Malattie esotiche e cambiamenti climatici: il secolo dei virus
30 Luglio 2025

I recenti focolai di Dermatite nodulare contagiosa (Lumpy skin disease) nei bovini rendono sempre più  evidente la correlazione fra virus esotici e cambiamenti climatici.
Malattia presente in molti Paesi africani, nel 2012 si è diffusa dal Medio Oriente all’Europa sud-orientale, interessando alcuni Stati membri UE (Grecia e Bulgaria) e parecchi altri Paesi dei Balcani, per poi risalire fino alle nostre latitudini.

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Riguardo ad un’altra malattia esotica, la Lingua blu (Blue tongue virus-BTV) che nel 2024 ha causato non pochi danni per la produzione di latte in Germania ed altri Paesi dell’Europa settentrionale, già nel 2007 uno studio inglese dimostrava l’evidenza che i cambiamenti climatici in atto determinavano in nuove regioni  la comparsa di virus trasmessi da insetti. Questo in conseguenza di meccanismi quali aumento delle temperature che alterano i tassi di sopravvivenza dei virus ed ampliano la diffusione di vettori come zanzare, moscerini e zecche; eventi meteorologici estremi che aumentano lo stress nel bestiame, indebolendo le risposte immunitarie; cambiamenti nell’uso del suolo (deforestazione, urbanizzazione) che aumentano il contatto tra i serbatoi di fauna selvatica ed il bestiame.

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I cambiamenti climatici complicano anche le strategie di controllo sanitario, in quanto occorrono nuovi modelli predittivi integrando i dati climatici con i modelli epidemiologici ed anche perché la variazione delle stagioni influisce sui periodi ottimali per le vaccinazioni. Ciò rende indispensabile attuare un coordinamento a livello globale, dato che le malattie non si fermano alle frontiere e pertanto richiedono sistemi internazionali di sorveglianza e risposta.

È dunque essenziale un approccio su più fronti: agricoltura resiliente al clima; sorveglianza integrata delle malattie utilizzando tecniche sofisticate quali telerilevamento ed intelligenza artificiale per prevedere le epidemie; interventi sulle popolazioni dei vettori; investimenti in vaccini e strumenti diagnostici su misura per i ceppi virali in evoluzione.

Infine, occorre considerare l’influenza della vita moderna sulla comparsa dei virus, quali l’aumento dei movimenti di cose, animali, piante, insetti ed anche persone, la riduzione di programmi di controllo degli artropodi; l’alterazione delle pratiche agricole. A questo è poi doveroso aggiungere i conflitti con tutte le loro conseguenze.

Il termine virus (veleno) fu coniato nel 1898 per indicare una nuova forma di agente infettivo. Dopo tante scoperte sui batteri, iniziando con Pasteur, che hanno permesso di affrontare con successo le malattie del secolo scorso, ora la sfida è su questi “veleni”, che non appartengono né al regno animale, né a quello vegetale. Quindi, tutto lascia prevedere che il nostro potrà essere a tutti gli effetti il secolo dei virus.

Fonte: NIH

TESEO.clal.it – Focolai di Dermatite nodulare contagiosa

Cosa ci ha insegnato una giornata in allevamento?
28 Luglio 2025

Osservare il settore da vicino significa anche questo: un maialino in braccio e lo sguardo rivolto alla filiera.

Durante la visita all’allevamento di Ivan Valutilini a Flero (Brescia) abbiamo raccolto spunti preziosi su alcune delle sfide più urgenti del comparto:

  • investimenti in biosicurezza,
  • regole DOP che minacciano di penalizzare anche gli allevatori virtuosi,
  • difficoltà ad accedere ai fondi del PSR per il benessere animale, nonostante l’impegno aziendale
  • squilibri di mercato aggravati dalle restrizioni sanitarie dovute alla PSA

Ivan Valtulini ha sottolineato la necessità di un confronto strutturato tra tutti gli attori della filiera, inclusi i veterinari aziendali e dell’ATS, per affrontare con competenza e concretezza le sfide del settore.

Le riflessioni nate da questa visita rafforzano la convinzione che solo un dialogo aperto e trasversale possa portare a soluzioni condivise.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Zootecnia in allerta: l’evoluzione delle patologie animali nel 2025
22 Luglio 2025

Di: Alberto Lancellotti

Negli ultimi mesi, diverse patologie animali stanno suscitando crescente preoccupazione nel comparto zootecnico, sia a livello globale che regionale. Di seguito esamineremo una sintesi degli ultimi aggiornamenti sull’andamento di tali criticità con un focus specifico sulla situazione in Italia e in Europa.

