Il suolo: un patrimonio da custodire e coltivare
14 Ottobre 2026

Rotazione, inerbimento, sovescio, erano le tradizionali tecniche agronomiche usate per assicurare la salute del suolo, ovvero l’ecosistema vivente che mantiene la fertilità del terreno.

Soppiantate dalla chimica industriale  e dalla meccanizzazione spinta che, con l’avvento della monocoltura, hanno contribuito a trasformare radicalmente il contesto agrario, ora vengono riscoperte dalla cosiddetta agricoltura rigenerativa o conservativa.

È la presa di coscienza che il suolo non è un mero substrato da frantumare, sterilizzare, concimare, ma un patrimonio da custodire e coltivare.

Quindi, aumentare la sostanza organica e l’attività microbica, effettuare delle lavorazioni minime per non danneggiare la struttura del terreno, mantenerlo coperto per evitare l’erosione favorendo la biodiversità. E, non meno importante, assicurare l’allevamento animale per chiudere il ciclo naturale dei nutrienti.

Bilancio della prossima stagione per Mais, Frumento e Soia
13 Ottobre 2026

di Elisa Donegatti

Il bilancio tra domanda e offerta è uno strumento basilare per conoscere un mercato. Nella home page di TESEO sono disponibili i bilanci di molti cereali e semi oleosi, ed alcuni derivati, aggiornati mensilmente. Scopriamo le novità dell’ultimo aggiornamento sull’annata 2026/27:

🌽 Mais: Nonostante migliorino le stime per la disponibilità negli USA, le produzioni sono previste in calo rispetto all’annata 2025/26 a livello statunitense e, di conseguenza, mondiale, intaccando le scorte. Per l’Unione Europea è previsto un calo produttivo del 15,6%.

🌾 Frumento: Peggiorano le prospettive per scorte ed export nel Mondo, stimate in calo sull’annata precedente. L’export Russo segna il principale calo, mentre Canada e Australia restano importanti riferimenti per l’offerta internazionale.

🫘 Soia: Produzioni ed export previsti in aumento, sostenute soprattutto dagli Stati Uniti, mentre gli stock rimarranno stabili. Produzioni stimate in crescita anche per il Brasile (+3%): fondamentale seguirne l’andamento per stimare l’offerta sudamericana ed i flussi commerciali.

Scopri anche i bilanci di Farina di Soia, Orzo, Seme di Girasole, Colza, Riso, Sorgo, Farina di Girasole su Teseo.clal.it >

TESEO.clal.it – Bilanci Mondiali di Mercati

Rispondere al cambiamento climatico: dalla consapevolezza all’azione
13 Ottobre 2026

I dati scientifici, ma soprattutto la realtà, mostrano con crescente evidenza che rispondere al cambiamento climatico non è più una questione di retorica, ma di adattamento operativo. Le conseguenze del riscaldamento globale stanno già impattando su agricoltura, disponibilità idrica, salute, infrastrutture ed ecosistemi. Per il settore agricolo, il cambiamento climatico rappresenta già oggi una sfida economica e produttiva. Gli effetti più rilevanti includono la riduzione della disponibilità idrica nei periodi critici, l’incremento dell’evapotraspirazione, una maggiore pressione di patogeni ed insetti e la diminuzione della stabilità produttiva delle colture.

Anche il comparto lattiero-caseario è particolarmente vulnerabile. Lo stress termico delle bovine da latte comporta una riduzione dell’ingestione, un calo della produzione ed un peggioramento di alcuni parametri qualitativi, con ricadute economiche significative sulle filiere.

Due strategie necessarie e complementari: adattamento e mitigazione

Però il dibattito climatico è spesso ancora presentato come un conflitto tra sostenibilità ambientale e crescita economica col rischio dell’inazione, invece di adottare due strategie necessarie complementari: adattamento e mitigazione. La strategia di adattamento consiste nelle misure per convivere con un clima già cambiato, quindi sistemi irrigui più efficienti, nuove varietà resistenti a siccità e calore, infrastrutture resilienti agli eventi estremi. La mitigazione consiste invece nella riduzione delle emissioni di gas serra mediante l’efficienza energetica, le energie rinnovabili e l’economia circolare.

