I dati scientifici, ma soprattutto la realtà, mostrano con crescente evidenza che rispondere al cambiamento climatico non è più una questione di retorica, ma di adattamento operativo. Le conseguenze del riscaldamento globale stanno già impattando su agricoltura, disponibilità idrica, salute, infrastrutture ed ecosistemi. Per il settore agricolo, il cambiamento climatico rappresenta già oggi una sfida economica e produttiva. Gli effetti più rilevanti includono la riduzione della disponibilità idrica nei periodi critici, l’incremento dell’evapotraspirazione, una maggiore pressione di patogeni ed insetti e la diminuzione della stabilità produttiva delle colture.
Anche il comparto lattiero-caseario è particolarmente vulnerabile. Lo stress termico delle bovine da latte comporta una riduzione dell’ingestione, un calo della produzione ed un peggioramento di alcuni parametri qualitativi, con ricadute economiche significative sulle filiere.
Due strategie necessarie e complementari: adattamento e mitigazione
Però il dibattito climatico è spesso ancora presentato come un conflitto tra sostenibilità ambientale e crescita economica col rischio dell’inazione, invece di adottare due strategie necessarie complementari: adattamento e mitigazione. La strategia di adattamento consiste nelle misure per convivere con un clima già cambiato, quindi sistemi irrigui più efficienti, nuove varietà resistenti a siccità e calore, infrastrutture resilienti agli eventi estremi. La mitigazione consiste invece nella riduzione delle emissioni di gas serra mediante l’efficienza energetica, le energie rinnovabili e l’economia circolare.
Come evidenziato dall’IPCC, (Intergovernmental Panel on Climate Change / Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico), il principale organismo internazionale per la valutazione scientifica del cambiamento climatico e dei suoi impatti, ogni ulteriore frazione di grado di riscaldamento aumenta i rischi climatici e rende più oneroso l’adattamento futuro.
Rispondere al cambiamento climatico non significa soltanto fissare obiettivi ambientali, ma ripensare concretamente i modelli produttivi, le politiche territoriali e la gestione delle risorse naturali attuando una transizione operativa. Per imprese, amministrazioni pubbliche e filiere agroalimentari, la vera sfida non è più riconoscere il problema, bensì sviluppare la capacità di adattarsi e competere in un contesto climatico profondamente diverso da quello del passato.
In sintesi, il cambiamento climatico ha superato la fase della retorica: oggi è una questione di gestione del rischio, resilienza e competitività economica che rende necessaria una transizione, o meglio, una conversione produttiva.
Fonte: Food Navigator