Bluetongue (Febbre catarrale degli ovini e bovini)

Nel secondo semestre del 2024 e nei primi mesi del 2025, la Bluetongue ha avuto un impatto rilevante sul comparto allevatoriale Europeo, colpendo in particolare Francia e Germania. In Italia i focolai, seppur più contenuti, si sono registrati in particolare al Nord del paese, nonché in Sardegna, dove però la patologia ha interessato prevalentemente ovini e caprini.

Recentemente in Europa si osserva un graduale rallentamento nella diffusione della patologia: un dato incoraggiante considerando che durante il periodo estivo la trasmissibilità dovrebbe essere invece agevolata dalla maggior presenza di insetti, il principale vettore di trasmissione. Le cause di questo calo sembrano essere legate a un clima più secco e a una maggiore copertura vaccinale nelle aree colpite.

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Afta epizootica (Foot-and-Mouth Disease)

Dopo anni di assenza, l’Afta epizootica è riapparsa in Europa: un primo focolaio si è verificato nella Germania orientale all’inizio del 2025, seguito da casi in Slovacchia e Ungheria. Le misure di contenimento sono state rapide ed efficaci, ma il potenziale impatto sugli scambi commerciali ha portato forti preoccupazioni tra gli operatori del settore lattiero caseario.

Attualmente, non si registrano nuovi casi nell’UE da circa tre mesi.
La malattia resta comunque attiva a livello mondiale, in particolare in aree come Sudafrica e Tunisia, mantenendo alto il livello di allerta sanitaria.

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Peste suina africana (African Swine Fever)

La Peste suina africana continua a essere una delle principali emergenze globali per il comparto suinicolo. Presente in Africa e Asia (principalmente in Sudafrica, Filippine e Vietnam), il virus continua a rimanere particolarmente attivo nell’Europa orientale, ovvero in Polonia, Germania, Ungheria e Romania, colpendo sia cinghiali selvatici che suini da allevamento.

Anche in Italia la situazione è critica, con focolai attivi soprattutto al Nord.
Oltre alle aziende colpite direttamente, gli effetti si riverberano anche sulle aziende in zone vicine, i quali stanno affrontando investimenti e maggiori costi per garantire la biosicurezza degli allevamenti.

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Influenza Aviaria ad Alta Patogenicità (HPAI) nei Bovini

L’influenza Aviaria H5N1 ha compiuto diversi salti di specie, colpendo recentemente anche i bovini da latte, soprattutto negli Stati Uniti (oltre 15 Stati coinvolti nel 2024-25, inclusa la California, principale area di produzione Latte negli USA). I bovini infetti mostrano sintomi come febbre, cali produttivi e secrezioni nasali. Inoltre, già nel corso del 2024, è stato riscontrato come il virus sia riscontrabile anche nel latte crudo.

Al di fuori degli Stati Uniti si è registrato un solo caso relativo a bovini da allevamento, in Perù, mentre In Europa non si segnalano fino ad ora casi nei bovini, ma sono stati avviati piani di sorveglianza preventiva in diversi paesi.

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Dermatite nodulare contagiosa (Lumpy Skin Disease)

Tra giugno e luglio 2025, la Dermatite nodulare è ricomparsa in Europa, con focolai in Sardegna, Lombardia e nel sud-est della Francia. La malattia, trasmessa da insetti pungitori, colpisce i bovini causando febbre, noduli cutanei, riduzione della produzione di latte e, nei casi più gravi, la morte.

Diversi Paesi extra-UE hanno già adottato restrizioni commerciali verso le aree colpite:

  • UK: stop a latte crudo, animali vivi, seme, frattaglie (eccetto diaframma e masseteri), pelli e derivati non termotrattati. Fanno eccezione Parmigiano/Grana Padano con maturazione iniziale prima del 23/05/25.
  • Canada: vietati latticini ottenuti da latte non pastorizzato raccolto dopo il 23/05/25. L’Italia è rimossa da lista LSD-free.
  • Giappone: stop a seme bovino, frattaglie (eccetto lingue), latte/derivati non pastorizzati per uso zootecnico.
  • Australia: Italia rimossa dalla lista “LSD-free”.
  • USA: stop a materiale germinale raccolto prima del 22/04/25.

Pur essendo meno contagiosa dell’Afta epizootica e non trasmissibile all’uomo, la LSD comporta significative perdite economiche. I prodotti pastorizzati e a lunga stagionatura restano comunque sicuri e commercializzabili.

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La situazione sanitaria del comparto zootecnico europeo e italiano richiede un monitoraggio costante e un rafforzamento delle misure di prevenzione e biosicurezza. Sebbene alcuni segnali siano incoraggianti, come il rallentamento della Bluetongue e l’assenza di nuovi casi di Afta epizootica, la persistenza e l’evoluzione di altre patologie, come la Peste suina africana e la Dermatite nodulare contagiosa, continuano a rappresentare una sfida cruciale. La cooperazione tra enti sanitari, allevatori, veterinari aziendali e istituzioni resta fondamentale per contenere i rischi, tutelare la salute animale e garantire la sostenibilità economica del settore.

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Mais: produzioni previste in aumento, ma La Niña porta incertezza
15 Luglio 2025

Di: Elisa Donegatti

Nell’aggiornamento di Luglio il Ministero dell’Agricoltura USA ha stimato la produzione statunitense di Mais 2025/26 a circa 400 milioni di tonnellate, con rese record (11,2 ton/ha) ma superfici leggermente in calo. Scorte finali USA ridotte a circa 42 milioni di tonnellate ed export in lieve flessione, mentre la domanda resta forte.

A livello globale, la produzione 2025/26 è attesa in aumento di circa il +3,1%, sostenuta da USA, Argentina (seppur con rischio di siccità) ed UE. Le scorte mondiali restano in calo (circa 272 mln ton, minimi in 12 anni), segnalando un mercato più teso.

Il fattore climatico sarà decisivo ad Agosto, mese critico per le rese nelle principali aree produttrici del Midwest USA: caldo o siccità potrebbero ridurre la produzione di 0,25 – 0,5 ton/ha. Anche se Giugno è stato favorevole, con condizioni del Mais generalmente buone, la possibilità del fenomeno La Niña aumenta l’incertezza: si potrebbero infatti verificare condizioni anomale di siccità negli USA e piovosità in Sud America

In Europa, la produzione di Mais 2025 è stimata in crescita (+8%) grazie a rese migliori, ma con superfici in calo (-1.3%). L’UE rimane strutturalmente deficitaria: nei primi mesi dell’anno le importazioni sono salite (+13%), anche se ad Aprile si è visto un rallentamento. In Italia, nel mese di Luglio i prezzi rilevati dalla CCIAA di Bologna sono tra 245 e 256 €/ton: valori sostenuti, ma sotto pressione. 

Per i prezzi del Mais ci si potrebbe attendere una fase ribassista in autunno per effetto della maggiore offerta da USA e UE. La volatilità rimane alta, contribuendo a comprimere i margini in zootecnia a causa dell’aumento dei costi di alimentazione dei capi.

TESEO.Clal.it – Mais: Stock Finali

Perché la Spagna importa sempre più suini vivi? 
14 Luglio 2025

Di: Marika De Vincenzi

Nel primo quadrimestre del 2025, la Spagna ha registrato un marcato aumento delle importazioni di suini vivi: +75% per i suinetti sotto i 50 kg (oltre 2,1 milioni di capi) e +26% per i suini oltre i 50 kg (circa 340.000 capi), provenienti principalmente da Paesi Bassi, Belgio e Germania.
I dati sopra riportati sembrano indicare che la Spagna stia sempre di più affidando ad altri Paesi europei le fasi iniziali dell’allevamento, come lo svezzamento, e concentrare in Spagna le fasi finali, quali l’ingrasso e la macellazione. A orientare questa scelta potrebbero contribuire anche la pressione sanitaria (in particolare PRRS) e l’eccesso di capacità produttiva degli impianti di macellazione e sezionamento.
Tra gennaio e aprile 2025, le importazioni dall’Olanda, infatti, hanno superato 1,48 milioni di suinetti (+58% rispetto al 2024).

A livello interno, la produzione complessiva di suini nel 2024 resta stabile (34,6 milioni di capi), ma la struttura si modifica: calano lattonzoli (-7,6%) e scrofe (-5,6%), mentre aumentano significativamente i capi tra 20 e 50 kg (+21,2%) e da ingrasso (+1,7%).

Sul fronte export, i mercati asiatici assumono un ruolo sempre più centrale. Nei primi quattro mesi del 2025 la Corea del Sud ha aumentato le importazioni di carne suina fresca e refrigerata dalla Spagna del 44,2%, mentre Regno Unito e Taiwan segnano incrementi a doppia cifra. Da aprile, inoltre, un nuovo accordo ha autorizzato l’export di stomaci di suino verso la Cina, rafforzando la valorizzazione commerciale delle frattaglie, segmento sempre più rilevante per la sostenibilità economica della filiera.

Negli ultimi anni la Spagna ha saputo realizzare una filiera suinicola efficiente, remunerativa e sempre più export-oriented. Ora il modello produttivo sta cambiando pelle, demandando appunto all’estero la fase iniziale della produzione di maiali. Potrebbe essere considerato anche in Italia? Oppure per le nostre caratteristiche dovrebbe essere privilegiata la soluzione del “nato, allevato e macellato in Italia”?

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Cambiamento climatico e sfide nella filiera da latte australiana
4 Luglio 2025

Gli effetti del cambiamento climatico, ma non solo, stanno seriamente colpendo la produzione di latte in Australia. Lo scorso maggio nel Nuovo Galles del Sud, la cui capitale è Sydney, si sono registrate vaste inondazioni mentre negli Stati meridionali di Victoria ed in Tasmania persiste la peggior siccità degli ultimi decenni.

-2.000 aziende da latte in otto anni

Gli effetti sulla produttività delle aziende sono pesanti e le marginalità sono messe a dura prova anche per il crescente aumento dei costi operativi ed il modesto aumento nel prezzo del latte pagato alla stalla, che da molti non è ritenuto soddisfacente.
Questo comporta la problematica della sostenibilità economica, cui si aggiunge la tenuta sociale del sistema, con un impatto anche sull’equilibrio nervoso degli allevatori preoccupati per il futuro delle loro famiglie. Un dato significativo: nel 2015 si contavano 6 mila aziende da latte, mentre nel 2023 erano scese a poco più di 4 mila. Di converso i consumatori vedono salire i prezzi dei latticini, mentre le aziende aumentano gli investimenti su fronti proteiche alternative al latte ottenute da fermentazione microbica (fermentazione di precisione/coltivazione cellulare), con tutti gli interrogativi che questa tecnica comporta.

Serve un piano pubblico per incentivare tecnologie più efficienti

L’associazione nazionale Australian Dairy Farmers richiede un piano pubblico per incentivare investimenti in tecnologie atte a migliorare l’efficienza aziendale, finanziamenti per la sicurezza idrica, programmi di riqualificazione per gli agricoltori, sostegno alla pianificazione delle successioni aziendali.

Tuttavia, dato che il settore lotta contro cambiamenti climatici, tensioni finanziarie e stress mentale, dovrebbe essere previsto anche un approccio più coordinato che indirizzi e sostenga gli agricoltori con la guida di figure professionali esperte in tali ambiti. Questo per adattarsi alle nuove condizioni ambientali, sociali ed economiche adottando tecniche appropriate alle nuove condizioni quali l’agroecologia ed anche nella prospettiva di diversificare le produzioni.
Il tutto, nel contesto del superamento delle iniquità nella logica delle relazioni di relazioni di filiera.

Fonte: The Conversation

TESEO.clal.it – Australia: Condizioni climatiche in corso

Cina: strategie divergenti per Mais e Soia e gli effetti sui mercati globali
1 Luglio 2025

Di: Elisa Donegatti

Le importazioni verso la Cina di Mais e quelle di Soia stanno seguendo traiettorie opposte, con implicazioni rilevanti per i flussi e i prezzi globali. 

Nei primi cinque mesi del 2025, le importazioni cinesi di Mais sono crollate del 94% rispetto allo stesso periodo del 2024, scendendo sotto le 630.000 tonnellate. La Cina sta puntando all’autosufficienza, attingendo alle ingenti scorte interne (stimati 181 milioni di ton per la campagna 2025-26) e sostenendo la produzione domestica.  Questo ha portato ad una diminuzione dei prezzi medi all’importazione: dai picchi di oltre 420 $/ton tra fine 2022 e inizio 2023, si è scesi attorno a 258 $/ton, mentre la domanda cinese di Mais estero rimane debole. Le importazioni dagli Stati Uniti si sono ridotte drasticamente, mentre gli acquisti sono stati spostati (in piccola parte) verso fornitori alternativi come Brasile e Ucraina

Per i maiscoltori italiani, questo scenario può tradursi in pressioni ribassiste sui mercati internazionali, in un contesto già critico per i margini, dato che i costi produttivi sono alti.

Situazione opposta per la Soia: solo a Maggio 2025 le importazioni verso la Cina sono aumentate del 36% su base annua. Pechino sta rafforzando i legami con il Brasile, che grazie a logistica dedicata e continuità di fornitura ha quasi monopolizzato le esportazioni verso il mercato cinese, sostituendosi agli Stati Uniti anche nei periodi dell’anno dove generalmente l’offerta Brasiliana era inferiore per stagionalità. L’aumento delle importazioni è avvenuto a fronte di un calo del prezzo medio:  dai 700 $/ton di metà 2022 si è infatti passati a circa 439 $/ton nel 2025, rendendo l’approvvigionamento economicamente più sostenibile. 

Per le filiere allevatoriali italiane, questo si può tradurre in costi di approvvigionamento più bassi per le Imprese mangimistiche, ma anche nella necessità di confrontarsi con fornitori esteri sempre più competitivi e organizzati, in particolare dal Sud America.

La Cina sta quindi perseguendo due obiettivi distinti: autosufficienza nel Mais da un lato, approvvigionamento di Soia dal Sud America a prezzi moderati dall’altro. Una strategia che condiziona le rotte globali e che i produttori italiani dovrebbero considerare con attenzione nelle prossime scelte agronomiche e commerciali.

TESEO.Clal.it – Cina: Importazioni mensili di Soia

India: verso nuovi record per Frumento e Riso
20 Giugno 2025

Di: Elisa Donegatti

L’India si appresta a registrare nuovi record nella produzione di Frumento e Riso per la campagna 2025-26, rafforzando la propria posizione di attore strategico nel sistema agroalimentare globale. Con oltre 1,4 miliardi di abitanti, lIndia è il terzo produttore mondiale di Frumento ed il primo produttore ed esportatore di Riso, con una presenza dominante nei mercati asiatici e africani.

La produzione di Frumento prevista è di 117,5 milioni di tonnellate (+4% su base annua), coltivata su 32,9 milioni di ettari (+3,4%) con una resa stabile di 3,57 ton/ha. L’incremento è attribuibile all’adozione di varietà resistenti al calore, a pratiche colturali ottimizzate (tempistiche di semina, irrigazioni regolari) e a condizioni climatiche favorevoli. Le politiche pubbliche, in particolare l’aumento del prezzo minimo garantito (MSP), hanno incentivato gli agricoltori ad ampliare le superfici coltivate. Il consumo domestico è in crescita (113 milioni di tonnellate, rispetto ai 108,8 mio ton del 2024-25), mentre l’export è limitato da dazi al 40%, misura volta a garantire l’autosufficienza nazionale e contenere l’inflazione. Gli Stock finali sono previsti in crescita del +37,6%, infatti il governo mira ad estendere la capacità nazionale di stoccaggio, con un incremento per il Frumento da 2,8 a 9 milioni di tonnellate nei prossimi tre anni.

Anche la produzione di Riso dovrebbe segnare un nuovo record, attestandosi a 151 milioni di tonnellate, grazie a rese elevate, favorite da un monsone regolare e dalla riconversione di superfici precedentemente destinate al cotone. Il consumo interno è previsto a 126,5 mio ton, mentre le esportazioni dovrebbero raggiungere i 25 mio ton, trainate dalla domanda nei segmenti del riso comune, basmati e riso rotto.

L’India consolida strutturalmente il proprio settore cerealicolo grazie a innovazione e politiche di sostegno stabili, rafforzando al contempo la propria centralità nei mercati globali. In un contesto di volatilità e instabilità climatica, si conferma attore stabilizzatore e fornitore strategico per i Paesi importatori a basso reddito.

Teseo.clal.it – India: Stock Finali di Frumento
TESEO.Clal.it – India: Produzioni di Riso

Carne suina brasiliana: leadership globale tra competitività e sostenibilità
16 Giugno 2025

Di: Marika De Vincenzi

Il Brasile si conferma uno dei principali protagonisti nel mercato globale della Carne Suina, grazie a una disponibilità interna in continua crescita e a un tasso di autosufficienza passato dal 127,6% nel 2019 al 153,2% nel 2025. Questo significa che il Paese non solo soddisfa ampiamente la domanda interna, ma produce molto più di quanto consuma, consolidando la sua posizione tra i maggiori esportatori mondiali.

Nei primi cinque mesi del 2025, le esportazioni brasiliane di Carne Suina sono aumentate del 17% rispetto allo stesso periodo del 2024, un risultato trainato da molteplici fattori economici e di mercato.
In primis, la valuta debole rende la carne brasiliana più conveniente sui mercati internazionali, migliorando la competitività del prodotto. Parallelamente, i prezzi delle materie prime per l’alimentazione degli animali, come mais e soia, sono stabili o in diminuzione, riducendo i costi di produzione e aumentando i margini di guadagno per gli Allevatori.

Sul fronte della domanda, mercati strategici in Asia, come Filippine, Cina, Hong Kong e Giappone, insieme a Paesi come Cile e Singapore, hanno incrementato significativamente le importazioni di carne suina brasiliana. In particolare, le Filippine hanno aumentato le loro importazioni del 95,2% nei primi cinque mesi del 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024, a fronte di un calo della loro autosufficienza dal 87,9% nel 2009 al 61,6% nel 2025, causato dai focolai di Peste Suina Africana (PSA) che hanno ridotto drasticamente la produzione interna.

La forte domanda estera sostiene inoltre i prezzi domestici brasiliani, incentivando ulteriormente i produttori a incrementare la produzione destinata all’export.
Infine, il Brasile ha investito in modo significativo nelle infrastrutture sanitarie, nella tracciabilità e negli standard di qualità, con l’obiettivo di migliorare l’affidabilità delle esportazioni e facilitare l’accesso ai mercati esteri. Tuttavia, la piena conformità a talune normative, come l’EUDR, resta una sfida aperta, soprattutto per quanto riguarda l’impatto ambientale della produzione di mais e soia nelle aree soggette a deforestazione.

TESEO.clal.it – Brasile: esportazioni di Carni Suine
TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Mais e Soia USA: una dinamica favorevole per gli Operatori Europei
13 Giugno 2025

Di: Elisa Donegatti

I prezzi all’origine del Mais e della Soia negli Stati Uniti, pubblicati da USDA, ed aggiornati al 11 Giugno 2025, evidenziano una dinamica favorevole per gli Operatori europei. I prezzi, espressi in dollari per tonnellata, risultano oggi inferiori rispetto ai livelli di un anno fa. Inoltre, grazie al rafforzamento dell’euro rispetto al dollaro, il costo finale in valuta europea è oggi più contenuto.

Il prezzo medio del Mais si attesta a 168,9 $/ton, che, al tasso di cambio corrente di 1 EUR = 1,143 USD, corrisponde a 147,8 €/ton. Il prezzo medio della Soia è pari a 376,6 $/ton, equivalenti a 329,5 €/ton

L’euro si è rafforzato nei confronti del dollaro, con il cambio passato da 1,076 a 1,143 USD per 1 euro nell’arco di un anno. Questo ha reso gli acquisti in euro meno onerosi. Inoltre la riduzione dei prezzi all’origine in dollari ha contribuito a contenere i costi, determinando un calo complessivo del prezzo in euro.

Dopo i picchi registrati nel 2022, in seguito alla crisi energetica e ai conflitti geopolitici, i prezzi di Mais e Soia hanno mostrato un trend discendente, con lievi rimbalzi stagionali, ma con una tendenza generale alla stabilizzazione. Il tasso di cambio EUR/USD, che aveva toccato minimi intorno a 1,02 nella seconda metà del 2022, ha mostrato un progressivo rafforzamento della valuta europea nel biennio successivo.

In un mercato instabile, l’equilibrio tra quotazioni internazionali e tasso di cambio resta centrale per gli operatori europei. Il costo delle materie prime dipende da entrambi i fattori: monitorarli insieme è essenziale per ottimizzare le strategie di approvvigionamento.

TESEO.clal.it – Cambio Euro-Dollaro per Mais e Soia