioni favorevoli. Nei primi nove mesi del 2025, le esportazioni UE hanno raggiunto 19 milioni di tonnellate (-21%). Le importazioni sono state 4,6 milioni di tonnellate (-31%), con crescita dai Paesi extra-UE: Canada (+111%), USA (+28%) e Serbia (+128%), dall’Ucraina (-61%)

In Italia, la produzione 2025 di Frumento Tenero, caratterizzata da buona qualità, è stimata in crescita a 2,7 milioni di tonnellate, ma ancora inferiore al fabbisogno nazionale di circa 8 milioni di tonnellate (di cui 6,5 Mt destinate alla molitura). Le importazioni gennaio-agosto 2025 sono state 3,8 milioni tonnellate (+0.9%), con il 68% dai Paesi UE e aumenti da Canada, USA e Moldavia. Sulla piazza di Bologna, il Frumento Tenero fino da Settembre oscilla tra 236 e 241 €/ton, mentre il Frumento “buono mercantile” tra 226 e 231 €/ton

Il settore deve affrontare un contesto di forniture mondiali in crescita e concorrenza elevata, soprattutto dal Mar Nero. Per massimizzare i margini, sarà essenziale scegliere con attenzione i momenti di vendita e approvvigionamento, valutare la qualità e seguire l’evoluzione delle semine autunnali e i flussi commerciali internazionali.

TESEO.Clal.it – Italia: Confronto quotazioni mensili e prezzi import

La Francia riduce il patrimonio bovino. L’Italia importa meno. Siamo pronti al cambiamento?
18 Novembre 2025

Di: Marika De Vincenzi

Nel 2025 il settore bovino europeo continua a mostrare segnali di trasformazione profonda. La Francia, da sempre uno dei principali fornitori di animali vivi verso l’Italia, sta attraversando un significativo ridimensionamento del proprio patrimonio zootecnico, con effetti diretti sulla filiera italiana.

FRANCIA: PATRIMONIO BOVINO IN FORTE RIDUZIONE

La flessione riguarda l’intero comparto, dalla consistenza del patrimonio ai volumi di macellazione.

Nel 2005 la Francia allevava 19 milioni di capi; nel 2024 il patrimonio zootecnico è sceso a 17 milioni con un calo di 2,4 milioni di capi (-13%). In termini di carni prodotte la contrazione è stata del 18%, con una flessione in quantità di 280.000 tonnellate.

ITALIA: IMPORTAZIONI IN CALO

Il legame tra Italia e Francia è storicamente molto stretto: il 63,6% dei bovini 12-24 mesi allevati e macellati in Italia ha origine francese. Tuttavia, nei primi otto mesi del 2025 questa dinamica ha registrato un cambiamento importante.

Le importazioni di bovini vivi dalla Francia sono diminuite del 5,3% tra gennaio e agosto 2025. Una frenata che non tiene ancora conto del blocco alle esportazioni tra la fine di ottobre e i primi di novembre a causa della dermatite nodulare bovina che ha colpito alcune regioni francesi e che, in proiezione, avrà effetti sulla disponibilità di bovini italiani fra circa sei-sette mesi.

Il combinarsi di due fattori – la contrazione del patrimonio bovino francese e il rallentamento delle importazioni italiane – invita una riflessione da parte di tutti gli attori della catena di approvvigionamento nazionale (Horeca compresa) per impostare politiche di rilancio della zootecnia in Italia.

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

Benessere animale: una scelta etica che i mercati premieranno sempre più [Il Commento di Marco Bompieri]
17 Novembre 2025

Eliminare le gabbie di gestazione e per il parto? 
Per Marco Bompieri è molto più che una scelta di business, è una scelta etica, adottata nel 2024, che oggi ha portato uno dei principali produttori italiani del settore a eliminare l’85% delle gabbie di gestazione e il 53% di quelle per il parto. 

L’obiettivo finale è la completa eliminazione delle gabbie entro il 31 dicembre 2026.

“Stiamo facendo un lavoro impegnativo, che non riguarda solamente la riorganizzazione degli spazi per migliorare il benessere animale, ma che richiede anche uno specifico addestramento del personale e una formazione particolarmente accurata”, spiega Bompieri, che ha lanciato nei giorni scorsi il sito aggiornato (www.bompieri.it).

Nella missione sono affiancati anche da alcune Ong attente all’etica in allevamento e al benessere animale e per Marco Bompieri “si tratta da parte nostra di una scelta prima di tutto di carattere personale e, in secondo luogo, anche imprenditoriale”.

La direzione, in futuro, sarà inevitabilmente quella. “Ad oggi la scelta aziendale non ha ancora uno specifico riconoscimento economico, ma solamente un piccolo premio, che però non giustifica di per sé la portata dell’investimento – osserva Bompieri -. Certo, in alcuni mercati si tratta di un requisito essenziale per poter accedere, come ad esempio nel Regno Unito e sono convinto che in futuro sempre più mercati presteranno attenzione alla questione etica e di benessere animale”.
In proiezione, una rivoluzione dell’allevamento in tale direzione potrebbe anche rappresentare una corsia preferenziale in caso di eccesso di offerta. 

Quanto alle proiezioni di mercato, per Marco Bompieri “nel 2026 dovremmo registrare una crescita del numero di maiali allevati in Italia, ma la pressione maggiore sui listini potrebbe arrivare dall’estero; già oggi le importazioni di suini vivi per la macellazione e di carni suine stanno indirizzando verso un rallentamento dei listini”.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini