Nuova Zelanda: calo del 20% nell’uso di concimi azotati
16 Aprile 2026

La concimazione azotata è uno dei principali fattori che determinano la produzione di foraggio. Elevati apporti di azoto aumentano la concentrazione di proteine grezze ed accelerano la ricrescita, però solo il 20-35% dell’azoto applicato viene recuperato nel foraggio, mentre il resto viene perso attraverso volatilizzazione, lisciviazione o emissioni gassose. Queste perdite contribuiscono al degrado ambientale e riducono la redditività delle aziende agricole.

Si calcola che gli allevamenti da latte contribuiscono per circa il 15% alle emissioni nazionali di gas serra (GHG) di origine agricola, con i fertilizzanti azotati che rappresentano una delle principali fonti di emissioni di protossido di azoto (N₂O) ed ammoniaca (NH₃). Nel contempo, i quadri normativi mirano sempre più alla riduzione della volatilizzazione dell’ammoniaca e della lisciviazione dei nitrati. Comprendere come la riduzione degli apporti di azoto influenzi l’intero continuum suolo-pianta-animale è essenziale per avere sistemi lattieri resilienti.

Migliore gestione dei liquami e concimi a maggiore efficienza

Il problema si pone anche in Nuova Zelanda, dove la concimazione con azoto è stata a lungo un pilastro del sistema di alimentazione animale basato sul pascolo. Tuttavia le normative ambientali, l’aumento dei costi dei concimi e gli obiettivi di sostenibilità stanno determinando un cambiamento verso una riduzione dell’uso di azoto chimico. Le moderne aziende da latte stanno adottando sempre più spesso strategie quali una migliore gestione dei liquami con tecniche di spandimento a basse emissioni e concimi a maggiore efficienza, in particolare l’urea rivestita, per mantenere la produttività riducendo al contempo le emissioni.

Dopo che da tre anni n Nuova Zelanda è stata introdotta la rendicontazione obbligatoria sulle concimazioni azotate l’uso di fertilizzanti nelle aziende da latte è diminuito del 20%. Questo in conseguenza delle normative che limitano i dosaggi di applicazione a 190 kg/ha all’anno e per l’aumento dei prezzi dell’azoto ma anche per i requisiti sull’efficienza ed il maggiore utilizzo di inibitori dell’ureasi (circa il 50% di tutta l’urea venduta è rivestita con un inibitore). A questa riduzione ha poi contribuito l’investimento delle aziende in sistemi informatici ed il passaggio alla mappatura digitale delle proprietà per registrare con precisione l’applicazione dei fertilizzanti.

Ridurre l’uso di fertilizzanti azotati negli allevamenti lattiero-caseari è fattibile e vantaggioso

Anche in Europa si diffonde l’uso di urea protetta con inibitori: in Inghilterra solo questa può essere utilizzata in inverno; in Irlanda si sta sollecitando il passaggio dall’uso del nitrato di calcio ed ammonio all’urea che, da settembre, deve essere rivestita; in Germania è consentita solo l’applicazione superficiale dell’urea rivestita, mentre in Danimarca è obbligatorio l’uso di inibitori con l’urea.

Ridurre l’uso di fertilizzanti azotati negli allevamenti lattiero-caseari è fattibile e vantaggioso se supportato da una gestione integrata dei nutrienti. La ricerca dovrebbe ora concentrarsi sulla resilienza a lungo termine del sistema, sulle interazioni tra la composizione botanica e l’alimentazione degli animali e sulla fattibilità economica delle strategie a basso contenuto di azoto nei diversi ambienti di produzione.

Fonte: Farmers Weekly

TESEO.clal.it – Italia: confronto prezzi UREA, GAS NATURALE e GRANOTURCO

Carne Bovina: il Brasile riduce l’offerta, l’Europa punta all’Accordo UE-Mercosur
15 Aprile 2026

Di Marika De Vincenzi

Il mercato globale della carne bovina entra in una fase di profonda mutazione. Il Brasile ha concluso la sua fase di espansione aggressiva, avviando una contrazione dell’offerta che sta già influenzando i listini mondiali e le strategie di importazione dell’Unione Europea.

Brasile: Produzione ed Export in calo nel 2026

Dopo un 2025 record che ha visto macellazioni per 42,9 milioni di capi (con picchi del +23,5% sulle giovenche), la filiera brasiliana cambia direzione per necessità biologica.

Per il 2026 la produzione è prevista in calo a 12,37 milioni di tonnellate (-1,9% nel 2026, stima USDA) come naturale conseguenza del ciclo zootecnico: dopo due anni di svuotamento delle stalle, gli allevatori trattengono le femmine per ricostituire le mandrie, riducendo l’offerta di capi da macello.

In parallelo, le esportazioni scendono a 4,28 milioni di tonnellate (-2,4%) e la minore disponibilità di materia prima sta già spingendo al rialzo i prezzi interni in Brasile.

UE e Italia: la svolta strategica del 1° Maggio

Mentre il Brasile riduce i volumi, l’Europa si prepara a una svolta legislativa senza precedenti per evitare che i prezzi al consumo diventino insostenibili.

  • La produzione nell’UE-27 è prevista in calo a 6,35 milioni di tonnellate (-0,9%), con riduzioni critiche nelle mandrie di Francia e Germania. Per colmare questo vuoto, Bruxelles punta sull’Accordo UE-Mercosur, la cui applicazione provvisoria scatta il 1° maggio 2026. L’intesa prevede un contingente di 99.000 tonnellate con dazio ridotto al 7,5%, suddiviso tra carne fresca (55%) e congelata (45%).
  • Per l’Italia, autosufficiente solo per il 38%, il governo ha ottenuto clausole di salvaguardia più severe. La “soglia di allarme” per il monitoraggio dei prezzi è stata ridotta dal 8% al 5%: se l’import dovesse destabilizzare il mercato nazionale, Bruxelles potrà sospendere le agevolazioni.

A partire dal 2026, l’accesso al mercato europeo è vincolato al regolamento EUDR (Deforestation-Free). Il Brasile ha introdotto il sistema “Beef on Track” per garantire la completa tracciabilità e l’assenza di legami con la deforestazione.

Il 2026 sarà l’anno in cui il minor volume di carne brasiliana disponibile sarà compensato da dazi più bassi e controlli ambientali più severi, in un delicato equilibrio tra necessità di approvvigionamento e protezione della zootecnia europea. Basteranno queste regole per tranquillizzare gli allevatori europei di bovini da carne?

TESEO.clal.it – Dashboard Carni Bovine

Suini, prezzi in ripresa dopo mesi di crisi [Il Commento di Rudy Milani]
13 Aprile 2026

Rudy Milani
Confagricoltura

Rudy Milani – Suinicoltore e Presidente FNP Suini Confagricoltura
Rudy Milani – Suinicoltore e Presidente FNP Suini Confagricoltura

La ripresa, seppure lenta, dei prezzi dei suini da macello in Italia sta seguendo la tendenza rialzista europea. Rudy Milani, presidente nazionale della Federazione di prodotto Suini di Confagricoltura, non è stupito e sottolinea che la parabola ascendente è di solito un appuntamento tradizionale che comincia a manifestarsi un paio di settimane prima di Pasqua. Con l’ultima quotazione in Cun, che ha spinto i grassi da macello per il circuito tutelato a 1,63 €/kg, la striscia positiva sta proseguendo. “Piccole gocce, comunque positive, dopo sei mesi di calo drammatico, che hanno portato gli allevatori a produrre sottocosto almeno dalla metà di dicembre”, afferma Rudy Milani.

La produzione europea in questi ultimi due anni, complice una marginalità soddisfacente per gli allevatori, ha conosciuto una crescita sostenuta, accompagnata da investimenti in biosicurezza nelle porcilaie. L’arrivo della Peste suina africana in Spagna, però, ha provocato un crollo verticale dei prezzi dei suini. “L’innesco per la detonazione delle quotazioni è stato il calo delle esportazioni spagnole verso paesi extra-Ue per circa 530mila tonnellate, pari a circa 3milioni di maiali italiani – spiega Milani -. Volumi che si sono riversati sul mercato europeo, deprimendo i listini”. Sarebbe potuta andare anche peggio, qualora non avesse preso vita un accordo fra Spagna e Cina per mantenere vivo un canale commerciale fondamentale per la suinicoltura iberica.

QUALI PROSPETTIVE PER L’ITALIA? 

“Noi viviamo una situazione duale, con una produzione di prosciutti e salumi Dop inferiore alla domanda, ma con il limite che nel maiale solo la coscia viene valorizzata per le Dop, mentre la carne subisce la concorrenza estera – afferma Milani -. Questo rende più conveniente per una parte della filiera utilizzare carne non italiana per il fresco o per la salumeria non Dop”.

QUALI SOLUZIONI POSSIBILI? 

Rudy Milani propone “quote di produzione in capo agli allevatori (concertate con l’industria sia di macellazione che di trasformazione), ragionare su costi produttivi più markup adeguati (per tutti gli anelli della filiera), un sano ‘campanilismo produttivo’ su modello dei francesi, dove il prodotto che viene dichiarato italiano sia composto solo da materia prima italiana, un marketing efficace e una autoregolamentazione seria e intransigente”. Azioni che, ribadisce l’allevatore di Confagricoltura, “sono sicuro che avvantaggerebbero tutti. A volte basta copiare ciò che già funziona in giro per il mondo, come nel caso dello Champagne in Francia. Poi bisogna tornare con i piedi per terra e capire che per quantità di soggetti coinvolti, entità degli interessi in ballo e altri balzelli che non mancano mai, tutto quanto elencato sopra resta un sogno di difficile realizzazione”.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Le sfide per la domanda di esportazione
7 Aprile 2026

Di Alberto Lancellotti e Lucrecia Miguel

Con l’aumento dei prezzi del carburante e dell’energia, il costo delle materie prime e del trasporto dei prodotti potrebbe destare preoccupazione per la domanda mondiale. I costi assicurativi delle navi e del carburante per il trasporto delle merci sono tra le principali fonti di timore, ma la situazione è più complessa e riguarda anche la disponibilità di prodotti petroliferi necessari per la produzione di contenitori di plastica per i prodotti lattiero-caseari.

Alcuni esportatori temono che, anche se lo Stretto di Hormuz dovesse tornare alla normalità, le interruzioni nella catena di approvvigionamento potrebbero causare problemi per mesi. Tra costi del carburante, costi assicurativi, costi energetici e una possibile carenza di container, il mercato lattiero-caseario si trova ad affrontare numerose incognite.

Rimani aggiornato sugli sviluppi
dei costi energetici e dei trasporti >

TESEO.clal.it – Riepilogo dei prezzi degli input analizzati

Consumi retail bimestre 2026: la convenienza premia la Carne Suina
7 Aprile 2026

Il primo bimestre 2026 evidenzia un mercato retail condizionato dal potere d’acquisto, con consumi deboli nei salumi e una forte riallocazione della spesa nelle carni fresche.

🔻 SALUMI: contrazione diffusa dei volumi

Il comparto apre l’anno con una flessione generalizzata, accentuatasi nel mese di febbraio, storicamente un periodo in cui i consumi alimentari rallentano.

  • Prosciutto cotto: -4,8% nel bimestre (-9,3% a febbraio) con prezzi stabili.
  • Mortadella: -6,7% (-8,9% a febbraio), nonostante lievi aumenti di prezzo (+1,4%).
  • Salame: -1,6% (-3,8% a febbraio)
  • Prosciutto crudo: unica eccezione positiva (+3,1%), ma con una crescente polarizzazione:
    • segmento DOP: +5,2%
    • segmento non DOP: +1,2% (in calo a febbraio: -0,3%)

🔺 CARNI FRESCHE: la convenienza guida le scelte

L’inflazione continua a orientare la sostituzione tra proteine animali:

  • Carne suina (+8,5%): protagonista del bimestre, favorita da prezzi stabili o in lieve calo (-0,9% a febbraio)
  • Carne avicunicola (+1,4%): andamento positivo e difensivo, nonostante prezzi in aumento (+4,7%)
  • Carne bovina (-8,3%): forte contrazione dei volumi, penalizzata dall’aumento dei prezzi (+15,5%)

Il 2026 si apre con una chiara riallocazione della spesa: il consumatore si orienta verso il suino, più accessibile, riduce i volumi nei salumi e, nel caso del crudo, premia selettivamente la qualità certificata. La pressione inflattiva resta il principale driver delle decisioni d’acquisto.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Allevamento suinicolo: tra ricambio generazionale e nuovi modelli [Il Commento di Claudio Veronesi, suinicoltore]
30 Marzo 2026

Claudio Veronesi, allevatore di suini di Sustinente (MN)

Claudio Veronesi, 72 anni, una lunga carriera da Allevatore in prima fila a Sustinente (Mantova), dove ha realizzato porcilaie hi-tech dove tecnologie, innovazioni e biosicurezza hanno contribuito a rendere la struttura un’azienda modello.

Due anni fa, inaspettata, la scelta di entrare in soccida. “Dopo anni da imprenditore per così dire ‘libero’ sembrava una scelta se non innaturale, quanto meno difficile da percorrere – racconta Veronesi -. Tuttavia, più passa il tempo e più mi accorgo che è stata la decisione corretta per la nostra azienda”. Il comparto, prosegue Veronesi, “attraversa difficoltà legate al ricambio generazionale e alla manodopera, dalle quali nemmeno noi siamo immuni e alla mia età, seppure affiancato da mio figlio Mattia e da quattro dipendenti, lavorare quotidianamente per 10-12 ore al giorno, dal momento che gestiamo anche 650 ettari di terreno, cominciava ad essere pesante”.

Partner dell’avventura è stato individuato il Gruppo Amadori, per una produzione annuale di 24mila suini. Il sito prevede solo ingrasso. “Abbiamo contatti costanti con il Gruppo Amadori, riceviamo visite e controlli, ma possiamo godere di grande autonomia, dal momento che l’azienda aveva un punteggio alto come ClassyFarm, abbiamo per molti anni in passato prodotto maiali in filiere antibiotic-free, per cui potevamo contare su un protocollo operativo di allevamento particolarmente rodato e con standard gestionali elevati”.

Alla fine di ogni ciclo di produzione insieme al Gruppo Amadori concordano le modalità e i numeri di carico, con i suini che trovano canali di valorizzazione specifici lungo la catena di approvvigionamento.

Un cambio di vita, dunque, che non chiude completamente la porta un domani ad un ritorno sul mercato come imprenditori, qualora il figlio Mattia volesse in futuro rimettersi in proprio. 

“Per ora ci stiamo trovando molto bene con Amadori e, alla scadenza del contratto triennale di soccida la volontà da parte nostra è di proseguire”, annuncia Veronesi.

TESEO.clal.it – Dashboard Suini

Aggiorna i tuoi interessi e ricevi le novità sul settore Bovino
25 Marzo 2026

Da oggi puoi aggiungere i nuovi settori “Bovini vivi” e “Carni bovine” ai tuoi interessi.

Riceverai ogni settimana aggiornamenti sulle variazioni rilevate da TESEO.clal.it su prezzi, macellazioni, allevamenti, e altri indicatori chiave del mercato Bovino italiano, europeo e mondiale.

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Quando il processo diventa valore
24 Marzo 2026

Di: Marika De Vincenzi

Si parla sempre di più di autenticità e di valorizzare i  metodi tradizionali nel settore agroalimentare. Nel recente viaggio in Sardegna, il nostro Team di CLAL ha avuto modo di osservare da vicino un eccellente esempio di questa tendenza: il Prosciutto Crudo Sardo prodotto da Fattorie Gennargentu.

Ciò che colpisce è il processo: la salagione a sale saturo dona al prodotto un sapore intenso e deciso, con un profumo ricco e una consistenza equilibrata tra dolcezza e sapidità. Il prosciutto stagiona per almeno 12 mesi a Fonni, a 1000 metri di quota sul Gennargentu, dove l’aria pura e i profumi dei boschi contribuiscono a svilupparne il carattere unico.

Si porta a casa un prosciutto che racconta la Sardegna in ogni fetta, esprimendo un equilibrio tra natura, tradizione e gusto.

Uno spunto interessante su come il processo produttivo possa diventare elemento distintivo e leva di valore.

Più valore alla suinicoltura con una programmazione condivisa [Il Commento di Antenore Cervi, Suinicoltore]
23 Marzo 2026

Antenore Cervi
CIA

Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA
Antenore Cervi, Allevatore e referente nazionale per il settore Suini di CIA

“Le difficoltà di mercato per gli allevatori sono iniziate dopo i ribassi prolungati per due mesi alla fine di novembre. Dall’inizio dell’anno possiamo dire che il prezzo dei suini grassi da macello è al di sotto dei costi di produzione. Quando carichiamo per il macello, gli allevatori in questo frangente dicono: vediamo salire sul camion maiali e soldi”. 

Antenore Cervi, responsabile della suinicoltura per Cia-Agricoltori Italiani, cerca di smorzare con una battuta l’incertezza del mercato che, dopo due anni sostanzialmente positivi per i produttori di maiali, oggi pesa sui bilanci aziendali. “Solitamente la primavera è sempre stata caratterizzata da listini sottotono – ricorda – ma oggi le pressioni sono causate dalla presenza di PSA in Spagna, uno scenario indipendente quindi dalla situazione nazionale”.

Antenore Cervi fa parte della Commissione interprofessionale del Consorzio di tutela del Prosciutto di Parma, che ha avviato un dialogo con i “cugini” omologhi del Consorzio del Prosciutto di San Daniele per individuare soluzioni ai problemi che affliggono la filiera suinicola.

“Gli allevatori in questi ultimi due anni, complici anche una buona remuneratività, hanno investito sulla biosicurezza e per rispondere agli adempimenti in sostenibilità ambientale – spiega Cervi -, ma si è trattato in entrambi i casi di adeguamenti necessari, ma non produttivi”. Oggi la strada deve necessariamente guardare una “programmazione condivisa all’interno della filiera, così da garantire maggiore valore aggiunto alla suinicoltura nel suo insieme, non soltanto nel circuito delle produzioni tutelate”.

Una spinta potrebbe arrivare dalla genetica, secondo Cervi. “Sono stati fatti passi avanti notevoli – riconosce – e questo renderà più reattiva la filiera a fronte di una programmazione seria. Dobbiamo riuscire a valorizzare la salumeria DOP e, allo stesso tempo, anche la carne fresca e la genetica sarà uno dei pilastri per migliorare”.

TESEO.clal.it – Suini: prezzi dei tagli freschi

Fertilizzanti: l’impatto va oltre al prezzo
20 Marzo 2026

Di: Elisa Donegatti

Come già evidenziato a inizio Marzo, le tensioni in Medio Oriente stanno incidendo concretamente sul mercato dei fertilizzanti.

Ieri il prezzo dell’Urea presso la CCIAA di Torino ha raggiunto i 795 €/ton (+27% su Febbraio ‘26, +51% su Marzo 2025). Anche il Gas Naturale resta a livelli elevati (+66,1% su Febbraio ‘26; +50,3% su Marzo 2025), con impatti diretti sui costi di produzione dell’ammoniaca, che potrebbero rallentare l’offerta di fertilizzanti azotati.

In piena fase di semina, il mercato è sotto forte tensione: i prezzi continuano a salire rapidamente e permane grande incertezza sulle consegne, con possibili ritardi o difficoltà nell’arrivo delle merci. Le rotte strategiche internazionali, come lo Stretto di Hormuz, restano un nodo critico per l’approvvigionamento. L’impatto non è dunque solo sui prezzi, ma emerge un rischio concreto sulla disponibilità del prodotto.

In assenza di un allentamento delle tensioni geopolitiche, lo scenario resta orientato a ulteriori rialzi nel breve termine, con elevata volatilità e criticità logistiche.

TESEO.clal.it – Italia, Torino: Prezzo Urea agricola 46%