Meno bovini, prezzi più alti: come cambia il mercato della carne in Italia
24 Settembre 2026

Di Marika De Vincenzi

Il mercato della carne bovina sta attraversando una fase in cui i consumi sono sotto pressione, ma la disponibilità di bovini si è ridotta ancora di più, contribuendo a mantenere elevati i prezzi lungo la filiera.

La contrazione dell’offerta ha una componente strutturale. In Italia e nell’UE si è ridotta la base produttiva e, con essa, la disponibilità di capi destinati alla produzione di carne.

Per l’Italia, che produce sensibilmente meno carne bovina di quella necessaria a soddisfare il proprio fabbisogno, aumenta così la dipendenza dall’estero: nel 2025 l’autosufficienza nazionale si è attestata al 37,6%.

Un elemento centrale è il Costo del Ristallo. La minore disponibilità di giovani bovini, in particolare dalla Francia, ha sostenuto i prezzi dei capi da ingrasso, facendo crescere il capitale necessario per avviare il ciclo produttivo. A questo si aggiungono i costi di alimentazione, energia e trasporto e, in presenza di problemi sanitari, le limitazioni alla movimentazione che possono ridurre ulteriormente la disponibilità di animali.

La tensione sull’offerta si riflette anche al Consumo: dal dicembre 2019 il prezzo della carne bovina è aumentato di circa il 47%, mentre i volumi acquistati sono diminuiti di circa il 4%.

La questione, quindi, non riguarda soltanto quanto costa produrre un bovino. Riguarda soprattutto la capacità della filiera di mantenere un’offerta adeguata in un contesto di riduzione delle mandrie e degli allevamenti e di contrazione dei consumi. 

Le prospettive non indicano un rapido ritorno a una maggiore disponibilità di carne: secondo le ultime stime USDA, anche nel 2027 le macellazioni bovine nell’UE sono previste in ulteriore calo, con l’inflazione che rischia di erodere ulteriormente le prospettive di consumo.

Una domanda per gli Operatori della Filiera: qual è oggi il principale ostacolo alla crescita del comparto bovino italiano: disponibilità di capi, redditività dell’allevamento o capacità del consumatore di sostenere prezzi più elevati?

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

L’Intelligenza Artificiale nell’evoluzione dell’azienda da latte
22 Settembre 2026

Dati continui, analisi predittive e decisioni automatizzate

L’allevamento da latte sta vivendo una trasformazione profonda. Dopo decenni in cui l’innovazione si è concentrata soprattutto sulla meccanizzazione e sulla genetica, oggi è l’Intelligenza Artificiale (IA) a rappresentare il vero salto di paradigma. Si tratta di un modo completamente diverso di gestire l’azienda basato su dati continui, analisi predittive e decisioni automatizzate, che sta cambiando la vita degli allevatori perché ne amplifica le capacità con meno necessità di lavoro manuale e più attenzione per le decisioni strategiche.

Infatti, non si limita a registrare dei dati ma riconosce schemi, confronta con migliaia di casi simili e segnala anomalie prima che diventino problemi.  Questo può generare maggiore redditività grazie all’efficienza produttiva. Prendiamo ad esempio l’alimentazione, che rappresenta la voce di costo più importante in un allevamento da latte: con l’IA è possibile analizzare in tempo reale la qualità degli alimenti, adattare automaticamente la razione in base alla produzione, allo stadio di lattazione, alla salute dell’animale e prevedere l’impatto di una modifica dell’alimentazione sulla produzione di latte. Ne conseguono meno sprechi, maggiore efficienza ed una produzione più costante.

Ottenere di più con meno input sfruttando la tecnologia e le moderne pratiche agricole è un obiettivo primario per DairyNZ, l’associazione nazionale degli allevatori neozelandesi. Diventa sempre più chiaro come l’intelligenza artificiale e la tecnologia siano strumenti utili per ottimizzare le operazioni ed aiutare gli allevatori ad affrontare proattivamente i problemi prima che degenerino.
Si tratta di migliorare le decisioni, non di sostituire le competenze.

Durante la conferenza internazionale sull’allevamento di precisione dei bovini da latte tenutasi a Christchurch (Isola del sud) alla fine dello scorso anno, è emerso che si sta verificando un cambiamento generazionale, con i giovani agricoltori che adottano sempre più la tecnologia concentrandosi su come fare le cose in modo più intelligente per aumentare la produttività e le generazioni più anziane che mantengono ben vive le competenze fondamentali che derivano dall’esperienza pratica. Obiettivo comune è però il continuo investimento nel miglioramento delle mandrie e nella gestione delle aziende agricole. Questa combinazione di efficienza ed innovazione mantiene l’allevamento lattiero-caseario neozelandese all’avanguardia a livello internazionale.

L’Intelligenza Artificiale, così come le nuove tecnologie, non debbono essere una moda, ma la nuova infrastruttura su cui basare l’allevamento da latte. La sfida non è adottare l’IA, ma imparare a sfruttarla al massimo, combinando nel migliore dei modi tradizione ed innovazione.

Fonte: SunLive

Frumento Duro: rialzi e riflettori sul Canada 
18 Settembre 2026

di Elisa Donegatti e Francesco Fenzi 

Le quotazioni del Frumento Duro alla CUN sono in aumento nelle ultime settimane. Nella rilevazione del 14 settembre, alla CUN Sud Italia, il Frumento fino alto proteico si colloca a 329-334 €/ton, contro i 274-279 €/ton del convenzionale, mantenendo un differenziale di circa 55 €/ton. 

Il rialzo dell’ultima settimana interessa anche le altre categorie, con aumenti di 5 €/t per il fino proteico e di 4 €/t per fino e convenzionale.

Il premio per il prodotto ad alto contenuto proteico rimane quindi significativo.

Sul mercato internazionale, l’attenzione è rivolta soprattutto al CANADA, dove le piogge stanno rallentando la raccolta e aumentando i timori sulla qualità del Frumento Duro. Le condizioni del raccolto canadese rappresentano quindi un elemento da monitorare per gli equilibri dell’offerta internazionale e per il mercato italiano.

Teseo.clal.it: CUN Sud Italia – Confronto Frumento Duro

Mercato suinicolo italiano: tra pressioni sui costi e tenuta dei margini
18 Settembre 2026

di Marika De Vincenzi

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Il comparto suinicolo italiano si trova ad affrontare uno scenario complesso, segnato dalle tensioni geopolitiche globali e dalle avversità climatiche che spingono al rialzo i costi dei fattori produttivi. 

L’impennata dei costi energetici — con il gasolio agricolo a 1,45€/litro (in crescita del +43,1% rispetto a un anno fa) — associata all’aumento dei fertilizzanti (Urea a 625 €/t a settembre, +36,2%) e delle materie prime mangimistiche come soia e mais, sta contribuendo a mantenere elevata la pressione sui costi di alimentazione e sulla gestione degli allevamenti. 

A livello strutturale, la crescente concentrazione dell’allevamento italiano – il 50% dei capi è localizzato in sole quattro province del Nord (Brescia, Mantova, Cremona e Cuneo) – aumenta l’esposizione al rischio sanitario e rende la biosicurezza un elemento centrale nella gestione della Peste Suina Africana (PSA). In tal senso, gli allevatori hanno sostenuto ingenti sforzi negli ultimi anni, adottando alti standard di protezione.

Quanto al mercato, oggi mostra segnali di tenuta. La domanda interna rimane reattiva, le principali filiere DOP evidenziano un recupero delle produzioni di prosciutti tipici e l’export complessivo dei salumi registra un +0,3% nei primi sei mesi dell’anno, sostenuto dall’aumento delle esportazioni di prosciutti stagionati, disossati, speck, coppe e culatelli, mortadella e wurstel, nonostante difficoltà di logistica, trasporti, restrizioni.

Con le quotazioni CUN dei suini da macello per il circuito tutelato a 1,96 €/kg (cat. 156/200 kg), i margini per gli allevatori si mantengono positivi. 

Quanto potrà durare questa fase di redditività e, soprattutto, in che misura i margini potranno tradursi in investimenti in efficienza, sostenibilità e biosicurezza, rafforzando la competitività della suinicoltura italiana? 

Costi in aumento e mercati incerti: le nuove sfide per la filiera
14 Settembre 2026

Di Alberto Lancellotti e Mirco De Vincenzi

Le tensioni internazionali, la logistica compromessa, i trasporti ostacolati dai venti di guerra, i cambiamenti climatici creano tensioni ai prezzi delle materie prime agricole, dell’energia e dei fertilizzanti. Produrre cibo costerà di più agli allevatori e il rimbalzo dei costi finirà per riverberarsi sulle filiere, fino al consumatore finale. Come reagirà la filiera? Le quotazioni di latte, suini, bovini da carne, avicoli – per restare nell’ambito zootecnico – riprenderanno quota, garantendo marginalità ai produttori oppure subentreranno altre dinamiche? 

Quali saranno i riflessi sui mercati legati alle rotte commerciali internazionali, anch’esse esposte a rotte inedite, dazi, protezionismi, aspirazioni di conquistare nuovi spazi?

Siamo tornati in una fase di incertezza globale, come già avvenuto in altri frangenti nel Terzo millennio (ricordiamo, in un excursus non esaustivo: la protesta delle tortillas in Messico nel 2007 per i rincari del mais, le Primavere Arabe nel 2010-2011, la corsa a rafforzare gli stock di cereali e semi oleosi da parte della Cina nel 2018-19, gli effetti della pandemia nel 2020 e 2021, poi l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, che ha trascinato i prezzi dell’energia, dei fertilizzanti, delle materie prime).

Rispetto al passato, oggi fra gli elementi inediti possiamo collocare l’Intelligenza Artificiale, che se ben orientata potrebbe semplificare la diffusione della conoscenza. 

Ma fra mille incognite, come dovranno comportarsi gli allevatori? In quale direzione dovranno investire? Bisognerà riorganizzare le catene di approvvigionamento? Come difendersi?

Suini, prezzi in crescita: recupera la redditività, ma non basta ancora [Commento di Rudy Milani]
11 Settembre 2026

Rudy Milani
Confagricoltura

Rudy Milani – Suinicoltore e Presidente FNP Suini Confagricoltura
Rudy Milani – Suinicoltore e Presidente FNP Suini Confagricoltura

Undici rialzi consecutivi delle quotazioni in CUN dei suini grassi da macello per il circuito tutelato hanno permesso di recuperare un po’ di redditività, ma non sono ancora sufficienti, per Rudy Milani, responsabile nazionale della Federazione di prodotto Suini di Confagricoltura, per colmare la voragine che si è venuta a creare da ottobre 2025 fino alla fine di giugno di quest’anno.

Un quadro, secondo Milani, “aggravato anche da:

  • il calo delle esportazioni europee verso l’Asia, 
  • la diminuzione di allevamenti in Germania (-700 allevamenti da gennaio a maggio 2026), 
  • la diminuzione in sei mesi, fra gennaio e giugno, di 15mila scrofe in italia per la corsa dei prezzi dei ristalli nazionali,
  • la carenza di manodopera qualificata”.

Ancora per qualche altra settimana, è convinto l’allevatore di Confagricoltura, “i prezzi dei maiali risentiranno dell’ondata positiva, poi bisognerà incrociare le dita, perché alla volta di ottobre-novembre si affacceranno sul mercato italiano molti animali smarchiati acquistati all’estero a prezzi più vantaggiosi rispetto ai nostri, ma che avranno una sola conseguenza: trascinare in una spirale ribassista i suini compravenduti in Italia, sia quelli destinati alla salumeria Dop che quelli generici. E sarà un impatto di almeno 100mila capi”.

Un quadro complesso, indubbiamente, “aggravata da una stagione estiva eccessivamente calda, che finirà per penalizzare le produzioni vegetali destinate alla zootecnia, e appesantita dalla concorrenza dei paesi del Mercosur, Brasile in testa, che potrebbero approfittare dell’accordo di libero scambio per inondare i mercati europei e spingere ancora più in basso i listini della nostra suinicoltura. 

E tutto questo in assenza di una vera reciprocità fra sistemi di allevamento comunitari e sudamericani, in quanto eventuali blocchi all’import di carne suina scatteranno solo dopo i controlli casuali e saltuari alle dogane”.

“Difficile, a queste condizioni – secondo Rudy Milani – che gli allevatori abbiano la forza di investire in un grado più elitario di benessere animale, preso atto che in fatto di biosicurezza le strutture sono ormai tutte in regola. 

Bisogna avere fieno in cascina e in questo momento gli allevatori singoli, non assorbiti da sistemi di soccida (nel frattempo cresciuta di un altro 4%), non hanno la tranquillità economica per intervenire”.

TESEO.clal.it – Payout da suinetto a suino italiano
TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Stress da caldo: una nuova analisi
7 Settembre 2026

Di Alberto Lancellotti

L’anno 2026 è da annoverare tra gli anni eccezionali in termini di stress da caldo sulla vacca in tutte le principali province italiane per produzione di latte, anche al netto del trend in crescita registrato nell’ultimo decennio.

A misurarlo sono i dati climatici NASA che abbiamo analizzato in un nuovo approfondimento per misurare e raccontare in tempo reale la situazione stress negli allevamenti italiani. Lo stress da caldo nella vacca da latte può portare a conseguenze immediate, come un calo nella produzione di latte, ma anche a problematiche con ripercussioni sul medio-lungo periodo. 

In alcune province, come Mantova e Reggio nell’Emilia, l’attuale stress da caldo è superiore al massimo rilevato nei 10 anni precedenti per questo periodo, e se per Cuneo l’eccezionale stress sembra ora rientrare verso i livelli medi registrati nel decennio, per altre province come Brescia e Vicenza il livello di stress da caldo non accenna a rientrare nella normalità per questa fine estate. Gli allevatori del Sistema Stalla sottolineano che l’impatto sui capi diventa maggiormente gravoso tanto più è prolungato il periodo di stress: ne è un esempio la provincia di Cremona, dove la soglia d’allerta è stata superata già da inizio aprile.

L’impatto non si misura soltanto attraverso un calo delle consegne di latte. Se lo stress non comporta drastici cali produttivi è perché gli allevatori hanno attuato una serie di azioni per contrastarne gli effetti. E nuove iniziative ancora vengono prese in considerazione dal mondo allevatoriale per proteggere la mandria, e non solo il litro di latte, da questi eventi climatici.

Una condizione di cui tutta la filiere dovrebbe parlare, oggi su basi oggettive, per assicurare un sano futuro al settore.

Suino e bovino: due filiere, due strategie di mercato
4 Settembre 2026

di Marika De Vincenzi

Il mercato mondiale delle carni suine e bovine presenta nel 2026 dinamiche differenti secondo le ultime stime USDA: il suino prevalentemente orientato ai consumi interni, mentre il bovino mostra una maggiore esposizione al commercio internazionale.

Il SUINO rappresenta il 66% dei volumi complessivi delle due specie, pari a circa 14 kg pro-capite. Ben il 91% della produzione suinicola viene consumata internamente, mentre solo il 9% è destinato all’export (10,4 Mt). La Cina si conferma il principale polo produttivo e di consumo, con 59,5 Mt prodotte, quasi la metà del totale mondiale. L’UE riduce la produzione dell’1,2% e l’export del 7,6% (pesa la PSA in Spagna, principale esportatore dei 27 Paesi comunitari), mentre crescono le vendite estere di Stati Uniti (+3,3%) e Brasile (+6,8%).

Più orientato agli scambi internazionali è il COMPARTO BOVINO. La produzione si colloca globalmente a 61,6 Mt (-1,1%). Il 22% viene esportato, per un totale di 13,8 Mt. Gli Stati Uniti registrano un calo della produzione (-0,8%) e dell’export (-8,2%), mentre i consumi cinesi diminuiscono del 7,5%, complice un rallentamento della capacità di spesa interna. Il Brasile mantiene la leadership mondiale dell’export, con 4,27 Mt; da pochi giorni il suo accesso al mercato comunitario è frenato dal blocco all’import di alcuni prodotti, non allineati alle norme europee sull’uso degli antimicrobici. 

I dati confermano che non esiste un’unica formula per il comparto zootecnico. Efficienza, competitività, strategie internazionali vanno coniugate con specializzazione, qualità, flessibilità. I mercati – siano interni o internazionali – devono sempre più fare i conti con l’incertezza globale.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini
TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

Carne, il prezzo orienta sempre più gli acquisti dei Consumatori     
28 Agosto 2026

Di Marika De Vincenzi

Il fattore prezzo è sempre più un elemento determinante nell’oscillazione degli acquisti di carne da parte dei Consumatori. Il carrello della spesa fa i conti con i rincari e gli acquisti si adattano di conseguenza.

Il fenomeno è evidente anche analizzando i CONSUMI DI CARNI FRESCHE nel retail nel mese di luglio 2026. Il trend della CARNE SUINA segna un aumento delle vendite sia a peso imposto (+2,2%) che a peso variabile (+3%), a fronte di prezzi medi in flessione del 3% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Per la CARNE BOVINA, AVICOLA E OVICAPRINA, invece, gli aumenti dei prezzi medi registrati – rispettivamente del +6,9%, +2,8% e +10,2% – hanno frenato i consumi. I volumi totali risultano in calo del 5,7% per la carne bovina, del 2,4% per quella avicola e del 6,3% per quella ovicaprina. 

Con riferimento al CONSUMO RETAIL DI SALUMI, continuano a segnare il passo i COTTI: a luglio le vendite del prosciutto cotto diminuiscono del 3,4% e quelle della mortadella del 5,4%. In calo anche salame (-2,1%) e pancetta a cubetti (-3,4%). 

Le alte temperature di luglio hanno invece favorito salumi meno elaborati e più adatti al consumo estivo. Crescono così le vendite di PROSCIUTTO CRUDO DOP, con il peso imposto in aumento del 24% tendenziale, a fronte di prezzi medi in crescita dell’1,6%. Aumentano anche i volumi del PROSCIUTTO CRUDO NON DOP (+4,8%), sostenuti dal peso variabile (+9,4%) e da prezzi medi in diminuzione del 2%, confermando il ruolo del prezzo nelle scelte d’acquisto. 

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Suini resistenti alla PRRS: ricerca genetica e scenario internazionale
21 Agosto 2026

Di Marika De Vincenzi

La PRRS (Porcine Reproductive and Respiratory Syndrome) è una delle principali malattie della suinicoltura mondiale, con effetti su fertilità, mortalità dei suinetti e costi produttivi.

Da tempo si sperimentano rimedi alla malattia ma negli ultimi anni la ricerca si è orientata ed ha esplorato le nuove tecniche genomiche, come CRISPR-Cas9, con l’obiettivo di ridurre la suscettibilità genetica dei suini al virus. Il patogeno utilizza infatti il recettore CD163 per infettare le cellule: intervenendo su questo recettore tramite editing genetico è possibile limitarne l’infezione .

Queste applicazioni sono tuttavia ancora in fase sperimentale o regolatoria. Tra gli attori coinvolti nello sviluppo di linee suine geneticamente modificate figura la Pig Improvement Company (PIC), società del gruppo Genus plc. 

Sul piano internazionale, negli Stati Uniti la Food and Drug Administration (FDA) valuta caso per caso gli animali ottenuti tramite editing genetico. Le applicazioni legate alla PRRS sono in fase avanzata di valutazione, ma non ancora diffuse su larga scala. Approcci analoghi si osservano in Canada, Brasile e Cina, seppure con diversi livelli di sviluppo regolatorio.

Nell’Unione Europea le tecniche di genome editing stanno facendo passi avanti ma, allo stato attuale, rientrano nella normativa OGM (Direttiva 2001/18/CE), richiedendo autorizzazioni, sperimentazioni lunghe e complesse che di fatto le rendono inapplicabili sul campo. È comunque in corso una revisione a livello europeo sulle Nuove Tecniche Genomiche (NGT).

La possibilità di ottenere suini più resistenti alla PRRS è dimostrata ma necessita ancora di un robusto riconoscimento a livello scientifico accompagnato da una normazione dedicata. Secondo gli esperti tale traguardo potrebbe ridurre sensibilmente l’impatto sanitario della malattia, migliorando la stabilità produttiva e facilitando la gestione dell’allevamento. Tuttavia l’adozione industriale è ancora in fase iniziale.