Come evidenziato dall’IPCC, (Intergovernmental Panel on Climate Change / Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico), il principale organismo internazionale per la valutazione scientifica del cambiamento climatico e dei suoi impatti, ogni ulteriore frazione di grado di riscaldamento aumenta i rischi climatici e rende più oneroso l’adattamento futuro.

Rispondere al cambiamento climatico non significa soltanto fissare obiettivi ambientali, ma ripensare concretamente i modelli produttivi, le politiche territoriali e la gestione delle risorse naturali attuando una transizione operativa.  Per imprese, amministrazioni pubbliche e filiere agroalimentari, la vera sfida non è più riconoscere il problema, bensì sviluppare la capacità di adattarsi e competere in un contesto climatico profondamente diverso da quello del passato.

In sintesi, il cambiamento climatico ha superato la fase della retorica: oggi è una questione di gestione del rischio, resilienza e competitività economica che rende necessaria una transizione, o meglio, una conversione produttiva.

Fonte: Food Navigator

Dall’energia ai costi di filiera: dove si trasmette la pressione
12 Ottobre 2026

Di Alberto Lancellotti.

Nel post precedente abbiamo visto cosa sta succedendo sui mercati di energia e materie prime. Il rincaro degli input energetici può propagarsi lungo diverse fasi della filiera.

Fertilizzanti. Il rincaro del gas incide direttamente soprattutto sui fertilizzanti azotati, come ammoniaca e urea, perché il gas naturale rappresenta sia una fonte energetica sia una materia prima essenziale per la produzione di idrogeno. Quando il prezzo del gas europeo aumenta troppo, alcuni impianti diventano meno competitivi rispetto ai produttori localizzati in aree con energia più economica e possono essere spinti a ridurre la produzione. Questo restringe l’offerta interna e contribuisce a sostenere i prezzi dei fertilizzanti.

Altri costi industriali. Anche altri materiali utilizzati lungo la filiera risentono del rincaro dell’energia e delle materie prime. PET e plastiche sono esposti all’andamento della filiera petrolchimica, mentre alluminio e vetro sono particolarmente sensibili ai costi di gas ed elettricità per l’elevata intensità energetica dei processi produttivi. 

Le pressioni energetiche si stanno conseguentemente trasferendo anche su voci di costo rilevanti per le imprese, come packaging, trasformazione e logistica.

Il risultato è un possibile effetto a cascata lungo la filiera, con effetti potenzialmente rilevanti anche per il settore agroalimentare e zootecnico. In questo contesto, anche la capacità dei Consumatori di assorbire parte dei maggiori costi sarà una variabile chiave, poiché alcune delle stesse pressioni che gravano sulle filiere, incidono direttamente anche sui bilanci familiari.

Suinetti: perché il prezzo italiano è diverso?
9 Ottobre 2026

di Marika De Vincenzi

Teseo.clal.it – Prezzi dei suinetti dei principali paesi europei

A settembre il prezzo medio UE del SUINETTO da 25 Kg è stato pari a 48,7 €/capo. In Italia ha invece raggiunto il valore di 75,6 €/capo, superiore alle quotazioni dei principali Paesi produttori.

Confrontare i prezzi senza considerare la destinazione del suino può essere fuorviante. In Italia il suinetto entra prevalentemente in un sistema orientato al suino pesante destinato alle produzioni DOP, con caratteristiche produttive diverse da quelle prevalenti in altri Paesi europei.

Il confronto dei prezzi racconta quindi anche le differenze tra i modelli produttivi suinicoli europei. Un dato apparentemente semplice, come il prezzo di un suinetto, va letto alla luce della filiera a cui quel suino è destinato: produzione di carne fresca, salumeria, circuito DOP. Cambia l’obiettivo finale, cambiano i prezzi nel primo segmento della filiera, cambiano (o dovrebbero farlo) i prezzi del suino in base alla destinazione dell’animale.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Ripensare il modo in cui produciamo il cibo
7 Ottobre 2026

I problemi relativi all’ambiente, clima e natura, sono stati considerati per troppo tempo come questioni distinte. Una recente ricerca dell’Università di Oxford ha dimostrato come spesso invece si tratti dello stesso problema, che si manifesta sullo stesso territorio. 

Si stima che l’attività agricola abbia causato la perdita di 300 miliardi di tonnellate di carbonio immagazzinato nei suoli e messo a rischio di estinzione circa il 14% delle specie viventi – animali, piante, funghi, microrganismi – con un danno evidente alla ricchezza genetica del pianeta. Però, due terzi di queste perdite di carbonio e di biodiversità sono avvenute solo su di un terzo dei terreni mondiali coltivati e la gran parte di tale danno è concentrato in alcune zone del Sud America, dell’Africa subsahariana e del sud-est asiatico.

Il commercio internazionale contribuisce poi a distribuire questi impatti in tutto il mondo: circa il 18% delle perdite di carbonio e di biodiversità nei terreni agricoli è legato al commercio transfrontaliero di prodotti alimentari, col Brasile principale esportatore netto sia di carbonio che di perdita di biodiversità e la Cina principale importatore.

I ricercatori sottolineano che non tutti i cibi hanno lo stesso impatto e che una transizione verso diete sostenibili, specialmente nei paesi a più alto reddito, rappresenta la leva più efficace per arrestare l’estinzione delle specie. Rilevano che, in media, gli alimenti di origine animale sono associati ad emissioni di carbonio otto volte superiori e ad una perdita di biodiversità 14 volte maggiore per caloria rispetto agli alimenti di origine vegetale.

La sfida consiste nel reindirizzare i terreni agricoli al ripristino degli ecosistemi naturali senza compromettere la sicurezza alimentare globale. Compito arduo ma necessario, che interpella tutti a tutti i livelli.

Fonte: Nature

Energia e materie prime: tornano le tensioni sui mercati
5 Ottobre 2026

Di Alberto Lancellotti

Le nuove tensioni sui mercati internazionali stanno riportando in primo piano il tema dei costi di produzione. Materie prime, energia e altri input strategici tornano a gravare in modo significativo
sui margini delle imprese.

Energia elettrica. Dopo una prima parte dell’anno relativamente stabile, durante l’estate i prezzi sono tornati a salire, sostenuti dall’aumento della domanda per la climatizzazione e dal maggiore costo del gas utilizzato nella generazione elettrica. In sistemi come quello italiano, dove le centrali a gas continuano ad avere un ruolo rilevante nella formazione del prezzo, i rincari del gas tendono a trasferirsi rapidamente sul costo dell’elettricità.

Gas naturale. Il TTF è tornato a rafforzarsi in un contesto europeo caratterizzato da margini di sicurezza più ridotti rispetto agli ultimi anni. Gli stoccaggi risultano inferiori, mentre l’Europa dipende maggiormente dal GNL importato via nave e deve quindi competere con l’Asia per attrarre gli stessi carichi. Le tensioni sulle rotte del Medio Oriente aumentano ulteriormente il rischio sull’offerta, proprio mentre ci si avvicina alla stagione invernale, quando i consumi tendono fisiologicamente a crescere.

Petrolio e carburanti. Il Brent ha superato più volte la soglia dei 100 dollari al barile, sostenuto dalle tensioni in Medio Oriente e dall’aumento del premio di rischio legato alla sicurezza degli approvvigionamenti. Sul gasolio la pressione è duplice: al maggiore costo del greggio si aggiungono le difficoltà sul fronte della raffinazione, aggravate dagli attacchi alle raffinerie russe.
Negli Stati Uniti si osserva inoltre un maggiore interesse per l’impiego di etanolo nella miscela dei carburanti, una dinamica che allo stesso tempo sostiene la domanda di Mais destinato alla produzione di biocarburanti.

👉 Nel prossimo post analizziamo cosa succede ai costi di fertilizzanti, materiali industriali, packaging e logistica.

Prezzi del Gasolio Agricolo ai livelli del 2022
2 Ottobre 2026

di Elisa Donegatti

La quotazione del Gasolio Agricolo è aumentata da 1,44€/litro a fine agosto a 1,62€/litro a fine settembre: una crescita del +12% in meno di un mese (CCIAA Milano Monza Brianza Lodi). Il prezzo medio di settembre è stato superiore del +55% rispetto a un anno fa, su livelli che richiamano la forte fase di tensione del 2022. 

Il rialzo italiano si inserisce in una fase di tensione internazionale sui distillati del petrolio. Negli Stati Uniti l’agenzia EIA segnala prezzi del diesel ai livelli più elevati dal 2022, mentre la Commissione europea evidenzia prezzi elevati del diesel, nonché scorte europee di prodotti petroliferi inferiori alla media degli ultimi cinque anni. Le raffinerie europee stanno lavorando a livelli elevati e le scorte contenute lasciano margini limitati per assorbire eventuali nuove tensioni sul mercato. 

Per l’agricoltura italiana, il rincaro arriva in una fase caratterizzata da un consistente impiego di carburante per le lavorazioni post-raccolta, la preparazione dei terreni e le semine autunnali, aumentando direttamente il costo delle operazioni e la pressione sui margini delle produzioni agricole e zootecniche. Il Gasolio sarà quindi una voce da monitorare attentamente, soprattutto se la situazione sui mercati dei distillati dovesse rimanere tesa nei prossimi mesi. 

TESEO.clal.it: Italia – Prezzo del Gasolio Agricolo

Suinicoltura italiana: in una fase delicata serve un maggiore dialogo di filiera
2 Ottobre 2026

di Marika De Vincenzi

Il mercato suinicolo italiano sta attraversando una fase delicata, nella quale elementi di biosicurezza, equilibri di mercato, costi di produzione e competitività europea, obiettivi di commercializzazione di carni e salumi si intrecciano con le esigenze delle diverse componenti della filiera.

In questo contesto, il rapporto tra allevamento, industria e distribuzione assume un’importanza particolare. Condividere informazioni, comprendere le dinamiche che interessano i diversi anelli della filiera e confrontarsi sulle prospettive può contribuire a gestire meglio una fase caratterizzata da incertezza e cambiamenti.

Non si tratta di prevedere quale sarà l’evoluzione dei prezzi, ma di guardare alla filiera nel suo insieme: la capacità di dialogare e di trovare punti di equilibrio può diventare un elemento importante per affrontare i prossimi mesi. Sarà fondamentale monitorare diversi aspetti e affrontarli con la consapevolezza che molte incognite potrebbero avere un impatto trasversale sugli attori coinvolti lungo la catena di approvvigionamento.

È anche su questi temi che TESEO continuerà a raccogliere dati, informazioni e punti di vista degli operatori, per contribuire a una lettura condivisa delle dinamiche del mercato, costruita anche attraverso il confronto tra i diversi operatori della filiera.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Opinioni dal settore suinicolo: segnali di recupero ma resta la prudenza
25 Settembre 2026

di Marika De Vincenzi

TESEO ha raccolto le opinioni di operatori dell’allevamento, dell’industria e della distribuzione per comprendere come viene percepita l’attuale fase del mercato.

Dai contributi emerge un sentiment prudente. Le quotazioni intorno a 2,00 €/kg rappresentano un recupero dopo un primo semestre difficile, ma quanto si protrarranno rimane incerto. Tra le principali incognite c’è l’evoluzione del mercato europeo: maggiore disponibilità e prezzi più competitivi all’estero potrebbero aumentare la pressione sul nostro mercato interno (forse anche intaccando la tenuta delle scrofaie italiane, che producono suinetti per il circuito tutelato) e favorire il ricorso a carni estere.

Anche il rialzo delle quotazioni dei suini da macello viene letto con cautela: la minore disponibilità stagionale e i pesi più contenuti hanno sostenuto il recupero, ma con il ritorno di una maggiore offerta potrebbe riemergere la pressione sui prezzi.

Sul fronte dei costi di produzione, mangimi, energia, gasolio, trasporti e gestione della PSA continuano a incidere sui margini. Investimenti in efficienza, benessere e biosicurezza restano necessari, ma l’incertezza rende più prudente la programmazione.

Nel mercato dei salumi, secondo alcuni operatori, l’aumento dei prezzi dei DOP riflette soprattutto la minore disponibilità di prodotto, mentre per alcuni salumi non tutelati si rileva una debolezza dei volumi di vendita. Resta da capire quanto l’export possa compensare la debolezza del mercato interno. La filiera DOP resta un elemento di differenziazione del suino italiano, ma emerge la necessità di maggiore collaborazione strategica di filiera e investimenti coordinati. L’inflazione e i prezzi elevati impongono di esplorare mercati esteri attenti alla qualità e disponibili a riconoscerla in termini di prezzi.

Nel complesso, gli operatori intervistati da TESEO esprimono una filiera che guarda con attenzione all’attuale recupero delle quotazioni, ma non lo considera necessariamente strutturale. Prezzi, costi di produzione, disponibilità di suini e competitività del prodotto italiano rispetto all’offerta europea saranno i principali fattori da monitorare nei prossimi mesi.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini